venerdì 19 giugno 2026

Consiglio europeo, leader frenano su adesione dell’Ucraina. Tensioni su colloqui con Mosca

@ - Nel testo finale, i capi di Stato e di governo hanno rimosso il riferimento temporale che impegnava l'Unione ad aprire i successivi cluster negoziali per l’ingresso di Kiev "il prima possibile". Fonti: "Dai leader Ue richiesta a Bruxelles di uno strumento anti-Cina". A margine del summit riunione informale sui migranti, 

Meloni: "Valutare hub europei per rimpatri in Paesi terzi".

Si è conclusa nel pomeriggio la seconda e ultima giornata di Consiglio europeo a Bruxelles. Nel testo finale delle conclusioni del vertice dei leader Ue, rispetto alle bozze circolate alla vigilia del summit, i capi di Stato e di governo hanno rimosso il riferimento temporale che impegnava l'Unione ad aprire i successivi cluster negoziali per l’ingresso dell’Ucraina "il prima possibile". Tuttavia è la prima volta da oltre 18 mesi, nel dicembre 2024, che le conclusioni sono state approvate da tutti i 27 gli Stati membri, che hanno anche dato anche il via libera al rinnovo annuale - e non più semstrale - delle sanzioni settoriali alla Russia.

Magyar: "No accelerazione dell’adesione è una mia iniziativa"

"Il Consiglio europeo accoglie con favore lo svolgimento della Conferenza intergovernativa sull'adesione dell'Ucraina all'Unione europea e l'apertura del cluster sui fondamentali avvenuta il 15 giugno 2026 e attende con interesse l'avvio degli altri gruppi tematici, in linea con l'approccio basato sul merito", si legge nel testo finale, nel quale i Ventisette si limitano ad affermare che il Consiglio "auspica l'apertura degli altri cluster, in linea con l'approccio basato sul merito", frenando così sul pressing per un'accelerazione del processo di integrazione europea di Kiev. Il risultato è stato rivendicato dal primo ministro ungherese Péter Magyar, che su X ha scritto: "Su mia iniziativa, all'ultimo momento è stata eliminata dal testo la clausola che faceva riferimento all'accelerazione dell'adesione. Non è stato facile".

Premier ceco: "Ue incapace di mettersi d'accordo sui negoziati con Mosca"

"Il dibattito sull'Ucraina" di ieri al vertice europeo "purtroppo ha confermato che l'Europa non è in grado di mettersi d'accordo nemmeno sul fatto se si debba negoziare" con la Russia "o su chi debba farlo", ha detto il primo ministro ceco, Andrej Babis, evocando il cosiddetto "formato Normandia", il tavolo diplomatico in cui nel 2014 si riunirono Russia, Ucraina, Francia e Germania per porre fine al conflitto nel Donbass. A detta di Babis, alla riunione sono state sollevate "critiche" per il fatto che il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, avesse già "stabilito dei contatti" con Mosca "ma dire che a negoziare debba essere solo Zelensky senza l'Europa, quando è l'Europa a pagare tutto, è una sciocchezza", ha osservato. "Alcuni leader hanno detto che a negoziare dovrebbe essere solo Zelensky, altri sostengono che a negoziare debba essere l'Europa" o ancora "qualche leader non voleva che qualcuno negoziasse per loro", ha aggiunto.

Media: "Irritazione di Merz e Macron con Costa sui colloqui con Mosca"

Emmanuel Macron e Friedrich Merz nel corso dei lavori di ieri hanno espresso irritazione sui tentativi del presidente del Consiglio europeo, António Costa, di avviare un dialogo con il Cremlino. Lo riportano alcuni media internazionali, tra i quali Dpa e Politico. Fonti diplomatiche europee, interpellate dall'Ansa, spiegano che a Macron non è piaciuta in particolare la modalità con la quale Costa ha deciso di avviare i contatti con Mosca. Da quanto si apprende invece da altre fonti europee, nell'ultima parte del summit sono giunte critiche anche da Paesi Baltici, Danimarca e Paesi Bassi.

Macron: "Europei al tavolo dei negoziati, Costa avrà un ruolo se definito"

Oggi Macron ha ribadito: "Gli europei non sono mediatori. Siamo al fianco dell'Ucraina. Le forniamo aiuti e sostegno. Abbiamo sanzionato la Russia. Il giorno in cui si terranno i negoziati, gli europei devono essere al tavolo perché è nell'interesse dell'Europa. L'Ue deve essere rappresentata e il presidente Costa, se le sue competenze saranno definite, avrà un ruolo. Tuttavia, anche gli Stati membri avranno il loro ruolo".

Vienna: "La Russia non è pronta a negoziare"

Invece secondo il cancelliere austriaco, Christian Stocker, alla riunione di ieri tra i leader Ue a Bruxelles "non ci sono state critiche nei confronti del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa" per i contatti avviati con Mosca, perché "è bene essere preparati e avere canali di comunicazione aperti quando arriverà il momento" dei negoziati". La Russia "non è pronta a negoziare" e quindi "non è ancora il momento di avviare colloqui", ha però sottolineato. L'Ue deve prepararsi perché quando si aprirà davvero una fase negoziale, possa "tutelare i propri interessi". Dunque è importante "avere canali aperti" e prepararsi appunto "a una situazione nella quale possano iniziare negoziati".

Merz: "La proposta sul Bilancio Ue è troppo alta, no a nuovo debito"

Sul futuro Bilancio dell'Ue tra il 2028 e il 2034 "la proposta attualmente sul tavolo è chiaramente troppo elevata, le cifre devono essere ridotte" e "non dobbiamo procedere verso un ulteriore indebitamento dell'Unione europea", ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, arrivando al secondo giorno del Consiglio europeo, dedicato al futuro Quadro finanziario pluriennale. "Dobbiamo parlare dell'entità del bilancio" e anche delle entrate dell'Unione, perché "possiamo spendere solo il denaro che effettivamente abbiamo", ha sottolineato Merz, ribadendo che "la posizione tedesca è molto chiara". Il cancelliere ha spiegato di condividere questa linea "con una serie di altri Stati membri", pur riconoscendo che "non rappresenta la maggioranza". Tuttavia, ha ricordato, sul bilancio europeo "dobbiamo arrivare a un risultato unanime". Merz ha auspicato che il negoziato consenta di raggiungere "un risultato comune nel secondo semestre del 2026", ma ha insistito sul fatto che "la proposta attuale, per la sua entità complessiva, è decisamente troppo alta". Per il leader tedesco "serve una nuova proposta sul tavolo". Al summit oggi tra leader Ue "dovremo discutere della struttura delle entrate e delle spese" dell'Unione.

