giovedì 6 maggio 2021

Due pescherecci italiani mitragliati dalla guardia costiera libica: ferito comandante dell' “Aliseo”

 @ Il peschereccio «Aliseo» della flotta di Mazara del Vallo, che era impegnato in una battuta al largo delle coste di Bengasi, è stato mitragliato da una motovedetta militare libica. I colpi d'arma da fuoco hanno ferito il comandante, Giuseppe Giacalone. Lo ha confermato all'ANSA il figlio Alessandro, aggiungendo che al momento non conosce le condizioni del padre.

«Non sappiamo niente, non abbiamo notizie. Siamo preoccupati». A parlare con l'Adnkronos è Alessandro Giacalone, il figlio del comandante del peschereccio Aliseo, rimasto ferito dagli spari della Guardia costiera libica. A Mazara del Vallo sono momenti concitati in questo momento. Le notizie che arrivano sono piuttosto frammentarie.

A quanto apprende l'Adnkronos, personale della Guardia costiera libica sarebbe salito a bordo dell'Aliseo, il motopesca italiano il cui comandante è rimasto ferito dai colpi di avvertimento sparati da una motovedetta di Tripoli circa 75 miglia a nord est di Tripoli. La situazione che si è creata impedisce di fatto l'evacuazione del marinaio ferito, che avrebbe dovuto trovare soccorso su Nave Libeccio della Marina Militare.

La motovedetta militare libica avrebbe sparato anche contro il peschereccio "Artemide".

La nota della Marina militare italiana
La fregata Libeccio della Marina militare, impegnata nell'Operazione Mare Sicuro, «è intervenuta nelle prime ore pomeridiane di oggi in assistenza ad un gruppo di 3 pescherecci italiani (Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo) intenti in attività di pesca nelle acque della Tripolitania all'interno della zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture» ad alto rischio «(a circa 35 miglia nautiche dalla costa libica, a nord della città di Al Khums)». È la Marina militare a sottolineare, in una nota, che «l'intervento si è reso necessario per la presenza di una motovedetta della Guardia Costiera libica in rapido avvicinamento ai motopesca italiani». Nave Libeccio, che al momento della segnalazione «si trovava a circa 60 miglia dalla scena d'azione, ha diretto verso i motopesca alla massima velocità ed ha mandato in volo l'elicottero di bordo, il quale giunto in area ha preso contatto radio con il personale della motovedetta. Per verificare la situazione, è stato inoltre immediatamente dirottato in zona un velivolo da ricognizione della Marina Militare P-72, il quale riporta d'aver assistito ad alcuni colpi d'arma da fuoco di avvertimento da parte della motovedetta libica. La fregata Libeccio, giunta in prossimità dei motopesca, ha ricevuto notizia della presenza di un marittimo del motopesca Aliseo ferito ad un braccio. L'azione -precisano dalla Marina militare- è tuttora in corso e dell'evoluzione della situazione è stato dato costante aggiornamento al Ministro della Difesa, onorevole Lorenzo Guerini».

Brexit, è “guerra” tra Regno Unito e Francia: navi militari nella Manica

@ - ll premier britannico Johnson ha inviato due motovedette della Royal Navy per proteggere l’isola di Jersey da un blocco marittimo minacciato dai pescatori francesi.


Il premier britannico Boris Johnson ha inviato due motovedette della Royal Navy per proteggere l'isola di Jersey da un paventato blocco navale dei pescherecci francesi, in un'escalation di una disputa sull'accesso post-Brexit alle acque intorno all'isola della Manica a 20 chilometri dalla Normandia: lo scrive il Guardian.


Isola di Jersey, i pescatori francesi minacciano un blocco marittimo: 

Boris Johnson invia la Marina
La mossa segue i colloqui della scorsa serata tra il premier e il capo ministro della dipendenza della corona britannica, John Le Fondré, che aveva avvertito Downing Street di imminenti movimenti dei pescherecci francesi per tagliar fuori il porto principale dell'isola. Il governo di Jersey si era già risentito dei commenti di ieri del ministro francese per gli affari marittimi, Annick Girardin, che aveva avvertito che la fornitura di elettricità dell'isola potrebbe essere interrotta come ritorsione per la mancanza di accesso della flotta da pesca francese alle sue acque.

Come risposta, il presidente Macron ha deciso di spedire due motovedette della flotta di Parigi.
«Le nuove condizioni che limitano le attività dei pescherecci europei nelle acque britanniche imposte dal Regno Unito non rispettano le disposizioni dell'accordo post Brexit sulla pesc», è intervenuto nella disputa un portavoce della Commisione Ue. «Fino a quando non avremo ricevuto ulteriori giustificazioni dalle autorità britanniche, riteniamo che non debbano essere applicate».

Papa Francesco, stop a catechista fai-da-te, sarà servizio "ufficiale"

@ - La Lettera Apostolica di Papa Francesco 'Antiquum ministerium' istituirà il ministero di catechista che non sarà più un semplice incarico.

Il Papa istituisce il "ministero" del catechista. Così come gli altri servizi ufficiali della Chiesa, dal presbiterato al diaconato, dall'accolitato al lettorato, anche chi è chiamato alla preparazione dei sacramenti in parrocchia, svolgerà un compito 'ufficiale'. La Lettera Apostolica in forma di "Motu proprio" di Papa Francesco 'Antiquum ministerium' con la quale si istituisce il ministero di catechista sarà presentata alla stampa l'11 maggio. Sinora, a norma del codice del diritto canonico, si trattava di un semplice "incarico" affidato dal parroco a un altro chierico, a un religioso o a un laico uomo o donna. Papa Francesco ha già introdotto di recente una novità elevando quello del lettorato (l'annuncio della parola di Dio) e dell'accolitato (la distribuzione dell'eucaristia) da "ordini minori" a "ministeri istituiti" (altro sono gli ordini sacri): "Offrire ai laici di entrambi i sessi la possibilità di accedere al ministero dell'Accolitato e del Lettorato, in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale, incrementerà il riconoscimento, anche attraverso un atto liturgico (istituzione), del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa", recitava lo scorso gennaio la lettera apostolica "Spiritus Domini" in forma di motu proprio. Ora la sala stampa della Santa Sede rende noto che martedì prossimo, 11 maggio, verrà pubblicato un nuovo motu proprio di Francesco, "Antiquum ministerium", "con il quale si istituisce il ministero di catechista". A presentare il documento saranno mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, e l'ex vescovo tedesco di Limburgo, Franz-Peter Tebartz-van Elst, ora delegato per la Catechesi dello stesso dicastero vaticano.

mercoledì 5 maggio 2021

Ue sospende accordo con Cina, "ambiente sfavorevole"

@ La Commissione europea fa un passo indietro e sospende gli sforzi per ottenere l'approvazione del super accordo di investimenti siglati con la Cina alla fine dello scorso anno. 

