venerdì 24 giugno 2022

Terza guerra mondiale, quali schieramenti? Il 40% del mondo sta con Putin

@ - Se mai dovesse scoppiare una terza guerra mondiale, Vladimir Putin potrebbe contare su un blocco di Paesi che rappresenta il 40% della popolazione mondiale: alla Nato però resterebbe la palma del Pil.


Se il conflitto in Ucraina dovesse tragicamente allargarsi fino a diventare una terza guerra mondiale, quali sarebbero i Paesi che andrebbero a formare i due fronti contrapposti? Una domanda questa tristemente d’attualità vista la crisi in atto nel Baltico.

Purtroppo non si tratta di allarmismo o di sensazionalismo, tanto che sulla Stampa una grande penna del giornalismo nostrano che risponde al nome di Domenico Quirico, ha parlato di Kaliningrad come il “pretesto perfetto per una guerra totale”, definendo l’exclave russo la “nuova Danzica”.

Del resto dallo scorso 24 febbraio l’Occidente cammina lungo il sottile filo che ci separa dal baratro di una terza guerra mondiale, con le trattative diplomatiche ormai finite nel dimenticatoio e una preoccupante tensione internazionale che non risparmia anche il Pacifico, dove Cina e Stati Uniti sono tornati a minacciarsi per la questione Taiwan.

Con l’incubo nucleare nelle vesti di un apocalittico convitato di pietra ogni volta che in questi mesi uno dei leader mondiali ha evocato lo spettro di una terza guerra mondiale, questo fragile equilibrio sembrerebbe essere in ogni momento sul punto di andare in frantumi da quando la Russia quattro mesi fa ha invaso l’Ucraina.

In questo scenario, mentre la Nato si appresta a riunirsi a Madrid per mettere a punto il suo piano per i prossimi mesi, Vladimir Putin ha rispolverato il vertice Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) riunendo in videoconferenza gli altri quattro grandi Paesi che non seguono la linea dettata dall’Occidente.

LEGGI ANCHE

Terza guerra mondiale: chi starebbe con chi
Nella malaugurata ipotesi dello scoppio di una terza guerra mondiale, a fianco dell’Ucraina ca va sans dire ci sarebbe la Nato: 40 paesi che comprendono la quasi totalità dell’Europa, Turchia inclusa, oltre a Stati Uniti e Canada. Come noto, di recente hanno fatto domanda di adesione anche Finlandia e Svezia.

Chi da tempo ha chiesto “aiuto” all’Occidente è la Moldavia, mentre in Oriente l’Alleanza atlantica può contare sugli ottimi rapporti con Giappone, Corea del Sud e Taiwan. In merito alla guerra in Ucraina finora più caute sono state le posizioni di storici alleati di Washington come Israele e Arabia Saudita, due Paesi che in questi quattro mesi non hanno imposto sanzioni contro la Russia.

Stando a una analisi fatta da Ispi, al momento soltanto il 19% del totale dei Paesi al mondo ha applicato delle sanzioni nei confronti di Mosca da quando è iniziata la guerra in Ucraina. Una parte minoritaria che però rappresenta il 59% del Pil globale.

Sull’altro fronte come detto Vladimir Putin di recente ha riunito in un vertice Cina, Brasile, India e Sudafrica. Questo naturalmente non vuol dire che i Paesi in questione sarebbero disposti a scendere in campo al fianco della Russia in caso di una terza guerra mondiale, però i loro buoni rapporti con il Cremlino sono cosa nota.
Anche Bielorussia, Corea del Nord e Siria sono storici alleati dei russi, senza contare i vari Paesi del Centro e Sud America come Venezuela e Cuba e quelli africani che negli ultimi anni si sono legati a doppio filo con Mosca.

Soltanto gli Stati che compongono Brics rappresentano il 41% della popolazione mondiale, con la percentuale che aumenta di molto se consideriamo anche tutti gli altri governi non ostili a Vladimir Putin.

Se tutti questi attori dovessero scendere in campo, una terza guerra mondiale sarebbe devastante per il genere umano anche senza l’utilizzo di armi nucleari. Nonostante il possibile scenario catastrofico, ogni tavolo di pace che è stato proposto ormai è ricoperto di polvere.

LEGGI ANCHE

mercoledì 22 giugno 2022

Maturità, al via la prova di italiano: sette tracce, da Pascoli a Segre

@ - Una poesia delle Myricae di Giovanni Pascoli, «La via ferrata», da interpretare. Una novella di Giovanni Verga «Nedda, Bozzetto siciliano». Il discorso pronunciato alla Camera da Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021. E, per l'analisi di un testo argomentativo, «La sola colpa di essere nati» di Gherardo Colombo e Liliana Segre. E poi, un brano tratto da Oliver Sacks «Musicofilia»: si chiede anche un ragionamento sul potere che la musica esercita sugli esseri umani. «Tienilo acceso: posta commenta condividi senza spegnere il cervello» è la riflessione sull'iperconnessionea partire da un testo di Vera Cheno e Bruno Mastroianni. Non manca la pandemia con un testo tratto da Luigi Ferrajoli «Perché una Costituzione della Terrra?». Eccole, le tracce appena proposte ai ragazzi chiamati a sostenere la prova scritta di italiano per la maturità. Dopo una «notte prima degli esami», per molti quasi insonne, in classe ci sono oltre 500 mila studenti.

APPROFONDIMENTI

Alle 8,30, il compito italiano: ai candidati sono state proposte sette tracce di tre diverse tipologie: analisi e interpretazione del testo letterario, analisi e produzione di un testo argomentativo, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità.

I ragazzi hanno a disposizione 6 ore. Si tratta del 96,2% dei candidati, che è stato ammesso agli esami. Quest'anno le commissioni sono13.703, per un totale di 27.319 classi coinvolte. Cade l'obbligo di indossare la mascherina: è solamente raccomandata, in particolare in alcune circostanze quali, ad esempio, l'impossibilità di garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro.


