domenica 3 marzo 2024

L'aborto entra nella Costituzione francese. La tristezza dei vescovi

@ - «Libertà garantita». Due parole seducenti che combaciano spesso, giuridicamente, con progressi civili. Ma il 4 marzo i parlamentari francesi intendono iscrivere nella Costituzione una «libertà garantita» che negli altri Paesi democratici nessuna maggioranza ha mai cercato fino in fondo di costituzionalizzare.

L'aborto entra nella Costituzione francese. La tristezza dei vescovi
© Fornito da Avvenire

Per paradosso, con un’unica frase: «La legge determina le condizioni nelle quali si esercita la libertà garantita alla donna di far ricorso a una interruzione volontaria di gravidanza».

A chiedere la costituzionalizzazione dell’aborto è stato il presidente Emmanuel Macron, accampando pure quest’argomento: l’iscrizione ostacolerà ogni tentativo futuro di «ritorno indietro». Sottinteso: a differenza di quanto è accaduto in America. Per il capo dell’Eliseo è una scelta associata all’uguaglianza fra uomini e donne, proclamata come «grande causa» della legislatura. L’aborto, dunque, solo come facoltà per le donne di «disporre del proprio corpo», come ama ripetere pure il guardasigilli Éric Dupond-Moretti: questa la logica dell’esecutivo, presto avallata da una larga maggioranza di parlamentari. Il 30 gennaio i deputati all’Assemblea Nazionale, con 493 voti favorevoli e 30 contrari. Mercoledì scorso, i senatori, con 267 pro e 50 contro: un avallo secco, che ha destato sorpresa, essendo la camera alta controllata dal centrodestra neogollista alleato dei centristi, ovvero dall’opposizione conservatrice a Macron. Il quale, su simili temi, ama presentarsi come un «progressista».

In affanno su tanti fronti e preoccupato dall’imminente scrutinio europeo, il presidente sperava in un ‘lasciapassare’ politico sull’aborto. E i numeri non gli hanno dato torto. Ma le approvazioni bipartisan appena viste sembrano dar ragione soprattutto a quanti additano in queste ore una specificità francese dai contorni inquietanti: anno dopo anno, almeno nei dibattiti politici, una visione dell’aborto vieppiù astratta e accuratamente dissociata da quegli interrogativi etici e da quelle difficoltà che costituiscono, nella realtà della vita di tutti i giorni, l’umanissima trama anche psicologica di un atto dalle conseguenze tanto irreparabili. In sintesi, l’aborto solo come «progresso» e «conquista». L’aborto, pure, evocato con un acronimo fulmineo:Ivg”, interruzione volontaria di gravidanza.

Esprimendo nelle ultime ore «tristezza», la Conferenza dei vescovi francesi (Cef) ha nuovamente messo a fuoco queste scissioni abusive: «Volgendosi verso chi pensa di ricorrere all’aborto, in particolare alle donne in situazione di malessere, la Cef ribadisce che l’aborto, che attenta alla vita fin dal suo inizio, non può essere visto sotto l’unica angolazione del diritto delle donne. La Cef deplora che il dibattito intrapreso non abbia evocato i dispositivi di aiuto a chi vorrebbe tenere il bambino».

In effetti, gli interessi del nascituro, come le questioni etiche inerenti alla figura paterna, sono stati ampiamente rimossi dal dibattito politico. I vescovi hanno così osservato: «Proprio mentre sono messe in luce le numerose violenze verso le donne e i bambini, la Costituzione del nostro Paese si sarebbe onorata iscrivendo la protezione delle donne e dei bambini».

Sullo sfondo, in controtendenza rispetto a Germania e Italia, cresce un indicatore statistico che solo alcune associazioni a difesa della vita cercano regolarmente di ricordare ai francesi: il rapporto fra gli aborti e il numero di nascite. Con 234.300 aborti su 726mila nascite nel 2022, ovvero un aborto ogni 3 nascite, questo dato è cresciuto di oltre il 10% rispetto al 2021. Cifre che sembrano attestare crudamente la banalizzazione in corso.

