mercoledì 19 giugno 2024

Zelensky non è più presidente legittimo e il nuovo debito ucraino può diventare molto rischioso

@ - Soltanto ieri vi davamo conto del mancato accordo tra un gruppo di obbligazionisti e governo di Kiev sulla ristrutturazione del debito ucraino per 20 miliardi di dollari. Le condizioni delle parti sul tavolo negoziale restano distanti e c'è tempo fino ad agosto per impedire il default. Tra due mesi, infatti, scade la moratoria sui pagamenti concordata subito dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Ma la situazione si presenta ancora più ingarbugliata di quanto già non appaia. [sommario]

Debito ucraino legittimo dopo la scadenza del mandato di Zelensky?© Fornito da InvestireOggi

Mandato di Zelensky scaduto
Se i rating assegnati dalle agenzie internazionali ai titoli del debito ucraino sono da quasi default, un'altra bomba potrebbe esplodere in questa vicenda molto travagliata. Volodymyr Zelensky è presidente dell'Ucraina sin dal 20 maggio del 2019 e il suo mandato sarebbe dovuto essere di cinque anni. Pertanto, risulta ufficialmente scaduto il 19 maggio scorso. Tuttavia, il governo non ha potuto indire nuove elezioni per il rinnovo del Parlamento e la scelta del capo dello stato. Difficile che milioni di cittadini possano votare liberamente sotto le bombe russe, mentre la stessa legge marziale impedisce l'apertura dei seggi. Zelensky sta di fatto allungando il suo mandato con il placito consenso del suo partito "Servitore del Popolo" e dei partner internazionali. Ma carta canta. E la Costituzione ucraina non prevede che ciò accada. Dieci anni fa, quando l'allora presidente filo-russo Viktor Yanukovich fu costretto alle dimissioni e alla fuga a seguito di imponenti manifestazioni di piazza, gli subentrò il presidente del Parlamento. Allo stato attuale, sarebbe dello stesso partito di Zelensky. Non cambierebbe probabilmente granché in termini di linea politica, ma verrebbe meno nell'immaginario globale l'uomo simbolo della resistenza anti-russa.

Rischio (non calcolato) di ripudio del debito
Questa condizione di allungamento di fatto del mandato presidenziale minaccia la credibilità del debito ucraino di nuova emissione o contratto tramite prestiti bilaterali o multilaterali. C'è il rischio concreto che in futuro il successore di Zelensky, magari costretto da condizioni fiscali difficili, ne approfitti per ripudiare il debito. L'espressione vi potrà risultare nuova, ma è accaduto in giro per il mondo che i governanti democraticamente eletti succeduti a dittatori abbiano fatto presente ai creditori che non avrebbero pagato per i debiti contratti da un regime non rappresentativo dei cittadini e che magari abbia utilizzato i proventi raccolti per fini estranei al bene pubblico. Se volete, anche un modo per dissuadere la finanza dal fare affari con dittature illegittime. Il ripudio del debito ucraino contratto dopo la scadenza del mandato di Zelensky rappresenta un problema con cui dovranno fare i conti non soltanto gli obbligazionisti, bensì anche governi e istituzioni internazionali. Stando a quanto pattuito al G7 in Puglia di settimana scorsa, entro fine anno arriveranno le prime tranche del maxi-prestito da 50 miliardi di dollari erogato dalle economie ricche alleate di Kiev e garantito dai rendimenti degli asset russi congelati. Siamo sicuri che tanto denaro venga un giorno restituito anche se alla presidenza arrivasse un uomo di diverse vedute politiche? In rappresentanza di cosa viene contratto il nuovo debito ucraino dallo scorso 20 maggio?

Dubbi su legittimità del nuovo debito ucraino
Sembrano ragionamenti teorici, lontani dalla realtà, anche perché tendiamo ad immaginare che l'Ucraina sia un blocco monolitico, compatto contro il nemico. Sappiamo da decenni che così non è, che Kiev è e sarà probabilmente anche in futuro divisa tra filo-occidentali e filo-russi. Finanziare il debito ucraino in assenza di uno dei principali requisiti giuridici, ossia la legittimità di rappresentanza degli organi istituzionali, può comportare l'assunzione di rischi ancora superiori a quanto non facciano intendere gli stessi rating. Resta la speranza che nessuno in futuro a Kiev voglia inimicarsi i mercati e gli stessi governi occidentali, rischiando di essere tagliato fuori da entrambi. Ogni azione opportunistica comporta sempre costi elevati nel breve, medio e lungo periodo. 

giuseppe.timpone@investireoggi.it

lunedì 17 giugno 2024

Notizie dai Giovani: Mamma costringe la figlia di 13 anni a fare sesso ...