A dare la notizia è il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, incaricato proprio dell'approvazione del tanto contestato accordo. "Ora, in un certo senso, abbiamo sospeso le attività di sensibilizzazione politica da parte della Commissione europea", ha spiegato Dombrovkis in un'intervista ad Afp. "E' chiaro che nella situazione attuale con le sanzioni dell'Ue in vigore contro la Cina e contro-sanzioni cinesi in atto, anche contro i membri del Parlamento europeo, l'ambiente non è favorevole alla ratifica dell'accordo", ha aggiunto. Il tentativo di ratificare l'accordo "dipenderà davvero da come si evolveranno le relazioni più ampie tra l'Unione e la Cina", ha sottolineato l'ex premier lettone. Con lo stupore di molti, l'Unione europea e la Cina a fine dicembre aveva approvato un importante patto di investimenti, concludendo sette anni di laboriosi negoziati grazie a una spinta finale da parte della Germania. Il patto era stato sponsorizzato come un'apertura tanto necessaria all'economia cinese da tempo chiusa alle aziende europee, ma era certo che avrebbe affrontato una difficile ratifica tra i 27 Stati membri e il Parlamento europeo. I dinieghi si stavano già accumulando. A marzo, inoltre, Bruxelles ha sanzionato quattro funzionari cinesi per violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. Pechino ha immediatamente risposto sanzionando politici, studiosi e gruppi di ricerca europei. In questo quadro, la Commissione presenterà domani la sua proposta per bloccare eventuali scalate da società estere - ovviamente in primis cinesi seppur senza fare riferimento diretto - ai danni delle aziende europee. Non solo, l'esecutivo europeo si impegnerà anche a fare in modo che le società extra-Ue non siano in alcun modo avvantaggiate dai loro Stati alimentando cos' una concorrenza sleale nei confronti delle aziende dei Ventisette.

Trump sfida Facebook e Twitter e lancia la sua piattaforma

@ - Per comunicare direttamente con i fan dopo il bando dai social.


Donald Trump lancia la sua piattaforma social dopo essere stato bandito da Twitter e Facebook. D'ora in poi i sostenitori potranno comunicare con l'ex presidente ed essere informati in tempo reale sulle sue posizioni e attività tramite il sito chiamato 'From the Desk of Donald J. Trump', dove saranno caricati anche video e comunicati.
I supporter, una volta creato un account, potranno ricevere notifiche ogni volta che Trump posta un messaggio, con una modalità simile a quanto accade con altri social media. Presente anche un tasto con cui poter condividere i messaggi di Trump su Facebook e Twitter.

Trump è stato estromesso da Facebook e Twitter, che che hanno cancellato il suo account dopo i sanguinosi fatti dello scorso 6 gennaio, quando i sostenitori dell'ex presidente hanno assaltato la sede del Congresso americano. Un'azione che, per molti, è stata istigata da Trump che poco prima aveva tenuto un comizio di fuoco. Per questo l'ex presidente è stato sottoposto a un secondo impeachment dal quale però è stato ancora una volta assolto. Una decisione dei vertici di Facebook è poi attesa nelle prossime ore: dovranno stabilire se riammettere Trump sulla propria piattaforma o prolungare il divieto. Twitter ha invece indicato finora come il suo bando nei confronti dell'ex presidente sia permanente.

Green pass Italia ed europeo: come funziona e come ottenere il passaporto vaccinale

@ - Dal 15 maggio il National green pass per entrare e muoversi in Italia. Le differenze con il pass europeo.

Roma, 5 maggio 2021 - Il pass verde (qui la video scheda) - il lasciapassare cioè per muoversi tra le regioni in Italia e tra gli Stati europei - è in dirittura d'arrivo. Ma ancora ci sono molti dubbi sulla sua declinazione concreta. Quando entrerà in vigore? Che differenza c'è tra il pass verde nazionale e quello europeo? Cosa cambierà e da quando per i movimenti di turismo? Ecco una guida in base a quello che sappiamo finora.
Il Green pass nazionale

La sua istituzione dal 15 maggio l'ha annunciata ieri (martedì) il premier Mario Draghi al G20. Quel giorno scadrà (e non sarà rinnovata) l'ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che ha imposto la quarantena di 5 giorni per chi (straniero oitaliano che sia) entra in Italia da un Paese dell'Ue (per gli altri Paesi il termine è di 14 giorni).



Chi entra in Italia (lo straniero che arriva per turismo o l'italiano che vi fa rientro) dopo il 15 maggio potrà entrare e circolare liberamente se in possesso appunto della carta verde: una certificazione che dovrà attestare l'avvenuta vaccinazione (con uno dei vaccini attualmente ammessi dall'Ema: Pfizer, Moderma, AstraZeneca e Johnson & Johnosn), l'effettuazione di un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti o l'avvenuta guarigione dal Covid da non più di sei mesi. Sono in pratica le stesse condizioni per gli spostamenti tra regioni previste dal decreto entrato in vigore il 26 aprile. Ma in concreto come funzionerà? I tecnici sono al lavoro per un pass digitale, ma è probabile che dal 15 maggio basti una semplice certificazione rilasciata dalle autorità sanitarie di riferimento che attesti l'esistenza di una delle tre condizioni.

