mercoledì 8 aprile 2020

Papa Francesco contro i populisti: "Discorsi che ricordano Hitler nel 1933". Altro assist a Giuseppe Conte?

@ - L’epidemia da coronavirus scoppiata a livello globale è il principale tema della lunga intervista che Papa Francesco ha rilasciato a Austen Ivereigh, giornalista britannico che è anche il biografo ufficiale del Pontefice


Quest’ultimo si è prodigato in un nuovo affondo alle politiche populiste: “Oggi in Europa quando si cominciano a sentire discorsi populistici o decisioni politiche di tipo selettivo, non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi”. Non è del tutto chiaro a chi si riferisce il Papa, che ovviamente non fa nomi: “Mi preoccupa l’ipocrisia di certi personaggi politici che dicono di voler affrontare la crisi, che parlano della fame nel mondo e intanto fabbricano armi. È il momento di convertirci da questa ipocrisia. Questo è un tempo di coerenza - avverte Bergoglio - o siamo coerenti o perdiamo tutto”. Per certo, le parole del Pontefice sembrano una sorta di endorsement, un nuovo sostegno a Giuseppe Conte, un premier sempre più in difficoltà ma che, dopo l'incontro della scorsa settimana, è tornato a contare sull'appoggio del Vaticano.

Coronavirus: la Cina ha da poco riaperto la città di Wuhan, ma a distanza di poco tempo, arrivano misure restrittive per un’altra regione.

@ - La Cina teme una seconda ondata di contagi e chiude la Regione dell’Heilongjiang. Come riporta Skytg24, il lockdown appena superato dalla città di Wuhan, primo centro della pandemia, è stato imposto nella città di Suifenhe, al confine con la Russia.


La ragione di tali decisione ricade nel fatto che la Commissione sanitaria regionale ha registrato nuovi 25 casi di Coronavirus, tutti di importazione. Ma la paura di una nuova ondata rimane alta e si è decisa dunque la chiusura della città.

Come riporta Skytg24, a seguito dell’arrivo di viaggiatori dalla Russia la Cina ha registrato nuovi casi di CoVid-19. Questo ha portato le autorità a chiudere tutta la provincia del nord di Heilongjiang. Si parla di lockdown, la stessa misura restrittiva da poco sciolta nella città di Wuhan.

La Cina sta registrando nuovi casi di Coronavirus. Come leggiamo da Skytg24, 25 nuovi contagiati sono stati rilevati nell’Heilongjiang. Tra questi, due persone sono in gravi condizioni. Il dato aggiornato dei casi di importazione, dopo lo scioglimento delle misure, è di 87 contagiati. Per quanto riguarda i casi più recenti, come riportano le autorità, si tratta di cittadini cinesi rientrati da Mosca. I nuovi contagiati sono stati immediatamente ricoverati in ospedale, mentre i passeggeri, che sono stati a contatto con loro, sono stati messi in quarantena.

Come riporta Skytg24, il primo paziente importato nell’Heilongjiang è stato dimesso nella giornata di ieri. Si tratta di un ragazzo di 25 anni. Nel frattempo, le autorità stanno sollecitando la popolazione ad evitare i collegamenti con la Russia.

Il caso virtuoso della Nuova Zelanda

@ - Grazie all'intervento tempestivo del governo, dopo due settimane di restrizioni i contagi sono in calo e il tasso di letalità è tra i più bassi al mondo


La strategia adottata dalla Nuova Zelanda per contenere la diffusione dei contagi da coronavirus si sta rivelando fin qui una delle più efficaci al mondo. Dopo due settimane di rigide restrizioni in tutto il paese, il numero di nuovi infettati è in costante calo dopo aver raggiunto un picco di 98 persone il 2 aprile. In un articolo uscito ieri sul Washington Post, la giornalista neozelandese Anna Fifield ha spiegato l’efficacia dell’approccio della Nuova Zelanda definendo la sua una strategia “di eliminazione”, anziché “di contenimento” come quella degli Stati Uniti e di altri paesi europei.

La Nuova Zelanda, che ogni anno ospita 4 milioni di turisti (su una popolazione di 5 milioni di abitanti), aveva chiuso i suoi confini il 19 marzo, quando le condizioni in Italia erano già gravi e i casi stavano aumentando anche negli Stati Uniti. Due giorni dopo la prima ministra Ardern aveva annunciato un piano in quattro fasi per contenere la diffusione del virus, e nei giorni successivi aveva incontrato diversi esperti che avevano insistito per passare velocemente alla fase 4, quella con le restrizioni più severe, nonostante i contagi del paese fossero ancora pochi. Lunedì 23 marzo è stato annunciato alla popolazione che aveva due giorni di tempo per prepararsi a un mese di isolamento e mercoledì 25 marzo, quando i casi di persone contagiate da COVID-19 nel paese avevano superato i 100, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale.

Sono state introdotte quindi rigide restrizioni per la popolazione e sono stati chiusi uffici, scuole e servizi non essenziali come bar, ristoranti, caffetterie, palestre, cinema, piscine, musei, biblioteche e parchi gioco. In Nuova Zelanda le persone possono camminare e andare in bicicletta all’aperto solo nelle vicinanze di casa e rispettando le distanze di sicurezza. Finora 367 persone, soprattutto surfisti, sono state redarguite dalle forze dell’ordine; 45 persone sono state multate per non aver rispettato le restrizioni.

Finora in Nuova Zelanda ci sono stati in tutto 1.210 contagiati di cui 282 guariti: dei malati, 12 sono in ospedale, di cui 4 in terapia intensiva e 2 in gravi condizioni. Il tasso di letalità della Nuova Zelanda è uno dei più bassi al mondo: per il momento è morta una persona, una donna di 70 anni con problemi di salute pregressi. I nuovi casi di oggi sono 50, il numero più basso da due settimane nonostante il numero di tamponi effettuati sia stato il più alto: 4.098, per un totale di 46.875 dall’inizio dei contagi. Per avere un termine di paragone, ieri in Lombardia – che ha 10 milioni di abitanti e una larghissima diffusione del contagio – i tamponi analizzati dai laboratori sono stati 4.342. Martedì e lunedì i positivi in Nuova Zelanda erano stati rispettivamente 54 e 67.

Il ministero della Salute ha implementato misure di tracciamento delle persone venute a stretto contatto con persone poi risultate infette: le misure prevedono una telefonata iniziale per invitare a un rigido auto isolamento e per controllare lo stato di salute, e altre telefonate di controllo nei giorni successivi. Il ministero ha detto che traccia ogni giorno circa 700 persone. In questo modo è stato possibile verificare che la maggior parte dei casi di infettati da coronavirus in Nuova Zelanda era riconducibile a viaggi internazionali e individuare e circoscrivere i focolai nel paese. La trasmissione del virus all’interno della popolazione sembra per ora molto ridotta.