Notizie dai Giovani: Mamma costringe la figlia di 13 anni a fare sesso ...: @ - La donna salentina e l'uomo, milanese, sono stati arrestati su ordinanza del gip del tribunale di Lecce. Il marito stordito con i s...

G7, ira Cina: "In dichiarazione finale arroganza, pregiudizi e bugie"

@ - La dichiarazione finale del G7 che si è svolto a Borgo Egnazia in Puglia è ''piena di arroganza, pregiudizi e bugie''. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinesi Lin Jian in una conferenza stampa.

G7, ira Cina: "In dichiarazione finale arroganza, pregiudizi e bugie"
© Fornito da Adnkronos
"La dichiarazione del vertice del G7 ha ancora una volta manipolato le questioni legate alla Cina, calunniando e attaccando la Cina, riproposto cliché che non hanno base fattuale, né base giuridica, né giustificazione morale, e sono pieni di arroganza, pregiudizio e bugie", ha affermato il diplomatico.

Non più partner, secondo la definizione che ancora fino a qualche tempo fa l’Occidente usava per la Cina, ma ‘attore maligno’. Nel comunicato finale del G7 di Borgo Egnazia, Pechino viene citata 28 volte e sempre in negativo: per via del suo sostegno alla “macchina bellica russa” delle “minacce che sta intensificando” nel mar della Cina meridionale, per il ruolo di “attore economico ribelle” e molto altro, scriveva il New York Times in un articolo nel quale sottolineava “il contrasto” con il ritratto che l’Occidente faceva di Pechino negli anni scorsi, considerata un partner nella lotta ai cambiamenti climatici, al terrorismo ed alla proliferazione nucleare.

Nelle discussioni di questi giorni al G7, la Cina è stata di fatto equiparata alla Russia, l'esito forse naturale del rafforzamento della loro alleanza, della “partnership senza limiti” celebrata da Vladimir Putin e Xi Jinping. Secondo fonti dell’amministrazione americana, è proprio il sostegno di Pechino a Mosca l’elemento nuovo emerso con forza al vertice di Borgo Egnazia e quello che ha fatto cambiare l’atteggiamento anche dell’Europa.

Ricorda il quotidiano che, se negli ultimi due summit si è parlato della Cina e di Xi, lo si è fatto per sottolineare il ruolo di ‘forza di moderazione’ su Putin, in particolare davanti alle minacce di uso di armi nucleari. Non è più così, come dimostrano i toni della dichiarazione finale. Secondo Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, la Cina si sta opponendo a qualsiasi sforzo di pace in cui non possa essere l'attore centrale.

"Xi, a quanto pare, non abbandonerà il suo scomodo partner russo e non si impegnerà nemmeno a parole per aiutare Kiev - ha scritto su Foreign Affairs, dando eco a quanti hanno accusato Pechino di aver usato la sua influenza per scoraggiare alcuni Paesi a partecipare alla conferenza di pace in corso in Svizzera - Invece, la Cina ha scelto un approccio più ambizioso, ma anche più rischioso. Continuerà ad aiutare Mosca e a sabotare le proposte di pace guidate dall'Occidente. Sperando poi di intervenire e di usare la sua influenza sulla Russia per portare entrambe le parti al tavolo nel tentativo di mediare un accordo duraturo".

"Abbiamo mantenuto alte le priorità dei temi legati all'Indo-Pacifico e alla sicurezza economica, con l'obiettivo di dare un messaggio chiaro, particolarmente alla Cina. Noi siamo aperti al dialogo, ovviamente, però le nostre imprese devono poter competere ad armi pari, perché il mercato può essere libero solamente se è anche equo, quindi libero mercato ma in un quadro di concorrenza leale", ha affermato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa al termine del G7.

domenica 16 giugno 2024

La supremazia del dollaro è ufficialmente minacciata dall’Arabia Saudita dopo mezzo secolo

@ - Sta avvenendo in sordina tra il silenzio colpevole dei media un fatto che può essere considerato storico. Dopo mezzo secolo, l'Arabia Saudita del principe ereditario Mohammed bin Salman non ha rinnovato l'accordo sui cosiddetti petrodollari.