La certificazione sarà anche necessaria per partecipare gli eventi sportivi o agli spettacoli nei quali sono previsti numeririlevanti di spettatori enei quali non può essere garantito il distanziamento.
I criteri

I tecnici sono anche lavoro per uniformare per quanto possibile i requisiti richiesti: ad esempio il periodo di validità che l'Italia ha fissato per il suo pass nazionale in 6 mesi o la tipologia del tampone ammessa: se solo molecolare o anche antigenico.
Il pass europeo

Diversa cosa è il Pass europeo che dovrebbe entrare in funzione verso metà giugno e che ha il medesimo scopo: far ripartire i movimenti all'interno della Ue in sicurezza, soprattutto in vista dell'estate. Il meccanismo dovrebbe esser cartaceo o digitale con un'app da scaricare sullo smartphone, nella quale saranno contenute le certificazioni richieste (le stesse: vaccinazione, guarigione o test negativo). Il Parlamento europeo è al lavoro per dirimere molti nodi: primo fra tutti quello della privacy da garantire. Poi è stata avanzata la richiesta di test gratuiti per evitare discriminazione e di estendere il pass anche a Paesi extra Ue come ad esempio Israele o Svizzera. Lunedì, prossimo comincerà la sperimentazione della piattaforma digitale. C'è però un dettaglio fondamentale da sapere: i singoli Paesi potranno imporre comunque la quarantena a chi arriva nonostante il pass verde. L'Ue richiede solo che si tratti di misure proporzionate e non discriminatorie perché la sanità è materia di competenza dei singoli Stati.

mercoledì 28 aprile 2021

Francia, 7 ex terroristi arrestati su richiesta dell’Italia

@ - Sette ex terroristi, tra cui appartenenti alle Brigate Rosse e un ex militante di Lotta Continua, sono stati arrestati in Francia; 3 sono in fuga. Sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni ‘70 e ‘80.


(Nella foto Roberta Cappelli, Marina Petrella e Giorgio Pietrostefani)

Sette condannati per episodi di terrorismo, tra cui appartenenti a Brigate Rosse, Nuclei armati contropotere territoriale e un ex militante di Lotta Continua, sono stati arrestati stamani in Francia su richiesta dell’Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. L’annuncio è stato dato dall’Eliseo. I dieci sono accusati di omicidi e altri fatti di sangue, risalenti agli anni ‘70 e ‘80.

Gli ex brigatisti arrestati sono Marina Petrella, Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Giorgio Pietrostefani, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti.

Quelli ancora in fuga sono Raffaele Ventura, Maurizio Di Marzio e Luigi Bergamin.

BRIGATE ROSSE: GLI APPROFONDIMENTI DAL NOSTRO ARCHIVIO
La telefonata Draghi-Macron e la «dottrina Mitterrand»
Il 9 aprile scorso la ministra della Giustizia italiana, Marta Cartabia, ha incontrato Eric Dupond-Moretti, suo omologo francese, e ha chiesto ufficialmente la consegna dei terroristi, per alcuni dei quali scatterebbe a breve la prescrizione della pena. Uno di questi è Di Marzio, tra i non arrestati nell’operazione di stamattina.

All’incontro Dupond-Moretti-Cartabia sarebbe seguito un contatto telefonico tra il premier italiano Mario Draghi e il presidente francese Emmanuel Macron, nel quale Draghi ha confermato l’importanza della questione per il governo italiano.

Secondo quanto dichiarato dalla presidenza della Repubblica francese, la decisione di Macron «si colloca strettamente nella logica della “dottrina Mitterrand” di accordare l’asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue».

La compilazione della lista dei 10 nomi è il frutto «di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi — sottolinea l’Eliseo — che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi».

I terroristi arrestati
Le autorità di polizia francese e italiana hanno diffuso una nota che dettaglia i profili degli ex terroristi arrestati.

Cinque di loro sono ex membri delle Brigate rosse. Giovanni Alimonti, nato a Roma nel 1955, deve ancora scontare 11 anni e mezzo di carcere e 4 anni di libertà vigilata; tra i delitti per cui è condannato c’è il tentato omicidio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone. Enzo Calvitti, nato a Mafalda, anche lui classe 1955, deve scontare 18 anni e 7 mesi di carcere e 4 anni di libertà vigilata. Roberta Cappelli, romana, anche lei classe 1955, è condannata all’ergastolo per gli omicidi del generale Galvaligi, dell’agente di polizia Michele Granato, del vice questore Sebastiano Vinci e dei ferimenti di Domenico Gallucci e di Nicola Simone. Marina Petrella, romana, classe 1954, è condannata all’ergastolo per l’omicidio del generale Galvaligi, il sequestro del giudice D’Urso, l’attentato a Nicola Simone, il sequestro dell’Assessore Ciro Cirillo (per il quale furono uccisi due operatori di scorta). Sergio Tornaghi, milanese, 1958, è condannato all’ergastolo: tra i reati che gli sono contestati, l’omicidio del direttore generale della Ercole Marelli.

Giorgio Pietrostefani, classe 1943, militante di Lotta continua, deve scontare 14 anni e 2 mesi di carcere per l’omicidio del commissario Calabresi.

Narciso Manenti, del 1957, apparteneva ai Nuclei armati contropotere territoriale. Condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri, deve scontare altri anni di reclusione per ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi, associazione sovversiva.

lunedì 26 aprile 2021

Recovery plan, Draghi: “Non sono solo numeri, dentro ci sono le vite degli italiani. Io ho fiducia nel mio popolo”

@Recovery Plan, le comunicazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi in Parlamento prima della trasmissione del testo a Bruxelles.


Il Presidente del Consiglio Mario Draghi interviene in Parlamento per le comunicazioni sul Recovery Plan in vista della trasmissione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a Bruxelles. Il piano è stato approvato in Cdm nella serata di sabato 24 aprile dopo una giornata di confronti, tensioni e chiarimenti. Il risultato è un Piano nazionale che risponde ai criteri del premier Draghi e del ministro Franco senza tuttavia escludere quelle che sono le voci politiche, con i partiti che ovviamente vogliono dire la loro.

Recovery plan, le comunicazioni di Mario Draghi
Il testo del Pnrr è stato trasmesso al Parlamento nella giornata del 25 aprile, alla vigilia delle comunicazioni del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Dopo il passaggio alla Camera e al Senato, il Recovery plan italiano sarà trasmesso a Bruxelles per l’approvazione definitiva e l’assegnazione dei fondi.

