martedì 20 aprile 2021

Nuovo corso in Tanzania, la differenza c’è ma non si dice

@ - La Tanzania cambia (nettamente) linea dopo la morte di John Magufuli, ma la nuova presidente, Samia Suluhu Hassan, non vuole che tempo e parole siano sprecate facendo confronti e alimentando polemiche, soprattutto in un momento in cui ci sono tante cose importanti da mettere a fuoco e nodi critici da sciogliere.


Samia Suluhu Hassan ha “sgridato” il Parlamento, invitando i deputati a interrompere i dibattiti imperniati sul confronto tra lei e il suo predecessore. «Dovremmo discutere e approvare i bilanci del governo … Lavoriamo come dovrebbe il parlamento», ha detto, parlando a una conferenza nazionale organizzata dai leader religiosi in memoria del defunto presidente.

In realtà le differenze tra lei e Magufuli, a prescindere dalla mascherina indossata, sono così palesi che probabilmente davvero non ha molto senso immaginare di discutere per individuarle. I fatti in questo caso hanno la voce più rilevante e dicono che nel Paese negazionista per antonomasia, la nuova presidente si è affrettata a costituire una task force sul covid-19. Ma non solo: ha permesso ai media che erano stati messi messi al bando di riaprire, inaugurando un nuovo corso che riguarda la libertà di stampa. Samia Suluhu Hassan è la prima presidente donna della Tanzania ed è stata la vice del presidente Magufuli. Ricendica la corenza delle sue azioni rispetto a quelle del predecessore. La cosa sembra più però un omaggio formale alla memoria che un dato di realtà.

Etiopia, stato di emergenza nell’Amhara

@ - L’Etiopia ha dichiarato lo stato di emergenza nella parte meridionale dello Stato regionale di Amhara. In una dichiarazione, il ministero della Difesa ha detto che la misura si è resa necessaria dopo le violenze verificatesi nel Nord Shoa e nella zona speciale di Oromo negli ultimi tre giorni.


Secondo fonti citate dall’emittente al-Jazeera, gli scontri nella zona hanno provocato più di 300 vittime dal 19 marzo quando un leader di etnia oromo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori da una moschea, scatenando scontri tra le forze di sicurezza amhara e civili oromo.

Il primo ministro Abiy Ahmed è sottoposto a crescenti pressioni per affrontare la violenza amhara. Abiy è salito al potere nel 2018 dopo diversi anni di proteste antigovernative organizzate dai giovani amhara e oromo. Gli analisti pensavano che il nuovo premier potesse limitare le violenze che, al contrario, sono proseguite e potrebbero ulteriormente aumentare in vista delle elezioni nazionali del 5 giugno.

lunedì 19 aprile 2021

"Quello non è comunismo..."Il dubbio sulle parole del Papa

@ - Il Papa si discosta dal comunismo, ma le sue frasi sulla proprietà fanno discutere. Il coerente disegno di Bergoglio che prevede la fine delle ingiustizie sociali.


Dicono che in certi ambienti del Vaticano si utilizzi "Che Guepapa" come scherzoso soprannome per il pontefice, ma è un accostamento politologico poco oculato. Lo stesso Francesco ha rifiutato l'abbinamento con il comunismo. La condivisione dei beni e delle proprietà, per il Santo Padre, "non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro". Il vescovo di Roma lo ha ripetuto pochi giorni fa. Siamo più o meno al medesimo punto in cui ci trovavamo nel dicembre del 2020, quando Jorge Mario Bergoglio aveva puntato forte sulla non intoccabilità della proprietà privata. Pure in quella circostanza, si era levato un coro di voci sconcertate.

In occasione della messa dell'11 aprile scorso, nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Roma, che Francesco ha celebrato per la Festa della Misericordia, il vertice universale della Chiesa cattolica ha presentato l'esempio degli apostoli, come riportato pure dall'Agi: "Nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era in comune". Sulla funzione sociale della proprietà secondo la dottrina cristiano-cattolica si è detto molto. Un articolo di Andrea Muratore per InsideOver ha chiarito il perché sia inutile scandalizzarsi: la Chiesa ha sempre contrastato l'economicizzazione della società e le distorsioni derivanti dalla globalizzazione, che produce disuguaglianze sociali. In termini gerarchici, l'economia per la fede cattolica e per le sue istituzioni non dovrebbe guidare i processi del mondo, in specie l'economia che punta al profitto fine a se stesso. Il Papa regnante ha fatto un passo in più.

Quando Bergoglio ha inviato un messaggio ai giudici delle nazioni americane ed africane, infatti, nel novembre scorso, ha definito la proprietà un "diritto naturale secondario": "Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società"" ha scritto Francesco all'epoca. La rivoluzione di Bergoglio, se c'è, è in questo assunto. Perché l'assolutezza del diritto alla proprietà viene derogata alla mancanza di condizioni in grado di creare ingiustizia sociale.

Un concetto che il Papa ha trasalto anche con il paradigma della misericordia, durante la funzione in cui ha ribadito la sua visione delle cose sulla proprietà: "Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Perché se l'amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore". Il cuore della visione economica di Francesco è l'economia del dono. "Diritto naturale secondario" è una formula che però può far storcere il naso agli intransigenti. Perché la proprietà, per i suoi strenui difensori, è e resterà sempre un diritto tanto primario quanto assoluto. E le critiche dirette al pontefice in queste ore - quelle provenienti dagli ambienti che per semplificazione o prassi vengono chiamati "tradizionalisti" o "conservatori" - non possono che derivare da questo distinguo, che non è di poco conto giuridico.