Leader Ue: "Su Bilancio cercare un accordo entro il 2026"

"Il Consiglio europeo invita la presidenza irlandese a portare avanti i lavori sulla Negotiating Box", il quadro negoziale tra i 27 per il Bilancio pluriennale dell'Ue, "entro il Consiglio europeo di ottobre, con l'obiettivo di raggiungere un accordo in tempi utili. Un accordo prima della fine del 2026 consentirebbe l'adozione degli atti legislativi nel 2027, condizione necessaria affinché i finanziamenti dell'Unione europea possano continuare a raggiungere i beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028". È quanto affermano i leader Ue nelle conclusioni adottate al summit a Bruxelles.

Fonti: "Dai leader Ue richiesta a Bruxelles di uno strumento anti-Cina"

"I leader Ue hanno chiesto alla Commissione Ue di sviluppare ed eventualmente ampliare la gamma di strumenti in materia di difesa commerciale e politica industriale, per garantire che l'Ue disponga di tutti gli strumenti necessari a difendere i propri interessi e ridurre i rischi". A riferirlo è stato un alto funzionario europeo al termine della prima giornata di lavori del Consiglio europeo, chiusa con il confronto sulla Cina. "I leader hanno convenuto che gli attuali squilibri macroeconomici globali richiedono una risposta Ue basata sull'unità e sul dialogo con i principali partner economici", evidenzia la stessa fonte, indicando la necessità di "continuare a diversificare gli scambi commerciali, ridurre i rischi, diminuire le dipendenze e rafforzare l'autonomia strategica".

Meloni riunisce 13 Paesi sui migranti: "Accelerare su nuove norme Ue"

A margine del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai primi ministri danese Mette Frederiksen e olandese Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all'incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. Lo riferisce Palazzo Chigi in una nota. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze migratorie derivanti dall'evoluzione della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace e tempestiva. Nel corso della riunione è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l'istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l'introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l'adozione della Dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l'accordo politico sul nuovo Regolamento Rimpatri e, più recentemente, l'inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell'Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell'ambito dei negoziati sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale. La presidente Meloni ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal Regolamento rimpatri - si legge nella nota - Richiamando la lettera congiunta inviata il giorno precedente insieme alla prima ministra Frederiksen ed altri 17 capi di Stato e di governo Ue, la presidente del Consiglio ha evidenziato l'importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i leader ha fatto emergere l'interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi.

Meloni: "Valutare hub europei per rimpatri in Paesi terzi"

Meloni, nel corso della riunione con altri 13 leader sulla migrazione, ha anche sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole sui Rimpatri. Richiamando la lettera congiunta inviata oggi insieme al Primo Ministro Frederiksen ed altri 17 Capi di Stato e di Governo Ue, la presidente del Consiglio - spiega Palazzo Chigi - ha evidenziato l'importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. "A tale riguardo, la discussione tra i Leader ha fatto emergere l'interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi", si sottolinea.

Leader Ue: "Proseguire lavoro sui migranti, dibattito strategico a ottobre"

Un tema, quello dei migranti, affrontato anche conclusioni Consiglio europeo: "Il Consiglio europeo ha fatto il punto sui progressi compiuti nell'ambito dell'agenda legislativa e nell'attuazione delle sue precedenti conclusioni. Alla luce della recente lettera del Presidente della Commissione, il Consiglio europeo chiede che il lavoro intensificato prosegua su tutti i fronti, compresa la dimensione esterna e i partenariati globali, in linea con il diritto dell'Ue e internazionale - si legge - Il Consiglio europeo terrà una discussione strategica sulla migrazione nella sua riunione di ottobre 2026".

Macron: "Non sostengo hub per i rimpatri"

"La Francia non sostiene la politica degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi", ha detto il presidente francese Macron, in conferenza stampa al termine del vertice Ue, indicando che si opporrebbe "all'utilizzo del bilancio europeo per costruirli". "Non ho mai visto un centro di rimpatrio in un Paese terzo funzionare davvero. Negli ultimi anni, ho sentito molte persone parlare di questa possibilità o di accordi in tal senso e vi invito a riflettere sul suo significato", ha osservato. "Non sono sicuro che rappresentino la nostra Europa", ha aggiunto.

Leader Ue: "Impegnati a promuovere l'integrazione graduale con i Balcani"

Nelle conclusioni i leader europei ribadiscono poi che "l'Ue continuerà a collaborare strettamente con i Balcani occidentali e a sostenere i loro sforzi di riforma nel percorso verso l'adesione all'Ue" e restano impegnati a "promuovere la graduale integrazione tra l'Ue e la regione nel corso del processo di allargamento stesso, in modo basato sul merito e reversibile".

Leader Ue: "Preoccupa diffusione Ebola in Congo e Uganda"

Nel testo poi i leader europei esprimono "preoccupazione per la diffusione" del virus di Ebola in Congo e Uganda, e invitano "il Consiglio e la Commissione a monitorare la situazione e la sua evoluzione e, se del caso, a definire e coordinare le relative priorità operative". I leader, si legge ancora, accolgono con favore "il rapido stanziamento di fondi di emergenza da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e di altri partner internazionali ed europei, che consente una risposta immediata, comprendente la sorveglianza epidemiologica, il tracciamento dei contatti, la preparazione clinica e il potenziamento delle capacità di laboratorio". "L'Unione europea - si ricorda - ha attivato assistenza finanziaria e logistica, come già avvenuto in occasione di precedenti focolai, per sostenere il lavoro dell'Oms, dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie e di altri operatori umanitari e sanitari in prima linea nel coordinamento e nell'attuazione di misure urgenti di contenimento e risposta". "Le recenti crisi sanitarie, compresa quella causata dall'hantavirus, sottolineano l'importanza di una solida governance sanitaria globale e di risposte coordinate, anche attraverso l'Oms", recita il testo, in cui si sottolinea inoltre "il valore aggiunto degli strumenti di coordinamento dell'Ue". "L'Unione europea e i suoi Stati membri - si legge infine - sostengono l'Oms nell'adempimento del suo mandato volto a rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta alle emergenze a livello globale".

lunedì 1 giugno 2026

Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: PENA DI MORTE - I PAESI DOVE APPLICATA !!!!.... Ri...

Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: PENA DI MORTE - I PAESI DOVE APPLICATA !!!!.... Ri...: Nel mondo la situazione della pena di morte è divisa in due: la stragrande maggioranza delle nazioni l'ha abolita per legge o non la pr...

PENA DI MORTE - I PAESI DOVE APPLICATA !!!!.... Riflessioni ????

Nel mondo la situazione della pena di morte è divisa in due: la stragrande maggioranza delle nazioni l'ha abolita per legge o non la pratica più, ma ci sono ancora poco più di 50 Stati in cui la pena capitale è pienamente in vigore e viene attivamente eseguita.

Le organizzazioni internazionali (come Amnesty International) tendono a dividere questi Paesi in base a quanto la applicano concretamente.

I Paesi con il maggior numero di esecuzioni
La stragrande maggioranza delle esecuzioni globali si concentra in un piccolo gruppo di Stati, principalmente in Asia e nel Medio Oriente:
  • Cina: È considerata il leader mondiale per numero di esecuzioni. Tuttavia, il numero esatto è coperto da segreto di Stato (si stima siano migliaia ogni anno).
  • Iran: Registra numeri altissimi di esecuzioni all'anno, applicata sia per reati gravi sia, in molti casi, per motivi legati alle proteste politiche o reati di droga.
  • Arabia Saudita: Applica regolarmente la pena di morte (spesso tramite decapitazione) per omicidio, terrorismo e reati legati agli stupefacenti.
  • Corea del Nord: Utilizzata regolarmente dal regime sia per reati comuni che per "crimini politici" e di opinione.
  • Egitto, Iraq, Pakistan e Vietnam: Mantengono tassi di esecuzioni costanti all'interno dei loro sistemi giudiziari.
La situazione nelle Americhe e in Europa

Stati Uniti d'America
Gli USA sono l'unica democrazia occidentale avanzata a mantenere la pena di morte. Tuttavia, la sua applicazione varia profondamente da Stato a Stato: 
  • Circa la metà degli Stati americani l'ha abolita o ha istituito una moratoria formale (blocco delle esecuzioni).
  • Il Texas, l'Oklahoma e altri Stati del Sud rimangono quelli che eseguono la maggior parte delle condanne. A livello federale (governo centrale) le esecuzioni dipendono dalle scelte delle singole amministrazioni in carica.
Europa e Russia
  • Bielorussia: È l'unico Paese del continente europeo che mantiene e applica ancora la pena di morte (tramite fucilazione).
  • Russia: Legalmente la pena di morte è ancora presente nei codici, ma è attiva una moratoria a tempo indeterminato dal 1996; pertanto, non vengono eseguite condanne da decenni.
Riepilogo per macro-aree geografiche
Se guardiamo la mappa del mondo, i Paesi "mantenitori" (dove è legale e praticata) si concentrano principalmente in tre macro-regioni:

Area Geografica  - Principali Stati in cui è in vigore:
Asia - Cina, Corea del Nord, Giappone, India, Vietnam, Bangladesh, Singapore, Indonesia.

Medio Oriente e Nord Africa - Iran, Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Siria, Libia.

Africa Sub-Sahariana - Somalia, Sud Sudan, Nigeria, Botswana (mentre molti altri Stati africani stanno completando il processo di abolizione o mantengono una moratoria).

...................
Nota di contesto: Negli ultimi anni il trend globale si sta muovendo verso l'abolizione, e oltre 140 Stati nel mondo sono considerati totalmente abolizionisti per legge o nella pratica (avendo smesso di uccidere detenuti da almeno 10 anni).

mercoledì 27 maggio 2026

Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: Iran, Trump: "Nessun accordo con Teheran, potremmo...

Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: Iran, Trump: "Nessun accordo con Teheran, potremmo...:   @ - La tv di Stato iraniana ha illustrato l'ultima bozza del memorandum d'intesa fra Usa e Iran: Washington revoca il blocco na...

Iran, Trump: "Nessun accordo con Teheran, potremmo tornare e finire il lavoro". LIVE

 @ - La tv di Stato iraniana ha illustrato l'ultima bozza del memorandum d'intesa fra Usa e Iran: Washington revoca il blocco navale ai porti iraniani, in cambio Teheran si impegna a ripristinare il traffico commerciale a Hormuz ai livelli prebellici. La Casa Bianca smentisce la bozza, definendola "una totale invenzione". Trump afferma: "Potremmo tornare in Iran e finire il lavoro". Estese le operazioni di terra nel sud del Libano

Donald Trump ha dichiarato che "non c'è nessun accordo con l'Iran" e che "potremmo tornare e finire il lavoro". Il presidente statunitense ha poi smentito la bozza dell'intesa diffusa dai media iraniani, secondo cui Washington avrebbe revocato il blocco navale ai porti iraniani e in cambio Teheran avrebbe ripristinato il traffico commerciale a Hormuz ai livelli prebellici. Secondo la Casa Bianca, si tratta di "una totale invenzione".

Intanto, le Guardie Rivoluzionarie iraniane sostengono che una ripresa della guerra con gli Stati Uniti è “poco probabile”, nel contesto dei negoziati diplomatici in corso, pur affermando di essere “pronte ad affrontare un nuovo attacco”. Gli Usa hanno colpito "per autodifesa" un sito per il lancio di missili nel sud dell'Iran e attaccato navi dei Pasdaran che tentavano di posizionare mine a Hormuz. Il regime: "Ci difenderemo".