Come nella premessa al testo del Pnrr, Mario Draghi punta tutto sulla straordinarietà del momento e del piano, un crocevia fondamentale per il futuro del Paese. Un treno che passa una sola volta e che non si può perdere. E che poi si dovrà far viaggiare in perfetto orario. Il Recovery plan sarà il perno della politica italiana dei prossimi anni. Tutto dipenderà da questo piano, a prescindere dal colore dei governi che si susseguiranno. E anche per questo motivo forze politiche tanto distanti tra loro hanno deciso di sostenere il governo Draghi. Per dare un contributo, per mettere qualcosa di proprio.

Sbaglieremmo a pensare che il Piano sia solo un insieme di progetti. Metteteci dentro le vite degli italiani, dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno. Le aspirazioni delle famiglie, le rivendicazioni di chi non ha un lavoro o lo ha perso. L’ansia dei territori svantaggiati. La consapevolezza che l’ambiente deve essere rispettato. Il futuro del Paese, la sua credibilità. Non è una questione di reddito, è una questione di valori civili”, esordisce il premier.

Miopi visioni diparte e ritardi peseranno direttamente sulle nostre vite, e forse non si potrà porvi rimedio […], prosegue il Presidente del Consiglio presentando il Piano.


Gli obiettivi del Piano
Il Piano ha tre obiettivi principali. Il primo, con un orizzonte temporale ravvicinato, risiede nel riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica. La pandemia ci ha colpito più dei nostri vicini europei. Abbiamo raggiunto il numero di quasi 120.000 morti per il Covid-19, a cui si aggiungono i tanti mai registrati. Nel 2020 il PIL è caduto dell’8,9 per cento, l’occupazione è scesa del 2,8 per cento, ma il crollo delle ore lavorate è stato dell’11 per cento, il che dà la misura della gravità della crisi. I giovani e le donne hanno sofferto un calo di occupazione molto superiore alla media, particolarmente nel caso dei giovani nella fascia di età 15-24 anni. Le misure di sostegno all’occupazione e ai redditi dei lavoratori hanno notevolmente attutito l’impatto sociale della pandemia. Tuttavia questo si è sentito soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7 per cento, per poi aumentare a poco meno del 10 per cento nel 2020. Ancora una volta ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani e ancora una volta soprattutto nel Mezzogiorno. Con una prospettiva più di medio-lungo termine, il Piano affronta alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso a una compiuta transizione ecologica”.

Le riforme e gli obiettivi
Le riforme consentono di superare problemi strutturali che hanno bloccato la crescita negli ultimi anni. Le missioni del piano sono sei. I progetti mirano a colmare disparità tra Mezzogiorno e Centro-Nord, colmare diseguaglianze di genere e divario generazionale“.

La governance
La governance è fondata su diversi livelli. La gestione delle risorse è di competenza dei Ministeri e delle autorità locali. Le funzioni di monitoraggio e i contatti con la Commissione sono affidate al Mef. Infine è prevista una cabina di regia presso Palazzo Chigi. Regioni ed enti locali avranno un ruolo centrale nell’attuazione del piano”.

Le missioni
La prima Missione riguarda i temi della Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura. Nel complesso, le risorse destinate a questa Missione sono quasi 50 miliardi, di cui 41 finanziate con il Dispositivo Europeo e 8,5 con il Piano complementare nazionale, pari al 27% delle risorse totali del Piano. L’obiettivo principale è promuovere e sostenere la trasformazione digitale e l’innovazione del sistema produttivo del Paese. Abbiamo scelto di investire nella crescita dimensionale delle nostre imprese e in filiere ad alta tecnologia. È facile quando si parla di digitale, parlare di fibra, di cloud, di 5G, di identità digitale, di telemedicina e delle molte altre tecnologie sulle quali proponiamo di investire. In realtà dobbiamo ricordare per cosa la trasformazione digitale è essenziale per il nostro Paese. Noi vogliamo che dal 2027 le nostre ragazze e ragazzi possano avere accesso alle migliori esperienze educative, ovunque esse siano in Italia. Vogliamo che i nostri imprenditori, piccoli e grandi, possano lanciare e far crescere le loro attività rapidamente e efficientemente. Vogliamo permettere alle donne imprenditrici di realizzare i loro progetti. Vogliamo che i lavoratori e le lavoratrici continuino ad acquisire le competenze per le professioni di oggi e di domani. Vogliamo che le persone più sole o vulnerabili possano esser assistite dagli operatori sanitari, dai volontari e dai loro famigliari nel miglior e più tempestivo modo possibile. Vogliamo che le pubbliche amministrazioni e i loro servizi siano accessibili senza ostacoli, senza costi e senza inutile spreco di tempo. Vogliamo insomma accelerare l’adozione della tecnologia – nel pubblico, nel privato e nelle famiglie – per dare alla fine del quinquennio 2021-26 eque opportunità a tutti. In particolare a giovani, lo ripeto ancora, donne e a chi vive in territori meno connessi“.

La seconda Missione, denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, si occupa dei grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Essa è particolarmente importante per noi italiani perchè l’Italia è maggiormente esposta a rischi climatici rispetto ad altri Paesi, in parte per l’orografia, in parte per gli abusi, in parte per la delicatezza dell’ambiente. La missione migliora la sostenibilità del sistema economico e assicura una transizione equa e inclusiva verso una società a impatto ambientale pari a zero. La dotazione complessiva di questa missione è la più cospicua tra le 6 proposte (quasi 70 miliardi, di cui 60 finanziati con il Dispositivo europeo). Vi sono inoltre investimenti a supporto della transizione ecologica anche in altre Missioni. Questa prevede misure per migliorare la gestione dei rifiuti e per l’economia circolare, rafforza le infrastrutture per la raccolta differenziata, e ammoderna o sviluppa nuovi impianti di trattamento rifiuti”.

La Missione 3 dispone una serie di investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa. Nel complesso a questa finalità sono allocati oltre 31 miliardi. Gran parte delle risorse è destinata all’ammodernamento e al potenziamento della rete ferroviaria. Si prevede il completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità ed alta capacità (per una spesa stimata in 13,2 miliardi), l’integrazione fra questi e la rete ferroviaria regionale e la messa in sicurezza dell’intera rete. Vi sono poi interventi per la digitalizzazione del sistema della logistica, per migliorare la sicurezza di ponti e viadotti, e misure per innalzare la competitività, capacità e produttività dei porti italiani”.