Il disegno del pontefice argentino è coerente. Il "Bergoglio pensiero" è centrato sulla tutela degli ultimi, in primis. Nella prospettiva che il Papa ha in mente per il mondo che verrà, l'ingiustizia sociale va cancellata. Il comunismo è una categoria ideologica desueta, e il Santo Padre, più che altro, sembra aver imboccato la strada che comporta un'interpretazione letterale del dettame evangelico. La "teologia del popolo" di Bergoglio, che è anzitutto "teologia dell'accoglienza", può avere origini peroniste o no, ma di certo non affascina i pensatori e gli ambienti abituati a percepire l'Occidente come baricentro del cristianesimo e della civiltà.

Harry non torna da Meghan Markle: resta a Londra per la Regina

@ - Harry dovrebbe restare a Londra per festeggiare i 95 anni della Regina, il prossimo 21 aprile. Si tratta del primo compleanno di Sua Maestà senza Filippo.


Harry non torna da Meghan Markle, almeno per il momento. Pare infatti che il Principe sia intenzionato a posticipare il rientro a Los Angeles per festeggiare il compleanno della Regina Elisabetta che il 21 aprile spegna 95 candeline. Il primo genetliaco senza Filippo dopo 73 anni.

Secondo quanto riporta il Daily Mail, Harry avrebbe prenotato un volo aperto per gli Stati Uniti, prova che avrebbe intenzione di fermarsi a Londra ancora qualche giorno, per stare accanto alla nonna che il 21 aprile compirà 95 anni, una meta significativa che Elisabetta dovrà però celebrare senza suo marito, il Principe Filippo, i cui funerali si sono svolti sabato 17 aprile, quindi nemmeno a una settimana di distanza dal compleanno di Sua Maestà.

L’intenzione di Harry di prolungare il soggiorno in patria di qualche giorno sarebbe una conseguenza del colloquio di quasi due ore col fratello maggiore, William, che avrebbe dissipato ogni rancore tra loro. Determinante è stato l’intervento di Kate Middleton nel rompere il ghiaccio tra i due. Tra l’altro i Duchi di Cambridge il 29 aprile festeggiano il decimo anniversario di matrimonio, un’altra occasione per Harry di riallacciare definitivamente i rapporti con la coppia.

Dunque, Meghan Markle dovrà aspettare più di quanto previsto per rivedere suo marito. L’assenza dell’ex attrice ai funerali di Filippo perché in dolce attesa ha forse favorito il riavvicinamento di Harry alla sua famiglia. Secondo indiscrezioni, il Principe si sarebbe intrattenuto con William e suo padre Carlo dopo l’estremo saluto del nonno. Un incontro che avrebbe finalmente fatto chiarezza sui dissapori, alimentati recentemente dall’intervista dei Sussex a Oprah Winfrey dove Harry ha descritto in modo poco edificante suo papà mettendone a rischio la reputazione.

A seguito del colloquio di pace, una fonte ha confermato al Sun: “Se tutto va bene, Harry dovrebbe fermarsi per il compleanno della Regina”. Evidentemente l’incontro personale del Principe con William e Carlo ha avuto effetti distensivi, un obiettivo perseguito da sempre da Elisabetta che ha cercato in ogni momento di risolvere la crisi familiare tendendo più volte la mano al nipote e a Meghan.

Se fosse confermata la presenza di Harry al compleanno di Sua Maestà, sarebbe un segno importante che i rapporti tra il Principe e i suoi parenti più stretti si sono sbloccati e la ferita causata dalla Megxit rimarginata.

William e Harry si sarebbero dunque incontrati con Carlo dopo i funerali di Filippo al Castello di Windsor. Un insider ha dichiarato: “Siamo solo agli inizi, ma sembra che questo sia il primo passo verso quello che il Duca di Edimburgo ha sempre sperato per loro”.

Quello del 17 aprile è stato il primo incontro tra William e Harry da oltre un anno, ossia da quando il secondogenito di Carlo e Diana si è trasferito in California con Meghan e Archie. I due si ritroveranno di nuovo insieme il primo luglio quando verrà inaugurata a Kensington Palace la statua per Lady Diana. Dunque, Harry è nuovamente atteso a Londra per l’estate.

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domenica 18 aprile 2021

Cosa sappiamo dello stato di salute di Alexei Navalny

@ - L'oppositore russo in carcere da febbraio «potrebbe morire da un momento all'altro», secondo i suoi medici. Le condizioni di salute dell’oppositore russo Alexei Navalny, in carcere in Russia da inizio febbraio, starebbero peggiorando in modo preoccupante: per questo motivo, secondo quanto riferito dai suoi medici, potrebbe morire «a giorni». Navalny è in sciopero della fame dal 31 marzo, per protesta contro la mancanza di cure mediche adeguate.


Anastasia Vasilieva, che è a capo di un sindacato indipendente di dottori ed è la medica personale di Navalny, ha pubblicato su Twitter i risultati di una recente analisi del sangue effettuata in carcere: secondo i medici che hanno analizzato gli esami di Navalny, sono risultati elevati livelli di potassio — definiti “critici” — che potrebbero causare anche un arresto cardiaco, e alti livelli di creatinina, che indicano problemi ai reni.

La portavoce di Navalny, Kira Yarmysh, ha scritto su Facebook che «le persone tendono a evitare di usare la parola “morte”, ma ora Alexei sta morendo. Nelle sue condizioni è una questione di giorni». Un concetto simile è stato ribadito da un altro dei suoi medici, Yaroslav Ashikhmin, che ha commentato i risultati delle analisi con un post su Facebook, scrivendo che Navalny «potrebbe morire da un momento all’altro».