Dopo la pioggia di droni verso il nord di Israele, l'Idf ha esteso le operazioni di terra nel sud del Libano, oltre la linea gialla della tregua armata. L'Idf sostiene di aver colpito, nelle ultime 24 ore, oltre 150 siti e militanti del gruppo terroristico Hezbollah nelle città di Tiro e Nabatieh, nonché nella valle della Beqaa.

Gli approfondimenti:Iran, la risposta alla proposta Usa per la fine della guerra: dal nucleare a Hormuz
Iran, la Marina militare italiana pianifica l'eventuale invio di 4 navi a Hormuz

Per ricevere le notizie di Sky TG24:
Il canale Whatsapp di Sky TG24 (clicca qui)
Le notizie audio con i titoli del tg (clicca qui)

domenica 17 maggio 2026

«50 milioni di euro per uccidere Trump»: la lauta ricompensa in un disegno di legge del parlamento iraniano

@Cinquanta milioni di euro a chi ucciderà il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La notizia è stata diffusa attraverso la tv iraniana di Stato, e a comunicarla è stato Ebrahim Azizi, presidente della Commissione Sicurezza Nazionale al Parlamento iraniano. Il disegno di legge, secondo Azizi, farebbe parte di un programma che va sotto il nome di “Controffensiva delle Forze Armate e di Sicurezza della Repubblica Islamica” e che prevede lo stanziamento di 50 milioni di euro (ossia 58 milioni di dollari).

Donald Trump, martirizzato come Khamenei

«Riteniamo che il vile presidente degli Stati Uniti, il sinistro e vergognoso primo ministro sionista e il comandante del CENTCOM debbano essere presi di mira e soggetti ad azioni reciproche»: questa la dichiarazione rilasciata alla tv di Stato iraniana da Ebrahim Azizi e riportata dall’organo di stampa indipendente Iran International. Una ricompensa quindi che premierebbe chi dovesse riuscire nell’uccisione di Donald Trump, ma che verrebbe corrisposta anche per l’uccisione del presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, o per quella dell’ammiraglio Brad Cooper. «Questo è un nostro diritto. Così come il nostro Imam è stato martirizzato, il presidente degli Stati Uniti deve essere affrontato da qualsiasi musulmano o persona libera», ha dichiarato riferendosi all’uccisione di fine febbraio della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei.

Un missione religiosa e ideologica
Nel messaggio, Azizi avrebbe dichiarato che si tratta di una missione religiosa e ideologica, mirata a vendicare il martirio subito dalla Guida Suprema, Ali Khamenei. IranWire riporta che chiunque potrà ambire alla ricompensa a fronte di «azioni di rappresaglia» che causino la morte del presidente americano: il messaggio si riferisce infatti a ogni «persona fisica o giuridica». Il governo iraniano verrebbe quindi obbligato dalla legge a liquidare la somma.

La precedente campagna “Uccidi Trump”
riporta che questa iniziativa non sia unica nel suo genere, ma sia almeno al terza, anche se le precedenti non si erano rese protagoniste di proposte al parlamento. L’organo di stampa filo-iraniano Masaf, appartenente alla figura filo-regime Ali Akbar Raefipour, aveva infatti affermato di aver ottenuto 50 milioni di dollari in risorse finanziarie per una campagna denominata “Uccidi Trump”.

I messaggi sui cellulari
Sempre secondo un’inchiesta condotta da Iran International, sembra inoltre che dall’inizio di marzo circolassero SMS sui cellulari della popolazione iraniana che invitavano a unirsi alla “Campagna internazionale per ricompensare l’assassinio di Trump”. La procedura prevedeva una registrazione volontaria su un sito internet, che sembra abbia raccolto 290.000 sostenitori, con un totale di donazioni promesse pari a 25 milioni di dollari.

La campagna del gruppo di hacker Handala
Anche il gruppo di hacker iraniani denominato Handala aveva rilasciato una dichiarazione in cui affermava di aver stanziato 50 milioni di dollari per «l’eliminazione dei principali artefici dell’oppressione e della corruzione», riferendosi a Donald Trump e Benjamin Netanyahu. La proposta era arrivata in risposta all’offerta del Dipartimento di Giustizia statunitense che aveva offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari a chiunque avesse scovato uno dei membri di Handala. Insieme al gruppo Handala, erano stati presi di mira anche gli hacker di Parsian Afzar Rayan Borna, dopo che a fine marzo 2026 l’FBI aveva dichiarato che erano stati violati e hackerati gli account di posta elettronica personale del direttore dell’FBI Kash Patel, con una conseguente diffusione di informazioni sensibili.

giovedì 16 aprile 2026

mercoledì 15 aprile 2026

Iran, Teheran replica a Trump: «Perché dovremmo attaccare Italia? Adoriamo le persone, il calcio, il cibo e amiamo le loro città»

 

@ -  Dall'Italia !!!

Iran, Teheran replica a Trump:«Perché dovremmo attaccare Italia? Adoriamo le persone, il calcio,
 il cibo e amiamo le loro citt໩ Anthology

«Perché dovremmo fare del male all’

Italia

?». L'ambasciata iraniana in

Thailandia

ha risposto indirettamente così, su X, all'attacco del presidente degli Stati Uniti

Donald Trump

in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha criticato

Giorgia Meloni

, sostenendo che «non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e fa saltare in aria l’Italia in due minuti». «Adoriamo gli italiani, il calcio e il cibo, e amiamo città come

Roma

, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Genova e Torino, così come la Sardegna, la Sicilia e tutto ciò che c’è in mezzo», si legge nel post della missione diplomatica.

lunedì 13 aprile 2026

Trattative in stallo. Nello Stretto di Hormuz "traffico nuovamente bloccato". Trump contro il Papa

@Il blocco navale statunitense nel Golfo Persico è "illegale" e costituisce un atto di "pirateria". Lo ha affermato l'esercito iraniano e avverte che nessun porto del Golfo sarà al sicuro se il proprio verrà minacciato.