L'Arabia Saudita minaccia il dollaro© Fornito da Investire Oggi

Era stato siglato ufficialmente nel 1974 ed è arrivato a scadenza lo scorso 9 giugno, ma il regno non ha voluto darvi seguito. Le implicazioni a lungo termine per la supremazia del dollaro americano rischiano di essere travolgenti. [sommario]

Dollaro garantito da accordo del '74
Prima di capire perché, vediamo cosa prevedeva l'accordo. Dobbiamo tornare indietro al 1971, quando l'amministrazione di Richard Nixon dichiarò che non avrebbe più potuto garantire per la convertibilità del dollaro in oro. Gli accordi di Bretton Woods del 1944 divennero improvvisamente carta straccia. Le valute occidentali entrarono in una fase di instabilità. La stessa supremazia del biglietto verde rischiò di venire meno. Per evitare lo scenario peggiore, l'allora consigliere per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger convinse il presidente a volare a Riad per stipulare un accordo di portata storica con Re Faisal: gli Stati Uniti avrebbero garantito sicurezza militare al regno, mentre questi avrebbe non solo venduto il petrolio necessario a soddisfare la domanda americana, ma si sarebbe impegnato ad accettare da tutti i clienti solamente dollari come mezzo di pagamento.

Operazione win-win
Lo scambio fu "win-win" per le parti. I sauditi poterono concentrarsi sul proprio sviluppo economico senza preoccuparsi troppo in prima persona dell'instabilità nel Medio Oriente. Gli americani continuarono a beneficiare del dollaro come valuta di riserva mondiale. Infatti, quell'accordo costringeva l'intero pianeta a detenere dollari per acquistare petrolio e altre materie prime. La domanda di dollari restò elevata e ciò comporta indubbi vantaggi fino ad oggi: i titoli del debito Usa trovano sempre un'altra domanda sui mercati, con la conseguenza che governo, società e banche negli Stati Uniti possono indebitarsi a basso costo e al contempo avere un cambio forte. Cosa succede con il mancato rinnovo dell'accordo? Teniamo presente che le tensioni tra Riad e Washington vanno avanti da qualche anno. Il principe detesta Joe Biden per le sue dichiarazioni ostili al regno nel passato sui diritti umani. Sul piano geopolitico, c'è la convinzione che l'Asia sarà il principale mercato di sbocco a lungo termine per il petrolio, mentre l'Occidente sia un mercato maturo e, soprattutto, intento ad allentare la propria dipendenza dai combustibili fossili con la transizione energetica.

Conseguenze da mancato rinnovo dell'accordo
Il mancato rinnovo non comporterà conseguenze immediate. Il dollaro resta una valuta senza alternative per svariate ragioni. Nessuna gode della stessa liquidità, nonché del grado di sicurezza garantito dal sistema legale e finanziario degli Stati Uniti. Impensabile che nel mondo vi siano persone o entità desiderose di rimpiazzare il biglietto verde con lo yuan o persino con l'euro. Da anni, comunque, la Cina guida il fronte dei paesi ostili al dollaro con l'intento di spodestarne il primato, perlomeno nell'ambito regionale asiatico. In questo senso vanno gli ingenti acquisti di oro della sua banca centrale, imitati dalle altre banche, a tutto svantaggio degli acquisti di Treasuries. Nel lungo periodo le conseguenze potrebbero diventare dirompenti se l'Arabia Saudita effettivamente regolasse gli scambi in altre valute con i clienti non americani. Già è stato siglato un accordo con la Cina per effettuare i pagamenti nelle rispettive valute. Considerato che le esportazioni verso gli Stati Uniti siano oramai basse, c'è il serio rischio per Washington di assistere a una fuga dal dollaro. E questo accadrebbe proprio in una fase delicata per la sua situazione fiscale. Il debito federale cresce a ritmi elevati, attestandosi a fine 2023 al 125% del Pil. Il costo di emissione dei Treasuries salirebbe ancora più velocemente e l'intera struttura dei tassi di interesse lieviterebbe.