Da quando a fine febbraio i letti per la terapia intensiva nel paese erano 173 in totale, gli ospedali si sono attrezzati per riuscire ad allestirne fino a un massimo di 563 nel caso in cui il numero di malati gravi fosse cresciuto. Sulla base della disponibilità degli ospedali, l’università di Otago ha calcolato che il tetto massimo di casi nel paese è di 24mila.

Jacinda Ardern, prima ministra neozelandese da più di due anni, ha detto che è ottimista sul rallentamento della diffusione del virus, ma che non ha intenzione di allentare le restrizioni almeno fino al weekend di Pasqua, durante il quale tutti i cittadini sono invitati a rimanere a casa. Le chiese e i luoghi di culto rimarranno chiusi e Ardern ha invitato i cittadini a prendere parte alle funzioni religiose sui social network. Ardern ha anche rassicurato i bambini aggiungendo che quello della Fatina dei denti e del Coniglio pasquale è considerato “lavoro essenziale”, ma che vista la situazione particolare potrebbero non arrivare in tempo.

Oggi, dopo due settimane, lo stato di emergenza è stato prorogato per altri sette giorni e i cittadini hanno davanti ancora almeno due settimane di quarantena, ma il governo non si è ancora pronunciato sulla data ufficiale di fine della fase 4. Il partito di centrodestra all’opposizione ha dichiarato che non ostacolerà l’attività del governo e anzi che è a disposizione per agevolarla.

Michael Baker, docente di Salute pubblica all’Università di Otago e uno dei più autorevoli epidemiologi del paese, ha sostenuto l’approccio per “eliminazione” fin dall’inizio e ha definito il caso neozelandese «un trionfo di scienza e leadership». Baker ha aggiunto che la Nuova Zelanda non riaprirà i confini finché il virus non sarà stato debellato in tutto il mondo, e in questo modo le restrizioni per la popolazione potranno essere un po’ allentate. Il fatto che la Nuova Zelanda sia composta da due isole con pochi milioni di abitanti contribuisce a rendere l’isolamento nazionale particolarmente efficace.

L’unica cosa andata storta, fin qui, è il comportamento del ministro della Sanità David Clark, che ieri si è scusato pubblicamente e ha consegnato le sue dimissioni dopo essere stato visto in spiaggia con la famiglia a 20 chilometri da casa nel primo weekend dall’ingresso della Nuova Zelanda nella fase 4. La prima ministra ha dichiarato che in circostanze normali avrebbe accettato le dimissioni, perché ciò che ha fatto Clark non ha scuse, ma che Clark rimarrà ministro finché la Nuova Zelanda non sarà uscita dall’emergenza sanitaria. Ardern ha aggiunto che Clark sarà sollevato dal suo ruolo di sottosegretario del ministro delle Finanze e che la sua posizione all’interno del governo sarà retrocessa.

Il Post ha fatto una newsletter sul coronavirus, per aggiornare e informare sulle cose da sapere e su quelle da capire: ci si iscrive qui.

Boris Johnson, il report: ha il 46% di possibilità di sopravvivere. A curarlo anche un medico italiano

@ - In Gran Bretagna c'è grande preoccupazione per le sorti di Boris Johnson ricoverato in terapia intensiva causa coronavirus, Secondo una statistica ha il 50,1% di possibilità di sopravvivere al covid-19. Sono i dati di chi entra in terapia intensiva negli ospedali pubblici britannici. 


E le possibilità scendono al 46% per coloro tra i 50 e i 60 anni - il premier britannico ne ha 55. Bojo è nell' ala est dell' ospedale pubblico St Thomas, di fronte a Westminster. Probabilmente, scrive Repubblica, la migliore struttura del Regno Unito anti-coronavirus: 42 posti letto permanenti di terapia intensiva e i migliori specialisti del Paese per le malattie polmonari, tra cui il dottor Luigi Camporota, 49 anni, italiano laureatosi a Reggio Calabria nel 1995 e oggi uno dei luminari oltremanica di ventilazione polmonare.

"Respira da solo anche se ogni tanto ha bisogno di ossigenazione", racconta il dottore. Repubblica racconta anche la storia di Carrie Symonds, la 32enne fidanzata incinta di Boris, La Regina ieri le ha scritto: "Resisti ". Johnson non è il primo premier britannico a essere indisposto per malattia. Intanto, ieri c' è stato un nuovo record di morti in Regno Unito per coronavirus: 854, totale 6.227.

Chiesa, muri e terza guerra mondiale: metti una sera l’incontro tra cardinal Zuppi e Lucio Caracciolo

@ - Il crollo del muro con la caduta dell’Unione Sovietica avrebbe creato secondo un’idea ricorrente un nuovo ordine mondiale; ma così non è stato, al contrario è in atto una terza guerra mondiale a pezzi. La denuncia di Papa Francesco è l’incipit della discussione, svoltasi l’11 febbraio scorso, tra Matteo Zuppi, Cardinale di Bologna, e Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes. Il luogo dell’incontro è la Casa della pace la Filanda di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna.

Caracciolo: il Papa lancia un sasso nello stagno, non c’è per fortuna una guerra mondiale nel vero senso del termine ma c’è un tale quantità di conflitti, circa trenta in questo momento, a volte totalmente ignorati dall’informazione come ad esempio quello in Congo, in cui sono morte milioni di persone.

Il muro disegnava un ordine e la guerra fredda aveva mantenuto una pace relativa tra le grandi potenze, esportando però i conflitti nelle periferie del mondo: i muri in determinate circostanze possono servire ad evitare il peggio. Ora la guerra avviene in territori che non sono nemmeno Stati, senza più limiti di spazio e di tempo. La guerra diventa asettica come nel recente attentato a Soleimani, generale iraniano assassinato con un intervento “chirurgico” comandato ed eseguito a migliaia di chilometri di distanza.

Zuppi: Per comprendere questa situazione occorre approfondire la conoscenza della storia. Non è facile mettere insieme tanti frammenti, in cui sembra ci sia un disordine e invece c’è un ordine logico. La frase del Papa ci costringe a capire le tante crisi carsiche, a bassa intensità, che sembrano tanto lontane da noi. Il concetto deve intendersi che i conflitti per la loro vastità ci riguardano tutti, perciò mondiali.
Oggi le guerre scoppiano senza essere dichiarate e l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha pressoché perso ogni funzione. Riguardo ai muri è vero che in talune situazioni, come in Bosnia, è meglio ci siano, ma comunque come dice il Papa noi dobbiamo impegnarci a costruire ponti e non muri. Si possono considerare come delle anestesie in certe situazioni ma solo se provvisorie. Francesco ha dichiarato nel recente viaggio a Nagasaki e Hiroshima che il solo possedere le armi atomiche è peccato.