La Missione 4, Istruzione e Ricerca, incide su fattori indispensabili per un’economia basata sulla conoscenza. Oltre ai loro risvolti benefici sulla crescita, tali fattori sono determinanti anche per l’inclusione e l’equità. I progetti proposti intendono rafforzare il sistema educativo lungo tutto il percorso di istruzione, sostenere la ricerca e favorire la sua integrazione con il sistema produttivo”.

La quinta Missione è destinata alle politiche attive del lavoro e della formazione, all’inclusione sociale e alla coesione territoriale. I fondi destinati a questi obiettivi superano nel complesso i 22 miliardi, ma ulteriori 7,3 miliardi di interventi beneficeranno delle risorse di REACT-EU. Sono previsti investimenti in attività di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Si prevede l’introduzione di una riforma organica e integrata in materia di politiche attive e formazione, nonché misure specifiche per favorire l’occupazione giovanile. Sono introdotte misure a sostegno dell’imprenditorialità femminile e un sistema di certificazione della parità di genere che accompagni e incentivi le imprese ad adottare politiche adeguate a ridurre il gap di genere”.

La Missione 6 riguarda la Salute, un settore critico, che ha affrontato sfide di portata storica nell’ultimo anno. La pandemia da Covid-19 ha confermato il valore universale della salute, la sua natura di bene pubblico fondamentale e la rilevanza macro-economica dei servizi sanitari pubblici. Le riforme e gli investimenti proposti con il Piano in quest’area hanno due obiettivi principali: rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio e modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario per garantire un equo accesso a cure efficaci“.
Il testo atteso a Bruxelles

Dopo il passaggio alla Camera e al Senato (26 e 27 aprile), il testo sarà trasmesso a Bruxelles per la valutazione e l’assegnazione della prima parte dei fondi. Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni, l’Ue avrebbe sollevato qualche interrogativo su alcuni aspetti del piano italiano, con Mario Draghi che avrebbe contattato telefonicamente Ursula von der Leyen chiedendo fiducia e rispetto per l’Italia.

domenica 25 aprile 2021

Covid, India record con 17 milioni di casi: corpi bruciati in strada. Speranza: «Ingresso vietato in Italia a chi è stato lì negli ultimi 14 giorni»

@ - L'India rimane il Paese con record di contagi da Covid-19. I quasi 17 milioni di casi continuano a far raggiungere al gigante asiatico cifre mai toccate dallo scorso anno: il conteggio oggi 16.960.172 casi con ben 349.691 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore e 2.767 decessi. È il quarto giorno consecutivo in cui si registrano oltre 300.000 casi in 24 ore, facendo salire il numero totale di morti a 192.311.

«Ho firmato una nuova ordinanza che vieta l'ingresso in Italia a chi negli ultimi 14 giorni è stato in India. I residenti in Italia potranno rientrare con tampone in partenza e all'arrivo e con obbligo di quarantena. Chiunque sia stato in India negli ultimi 14 giorni e si trovi già nel nostro Paese è tenuto a sottoporsi a tampone contattando i dipartimenti di prevenzione». Lo annuncia su Fb il ministro della Salute, Roberto Speranza.

HO FIRMATO UNA NUOVA ORDINANZA CHE VIETA L’INGRESSO IN ITALIA A CHI NEGLI ULTIMI 14 GIORNI È STATO IN INDIA. I RESIDENTI...


Nella capitale New Delhi muore una persona ogni quattro minuti ed è un dramma anche la sepoltura, tanto che molti corpi vengono bruciati in strada. Secondo le autorità, ci sono ancora un totale di 2.682.751 casi attivi nel paese, con 14.085.110 persone curate e dimesse dagli ospedali finora in tutto il paese, ma il governo federale continua ad escludere l'imposizione di un rigido lockdown per contenere il peggioramento della situazione.



Germania: da domani vietato l'ingresso da chi arriva dall'India
E per domani è atteso, secondo la Dpa che cita fonti governative, l'annuncio da parte della Germania di un ampio bando all'ingresso per le persone che hanno recentemente viaggiato in India, tra le preoccupazioni per il vertiginoso aumento dei casi di Covid-19 nel paese asiatico e la nuova variante indiana B.1.617, sotto osservazione anche da parte dell'Oms. Da ieri, la Germania ha registrato 25 casi della nuova variante a livello nazionale e, oltre all'India, anche Sud Africa e Brasile sono state classificate come zone colpite dal nuovo ceppo, e quindi ad alto rischio di infezione. Al divieto d'ingresso verranno fatte poche eccezioni, come per i cittadini tedeschi e gli stranieri con permesso di soggiorno. Dovranno tuttavia esibire un test negativo all'ingresso e rispettare un periodo di quarantena. Parlando ai giornalisti, il ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha detto che, «per non mettere a repentaglio la campagna di vaccinazione nazionale, dovranno essere notevolmente limitati anche i viaggi verso l'India». Il governo, riporta la Dpa, starebbe infatti valutando la possibilità di interrompere temporaneamente il traffico aereo, compresi alcuni voli indiretti.

sabato 24 aprile 2021

Papa Francesco, la telefonata: "Sono il Pontefice". Chi è quest'uomo, come ha reagito: pazzesco in Vaticano

@ - Don Marco Galante è cappellano agli ospedali riuniti Padova sud-Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia: dallo scorso novembre è impegnato nel reparto Covid, dove sostiene e incoraggia incessantemente i malati. Qualche tempo fa don Marco aveva scritto una lettera a Papa Francesco per condividere la preghiera e il sostegno che i malati hanno trovato nel momento di maggiore sofferenza. E il Pontefice ha risposto, spiazzando lo stesso cappellano: “Mercoledì mattina - ha raccontato - alle 11.37 ho ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto”. Che era quello del Vaticano.


Ero in canonica - ha ricostruito don Marco - e avevo appena terminato un collegamento di formazione con un gruppo di preti e mi preparavo a uscire per tornare in ospedale. Sento vibrare il telefono e vedo la scritta ‘sconosciuto’ sul display. Rispondo e mi sento dire: ‘Pronto, parlo con don Marco Galante? Sono Papa Francesco'. Mi è sfuggito un ‘oh mamma mia’, ma dall’altra parte mi sono sentito dire sorridendo ‘no, non sono la sua mamma, sono Papa Francesco’”. Superata l’emozione iniziale, la conversazione è poi andata avanti per circa quattro minuti.