Già nei giorni scorsi gli avvocati di Navalny avevano parlato di un peggioramento del suo stato di salute. Lui stesso aveva fatto sapere di avere un forte dolore alla schiena e un intorpidimento alla gamba destra, entrambi causati da un nervo schiacciato.

Si era lamentato di non aver ricevuto cure adeguate e di aver subito una continua privazione del sonno, a causa dei frequenti controlli delle guardie nei suoi confronti durante la notte. Per questo motivo, e per il divieto di ricevere visite dai suoi medici personali, a fine marzo aveva iniziato uno sciopero della fame.

A inizio aprile Olga Mikhailova, una degli avvocati che lo seguono, aveva detto alla radio russa Ekho Moskvy che Navalny era «in condizioni piuttosto brutte» e che negli ultimi giorni aveva iniziato ad avere tosse e più di 38 di febbre. Navalny aveva inoltre riferito a Mikhailova che tre uomini reclusi nel suo stesso reparto stavano ricevendo cure per la tubercolosi.

Navalny era stato arrestato lo scorso gennaio all’aeroporto di Mosca con accuse che, secondo molti osservatori, avevano ragioni politiche. Navalny era di ritorno dalla Germania, dove si trovava per curarsi da un tentato avvelenamento ordinato secondo lui – e secondo molte ricostruzioni – dai servizi di sicurezza russi.

Nelle settimane successive al suo arresto, migliaia di persone avevano protestato più volte in moltissime città della Russia, e il regime russo era stato condannato quasi unanimemente dalla comunità internazionale. Navalny era stato condannato il 3 febbraio a 3 anni e mezzo di carcere per avere violato la libertà vigilata decisa a seguito di una precedente condanna, ma ne dovrà scontare solo due e mezzo, perché poco meno di un anno lo aveva già trascorso agli arresti domiciliari.

Raul Castro si dimette da segretario del partito comunista: dopo 60 aanni a Cuba comincia una nuova era

@ - A Cuba inizia l'era post Castro: nel corso dei lavori per l'ottavo congresso del partito comunista dell'isola, Raul Castro ha comunicato la rinuncia all'incarico di primo segretario. Castro ha dichiarato di avere la «soddisfazione di affidare la guida del Paese a un gruppo di leader preparati, rafforzati da decenni di esperienza nel passaggio dalla base alle alte responsabilità, impegnati nell'etica della rivoluzione, identificati con la storia e la cultura della nazione, pieni di passione e spirito antimperialista, sapendo che rappresentano la continuità della rivoluzione», ha riportato sul suo sito il Partito Comunista di Cuba (Pcc).

Protetto da una mascherina e con la divisa verde oliva da militare, Raul Castro è stato accolto da un'ovazione al suo ingresso nella sede dell'ottavo congresso del partito cubano che si è aperto venerdì all'Avana. Fratello e successore del 'lider maximo' Fidel Castro, Raul ha lasciato la guida del partito nell'ambito di una «graduale e ordinata transizione» del potere «verso le nuove generazioni». A prendere il testimone sarà il presidente Miguel Diaz Canel, 60 anni, insediatosi tre anni fa. Le immagini sul sito del partito lo mostrano in camicia bianca e mascherina mentre applaude Raul, davanti a delegati seduti in maniera distanziata in base alle regole anti covid.

Chiamato «Congresso della continuità», l'evento si è aperto nel sessantesimo anniversario della proclamazione del carattere socialista della rivoluzione cubana e si concluderà lunedì nel sessantesimo anniversario della vittoria della spiaggia Giron, che segnò la definitiva fine del fallito tentativo d'invasione della Baia dei porci. Il sito del partito spiega che al centro del dibattito vi saranno i temi dello «sviluppo economico, politico e sociale» della nazione. Certo è che l'isola sta attraversando uno dei suoi periodi più difficili con una grave crisi economica e la stretta delle sanzioni decisa dall'ex presidente Donald Trump. La pandemia, che ha superato la soglia dei 500 morti, ha aggravato la situazione, portando anche al crollo del settore cruciale del turismo.

martedì 13 aprile 2021

Filippo di Edimbugo, la rovinosa intervista del figlio Andrea prima del funerale. Drammatico sospetto nelle ore del lutto reale

@ - Il principe Andrea parla del padre Filippo. morto venerdì scorso a 99 anni, e mezzo mondo si indigna. Nuova bufera per la Royal family britannica, nelle ore del lutto per la scomparsa del principe consorte e alla vigilia del suo funerale, che si celebrerà in forma strettamente privata sabato pomeriggio e che per la prima volta dopo un anno vedrà la famiglia al completo, compreso il nipote ribelle Harry. A guastare il clima di dolore unitario ci sono le polemiche sul controverso fratello del principe ed erede al trono Carlo.


Il Duca Andrea ha infatti avuto la bella idea di fermarsi a parlare con i giornalisti fuori dalla cappella di Windsor, raccontando tra l'altro dettagli molto intimi della madre Regina Elisabetta, affranta per "l'enorme vuoto" lasciato dalla dipartita dell'uomo con cui era sposata da 73 anni. Tutto logico, nessun clamore. Ma a fare scandalo presso l'opinione pubblica è il fatto stesso che Andrea abbia parlato. Da mesi, infatti, il Duca si nega alla stampa ma soprattutto alla giustizia, da quando cioè l'Fbi vuole interrogarlo per capire i suoi reali rapporti con Jeffrey Epstein, il magnate americano morto suicida in carcere e pedofilo comprovato.