Più volte, negli ultimi anni, i vescovi francesi hanno già interrogato la coscienza del Paese: «Come potremmo vedere questa realtà drammatica come il solo esercizio di un diritto per le donne, o ancora come un progresso? Non è forse soprattutto il segno del fallimento di tutta la società nell’educare e accompagnare, nel sostenere a livello sociale, economico e umano quelli che ne hanno bisogno?».


Nelle ultime ore hanno preso nuovamente posizione pure alcune associazioni abituate ogni giorno a incontrare la vulnerabilità e la solitudine di tante donne poste di fronte a una gravidanza che le ha spiazzate.

Per Alliance Vita la costituzionalizzazione «è non solo ingiustificata e pericolosa, ma anche totalmente incoerente con l’emergenza sociale». Al riguardo, la nota ong per la vita chiede «un’inchiesta sulle cause e conseguenze dell’Ivg e l’organizzazione di una vera politica di prevenzione».

Sul piano giuridico, non mancano forti timori a proposito di future relativizzazioni dell’obiezione di coscienza del personale medico e ospedaliero, che trarrebbero spunto proprio dal dettato costituzionale. In proposito, ha sottolineato la Fondazione Jérôme Lejeune, «le conseguenze sulla libertà di coscienza dei medici possono essere disastrose». Inoltre, la costituzionaliz-zazione «accelera la deriva eugenista nella società» francese.

venerdì 1 marzo 2024

Procura europea, Italia prima per danni al bilancio dell'Unione

@ - Rapporto Eppo 2023, record di indagini su NextGenerationEU - Redazione ANSA - 01 marzo 202410:59


BRUXELLES - Secondo il rapporto 2023 sulle attività della Procura europea (Eppo) l'Italia risulta il Paese con il valore più alto in termini di danni finanziari al bilancio dell'Ue stimati a seguito di varie malversazioni: 7,38 miliardi di euro a fronte di 618 indagini attive. Di questi, 5,22 miliardi derivano da frodi all'Iva. È quanto emerge dall'analisi dei dati contenuti nel documento reso noto oggi da Eppo, l'organismo che opera in stretto collegamento con la Guardia di Finanza. L'Italia è prima anche per le indagini avviate sui finanziamenti legati al NextGenerationEU: ben 179 su un totale di 206 inchieste attive alla fine del 2023.

Complessivamente, alla fine del 2023 la Procura europea contava un totale di 1.927 indagini attive, con un danno complessivo stimato per il bilancio dell'Ue di 19,2 miliardi di euro, di cui il 59% (11,5 miliardi di euro, corrispondenti a 339 indagini) legato a gravi frodi transfrontaliere in materia di Iva. Italia e Germania contano più della metà delle indagini attive per frodi all'Iva, rispettivamente 121 e 112, seguite a grande distanza da Portogallo (15) e Francia (13). Questo tipo di frode, si legge in una nota dell'Eppo, coinvolge spesso organizzazioni criminali sofisticate ed è quasi impossibile da scoprire da una prospettiva puramente nazionale.

"L'entità delle frodi che ledono gli interessi finanziari dell'Ue, in particolare sul lato delle entrate del bilancio, può essere spiegata solo con il forte coinvolgimento di importanti gruppi della criminalità organizzata", avverte il procuratore capo europeo Laura Kövesi. "La nostra strategia - aggiunge - dovrebbe essere quella di paralizzare la capacità finanziaria di questi gruppi criminali". Nel mirino dei truffatori rientrano anche nuovi fonti di finanziamento dell'Ue, tra cui il NextGenerationEU con un danno stimato di oltre 1,8 miliardi di euro.