Mi è sembrato un tempo surreale - ha raccontato il cappellano - mi tremavano le gambe e mi sentivo confuso interiormente. Ho ascoltato più che parlare. Papa Francesco mi ha detto di aver ricevuto la mia lettera e mi voleva ringraziare per quello che sto facendo a nome della Chiesa, che ha raccolto anche la fatica di fronte al dolore di tante persone e mi ha ricordato che è molto importante stare accanto a chi soffre”.



Video su questo argomento

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venerdì 23 aprile 2021

"Elisabetta non abdicherà e Carlo non sarà mai re. Dopo di lei, arriverà il regno di William"

@ - Gli esperti reali immaginano il futuro del regno britannico dopo la morte del principe Filippo.


Non è ancora tempo per Carlo e c’è chi dice non lo sarà mai. Con la morte di Filippo, la regina ha subito il più duro dei colpi, in una vita che già 26enne - l’età in cui è diventata monarca, dopo la scomparsa del padre Giorgio VI - l’ha investita di carichi difficili da portare. Ha superato lo scandalo di Diana, quello del figlio Andrea, la più recente tempesta scatenata dall’intervista rilasciata dal suo nipote preferito e dalla moglie Meghan. Elisabetta ha appena compiuto 95 anni, 73 dei quali trascorsi sposata all’uomo che l’ha supportata, mentre reggeva il peso della corona. Ora che lui non è più al suo fianco, qualcuno immagina possa decidere di porre fine al regno più lungo della storia britannica, per lasciare quella corona al suo primogenito. Ma gli esperti reali non hanno dubbi: Elisabetta non abdicherà e forse Carlo non sarà mai re.

Meghan e Harry hanno scatenato un incendio che sta cambiando il volto della Gran Bretagna e penso che la monarchia potrebbe modificare il suo approccio arcaico. L’opinione pubblica non apprezza Carlo, la Ditta potrebbe preferire che sia William a diventare re: è più giovane e amato”. L’opinione apparsa su Vanity Fair è di Anna Pasternak, autrice di libri che raccontano la storia dei Windsor. Come lei, sono in tanti a pensarla e da ben prima, in realtà, che i duchi di Sussex svelassero il dietro le quinte di un’istituzione che a detta loro ha peccato persino di razzismo.

Da un lato Carlo, il non voluto, incastrato in un matrimonio troppo affollato, che ha preferito Camilla all’amatissima principessa Diana. Dall’altro William, il responsabile, contrapposto al più scapestrato fratello Harry, circondato da una famiglia perfetta, affiancato da una donna che a ogni uscita pubblica sembra fare le prove da regina. Lo hanno scritto i quotidiani britannici - tra cui il Daily Mail - anche giudicando il suo comportamento durante il funerale di Filippo: “Ha confortato il principe Carlo, ha riunito William e Harry e ha donato tranquilla dignità alla cerimonia. Deve essere stata dura accettare quanto detto da Meghan e Harry durante l’intervista rilasciata ad Oprah Winfrey, ma lei ha voluto fare ciò che era meglio per la famiglia reale. Come la Regina, non serba rancore né cerca vendetta. Kate ha capito che la Regina ha bisogno di lei e di William ora più che mai”.

Di fatto, però, Carlo è già un “quasi re”. Sebbene il passaggio di consegne ufficiale non ci sia stato e non è detto che mai ci sarà, la regina da tempo ha ceduto la maggior parte delle sue mansioni al primogenito e al figlio William. Sono loro a sbrigare gran parte delle faccende che spetterebbero a Elisabetta, anche se lei resta il volto che rappresenta la monarchia, il brand a cui sarà difficile rinunciare quando non ci sarà più. La famiglia di Kate e William potrebbe garantire un alto gradimento nei confronti della monarchia, come altrettanto non farebbe sovrapporre la faccia di Carlo e Camilla a quella di Elisabetta e Filippo. Non è ancora tempo per Carlo e forse non lo sarà mai.

giovedì 22 aprile 2021

Recovery, i numeri di Draghi: 221,5 miliardi tra Pnrr e fondo complementare

@ - Il Piano venerdì in Consiglio dei ministri, confermate sei missioni e 16 componenti ma cifre e progetti sono stati rivisitati.
Il piano italiano per il Next Generation Eu arriva venerdì in consiglio dei ministri con cifre e progetti rivisitati. Mario Draghi negli incontri dei giorni scorsi si è limitato ad ascoltare senza rivelare i dettagli del Piano, e solo nella tarda serata schede e tabelle - non ancora il testo completo - sono iniziate a circolate tra i ministri in vista della cabina di regia con i capidelegazione che dovrà mettere a punto gli ultimi dettagli prima del via libera finale in Cdm.

I numeri del Piano
Il governo presenterà un pacchetto complessivo di interventi da 221,5 miliardi. Da un lato ci sono 191,5 miliardi coperti con il Recovery Fund vero e proprio (138,5 per nuovi progetti e 53 per sostituire coperture di progetti già in essere), dall’altro i 30,04 del Fondo complementare alimentato con lo scostamento di bilancio in cui dovranno confluire i progetti “esclusi” dal Piano.

I due fondi - come chiesto da tutti i partiti della maggioranza - avranno le medesime procedure semplificate, con obiettivi intermedi e target, ma le risorse nazionali non avranno obbligo di rendicontazione a Bruxelles e in alcuni casi potranno essere spese oltre il 2026.

Il monitoraggio complessivo sarà consultabile su un sito internet. Confermata la struttura in sei missioni e 16 componenti. Per «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura» sono previsti 42,55 miliardi (38,25 per nuovi progetti), per «Rivoluzione verde e transizione ecologica» 57 (34,6), per «Infrastrutture per mobilità sostenibile» 25,33 (14,13), per «Istruzione e ricerca» 31,88 (24,1), per «Inclusione e coesione» 19,12 (di cui 14,81), per «Salute» 15,63 (12,65). Cifre che portano appunto al totale di 191,5 miliardi.