L'amicizia con Epstein e la sua procacciatrice di prede, l'inglese Ghislaine Maxwell, è certa. Ma le autorità americane sospettano un coinvolgimento ben più torbido. Andrea stesso è infatti accusato di aver avuto rapporti intimi con una minorenne, conosciuta tramite il milionario americano. Andrea ha però sempre rifiutato di sottoporsi all'interrogatorio. E sui social, come sottolinea anche il Giornale, c'è chi sospetta che la commovente e contrita battuta concessa davanti alle telecamere in memoria di Filippo sia stata "costruita ad arte per riabilitare la sua immagine ormai in rovina".

domenica 11 aprile 2021

L'urlo che allarma la Chiesa: un'ombra "spacca" il Vaticano

@ - La Chiesa cattolica alla prova della riforma. Dopo anni di scontri tra progressisti e conservatori, Parolin lancia un richiamo.

Il richiamo è diretto a tutti. La voce è super partes per definizione, se non altro perché diplomatica. Il cardinale Pietro Parolin, che è il segretario di Stato della Santa Sede, non le ha mandate a dire, parlando con Cope, che è la radio dell'episcopato iberico.

Il cardinale italiano, ormai qualche giorno fa, si è voluto soffermare pure sui contrasti ideologico-dottrinali che animano gli ambienti ecclesiastici. Il messaggio di fondo è chiaro: la Chiesa cattolica, per essere "credibile", ha bisogno di unità. Dunque le "divisioni" non portano da nessuna parte. Anzi, Parolin ha lasciato intendere che c'è "motivo di preoccupazione". Forse è la politicizzazione - quella che di certo ha accompagnato i commenti degli osservatori attorno al pontificato di Francesco - ad alimentare le apprensioni. Ma certo anche tra i consacrati c'è stata una tendenza a dibattere.

Da Amoris Laetitia in poi è stata tutta dialettica. E dividere, per la dottrina cristiano-cattolica, è opera del diavolo, come Jorge Mario Bergoglio usa ripetere. Il verbo greco è diaballo. Il suo opposto è symballo, che in senso figurato può anche voler dire riappacificare due fronti opposti. Fronti che la pandemia ha assopito, perché le priorità, subito dopo il Sinodo panamazzonico o quasi, sono divenute altre. Oggi i conflitti sembrano ridotti, mentre il Papa sembra lavorare senza troppo clamore attorno alla "riforma". Parolin ha sostenuto che la divisione interna possa derivare "...dal fatto che il Papa metta molta enfasi sulla riforma della Chiesa e si faccia molta confusione in merito a questo". La confusione, quella che forse deriva dalla presenza di numerose interpretazioni differenti dell'operato del pontefice regnante.

Durante questi anni, il contrasto tra conservatori e progressisti è stato pervasivo. Parolin a Cope ha citato i rapporti con la Cina, ma anche su quel punto c'è stata bagarre tra chi, come il cardinale Zen, sembra convinto che non si possano contrarre patti e chi, come le gerarchie attuali, hanno la convinzione contraria. Forse solo la bioetica, con l'eccezione del sì del pontefice alle leggi che disciplinano la "convivencia civil", è rimasta al riparo dalle polemiche. Tutti gli altri aspetti sono stati sottoposti ad un fuoco di fila mediatico o quasi. Secondo Parolin il conflitto sorge "dalla confusione tra ciò che è essenziale e non può cambiare e ciò che non è essenziale e deve essere riformato, deve cambiare secondo lo spirito del Vangelo", così come riportato dall'Adnkronos. E in effetti, dipendesse dai cosiddetti tradizionalisti, la dottrina non dovrebbe cambiare in quanto indissolubile. Non sono in pochi a pensarla così, a titolo esemplificativo sulla questione della benedizione per le coppie omosessuali.

Poi c'è la questione - davvero grossa in termini culturali - della de-occidentalizzazione della Chiesa: papa Francesco è per le "periferie economico-esistenziali", e l'Europa ha perso il ruolo di locomotiva della confessione cristiana. Parolin, sull'Europa, ha fornito un giudizio nitido, ponendo accenti sulla crisi della fede, ma pure su quella della ragione. Ratzinger, come il "ministro degli Esteri" del Vaticano ha rammentato, ha insegnato come e quanto queste due coincidano. Insomma, mentre il Vecchio continente è immerso in una crisi strutturale, la Chiesa non può che invitare tutti i "suoi" alla unitarietà ed alla concordia. La novità, se c'è, risiede nella ostentazione della "preoccupazione" per le divisioni.

L'ultimo caso in ordine di tempo è stato quello delle "Messe individuali" presso la Basilica di San Pietro: quattro cardinali hanno preso una posizione contrastante con la disposizione, che proviene proprio dalla segreteria di Stato. Poi certo c'è la storia dello "scisma tedesco", come lo chiamano i conservatori, ossia il tentativo di ambienti laici progressisti ma non solo di far sì che la Chiesa cattolica di Germania proceda col rivoluzionare tanto la dottrina quanto l'organizzazione. Temi ce ne sono, ma per essere "credibile", per dirla con il cardinale Parolin, deve essere unita: "Quando ti avvicini al Papa - ha aggiunto il cardinale - ti rendi conto che è un uomo semplice senza protocollo, che cura molto la relazione e la vicinanza con gli altri, che cerca di incontrare le persone, vuole rendere la Chiesa più credibile nell'annuncio del Vangelo". Quasi a dire che il Vangelo non è soggetto a dinamiche maggioritarie o minoritarie.

sabato 10 aprile 2021

Corea del Nord, Kim parla alla popolazione: “In arrivo tempi duri”

@ - Torna a parlare il leader della Corea del Nord, Kim Jong-Un. Il dittatore nordcoreano annuncia l’arrivo di tempi duri per l’intera popolazione.

