mercoledì 24 febbraio 2021

Enzo Bianchi e la comunità di Bose: ora tocca al Papa

@ - Liberate Enzo Bianchi! Liberatelo da una burocrazia ecclesiastica che ne soffoca la storia. Liberatelo da interventi che non hanno la delicatezza del medico impegnato a guarire una ferita, ma l’ottusità di chi intende risolvere le difficoltà imponendo manette spirituali. Enzo Bianchi, monaco laico, fondatore della comunità di Bose, ha ricevuto l’ordine di trasferirsi forzosamente in Toscana: a Cellole San Gimignano. È la sede di una delle ramificazioni della comunità piemontese.

D’ora in poi, ha spiegato il delegato pontificio Amedeo Cencini in un comunicato, Bianchi e i fratelli e le sorelle che vorranno seguirlo saranno consideratimembri della Comunità monastica di Bose extra domum”. Gli edifici di Cellole saranno messi a disposizione a Bianchi dalla comunità di Bose a titolo dicomodato d’uso gratuito”. Prosegue il comunicato, nel suo stile legnoso e puntiglioso, che conseguentemente lafraternità monastica di Bose a Celloleè da considerarsi chiusa. Si precisa che Bianchi e tutti quelli che staranno con lui non possono in nessun modo utilizzare con alcun mezzo – meno che mai su internet – diciture che facciano riferimento a Bose. Così ordina il Vaticano perevitare qualsiasi confusione e ambiguità in merito”.

Ecco fatto. È separato il grano (di Bose) dal loglio (di Cellole). Il puro dall’impuro. La cronaca finisce qui. E il desiderio dell’apparato vaticano è che si passi ad altro. Nei corridoi viene invocata la maestà delle istituzioni ecclesiastiche: mica si può permettere a fratello Enzo di non osservare le regole soltanto perché è una persona che gode di notorietà e scrive sui giornali! Dove andremmo a finire… mormorano i zelanti fautori della legge.

Il fatto è che a un anno dall’ispezione ordinata dal Vaticano a Bose e a nove mesi dalla “sentenza” che sancì l’allontanamento fisico di Bianchi dalla località della sua comunità (con l’arrivo del 2021 è stata indicata ultimativamente la località precisa del suo esilio) non sono stati ancora resi pubblici i reati di cui si sarebbe reso colpevole. Il che non è un bell’esempio di trasparenza.Invano – dichiarò Bianchi nel maggio 2020 – a chi ci ha consegnato il decreto abbiamo chiesto che ci fosse permesso di conoscere le prove delle nostre mancanze e di poterci difendere da false accuse”.

Oggi come ieri la sua domanda è rimasta senza risposta. Ora nessuno è ingenuo. Bianchi si è dimesso da priore di Bose nel 2017 ed è evidente che sono sorte con il successore Luciano Manicardi, da lui stesso voluto, tensioni e divergenze sulla direzione della comunità. Non tutti come Francesco di Assisi sono capaci di estraniarsi ad un certo punto dal cammino istituzionale della propria creatura. Non dimentichiamo però che i nuovi movimenti sorti dopo il Concilio sono affollati di capi carismatici a vita o di leader che fanno eleggere successori pro forma e comandano sempre loro. Bianchi ha almeno aperto la strada al cambiamento. Ma non è neanche questo il punto adesso.

C’era da sperare che i mesi trascorsi aiutassero nel silenzio a trovare nuove vie di intesa. Non è avvenuto. È avvenuto al contrario, come racconta Riccardo Larini (per molti anni membro importante della comunità), che dall’elezione del successore, oltre ai quattro espulsi l’anno scorso, giàundici fratelli e sorelle, che avevano emesso i voti, hanno lasciato Bose… e altri quattro membri hanno già chiesto o stanno per chiedere un tempo extra domum… Infine va segnalato che all’elezione di Manicardi nel gennaio 2017 il noviziato era composto da 15 membri tra fratelli e sorelle, mentre ora il noviziato maschile è vuoto e quello femminile si compone di due sole unità”.

E allora il punto oggi è: che cosa intende fare Papa Francesco per valorizzare una personalità che, in oltre mezzo secolo, ha portato lo slancio del Vangelo nell’Italia secolarizzata, con impulsi che hanno suscitato interesse e stabilito legami ben oltre i confini? Negli anni Sessanta, Settanta – in una stagione segnata dal completo disincanto se non spesso ostilità nei confronti del senso religioso – Bianchi ha iniziato a portare generazioni di ceti totalmente differenti a riflettere, meditare, appassionarsi del Vangelo. Ha stimolato a conoscere i tesori della mistica ortodossa. Ha aperto la strada ad un rapporto costante con le altre confessioni cristiane, in una visione non diplomatica dell’ecumenismo ma nella consapevolezza che essere cristiani è antecedente all’essere cattolici, luterani o anglicani. Ha saputo cogliere, infine, in piena sintonia con il pensiero di papa Francesco ma del tutto indipendentemente, il valore della tutela del Creato e dello spogliarsi della mentalità di credenti o non credenti, che si sentonopadronidella Terra.

