sabato 21 maggio 2022

Chi c’è nella lista nera di Putin: Joe Biden, Hillary Clinton, l’attore Morgan Freeman e Mark Zuckerberg

@ - Il presidente Joe Biden e la sua vice Kamala Harris, alcuni capi dei servizi di intelligence, ma anche l’attore statunitense Morgan Freeman.

© Fornito da Corriere della Sera

Sono nella lista compilata dal ministero degli Esteri russo sulle persone alle quali è vietato entrare nel Paese. L’elenco è stato rintracciato sul web dagli specialisti dell’intelligence e condiviso con tutti gli Stati che affiancano l’Ucraina nel conflitto. La propaganda di Mosca si alimenta anche di foto e video dei soldati del battaglione Azov con tatuaggi con simboli nazisti per dimostrare che l’acciaieria rientra nella denazificazione dell’Ucraina


La lista nera
L’elenco stilato dallo staff del presidente Vladimir Putin contiene 963 nomi di cittadini statunitensi ai quali è vietato entrare in Russia. Nella nota del ministero degli Esteri di Mosca viene evidenziato che «la Russia non cerca il confronto ed è aperta a un dialogo onesto e reciprocamente rispettoso che separa il popolo americano, che gode del suo rispetto, dalle autorità statunitensi, che incitano alla russofobia e da coloro che li servono».

Nell’elenco ci sono: - Il presidente degli USA Joe Biden - Il figlio del presidente degli USA Hunter Biden - Il Segretario di Stato americano Anthony Blinken - Il vice Presidente degli USA Kamala Harris - L’ex consigliere presidenziale John Bolton - L’assistente del Presidente per gli Affari della Sicurezza nazionale Jacob Sullivan - Segretario alla Difesa Lloyd Austin - Il Procuratore Generale degli Usa Merrick Garland - Il Direttore della CIA William Burns - L’ex Direttore della CIA John Brennan - L’ex Direttore della CIA Robert James Woolsey - Il Direttore dell’FBI Christopher Wray - Il Segretario ai Trasporti Usa Peter Buttigieg - L’ex Segretario di Stato Hillary Clinton - L’ex Comandante in Capo della NATO Philip Breedlove - L’ex portavoce della Casa Bianca Jennifer Psaki - L’attore Morgan Freeman. - L’imprenditore Mark Zuckerberg.

giovedì 19 maggio 2022

Ucraina: Draghi: "Cessate il fuoco immediato e far ripartire i negoziati"

@ - Il governo si muove nel solco della risoluzione votata dal Parlamento.


Lo dice forte e chiaro il premier Mario Draghi, nell'informativa in Senato (e a seguire alla Camera dei Deputati) sulla guerra in Ucraina, ringraziando le forze politiche per "il sostegno dato al governo nell'affrontare questa crisi". Un modo per ricordare, a chi lo avesse dimenticato, che c'è stato un voto ampio e condiviso e l'indirizzo politico è stato discusso e deciso dalla maggioranza. "La risoluzione approvata a larghissima maggioranza che ha impegnato il governo - sottolinea - tra l'altro a sostenere dal punto di vista umanitario, finanziario e militare l'Ucraina; a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni; a ricercare una soluzione negoziale, ha guidato in modo molto chiaro l'azione di governo e rafforzato la nostra posizione a livello internazionale. Il governo intende continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione". Inoltre, osserva Draghi sul tema anche il Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) "ha sempre riscontrato la coerenza del sostegno offerto rispetto alle indicazioni e agli indirizzi del Parlamento". Insomma, con una risposta indiretta al pressing avanzato da alcune forze politiche nel merito - a cominciare dal M5S - il capo dell'esecutivo ricorda che l'indirizzo politico non è cambiato.

Detto ciò il premier ribadisce con determinazione la posizione del paese: "L'Italia si muoverà a livello bilaterale e con i partner europei" alla ricerca di un percorso che porti alla pace, "ma dovrà' essere l'Ucraina e nessun altro a decidere che pace accettare, anche perché una pace non accettabile non sarebbe sostenibile".

L'obiettivo resta quella di un cessate il fuoco e di un'azione diplomatica che continui a cercare la via del negoziato. "Per evitare che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi bisogna raggiungere quanto prima un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati - insiste Draghi - è la posizione dell'Italia ed e' un'aspirazione europea che ho condiviso con il presidente Joe Biden durante la mia recente visita a Washington". Per costruire una pace duratura e una coesistenza pacifica" dopo la guerra, "servirà anche uno sforzo creativo", ipotizza il premier "una conferenza internazionale sul modello di quella di Helsinki". Draghi ha citato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e ha aggiunto che una volta ottenuto il cessate il fuoco "occorrerà costruire un quadro internazionale rispettoso e condiviso", con l'obiettivo di "rendere duraturo il processo" di pace.

Negli "incontri" internazionali "ho riscontrato apprezzamento universale per la posizione italiana fermamente ancorata nel campo transatlantico e nell'Unione europea. Questa posizione ci dà credibilità e ci permette di essere in prima linea senza ambiguità nella ricerca della pace", osserva il premier, rilanciando l'appoggio italiano alla richiesta di Svezia e Finlandia di adesione alla Nato. "L'Italia appoggia con convinzione la richiesta di Svezia e Finlandia di adesione alla Nato" ed "è necessario affiancare alla Nato una difesa comune europea complementare all'Alleanza atlantica", ha aggiunto. "La Nato ha intensificato le azioni sul fianco orientale e il contributo italiano è pari a 2500 unità e nel medio periodo siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno con rispettivamente 250 e 750 unità in linea con l'azione dei nostri alleati e valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche alla Slovacchia nella difesa antiaerea".

Poi la comunicazione di un vertice ad Ankara: "A inizio luglio, sarò ad Ankara per il vertice bilaterale con la Turchia - il primo di questo tipo da 10 anni. In questo incontro discuteremo delle prospettive negoziali e diplomatiche del conflitto, e del rafforzamento dei rapporti tra Italia e Turchia".

Sul fronte energia Draghi informa che "le stime del governo indicano che potremo renderci indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024", anche se "i primi effetti di questo processo di vedranno già alla fine di quest'anno".