Il leader nordcoreano sul momento difficile del paese (Getty Images)

Peggiora il momento interno della Corea del Nord, con Kim Jong-Un leader del paese che ha chiesto al popolo di prepararsi all’arrivo di una crisi all’interno del paese. Addirittura il dittatore nordcoreano ha paragonato la situazione alla terribile carestia che colpì il paese negli anni novanta. Infatti quel terribile periodo durò dal 1994 al 1998, causando dalle 300mila alle 500mila morti. A provocare la nuova crisi della Nord Corea, infatti, non è causata solamente dalla pandemia da Covid-19.

Infatti di recente nel paese sono arrivate le sanzioni internazionali a causa del programma nucleare di Kim. Così il leader ha annunciato al paese: “Bisogna intraprendere un’altra Marcia ardua“. La dichiarazione è arrivata durante una conferenza stampa del Partito dei Lavoratori. Anche all’inizio della settimana, Kim aveva annunciato l’arrivo del peggior periodo di sempre per il paese che si doveva preparare ad affrontare delle ‘sfide senza precedenti‘.

venerdì 9 aprile 2021

In fuga da Cabo Delgado, respinti dalla Tanzania

@- L'Unhcr ha denunciato casi di respingimenti al confine di persone che fuggono dal Mozambico.


Le testimonianze sono tutte simili, da mesi: le persone che fuggono dalle violenze di Cabo Delgado arrivano in Tanzania; vengono trasferite in un centro dove vengono schedate e poi riaccompagnate sul ponte che fa da confine tra i due Paesi. Lì viene loro detto semplicemente che non è permesso entrare in Tanzania e che devono tornare in Mozambico”. A parlare è Margarita Loureiro, capo uffico dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) nella provincia di Cabo Delgado, oltre 82mila chilometri quadrati ricchi di giacimenti naturali nell’estremo nord del Paese.

L’agenzia Dire la raggiunge telefonicamente dopo che l’Unhcr ha denunciato casi di respingimenti al confine di persone che fuggono dalla regione nel Paese vicino.
Cabo Delgado è parzialmente controllata da milizie di ispirazione jihadista note localmente come Al Shabaab, che si autodichiarano affiliate al gruppo Stato islamico dall’agosto scorso, quando si sono impadronite di Macimboa da Praia, snodo portuale della provincia. Da questa località i miliziani conducono attacchi in tutta la regione. Il 24 marzo hanno attaccato Palma, hub strategico dal settore estrattivo dove vivono numerosi cittadini stranieri, per lo più dipendenti delle multinazionali che hanno investito milioni di dollari nello sfruttamento dei giacimenti di Cabo Delgado.

Secondo gli ultimi comunicati diffusi dall’Unhcr, sono 11mila le persone fuggite da Palma, a piedi e in barca. Sarebbero invece centinaia, il loro numero non è stato ancora confermato esattamente, i civili che hanno perso la vita nell’attacco. L’assedio della città è terminato il 30 marzo, con la ripresa da parte delle forze armate regolari mozambicane dopo diversi giorni.
Loureiro, che è di base nella capoluogo Pemba, circa 350 chilometri a sud di Palma, dice che “nelle ultime due settimane sono oltre 1.000 le persone giunte qui che hanno denunciato di essere state rimpatriate contro il loro volere dalla vicina Tanzania”. Secondo la responsabile, l’Unhcr ha iniziato a notare le prime “irregolarità” alla frontiera già l’anno scorso, al punto che “nel dicembre 2020 venne effettuata una visita di monitoraggio al confine grazie alla quale si riuscì a documentare sul posto numerosi casi di respingimenti forzati”.

Loureiro evidenzia che questa situazione non sembra essersi fermata dopo l’attacco di Palma, che ha intensificato il flusso di persone in fuga, anche verso nord oltre confine. “Continuiamo ad ascoltare testimonianze di persone che dal punto di confine di Mtambaswala, in Tanzania, vengono costrette ad attraversare il ponte che collega i due Paesi fino alla frontiera di Negomano, sul versante mozambicano”. La dirigente dell’Unchr ribadisce che l’Alto commissariato “continuerà a raccogliere testimonianze, che a oggi ci vengono sia da persone rimpatriate che da ufficiali di frontiera” e monitorerà la situazione.

Loureiro rivolge anche un appello alla Tanzania. “Vorremmo ricordare che tutti i Paesi membri della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e della Convenzione dell’Unione Africana del 1969 sullo stesso tema sono tenuti a rispettare i principi chiave di questi documenti: quello di accesso al sistema di asilo e quello cosiddetto di ‘non refoulment’, ovvero il principio secondo il quale i rifugiati non possono essere rimandati in Paesi dove esiste una concreta minaccia per le loro vite”.

mercoledì 7 aprile 2021

Iran, promettenti aperture Usa su rimozione sanzioni 'Opportunità di confronto su come e quando tornare a impegni'

@ - L'Iran giudica "promettenti" le aperture degli Usa su una possibile rimozione di alcune delle sanzioni nei suoi confronti, se Teheran tornerà al pieno rispetto dell'accordo sul nucleare. Lo ha dichiarato il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, mentre si aprono a Vienna i colloqui finalizzati al possibile ritorno di Washington all'intesa.