Xenofobia e odio razziale
Caracciolo: la radice dell’odio è la paura. La paura si governa con istituzioni responsabili e trasparenti, anche se in Cina, a onta della sua enorme influenza, non c’è molta trasparenza. Occorre più rispetto per le regole, e darsi un senso più umano e responsabile, lo Stato serve ad assorbire la violenza diffusa negli individui. Occorre coltivare la curiosità verso il mondo, occorre capirlo se ci descrivono fenomeni ingigantendoli come l’invasione di migranti dall’Africa. È importante conoscere le situazioni e informarsi anche delle vite delle persone.

Zuppi: aggiungerei oltre all’odio, la paura della diversità. Cominciò Caino odiando Abele perché era il prediletto. Oggi patiamo un’ignoranza interconnessa che è più complicata perché ci fa credere di sapere, mentre non sappiamo niente di fronte alle complessità. E come se ne esce? Con la conoscenza, l’educazione, l’attenzione, sottrarsi all’ignoranza del mondo.
L’odio sembra inerte ma poi rispunta, come per l’antisemitismo che appare morto e invece si ripresenta sempre sulla scena. Viviamo come in un paesello attraversato da un fiume e quelli che abitano dall’altra parte sono “diversi”. L’altro aspetto che mi sembra importante è il senso di universalità e di interesse per la “casa comune”, sul Coronavirus mi ha colpito che non c’è una posizione europea unitaria, mi sembra un grande limite. Dovremmo impegnarci perché l’Europa sappia coordinarsi. Come dice Francesco “non ne usciamo da soli”.

Le divisioni nella Chiesa
Caracciolo: Don Matteo parla senza veli di crisi di fraternità all’interno della Chiesa, anche se non credente sono romano e quindi ovviamente preoccupato di quel che accade nella chiesa di Roma. Il fatto che ci sia una crisi piuttosto profonda non è poco, la Chiesa è un’istituzione fondamentale per l’equilibrio complessivo, le differenze si stanno acuendo. Forse non si arriverà allo scisma ma si coltivano molte autoreferenzialità. In questo senso la definizione della chiesa come “ospedale da campo” può andar bene fino a un certo punto, ma poi ci vogliono anche gli “ospedali in muratura” per difendere l’Istituzione: occorre rafforzarne la struttura.

Zuppi: l’opacità è il problema, Lucio dice la Chiesa è una delle pochissime realtà sovranazionali che non ha interessi che ha una forza etica e universalistica, che aiuta a superare i nazionalismi tra culture e identità. Poco più di cento anni fa un Papa, che era stato vescovo di Bologna (Benedetto XV), definì la guerra “un’inutile strage” e lo fecero a fette.
Nella Chiesa è maturata la scelta della pace, con la Pacem in terris di Giovanni XXIII e con Paolo VI che nel discorso alle Nazioni Unite disse “qui c’è il mondo”. Si diceva dei problemi interni alla Chiesa, a riguardo faccio un esempio geometrico: Francesco dice “la Chiesa non è una sfera, è un poliedro” nel senso non è un denominatore comune che tutto allinea e conforma ma deve cercare di tenere insieme tante realtà diverse.

La sfida del poliedro è molto grande, puoi reggerla solo con un’unità più forte. Considerare le diversità non significa esaltare gli individualismi, l’espressione ospedale da campo Papa Francesco la usa intendendo che il mondo è sofferenza e noi, la Chiesa, non possiamo tirarci fuori: dobbiamo metterci in mezzo. Francesco non vuole scardinare la struttura della Chiesa ma metterla alla prova. Arriva il Coronavirus e capisci che la tragedia è di tutti. Se pensiamo a quanto siano diventati importanti gli ospedali da campo cogliamo il senso profondo di questa discussione.

Coronavirus nel mondo: 82mila vittime. Trump attacca l'Oms: "Basta finanziamenti". Wuhan, 65mila in partenza

@ - Negli Usa 1939 decessi in 24 ore: è la crescita più alta. L'ad di Twitter Jack Dorsey dona un miliardo di dollari. Polemiche su Macron senza mascherina. Boris Johnson, seconda notte in terapia intesiva. In Spagna si stima che circa il 15 per cento della popolazione sia infettata

Sono ormai più di 82mila i morti con coronavirus nel mondo secondo i dati della Johns Hopkins University, che parlano di 82.172 vittime, la maggior parte in Italia (17.127 secondo il bilancio confermato ieri). A livello globale sono 1.431.900 i casi di Covid-19, con gli Stati Uniti che restano il primo Paese per numero di contagi (399.929). Dall'Oms Europa, il monito di Hans Henri P. Kluge:
Non è il momento di allentare le misure, anzi bisogna triplicare i nostri sforzi Usa,12mila decessi: la metà nello Stato di New York

Nuovo record di decessi negli Stati Uniti, con quasi duemila i morti in 24 ore sono stati superati i 12mila decessi (12.722) di cui la metà nello Stato di New York. Solo nella Grande Mela sono morte 4.009 persone. Nelle ultime 24 ore 1939 decessi, la crescita più alta. I contagi negli States sono arrivati a 386.817. Ma il presidente Trump vede "segnali di speranza". Durante la conferenza con la task force sul Covid-19, Trump ha sottolineato la difficile situazione di New York e del New Jersey dove però i casi potrebbero presto iniziare a scendere. "Batteremo il virus", ha assicurato "la nostra strategia sta funzionando". "Altri Paesi- ha continuato - hanno di fatto più casi di coronavirus di quelli dichiarati, solo che riportano numeri ingannevoli o sbagliati".

Intanto si apprende che il consigliere americano al Commercio, Peter Navarro, aveva lanciato l'allarme sul coronavirus già alla fine di gennaio, in memo indirizzati a Trump, ma era rimasto inascoltato. Nei documenti, rilanciati dai principali media Usa, Navarro aveva chiesto che venisse introdotto un divieto di viaggio sulla Cina e altre misure di contenimento "aggressive". Meno di un mese dopo, sempre per iscritto, aveva avvertito che c'era "una crescente probabilità di una pandemia vera e propria di Covid-19 che avrebbe potuto infettare fino a 100 milioni di americani con 1,2 milioni di morti".

Fauci, "Usa hanno imparato da esperienza Italia"
In Italia "avete medici competenti ed eroici che sono stati travolti da uno tsunami ed è stato difficile trovare il passo. Dalla vostra esperienza abbiamo imparato quanto questo virus, incontrollato, può essere micidiale", ha detto Anthony Fauci, immunologo della task force della Casa Bianca in un'intervista a Repubblica.
E Trump attacca l'Oms

Il presidente ha lanciato un durissimo attacco all'Organizzazione mondiale della Sanità: gli Stati Uniti sospendono i finanziamenti criticando la risposta dell'Oms alla pandemia. Nelle ultime ore il presidente Usa aveva criticato l'Oms per essere troppo filocinese e accusandola per questo di aver sbagliato nel dare in ritardo l'allarme sul coronavirus.