Una curiosità. Per accedere alle tracce, è stata pubblicata una chiave elettronica sul sito del ministero dell'Istruzione che serve a decriptare le tracce della prima prova inviate alle scuole per via telematica. Ogni scuola ha nominato un referente del plico telematico. E un messaggio di incoraggiamento: «A tutti voi che oggi affrontate la prima prova dell'esame di Maturità, in bocca al lupo di cuore. Questa è la prima vera e grande prova della vostra vita, affrontatela con coraggio e superatela con successo. Auguri, auguri a tutti». Così in un video su Twitter Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione sociale, rivolto agli studenti. v«In bocca al lupo alle studentesse e agli studenti che oggi iniziano gli esami di maturità. A tutti voi auguro di affrontare questa prova con coraggio e determinazione, la prima di tante». Su Facebook interviene invece il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: «Non abbiate alcun timore, date il meglio di voi e non perdete mai la voglia di imparare, conoscere e studiare. Questi giorni, ve lo assicuro, saranno tra i ricordi più belli della vostra vita».
@ - A causa delle sanzioni inflitte dall’Unione europea, i camion russi diretti verso Kaliningrad sono stati bloccati.


Secondo l’agenzia di stampa di Stato sovietica, Ria Novosti, i carichi russi potranno essere trasportati soltanto attraverso il mare. In questo clima, la Russia starebbe già lavorando a «misure di ritorsione». Sono queste le conseguenze del divieto di transito imposto dalla Lituania ai treni merci della Russia, diretti verso l’exclave Kaliningrad.

Il divieto è dovuto all’imposizione delle sanzioni europee nei confronti della Russia: per questo motivo i camion non possono transitare. Ria Novosti, agenzia di stampa sovietica, ha reso nota la notizia, specificando che «questi carichi, come quelli ferroviari, possono essere trasportati solo via mare al momento».

Alla luce di questi divieti, nella giornata di oggi 22 giugno, il Cremlino ha avvertito che ci sarà una «risposta seria» in merito alla questione, «con un impatto molto negativo sui cittadini della Lituania». A dichiararlo la portavoce del ministro degli Esteri russo, di cui ha parlato l’agenzia di stampa di Stato sovietica. Il ministro ha affermato che il ministero sta già lavorando a delle «possibili misure di risposta».

La situazione in Estonia
La situazione ha creato scompiglio anche all’interno della regione baltica. Nello specifico, l’Estonia ha annunciato che si è verificata una violazione dello spazio aereo estone, da parte di un elicottero russo. Si tratterebbe di un elicottero responsabile della protezione delle frontiere.

La violazione in questione è avvenuta lo scorso 18 giugno. L’elicottero russo, un Mi-8, avrebbe – senza aver presentato alcun piano di volo – invaso lo spazio aereo sorvolando per due minuti la regione di Koidula, nel sud-est dell’Estonia.

La violazione dello spazio aereo è avvenuta senza effettuare alcun contatto radio con il controllo del traffico aereo, e senza attivare la funzione di riconoscimento elettronico. In risposta a questo gesto, le istituzioni hanno convocato l’ambasciatore russo da parte del ministro degli Esteri di Tallinn, che ha affermato: «L’Estonia considera questo un incidente estremamente grave e deplorevole, che indubbiamente provoca ulteriore tensione ed è del tutto inaccettabile».

martedì 21 giugno 2022

La Lituania blocca Kaliningrad: tensioni con Mosca

@ - La Lituania ha bloccato i treni con le merci colpite dalle sanzioni Ue scatenando l’ira dei russi.

Treni merci diretti a Kaliningrad sono stati bloccati in Lituania, passaggio obbligato dalla Russia all’enclave russa. La piccola regione è incuneata tra Lituania, Polonia e Mar Baltico: circondata quindi da paesi della Nato. I treni merci trasportavano prodotti sanzionati dall’Ue e per questo Vilnius ha deciso di fermare il passaggio. Ma questo rischia di portare ad una escalation del conflitto estendendolo ai paesi baltici.

Le tensioni tra Lituania e Russia aumentano perché Vilnius non intende cedere e sbloccare il passaggio ai treni merce. «La situazione è più che seria», ha dichiarato Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, definendo «senza precedenti e illegale» questa decisione della Lituania di bloccare i treni merce. Intanto il ministro degli esteri ha minacciato il paese baltico avvisando che “la Russia si riserva il diritto di agire per proteggere il suo interesse nazionale”.

La reazione della Russia potrebbe portare a devastanti conseguenze
Questo fronte potrebbe essere anche più pericoloso di quello in Ucraina perché coinvolgerebbe paesi dell’Ue e quindi della Nato. Il conflitto qui non sarebbe limitato e se Mosca decidesse di intervenire militarmente in Lituania sarebbe molto pericoloso. Ma Vilnius si difende dicendo che loro non hanno fatto niente ma si sono solo limitati ad applicare le sanzioni decise dall’Ue chiarendo che il collegamento non è stato chiuso e che beni e persone non sanzionate possono attraversare i confini per arrivare a Kalinigrad.

Non sono le prime tensioni che si verificano nella regione. I cieli di Kalinigrad e dei paesi baltici sono stati teatro di scontri tra Nato e Russia e negli ultimi mesi queste incursioni aeree non autorizzate si sono intensificate. Quello che preoccupa di più l’Alleanza atlantica è che nell’enclave russo è presente un arsenale missilistico e probabilmente anche testate nucleari.

venerdì 17 giugno 2022

Putin: "L'era del mondo dominata dagli Usa è finita per sempre" e attacca la Ue

@ - Dopo i problemi legati agli attacchi hacker ai sistemi del Forum di San Pietroburgo, è iniziato il discorso del presidente russo Vladimir Putin alla sessione plenaria.


"Nulla sarà come prima" ma "nulla è eterno". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin alla plenaria del forum di San Pietroburgo. "I nostri partner in Occidente minano intenzionalmente le fondazioni internazionali in nome delle loro illusioni geopolitiche", ha detto. "Si gioca solo in una parte del campo" ma a queste condizioni il "mondo è instabile" e “l’Europa va verso un’ondata di radicalismo e cambio di èlite”.

"Gli Usa pensano di essere l'unico centro del mondo". Una volta "dichiarata vittoria nella Guerra fredda", gli Stati Uniti hanno dichiarato "sacri" i loro interessi.