Dopo gli interventi che l'Italia ha messo in campo per tamponare gli effetti del caro energia, "è ora importante che si trovino a livello europeo soluzioni strutturali che superino le distorsioni presenti nei mercati dell'energia" ha puntualizzato il premier ricordando che "la Commissione europea ha presentato ieri il piano 'RePowerEu' che sarà al centro del prossimo Consiglio Europeo straordinario. C'è bisogno di risposte immediate e coraggiose per alleviare l'impatto della crisi sulle nostre economie".

In precedenza Draghi aveva ricordato che "il governo ha adottato interventi significativi per tutelare imprese e famiglie dai rincari energetici. Gli interventi ammontano a 30 miliardi di euro solo per quest'anno per mitigare gli aumenti dei prezzi dei carburanti e ridurre le bollette. Abbiamo destinato i nostri aiuti soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione, come le famiglie a basso reddito, e i settori produttivi più in difficoltà come le imprese ad alta intensità energetica".

Al termine dell'informativa, in un'aula del Senato con alcuni posti vuoti, gli interventi, dei senatori e dei capigruppo dei partiti: Simona Malpezzi del Pd, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, l'azzurro Maurizio Gasparri, la capogruppo del M5S, Mariolina Castellone. In aula Pier Ferdinando Casini, che interviene, Matteo Renzi, e Matteo Salvini anche lui tra gli iscritti a parlare. Assenze nei 5 stelle, che non portano in aula Ettore Licheri (dopo la mancata elezione di ieri alla presidenza della Commissione Esteri), Gianluca Ferrara e Vito Petrocelli. C'è poi Stefania Craxi, neopresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama.

La Nord Corea stremata dal Covid riaccende lo spettro del nucleare

@ - Le lezioni alla «Kim Il Sung University » sono sospese e gli studenti sono confinati nei campus o nelle loro case;


le strade di Pyongyang si sono svuotate e ristoranti, bar dove usualmente i cittadini amano sedersi al sole di maggio prendendo una birra o mangiare i naengmyeon, sono chiusi. Dopo più di due anni durante i quali il Paese ha fronteggiato con un certo successo l’espandersi della pandemia del coronavirus, la subvariante Omicron BA.2 ha fatto breccia nella nazione espandendo l’infezione in tutte le province. Il governo ha dichiarato il confinamento e la quarantena per i cittadini contagiati, che hanno ormai superato, secondo i dati ufficiali, 1.700.000 unità provocando 62 morti. Non sono però stati chiusi i servizi produttivi, come le industrie e le cooperative agricole.
Più del virus, Pyongyang teme la contrazione economica, che nel 2021 ha confermato il calo del 4,5% segnato l’anno precedente dopo che, fino al 2019, le riforme liberali volute da Kim Jong Un avevano creato le basi per un’espansione che aveva raggiunto livelli cinesi con un aumento del Pil del 5-8% annuo. Dopo aver affermato che «il nemico più pericoloso per noi non è il virus, ma l’ignoranza, la mancanza di fede e di determinazione », Kim Jong Un ha strigliato, come ormai sua abitudine, gli stessi dirigenti del partito, colpevoli di «rilassamento, irresponsabilità, inefficienza e sbagli amministrativi ».

Dal gennaio 2020 le frontiere della nazione sono chiuse e le merci passano con il contagocce. Il commercio con Pechino è crollato dell’80% rispetto al periodo prepandemia e gli scaffali dei centri commerciali, prima zeppi di prodotti cinesi, sudcoreani e giapponesi, oggi sono vuoti. I turisti, che nel 2019 avevano raggiunto le 350.000 visite annuali portando nelle casse dello Stato 175 milioni di dollari, si sono azzerati e il treno che mi avrebbe dovuto portare da Pechino a Pyongyang, dopo quattro mesi dal suo ripristino è stato di nuovo soppresso e gli unici collegamenti con l’esterno sono mantenuti dai pochi voli della Koryo Airlines. Sull’aereo siamo meno di una decina di persone e all’aeroporto di Pyongyang i controlli sono veloci e sbrigativi. Il funzionario di dogana mi consegna un documento che obbliga a indossare la mascherina, rispettare la distanza di sicurezza, non uscire dall’hotel se non necessario.

La lotta al coronavirus, definita già nel 2020 come decisiva per la «sopravvivenza nazionale», è stata imbastita ricalcando le orme delle esperienze passate quando la quarantena a merci e persone era stata imposta con successo prima nel 1947 per contrastare l’epidemia di colera dalla Corea del Sud, poi nel 2002 per fermare la Sars dalla Cina e infine nel 2014 quando ebola apparve in Africa (Pyongyang ha rapporti economici con diversi Paesi africani). «Tutto sembrava procedere bene e forse è stata proprio la troppa sicurezza che ci ha fatto abbassare la guardia» spiega la guida che mi è stata assegnata. Ciò che ha fatto scatenare il virus, secondo le stesse fonti ufficiali, sarebbe stata la parata militare del 26 aprile, che ha fatto mobilitare e confluire sulla capitale migliaia di persone da tutte le provincie.
I nordcoreani starebbero lavorando per riattivare un reattore capace di produrre 55 kg di plutonio-239 l’anno. L’arsenale nucleare potrebbe arricchirsi di una dozzina di ordigni l’anno

Nell’aprile 2021, Kim Jong Un ha evocato l’Ardua marcia, la tremenda carestia che colpì la nazione negli anni Novanta e che portò alla morte centinaia di migliaia di nordcoreani, invitandoli ad unirsi attorno al partito per fronteggiare il coronavirus. Un rapporto della Fao afferma che il 42% dei nordcoreani soffre di denutrizione e, anche se le razioni del Servizio di distribuzione pubblica sono state reintrodotte dopo anni in cui lo Stato non era stato in grado di provvedere all’assistenza dei propri cittadini, le quantità non raggiungono mai i livelli nominali e, soprattutto, gli alimenti non hanno una dieta equilibrata portando molto spesso alla malnutrizione.