"Giudichiamo questa posizione realista e promettente. E questa posizione potrebbe essere il punto di partenza per la correzione del processo sbagliato che aveva messo la diplomazia in uno stallo", ha dichiarato Rabiei. Il portavoce dell'esecutivo di Teheran ha definito gli incontri odierni come "un'opportunità per tutte le parti di scambiare idee su come e quando ritornare agli impegni" dell'intesa nucleare, ribadendo comunque che non ci saranno almeno in questa tornata colloqui diretti tra Iran e Stati Uniti. "Siamo fiduciosi che nel prossimo futuro il governo degli Stati Uniti non avrà altra scelta se non quella di porre fine alla sua condotta illegale, e che le sanzioni che violano gli accordi e i regolamenti internazionali finiranno", ha aggiunto il portavoce Rabiei, sostenendo che "se verrà provata la volontà, la serietà e la sincerità degli Usa", un accordo "definitivo potrebbe essere raggiunto nelle prossime settimane".

lunedì 5 aprile 2021

La mezza truffa con cui Trump ha ottenuto milioni di dollari dai suoi sostenitori

@ Nel corso del 2020 ha adottato pratiche opache e molto discutibili per trasformare in "ricorrenti" donazioni che avrebbero dovuto essere "una tantum".

Un’indagine del New York Times ha raccontato una mezza truffa con cui negli ultimi mesi prima delle elezioni il comitato elettorale di Donald Trump fosse riuscito a raccogliere finanziamenti dai suoi donatori, che venivano ingannati affinché le loro donazioni una tantum diventassero donazioni ricorrenti.

Questo sistema, basato su un escamotage e una comunicazione molto opaca, ha permesso al comitato elettorale di Trump di raccogliere in pochi mesi decine di milioni dollari da investire nella campagna elettorale, in un momento in cui i fondi a disposizione dei Repubblicani si stavano esaurendo. La mezza truffa ha però portato a decine di migliaia di richieste di rimborso e dopo le elezioni, raccogliendo soldi su altri fronti, il comitato elettorale di Trump ha dovuto restituire molto di quello che aveva ottenuto. Secondo il New York Times, di fatto, Trump ha utilizzato il trucco delle donazioni ricorrenti per ottenere «un prestito a interessi zero» in uno dei momenti chiave della campagna elettorale.

Il sistema con cui i sostenitori di Trump venivano ingannati è piuttosto semplice. Sul sito del comitato elettorale di Trump per le donazioni online a marzo 2020 fu aggiunto un banner giallo che chiedeva di rendere una ricorrenza mensile la donazione che si stava facendo. Il campo per accettare la proposta era però già compilato: per fare sì che la donazione fosse una tantum, quindi, era necessario accorgersi di questo dettaglio e intervenire per deselezionare l’opzione. Non facendo questa operazione, la donazione si attivava automaticamente come ricorrente.

A giugno, il sistema dei campi precompilati fu sfruttato nuovamente: sotto alla prima domanda per le donazioni ricorrenti venne aggiunto un secondo testo che con poca chiarezza invitava a fare una donazione extra “per il compleanno di Trump”. Anche in questo caso, per evitare di fare la donazione extra bisognava intervenire attivamente. L’introduzione di questo secondo – opaco – avviso ha portato il giorno del compleanno di Trump, il 14 giugno, al record di donazioni giornaliere nella storia del comitato elettorale. Quel giorno, infatti, furono processati insieme tutti i pagamenti per le donazioni che erano state raccolte grazie al nuovo avviso.

I Repubblicani festeggiarono pubblicamente il successo, senza spiegare esattamente a cosa fosse dovuto, ma dai giorni successivi al 14 giugno il numero di richieste di rimborso che ricevevano cominciò a crescere enormemente. Come spiega il New York Times, un certo numero di richieste di rimborso è fisiologico a ogni attività di raccolta fondi e anche i Democratici ne hanno eseguiti decine di migliaia nel corso della campagna elettorale. Se prima del 14 giugno però il valore dei rimborsi eseguiti da Democratici e Repubblicani erano stabili intorno al 2 per cento delle donazioni ricevute, poi quelli dei Repubblicani hanno cominciato a crescere arrivando fino al 12 per cento.

A settembre, dopo che ad agosto i Democratici avevano raccolto 150 milioni di dollari in più dei Repubblicani, il linguaggio dei due avvisi già usati fu cambiato ancora e il sistema per raccogliere donazioni extra diventò più aggressivo. Il primo avviso da quel momento chiedeva di rendere la donazione a ricorrenza settimanale, il secondo parlava di una donazione extra da 100 dollari una tantum. Tra ottobre e novembre i due testi furono resi ancora meno chiari, con sempre minore evidenza data alle frasi che spiegavano chiaramente quello che i due campi precompilati avrebbero davvero comportato.

I messaggi mostrati sul sito delle donazioni da marzo alle elezioni:

Il New York Times ha raccolto testimonianze di molte persone che credendo di fare una singola donazione al comitato elettorale di Trump si sono trovati con addebiti di diverse migliaia di dollari in poche settimane, spesso senza poterselo permettere. Dopo le elezioni, moltissimi di loro hanno ottenuto un rimborso: a quel punto, dice il New York Times, Trump stava raccogliendo altre decine di milioni di dollari sostenendo di avere bisogno di aiuto per finanziare i ricorsi contro i presunti brogli elettorali dei Democratici, e con quei soldi ha potuto ripagare i donatori ingannati.

Negli ultimi due mesi e mezzo del 2020, il comitato Trump ha eseguito 530.000 rimborsi a donatori online per un totale di 64,3 milioni di dollari. Nello stesso periodo, il comitato elettorale di Joe Biden ha eseguito 37.000 rimborsi per 5,6 milioni di dollari in tutto. Secondo i registri ufficiali, WinRed, l’ente che gestiva le donazioni dei Repubblicani, ha restituito il 10,7 per cento delle donazioni ricevute nel 2020 (122 milioni di dollari in tutto); ActBlue, l’equivalente di WinRed per i Democratici, ha restituito il 2,2 per cento delle donazioni ricevute (21 milioni di dollari in tutto).