"Ciò rappresenta circa il 15% di tutti i casi di frode di spesa gestiti dalla Procura europea durante il periodo di riferimento, ma in termini di danno stimato corrisponde a quasi il 25%", ha aggiunto la numero uno dell'Eppo. Su un totale di 206 indagini attive relative ai finanziamenti NextGenerationEU alla fine del 2023, la gran parte, 179 riguarda l'Italia, seguita da Austria (33) e Romania (8). L'Eppo, a cui partecipano 22 Stati dell'Ue, è stata istituita nel giugno 2021 con il compito di indagare e perseguire i reati che potrebbero ledere gli interessi finanziari dell'Unione, in particolare la frode transfrontaliera dell'Iva e la criminalità transnazionale.

giovedì 29 febbraio 2024

La Russia può usare armi nucleari in questi casi

@ - In alcuni documenti segreti pubblicati dal Financial Times, le norme fissate da Putin su quando poter usare armi nucleari.


La Russia con un arsenale di testate nucleari importante, è una delle nazioni più pericolose da questo punto di vista. E la preoccupazione cresce sapendo in quali circostanze Putin può dare consenso all’uso di bombe atomiche. Questo è quanto è emerso da alcuni documenti segreti pubblicati dal Financial Times. Documenti che risalgono a 10 anni fa e che probabilmente non sono più attuali ma che mostrano il modo in cui Putin gestisce i conflitti e possano ricorrere all’uso di testate nucleari.
Circostanze che sono molto più semplici di quanto si possa immaginare.

Quando la Russia può usare bombe nucleari
Le carte segrete, che soprattutto erano indicazioni per l’esercitazione delle unità militari interessate, indicano le norme fissate da Putin per poter ricorrere all’arma atomica.

La prima circostanza è quando il paese viene attaccato da un’altra nazione e con i medesimi ordigni. E fin qui tutto normale: tu attacchi me con una bomba atomica, io rispondo con la stessa arma per difendermi. Poi però si indica che le armi nucleari possono essere usate anche quando l’esistenza dello Stato è messa in pericolo.

Come ad esempio la distruzione del 20 per cento dei sottomarini atomici russi, di almeno tre incrociatori o tre aeroporti militari oppure un attacco simultaneo su centri di comando terrestri o sulla costa. E ancora uno sbarco nemico in territorio russo, la sconfitta delle unità responsabili della difesa delle frontiere nazionali o una situazione critica per la sicurezza nazionale, inclusa la necessità di dissuadere altri stati da un’aggressione contro la Russia e di evitare una escalation di un conflitto.

E poi, il dossier mostra anche come Putin abbia considerato uno scenario di guerra in cui l’arma nucleare tattica verrebbe utilizzata per respingere una invasione da parte della Cina. Uno scenario ad oggi impensabile, visti gli ottimi rapporti diplomatici tra i due Stati. Ma come detto, i documenti risalgono a 10 anni fa ed evidentemente a quei tempi Putin non era così sicuro della sicurezza nazionale e della neutralità di una nazione confinante come la Cina.

La Russia dispone oggi di duemila bombe atomiche tattiche a limitata potenza e quindi capaci di essere utilizzate in scenari particolari di guerra senza scatenare un conflitto globale a colpi di missili intercontinentali.

Questo scenario era stato ipotizzato anche mesi fa quando l’Ucraina sembrava recuperare terreno nel conflitto sopratutto in quelle zone occupate da Mosca. Alla fine però Putin ha sempre desistito, consapevole che un utilizzo di bombe con testate nucleari avrebbe rischiato di creare una reazione diretta di Stati Uniti o Gran Bretagna con il conseguente scoppio di una terza guerra mondiale.

Il dossier, seppur ormai datato, mostra però un dato importante: che al contrario di quanto si pensava e cioè che la Russia avrebbe usato bombe atomiche soltanto in caso di attacco interno, in realtà la loro idea di utilizzo è molto più realistica e semplice da attuare.