Il terrore della Corea del Nord verso le merci straniere si è riversato anche sugli aiuti umanitari e medici, tanto che l’Oms e l’Unicef hanno enormi difficoltà a convincere i funzionari del Paese ad accettare medicinali provenienti dall’estero. Ad oggi solo 64.200 test sono stati effettuati sull’intera popolazione. A questo si aggiunge un sistema sanitario al collasso a cui Kim Jong Un sta cercando di porre rimedio con una campagna di informazione e di costruzione di nuovi complessi ospedalieri, policlinici, stazioni anti epidemiologiche che ha, fino ad oggi, dato buoni risultati. L’Oms rivela però che su 25 milioni di abitanti, 8,7 milioni di persone hanno accesso limitato a servizi sanitari adeguati. Ma non servono solo medicinali, ospedali, dispensari: molti villaggi non hanno corrente elettrica e quelli più sperduti neppure acqua potabile, il che ha aumentato negli ultimi due anni i casi di diarrea e di polmoniti. I tempi della collaborazione tra Kim, Trump e Moon Jae-in sembrano lontani, ma la penisola coreana ci ha abituati alle sorprese

Il governo ha sino ad oggi rifiutato i vaccini offerti dai governi occidentali, dall’Oms e dall’Unicef per diverse ragioni: non dover sottostare all’obbligo richiesto dalle agenzie internazionali di avere dettagliati rapporti sull’andamento della pandemia, orgoglio nazionale e, non ultimo, l’occasione che la classe più conservatrice nel rallentare, se non a fermare, la liberalizzazione sociale ed economica avviata dallo stesso Kim. A Kaechon, nel nord del Paese, il jangmadang, il mercato dove i privati possono vendere i loro prodotti e che sono fioriti in tutte le province, di solito colmo di merce, è oggi quasi vuoto. Il riso, che a Pyongyang viene venduto a 4.500 won al chilo (un dollaro equivale a 7.500 won al mercato nero), qui costa 3.500 won «ma solo quattro mesi fa» mi dice una cameriera del bar in cui ci fermiamo a bere una birra, «costava 1.200 won al chilo». Il mais, venduto a 2.000 won al kg nella capitale, qui schizza a 4.500 won. Queste fluttuazioni di prezzi riflettono un mercato estremamente settorializzato ed in cui la mobilità dei beni è minima.

Le ambizioni, declamate da Kim Jong Un all’inizio dell’anno secondo cui la Corea del Nord 'risolverà una volta per tutte e definitivamente il problema ali- mentare' sembrano rimaste lettera morta. In compenso il Paese ha intensificato i test missilistici: dall’inizio del 2022 sono ben 12 i lanci effettuati, di cui uno, quello del 24 marzo, avrebbe riguardato un Icbm Hwasong- 17 (il condizionale è d’obbligo perché vi sono forti dubbi a riguardo). Vi sono inoltre evidenze che i nordcoreani stiano lavorando per riattivare il reattore Lwr da 50 Mw della centrale nucleare di Yongbyon 2, capace di produrre 55 kg di plutonio-239 all’anno. Se così fosse, l’arsenale nucleare di Pyongyang potrebbe arricchirsi di una dozzina di ordigni ogni anno. Anche nel sito dei test nucleari di Punggye-ri, la cui distruzione avvenuta nel maggio 2018 era stata indicata come il primo passo per la denuclearizzazione della Corea del Nord dopo i colloqui di Singapore con l’allora presidente Trump, sono iniziati i lavori di ripristino del Tunnel 3, in cui era stato condotto il test nucleare nel 2013.

Tutti questi indizi, secondo il Dipartimento di Stato Usa e i servizi segreti sudcoreani, indicherebbero che Pyongyang starebbe preparando il suo settimo test nucleare. Di fronte alla possibilità di un’escalation nella penisola, il ministro della Difesa sudcoreano Suh Wook ha avvisato Pyongyang che le forze di Seoul possono «colpire in modo rapido e accurato ogni obiettivo » nel Nord aggiungendo che il Sud sta sviluppando un sistema di difesa missilistica di ultima concezione in grado di «rispondere in modo schiacciante alla minaccia missilistica del Nord». Il commento di Suh è stato rintuzzato da Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un e vicedirettore del Comitato Centrale del Partito dei lavoratori di Corea, la quale ha detto che se il Sud «opta per la soluzione militare (...) le nostre forze nucleari faranno il loro dovere». I tempi di distensione e collaborazione tra Kim, Trump e Moon Jae-in sembrano ormai lontani, ma la penisola coreana ci ha abituati a continue sorprese.

mercoledì 18 maggio 2022

Guerra in Ucraina, che cosa è successo questa notte 18 maggio

@ - Il 75° Festival di Cannes ha preso il via ieri con un occhio rivolto alla guerra della Russia in Ucraina. Ci ha pensato il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky con un discorso in diretta video col quale ha invitato una nuova generazione di registi a confrontarsi con i dittatori come Charlie Chaplin satireggiava Adolf Hitler. Zelensky si è guadagnato una standing ovation e ha parlato a lungo del legame tra cinema e realtà. Ha citato film come "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola e "Il grande dittatore" di Charlie Chaplin come non dissimili dalle attuali circostanze dell'Ucraina.

© Fornito da RaiNews ucraina rottami

Zelensky ha citato il discorso finale di Chaplin ne "Il grande dittatore", uscito all'inizio della Seconda guerra mondiale: "L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno tolto al popolo tornerà al popolo". "Abbiamo bisogno di un nuovo Chaplin che dimostri che il cinema del nostro tempo non è muto", ha implorato Zelenskyy. Il presidente ucraino ha esortato i registi a non "rimanere in silenzio" mentre centinaia di persone continuano a morire in Ucraina e a dimostrare che il cinema "è sempre dalla parte della libertà".