La mole di rimborsi chiesti ai Repubblicani ha stupito anche moltissimi esperti e navigati operatori del mondo della politica statunitense, dice il New York Times. «I rappresentanti di diverse banche che hanno chiesto rimborsi per conto di loro clienti hanno stimato che nel momento massimo i reclami contro WinRed fossero tra l’1 e il 3 per cento del totale. Il dirigente di una delle più importanti società di carte di credito ha confermato numeri simili per la quantità di reclami contro WinRed che hanno dovuto gestire». Se si pensa a quanto sia grande il mercato dei pagamenti online, “tra l’1 e il 3 per cento” dei reclami sono tantissimi reclami.

Secondo il comitato elettorale di Trump, solo lo 0,87 per cento del numero di donazioni ricevute è stato soggetto a reclami: anche prendendo per buono questo numero si arriverebbe comunque a circa 200.000 reclami e quasi 20 milioni di dollari da restituire. A questo va poi aggiunto quanto restituito perché ottenuto oltre i limiti previsti dalla legge per le donazioni elettorali, che con il sistema delle donazioni ricorrenti il comitato Trump ha superato in tantissimi casi. WinRed, a differenza di ActBlue, è inoltre una società a tutti gli effetti e può generare guadagni: trattiene il 30 per cento dei soldi ricevuti con le donazioni e quando effettua i rimborsi non restituisce i costi delle transazioni. Con questi sistemi, secondo i conti del New York Times, nel 2020 dovrebbe aver generato alcuni milioni di dollari di profitto.

Il sistema delle caselle precompilate, dice il New York Times, sembra essere ancora diffusamente usato da molti esponenti del Partito Repubblicano ed è stato usato ampiamente anche durante la campagna elettorale per i due seggi al Senato della Georgia, finita a inizio gennaio con due storiche vittorie per i Democratici. Anche questi ultimi, nella loro storia recente, hanno fatto ricorso in alcuni casi a caselle precompilate per generare donazioni extra: ma niente di simile a ciò che ha fatto il comitato Trump sembra essere stato fatto dai Democratici, che invece hanno poi introdotto linee guida interne per interrompere o limitare fortemente la pratica.

domenica 28 marzo 2021

Birmania, è il "giorno della vergogna": salgono a cento i morti per la repressione delle proteste

@ - Si tratta del bilancio giornaliero più sanguinoso mai registrato dal golpe. Tra le vittime ci sarebbero anche un bimbo di 5 anni e una ragazzina di 13.


Salgono a un centinaio le vittime della repressione delle proteste anti-golpe in Birmania. Si tratta del bilancio giornaliero più sanguinoso mai registrato dal colpo di Stato militare del primo febbraio che ha destituito il governo democraticamente eletto guidato da Aung San Suu Kyi. Tra le vittime ci sarebbero anche un bimbo di 5 anni e una bimba di 13. "E' il giorno della vergogna", ha detto il portavoce del CRPH, un gruppo anti-giunta.

La durissima operazione dell'esercito era stata preannunciata venerdì sera dalla televisione di Stato, che aveva messo in guardia i manifestanti dalla possibilità di essere colpiti "alla testa e alla schiena". Il generale Min Aung Hlaing, leader della giunta, ha invece affermato, durante la parata del Giorno delle Forze Armate nella capitale Naypyidaw, che i militari avrebbero "protetto il popolo e si sarebbero battuti per la democrazia".

Proteste in varie città - Migliaia di persone sono scese comunque in strada per protestare a Rangoon, Mandalay e in altre città. A Mandalay hanno perso la vita 29 persone, tra cui un bambino di 5 anni, almeno 24 a Rangoon. Altre uccisioni sono state segnalate nella regione centrale di Sagaing, Lashio, Bago, vicino a Rangoon e in altre località.

Spari contro il centro culturale Usa - Nella capitale economica del Paese alcuni colpi di arma da fuoco hanno colpito il centro culturale statunitense, mentre dagli Stati Uniti arrivava l'ennesimo monito all'esercito contro le uccisioni. Nessuno è rimasto ferito, ma è stata aperta un'indagine, ha detto il portavoce dell'ambasciata americana Aryani Manring.

La condanna dell'Ue: "Giornata di terrore e disonore" - L'Ue ha condannato la sanguinosa repressione delle proteste in Birmania. "Questa 76esima Giornata delle forze armate della Birmania resterà scolpita come giornata di terrore e disonore", ha affermato la delegazione dell'Unione europea in Birmania. "L'uccisione di civili disarmati, compresi bambini, sono atti indifendibili".

sabato 27 marzo 2021

Virus in Tanzania Fra’ Paolo: «Crescono i casi»

@ - Il religioso lancia l’appello: «Qui non esistono laboratori attrezzati e statistiche. E fare un tampone è proibitivo. Ma ci sono sempre più ammalati».


Il presidente della Tanzania John Magufuli è morto nei giorni scorsi. Di infarto; o di Covid, come dicono gli oppositori. Magufuli era accusato di essere “negazionista”: il Governo infatti non forniva più i dati sui contagi, e aveva rifiutato i vaccini del programma internazionale Covax. Proprio pochi giorni prima del decesso, il frate viadanese Paolo Boldrini, da anni missionario in Tanzania, aveva scritto agli amici in Italia per fornire una relazione sulla situazione nel Paese africano. «Da gennaio – scrive il religioso – l’impatto del coronavirus si sta facendo sentire in modo evidente, forse a causa della variante sudafricana. Sino a dicembre non si notavano impatti sulla popolazione locale, e da tempo le misure di precauzione erano state allentate; ma ora sono aumentati malesseri, ricoveri e decessi dovuti a disturbi respiratori». Fra’ Paolo non si scandalizza per la mancanza di dati ufficiali: «Quasi non esistono laboratori attrezzati per fare i tamponi, e i costi sono comunque proibitivi per molti. Chi conosce lo stato delle nostre strutture sanitarie, sa che le statistiche fornite non sono attendibili».