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sabato 24 febbraio 2024

Il G7 e le riserve russe per finanziare l’Ucraina: pro e contro

@ - Sembra facile ma non lo è. Visti i problemi che stanno incontrando i finanziamenti occidentali all’Ucraina, la proposta avanzata dagli Stati Uniti nel G7, con l’appoggio di Gran Bretagna, Canada e Giappone, è di trasferire a Kyiv le riserve congelate della Banca centrale di Russia, circa 300 miliardi di euro depositati in larga parte in Europa. In sostanza, si userebbe il risultato delle sanzioni finanziarie adottate dopo l’invasione di Mosca per sostenere economicamente l’Ucraina in una fase particolarmente difficile della guerra, segnata dai bombardamenti più pesanti della Russia da molti mesi a questa parte.


Ricostruiamo la situazione. Per ragioni di politica interna, il Congresso americano non ha ancora approvato l’erogazione di un pacchetto aggiuntivo di 60 miliardi di dollari di aiuti a Kyiv. L’ala dura dei Repubblicani chiede in cambio misure molto più restrittive sulla gestione del confine con il Messico. Non è escluso che un compromesso verrà raggiunto alla ripresa dell’attività legislativa. Ma il sostegno americano comincia ad apparire precario.

Sul lato europeo, il Consiglio di metà dicembre non è riuscito a fare passare, per il veto di Viktor Orban, un finanziamento ulteriore di 50 miliardi di euro a Kyiv. Gli europei stanno pensando a un piano B da presentare al Consiglio del 1° febbraio: un fondo per l’Ucraina garantito dagli Stati nazionali e raccolto dall’UE direttamente sui mercati. Ciò consentirebbe prestiti all’Ucraina per circa 20 miliardi di euro.

In breve (e tristemente): proprio nella fase più critica di una guerra che dura da quasi due anni, con costi umani ed economici enormi per l’Ucraina, il vitale sostegno finanziario occidentale è diventato incerto e macchinoso, vittima di dinamiche interne su entrambe le sponde dell’Atlantico. Quanto agli aiuti militari, le imprese occidentali non riescono a fornire quanto promesso: per fare un esempio, gli europei hanno consegnato solo un terzo circa delle munizioni previste. Mentre la Russia, passata ad una economia di guerra e rifornita (proiettili di artiglieria e droni) da Corea del Nord e Iran, punta sul fattore tempo.

Putin ritiene, mentre guarda a una eventuale elezione di Trump, che la Russia reggerà più a lungo del sostegno occidentale a Kyiv. L’Ucraina è a corto di armi e di uomini, tanto che Zelensky ha dichiarato di volere arruolare altri 500.000 soldati. Mentre aumentano le difficoltà economiche. Il governo non guarda solo ai costi della ricostruzione futura (le stime si aggirano attorno ai 500 miliardi di euro). Pesano i bisogni pressanti di oggi: come pagare gli stipendi ed erogare servizi a una popolazione quanto mai provata dalle distruzioni del conflitto, che comincia a mostrare insofferenza per i tempi di una guerra lunga.

Fare pagare alla Russia potrebbe essere una soluzione? In teoria, Mosca verrebbe costretta ad anticipare una parte delle riparazioni di guerra. Se la motivazione “morale” appare solida (la Russia ha invaso uno Stato sovrano, annettendosi sulla carta quattro regioni ucraine), le implicazioni legali si prestano a controversie. E non sono ovvie le conseguenze.

Chi si oppone sostiene che una misura del genere favorirebbe la de-dollarizzazione. E’ un argomento solo in parte convincente, osserva Agathe Demarais in una nota per “Foreign Policy”: i dati della BCE e della US Federal Reserve indicano che la de-dollarizzazione è un mito, piuttosto che una tendenza reale. Più fondato un secondo argomento: il trasferimento delle riserve della Russia all’Ucraina richiederebbe la cooperazione di Euroclear, la società che ha in deposito i tre quarti delle riserve congelate della Russia. Ma se Euroclear cooperasse – osservano gli europei – le economie non G7 ne trarrebbero la conclusione che i depositi occidentali non sono più sicuri. E aumenterebbe il ricorso a depositi alternativi, come la China’s Securities Depository and Clearing. Conclusione: si accentuerebbe la frammentazione finanziaria, indebolendo ulteriormente l’impatto delle sanzioni. Dal punto di vista politico, una decisione del genere segnerebbe una rottura irrevocabile con Mosca, ipotesi che fa esitare i paesi europei del G7, inclini a non pregiudicare del tutto ipotesi di compromesso – per quanto improbabili appaiano oggi.