La guerra sarà una presenza regolare a Cannes, dove quest'anno il festival ha impedito ai russi legati al governo di partecipare. Saranno proiettati diversi film di importanti registi ucraini, tra cui il documentario di Sergei Loznitsa "The Natural History of Destruction". Anche il filmato girato dal regista lituano Mantas Kvedaravicius prima di essere ucciso a Mariupol in aprile sarà mostrato dalla sua fidanzata, Hanna Bilobrova. Anche "Final Cut", l'ultimo film del regista di "The Artist" Hazanavicius, è stato rinominato dal suo titolo originale, "Z", dopo che i manifestanti ucraini hanno notato che la lettera Z per alcuni simboleggia il sostegno alla guerra della Russia in Ucraina

Per il presidente ucraino é stata una buona giornata, non solo per l'ovazione a Cannes, ma anche perché Emmanuel Macron gli ha confermato che la richiesta di adesione dell'Ucraina all'UE sarà esaminata in una riunione del Consiglio europeo già a giugno. Lo stesso il Presidente francese, solo poche settimane fa, sosteneva che ci vorranno decenni prima che l'Ucraina venga accettata nell'UE. Macron ha inoltre garantito a Zelensky che la fornitura di aiuti militari e umanitari da parte della Francia all'Ucraina continuerà e aumenterà nelle prossime settimane.

La Corte penale internazionale ha inviato in Ucraina una squadra di 42 membri per indagare sui presunti crimini di guerra commessi dall'inizio dell'invasione russa. Il gruppo è composto da investigatori, esperti forensi e personale di supporto che collaboreranno con le autorità ucraine. Si tratta del "più grande dispiegamento di questo tipo nella storia dell'organizzazione", scrive l'Agence France Press. E oggi inizia a Kiev il primo processo per crimini di guerra dall'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca. Imputato un soldato russo accusato di avere ucciso un civile disarmato, ha ventun'anni e aveva la responsabilità di una gruppo di carristi.

È poco chiaro quello che sta succedendo a Mariupol. I soldati ucraini si sono arresi, sia i marines che i membri del reggimento Azov. Entrambi, ma soprattutto i secondi, hanno molto da temere dall'essere caduti in mano ai russi. Putin in effetti ha detto che i soldati che hanno difeso l'acciaieria saranno trattati 'in linea con le leggi internazionali', ma il presidente della Duma russa si oppone: 'Vanno processati' ha detto e vanno considerati come terroristi. Tira una brutta aria, insomma, anche se durante il suo discorso quotidiano, Zelensky ha dichiarato che l'evacuazione è supervisionata dai militari e dall'intelligence dell'Ucraina con l'aiuto dei "più influenti mediatori internazionali". Resta il fatto che non si sa esattamente dove vengano rinchiusi, se non che si tratta dei campi di prigionia nel Donbass occupato in attesa di un'eventuale scambio con prigionieri di guerra russi.

martedì 17 maggio 2022

Guerra in Ucraina, che cosa è successo questa notte 17 maggio

 @I soldati che hanno difeso ostinatamente un'acciaieria come l'ultima roccaforte ucraina nella città di Mariupol hanno dichiarato missione completa dopo che più di 260 tra loro, tra cui alcuni gravemente feriti, sono stati evacuati e portati in aree sotto il controllo russo. 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha detto che l'evacuazione verso il territorio controllato dai separatisti è stata fatta per salvare le vite dei combattenti che hanno sopportato settimane di assalti nel labirinto di passaggi sotterranei sotto le imponenti acciaierie Azovstal. "L'Ucraina ha bisogno di eroi vivi", ha continuato, "Per riportarli a casa serve tempo e delicatezza". Al momento non è chiaro quanti siano i soldati del reggimento Azov rimasti indietro in attesa di soccorsi, se questi ci saranno o in alternativa dell'assalto, finale, da parte dei russi.

I difensori dell'acciaieria sono usciti mentre Mosca ha subito un'altra sconfitta diplomatica nella sua guerra con l'Ucraina: ieri anche la Svezia, dopo la Finlandia, ha deciso di chiedere l'adesione alla NATO abbandonando decenni di non allineamento militare a causa dell'aggressione russa all'Ucraina.

La prima reazione di Vladimir Putin è stata prudente, ha dichiarato che queste adesioni non rappresentano: "una minaccia immediata". Ma, ha proseguito, "il dispiegamento di infrastrutture militari sul territorio di questi Paesi darà ovviamente luogo alla nostra reazione". La Russia aveva spiegato il suo attacco all'Ucraina in particolare con il riavvicinamento del suo vicino occidentale alla NATO, ritenendo che questo costituisse una minaccia "esistenziale" alla sua sicurezza. Con il probabile ingresso della Finlandia nella NATO, la Russia condividerà 1.300 km di confini terrestri aggiuntivi con l'Alleanza Atlantica. Ieri sera, la Francia ha dichiarato che "sarà al fianco" dei due Paesi in caso di aggressione, mentre Londra ha chiesto che vengano integrati nella NATO "il prima possibile".

Sul cammino di Stoccolma e Helsinki verso la Nato resta l'ostacolo Erdogan. Il Presidente turco ha addirittura alzato il tono delle sue obiezioni alla loro adesione. Ha accusato Svezia e Finlandia di non aver preso una posizione "chiara" contro i militanti curdi del PKK che Ankara considera terroristi e di aver imposto sanzioni militari alla Turchia. Per la maggior parte degli osservatori Erdogan starebbe semplicemente 'trattando sul prezzo' del suo sì all'adesione di Helsinki e Stoccolma, poiché tutti i 30 membri attuali della NATO devono essere d'accordo a far entrare i vicini nordici.

Nonostante sia impegnato prevalentemente nel nel sud est dell'Ucraina, questa notte l'esercito russo è tornato a bombardare la zona di confine con la Polonia. Una base militare ucraina a circa 15 chilometri dal confine è stata ripetutamente colpita da un attacco missilistico russo. Una fonte della Cnn ha riferito di aver visto le difese aeree illuminarsi in direzione della struttura militare di Yavoriv, a una quarantina di chilometri di distanza da Leopoli, città da cui erano state sentite esplosioni.

Nella regione di Kharkiv, invece, l'Ucraina ha ottenuto un guadagno simbolico quando le sue forze hanno respinto gli invasori verso il confine russo. Tuttavia, le forze russe hanno bombardato gli obiettivi nel cuore industriale dell'Ucraina orientale, noto come Donbas, e il bilancio delle vittime, già molte migliaia, ha continuato a salire, con la guerra che mercoledì entrerà nella sua 12a settimana.