Questa storia non richiede oggi un burocraticopassare ad altro”. Non richiede il silenzio di chi non vuole mai disturbare il manovratore, chiunque esso sia. Non richiede la disattenzione della Chiesa italiana, che se vuole davvero fare un Sinodo (come pungola Papa Francesco) deve saper individuare la differenza tra ciò che favorisce la crescita dell’essere credenti e l’operosa burocrazia di chi fa sempre ciò che sempre si è fatto.

La storia di Bianchi interpella infine lo stesso Papa. Nell’ospedale da campo, ha sempre detto, si aiuta a guarire e a rimettere in piedi senza fermarsi a pregiudiziali cartelle cliniche.

LEGGERE ANCHE:

sabato 20 febbraio 2021

La Comunità di Bose come la Torre di Babele: ecco come finisce il sincretismo religioso

@ - L'esperimento in vitro di Bose segna il destino per il sincretismo interreligioso massonico-mondialista.
Da diversi mesi ormai, la Comunità pseudo-monastica e pseudo-cattolica di Bose è lacerata al suo interno da dissidi, correnti, fazioni che vedono il suo fondatore, il commercialista Enzo Bianchi, opporsi ai suoi successori e soprattutto a Bergoglio che gli ha ingiunto più volte – e duramente - di andarsene, ma finora senza successo.
Una lotta che si sta facendo sempre più acida e grottesca, portando quella che doveva essere l’iperuranica oasi di suprema spiritualità interreligiosa a livello dello scandalismo ecclesiastico più grossolano.
Una prima cosa che colpisce è che Enzo Bianchi sia stato rimosso dal suo incarico, l’anno scorso, per beghe amministrative (quindi questioni di soldi) e non certo per aver ammannito nel corso di 30 anni di predicazione concetti di natura spaventosamente eretica del tipo che Maria non fu davvero vergine e madre (come da dogma cattolico).

Secondo Bianchi, siccome già altre divinità come la assiro-babilonese Astarte, o la greca Artemide erano considerate tali, i cristiano-cattolici avrebbero mutuato il mito dai culti pagani. Tutta una leggenda, dunque. (Mica ha letto, da cattolico, in quelle antiche religioni una prefigurazione di ciò che sarebbe stato).

Oppure, vale la pena ricordare quando, intervistato dal diversamente cristiano Gad Lerner, Bianchi dichiarò: «Gesù è nato uomo, completamente uomo. Chi lo deifica sulla terra sbaglia, lo deifica troppo presto». Buonanotte Cattolicesimo.

L’autoproclamato priore di Bose è, da tempo, a favore delle unioni civili, posizione che, in modo inaudito (per la dottrina cattolica), è stata sposata anche dal suo massimo superiore in tempi recenti.

Eppure, nonostante le sue proposizioni, questo intellettuale laico - dato che non ha mai preso i voti - nel 2018 ha addirittura presieduto il ritiro spirituale mondiale dei sacerdoti cattolici ad Ars, i suoi libri sono stati proposti per anni come testi base nei seminari e nelle università pontificie dove lui stesso veniva invitato a tenere conferenze. Si parlava anche di una berretta cardinalizia …
Nessuno però ha colto nella Notte di San Bartolomeo che sta lacerando la comunità di Bose l’aspetto più interessante, ovvero il risultato finale di quello che è stato il più raffinato ESPERIMENTO “IN VITRO” del sincretismo religioso modernista.

La comunità nacque proprio il giorno della chiusura del Concilio vaticano II, come sua ideale emanazione, raccogliendo religiosi delle più varie confessioni cristiane, di ambo i sessi.
Quello che si è voluto ricercare a Bose è stato un ideale minimo comun denominatore che potesse accomunare le varie chiese cristiane, lasciando quindi da parte l’Eucaristia, il culto mariano, il Rosario, la Tradizione, i sette sacramenti e tutto ciò che poteva essere considerato cattolico-identitario e, quindi, inevitabilmente “divisivo”. A Bose si festeggia perfino un calendario tutto particolare, con personaggi di altre fedi mai canonizzati dalla Chiesa di Roma: c’è l’induista Gandhi, il luterano Charles Spurgeon, contrario al Battesimo per i bambini, l’eretico protestante Schmiedlein, nemico di S. ignazio, ”e moltissimi altri che non conobbero l’onore degli altari, ma che furono vittime della convinzione che l’intera verità fosse appannaggio di un solo gruppo sociale o ecclesiale“.