Per Kyiv, potere contare su 300 miliardi di euro sarebbe un passo avanti molto rilevante, si tratta del doppio del suo PIL attuale. E’ un punto decisivo da considerare. Al tempo stesso, esistono problemi legali (quanto è legittima una vera e propria confisca?) e dilemmi politici: l’uso delle riserve russe potrà finire per incentivare il declino in atto degli aiuti occidentali. Come si vede, esistono i pro, che sono potenti, ed esistono i contro. Pro e contro, in mezzo a una guerra europea, che un G7 a presidenza italiana dovrà attentamente vagliare.

*Una versione di questo articolo è apparsa su Repubblica del 31/12/2023

giovedì 22 febbraio 2024

venerdì 16 febbraio 2024

QUAL È IL PAESE CON PIÙ PENSIONATI? LA RECENTE CLASSIFICA

@ - Ecco ora quale sarebbe il Paese con più pensionati. Sarebbe proprio questa nazione del mondo e non è la nostra amatissima Italia.

Paese con più pensionati – Viaggi.Nanopress.it
Vi sveliamo quale potrebbe essere la classifica recente sul numero dei pensionati al mondo. Si concentrerebbero in particolare in questo Paese del mondo.

QUAL È IL PAESE CON PIÙ PENSIONATI
Chi si avvicina all’età pensionabile magari sta pensando di trasferirsi per godere di numerosi vantaggi. E in effetti ci sono Paesi dove la pensione italiana varrebbe il doppio. In generale, molti italiani e non solo stanno considerando di trasferirsi per altri vantaggi e non soltanto legati all’economia. Infatti, magari vogliono abbandonare la vita in città per sposarne una a ritmi più lenti in campagna. Oppure vogliono avvicinarsi al mare o ai propri figli. Insomma, i motivi possono essere tanti. Dovete sapere che l’Italia è uno dei Paesi con il maggior numero di anziani al mondo.

Però non è quello che più pensionati o almeno non dovrebbe sulla base del numero di anziani presenti nel nostro Paese: non essendo al primo posto in questo dato, non dovrebbe esserlo neanche nell’altro. Effettivamente c’è un Paese con più anziani e con magari più pensionati rispetto all’Italia. Ecco che di seguito vi sveliamo di quale Paese stiamo parlando. Magari potreste anche valutare di trasferirvici, anche se è lontano dall’Italia e se i suoi abitanti hanno uno stile di vita e una cultura molto diversi dai nostri.

Potrebbe Trattarsi Proprio Di Questo
Sul sito web di Vanityfair.it è comparso un articolo che parla delle popolazioni più anziane del mondo. Naturalmente sappiamo che l’Italia ha una delle popolazioni più longeve di sempre e tra l’altro che il numero di anziani starebbe addirittura battendo quello del tasso di natalità sempre più basso. In effetti, nel nostro Paese è sempre più difficile scegliere di mettere al mondo dei figli. Molti degli attuali 30enni hanno appena completato gli studi e non hanno ancora un lavoro. Vivono ancora con i loro genitori e non hanno le possibilità economiche di mettere al mondo dei figli.