Twitter, Dorsey dona 1 miliardo dollari
Jack Dorsey, 43 anni, co fondatore di Twitter e amministratore delegato di dona un miliardo di dollari per la lotta al coronavirus. Dorsey ha annunciato il trasferimento del miliardo di dollari delle sue azioni di Square (il 28% della sua ricchezza) a StartSmall, che finanzierà attività di contrasto alla pandemia. I movimenti del denaro saranno trasparenti e tracciabili.

I’m moving $1B of my Square equity (~28% of my wealth) to #startsmall LLC to fund global COVID-19 relief. After we disarm this pandemic, the focus will shift to girl’s health and education, and UBI. It will operate transparently, all flows tracked here: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1-eGxq2mMoEGwgSpNVL5j2sa6ToojZUZ-Zun8h2oBAR4 …


Pulitzer, rinviato annuncio vincitori
Il consiglio del Premio Pulitzer ha deciso di rinviare l'annuncio dei vincitori di quest'anno visto l'impegno di alcuni membri del consiglio stesso nel coprire la pandemia. La data è stata spostata dal 20 aprile al 4 maggio. L'amministratore del Premio Pulitzer Dana Canedy ha dichiarato che il consiglio di amministrazione include molti giornalisti che sono in prima linea: "Mentre si concentrano su questa missione di cruciale importanza, il rinvio fornirà tempo ulteriore per valutare a fondo i finalisti del Pulitzer 2020".

Gb, Johnson seconda notte in terapia intensiva
Il premier britannico ha trascorso una seconda notte in terapia intensiva al ST Thomas Hospital di Londra. Ieri sera le condizioni del premier britannico sono state descritte come "stabili". Aumentano i timori per un "vuoto di potere" a Downing Street, dove a Johnson è subentrato di fatto il ministro degli Esteri, Dominic Raab. Secondo esperti, citati dal Daily Mail, il premier rischia di non poter lavorare per uno o due mesi, prima di rimettersi completamente. Un "periodo di inattività" in terapia intensiva comporta, spiegano, un a significativa perdita di massa muscolare e forza. Il 46enne titolare del Foreign Office pare così destinato a rimanere alla guida del Paese diverse settimane, in un momento cruciale: quello che appare chiaro è che Raab avrà bisogno sempre dell'accordo del gabinetto dei ministri per prendere qualsiasi decisione di rilievo, compresa quella di revocare il lockdown.

Francia, polemiche per Macron senza mascherina
In pieno confinamento e con la curva epidemica ancora in ascesa, le immagini del presidente francese Emmanuel Macron senza mascherina che si rivolge a una folla di persone accalcata per una sua visita in un centro medico nella banlieue di Parigi sta creando polemiche. Il capo dello stato appare in diverse immagini e riprese di ieri pomeriggio, all'uscita da una visita in uno dei dipartimenti più colpiti, Seine-Saint-Denis, senza mascherina. Sui social, bufera di critiche, a cominciare da un tweet di Marine Le Pen: "A Pantin, persone accalcate senza rispetto del confinamento né delle distanze, davanti al presidente della Repubblica. Assolutamente deprimente"

Una quarantina di marinai della portaerei francese Charles de Gaulle sono sotto osservazione medica perché presentano "sintomi compatibili" con quelli di un'infezione al Covid-19. Lo ha riferito il ministero francese della Difesa in una nota. La portaerei, attualmente dispiegata nell'Oceano Atlantico, ha iniziato una missione il 21 gennaio e anticiperà il suo rientro a Tolone inizialmente previsto per il 23 aprile

Germania, verso i duemila decessi
Sono 103.228 le persone contagiate in Germania, dove si sono registrati 1861 decessi legati alla malattia. Questi i dati aggiornati ad oggi per il paese dal Robert Koch Institut per le malattie infettive. Il dato segna un aumento di 4003 casi di contagio e 254 decessi in una giornata, secondo la stessa fonte.

Spagna, infetto il 15% della popolazione
La Spagna ha il secondo numero più alto di casi al mondo, con oltre 14mila decessi. L'epidemia ha costretto gli spagnoli ad affrontare il tipo di lotta che risale alla guerra civile spagnola degli anni '30. Gli operatori sanitari, con più membri infetti che in qualsiasi altra parte del mondo, stanno ora portando le autorità in tribunale per non averli protette. Si stima che circa il 15 per cento della popolazione spagnola sia stata infettata. I critici incolpano il primo ministro Pedro Sánchez di non aver bloccato in tempo il paese e di non aver accumulato attrezzature mediche.
Belgio, più guariti che ricoveri: è prima volta

"Nel corso delle ultime 24 ore 487 persone con il Covid-19 sono state ricoverate mentre 524 hanno lasciato l'ospedale per un totale di 5.688 guariti" ha annunciato il virologo Emmanuel Andre precisando che "per la prima volta constatiamo che cala il numero dei ricoverati". Per quanto riguarda i decessi la SPF Santé publique ed il Centro di crisi hanno annunciato che da ieri si sono registrati 205 morti per un totale di 2.240. In totale ci sono 23.403 casi confermati. 

Wuhan riaperta, 65mila in partenza
Da Wuhan è partito il primo treno, dopo 11 settimane di lockdown. Wuhan è stata riaperta e ai residenti è stato nuovamente concesso il permesso di uscire e viaggiare. Sono almeno 65mila le persone che lasceranno oggi la città, Escludendo il trasporto su strada, in 55mila prenderanno il treno, mentre più di 10mila l'aereo con la riapertura del Wuhan Tianhe, lo scalo cittadino dove ci sono già oltre 200 voli in entrata e in uscita. Esclusi, per ora, i collegamenti internazionali e per Pechino. Chi andrà nella capitale, secondo i media locali, dovrà sottoporsi al test coronavirus a Wuhan e all'arrivo.

Coronavirus, l'omaggio di Wuhan 
a medici e infermieri:
sui grattacieli compaiono i loro volti

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La Cina ha registrato ieri 62 nuovi casi di infezione di cui 59 importati (saliti in totale a 1.042) e tre domestici in Shandong (2) e Guangdong (1). I contagi sono nel complesso 81.802, di cui 1.190 sotto trattamento, 3.333 decessi e 77.279 guariti. Sono 137 i nuovi asintomatici, di cui 102 importati, mentre sono 1.095 quelli sotto osservazione.


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Cina, lockdown in città a confine con Russia

Le autorità cinesi hanno imposto il lockdown a Suifenhe, città della provincia di Heilongjiang nel nord-est del Paese, al confine con la Russia. Secondo l'emittente Cctv, la situazione a Suifenhe è peggiorata di recente, con 25 casi registrati in un solo giorno a causa dell'arrivo di persone contagiate dalla Russia. Nella città sono state quindi imposte restrizioni di movimento. Anche a Jiaozhou, nella provincia orientale di Shandong, la situazione si è aggravata.