Quindi, la Comunità, che da un lato tende a dirsi cattolica, ma dall’altro vuole essere ecumenica, alla fin fine ha poco a che spartire con il Cattolicesimo che, per definizione, è graniticamente identitario e tradizionale.

ED ECCO COME E’ FINITO L’ESPERIMENTO: con il fitto volo di stracci, veleni, colpi bassi, disubbidienze, commissariamenti, scandali pubblici, dure reprimende, divisioni interne.

Un destino amarissimo per chi si è voluto ritenere più sapiente della Tradizione cattolica, più consapevole delle verità di fede, superiore a tutti i dogmi. UN TRAGICO VOLO DI ICARO per chi ha pensato di poter unire ciò che Dio aveva lasciato che si dividesse. Una sorte anche crudele, umanamente parlando, per il fondatore, ormai 77enne, cacciato dalla comunità da lui stesso fondata con quella “misericordia” improvvisa e imprevedibile tipica di Bergoglio . Adesso lo hanno mollato tutti: nessun vescovo si affanna più a cercarlo, men che mai il suo grande estimatore Mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo.

“E tutto un sol giorno, cangiare poté”, come canta Rigoletto.

A chi è credente, non può non tornare in mente la TORRE DI BABELE che Dio, nell’Antico Testamento, fece crollare miseramente per punire la superbia degli uomini, poi irrimediabilmente divisi dall’incapacità di comprendersi l’un l’altro, proprio come accade a Bose.

Ma oltre la visione religiosa, la questione può essere compresa anche da un punto di vista del tutto laico. Come avevamo già scritto qui, il Cattolicesimo romano tradizionale è una costruzione - al proprio interno - perfettamente LOGICA. Provate a dare un’occhiata al suo “Bignamino”, il Catechismo di San Pio X. Tutto è chiaro, consequenziale, semplice e diretto, ispirato alla frase evangelica: “Il vostro parlare sia sì sì , no no, tutto il resto viene dal Maligno”.

Attenzione, non vogliamo affermare che il Cattolicesimo sia per forza VERO, dato che questo riguarda l’apertura emotiva (la fede) di ognuno, ma confermare come la sua dottrina sia costruita secondo un impianto razionale delicatissimo messo a punto per duemila anni. Se si sregola una rotellina di questo grande orologio si avviano dei meccanismi causa-effetto, dei corollari che in breve tempo inceppano tutto il macchinario portandolo all’implosione. Non per niente, durante i secoli la Chiesa ha combattuto gli eretici su questioni apparentemente di secondo piano, ma che, dal punto di vista di questo effetto-domino, avrebbero avuto un potere dirompente.Un esempio? Se non si crede che Maria ebbe un parto virginale e miracoloso (ne abbiamo scritto qui): chi può affermare che Cristo fosse realmente il Figlio di Dio? E se la cosa è dubbia, magari poteva essere un profeta, solo un uomo, come dice Enzo Bianchi: in tal caso, gli si può far dire quello che si vuole, dato che “all’epoca non c’erano registratori” come affermato dal generale dei Gesuiti, Padre Arturo Sosa. In nome di Cristo si potrebbero anche benedire le unioni gay, il cambiamento di sesso per i bambini, l’aborto al nono mese, l’immigrazionismo mondialista e tutte quelle contingenze che ci propone la modernità, dato che “la Chiesa si deve aprire al mondo”. (Non è un caso che i luterani, increduli rispetto alla verginità di Maria, siano già un pezzo avanti su questi temi).

E così, ci si ritrova con una nuova religione che, alla fine, propone l’esatto contrario di quanto diceva Gesù Cristo. E sappiamo chi è che mette al rovescio l’insegnamento di Cristo, no?

Ebbene, se il fallimento del sincretismo modernista si è verificato nel giro di pochi anni nella “provetta sterile” di Bose, dove sono stati mescolati elementi super raffinati e appartenenti più o meno all’orbita cristiana, figuriamoci quello che potrà succedere nel tentativo di creare una nuova religione mondialista – che Bergoglio ha messo in cantiere dopo Abu Dabi - la quale accorpi, nel terreno di coltura contaminatissimo del mondo, in una fratellanza massonica e posticcia, reagenti diversi ed effervescenti come i vari monoteismi, lacerati da millenari dissidi, diversità teologiche insanabili, culture totalmente antitetiche le une con le altre.