In effetti, l’Italia sarebbe al secondo posto al mondo tra i Paesi con la popolazione più anziana del mondo. In Italia ci sarebbero ben il 24,5% di ultra sessantenni. Successivamente troviamo la Finlandia con il 23,6%. E al primo posto? Dovrebbe esserci il Giappone, dove 1 persona su 10 sarebbe addirittura ultraottantenne. Inoltre il 29,1% avrebbe più di 65 anni. Visto che in Giappone in pensione si va proprio a quell’età, potrebbe essere proprio questo il Paese con più pensionati al mondo. Dovete sapere, però, che non è raro che in Giappone i 65enni e oltre decidano di continuare a lavorare piuttosto che andare in pensione.

domenica 11 febbraio 2024

Roma, sbranato da tre rottweiler mentre fa jogging: morto un 50enne a Manziana. I cani scappati da un giardino

@ - Tragedia domenica mattina nel Parco di Manziana. È caccia al branco di molossi, forse fuggito dal giardino di una casa, che ha aggredito e ucciso un 50enne


Tragedia a Manziana, a pochi chilometri da Roma. Un cinquantenne è stato trovato morto sbranato da almeno tre cani rottweiler che lo hanno aggredito mentre stava facendo una passeggiata nel bosco alle porte della cittadina. Il corpo del poveretto è stato scoperto da alcuni passanti poco dopo le 8.30 di domenica: inutili purtroppo i soccorsi, la vittima aveva gravi ferite provocate dai morsi al volto, al collo, e alle braccia.

Avrebbe tentato disperatamente di proteggersi dall’assalto dei molossi che sono poi fuggiti.

Gli accalappiacani con fucili caricati con sedativi
Sul caso indagano i carabinieri che stanno dando la caccia ai cani che erano probabilmente fuggiti da un giardino privato poco distante. La vittima era vestita in maniera sportiva, e non si esclude stesse facendo jogging, con una maglietta e pantaloni corti, oltre a un paio di scarpe da ginnastica. Sul posto sono intervenuti il sindaco e il vicesindaco di Manziana insieme con i carabinieri, i guardiaparco del bosco, ma anche gli accalappiacani con fucili caricati con sedativi per catturare gli animali in fuga. Gli investigatori hanno anche sentito il proprietario dell’abitazione dalla quale si sarebbero allontanati.

Le indagini sul branco di molossi
Il corpo dell’uomo è stato trovato in via Poggio della Torre, all’interno della Macchia Grande, ovvero l’area monumentale boschiva alle porte della cittadina, non lontana dal lago di Bracciano. Molte persone sono accorse nel luogo del ritrovamento del cadavere. Tutta la zona è stata isolata dai carabinieri che hanno avviato una serie di accertamenti per individuare dove i cani si siano diretti dopo l’aggressione mortale e per quale motivo abbiano ucciso il 50enne. Da capire anche come fossero custoditi gli animali.

giovedì 8 febbraio 2024

La prefazione-choc dell’ex capo di stato maggiore russo Baluevskij: l’artiglieria Nato è superiore, i carri armati russi bersaglio facile in Ucraina. E i sistemi di difesa aerea hanno annullato la superiorità dell’aviazione russa