AMBIENTE

Russia, curva casi in aumento: mille al giorno
I casi di virus sono diventati 8.672 in Russia, dopo essere aumentati di oltre mille per il secondo giorno consecutivo. Il centro di risposta alle crisi ha riferito mercoledì che il numero di casi è aumentato di 1.175, un aumento giornaliero record, mentre il numero di persone che sono morte è aumentato da cinque a 63.
Corea del Sud, 53 nuovi casi e 6 decessi

La Corea del Sud ha registrato ieri 53 nuovi casi di infezioni poco più dei 47 di lunedì, per 10.384 totali. Secondo il Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc), i decessi sono saliti di 8 unità, a 200. Ulteriori 80 persone sono guarite, per complessive 6.776. I nuovi contagi importati si sono attestati a 14, portando il totale a 832, malgrado le regole più stringenti varate per gli ingressi nel Paese. Seul ha finora effettuato oltre 486.000 test sulla positività al Covid-19.

Israele, vietato uscire per la Pasqua ebraica
Il numero dei casi positivi di coronavirus in Israele è arrivato a 9404, circa 400 più di ieri. I decessi che in un giorno sono passati da 59 a 71. Fra i malati giudicati gravi vi è stata una lieve flessione: sono scesi da 153 a 147. Ma il numero dei malati in rianimazione è invece salito da ieri dell'8 per cento, arrivando oggi ad un totale di 122. Da ieri è in vigore in Israele un isolamento rafforzato in base al quale è adesso vietato (fino a venerdì) lasciare le proprie città di residenza. Stasera, in concomitanza con l'inizio della Pasqua ebraica, quanti vivono in località ebraiche avranno il divieto di uscire dalle proprie abitazioni fino alla mattinata di domani.

ESTERI

Singapore, emergenza cibo: parcheggi diventeranno fattorie
Singapore ha annunciato nuovi piani per incrementare la produzione alimentare, anche trasformando i tetti dei parcheggi in fattorie urbane, mentre la pandemia di Covid-19 interrompe le catene di approvvigionamento globali. La città-stato produce solo circa il 10% del suo fabbisogno alimentare, ma le restrizioni ai movimenti della popolazione stanno causando il caos nell'agricoltura e nelle catene di approvvigionamento alimentare, sollevando preoccupazione per carenze e aumenti dei prezzi.
Canada, Trudeau a Trump: "Sbloccare esportazione forniture mediche"

Il Canada continuerà a impegnarsi per convincere gli Stati Uniti a non bloccare l'esportazione di forniture mediche ha detto martedì il primo ministro Justin Trudeau, mentre la provincia di Alberta, che produce energia, ha avvertito di un disastro economico. La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine per bloccare l'esportazione dei dispositivi di protezione individuale. "Continueremo a insistere affinché le forniture e i servizi sanitari vanno avanti e indietro quel confine", ha Trudeau. Il bilancio delle vittime canadese è salito a 345 dai 293 di lunedì, hanno detto i funzionari. Il numero totale di casi era 17.063, rispetto ai 15.822 del giorno precedente.
Le eroine della sanità pubblica canadese

Gli operatori della sanità pubblica canadesi hanno ispirato ballate, street art, ricette, magliette.

Gli operatori della sanità pubblica canadesi hanno ispirato ballate, street art, ricette, magliette. La dottoressa, a capo del dipartimento medico della British Columbia, Bonnie Henry, ha suscitato elogi durante tutta la crisi, per lei è nato persino un "Bonnie Henry Fan Club" sui social media dove i followers la definiscono "erudita, sincera, schietta" e "un leader incredibile e un duro assoluto". È una delle tre eroine canadesi della sanità pubblica alle quali è stata dedicata una collezione di t-shirt, oltre alla dr. Theresa Tam e alla direttrice della Sanità dell'Alberta, dr. Deena Hinshaw

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India, casi in aumento. Epicentro a Mumbai
Nelle ultime 24 ore in India, secondo quanto ha riferito il ministero della Salute, si sono verificati 35 nuovi decessi per un totale di 149 e 773 nuovi contagi per un totale di 5.194. Mumbai, il centro finanziario indiano, estenderà le misure di blocco fino almeno al 30 aprile. Il blocco a livello nazionale di tre settimane imposto dal primo ministro Narendra Modi si concluderà ufficialmente martedì prossimo. Ma Mumbai, che ha una popolazione di oltre 20 milioni, è diventata l'epicentro del virus dell'India.

Iran, oltre i 4mila morti
L'Iran conta ormai più di 4mila decessi. Il bilancio ufficiale comunicato dal portavoce del ministero della Sanità, Kianoush Jahanpour, parla di 4.003 vittime, come riporta l'agenzia Irna. Secondo i dati ufficiali, i contagi nella Repubblica Islamica sono 67.286, 1.197 dei quali diagnosticati nelle ultime 24 ore. Sono 3.956 le persone in "condizioni critiche".

Coronavirus, Ferrari si dimette da presidente dell’Erc: “Deluso da risposta europea”

@ - Era a capo del Consiglio europeo per la ricerca dal primo gennaio. Al Financial Times: “Ero arrivato come sostenitore dell'Ue” ma “la crisi del Covid-19 ha cambiato la mia opinione”. Passo indietro dopo il no alla sua proposta di un programma speciale per l’emergenza.

Sono stato estremamente deluso dalla risposta europea al Covid-19”. È con questa motivazione che il professor Mauro Ferrari si è dimesso dalla carica di presidente del Consiglio europeo per la ricerca (Erc), la principale istituzione scientifica dell'Ue (GLI AGGIORNAMENTILO SPECIALE).

Il professor Ferrari era in carica dal primo gennaio
“Ero arrivato alla guida dell'Erc come un fervente sostenitore dell'Ue”, ma “la crisi del Covid-19 ha completamente cambiato la mia opinione anche se continuo a sostenere con entusiasmo l'idea della collaborazione internazionale”, ha detto Ferrari al Financial Times online. Il professore era alla guida dell’Erc dal primo gennaio scorso (LE GRAFICHE CON I NUMERI DEI CONTAGI IN ITALIA - LE FOTO SIMBOLO).

Le dimissioni
Ferrari, come poi confermato in una lettera aperta al Corriere della Sera, ha deciso di presentare le sue dimissioni alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, lunedì pomeriggio. Una decisione dovuta al fatto di non essere riuscito a persuadere Bruxelles a mettere in piedi un programma scientifico su larga scala per combattere il coronavirus. "Sono rimasto estremamente deluso dall’ approccio anti-pandemia del sistema Europa. Lo sono dal punto di vista dell’assenza di coordinamento sanitario tra gli Stati membri, da quello dell’opposizione reiterata a programmi di solidarietà nei riguardi dei Paesi più colpiti, delle politiche unilaterali riguardo alle frontiere e per la mancanza di programmi scientifici sinergici e a largo raggio", ha spiegato. E ancora: "Ho dovuto constatare le paralizzanti inefficienze dell’Unione europea, esse stesse in contraddizione con gli alti ideali sui quali l’organizzazione era stata fondata".