Libano, 12.04.2026 Teheran: blocco navale Usa è un "atto di pirateria"

Media, Regno Unito non aderirà al blocco Usa dei porti iraniani

Secondo quanto appreso dalla Bbc, il Regno Unito non sarà coinvolto nell'applicazione del blocco militare statunitense contro l'Iran. Le navi e i soldati della marina britannica non saranno impiegati per bloccare i porti iraniani, mentre i dragamine e le capacità anti-drone del Regno Unito continueranno a operare nella regione. Un portavoce del governo britannico ha affermato: "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, che è urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita nel nostro Paese".

Vescovi Usa: da Trump parole denigratorie, Papa Leone non è un suo rivale

I vescovi statunitensi reagiscono all'attacco di Donald Trump a Papa Leone XIV definendo "denigratorie" le parole con cui il Presidente ha apostrofato il Pontefice in un post su Truth. "Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre" ha scritto l'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, in una nota "Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. E' il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime".

Messaggio di Trump su Truth con accuse a Papa Leone

Il presidente americano Donald Trump ha affermato di non essere "un grande fan" di papa Leone XIV, che il giorno prima aveva pronunciato un discorso molto duro contro la guerra, e si è lanciato in una violenta invettiva contro di lui sui social network. "Non sono un grande fan di papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta contro la criminalità", ha dichiarato Trump ai giornalisti alla base militare di Andrews, nel Maryland. Ha accusato il pontefice di "giocare con un Paese che vuole dotarsi dell'arma nucleare", riferendosi all'Iran. Poco dopo, il presidente americano ha pubblicato un lungo messaggio sul suo social Truth, accusando Leone XIV di sostenere il programma di armamento nucleare iraniano, di essersi opposto all'operazione militare americana in Venezuela a gennaio e di incontrare simpatizzanti dell'ex presidente democratico Barack Obama, tra le altre cose.

Trump ha accompagnato il suo messaggio con un'immagine generata dall'intelligenza artificiale in cui lo si vede, con una toga bianca e rossa, mentre posa la mano sulla fronte di un malato su un letto d'ospedale, circondato da persone in preghiera, con sullo sfondo la bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da caccia, aquile e altre figure nel cielo.

In una delle sue critiche più dure ai conflitti che infiammano il pianeta, in particolare in Medio Oriente, Leone XIV aveva dichiarato che serve la fede "per affrontare insieme questo momento drammatico della Storia". "Basta con l'idolatria dell'io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta guerre! La vera forza si manifesta nel servire la vita", aveva affermato il papa americano durante una veglia di preghiera per la pace nella basilica di San Pietro a Roma. "Cari fratelli e sorelle, esistono certamente responsabilità imprescindibili che spettano ai leader delle nazioni.

A loro gridiamo: fermatevi! È tempo di fare la pace! Sedetevi al tavolo del dialogo e della mediazione, e non a quello dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni mortali!", aveva aggiunto. Come già fatto in passato, non ha citato alcun responsabile politico per nome né indicato un Paese in particolare. Dalla sua elezione nel maggio 2025, Leone XIV, nato a Chicago, ha assunto una posizione chiara contro alcune decisioni dell'amministrazione Trump, pur mantenendo aperti i canali di comunicazione.

Ghalibaf: presto gli Usa rimpiangeranno i 4-5 dollari a gallone
"Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto 'blocco', presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone". Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf reagendo all'ordine del presidente statunitense Donald Trump di imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz, dopo il fallimento dei colloqui per il cessate il fuoco con l'Iran a Islamabad.


Prezzo del petrolio sale ancora, Wti supera 104 dollari
Prezzo del petrolio in deciso aumento questa mattina sui mercati delle materie prime: il Wti con consegna a maggio passa di mano a 104,57 dollari con un avanzamento dell'8,28% mentre il Brent con consegna a giugno è scambiato a 102,03 dollari con una crescita del 7,12%.

Trump: blocco Usa dei porti iraniani da oggi alle 10 (alle 16 ora italiana)
"Gli Stati Uniti bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle ore 10 (ora della costa orientale)", ovvero le 16 in Italia. Lo ha annunciato in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Trump: "Non mi importa se Teheran torna al tavolo dei negoziati"
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non preoccuparsi se l'Iran tornerà o meno al tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti, dopo che i colloqui in Pakistan non hanno portato a un accordo. "Non mi importa se tornano o no. Se non tornano, per me va bene", ha detto Trump ai giornalisti alla Joint Base Andrews, nel Maryland, al suo ritorno dalla Florida. L'esercito statunitense è pronto a far rispettare un blocco dei porti iraniani da oggi, a partire dalle 16 ora italiana.

Trump, aviatori salvati da F-15 abbattuto "stanno bene"
I due aviatori statunitensi salvati dopo l'abbattimento dell'F-15 in Iran, "stanno molto bene" e che gli Stati Uniti sono "molto orgogliosi di loro". Lo ha detto Donald Trump parlando ai giornalisti alla Joint Base Andrews in Maryland, dopo il suo ritorno dalla Florida. I due militari sono stati recuperati dopo che il loro F-15E Strike Eagle era stato abbattuto il 3 aprile. Il pilota era stato ritrovato rapidamente, mentre l'altro membro dell'equipaggio era stato salvato dopo aver trascorso più di un giorno nascosto in Iran.

Libano, media: quattro morti in raid israeliani nel sud
È di quattro morti - compresa una bambina - il bilancio di un raid israeliano nel sud del Libano. Lo riporta Al Jazeera, aggiungendo che le vittime appartengono tutte alla stessa famiglia. Gli attacchi, in particolare, hanno preso di mira le località di Nabatieh e di Mayfadoun.

Media, Lloyd's: traffico in stretto Hormuz nuovamente bloccato
Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si e' nuovamente fermato dopo l'annuncio del blocco navale da parte degli Stati Uniti, arrivato in seguito al fallimento dei negoziati con l'Iran. Lo scrive Lloyd's, media specializzato nel settore navale. Prima dell'annuncio, i flussi di navigazione proseguivano a livelli ridotti, con un lieve aumento delle petroliere in transito nel fine settimana mentre alcune compagnie tentavano di far uscire le navi dal Golfo approfittando della fragile tregua.