Le sanzioni contro la Russia "sono folli e sconsiderate, il loro scopo è schiacciare l'economia della Federazione russa ma non hanno funzionato". "Le oscure previsioni relative all'economia russa, tenute all'inizio della primavera, non sono corrette. La struttura delle sanzioni occidentali è stata costruita sulla falsa tesi che l'economia della federazione russa non sia sovrana". ma, ha precisato, "la Russia non seguirà mai la strada dell'autarchia, nonostante i sogni dell'Occidente". Secondo il leader del Cremlino, "bisogna garantire lo sviluppo dell'economia basata sul business privato". Secondo Putin, "la pandemia e gli eventi in corso hanno confermato l'importanza della flessibilità e dell'adattabilità alle condizioni esterne".

E ha affermato che “l’inflazione nella UE è di oltre il 20% e che l’Europa perderà oltre 400 bilioni di dollari per le sanzioni contro la Russia e che questo aumenterà le diseguaglianze sociali”. E ha aggiunto: “Alcune monete globali si stanno suicidando

Per il capo del Cremlino, la comunità europea sta "perdendo in competitività a causa delle sanzioni contro la Federazione Russa" e subirà "negli anni a seguire un rallentamento della crescita economica". È però, a suo dire, un dato di fatto che "La Ue ha finalmente perso la sua sovranità politica"

Ha anche affermato che “il trend negativo dell’economia globale non è legato all’operazione speciale in Ucraina”. E ha ricordato che è stato difficile decidere di avviarla ma era necessario.

"Tutti gli obiettivi dell'operazione speciale in ucraina saranno realizzati". Lo ha assicurato il presidente russo Vladimir Putin al forum economico di San Pietroburgo. "L'operazione speciale della Russia in Ucraina è la decisione di uno Stato sovrano basata sul diritto di garantire la sua sicurezza", ha precisato. Lo riportano le agenzie russe.

Sulla questione grano il presidente ha sottolineato che Mosca "accoglie con favore l'invito dell'Onu per il dialogo sulla sicurezza alimentare". Putin spiega che "ci sono 5-6 opzioni per l'esportazione del grano ucraino" ma è necessario "lasciare che le autorità di Kiev decidano da sole come farlo senza farsi orientare" dai paesi "d'oltreoceano". Secondo Putin "il volume delle forniture di grano può crescere fino a 50 milioni di tonnellate". Ma ha anche detto che “ i soldi del grano ucraino potrebbero servire per acquistare armi”.

Il discorso, in più parti, è un duro attacco all'Occidente e ha affermato che "tutto quello che succede nel mondo non è il risultato degli eventi degli ultimi mesi, inclusa l'operazione speciale , ma tutto ciò ha radici profonde per l'irresponsabile politica del G7". Il capo del Cremlino ha definito senza mezzi termini la politica occidentale "predatoria e coloniale".

Intanto La Russia è al lavoro “per mantenere l'obiettivo dell'inflazione al 4% e continuerà a sviluppare progetti legati alle energie rinnovabili

“L’Ucraina cesserà di esistere”

@Il leader dell’autoproclamata repubblica di Donetsk Denis Pushilin ha sentenziato un triste futuro per il paese.


Pushilin è il leader della repubblica filosovietica di Donetsk, la regione separatista obiettivo di Mosca ed appoggia il Cremlino dal 2014. Uno dei leader separatisti più leali a Putin e fu centrale anche nell’annessione della Crimea. Pushilin ha dichiarato che l’Ucraina cesserà di esistere presto e in intervista su La Stampa spiega il perchè.

L’Ucraina è attualmente controllata dall’esterno, non prende nessuna decisione da sola, è un dato di fatto” dice Pushilin. Secondo il leader del Donetsk il governo di Kiev non ha preso nessuna decisione nell’interesse dei suoi cittadini “e di ciò che resta del suo Paese“. Inoltre, l’Ucraina non ha più appoggio e è stata deindustrializzata “essenzialmente l’hanno ridotta a una fonte di materie prime.

Per questo motivo, Pushilin ritiene che le sue probabilità di sopravvivenza siano estremamente basse. Il leader del Donetsk non crede che sia possibile che le repubbliche separatiste del Donbass possano convivere con lo stato ucraino sovrano.Quello che resta dell’Ucraina se ne resterà qualcosa deve essere denazificato e demilitarizzatoinsiste sul concetto di denazificazione sulla scia della propaganda del Cremlino.

Il leader tiene fede a Mosca
Pushilin pensa che sia prematuro parlare dei rapporti tra le repubbliche autoproclamate e l’Ucraina perché l’operazione militare specialeè ancora in corso e non si sa cosa resterà dell’Ucraina. Ora tutte le sue attenzioni sono rivolte al ripristinare il controllo sui confini. Per quanto riguarda il Donbass e le repubbliche separatiste devastate dalla guerra, Pushilin dichiara che la Russia si sta prendendo carico della ricostruzione e di aiutare le città danneggiate.

Il leader del Donetsk non sembra preoccupato dalle sanzioni e dalle difficoltà economiche che sta affrontando la Russia perché “la Russia se la caverà in tutto e per tutto” dice convinto Pushilin. “Le sanzioni stanno danneggiando principalmente coloro che le hanno imposte” sostiene il leader del Donetsk tenendo fede a Mosca.

mercoledì 15 giugno 2022

Rileva chiese dismesse per proteggerle dalla profanazione

@- Nei Paesi Bassi Wim Annen, un imprenditore cristiano 74enne, ha comprato quattro chiese dismesse negli ultimi cinque anni.


Avviene nel Gelderland, la provincia più grande del Paese. E non intende fermarsi!

È la quarta chiesa dismessa che Wim Annen, 74 anni, ha comprato. 
Stavolta ha comprato la chiesa cattolica di Meddo, un paesino situato nel comune olandese di Winterswijk, nella zona orientale dei Paesi Bassi. Lo scopo? Impedire che sia convertita in appartamenti o in centro commerciale.

In un’intervista accordata al quotidiano Nederland Dagblad, l’imprenditore ha dichiarato di voler conservare le chiese che compra come luoghi di riflessione, perché sono «più belle di una sala da biliardo o di un centro-vendita di tappeti». Al contempo egli è convinto, anche se la frequentazione delle chiese nel suo Paese è bassissima, che «la fede non è scomparsa».