La sua proposta bocciata dal Consiglio scientifico dell'Erc
Noto come uno dei principali esperti a livello mondiale nel campo della nanomedicina e per anni ricercatore sul cancro negli Stati Uniti, Ferrari è entrato in rotta di collisione con Bruxelles da inizio marzo. "Già dall’inizio della pandemia - si legge nella lettera aperta - si era reso evidente che questa sarebbe stata probabilmente una tragedia senza precedenti, per il suo carico di morte, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica. Su queste basi ho subito presentato una mozione per il lancio di un programma scientifico speciale, direttamente focalizzato su Covid-19. In momenti così tragici, ho creduto necessario fornire ai migliori scienziati gli strumenti e le risorse per combattere questa pandemia con nuovi farmaci, nuovi vaccini, nuovi metodi diagnostici e nuove teorie scientificamente solide sulle dinamiche di comportamento sociale". Ma la proposta di Ferrari per creare un programma speciale per combattere e studiare le contromisure mediche per superare la crisi è stata bocciata "in maniera unanime e inappellabile" dal Consiglio scientifico dell'Erc. Ferrari ha poi lavorato a stretto contatto con von der Leyen per mettere a punto un piano per contrastare la diffusione della pandemia: piano che, però, si è poi arenato - in sostanza - sulle secche delle procedure burocratiche.

Coronavirus, vertice Conte-Comitato scientifico, Fase 2 in due step

@ - Il primo riguarderebbe piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo interesserebbe una rimodulazione delle misure per spostamenti e uscite.

Un uomo cammina in una strada deserta guardando il telefono © ANSA

Sarà in due step la 'Fase 2': il primo riguarderebbe piccole aperture per le attività produttive, mentre il secondo interesserebbe una rimodulazione delle misure per spostamenti e uscite. Sarebbe questo l'orientamento emerso nel corso del vertice tra il premier Conte e i tecnici in vista della scadenza in vista della scadenza delle misure di contenimento il 13 aprile. In ogni caso non sarebbero ancora stare ipotizzate date e la linea ribadita sarebbe quella della "gradualità e prudenza" nelle riaperture.

Dagli ospedali Covid al potenziamento della sanità territoriale in tutto il Paese. Sono tra le misure della fase 2 di cui si è discusso, a quanto si apprende, nella riunione di questo pomeriggio tra il premier Giuseppe Conte, i ministri e il Comitato tecnico scientifico. 

Nella riunione, a quanto raccontano fonti presenti all'incontro, si sarebbe concordato di garantire alcuni punti fermi per quando inizieranno le riaperture, a partire dall'applicazione rigorosa di misure di distanziamento. Quanto ai test sierologici e ai tamponi serviranno linee chiare, osservano fonti governative, da parte del comitato tecnico scientifico. La riunione è servita comunque, viene spiegato, a fare il punto della situazione e avviare un confronto che proseguirà nei prossimi giorni, in vista della scadenza del dpcm del 13 aprile.

"Dobbiamo stare molto attenti alla fase 2: se sbagliamo i tempi torniamo in lockdown e ricominciamo da capo", ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a Porta a Porta in onda stasera. "Sta calando un po' la curva" dei contagi, "ma non dobbiamo cominciare a considerare quelle regole di contenimento facoltative", ha aggiunto dicendo "ai cittadini di comportarsi con massima responsabilità in questa fase, restando a casa e rispettando le regole che salvano la vita".

Coronavirus, fumata nera Eurogruppo: stallo su Mes e Eurobond. Olanda: “Noi contro”. Nuova riunione giovedì

@ - "Dopo 16 ore di discussione - ha scritto il presidente su Twitter - ci siamo avvicinati a un’intesa ma ancora non ci siamo". Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, commenta dicendo che "è il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise". 

Borse europee aprono in calo.


Si conclude con un nulla di fatto la riunione dei ministri delle Finanze europei chiamati a trovare un punto d’incontro da proporre al prossimo Consiglio Ue sulle misure economiche da adottare per sostenere i Paesi più colpiti dalla pandemia di coronavirus. Una fumata nera che arriva dopo 16 ore di colloqui in videoconferenza tra i titolari del Tesoro iniziata alle 16 di martedì e conclusasi solo alle 8 di mercoledì mattina.

Ad annunciare lo stop ai colloqui e il rinvio dell’Eurogruppo a giovedì, con conseguente annulamento anche della conferenza stampa che era prevista per le 10 di mercoledì, è stato il presidente Mario Centeno su Twitter: “Dopo 16 ore di discussione – ha scritto – ci siamo avvicinati a un’intesa ma ancora non ci siamo. Ho sospeso l’Eurogruppo che riprenderà domani. Il mio obiettivo rimane quello di creare una forte rete di protezione contro le conseguenze del Covid-19“. “Nonostante i progressi, nessun accordo ancora all’Eurogruppo – ha scritto su Twitter il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri – Continuiamo a impegnarci per una risposta europea all’altezza della sfida del Covid-19. È il momento della responsabilità comune, della solidarietà e delle scelte coraggiose e condivise”.

Ottimista il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, che spera di arrivare a un accordo condiviso entro Pasqua: “Siamo molto avanti nel percorso verso un accordo, ma non del tutto. Per arrivare a un accordo unanime dobbiamo continuare a trattare”, ha dichiarato. E poi ha di nuovo fatto capire che la posizione tedesca rimane più legata agli “strumenti tradizionali”, escludendo così gli eurobond: “Abbiamo avuto un dibattito molto costruttivo. Abbiamo anche discusso su cosa si dovrà fare nel prossimo step. Credo che sia assolutamente chiaro che la ripresa dell’Europa sarà una grande azione che dobbiamo organizzare insieme. E come ciascuno sa, si può affrontare con gli strumenti classici che già ci sono”. Anche se conferma che si è parlato di “un Recovery fund da sviluppare e bisogna accordarsi sui criteri di organizzazione”, come proposto da Parigi.

E proprio l’asse franco-tedesco rimane saldo, come dimostrano anche gli scambi su Twitter fra Scholz e il suo omologo francese, Bruno Le Maire. I due ministri si citano a vicenda lanciando un appello comune: “In questo momento difficile l’Europa deve restare unita. Invitiamo quindi tutti i Paesi dell’area dell’euro a non rifiutarsi di risolvere queste difficili questioni finanziarie e a consentire un buon compromesso per tutti i cittadini”.

Il messaggio della Commissione europea è stato invece affidato al commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, che su Twitter ha scritto: “All’Eurogruppo rinvio senza accordo dopo 16 ore di riunione. La Commissione fa appello al senso di responsabilità necessario in una crisi come questa. Domani è un altro giorno”.