Dopo l'escalation, tuttavia, i movimenti risultano sospesi e almeno due imbarcazioni che stavano lasciando l'area hanno invertito la rotta. Parallelamente, le forze armate statunitensi hanno avviato operazioni per la rimozione delle mine posizionate nello stretto. Secondo il Comando Centrale, due navi da guerra americane hanno attraversato l'area per la prima volta dall'inizio del conflitto nell'ambito di missioni di sminamento.

Trump contro papa Leone: "Un debole, è in Vaticano perché ci sono io"
Donald Trump spara a zero su papa Leone, il primo pontefice americano nella storia della Chiesa cattolica. Un attacco senza precedenti, che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano.

In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull'Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un "debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera". "Parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose", ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.

"Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto", ha insistito Trump, accusando papa Leone di "ritenere accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare". "Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti", ha attaccato ancora il tycoon. "E non voglio un papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia".

Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell'elezione di Louis Prevost a pontefice: "Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". "Purtroppo", ha proseguito Trump, "l'atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero". "Leone", ha insistito il presidente americano "dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un grande papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!", ha concluso Trump.

Trump conferma: "Blocco navale nei porti iraniani dalle 16 italiane"
Il cessate il fuoco in Iran "sta reggendo bene". Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti al suo rientro a Washington. Il presidente ha confermato quanto annunciato dal comando centrale americano che il blocco navale nei porti iraniani entrerà in vigore domani alle 10:00, le 16 in Italia, e che "ci sono molte navi dirette verso il nostro Paese per fare rifornimento di petrolio".

Comando centrale Usa: “Autorizzeremo il passaggio di Hormuz alle navi da porti non iraniani"
Dopo avere annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano (Centcom) ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani.

Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz
Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz. Lo riporta Sky News Uk citando un portavoce del governo. "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita in patria. Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto a pedaggi", ha detto il portavoce. "Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un'ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione". Trump aveva dichiarato che Londra avrebbe inviato dragamine per contribuire alle operazioni di bonifica dello stretto.

Trump ad un incontro di arti marziali mentre il negoziato fallisce
Donald Trump ha trascorso le ore decisive del negoziato in Pakistan insieme al suo segretario di Stato, Marco Rubio, ma non nella Situation Room della Casa Bianca bensi' a un incontro di arti marziali estreme. Alle 21 si sabato sera, nel pieno della trattativa condotta a Islamabad dal suo vice JD Vance, il presidente e' stato accolto da un'ovazione del pubblico al Kaseya Center di Miami, sulle note di una canzone di Kid Rock. Con lui diversi familiari, il capo della Ultimate Fighting Championship organizzatrice del combattimento, Dana White, suo sostenitore della prima ora, e il rapper Vanilla Ice.

La Casa Bianca ha in programma di ospitare un evento con veri combattenti UFC il prossimo 14 giugno, per l'80mo compleanno del presidente. Trump ha stretto le mani a diversi tifosi e ha seguito con passione i combattimenti: non e' sembrato preoccupato dei negoziati in corso a 13mila chilometri di distanza, anche se a un centro punto Rubio gli ha mostrato qualcosa dal suo cellulare, forse proprio quando Vance ha annunciato il fallimento della trattativa.

Carri armati israeliani speronano mezzi italiani di Unifil due volte, nessun ferito
In due occasioni soldati delle Forze israeliane hanno speronato veicoli italiani dell'Unifil con un carro armato Merkava, in un caso causando danni significativi.

I soldati avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per accedere alle posizioni dell'Unifil.

Trump avverte la Cina, dazi al 50% se forniscono armi a Teheran
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che la sua minaccia di imporre dazi del 50% sulle merci provenienti dai paesi che hanno venduto armi all'Iran era rivolta alla Cina. Trump ha dichiarato a 'Sunday Morning Futures' di Fox News di aver ricevuto segnalazioni secondo cui la Cina avrebbe fornito all'Iran missili antiaerei "a spalla". Ha minimizzato la possibilità che la Cina fornisca armi a Teheran, ma ha affermato che, qualora ciò accadesse, le loro merci sarebbero soggette a dazi.

"Dubito che lo farebbero, perché ho un rapporto con loro e penso che non lo farebbero, ma forse all'inizio ne hanno fatto un piccolo accenno", ha detto Trump. "Ma se li cogliamo sul fatto, si prendono un dazio del 50%".

Teheran; "Falso che colloqui con Usa siano falliti sul nucleare"
In risposta alle dichiarazioni di funzionari statunitensi, tra cui il presidente Donald Trump, secondo cui i colloqui di Islamabad sarebbero falliti a causa del rifiuto dell'Iran di impegnarsi ad abbandonare la strada verso l'arma nucleare, un funzionario iraniano ha affermato: "È falso. La posizione dell'Iran è chiara. L'Iran non mira ad acquisire armi nucleari, ma ha il diritto all'energia nucleare per scopi pacifici. Questo diritto è innegabile e deve essere riconosciuto".

Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran
Donald Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran, citando in particolare impianti per la desalinizzazione dell'acqua. "Abbiamo essenzialmente cancellato l'intero paese. L'unica cosa davvero rimasta è la loro acqua. Colpirla sarebbe devastante", ha spiegato in una intervista a Fox News. L'Iran ha ancora "alcune fabbriche per la produzione di missili. Sappiamo di tutte. E abbiamo anche altre cose".

Media: Iran schiera forze speciali della Marina sulla costa sud
I media statali iraniani hanno affermato che il Paese ha schierato forze speciali della Marina lungo la sua costa meridionale, segnalando i preparativi per una potenziale invasione terrestre da parte delle forze statunitensi, dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui l'agenzia di stampa statale iraniana Student News Network ha pubblicato immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per "contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese".