Altro che i bisticci e i le patetiche beghe che squassano Bose: sarà “l’esplosione del laboratorio dello scienziato pazzo” e gli effetti si faranno sentire ben oltre le antiche mura di chiese, moschee, sinagoghe.

Fermatevi ora, finché siete in tempo.

Francesco accetta la rinuncia del cardinale Robert Sarah

@ - Il porporato guineano aveva compiuto l’anno scorso 75 anni. Papa Francesco lo aveva nominato nel 2014 prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Papa Francesco ha accettato oggi la rinuncia all’incarico di prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti presentata dal cardinale Robert Sarah.

Guineano, il cardinale Sarah ha compiuto 75 anni il 15 giugno dell’anno scorso. Ordinato sacerdote il 20 luglio 1969, è stato nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Conakry nel 1979, all’età di 34 anni. Nel 2001 è segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, nel 2010 Benedetto XVI lo nomina presidente del Pontificio Consiglio «Cor Unum» e lo crea cardinale della Diaconia di San Giovanni Bosco in via Tuscolana. Il 23 novembre 2014 Papa Francesco lo nomina Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Ha partecipato al conclave del marzo 2013 che ha eletto Papa Francesco.

domenica 14 febbraio 2021

Il cardinale di Bologna Matteo Zuppi: "Non si può morire di povertà ignorati da tutti"

@ - Alla messa in memoria di Tancredi, senza fissa dimora: "Morire per strada è una sconfitta per tutti, che deve suscitare sdegno senza incertezze e non giustificazioni"


"Morire per strada è una sconfitta per tutti, che deve suscitare sdegno senza incertezze e non giustificazioni". È il duro monito del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, che questa mattina nella chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, sotto le Due torri, ha celebrato la messa in memoria di Paolo 'Tancredi' Baccarini e di tutte le persone senza fissa dimora morte a causa della povertà, proposta dalla Comunità di Sant'Egidio.

Durante la celebrazione, sono state accese alcune candele e letto l'elenco dei loro nomi. "Non si può morire in strada e non si può vivere in strada, ignorati da tutti- insiste Zuppi- sono persone dimenticate dagli uomini ma non da Dio, che ci insegna a ricordarle. Oggi pronunceremo i loro nomi, come una litania di santi, e accenderemo le candele, strappandoli dall'essere una categoria o dalla condizione di anonimi". Il cardinale afferma che "il vero distanziamento è quello dell'indifferenza" e ricorda che "chi sta per strada ha spesso una storia lunga e molto dura. Ma Gesù ci insegna a conoscerla, rispettarla e non giudicarla".

Nell'enciclica 'Fratelli tutti' Papa Francesco, continua il cardinale, "ci invita non solo a dare il pane a chi ne ha necessità, ma anche a combattere le cause della povertà per affrancare e ridare dignità alle persone". Per farlo però "bisogna ascoltare, avere pazienza, non arrendersi e cercare soluzioni vere, non provvisorie".


In fondo, sottolinea Zuppi, "siamo tutti mendicanti e pellegrini in questo mondo. E Gesù ci aiuta a capire il valore delle nostre poche cose. Gesù non toglie a qualcuno, ma dona a tutti. Solo così il poco diventa tanto e saremo sazi anche noi". Secondo il cardinale, "un futuro migliore non si programma con vaghe promesse o con impegni per l'immediato, ma con una vita sazia". Infine, Zuppi rileva che "il vero cambiamento è la compassione", non nel senso di un "sentimento inutilmente romantico, che fa essere buoni a poco prezzo".

La compassione deve invece "farci pensare alla vita legata gli uni agli altri", spiega il cardinale. Ed è per questo che "quando perdiamo la compassione, è più facile discutere tra di noi". Paolo Baccarini, conosciuto come 'Tancredi', era originario di Argenta, nel ferrarese, e fu uno dei primi conosciuti dalla Comunità di Sant'Egidio durante le cene itineranti alla stazione. Morì nel dicembre 2013 all'età di 69 anni nella sua umile casa e il suo corpo fu ritrovato alcuni giorni dopo il suo decesso, ricorda la stessa Comunità.

sabato 13 febbraio 2021

Nella Chiesa accade qualcosa: perché il Papa "avverte" l'Italia

@ - Si apre la partita sul Sinodo: l'idea è che il fronte tradizionale sia estromesso. Si va verso un monopolio progressista?