Il grande ostacolo rimane il Mes e le condizioni per l’accesso alle linee di credito. Il negoziato svoltosi tra gli schieramenti in campo durante la videoconferenza, secondo fonti europee, è stato “molto duro”. Italia, Spagna e gli altri Paesi favorevoli agli eurobond o altre formule per arrivare all’emissione di titoli del debito comuni hanno tenuto la loro posizione. I Paesi Bassi, invece, non hanno ceduto sulla richiesta dei Paesi del Sud di prevedere l’eventuale ricorso al fondo salva-Stati (Mes) senza le condizionalità attualmente previste per la concessione di prestiti ai singoli Paesi.

I Paesi Bassi, supportati anche da Finlandia e Germania, si sono imposti come capofila del gruppo dei cosiddetti rigoristi. Già prima dell’inizio dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze di Amsterdam, Wopke Hoekstra, aveva dichiarato che la posizione del governo guidato dal liberale Mark Rutte era quella di escludere la possibilità del ricorso agli eurobond, fortemente sostenuti invece da un gruppo di nove Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, e di non poter accettare un Mes senza condizioni: “L’Olanda era e resta contraria agli eurobond perché aumentano i rischi per l’Europa invece di ridurli – ha scritto Hoekstra su Twitter dopo l’incontro tra i ministri – La maggior parte dei Paesi dell’eurozona sostiene questa linea. Non c’è ancora un accordo sull’uso del Mes”.

Secondo Hoekstra “il Mes è prestatore di ultima istanza e secondo noi l’uso di questo fondo deve avvenire con una forma di condizioni. A causa della crisi attuale, dobbiamo fare un’eccezione e il Mes può essere usato senza condizioni per coprire i costi medici“.

Il governo di Mark Rutte ritiene che in una prima fase queste linee di credito dovrebbero essere utilizzate solo per combattere la pandemia di Covid-19, aggiungendo che, una volta superata l’emergenza sanitaria, ci debba essere un accordo per adottare riforme economiche che garantiscano la stabilità finanziaria.

Fonti interne fanno però sapere che sono stati fatti passi avanti verso l’apertura a un fondo per la ripresa basato sulla proposta franco-italiana che prevede titoli del debito comuni, i cosiddetti Recovery Bond.

Posizioni così distanti e colloqui così lunghi fanno aumentare le probabilità che i ministri delle Finanze non arrivino a un testo condiviso, rimandando di nuovo la palla ai capi di Stato e di governo del Consiglio Ue che, però, già al termine dell’ultimo travagliato incontro avevano chiesto ai titolari del Tesoro di inviare al gruppo presieduto da Charles Michel una proposta su cui discutere.

L’incontro era iniziato partendo da una base composta da tre pilastri: il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il sostegno alle imprese con le garanzie della Bei e il meccanismo di prestiti per coprire i costi della cassa integrazione (Sure). A questi, nella prima bozza, si univa la proposta francese di un Recovery Fund o fondo di solidarietà, di natura temporanea, finanziato con l’emissione comune di titoli.

Il mancato accordo tra i membri dell’Eurogruppo scuote anche i mercati. Le piazze finanziare europee aprono in flessione: a Milano l’indice Ftse Mib segna in avvio un -1,14% a 17.212,38 punti. In rosso anche i listini di Londra -1,44%, Francoforte -0,88% e Parigi -1,22%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi schizza di oltre 10 punti in apertura. Il differenziale è a 206 punti base (dai 192 di ieri sera), con un tasso di rendimento del decennale italiano dell’1,65%.

La Spezia: crolla il ponte tra Santo Steano Magra e Albiano – VIDEO

@ - La Spezia: ceduto improvvisamente il ponte che collega Santo Stefano Magra e Albiano. Immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco.


Crollo avvenuto intorno alle 10:30 di questa mattina. Il ponte, che collega Santo Steano Magra e Albiano ha ceduto e ora i Vigili del Fuoco, immediatamente intervenuti, stanno valutando la situazione. Si sta cercando di capire se sono coinvolte persone o auto.

Nel video si parla di “esplosione” e di “odore di gas”. Naturalmente, saranno i vigili del fuoco a prendere in mano la situazione per cercare di capire eventuali coinvolti nel tragico crollo. Il ponte, di norma presenta un intenso traffico. In questo particolare periodo, vista l’emergenza Coronavirus, gran parte della popolazione si trova in casa. Si attendono aggiornamenti su eventuali persone coinvolte nell’incidente.

Coronavirus, Fontana: "Trovato test sierologico affidabile per anticorpi"

@ - Sui test sierologici, la Lombardia ha "fatto una scelta di prudenza e di rispetto della scienza" in attesa di trovare test affidabili, ma "oggi abbiamo una buona notizia, uno di questi test è stato individuato al Policlinico San Matteo di Pavia, sarà un test che con il prelievo del sangue evidenzierà chi ha sviluppato anticorpi". 


Lo ha detto in conferenza stampa il governatore Attilio Fontana. "Entro due settimane - ha spiegato - avremo la certificazione CE e poi si potrà partire con i test ed esami sulla popolazione".

Artico: si è aperto un insolito buco dell'ozono

@ - La conferma dal German Aerospace Center in base ai dati del satellite Copernicus Sentinel-5P. Grande un milione di km, ma inferiore al buco sopra il Polo Sud. "Dovrebbe chiudersi a metà aprile"

C'è una forte riduzione delle concentrazioni di ozono in corrispondenza dell'Artico. Lo hanno registrato i ricercatori tedeschi dell'Istituto Wegner di Potsdam e lo confermano oggi i colleghi del German Aerospace Center (Dlr) che monitorano i dati del satellite Copernicus Sentinel-5P spiegando in un articolo pubblicato sul sito dell'Agenzia spaziale europea che condizioni atmosferiche insolite, come le temperature di congelamento nella stratosfera, avrebbero fatto precipitare i livelli del gas, provocando un piccolo buco nello strato atmosferico.

Un milione di km quadrati
"L'ozono è un gas naturale e protettivo che si trova nella stratosfera e protegge la vita sul pianeta dalle radiazioni ultraviolette del Sole. Il ben noto buco nell'ozono si forma ogni anno durante l'autunno in corrispondenza dell'Antartide", spiega Diego Loyola del Centro aerospaziale tedesco. Il team ha utilizzato i dati dello strumento Tropomi, integrato nel satellite Copernicus Sentinel-5P, per analizzare un'insolita riduzione nei livelli dell'ozono in atmosfera sull'Artico.

2020 has seen record-breaking low levels of #ozone over the Arctic, including the formation of a ozone hole. Unlike the Antarctic ozone hole, which has formed annually for 35 years, this level of ozone depletion in the far north is very rare.