Secondo lui, dopo la pandemia, e oggi con la minaccia della guerra in Europa, molte persone hanno constatato che alla fine «non ce la possiamo fare da soli». «Io credo – ha confidato ancora al quotidiano – che il bisogno di andare in chiesa aumenterà ancora». Dopo aver comprato quella di Meddo, dove da più di un anno non hanno luogo liturgie, Wim ha intenzione di acquistare altri tre edificî nella regione di Achterhoek, sempre nell’anno solare corrente.

Rispondendo in merito alla motivazione che lo spinge, non ha esitato a rendere testimonianza della sua conversione spirituale, avvenuta cinque anni fa. È grazie alle prove esperite nella sua vita personale che ha realizzato «fino a che punto fosse perduto».

Riscattando gli edifici religiosi dismessi, l’imprenditore ha trovato il proprio modo di ringraziare Dio per la grazia della sua conversione.



lunedì 13 giugno 2022

Giornata Internazionale dell’Albinismo: 13 Giugno

@ - Il 18 Dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 69/170, proclamando il 13 giugno la Giornata Internazionale dell’Albinismo.


Giornata Internazionale dell’Albinismo: 13 Giugno

L’Albinismo è un disturbo congenito ereditario che si manifesta con l’assenza o la riduzione della melanina nella pelle, 
nei capelli o negli occhi.

La patologia è prevalente nell’Africa sub-sahariana, in particolare a causa delle unioni tra consanguinei.

In Tanzania un abitante su 1400 è albino, mentre in Zimbabwe uno su 1000.

Gli atti discriminatori e violenti contro gli albini si manifestano proprio in quei paesi in cui la maggioranza della popolazione è di colore.

Alla base di tali violenze, c’è la credenza che gli albini siano dotati di poteri soprannaturali o portino sfortuna.

In alcuni paesi africani, come la Tanzania e il Malawi, le parti del corpo degli albini vengono utilizzate per riti magici perché si pensa che i loro organi possano portare fortuna.

In alcuni villaggi africani, alcune parti del corpo degli albini vengono vendute anche per 500 euro e la pelle viene commercializzata sul mercato nero a prezzi altissimi, 
tra i 1500 e i 7000 euro.

Le bambine, spesso, vengono stuprate perché si crede che possano guarire gli uomini malati di Aids.

Durante le elezioni in Tanzania nell’ottobre del 2015, si sono verificati massicci attacchi contro gli albini, di cui gli stregoni usavano i corpi (o parti di essi) per dei riti magici a cui si sottoponevano anche molti politici.

Il 18 Dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 69/170, proclamando il 13 giugno la Giornata Internazionale dell’Albinismo.

Già nel 2013, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU aveva adottato una Risoluzione richiamando l’attenzione sulla diffusione degli attacchi contro gli albini.

Inoltre, il 10 Aprile 2015, con la Risoluzione A/HRC/RES/28/6, adottata senza votazione, il Consiglio ha istituito per un periodo di tre anni il mandato di un Esperto Indipendente sul diritto delle persone albine di godere dei Diritti Umani.

Nel giugno 2015 è stata eletta a ricoprire questa carica Ikponwosa Ero.

Nel marzo 2016, a Ginevra, l’UNICRI di concerto con Ikponwosa Ero ha organizzato un gruppo di discussione sulle cause degli attacchi contro gli albini.

“Nell’ultimo decennio, centinaia di persone affette da albinismo sono state vittime di attacchi con lo scopo di utilizzare 
parti del loro corpo 
per riti magici”

ha affermato l’esperta.

Durante l’evento è stato anche mostrato un estratto dal film “Jolibeau’s travel”, il quale mostra le relazioni tra l’albinismo e la stregoneria raccontando la storia di un ragazzo albino scappato dal Camerun per salvarsi.

Di recente, Amnesty International ha lanciato una campagna per sensibilizzare il governo del Malawi verso i brutali attacchi avvenuti contro gli albini nel paese.

Il Presidente del Malawi, nel marzo del 2015, aveva condannato l’ondata di attacchi, sollecitando le forze dell’ordine a intervenire per non lasciare impuniti i responsabili.

Tuttavia, fino ad ora, secondo Amnesty International, le azioni delle autorità sono state molto deboli e inefficaci, a dimostrazione del fatto che ciò che va combattuto, in primo luogo, è la superstizione legata a tali attacchi.

Diverse ONG hanno organizzato eventi in tutto il mondo in occasione della Giornata Internazionale dell’Albinismo, ed è incoraggiante il fatto che molti abbiano luogo in paesi africani come Togo, Benin, Camerun, Congo, Ghana, Kenya e Nigeria.

In Francia, presso il Quartier Generale dell’UNESCO verrà proiettato un documentario seguito da un dibattito. Inoltre, diversi specialisti di oftalmologia, dermatologia e genetica, terranno un seminario sul tema.

In Benin, l’ONG Divine Connexion Worldwide ha organizzato una Conferenza con organi istituzionali e operatori sociali

Al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, il Consiglio per i Diritti Umani ha organizzato un evento con diverse ONG ed esperti di albinismo che terranno una conferenza e mostreranno dei video sul tema.

Sono state anche invitate persone affette dalla patologia che condivideranno le loro esperienze di vita.

In Italia, dal 2008 è attiva l’associazione di promozione sociale Albinit, presieduta da Elisa Tronconi e formata da un gruppo di volontari coinvolti nelle problematiche dell’albinismo.

Nel mese di aprile, l’Associazione ha organizzato a Milano il Terzo Convegno Europeo sull’Albinismo, in cui ricercatori internazionali (oftalmologi, dermatologi, genetisti, neurologi, audiologi, laboratoristi molecolari), Associazioni europee di Albini, genitori, pazienti, insegnanti e tutti gli operatori del settore psicopedagogico si sono incontrati per discutere dei disagi vissuti dalle persone affette da albinismo.

mercoledì 8 giugno 2022

Gruppo Gabar, effettuati 14 arresti in Italia per attentati

@Effettuati 14 arresti in Italia, tutti di persone appartenenti al “Gruppo Gabar”, l’organizzazione con finalità terroristiche.