Rischi per sistema Usa da dollaro non più valuta globale
All'improvviso per il sistema americano diverrebbe più costoso indebitarsi, cioè investire e acquistare beni durevoli a rate. Come se non bastasse, il dollaro perderebbe valore contro le altre valute. L'inflazione salirebbe anch'essa per il maggiore costo dei beni importati. E la Federal Reserve sarebbe costretta a tenere i tassi più alti di quanto non faccia oggi, dovendo fare i conti con una maggiore instabilità del cambio. Gli Stati Uniti diverrebbero una nazione normale, ossia soggetta alle leggi dell'economia come il resto del pianeta. E sarebbero dolori per un sistema abituato a credere da decenni di poter spandere e spendere senza conseguenze negative, riuscendo ad attirare capitali dall'estero e avendo in patria prezzi stabili e tassi bassi. Qualcuno a Washington sta dando poco peso a quanto (non) è avvenuto a Riad. giuseppe.timpone@investireoggi.it

venerdì 14 giugno 2024

Oggi, 13 Giugno, è la Giornata Internazionale dell’Albinismo

@ L’Albinismo è un disturbo congenito ereditario che si manifesta con l’assenza o la riduzione della melanina nella pelle, nei capelli o negli occhi. La patologia è prevalente nell’Africa sub-sahariana, in particolare a causa delle unioni tra consanguinei. In Tanzania un abitante su 1400 è albino, mentre in Zimbabwe uno su 1000.


L’Albinismo è un disturbo congenito ereditario che si manifesta con l’assenza o la riduzione della melanina nella pelle, nei capelli o negli occhi. La patologia è prevalente nell’Africa sub-sahariana, in particolare a causa delle unioni tra consanguinei. In Tanzania un abitante su 1400 è albino, mentre in Zimbabwe uno su 1000.

Gli atti discriminatori e violenti contro gli albini si manifestano proprio in quei paesi in cui la maggioranza della popolazione è di colore. Alla base di tali violenze, c’è la credenza che gli albini siano dotati di poteri soprannaturali o portino sfortuna. In alcuni paesi africani, come la Tanzania e il Malawi, le parti del corpo degli albini vengono utilizzate per riti magici perchè si pensa che i loro organi possano portare fortuna.

In alcuni villaggi africani, alcune parti del corpo degli albini vengono vendute anche per 500 euro e la pelle viene commercializzata sul mercato nero a prezzi altissimi, tra i 1500 e i 7000 euro. Le bambine, spesso, vengono stuprate perché si crede che possano guarire gli uomini malati di Aids. Durante le elezioni in Tanzania nell’ottobre del 2015, si sono verificati massicci attacchi contro gli albini, di cui gli stregoni usavano i corpi (o parti di essi) per dei riti magici a cui si sottoponevano anche molti politici.

Il 18 Dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione 69/170, proclamando il 13 giugno la Giornata Internazionale dell’Albinismo.

Più informazioni su:

giovedì 13 giugno 2024

Sondaggi politici, errori e orrori: le elezioni europee sono valide?

@ I sondaggi politici sulle elezioni europee hanno commesso tanti - e gravi - errori: il dato dall’affluenza in tutta l’Ue però allunga delle ombre sulla veridicità del voto comunitario.


Come sono andati i sondaggi politici alle elezioni europee 2024? Abbastanza male, con nessuna delle centinaia di indagini realizzate che si è avvicinata alla sufficienza. Meglio invece è andata per gli exit poll e le successive proiezioni.

Se guardiamo gli ultimi sondaggi politici realizzati prima dello stop alla loro diffusione - il divieto è stato in vigore nelle due settimane che hanno preceduto in vigore anche se delle indagini “segrete” sono continuate ugualmente a circolare - sono due gli abbagli che saltano all’occhio.

Il più lampante riguarda il Movimento 5 Stelle, indicato dai sondaggi ben oltre la soglia del 15% e che invece alle europee poi non è riuscito a raggiungere la doppia cifra fermandosi al 9,98%.

Il secondo è quello relativo al dato del Partito Democratico, al contrario nettamente sottostimato: per gli istituti i dem navigavano attorno al 20%, quattro punti percentuale in meno rispetto al responso delle urne.

Altri errori poi hanno riguardato le liste che hanno avuto come scopo il superamento della soglia di sbarramento. Anche in questo caso i sondaggi non hanno saputo rilevare la crescita di Alleanza Verdi Sinistra, indicando invece sia Stati Uniti d’Europa sia Azione oltre la soglia di sbarramento.

Come è andata a finire poi lo sappiamo tutti: i rossoverdi che rischiavano di non superare l’asticella del 4% hanno preso il 6,78%, mentre Matteo Renzi e Carlo Calenda sono restati fuori dal Parlamento europeo.
Sondaggi politici: cosa non ha funzionato alle elezioni europee?