Vicino al villaggio di Davidovy Brod, nella regione di Kherson, è stato distrutto un deposito di munizioni dell'esercito russo - Oleksandr Vilkul, responsabile dello IAB di Kryvyi Rih. "Le truppe russe continuano a bombardare insediamenti pacifici praticamente lungo tutto l'intervallo tra la regione di Dnipropetrovsk e quella di Kherson. Gli attacchi vengono lanciati da lanciarazzi multipli, mortai e artiglieria semovente.
Sempre a Kherson le forze russe stanno cercando di limitare la circolazione dei cittadini di Kherson e sta bloccando le vie di uscita dalla regione introducendo permessi di residenza, lo rende noto il vicecapo del consiglio regionale Yuriy Sobolevsky, citato dal Kyiv Independent.

L'UE aiuterà l'Ucraina a esportare grano attraverso "corridoi di solidarietà" - ha confermato l'alto rappresentante per la politica estera dell'UE Josep Borrell, "Le strutture di stoccaggio dell'Ucraina sono ora piene, ma non possono esportare questo grano. Hanno bisogno di liberare capacità di stoccaggio per accogliere il prossimo raccolto. Stiamo quindi lavorando per aiutare a far uscire questo grano con i treni attraverso i 'corridoi di solidarietà", ha detto Borrell.

lunedì 16 maggio 2022

Pil italiano ed europeo, le stime Commissione Ue: la guerra in Ucraina abbatte la crescita 2022 e 2023

@ - La guerra in Ucraina abbatte le previsioni sull’andamento del Pil dell’Italia e dell’Eurozona. Secondo la Commissione europea, che lunedì ha pubblicato le nuove stime sul futuro dell’economia comunitaria, quest’anno il Pil italiano dovrebbe crescere del 2,4%, quasi la metà del +4,1% previsto lo scorso febbraio.


Le stime sul 2023, invece, sono state tagliate dal +2,3 al +1,9%.

Inflazione e disoccupazione in Italia
Il tasso di inflazione dovrebbe attestarsi al 5,9% quest’anno e al 2,3% l’anno prossimo (dopo 1,9% nel 2021).

La disoccupazione dovrebbe rimanere invece sostanzialmente stabile rispetto al 2021, al 9,5% per poi calare all’8,9% nel 2023.
Le nuove previsioni sul Pil di Eurozona e Ue

La scure si abbatte anche sulle previsioni di crescita relative all’intera Eurozona: la stima sul 2022 viene tagliata dal 4 al 2,7%, mentre quella sul 2023 dal 2,7 al 2,3%.

Quasi uguali le variazioni anche al livello Ue: rispettivamente dal 4 al 2,7% e dal 2,8 al 2,3%.

Inflazione e disoccupazione in Europa
Quanto al tasso medio d’inflazione, quest’anno nell’area euro dovrebbe attestarsi al 6,1% rispetto al 2,6% nel 2021 (stima di febbraio 3,5%), per poi scendere al 2,7% nel 2023 (contro una stima di febbraio che non andava oltre l’1,7%).

Il tasso di disoccupazione si dovrebbe attestare sul 7,3%, in calo rispetto al 7,7% nel 2021 per portarsi al 7% l’anno prossimo.
Nella Ue il tasso di inflazione sarà quest’anno al 6,8% e l’anno prossimo al 3,2%. La disoccupazione al 6,7% e al 6,5% rispettivamente.

Grande incertezza per guerra ucraina e impatto mercati energia
I rischi per la previsione dell’attività economica e dell’inflazione “dipendono fortemente dall’evoluzione della guerra, e soprattutto dal suo impatto sui mercati energetici”. È quanto indica la Commissione europea nel rapporto di previsione economica di primavera.

Data l’elevata incertezza, la previsione di base è accompagnata da un’analisi di scenario basata su modelli che simulano l’impatto dell’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, nonché di un netto taglio della fornitura di gas dalla Russia.
In quest’ultimo scenario, più severo, i tassi di crescita del Pil sarebbero di circa 2,5 e 1 punto percentuale al di sotto del valore di riferimento previsto rispettivamente nel 2022 e nel 2023, mentre l’inflazione aumenterebbe di 3 punti percentuali nel 2022 e di oltre un punto percentuale nel 2023, al di sopra delle proiezioni di base.

Gentiloni: siamo ancora lontani da una situazione economica normale
A causa del conflitto in Ucraina, “siamo ancora lontani da una situazione dell’economia normale”, ha detto il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni.

Dal giudizio di Bruxelles sull’evoluzione dell’economia dipende la decisione relativa alla sospensione delle regole di bilancio europee, che potrebbe essere prolungata in toto anche nel 2023.

sabato 14 maggio 2022

Ossezia del Sud nuovo Donbass per Putin? Il referendum per aderire a Mosca (e i dubbi del nuovo presidente)

@ - Il referendum è stato indetto dal presidente uscente Anatoly Babilov per il 17 luglio, ma la data non è ancora ufficiale.


L'idea di una riunificazione con la Russia non è in dubbio. Certo è che Alan Gagloyev, il neo presidente dell'Ossezia del Sud, repubblica de facto indipendente della Georgia e riconosciuta fin dal 2008 da Mosca, ha espresso dei dubbi sull'opportunità di tenere proprio in questi mesi il referendum sull'annessione alla Russia. Quest'ultimo è stato indetto dal presidente uscente e filo-Putin Anatoly Babilov per il 17 luglio, ma la data non è ancora ufficiale.

«Sostengo pienamente l'idea di una riunificazione del popolo osseto con la Russia - ha detto Gagloyev, citato da Interfax - ma un'altra questione è se questo sia il momento giusto per spingere per questo referendum». Gagloyev - che ha vinto le elezioni presidenziali in Ossezia del Sud con il 56,09% - ha detto di non essere sicuro che Babilov si sia consultato con Mosca prima di prendere la sua decisione.