In tale contesto, il missionario comprende alcune scelte di Magufuli: «Il coronavirus stava diventando pretesto per interventi neocoloniali. Per questo il presidente aveva raccomandato le mascherine fatte in loco, o dichiarato di voler accettare i vaccini solo dopo averne accertata l’idoneità». 

Secondo il frate, ciò che scandalizza davvero sono le spietate logiche di mercato, la corruzione e una strutturale arretratezza: «Le strumentazioni sanitarie sono importate con costi gravosissimi; e poi rimangono inutilizzate perché le ditte fornitrici non forniscono i ricambi, avendo già costruito nuovi modelli più costosi. I Paesi più deboli soccombono nelle mani di affaristi senza scrupoli. Ci sono tante minacce oltre al Covid: servono grossi passi avanti, e non concentrarsi solo su un fronte lasciandone altri sguarniti, per assicurare una buona assistenza alle persone. Mascherine, distanziamento e igiene delle mani (anche se manca l’acqua corrente) sono comunque precauzioni da non scordare». —

venerdì 26 marzo 2021

Trump: Biden disumano in Messico, giornalisti non gli fanno domande difficili, Cina non lo rispetta

@ - "Noi avevamo fatto un incredibile lavoro, costruendo 800 chilometri di muro, mettendo più di 28 mila soldati al confine per non far passare nessuno. 

Ciò che Biden sta facendo è disumano. Ora vedi bambini in condizioni terribili al confine". Lo ha detto l'ex presidente Donald Trump, parlando a Fox News. "Con noi - ha aggiunto - poche persone venivano al confine perché sapevano che le avremmo rimandate indietro. E non permettevamo loro di aspettare al confine. Ciò che l'amministrazione Biden sta facendo è vergognoso. Dovrebbero, invece, finire di costruire il muro". Trump sostiene che Biden sia stato trattato in maniera morbida dai giornalisti nel corso della sua prima conferenza stampa. "Gli hanno fatto domande soffici - ha commentato - non doveva essere così".

"La Corte Suprema dovrebbe vergognarsi di se stessa". E' il giudizio di Donald Trump nei confronti dei giudici che non hanno accolto i ricorsi per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali di novembre. "I numeri - ha aggiunto l'ex presidente, parlando a Fox News - erano nettamente a nostro favore e i giudici non hanno avuto il coraggio di fare quello che andava fatto". L'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha difeso i suoi sostenitori che lo scorso 6 gennaio hanno preso parte alla manifestazione in Campidoglio. Non rappresentavano "nessuna minaccia" per i parlamentari che si erano riuniti lì per certificare il voto del Collegio elettorale che ha confermato la vittoria di Joe Biden nella corsa presidenziale. Trump, parlando a Fox News Channel, si è lamentato di come le forze dell'ordine abbiano "perseguitato" i manifestanti del Campidoglio mentre "non accade nulla" a quella di sinistra. Trump ha riconosciuto che coloro che hanno preso d'assalto il Campidoglio "sono entrati e non avrebbero dovuto farlo" aggiungendo però che "alcuni di loro sono entrati e stavano abbracciando e baciando la polizia e le guardie. Molti sono entrati e poi sono subito usciti". Più di 300 persone sono state accusate in relazione alla rivolta. "Abbiamo molte opzioni per il futuro, abbiamo più di 200 milioni di follower, vedremo. Ma sono contento anche di inviare i comunicati, perché cosi' possono essere letti tutti senza dover essere censurati". Lo ha detto Donald Trump, rispondendo alla domanda della conduttrice di Fox News, riguardo il fatto che sia stato bannato da Facebook e Twitter. "Tra l'altro - ha aggiunto - Twitter è diventata noiosa, lo dicono tutti, da quando sono andato via io". Riguardo i vaccini, Trump ha sottolineato il "ritardo" dell'Europa, e il fatto che "mentre Anthony Fauci diceva che ci sarebbero voluti anni per avere un vaccino, io l'ho fatto avere in meno di dodici mesi". L'ex presidente ha definito Fauci una "creazione dei media". Se ci fosse stato ancora l'amministrazione Trump al vertice Usa-Cina di Anchorage, Alaska, i suoi rappresentanti "si sarebbero alzati dal tavolo" dopo gli "insulti lanciati agli americani e all'America". Lo ha detto l'ex presidente, intervenendo a Fox News. Trump ha parlato di "imbarazzo assoluto". Una settimana fa il consigliere alla Sicurezza nazionale, Jacob Sullivan, e il segretario di Stato, Antony Blinken, avevano tenuto un incontro con il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi il quale, ha ricordato la conduttrice, Laura Ingraham, aveva evidenziato le "molte rivolte che hanno attraversato gli Stati Uniti, soprattutto da parte di Black Lives Matter". "A noi non è mai successa una cosa del genere - ha commentato Trump - quello è stato un imbarazzo assoluto per il nostro Paese. Non potevo crederci". "Saremmo andati via - ha continuato - nessuno si e' mai permesso di parlare al mio gruppo in quel modo, nessuno mi ha mai parlato in quel modo, glielo garantisco. Se lo avessero fatto, avremmo raddoppiato le tariffe. In realtà, francamente, era qualcosa che avremmo dovuto fare. Ho preso miliardi e miliardi di dollari dalla Cina, stavamo riportando di nuovo in alto l'economia, stava andando davvero bene. E la Cina ci rispettava. Non hanno mai parlato come hanno fatto" con la squadra di Joe Biden.