Gli errori commessi dai sondaggi politici in Italia per quanto riguarda le elezioni europee hanno fatto il paio con quelli commessi - quasi in contemporanea - in India, dove le errate previsioni sulla vittoria del premier Modi avrebbero provocato secondo Bloomberg un “crollo di 386 miliardi di dollari in un solo giorno”.

Come ci siamo permessi di fare notare prima del voto, i tanti candidati di spessore del Pd in queste europee - diversi sindaci uscenti oltre a un presidente di Regione come Stefano Bonaccini e l’ex segretario Nicola Zingaretti, tutti poi eletti a suon di preferenze -, facevano intuire che il Partito Democratico sarebbe andato molto meglio rispetto le previsioni.

Al contrario il Movimento 5 Stelle che ha scelto i propri candidati attraverso il solito voto online e non ha avuto in lista nomi di richiamo, ha pagato dazio alle urne come da noi ipotizzato in virtù anche della forte astensione soprattutto al Sud dove i pentastellati da sempre sono molto forti.

In Sardegna e in Sicilia hanno votato rispettivamente il 37 e il 38% degli aventi diritto, nonostante a Cagliari, Sassari, Caltanissetta, Gela e in molti altri Comuni si votasse anche per le amministrative.

Questi aspetti hanno indotto all’errore i sondaggi politici, ma il fattore dell’astensione pone degli interrogativi anche sull’effettiva veridicità di queste elezioni europee.

Con i dati incredibilmente ancora parziali, in tutta l’Ue ha votato alle elezioni europee 2024 solo il 51% degli aventi diritto. Questo vuol dire che circa 185 milioni di cittadini comunitari hanno preferito disertare i seggi.

Il dato poi è stato spinto in alto dal fatto che in molti Paesi - come l’Italia - le europee sono state accorpate alle elezioni locali o addirittura politiche come nel caso del Belgio dove, non a caso, c’è stata l’affluenza più alta: quasi il 90%.

In Ungheria ha votato solo il 21% degli aventi diritto, in Lettonia il 28% e in Bulgaria il 34%. Anche nei Paesi più grandi non è andata molto meglio: detto dell’Italia, in Francia il dato è stato del 51,5%, in Spagna del 49% e giusto in Germania si è arrivati al 65%.

Quale valore può avere un Parlamento europeo eletto solo dalla metà dei cittadini? Naturalmente la scelta di non andare a votare è stata volontaria, ma di certo l’Euroocamera non sarà pienamente rappresentativa della vera volontà popolare.

La politica e appresso i sondaggi sembrerebbero essere sempre più distaccati dalla vita reale, quando invece dovrebbero essere i primi a capire quali sono i veri sentimenti del popolo e le loro relative esigenze. Ottenuto il remunerativo seggio al Parlamento europeo, gran parte delle buone intenzioni sventolate in campagna elettorale adesso resteranno tali solo sulla carta, con il dato dell’affluenza che inevitabilmente nel 2029 sarà ancora più basso.

mercoledì 12 giugno 2024

Africa: visti Schengen, Ue ha respinto 700mila richieste dall’Africa

@@ - Le tasse da versare per la presentazione della domanda di visto per entrare in Europa sono aumentate da ieri a 90 euro e secondo le statistiche di SchengenVisainfo, nel 2023 le autorità dei vari Paesi europei hanno respinto 704.000 domande di visto Schengen da parte di cittadini africani. Significa che 56,3 milioni di euro di spese per la pratica di visto sono andate sprecate da parte di questi cittadini africani, spese che non sono rimborsabili e che finiscono ugualmente nelle casse degli Stati comunitari.

di: Andrea Spinelli Barrile | 12 Giugno 2024
Questa somma rappresenta anche il 43% della spesa globale per le domande di visto. Il Marocco, da cui proviene la maggior parte della domanda di visto Schengen, ha registrato il maggior numero di risposte negative, oltre 410.000, per un costo di 10,9 milioni di euro. Segue l’Algeria, i cui cittadini si sono visti respingere 285.000 domande di visto.

Secondo le recenti statistiche di Eu Observer, nel 2023 i respingimenti delle domande di visto Schengen hanno fruttato 130 milioni di euro ai servizi di immigrazione europei, in netto aumento rispetto ai 105 milioni di euro del 2022. Circa il 90% di questi costi proviene dai continenti africano e asiatico.

venerdì 7 giugno 2024

Mosca cattura il robot da guerra Nato "THeMIS": gli dava la caccia da 2 anni

@ - Una tecnologia talmente preziosa nelle mani della Nato, da indurre Mosca a stabilire una taglia per potersene appropriare: si tratta del robot da combattimento THeMIS, donato dalla Nato alle forze di Kiev per irrobustire la propria difesa.