Gruppo Gabar”, è questo il nome della cellula terroristica che fa parte di un’organizzazione più grande, composta da pakistani. Il gruppo avrebbe contatti diretti con l’attentatore Hassan Zaher Mahmood. Si tratta del 27enne di origini pachistane che il 25 settembre 2020, a Parigi, ha attaccato l’ex sede di Charlie Hebdo.

La polizia di Stato starebbe attualmente preparando un’operazione antiterrorismo della polizia di Stato, sotto la coordinazione della Procura della Repubblica di Genova e la Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. Gli organismi delle forze dell’ordine hanno effettuato arresti sia in Italia che all’estero.
Arrestati i cittadini pakistani complici di Hassan Zaher Mahmood. Gli appartenenti al Gruppo Gabar sono stati tutti accusati di associazione con finalità di terrorismo internazionale. A dirigere l’operazione la Digos di Genova, ed anche dal Servizio per il Contrasto all’Estremismo e Terrorismo Esterno della Polizia di Stato. Insieme a questi organi, collaborano anche gli Uffici Antiterrorismo di Spagna e Francia, coordinati dall’Ectc- European Counter Terrorism Centre di Europol.

Chi sono i componenti della cellula terroristica
Secondo quanto emerso dalle indagini dei vari organi cooperanti, le forze dell’ordine avrebbero individuato una cellula terroristica collegata ad un gruppo più grande di giovani pakistani. Si fanno chiamare “Gruppo Gabar”. I componenti fanno tutti parte dei contatti diretti dell’attentatore di Charlie Hebdo. Emesse in tutto 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, in alcune province italiane ed anche in alcuni Paesi europei.

Il Questore di Genova Orazio D’Anna spiega: Il plauso va a tutti coloro che hanno condotto le indagini, alla Digos di Genova, alle Digos delle altre città, alla direzione centrale della polizia di prevenzione e a tutti coloro che nella fase conclusiva odierna si sono prodigati per il raggiungimento del risultato. Parliamo di oltre 80 unità di personale operativo dislocato nelle varie città d’Italia”.

Gli inquirenti di Genova si sono interessati ad un soggetto in particolare, T.Y. Il soggetto ricercava armi, una tana, e aveva intenzione di reclutare altre persone nell’attività criminale. Secondo il provvedimento che dispone la misura cautelare, il ruolo di T.Y era quello di fornire il proprio contributo nell’associazione con finalità terroristiche, “promuovendo a partire dall’aprile 2021 la formazione di una cellula sedente e operante in Italia attraverso il reclutamento di sodali, la individuazione di un covo (cosiddetta tana), l’acquisto di armi, offrendo ospitalità a sodali, mantenendo rapporti e contatti con personaggi al vertice dell’organizzazione”.

martedì 31 maggio 2022

I paesi europei hanno finalmente trovato un accordo sull’embargo per il petrolio russo.

@ - Ieri a mezzanotte a conclusione del primo giorno di consiglio europeo straordinario, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel ha annunciato che i 27 paesi hanno trovato l’accordo sul petrolio russo. 
Questo accordo arriva dopo un mese dal suo annuncio. Sul sesto pacchetto di sanzioni da imporre alla Russia, i paesi membri non sono stati così uniti come sui precedenti.

Le opposizioni a questo embargo arrivavano non solo dall’Ungheria che ha posto il suo veto, ma molte resistenze c’erano all’interno anche di paesi come la Germania. Le trattative sono state lunghe e complesse ma ora si è arrivato finalmente ad un accordo, anche se diluito in modo da accondiscendere anche alle volontà di paesi contrari.

Cosa prevede il sesto pacchetto di sanzioni
Il sesto pacchetto, dunque, contiene l’embargo sul petrolio russo da fine anno ma riguarda solo il petrolio che arriva in Europa via mare. E’ escluso dalle misure quello che arriva tramite oleodotto Gruzhba . In questo modo, l’Ungheria non ne risente e di fatto viene esclusa da questa misura. L’Europa ha così superato le resistenze di Orbàn che ha avvisato Bruxelles che se dovesse risentire ripercussioni dalla Russia la responsabilità sarà europea. Budapest, ma anche Praga e Bratislava che si erano opposti a questa misura, hanno ottenuto per iscritto che in caso di misure ritorsive da parte di Mosca saranno aiutate dagli altri Paesi membri.

Questa misura riguarda i due terzi del petrolio che l’Europa importa dalla Russia. Le altre sanzioni riguardano l’esclusione dal sistema SWIFT altre tre banche russe tra cui la Sberbank, la più importante del paese. Inoltre, tra gli oligarchi sanzionati si include nel pacchetto anche il patriarca della chiesa ortodossa di Mosca Kirill. Nel pacchetto è previsto anche bando di tre emittenti tv, lo stop delle assicurazioni delle navi russe delle compagnia europee e altre misure minori. Le misure entreranno in vigore alla fine dell’anno.

sabato 28 maggio 2022

Istat, paradosso import export

 @ Scambi commerciali tra Roma e Mosca, cosa è cambiato dal 2021 e quali sono i prezzi delle materie: lo dicono i dati Istat.



Secondo i dati pubblicati dall’Istat in aprile 2021 ed in aprile 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, paradossalmente l’export in Russia risulta essere dimezzato, mentre in proporzione l’import sarebbe raddoppiato.

Cosa è cambiato con la guerra negli scambi commerciali tra Roma e Mosca?
Nella giornata di ieri, l’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) ha pubblicato alcuni dati relativi ai commerci tra Italia e Russia. Nello specifico, i dati dimostrano che l’Italia esporta molto meno rispetto alla Russia, ma nonostante ciò, in valore monetario compra più dei russi.

Emerge che, ad aprile 2022, rispetto a quello dell’anno precedente, la merce esportata dall’Italia in Russia e dimezzata mentre ciò che l’Italia importa in Russia è raddoppiato. Per quanto riguarda le importazioni, sono costituite principalmente da fonti di energia, ed hanno prezzi raddoppiati rispetto a quelli del 2021. Il disavanzo commerciale tra Italia e Russia a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina è di 2,5 miliardi di euro.