La funzione del fondo complementare
Si aggiungono i 30 miliardi del Fondo complementare che assegna alla missione per il digitale ulteriori 6,13 miliardi di cui 1 per la diffusione del 5G e 400 milioni per la connessioni veloci nelle strade extraurbane. Alla missione Rivoluzione verde il fondo nazionale assegna 11,65 miliardi tra i quali spiccano gli 8,25 per l’ecobonus e il sismabonus al 110% a compensare il calo della quota europea rispetto alla versione originaria del governo Conte bis. Alle infrastrutture per una mobilità sostenibile vanno 6,12 miliardi. All’Inclusione e coesione 3,25 e alla Salute 2,89.

Tornando ai fondi finanziati con le risorse Ue, salta l’intervento da circa 5 miliardi a sostegno dell’operazione «cashback» per favorire i pagamenti digitali. Trovano invece conferme le principali linee di intervento rispetto al vecchio piano. Come gli incentivi fiscali del piano Transizione 4.0 con 18,5 miliardi e la banda ultralarga che viene ulteriormente ampliata e portata a 5,3 miliardi di cui 4 per progetti nuovi.

La ripartizione delle risorse
Poco meno di 2 miliardi vanno alle politiche industriali di filiera e internazionalizzazione, 970 milioni alle tecnologie satellitari e l’economia spaziale. Per turismo e cultura 6,1 miliardi. La componente relativa alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione vale 6,14 miliardi, ulteriori 1,27 sono riservati ad altri interventi per l’innovazione della Pa, ad esempio per le competenze. Quanto ai grandi obiettivi posti dalla Commissione europea, la stima finale del governo è che nel piano una quota del 24% di investimenti sia per la digitalizzazione, del 38% per il contrasto al cambiamento climatico e di poco superiore al 10% per la coesione sociale.

Il Piano sarà accompagnato dall’indicazione di alcune riforme, come quelle relative alla pubblica amministrazione e alla giustizia. Tra le altre si citano riforme «abilitanti» legate alle singole missioni come la semplificazione per la concessione di permessi e autorizzazioni, interventi sul codice degli appalti, nuove regole per la produzione di rinnovabili, interventi sul contratto di programma per le Ferrovie.

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L’Australia annulla l’accordo con la Cina sulla ‘Nuova Via della Seta’. Pechino: “Mossa irragionevole e provocatoria”

@ - Architetto dietro alla decisione del governo australiano è il ministro degli Esteri, Marise Payne, che ha deciso di usufruire dei propri poteri per ribaltare l'accordo del 2018 tra lo Stato di Victoria e la Repubblica Popolare, sostenendo che è "incompatibile con la politica estera australiana e contrario alle nostre relazioni estere".

L’Australia annulla l’accordo con la Cina sulla cosiddetta ‘Nuova Via della Seta’ e cala così il gelo tra Canberra e Pechino, con quest’ultima che parla di “provocazione” nei propri confronti. Architetto dietro alla decisione del governo australiano è il ministro degli Esteri, Marise Payne, che ha deciso di usufruire dei propri poteri per ribaltare l’accordo del 2018 tra lo Stato di Victoria e la Repubblica Popolare, sostenendo che è “incompatibile con la politica estera australiana e contrario alle nostre relazioni estere”.

Un brutto colpo per il Partito Comunista Cinese che ha nella Belt and Road il suo più importante progetto economico e commerciale fuori dai confini della Cina. Così è passato al contrattacco, con il governo che ha accusato l’Australia definendo “una provocazione” la cancellazione dell’accordo: “La cooperazione per la BRI fra la Cina e lo Stato di Victoria – sottolinea in una nota l’ambasciata cinese in Australia – favorisce l’intensificazione delle relazioni economiche e commerciali fra le due parti. Questa è un’altra mossa irragionevole e provocatoria da parte dell’Australia contro la Cina”.

Non è il primo episodio di scontro in ambito commerciale tra i due Paesi. L’ultimo episodio di questa nuova guerra si era registrato alla fine del 2020, quando Canberra aveva annunciato il ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) contro i dazi doganali imposti da Pechino alle sue esportazioni di orzo. Dall’inizio del 2020, la Cina aveva imposto restrizioni e ostacoli alle importazioni di carne, latticini, vino e altri prodotti provenienti dall’Australia, anche a causa del peggioramento delle relazioni fra i due Paesi, con il governo di Canberra che ha accusato quello cinese di interferenze politiche, campagne di fake news e spionaggio.

In Slovenia l’unica centrale nucleare in Europa che è in zona a rischio sismico medio-alto. Ma Lubiana punta al raddoppio dell’impianto

@ - La centrale di Krško è vecchia di quasi 40 anni e venne costruita senza conoscere la sismicità dell’area. Quando ci si è accorti dei potenziali danni, era troppo tardi. La concessione scadrà nel 2023, ma il governo di Lubiana vuole di protrarla al 2043. E la notizia peggiore è che la Slovenia coltiva da anni il sogno di costruire Krško 2, a fianco dell’impianto, con potenza tripla


Quando lo scorso 29 dicembre la cittadina croata di Petrinja è stata gravemente danneggiata da un terremoto di magnitudo 6.4, c’è un’informazione che è rimasta nell’ombra. Ossia il fatto che a circa 80 chilometri di distanza dall’epicentro del sisma si trovi la centrale nucleare slovena di Krško. Vecchia di quasi 40 anni, è la sola in tutta Europa a essere collocata in una zona con pericolosità sismica di livello medio-alto. «A metà degli anni Settanta, le autorità jugoslave scelsero quel punto per la costruzione dell’impianto senza conoscere la sismicità dell’area. All’epoca, infatti, in Jugoslavia non erano stati fatti studi sulla pericolosità del sito – spiega il geologo-sismologo Livio Sirovich, che fu consulente del primo governo sloveno, intenzionato a chiudere la centrale -. I lavori di progettazione si erano basati su una normativa americana dell’epoca, che sottostimava il problema».