Mosca cattura il robot da guerra Nato "THeMIS": gli dava la caccia da 2 anni
© Fornito da Il Giornale

Quindici esemplari di questo robot erano stati forniti a febbraio all'Ucraina, secondo quanto dichiarato dall'azienda l'11 gennaio scorso, al fine di poterlo utilizzare nelle missioni di sminamento e di trasporto merci. L'azienda produttrice ha consegnato per la prima volta questi veicoli terrestri senza pilota per l'evacuazione delle vittime il trasporto di materiale in Ucraina nel settembre 2022, attraverso un ente di beneficenza ucraino. Dalla metà del settembre 2022, il veicolo è stato utilizzato attivamente dall'esercito durante la guerra.

All'inizio del mese scorso, poi, alcuni canali Telegram russi-il paradiso dei milblog di Mosca- avevano cominciato a diffondere le immagini di quello che sarebbe parso un esemplare di THeMIS. Prodotto dalla Milrem robotics (sede estone e proprietà emiratina), questo esemplare "valeva" una taglia da un milione di rubli fino allo scorso anno (ovvero, 11mila dollari). Nel febbraio di quest'anno la posta è stata alzata: catturare un esemplare di questo robot varrebbe ben due milioni di rubli (circa 22mila dollari).
Cos'è il robot THeMIS

Si tratta di un veicolo terrestre senza pilota multiruolo (UGV) destinato a ridurre il numero di truppe sul campo di battaglia. La sua architettura aperta consente di configurarlo rapidamente da una funzione di trasporto a un'arma, allo smaltimento di ordigni o al supporto di operazioni di intelligence in base alla natura della missione. Questo prototipo è stato acquistato da 16 paesi, 8 dei quali membri della Nato fra cui Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. Testato operativamente durante numerose esercitazioni e esperimenti, è stato utilizzato nella missione antinsurrezione ("Operazione Barkhane") in Mali.

Si tratta sostanzialmente di un drone cingolato telecomandato con carico utile di 750 kg che si muove utilizzando una propulsione ibrida. Il modulo di guida e controllo si trova sui lati del veicolo, fra i quali è presente una piattaforma per il trasporto merci, attrezzature speciali o armi. Il drone può funzionare fino a 10 ore, di cui circa 90 minuti in modalità silenzioso, ovvero utilizzando solo la trazione elettrica. La velocità massima è di circa 35 km/h e l'autonomia dipende dalle condizioni del terreno. Il trasporto di rifornimenti ed equipaggiamento in combattimento è spesso difficile per le unità. A causa delle limitazioni fisiche dei soldati, il peso dell'equipaggiamento aggiuntivo e delle armi pesanti spesso limita ciò che i militari possono portare in battaglia. Lo scopo di questo robot è ridurre il carico dei soldati e fornire un mezzo per trasportare e utilizzare equipaggiamento e potenza di fuoco extra. Questo tipo di cargo aumenta, infatti, la mobilità delle unità, rendendole più veloci contro l'avversario.
Quali sono i rischi dopo la "cattura" del robot

Ora Mosca avrebbe messo le mani su questo tipo di tecnologia, l'incubo per qualsiasi avversario in qualsiasi tipo di guerra: il nemico che si appropria di risorse altrui per studiarle, copiarle o modificarle. Esperti e tecnici sostengono che la tecnologia di questo robot non sia particolarmente sensibile ma questo comunque non tiene la Nato al riparo da rischi. Avere questo robot nelle mani degli ingegneri di Mosca potrebbe offrire alla Russia idee o soluzioni alternative sul design di strumenti di warfare, soprattutto per quanto riguarda l'accesso a certi sensori e alle tecnologie di comunicazione e crittografie che sono utilizzate in questi esemplari.

Nella migliore delle ipotesi, qualora gli esperti russi non dovessero riuscire a penetrare nei segreti più intimi del robot, potrebbero comunque riuscire a sviluppare una serie di contromisure tecnologiche per migliorare i propri sistemi. A questo si affianca il più tradizionale dei rischi, ovvero, nel caso in cui nei sistemi di memoria del veicolo siano presenti informazioni sensibili, queste potrebbero potenzialmente essere utilizzate per scovare le posizioni degli operatori ucraini.