Cosa intendiamo per disavanzo commerciale?
In questo caso, rappresenta la differenza tra quello che noi compriamo dalla Russia e quello che la Russia comprano da noi. La situazione in questione dipende dal fatto che l’Italia dà più soldi alla Russia per l’acquisto di materie energetiche, mentre tutte le altre materie che riguardano settori diversi dall’energia, non subiscono importazioni o esportazioni a causa degli embarghi.

In tutta questa situazione, la Russia non risulta essere nemmeno il primo fornitore di gas dell’Italia. Difatti, tutto il gas arrivato in Italia dal 25 maggio, è stato prodotto dai rigassificatori in Quatar, Norvegia, il Tap, e infine, dalla Russia.

In Italia, sta arrivando quindi meno gas Russo. Ma la situazione non è determinata da una decisione presa volontariamente da uno dei due stati. Bensì, dipende da un problema che determina un rallentamento dei flussi.

Il prezzo del gas è leggermente sceso, in seguito alla costruzione dei vari gasdotti. Nonostante ciò, un anno fa il prezzo era molto più basso: 18 euro per Mwh. Se è vero che il prezzo del gas è diminuito rispetto all’inizio della guerra, resta il fatto che rimanga comunque molto caro.

martedì 24 maggio 2022

sabato 21 maggio 2022

Chi c’è nella lista nera di Putin: Joe Biden, Hillary Clinton, l’attore Morgan Freeman e Mark Zuckerberg

@ - Il presidente Joe Biden e la sua vice Kamala Harris, alcuni capi dei servizi di intelligence, ma anche l’attore statunitense Morgan Freeman.

© Fornito da Corriere della Sera

Sono nella lista compilata dal ministero degli Esteri russo sulle persone alle quali è vietato entrare nel Paese. L’elenco è stato rintracciato sul web dagli specialisti dell’intelligence e condiviso con tutti gli Stati che affiancano l’Ucraina nel conflitto. La propaganda di Mosca si alimenta anche di foto e video dei soldati del battaglione Azov con tatuaggi con simboli nazisti per dimostrare che l’acciaieria rientra nella denazificazione dell’Ucraina


La lista nera
L’elenco stilato dallo staff del presidente Vladimir Putin contiene 963 nomi di cittadini statunitensi ai quali è vietato entrare in Russia. Nella nota del ministero degli Esteri di Mosca viene evidenziato che «la Russia non cerca il confronto ed è aperta a un dialogo onesto e reciprocamente rispettoso che separa il popolo americano, che gode del suo rispetto, dalle autorità statunitensi, che incitano alla russofobia e da coloro che li servono».

Nell’elenco ci sono: - Il presidente degli USA Joe Biden - Il figlio del presidente degli USA Hunter Biden - Il Segretario di Stato americano Anthony Blinken - Il vice Presidente degli USA Kamala Harris - L’ex consigliere presidenziale John Bolton - L’assistente del Presidente per gli Affari della Sicurezza nazionale Jacob Sullivan - Segretario alla Difesa Lloyd Austin - Il Procuratore Generale degli Usa Merrick Garland - Il Direttore della CIA William Burns - L’ex Direttore della CIA John Brennan - L’ex Direttore della CIA Robert James Woolsey - Il Direttore dell’FBI Christopher Wray - Il Segretario ai Trasporti Usa Peter Buttigieg - L’ex Segretario di Stato Hillary Clinton - L’ex Comandante in Capo della NATO Philip Breedlove - L’ex portavoce della Casa Bianca Jennifer Psaki - L’attore Morgan Freeman. - L’imprenditore Mark Zuckerberg.

giovedì 19 maggio 2022

Ucraina: Draghi: "Cessate il fuoco immediato e far ripartire i negoziati"

@ - Il governo si muove nel solco della risoluzione votata dal Parlamento.


Lo dice forte e chiaro il premier Mario Draghi, nell'informativa in Senato (e a seguire alla Camera dei Deputati) sulla guerra in Ucraina, ringraziando le forze politiche per "il sostegno dato al governo nell'affrontare questa crisi". Un modo per ricordare, a chi lo avesse dimenticato, che c'è stato un voto ampio e condiviso e l'indirizzo politico è stato discusso e deciso dalla maggioranza. "La risoluzione approvata a larghissima maggioranza che ha impegnato il governo - sottolinea - tra l'altro a sostenere dal punto di vista umanitario, finanziario e militare l'Ucraina; a tenere alta la pressione sulla Russia, anche attraverso sanzioni; a ricercare una soluzione negoziale, ha guidato in modo molto chiaro l'azione di governo e rafforzato la nostra posizione a livello internazionale. Il governo intende continuare a muoversi nel solco di questa risoluzione". Inoltre, osserva Draghi sul tema anche il Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) "ha sempre riscontrato la coerenza del sostegno offerto rispetto alle indicazioni e agli indirizzi del Parlamento". Insomma, con una risposta indiretta al pressing avanzato da alcune forze politiche nel merito - a cominciare dal M5S - il capo dell'esecutivo ricorda che l'indirizzo politico non è cambiato.

Detto ciò il premier ribadisce con determinazione la posizione del paese: "L'Italia si muoverà a livello bilaterale e con i partner europei" alla ricerca di un percorso che porti alla pace, "ma dovrà' essere l'Ucraina e nessun altro a decidere che pace accettare, anche perché una pace non accettabile non sarebbe sostenibile".

L'obiettivo resta quella di un cessate il fuoco e di un'azione diplomatica che continui a cercare la via del negoziato. "Per evitare che la crisi umanitaria continui ad aggravarsi bisogna raggiungere quanto prima un cessate il fuoco e far ripartire con forza i negoziati - insiste Draghi - è la posizione dell'Italia ed e' un'aspirazione europea che ho condiviso con il presidente Joe Biden durante la mia recente visita a Washington". Per costruire una pace duratura e una coesistenza pacifica" dopo la guerra, "servirà anche uno sforzo creativo", ipotizza il premier "una conferenza internazionale sul modello di quella di Helsinki". Draghi ha citato le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e ha aggiunto che una volta ottenuto il cessate il fuoco "occorrerà costruire un quadro internazionale rispettoso e condiviso", con l'obiettivo di "rendere duraturo il processo" di pace.