"Sono stati già individuati in passato dei piccoli buchi nel Polo Nord, ma quest'anno la riduzione è molto più sostanziosa rispetto al solito. Con il suo milione di chilometri quadrati, il buco in Artico è comunque molto ridotto rispetto alla voragine del Polo Sud, che si estende per circa 20-25 milioni di chilometri quadrati con una durata media di 3-4 mesi", prosegue il ricercatore. "Sebbene in entrambi i poli si verifichino perdite di ozono durante l'inverno, l'esaurimento in Artico è significativamente inferiore rispetto a quanto avviene in Antartide".

"I forti venti che fluiscono intorno al Polo Nord hanno intrappolato l'aria fredda nel cosiddetto 'vortice polare' e alla fine dell'inverno polare, la luce in Artico ha provocato una deplezione di ozono insolitamente forte, causando un assottigliamento dello strato del gas", aggiunge ancora Loyola, specificando però che gli esperti si aspettano che il buco si chiuda a metà aprile 2020.

"I dati raccolti da Tropomi ci permettono di monitorare i livelli di ozono dallo spazio", commenta Claus Zehner, responsabile della missione Esa Copernicus Sentinel-5P.

La variabilità del buco dell'ozono
"Secondo la valutazione scientifica delle informazioni 2018 relative ai rapporti della missione, lo strato dell'ozono si sta riprendendo con un tasso variabile dall'1 al 3% per decennio dal 2000. Se questo andamento si rivelasse stabile, l'ozono potrebbe ripristinarsi nell'emisfero nord per il 2030, nell'emisfero australe per il 2050, mentre nelle regioni polari bisognerà attendere il 2060", aggiunge Zehner, sottolineando l'importanza delle misurazioni dello strumento Tropomi e del satellite Copernicus Sentinel-5P, che forniscono indicazioni riguardo la qualita' dell'aria, le radiazioni solari e il monitoraggio del clima.

Coronavirus: in Cina 62 casi e 2 morti In Corea del Sud 53 infezioni e 8 vittime

@ - La Cina ha registrato ieri 62 nuovi casi di infezione da coronavirus, di cui 59 importati (saliti in totale a 1.042) e tre domestici in Shandong (2) e Guangdong (1).

La Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha segnalato due nuovi decessi, di cui uno a Shanghai e uno nell'Hubei, la provincia di cui Wuhan, il focolaio della pandemia, è capoluogo. I contagi sono nel complesso 81.802, di cui 1.190 sotto trattamento, 3.333 decessi e 77.279 guariti. Sono 137 i nuovi asintomatici, di cui 102 importati, mentre sono 1.095 quelli sotto osservazione. 

In Corea del Sud i nuovi casi sono 53 e le vittime 8.

Coronavirus Cina, Wuhan termina il lockdown dopo quasi tre mesi

@ - Era stato disposto il 23 gennaio scorso. Allo scoccare della mezzanotte locale è caduto il divieto di lasciare la città: le auto sono tornare ai caselli autostradali e i passeggeri sono saliti sui treni, sempre in uscita. In migliaia in fuga dalla città

La Cina ha messo fine formalmente all'isolamento di Wuhan disposto il 23 gennaio negli sforzi per frenare la diffusione del coronavirus (AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE - MAPPA DEL CONTAGIO). Allo scoccare della mezzanotte locale di mercoledì 8 aprile, le 18:00 in Italia, il divieto di lasciare la città è caduto: le auto sono tornare ai caselli autostradali e i passeggeri sono saliti sui treni, sempre in uscita. Riaperti dunque collegamenti stradali, ma anche marittimi, ferroviari e aerei. Un video diffuso dai media statali cinesi mostra immagini della rimozione delle transenne da un casello per il pedaggio autostradale e le prime automobili che si mettono in coda per lasciare il capoluogo dello Hubei, nella Cina interna (I CONTAGI IN ITALIA: GRAFICHE - COME LEGGERE I NUMERI - DOMANDE E RISPOSTE DEGLI ESPERTI - LE FOTO SIMBOLO - LA MAPPA DEI CONTAGI IN ITALIA).

Fuga dalla città
Appena gli addetti hanno rimosso i 75 check point, mentre anche il Tianhe International Airport totalmente disinfettato riapriva i suoi gate, è iniziata una vera e propria fuga dalla città. In migliaia si sono spostati per dimenticare un lockdown senza precedenti. La gioia per la rimozione delle barriere, scrive l’agenzia Xinhua, è stata accolta da colpi di clacson degli automobilisti in attesa di partire. "Voglio solo tornare a casa", ha dichiarato un automobilista citato dal tabloid Global Times (LE TAPPE - I CASI NEL MONDO).

L’invito a non abbassare la guardia
La fine dell'isolamento, durato 76 giorni, è stata preceduta da appelli delle autorità locali ai residenti a non abbassare la guardia sul rischio di contagio, nonostante i nuovi casi accertati si siano pressoché azzerati nelle ultime settimane. In un comunicato, le autorità locali hanno ribadito l'importanza di mantenere i controlli nella città. "Zero nuovi contagi non è uguale a zero rischi", si legge in una nota emessa oggi. La nuova minaccia, ha ribadito la leadership comunista di Pechino, è ora il rischio dei contagi di ritorno, quelli importati dall'estero, e dai soggetti asintomatici. A Wuhan, ad esempio, ne sono stati individuati più di mille e il timore è che possano diventare nuova fonte di trasmissione del Covid-19.

Le app per il controllo
Con la vita da alcuni giorni orientata verso un'insperata normalità, molti residenti hanno ricominciato a lavorare da alcuni giorni e ad andare fuori, anche se con tante precauzioni. Prima tra tutte l'app AliPay o WeChat, scaricata sullo smartphone, che dà a ogni residente un codice Qr colorato sullo stato di salute, previa scannerizzazione del documento di riconoscimento: il rosso vale un caso confermato di infezione da sottoporre ad immediato trattamento medico, il giallo esprime un contatto ravvicinato con un caso di contagio (obbligo di quarantena e divieto di viaggiare), mentre il verde certifica l'assenza di rischi e consente gli spostamenti e il ritorno al lavoro. Le attività commerciali, dai negozi ai ristoranti e fino ai grandi magazzini, sono stati riaperti nell'ultima settimana per far ripartire l'economia, quando la municipalità ha annunciato un totale di 79 progetti del valore di 22 miliardi di dollari.

Coronavirus, record di decessi negli Usa: oltre 1.900 in un giorno

@ - Negli Stati Uniti sono ormai quasi 400.000 i casi confermati di Covid-19.


I dati della Johns Hopkins University parlano di 399.081 contagi, mentre sono 12.907 i morti con coronavirus. Secondo la Johns Hopkins University, sottolinea la Cnn, ieri si sono registrati 30.613 nuovi casi e 1.909 decessi, un triste record per gli Stati Uniti.