domenica 18 dicembre 2022

Ucraina: quel vento che da destra a sinistra, passando per il Vaticano spinge per il “No Armi” e la pace

@ - L'idea di un'Italia ma ancora più di un'Europa mediatrice di pace è nelle teste di alcuni esponenti politici.


C'è un'area vasta, trasversale, che da sinistra va a destra, passando per la chiesa Cattolica. Il messaggio è chiaro: «Fermare la Guerra». Un conflitto - quello tra Russia e Ucraina - nel cuore dell'Europa che ha creato disordine all'interno delle stesse coalizioni. Perché nel Pd, così come in Fratelli d'Italia o nella Lega di Matteo Salvini convivono due diverse anime. Quella iper-atlantista che vede con sospetto un eventuale tavolo della pace a meno che non si tratti di una resa incondizionata di Vladimir Putin e un'altra che guarda invece ad altre possibilità.

L'idea di un'Italia, ma ancora più di un'Europa mediatrice di pace è nelle teste di alcuni esponenti politici e anche, anzi soprattutto, di chi si muove fuori dai palazzi della politica - associazioni e movimenti - e ha forse oggi le mani più libere.

In piazza San Pietro per l'Angelus di papa Francesco, oggi, c'era Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ex ministro, ed esponente storico della destra italiana. Oggi, da portavoce del comitato “Fermare la Guerra”, sta portando avanti una politica di pace che lo ha allontanato da Fratelli d'Italia. «Siamo venuti in piazza San Pietro all’Angelus di papa Francesco con uno striscione con la scritta 'Tregua di Natale in Ucraina'. Lo abbiamo fatto per ringraziare il Santo Padre che è l’unica voce autorevole che si è levata nel mondo per fermare la guerra in Ucraina», spiega Alemanno a La Stampa mentre passeggia in piazza insieme ai giovani dell’Associazione Magnitudo Italia.

«La proposta di una conferenza europea di pace, modello Helsinki, avanzata da cardinal Parolin è l’unica iniziativa realistica per giungere ad un cessate il fuoco, interrompere l’escalation del conflitto e aprire un tavolo di trattative - aggiunge -. Chiediamo con una raccolta di firme oggi in tutta Italia al Governo di lanciare l’idea di una tregua di Natale: c’è ancora una settimana per sperare». Questo da destra. Ma anche a sinistra le cose si muovono.

A novembre scorso, per esattezza 11 e 12, all'università La Sapienza è stato organizzato un convegno per la pace «contro la guerra e per un mondo multipolare, in una nuova e futura umanità di pace e solidarietà». Ad organizzarlo il marxista, come ama essere definito, Luciano Vasapollo, fondatore della “scuola di economia antropologica” presso la Facoltà di Lettere e storico consulente di Fidel Castro e Hugo Chavez, per la politica economica dei governi cubano e venezuelano (impegni che per Vasapollo continuano anche oggi) e un vaticanista e oggi professore nella stessa università, Salvatore Izzo.

Anche in quell'occasione presente la chiesa: tra gli ospiti, infatti, c'era il cardinale Francesco Coccopalmerio. «Ogni guerra rappresenta anche la morte della verità. Tacciano le armi: Dio è fonte di pace. Dio mai conduce alla guerra», aveva spiegato il cardinale Coccopalmerio presente insieme, tra gli altri, all'ex parlamentare Raniero La Valle, storico direttore dell’Avvenire d’Italia, e a Mario Marazziti, per molti anni portavoce della Comunità di Sant'Egidio. Prima di quell'evento era stata ancora la parte 'destra' pacifista ad organizzare il convegno 'E Pace sia', raccontato da La Stampa, a cui avevano preso parte, tra gli altri, l'ex sindaco di Alemanno e Vittorio Sgarbi.


Il binomio, anche qui, sempre lo stesso: la politica - anche se con colori diversi - e il mondo cattolico che scendono in campo a fianco per la pace. Un bene superiore agli altri. E, sempre a La Sapienza su invito di Vasapollo e Izzo, si è fatto vedere il presidente della Cei Matteo Zuppi. «Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace. Non rinuncia a resistere, sceglie un altro modo di resistere, che può parere estremamente folle, qualora si dimentichi o non si tenga abbastanza conto dell’orrendo costo della guerra, la quale non garantisce neppure la difesa di ciò che vogliamo con essa difendere», ha detto Zuppi rispondendo con le parole di don Primo Mazzolari alle domande dei ragazzi del corso di Laurea in Scienze del Turismo della Facoltà di Lettere della Sapienza.

Collegato online con l’aula 105 del Centro Marco Polo, sede distaccata della Facoltà, il presidente della Cei ha dialogato con 140 studenti dei corsi che afferiscono alla «scuola di economia antropologica» del professor Vasapollo, illustrando la straordinaria attualità del monito di Mazzolari «Tu non uccidere», perchè, come diceva il parroco di Bozzolo, «la guerra è sperpero di risorse, di beni, di vite umane».

La linea del 'No Guerra', sempre più presente a destra e a sinistra, è dunque appoggiata da buona parte della chiesa. Non si tratta però di una posizione di assenso a Putin o il volere una resa del popolo ucraino. «La non violenza non va confusa con la non resistenza. La non violenza è come dire: no alla violenza. È un rifiuto attivo del male, non un’accettazione passiva. La pigrizia, l’indifferenza, la neutralità non c’entrano. Il nonviolento, nel suo rifiuto a difendersi è sempre un coraggioso. La non violenza è un atto di fiducia nell’uomo e di fede in Dio; è una testimonianza resa alla verità fino alla conversione del nemico», spiegava infatti Zuppi agli studenti pochi giorni fa. C'è dunque un rifiuto della guerra e delle armi che va ben oltre ogni possibile strumentalizzazione politica sulla vicenda.

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