Negli "incontri" internazionali "ho riscontrato apprezzamento universale per la posizione italiana fermamente ancorata nel campo transatlantico e nell'Unione europea. Questa posizione ci dà credibilità e ci permette di essere in prima linea senza ambiguità nella ricerca della pace", osserva il premier, rilanciando l'appoggio italiano alla richiesta di Svezia e Finlandia di adesione alla Nato. "L'Italia appoggia con convinzione la richiesta di Svezia e Finlandia di adesione alla Nato" ed "è necessario affiancare alla Nato una difesa comune europea complementare all'Alleanza atlantica", ha aggiunto. "La Nato ha intensificato le azioni sul fianco orientale e il contributo italiano è pari a 2500 unità e nel medio periodo siamo pronti a rafforzare in Ungheria e Bulgaria il nostro impegno con rispettivamente 250 e 750 unità in linea con l'azione dei nostri alleati e valutiamo il sostegno alla Romania per lo sminamento marittimo del Mar Nero e anche alla Slovacchia nella difesa antiaerea".

Poi la comunicazione di un vertice ad Ankara: "A inizio luglio, sarò ad Ankara per il vertice bilaterale con la Turchia - il primo di questo tipo da 10 anni. In questo incontro discuteremo delle prospettive negoziali e diplomatiche del conflitto, e del rafforzamento dei rapporti tra Italia e Turchia".

Sul fronte energia Draghi informa che "le stime del governo indicano che potremo renderci indipendenti dal gas russo nel secondo semestre del 2024", anche se "i primi effetti di questo processo di vedranno già alla fine di quest'anno".

Dopo gli interventi che l'Italia ha messo in campo per tamponare gli effetti del caro energia, "è ora importante che si trovino a livello europeo soluzioni strutturali che superino le distorsioni presenti nei mercati dell'energia" ha puntualizzato il premier ricordando che "la Commissione europea ha presentato ieri il piano 'RePowerEu' che sarà al centro del prossimo Consiglio Europeo straordinario. C'è bisogno di risposte immediate e coraggiose per alleviare l'impatto della crisi sulle nostre economie".

In precedenza Draghi aveva ricordato che "il governo ha adottato interventi significativi per tutelare imprese e famiglie dai rincari energetici. Gli interventi ammontano a 30 miliardi di euro solo per quest'anno per mitigare gli aumenti dei prezzi dei carburanti e ridurre le bollette. Abbiamo destinato i nostri aiuti soprattutto alle fasce più vulnerabili della popolazione, come le famiglie a basso reddito, e i settori produttivi più in difficoltà come le imprese ad alta intensità energetica".

Al termine dell'informativa, in un'aula del Senato con alcuni posti vuoti, gli interventi, dei senatori e dei capigruppo dei partiti: Simona Malpezzi del Pd, Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato, l'azzurro Maurizio Gasparri, la capogruppo del M5S, Mariolina Castellone. In aula Pier Ferdinando Casini, che interviene, Matteo Renzi, e Matteo Salvini anche lui tra gli iscritti a parlare. Assenze nei 5 stelle, che non portano in aula Ettore Licheri (dopo la mancata elezione di ieri alla presidenza della Commissione Esteri), Gianluca Ferrara e Vito Petrocelli. C'è poi Stefania Craxi, neopresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama.

La Nord Corea stremata dal Covid riaccende lo spettro del nucleare

@ - Le lezioni alla «Kim Il Sung University » sono sospese e gli studenti sono confinati nei campus o nelle loro case;


le strade di Pyongyang si sono svuotate e ristoranti, bar dove usualmente i cittadini amano sedersi al sole di maggio prendendo una birra o mangiare i naengmyeon, sono chiusi. Dopo più di due anni durante i quali il Paese ha fronteggiato con un certo successo l’espandersi della pandemia del coronavirus, la subvariante Omicron BA.2 ha fatto breccia nella nazione espandendo l’infezione in tutte le province. Il governo ha dichiarato il confinamento e la quarantena per i cittadini contagiati, che hanno ormai superato, secondo i dati ufficiali, 1.700.000 unità provocando 62 morti. Non sono però stati chiusi i servizi produttivi, come le industrie e le cooperative agricole.
Più del virus, Pyongyang teme la contrazione economica, che nel 2021 ha confermato il calo del 4,5% segnato l’anno precedente dopo che, fino al 2019, le riforme liberali volute da Kim Jong Un avevano creato le basi per un’espansione che aveva raggiunto livelli cinesi con un aumento del Pil del 5-8% annuo. Dopo aver affermato che «il nemico più pericoloso per noi non è il virus, ma l’ignoranza, la mancanza di fede e di determinazione », Kim Jong Un ha strigliato, come ormai sua abitudine, gli stessi dirigenti del partito, colpevoli di «rilassamento, irresponsabilità, inefficienza e sbagli amministrativi ».

Dal gennaio 2020 le frontiere della nazione sono chiuse e le merci passano con il contagocce. Il commercio con Pechino è crollato dell’80% rispetto al periodo prepandemia e gli scaffali dei centri commerciali, prima zeppi di prodotti cinesi, sudcoreani e giapponesi, oggi sono vuoti. I turisti, che nel 2019 avevano raggiunto le 350.000 visite annuali portando nelle casse dello Stato 175 milioni di dollari, si sono azzerati e il treno che mi avrebbe dovuto portare da Pechino a Pyongyang, dopo quattro mesi dal suo ripristino è stato di nuovo soppresso e gli unici collegamenti con l’esterno sono mantenuti dai pochi voli della Koryo Airlines. Sull’aereo siamo meno di una decina di persone e all’aeroporto di Pyongyang i controlli sono veloci e sbrigativi. Il funzionario di dogana mi consegna un documento che obbliga a indossare la mascherina, rispettare la distanza di sicurezza, non uscire dall’hotel se non necessario.