Washington ha ordinato l'invio di migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, con ulteriori dispiegamenti previsti dopo l'inizio del cessate il fuoco di due settimane con l'Iran. Sebbene il presidente Trump non abbia dichiarato di voler inviare truppe di terra, questi dispiegamenti darebbero agli Stati Uniti maggiori opzioni per assalti o incursioni terrestri e hanno innescato i preparativi in Iran, che nelle ultime settimane ha rafforzato le difese aeree, posizionato mine e allestito bunker sulle isole lungo la sua costa.

Nuova Flotilla salpa da Barcellona per Gaza
Dopo la partenza della 'Flotilla' da Barcellona alla fine dello scorso agosto, una nuova flottiglia solidale salpa questa domenica dal porto della capitale catalana con l'obiettivo di attraversare il Mediterraneo e aggirare il blocco israeliano per raggiungere Gaza. La seconda spedizione della Global Sumud Flotilla arriva in un momento di accresciute tensioni diplomatiche tra Spagna e Israele, sullo sfondo dell'attacco israeliano al Libano, che ha causato oltre 2.000 morti dal 2 marzo, e del fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra che ha travolto il Medioriente. La nuova missione a Gaza si propone di superare i numeri della precedente, i cui membri furono intercettati dai soldati israeliani in alto mare e arrestati prima di essere deportati. Al loro ritorno nei rispettivi paesi, denunciarono maltrattamenti nelle carceri israeliane. La nuova flottiglia parte da Barcellona con circa 40 imbarcazioni e spera che altre si uniscano al viaggio, arrivando a contare circa 70 navi e circa 1.000 attivisti provenienti da diversi paesi. L'equipaggio comprende medici, insegnanti e "costruttori ecologici" che desiderano partecipare alla ricostruzione della Striscia di Gaza e che chiedono che i palestinesi assumano un ruolo guida dopo la distruzione causata dall'invasione. La spedizione precedente aveva riunito circa cinquanta navi e cinquecento persone.

In due settimane 1,3 miliardi di dollari di danni climatici da guerra in Iran - lo studio
Soltanto nelle prime due settimane, la guerra in Iran ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari. Sono i dati emersi da un'analisi della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute.

Tra il 28 febbraio e il 14 marzo, sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2): più di quante ne produca l'Islanda in un intero anno.

Se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi per un anno, spiega lo studio, l'inquinamento prodotto peserebbe come un'economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.

Teheran spera di ripristinare le infrastrutture di raffinazione entro due mesi
L'Iran si sta impegnando per ripristinare le sue infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate, riportandole a circa il 70-80% della capacità preesistente nei prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio, Mohammad Sadegh Azimifar, come riporta Al Jazeera. Parlando all'agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che le raffinerie, le condotte di trasmissione, i depositi di petrolio e gli impianti di rifornimento per aerei iraniani sono stati "ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese". Sono state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull'isola di Lavan, ha aggiunto Azimifar. I funzionari prevedono di riavviare le operazioni in una parte della raffineria entro i prossimi 10 giorni.

Ghalibaf: "Gli Usa non hanno conquistato la nostra fiducia"
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che la delegazione americana "non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana" nei negoziati tenuti a Islamabad, nel corso dei quali Teheran ha avanzato "iniziative lungimiranti". "Prima dei negoziati, avevo sottolineato che abbiamo la necessaria buona fede e volontà, ma a causa delle esperienze delle due guerre precedenti, non abbiamo fiducia nella controparte. I miei colleghi della delegazione iraniana Minaab168 hanno proposto iniziative lungimiranti, ma la controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati", ha scritto su X il capo della delegazione.

"Prima dei colloqui ho sottolineato che abbiamo la necessaria buona volontà e determinazione, ma a causa della nostra esperienza nelle due guerre precedenti con gli Stati Uniti, non abbiamo fiducia in quel Paese", ha aggiunto il presidente del Parlamento. "Crediamo nella diplomazia, oltre che nella lotta militare per i diritti dell'Iran, e non smetteremo di impegnarci per consolidare i risultati ottenuti negli ultimi 40 giorni di guerra", ha ribadito Ghalibaf che ha inoltre elogiato gli sforzi del Pakistan per facilitare i colloqui.

Media: "Hormuz, uranio e asset congelati sono stati i nodi della trattativa"
La riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa. Lo scrive il New York Times che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui.

Gli Stati Uniti avevano chiesto all'Iran di riaprire immediatamente lo Stretto a tutto il traffico marittimo, ma l'Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, ma gli americani hanno respinto le richieste. Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l'Iran consegnasse o vendesse l'intero stock di uranio arricchito. L'Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso.

Media, nuovi raid israeliani nel sud del Libano, almeno 11 morti
Almeno 11 persone sono rimaste uccise da nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un'intera famiglia: lo riporta l'agenzia libanese Nna. La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti.

Iran, oltre 2.000 bambini feriti dagli attacchi Usa-Israele
Jafar Miadfar, capo del dipartimento di emergenza iraniano, ha dichiarato che circa 2.115 bambini sono rimasti feriti dagli attacchi israelo-americani contro l'Iran. Ha riferito all'agenzia di stampa Mehr che 124 di queste vittime hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Altre 5.000 persone ferite sono donne.

Libano: Beirut, oltre 2.000 persone uccise in attacchi Israele dal 2 marzo. I bambini sono 165
Il ministero della Salute libanese afferma che almeno 2.020 persone sono state uccise e altre 6.436 ferite negli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera. Tra le vittime figurano 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari. Il ministero ha inoltre dichiarato che le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ne hanno ferite altre 133 nella giornata di sabato.

Ministro Esteri Pakistan a Iran e Usa: "Rispettare tregua"
Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha ribadito che Washington e Teheran devono rispettare l'accordo di cessate il fuoco, dopo che colloqui tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. "E' fondamentale che le parti continuino a rispettare il proprio impegno al cessate il fuoco", ha detto Dar, il cui governo ha moderato i colloqui e ha svolto il ruolo di mediatore. "Il Pakistan ha svolto e continuera' a svolgere il proprio ruolo per favorire il coinvolgimento e dialogo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America nei giorni a venire", ha aggiunto in una breve dichiarazione diffusa dai media statali. "Era evidente fin dall'inizio che non dovevamo aspettarci di raggiungere un accordo in una unica sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava".