Il valore dell'Ossezia del Sud
Ieri l'ex leader Anatoly Bibilov ha fissato il 17 luglio come data per lo svolgimento del voto. «Anatoly Bibilov ha firmato un decreto sullo svolgimento di un referendum nella Repubblica dell' Ossezia del Sud», ha affermato il suo ufficio in una nota, citando «l'aspirazione storica» del suo popolo ad unirsi alla Russia. Già nel 2016 l’allora presidente Leonid Tibilov aveva lanciato la proposta di un referendum, che poi però non si è mai tenuto. Nonostante questo l'Ossezia del Sud è una regione separatista dal 2008: il primo conflitto risale al 1991 e causò oltre mille morti, il secondo nel 2008. In quest'ultimo l'8 settembre viene firmato un accordo fra Sarkozy, presidente di turno dell'Unione europea, e Medvedev, presidente russo, che prevedeva l'impegno russo di ritirarsi dalla città di Poti entro una settimana e dal resto della "zona cuscinetto" entro un mese; e il passaggio della zona cuscinetto sotto il controllo di osservatori UE (EUMM) e non dell'esercito georgiano.


Il nuovo Donbass?
Con una nota la Farnesina ha comunicato che «In relazione alle cosiddette “elezioni presidenziali” svoltesi nella regione georgiana della Ossezia del Sud, l’Italia ribadisce il suo convinto e fermo sostegno all’integrità territoriale e alla sovranità della Georgia entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti e disconosce qualsiasi atto contrario a tali principi, rinnovando il suo incoraggiamento ad un percorso negoziale verso una soluzione sostenibile a favore della pace, della stabilità e dello sviluppo della regione caucasica nel suo complesso». Praticamente impossibile che la Russia accetti passivamente l’adesione alla Nato della Georgia, e proprio le due regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia potrebbero rappresentare il nuovo Donbass per Vladimir Putin.

Quelle scosse che spaventano Firenze: la terra trema 210 volte in 10 giorni

@ - Dal 3 maggio vi è una parte di Toscana dove si susseguono scosse sismiche che fanno tremare Firenze e il Chianti. Nella tarda serata di giovedì scorso, alle 23.12, ne è arrivata una di magnitudo 3.7. 


La prima era arrivata il 3 maggio, e in molti avevano sperato fosse isolata, invece da quel giorno le scosse si sono susseguite e la terra continua a tremare, con l’epicentro che si trova ai margini settentrionali del Chianti, nella località del Ferrone, a metà strada tra Impruneta e San Casciano. In due comuni poco lontani dall’epicentro molti abitanti sono scesi in strada ancora in pigiama. Fortunatamente non si sono registrati danni a case o persone, solo tanta paura e qualche crepa nei muri delle case più vecchie. Tanti hanno però deciso di non fare ritorno nella propria abitazione, preferendo dormire in auto. Fino a ieri i ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia avevano registrato negli ultimi dieci giorni più di duecento movimenti tellurici, attraverso il costante monitoraggio della situazione con tre sismografi che controllano in particolare il Chianti.

Continue scosse sismiche a Firenze e nel Chianti
Come riportato da Il Resto del Carlino, Gilberto Saccorotti, uno dei ricercatori dell'Ingv della sezione di Pisa ha parlato di “una faglia sicuramente d'interesse”, spiegando che ancora non si ha una immagine chiara sulla sua estensione, ma che potrebbe non trattarsi della stessa faglia che ha originato il terremoto del 1895. Durante quella scossa di magnitudo 5.4 della scala Richter, arrivata il 18 maggio alle ore 20:55, morirono tre persone nelle campagne e vi furono alcuni crolli. Secondo lo studioso“potrebbe piuttosto trattarsi della faglia che ha originato un altro movimento tellurico, successo negli anni Cinquanta e praticamente dimenticato”. Stiamo parlando del 25 marzo del 1959, quando una violenta scossa terrificò i fiorentini e anche il direttore dell'Osservatorio Ximeniano di Firenze, padre Coppedé, che dichiarò che l'epicentro si trovava a circa una ventina di chilometri dal capoluogo, in direzione sud ovest verso San Casciano. Nella serata di giovedì 12 maggio, subito dopo la scossa in soli dieci minuti sono arrivate 220 chiamate al 112, entro la mezzanotte, dopo una quarantina di minuti erano già 350, come ha scritto in un Tweet il sindaco di Firenze e della città metropolitana Dario Nardella.

In una intervista a Repubblica, Carlo Meletti, direttore della sezione di Pisa dell'Invg, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha spiegato che è in corso una sequenza della quale ancora non si sa la durata. Tutto dipenderà da quanta energia deve ancora fuoriuscire dalla faglia. In soli 10 giorni ci sono state 210 scosse, di cui quattro sopra magnitudo 3. Melelli ha sottolineato che Firenze è situata tra il Mugello a Nord, che è molto sismico, e il Chianti a Sud. L’esperto ha poi ricordato che nel 1919 è partito dal Mugello un terremoto distruttivo di magnitudo di 6.4, e che nel 1895 c’era invece stato un sisma stimato del 5.5 proprio nella zona dove sono registrati adesso gli epicentri. Come ha però precisato non si tratta di uno sciame sismico, che si verifica invece quando ci sono scosse tutte della stessa magnitudo, mentre in questo caso sono diverse. Meletti ha quindi assicurato che “ci saranno sicuramente altre scosse. Quanto forti non lo possiamo affermare perché non sappiamo quanta energia deve ancora liberare la faglia. Certo, non si può escludere che arrivino scosse più violente di quelle registrate fin qui ma, nel breve periodo, non siamo in grado di dire qual è la probabilità che questo accada".

L'allarme
Il fatto che vi siano tante scosse non significa purtroppo che non arriverà un sisma particolarmente forte. Questo era avvenuto all’Aquila, dove dopo tre mesi di scosse è arrivata quella violenta. “Più la faglia è grande, maggiore è la magnitudo che può rilasciare in una volta: questa è la regola. In Italia centrale, vicino ad Amatrice, c’è una faglia di 40-50 chilometri. Quella del Chianti è una di una decina di chilometri. Quindi teoricamente è in grado di provocare terremoti meno potenti. Il punto, però, è che una faglia può rompersi tutta in una volta o in più volte, e questo cambia le carte in tavola dal punto di vista della potenza sviluppata”, ha spiegato il direttore. Solitamente i danni seri vengono provocati da scosse di magnitudo 5 in su, ma in Italia ci possono essere seri danni anche con un valore di 4.5, dato che alcune abitazioni sono vecchie o comunque non in sicurezza. I giapponesi iniziano a preoccuparsi quando il valore supera il 6, visto che la maggior parte degli edifici sono nuovi e sicuri.