@ - Non capita tutti i giorni leggere uno squarcio di verità improvvisa e dirompente sulla Russia, sul reale stato della sua guerra contro l’Ucraina, e per di più proveniente dal mondo militare. Succede mentre la propaganda elettorale di Putin è impegnata a rivendere come grande vittoria al fronte la conquista di alcune strade di un villaggio distrutto (Avdiivka), con la morte di almeno 15mila russi – e a nascondere che nel frattempo dall’inizio dell’invasione su larga scala almeno 315mila soldati russi sono stati uccisi o feriti, e due terzi del totale dei carri armati russi di prima della guerra sono stati distrutti. Mentre l’economia russa soffre di una iper-inflazione spaventosa sui beni di primissima necessità, e anche le banche cinesi cominciano a non accettare più transazioni (in qualunque valuta) con entità russe. I fatti sono semplici, scritti a chiare lettere nella prefazione alla raccolta di articoli scientifico-militari “Algoritmi di fuoco e acciaio”, che è stata ora recensita e raccontata dalla pubblicazione “Army Standard”, non una rivista indipendente russa, ma una pubblicazione collegata al comparto della Difesa (il fondatore è il canale televisivo del Ministero della Difesa “Zvezda). In questo scritto, dirompente quanto tecnico, e totalmente pubblico, senza particolari filtri, l’ex capo di stato maggiore russo Yuri Baluevskij riconosce la superiorità dell’artiglieria della Nato. Putin ha poche settimane fa detto il contrario. Nel discorso del 2 febbraio Vladimir Vladimirovich disse testualmente: «Naturalmente, se confrontiamo le moderne armi della Nato con le armi dell’ultimo periodo dell’era sovietica, in qualche modo sono inferiori, tra l’altro, non sempre. Ma se prendiamo le nostre armi più recenti, sono chiaramente superiori a tutti. Questo è un fatto evidente». Baluevskij, al contrario, fa un’analisi spietata e realistica dello stato dei mezzi russi, celebrato dalla propaganda di Mosca come «il più potente esercito al mondo». Secondo l’ex capo di stato maggiore russo (2004-2008) e ex vice segretario del Consiglio di sicurezza (2008-2012), i sistemi di artiglieria della Nato sono qualitativamente superiori a quelli russi. Ma c’è molto di più nella sua analisi: «C’è una superiorità qualitativa dell’artiglieria Nato», che adduce come causa principale il passaggio ai cannoni da 155 mm con canna calibro 52 e lo sviluppo di proiettili a lunghissima gittata. «L’operazione militare speciale – osserva Baluevskij– ha rivelato un ritardo significativo nell’artiglieria nazionale e nei sistemi missilistici e richiede un loro riarmo prioritario e radicale nei prossimi anni». Con questa situazione, molti del bluff di Putin – che però vengono rilanciato acriticamente da tanti utili idioti o collaborazionisti occidentali – vengono di fatto svelati. Baluevskij ridimensiona molto anche la superiorità aerea che i russi hanno grazie al fatto che agli ucraini non sono stati ancora, di fatto, gli F-16 occidentali. Questa superiorità russa è menomata e quasi annullata dalla circostanza che, spiega Baluevskij, la difesa aerea ha inaspettatamente sconfitto l’aviazione militare, che non solo non può operare in massa sul territorio nemico, ma è anche «costretta a volare e fare base con cautela sul proprio territorio. Il compito di sopprimere efficacemente le difese aeree nemiche si è rivelato praticamente impossibile. Ma la sua decisione predetermina l’ulteriore corso e l’esito del combattimento aereo, e non solo». Baluevskij è stato vice comandante di gruppo in Transcaucasia negli anni novanta, poi ha lavorato nello Stato Maggiore a Mosca, e infine ricoperto il ruolo di vice segretario del Consiglio di Sicurezza: sa di cosa parla. Il gap Russia-Nato, ricostruisce, è forte nella qualità dell’artiglieria che, soprattutto quella a lungo raggio e ad alta precisione, «è tornata sul piedistallo del dio della guerra: il numero di proiettili sparati è quasi il fattore determinante nel combattimento e nelle operazioni». Molti problemi, continua, hanno registrato i carri armati, si sono dimostrati «un bersaglio facilmente individuabile e facilmente colpibile», e il compito di sopprimere le difese aeree nemiche «si è rivelato irrisolvibile». Ergo, è inesistente la presunta superiorità che dovrebbe esser data dal disporre di cacciabombardieri. La diagnosi finale è tremenda. Nel complesso, sostiene Baluevskij, le Forze di Difesa Aerea Strategica hanno mostrato il fallimento delle previsioni di sviluppo militare e hanno richiesto una rivalutazione del ruolo e del posto di varie armi. A suo dire, molti libri di testo di tattica utilizzati dai generali russi dovranno essere «cancellati dagli archivi». Baluevskij non si addentra nei mezzi della guerra elettronica, droni a lunga distanza, droni di sorveglianza, droni marini: e appare chiaro che su questo fronte sarà costruita molta della resistenza ucraina nel 2024, e la capacità di Kyiv di colpire dietro le linee nemiche con attacchi profondi, tanto sul mar Nero quanto nei complessi energetici e nelle infrastrutture critiche della regione d San Pietroburgo.

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