Così, quando nel 1983 i macchinari della centrale furono azionati per la prima volta, non si sapeva quasi nulla del terremoto di magnitudo 6 che nel 1917 aveva colpito Brežice, località a 6 chilometri dal sito nucleare. E si avevano soltanto informazioni sommarie sull’evento sismico che nel 1895 colpì molto gravemente Lubiana. Non si trattò di casi isolati. Negli ultimi 140 anni, in quell’area si sono verificati almeno sei terremoti con una potenza compresa tra 5 e 6. In epoca più recente, oltre a quello di Petrinja, c’è stato il sisma avvenuto nel marzo del 2020 a nord di Zagabria, in un’area distante 50 chilometri da Krško. Nel 2015, ce n’era stato uno di magnitudo di circa 4,5, a 12 chilometri dall’impianto. Secondo i dati raccolti a partire dai primi anni duemila dalla rete sismica nazionale slovena Arso (integrata nella Central eastern europe earthquake research network), la zona è costantemente attiva. Soltanto lo scorso 21 febbraio, si è registrata una scossa di magnitudo 1,6, a 8 chilometri da Krško. Mentre due giorni dopo, una scossa di 2,2 è stata localizzata a 40 chilometri.

«Anni dopo l’entrata in funzione della centrale, venne finalmente eseguito uno studio sulla pericolosità dell’area. Ci si rese conto che, purtroppo, le strutture erano state calcolate per resistere a terremoti troppo piccoli – sottolinea Sirovich – Si capì che un evento sismico, lì, poteva generare accelerazioni massime del suolo addirittura doppie rispetto a quelle considerate dal progetto. Solo che, ormai, era troppo tardi per modificare le strutture. In ballo c’erano già troppi interessi economici per fare marcia indietro».

La concessione scadrà nel 2023, ma il governo di Lubiana progetta di protrarla al 2043. Non c’è dunque alcuna intenzione di dismettere il sito, ma la notizia peggiore è che la Slovenia coltiva da anni il sogno di costruire Krško 2, a fianco dell’impianto, con potenza tripla. «In un primo momento, gli studi per la costruzione furono affidati agli esperti di due istituti nazionali francesi. Ma quando questi ultimi analizzarono l’area, si resero conto che c’erano problemi di sismicità significativi: delle faglie si erano mosse in epoche recenti ed erano capaci di emettere terremoti e di rompere il terreno fino in superficie. Noi abbiamo calcolato che la faglia cosiddetta “Orlica”, che passa a due chilometri dalla centrale, potrebbe provocare una magnitudo massima di circa 7 (energia 31 volte superiore a quella della scossa dell’Aquila nel 2009). Il dato era condiviso dal responsabile delle mappe di rischio sismico della Croazia, e da un importante sismologo dell’equivalente sloveno del nostro Cnr (Istituto Jožef Stefan di Lubiana)», continua Sirovich.

Le sue parole sono confermate da una lettera emessa dal comitato di tecnici francesi e pubblicata all’epoca dal quotidiano “Il Piccolo” di Trieste, città a soli 125 chilometri dalla centrale. Nella missiva, datata 9 gennaio 2013, il servizio nazionale francese di Radioprotezione e Sicurezza Nucleare Irsn scriveva alla società energetica slovena Gen Energija, proprietaria dell’impianto attuale, che “questa nuova e grave scoperta [di una faglia attiva vicino all’impianto, ndr] non permette di concludere in modo favorevole sull’adeguatezza dei due siti [confinanti con il sito attuale, ndr] per la costruzione di una nuova centrale nucleare. [Si considera] di estrema importanza che vengano affrontati senza ritardo le possibili implicazioni di questa attività di faglia sulla sicurezza dell’impianto esistente, così come la sua potenziale relazione strutturale con le faglie circostanti […] Io – scriveva il direttore generale di Irsn Jacques Repussard – penso sia davvero necessario attirare l’attenzione di Nsa (Slovenian nuclear safety administration) sul problema in questione, considerando le potenziali implicazioni di sicurezza che esso può avere a livello nazionale e internazionale”.

Da ormai diversi anni, Sirovich e alcuni suoi colleghi sismologi e geologi (tra cui il professor Kurt Decker, dell’università di Vienna e consulente del governo austriaco) stanno cercando di spingere il parlamento italiano e Bruxelles a studiare il problema. Risale al 2015 l’interrogazione alla Commissione ambiente in Senato presentata dalla senatrice Pd Laura Fasiolo: «Avevo portato all’attenzione anche il fatto che proprio la Bora spira da quell’area in direzione del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Se accadesse qualcosa lì, il rischio sarebbe ampio per il nord d’Italia, ma anche per le zone costiere centrali – ha spiegato Fasiolo -. La risposta mi fu data nel 2016. Si evidenziava l’impegno del ministro degli Affari esteri a condurre stress test per verificare la sicurezza delle centrali e si sottolineava il fatto che le misure di monitoraggio erano stato messe in atto». Secondo l’agenzia slovena, tuttavia, «gli stress test avevano già dimostrato che la centrale fosse tra le più sicure in Europa. E che le misure adottate erano adeguate per evitare disastri naturali».

martedì 20 aprile 2021

Nuovo corso in Tanzania, la differenza c’è ma non si dice

@ - La Tanzania cambia (nettamente) linea dopo la morte di John Magufuli, ma la nuova presidente, Samia Suluhu Hassan, non vuole che tempo e parole siano sprecate facendo confronti e alimentando polemiche, soprattutto in un momento in cui ci sono tante cose importanti da mettere a fuoco e nodi critici da sciogliere.


Samia Suluhu Hassan ha “sgridato” il Parlamento, invitando i deputati a interrompere i dibattiti imperniati sul confronto tra lei e il suo predecessore. «Dovremmo discutere e approvare i bilanci del governo … Lavoriamo come dovrebbe il parlamento», ha detto, parlando a una conferenza nazionale organizzata dai leader religiosi in memoria del defunto presidente.

In realtà le differenze tra lei e Magufuli, a prescindere dalla mascherina indossata, sono così palesi che probabilmente davvero non ha molto senso immaginare di discutere per individuarle. I fatti in questo caso hanno la voce più rilevante e dicono che nel Paese negazionista per antonomasia, la nuova presidente si è affrettata a costituire una task force sul covid-19. Ma non solo: ha permesso ai media che erano stati messi messi al bando di riaprire, inaugurando un nuovo corso che riguarda la libertà di stampa. Samia Suluhu Hassan è la prima presidente donna della Tanzania ed è stata la vice del presidente Magufuli. Ricendica la corenza delle sue azioni rispetto a quelle del predecessore. La cosa sembra più però un omaggio formale alla memoria che un dato di realtà.