La lotta al coronavirus, definita già nel 2020 come decisiva per la «sopravvivenza nazionale», è stata imbastita ricalcando le orme delle esperienze passate quando la quarantena a merci e persone era stata imposta con successo prima nel 1947 per contrastare l’epidemia di colera dalla Corea del Sud, poi nel 2002 per fermare la Sars dalla Cina e infine nel 2014 quando ebola apparve in Africa (Pyongyang ha rapporti economici con diversi Paesi africani). «Tutto sembrava procedere bene e forse è stata proprio la troppa sicurezza che ci ha fatto abbassare la guardia» spiega la guida che mi è stata assegnata. Ciò che ha fatto scatenare il virus, secondo le stesse fonti ufficiali, sarebbe stata la parata militare del 26 aprile, che ha fatto mobilitare e confluire sulla capitale migliaia di persone da tutte le provincie.
I nordcoreani starebbero lavorando per riattivare un reattore capace di produrre 55 kg di plutonio-239 l’anno. L’arsenale nucleare potrebbe arricchirsi di una dozzina di ordigni l’anno

Nell’aprile 2021, Kim Jong Un ha evocato l’Ardua marcia, la tremenda carestia che colpì la nazione negli anni Novanta e che portò alla morte centinaia di migliaia di nordcoreani, invitandoli ad unirsi attorno al partito per fronteggiare il coronavirus. Un rapporto della Fao afferma che il 42% dei nordcoreani soffre di denutrizione e, anche se le razioni del Servizio di distribuzione pubblica sono state reintrodotte dopo anni in cui lo Stato non era stato in grado di provvedere all’assistenza dei propri cittadini, le quantità non raggiungono mai i livelli nominali e, soprattutto, gli alimenti non hanno una dieta equilibrata portando molto spesso alla malnutrizione.

Il terrore della Corea del Nord verso le merci straniere si è riversato anche sugli aiuti umanitari e medici, tanto che l’Oms e l’Unicef hanno enormi difficoltà a convincere i funzionari del Paese ad accettare medicinali provenienti dall’estero. Ad oggi solo 64.200 test sono stati effettuati sull’intera popolazione. A questo si aggiunge un sistema sanitario al collasso a cui Kim Jong Un sta cercando di porre rimedio con una campagna di informazione e di costruzione di nuovi complessi ospedalieri, policlinici, stazioni anti epidemiologiche che ha, fino ad oggi, dato buoni risultati. L’Oms rivela però che su 25 milioni di abitanti, 8,7 milioni di persone hanno accesso limitato a servizi sanitari adeguati. Ma non servono solo medicinali, ospedali, dispensari: molti villaggi non hanno corrente elettrica e quelli più sperduti neppure acqua potabile, il che ha aumentato negli ultimi due anni i casi di diarrea e di polmoniti. I tempi della collaborazione tra Kim, Trump e Moon Jae-in sembrano lontani, ma la penisola coreana ci ha abituati alle sorprese

Il governo ha sino ad oggi rifiutato i vaccini offerti dai governi occidentali, dall’Oms e dall’Unicef per diverse ragioni: non dover sottostare all’obbligo richiesto dalle agenzie internazionali di avere dettagliati rapporti sull’andamento della pandemia, orgoglio nazionale e, non ultimo, l’occasione che la classe più conservatrice nel rallentare, se non a fermare, la liberalizzazione sociale ed economica avviata dallo stesso Kim. A Kaechon, nel nord del Paese, il jangmadang, il mercato dove i privati possono vendere i loro prodotti e che sono fioriti in tutte le province, di solito colmo di merce, è oggi quasi vuoto. Il riso, che a Pyongyang viene venduto a 4.500 won al chilo (un dollaro equivale a 7.500 won al mercato nero), qui costa 3.500 won «ma solo quattro mesi fa» mi dice una cameriera del bar in cui ci fermiamo a bere una birra, «costava 1.200 won al chilo». Il mais, venduto a 2.000 won al kg nella capitale, qui schizza a 4.500 won. Queste fluttuazioni di prezzi riflettono un mercato estremamente settorializzato ed in cui la mobilità dei beni è minima.

Le ambizioni, declamate da Kim Jong Un all’inizio dell’anno secondo cui la Corea del Nord 'risolverà una volta per tutte e definitivamente il problema ali- mentare' sembrano rimaste lettera morta. In compenso il Paese ha intensificato i test missilistici: dall’inizio del 2022 sono ben 12 i lanci effettuati, di cui uno, quello del 24 marzo, avrebbe riguardato un Icbm Hwasong- 17 (il condizionale è d’obbligo perché vi sono forti dubbi a riguardo). Vi sono inoltre evidenze che i nordcoreani stiano lavorando per riattivare il reattore Lwr da 50 Mw della centrale nucleare di Yongbyon 2, capace di produrre 55 kg di plutonio-239 all’anno. Se così fosse, l’arsenale nucleare di Pyongyang potrebbe arricchirsi di una dozzina di ordigni ogni anno. Anche nel sito dei test nucleari di Punggye-ri, la cui distruzione avvenuta nel maggio 2018 era stata indicata come il primo passo per la denuclearizzazione della Corea del Nord dopo i colloqui di Singapore con l’allora presidente Trump, sono iniziati i lavori di ripristino del Tunnel 3, in cui era stato condotto il test nucleare nel 2013.

Tutti questi indizi, secondo il Dipartimento di Stato Usa e i servizi segreti sudcoreani, indicherebbero che Pyongyang starebbe preparando il suo settimo test nucleare. Di fronte alla possibilità di un’escalation nella penisola, il ministro della Difesa sudcoreano Suh Wook ha avvisato Pyongyang che le forze di Seoul possono «colpire in modo rapido e accurato ogni obiettivo » nel Nord aggiungendo che il Sud sta sviluppando un sistema di difesa missilistica di ultima concezione in grado di «rispondere in modo schiacciante alla minaccia missilistica del Nord». Il commento di Suh è stato rintuzzato da Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un e vicedirettore del Comitato Centrale del Partito dei lavoratori di Corea, la quale ha detto che se il Sud «opta per la soluzione militare (...) le nostre forze nucleari faranno il loro dovere». I tempi di distensione e collaborazione tra Kim, Trump e Moon Jae-in sembrano ormai lontani, ma la penisola coreana ci ha abituati a continue sorprese.