Il portavoce di Teheran elenca i nodi del confronto: dallo stretto di Hormuz ai risarcimenti di guerra, difesa degli interessi nazionali con ogni mezzo

Il portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha tracciato un bilancio dei temi affrontati durante l'intensa maratona diplomatica di Islamabad. Nelle ultime 24 ore, le discussioni si sono concentrate sui pilastri fondamentali del conflitto e della stabilità regionale, toccando dossier estremamente sensibili: la sicurezza nello stretto di Hormuz, il programma nucleare, la richiesta di risarcimenti di guerra, la revoca delle sanzioni economiche e la cessazione definitiva delle ostilità in Iran e nell'intera regione.

Nonostante la complessità del negoziato, Baqaei ha ribadito la ferma posizione di Teheran: il Paese è "determinato a ricorrere a tutti i mezzi", citando esplicitamente la diplomazia come strumento primario, ma non esclusivo, per "tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali". Le parole del portavoce confermano che, sebbene il dialogo resti aperto, l'Iran non è disposto a cedere sui punti ritenuti vitali per la propria sovranità e sicurezza.

Negoziati a Islamabad: Vance annuncia il mancato accordo con l'Iran
Si concludono senza una firma i delicati colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. Lo ha annunciato ufficialmente il vicepresidente americano JD Vance, al termine di una maratona diplomatica durata 21 ore. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani, e questa è la buona notizia», ha dichiarato Vance, precisando però subito dopo che «la cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”.

Il vicepresidente ha poi rivolto un monito a Teheran, sottolineando come l'esito negativo del vertice rappresenti, a suo avviso, «una cattiva notizia per l'Iran molto più che per gli Stati Uniti d'America». Nonostante l'intensità del confronto, le posizioni tra le due potenze rimangono dunque distanti sui punti chiave del negoziato.

venerdì 3 aprile 2026

Fascicolo sanitario elettronico, le nuove regole dal 31 marzo: cosa cambia per medici e cittadini

 @Dal 31 marzo il Fascicolo sanitario elettronico entra nella sua fase più concreta. Non più una sperimentazione, ma, piuttosto, l'inizio dell'ultimo passaggio operativo che dovrebbe portare il sistema a regime entro giugno. 

Fascicolo Sanitario Elettronico, le nuove regole dal 31 marzo: 
cosa cambia per medici e cittadini

Da quella data, infatti, tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, convenzionate e non, insieme agli specialisti, dovranno adeguarsi a un modello unico di trasmissione dei dati. Il risultato atteso sarebbe semplice solo in apparenza: costruire una sanità digitale davvero nazionale, in cui le informazioni seguono il paziente e non restano bloccate tra uffici, regioni o sistemi incompatibili.

Cos'è il fascicolo sanitario elettronico e come funziona per medici e cittadini

Per capire cosa cambia bisogna partire dall'inizio. Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) è, in sostanza, una raccolta digitale che accompagna ogni cittadino per tutta la vita. Dentro ci finiscono referti, analisi, diagnosi, ricoveri, prescrizioni: insomma tutto ciò che racconta la storia clinica di una persona. Non vuole essere solo un archivio. L'obiettivo è trasformarlo in uno strumento attivo di cura, capace di mettere insieme informazioni prodotte da medici diversi, in luoghi diversi, anche a distanza di anni. Un unico punto di accesso, quindi, per consultare e condividere dati sanitari, evitando dispersioni e ricostruzioni frammentarie della storia clinica.

Chi può accedere e come funziona il consenso

L'accesso al Fascicolo avviene tramite identità digitale, Spid, Carta d'identità elettronica o tessera sanitaria, e da lì è possibile decidere:
  1. chi può consultare i dati
  2. quali documenti rendere visibili;
modificare o revocare il consenso in qualsiasi momento.

Un punto importante da ricordare: negare l'accesso non incide sul diritto alle cure. Le prestazioni sanitarie restano sempre garantite.

Cosa cambia dal 31 marzo: le nuove regole del Fascicolo Sanitario Elettronico

La vera svolta riguarda le regole operative. Entro fine marzo, tutte le strutture sanitarie devono adottare un formato standard per caricare documenti e referti. Questo significa due cose molto concrete:
  1. i dati dovranno essere inseriti in tempi rapidi, pochi giorni dopo la prestazione;
  2. i sistemi dovranno “parlare la stessa lingua”, rendendo i documenti leggibili ovunque.
Non solo. Anche i professionisti privati, finora spesso fuori dal sistema, saranno obbligati a partecipare. Per farlo dovranno dotarsi di strumenti compatibili e firma digitale. È questo il passaggio che trasforma il Fascicolo da progetto disomogeneo a infrastruttura nazionale.

Il nodo centrale: il "profilo sanitario sintetico"

Tra le novità più rilevanti c'è il cosiddetto Patient Summary, una sorta di carta d'identità sanitaria. Si tratta di un documento essenziale, compilato dal medico di base, che riassume le informazioni più importanti: patologie, allergie, terapie in corso, condizioni rilevanti. Ma la sua funzione è soprattutto nelle emergenze: in pronto soccorso, anche senza consenso esplicito, i medici potranno consultarlo per intervenire rapidamente. Sapere, ad esempio, se un paziente è cardiopatico o allergico a un farmaco può fare la differenza tra un intervento corretto e uno rischioso.

Cosa cambia per medici e sistema sanitario

Per i cittadini, come detto, il Fascicolo diventa un archivio personale sempre accessibile. Per i professionisti sanitari, invece, il vantaggio principale è l'accesso alla storia clinica completa del paziente, un fattore che consente diagnosi più rapide, terapie più mirate e meno esami inutili. In situazioni urgenti, soprattutto, può ridurre drasticamente i tempi decisionali. Ma il sistema punterebbe anche a un altro obiettivo, e cioè quello di superare le differenze tra regioni. Con dati interoperabili, un medico può infatti consultare le informazioni di un paziente indipendentemente da dove siano state generate.