I cittadini seguono molto Ingv sui social, basti pensare che dopo l’ultima scossa, quella di giovedì notte, in pochissimi minuti sono arrivati oltre 200 commenti. C’è anche un servizio online, ‘Hai sentito il terremoto?’, che serve all’Istituto per avere informazioni utili ad assegnare l’intensità a ogni sisma. In questo modo è possibile calcolare la scala Mercalli, che rende possibile il calcolo della potenza e degli effetti delle scosse in tutte le località vicine all’epicentro, anche se sono molto distanti. “Sempre per l’ultimo episodio in Mugello, hanno già compilato il questionario 2.200 persone. E così abbiamo saputo, ad esempio, che anche se aveva la stessa magnitudo della scossa del 3 maggio, cioè la prima, è stato sentito fino a Barga e in Versilia, cosa che nell’altra occasione non era avvenuta”, ha concluso Meletti.

martedì 10 maggio 2022

Covid, individuato "lucchetto" molecolare che blocca l’infezione

@ - Nel prossimo futuro il Covid-19 potrebbe fare molta meno paura rispetto ad oggi. E questo anche grazie ad nuovo ed importantissimo passo in avanti nella lotta contro il virus compiuto da un gruppo di ricerca dell'Università Cattolica di Lovanio, in Belgio.

© Fornito da Il Giornale

Il team ha identificato quello che può essere considerato come una sorta di "lucchetto" molecolare che, una volta chiuso, impedisce al virus SarsCoV2 di entrare nelle cellule e, quindi, di infettarle. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Nature Communications, potrebbero portare alla creazione di un farmaco specifico da somministrare in caso di infezione. Un medicinale che sarebbe potenzialmente efficace contro tutte le varianti del virus in quanto attacca il meccanismo che la proteina Spike utilizza per legarsi alle cellule bersaglio.

Tutte le cellule presentano, sulla loro superficie esterna, molecole di zuccheri. Queste sono come delle serrature che, seppur chiuse, non impediscono al virus di penetrare. SarsCoV2 possiede, infatti, le chiavi di questi "chiavistelli" e le utilizza per entrare all'interno delle cellule per dare il via all'infezione. Bloccare questo meccanismo significa, in sostanza, rendere il nemico invisibile molto meno pericoloso.

Lo studio ha permesso di identificare varianti di questi zuccheri, chiamati 9-O-acetilati, che si legano in maniera molto più forte rispetto agli altri alla proteina del virus. Appreso ciò, i ricercatori hanno pensato di sfruttare questa caratteristica per intrappolarlo. E per farlo hanno utilizzato questi particolari zuccheri come se fossero, appunto, "lucchetti". Le molecole, infatti, si legano in maniera così stretta alla proteina Spike da non permettere loro di legarsi a nient'altro. Ciò significa che il virus, quasi come se fosse bloccato, perde la sua capacità di entrare nelle cellule per infettarle.

Affinché avvenga ciò è fondamentale che l'interazione tra il virus e l'agente che lo blocca sia più forte di quella tra lo stesso virus e la cellula. Gli scienziati hanno dimostrato che strutture multivalenti, chiamati anche glicocluster, con più acidi sialici 9-O-acetilati sulla loro superficie sono in grado di bloccare sia il legame che l'infezione da SARS-CoV-2.
A quel punto il destino del virus è segnato: la sua fine giunge in un intervallo di tempo che va da una a cinque ore. La scoperta compiuta da UC Louvain ha il vantaggio di agire sul virus, indipendentemente dalle mutazioni. Il team di ricerca effettuerà test sui topi. Se non ci saranno imprevisti, i risultati dovrebbero essere presto disponibili. La scoperta potrebbe portare allo sviluppo di un antivirale a base di questi zuccheri, somministrato per aerosol, in caso di infezione o contatto ad alto rischio. E ciò significa dire addio all'incubo Covid che ha sconvolto la nostra vita negli ultimi due anni.

domenica 8 maggio 2022

De Benedetti: “La Nato ora non ha più senso”

@ - L’imprenditore ed editore Carlo De Benedetti ha parlato della guerra in Ucraina, criticando l’operato della Nato.


La guerra in Ucraina è un argomento estremamente dibattuto, con moltissime figure di spicco della politica italiana – e non solo – che hanno preso parte al dibattito, schierandosi da una parte o dall’altra in merito agli argomenti più caldi. L’embargo al gas russo, l’invio di armi in Ucraina, l’andamento dei negoziati, la gestione dei profughi ucraini. Questi sono solo alcuni dei temi del dibattito, affrontati anche dall’imprenditore ed editore Carlo De Benedetti in un’intervista per il Corriere della Sera.

Le dichiarazioni dell’editore
Stando alle parole di De Benedetti, la priorità assoluta della Nato dev’essere la seguente: “fermare la guerra”. Perché? Per l’editore, “una guerra che si sovrappone a una recessione molto severa, come quella cui stiamo andando incontro, è assurda, senza senso. Le conseguenze sarebbero catastrofiche“. Ovvero,carestia e fame in Nord Africa e in larga parte dell’Africa australe. Costretti a scegliere tra morire di fame e rischiare di morire in mare, gli africani rischieranno di morire in mare. Altro che 500 al giorno; arriveranno a decine, a centinaia di migliaia”.

De Benedetti ha anche parlato di Putin in modo critico.Io parto da due pietre miliari. La prima: non giustifico Putin; lo detesto. Putin è un criminale e un ladro, che con altri trenta ladri ha rubato la Russia ai russi. La seconda: sono e sarò eternamente grato agli angloamericani per averci liberati dal nazifascismo. Ma oggi noi europei non abbiamo alcun interesse a fare la guerra a Putin”.

Rispetto al tema dell’invio di armi all’Ucraina, De Benedetti si dichiara contrario. Queste le sue parole. Biden ha fatto approvare al Congresso un pacchetto di aiuti da 33 miliardi di dollari, di cui 20 in armi: una cifra enorme, per un Paese come l’Ucraina. Questo significa che gli Stati Uniti si preparano a una guerra lunga, anche di un anno. Per noi sarebbe un disastro.

De Benedetti è anche critico nei confronti della Nato: La Nato è sorta in un contesto completamente diverso: non esisteva l’Unione Europea; non era sulla scena la Cina. Dobbiamo essere grati alla Nato per il ruolo svolto durante la Guerra fredda; ma ora non ha più senso. La Corea del Sud chiede di entrare nella Nato: ma cosa c’entra con l’Alleanza atlantica?”. La soluzione, per l’imprenditore, sarebbe la seguente: “Serve un esercito europeo. E siccome per avere una forza di difesa occorrono dieci anni, bisogna prendere quella che già c’è. A questo punto, tanto vale che gli Stati Uniti escano dalla Nato, e che gli europei assumano la responsabilità della propria sicurezza”.

sabato 7 maggio 2022

Zelensky pronto all’accordo con la Russia (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

@Il presidente ucraino è disposto ad un accordo per tornare alla situazione prima dell’invasione. (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

Zelensky è intervenuto al think tank britannico, il Chatham House, dove ha aperto la possibilità ad un accordo con la Russia. Il presidente ucraino parla di un ritorno ad una situazione pre invasione russa, quindi senza la Crimea. Inoltre, Zelensky si sofferma su ciò che sta accadendo a Mariupol e all’assedio dell’acciaieria Azovstal. “Non è un’operazione militare, questa è una torturaannuncia disperato (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

Il presidente accusa l’esercito russo di aver avuto un “atteggiamento bestiale” perché più volte i soldati russi hanno bloccato i corridoi umanitari e hanno lasciato morire di fame e sete i civili rinchiusi nella città e nell’acciaieria. Poi accusa la propaganda e l’odio anti-ucraino alimentato e fomentato in queste operazioni trattando in un modo disumano i civili ucraini.

“Tanta disumanità e crudeltà, è il modo in cui l’esercito russo tratta le persone. La morte non viene causata dalla guerra. Qui le persone sono state torturate a morte. Questo è terrorismo e odio. Mariupol è stata devastata, l’intera città è distrutta” dichiara il presidente Zelensky scagliando la sua ira sulle azioni commesse dai russi nella città martire del conflitto. (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

Volodymyr Zelensky

Zelensky: “Non tutti i ponti sono stati distrutti
Inoltre il presidente ucraino sottolinea che la Russia non si ritiene responsabile per questi crimini di guerra per via della loro potenza data dall’arsenale nucleare. Una propaganda basata sull’odio che ha fomentato a tal punto da commettere tutto ciò. Questo va addirittura oltre la guerra e i suoi effetti.

Ma non tutte le porte sono chiuse per Zelensky riguardo ad un possibile accordo. Kiev dichiara la possibilità di negoziati nel momento in cui le truppe si ritirano dal suolo ucraino. Questo è un prerequisito per i colloqui, solo in quell situazione potremmo iniziare a discutere normalmentedice Zelensky. La situazione in questione è quella pre-invasione, necessaria per Kiev per ritornare a parlare civilmente. (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

Secondo quanto emerge dalle parole del presidente ucraino quindi, sarebbe disposto a lasciar perdere la Crimea. La regione era stata annessa nel 2014 alla Russia e quindi all’alba dell’invasione del 24 febbraio di quest’anno, faceva parte già della Russia. Le intenzioni di Zelensky sono chiare e fa ben sperare chenon tutti i ponti sono ancora distruttia livello diplomatico. (!!!!...............nostre considerazioni .....???)

martedì 3 maggio 2022

Salvini vuole partire per Mosca ma Giorgetti lo frena (si richiede un commento !!! ???)

@ - Il leader della Lega è pronto a partire per Mosca ma la sua idea viene smontata dal ministro Giorgetti.


In un’intervista Matteo Salvini ha dichiarato di essere pronto a partire per Mosca “anche domani mattina se può servire alla pace”. Un’iperbole probabilmente o un piano futuro. In ogni caso il ministro dello Sviluppo economico leghista Giorgetti ha ridimensionato qualsiasi velleità del segretario per una missione russa in questo momento.

Io credo che Salvini sia animato da sincere intenzioni e aneliti pacifisti. Non mi risulta che ci sia un viaggio in programma a Moscadichiara Giorgetti.Credo che le relazioni diplomatiche internazionali in una situazione come questa richiedano grande prudenza soprattutto devono essere coordinate con il governo che la Lega sostiene. Penso che si chiarirà questa dichiarazione di Salvini perché è da valutare con grande prudenzamette in chiaro il ministro leghista.

Giorgetti ha risposto ad una domanda sull’eventualità che il leader della Lega possa intraprendere realmente un viaggio in Russia. Il ministro ha chiarito che per un’ipotesi concreta di questo tipo c’è da discuterne ampiamente con il governo e le valutazioni della diplomazia.

Bisogna coordinarsi con il governo
La notizia dopo la sua dichiarazione aveva preso piede perché alcuni organi di stampa avevano rincarato la dose dicendo che Salvini aveva chiesto il visto alle autorità russe. Stamattina il leader della Lega ha placato la situazione precisando: “Nessun visto richiesto o missione organizzata. L’obiettivo di arrivare alla pace a qualunque costo e incontrando tutti come ribadito oggi dal Santo Padre rimane per me una priorità. Un rinnovato accordo fra Russia, Ucraina, Europa e Stati Uniti deve essere il traguardo di tutti.

Prima di intraprendere qualsiasi viaggio il leader della Lega, o chiunque altro abbia le stesse velleità pacifiste, deve coordinarsi con il governo. Giorgetti quindi esorta Salvini a chiarire questa sua posizione riguardo ad un ipotetico viaggio a Mosca.