L'Italia sembra vivere una fase densa di cambiamenti, tanto a livello sociale quanto a livello politico, e papa Francesco è intenzionato ad intercettare il momento. La richiesta di un Sinodo per l'Italia coinvolge la Chiesa cattolica, ma anche il Belpaese in sé. Perché la Chiesa è una istituzione immutabile per buona parte della nostra nazione. L'Italia è Italia anche per la Chiesa. Nonostante questo assunto faccia storcere il naso a più di qualcuno.

Il regno di Bergoglio, poi, non è per l'immobilismo.
Mentre tutto, anche a causa della pandemia, muta, gli ambienti ecclesiastici non possono, stando soprattutto alla linea del primo Papa gesuita della storia del cattolicesimo, essere autoreferenziali. Anche perché è da tempo che il vescovo di Roma ha chiesto ai vescovi della Cei di organizzare un appuntamento sinodale. E sul concetto di "sinodalità" l'ex arcivescovo di Buenos Aires ha impostato la sua azione pastorale. La reprimenda di queste ore va interpretata partendo da questi punti fermi.

Il Papa ha tuonato sia nei confronti della destra ecclesiastica sia in direzione della sinistra della Ecclesia. Il Concilio Vaticano II, ha fatto intendere il pontefice argentino, è un monolite granitico che non può essere rivisitato per mezzo di interpretazioni varie ed a piacimento: "Il Concilio è magistero della Chiesa - ha premesso il Papa - . O tu stai con la Chiesa e pertanto segui il Concilio, e se tu non segui il Concilio o tu l'interpreti a modo tuo, come vuoi tu, tu non stai con la Chiesa". Significa che qualcuno, per sua stretta volontà, si sta autoescludendo dalla Chiesa cattolica? E ancora: "Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi - ha continuato Bergoglio, nel medesimo intervento tramite cui ha richiamato tutti affinché quanto stabilito al Convegno di Firenze, ossia l'organizzazione di un Sinodo italiano, divenga effettivo in breve tempo -. Il Concilio non va negoziato, per avere più di questi... No, il Concilio è così", ha chiosato il Papa sudamericano, chiudendo la strada alle interpretazioni personalistiche.

Durante il regno di Francesco sul soglio di Pietro, almeno sino ad oggi, si sono confrontate due spinte culturali: una, di stampo tradizionalista, che sembra in un certo senso avere l'intenzione di riavvolgere il nastro della storia, e un'altra, di carattere ultra-progressista, che vorrebbe andare avanti attraverso sdoganamenti organizzativi, pastorali e dottrinali. Bergoglio è sempre stato accostato per prossimità al secondo di questi due "schieramenti", mentre i conservatori hanno sempre ricusato le accuse di "tradizionalismo", sottolineando come sia l'azione del pontefice a far virare il cattolicesimo a sinistra con decisione, come nel caso della apertura nei confronti delle "unioni civili" o, più in generale, per via di alcune scelte fatte da Bergoglio. Mosse che, per il "fronte conservatore", hanno avuto conseguenze politiche: il presunto sostegno a Joe Biden ai danni della rielezione di Donald Trump può essere un titolo esemplificativo. Uno spaccato - questo del pontificato "politicizzato" -, che per i tradizionalisti è rilevante per l'Italia come per il resto dell'Occidente.

Durante l'udienza con l'Uffico catechesi della Conferenza episcopale italiana, così come ripercorso dall'Adnkronos, il Papa ha invitato tutti a rispettare quanto programmato: "Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convengo di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi", ha dichiarato il Santo Padre. C'è aria di rivoluzione per la Chiesa italiana, che adesso deve assecondare la volontà del gesuita: edificare un appuntamento sinodale, al netto di limiti dettati dalla pandemia. Sì, ma si terrà un Sinodo nazionale con quali esiti per il magistero e per l'organizzazione delle parrocchie del Belpaese? A ben vedere, la necessità di dare vita ad un Sinodo e la rinnovata volontà di confinare al di fuori della Chiesa gli interpreti a modo loro del Conclio potrebbero andare di pari passo. Di sicuro, alcune diocesi potrebbero scomparire o uscirne ridimensionate. Ma questo, in caso, avverrà soprattutto per esigenze di semplificazione.

L'intento del pontefice argentino
Le parole del Papa non sono passate inosservate. Anzitutto perché la proposta di un Sinodo italiano non è partita da una realtà ecclesiastica a caso: sono stati i gesuiti de La Civiltà Cattolica - la rivista diretta dallo "spin doctor" di Bergoglio, ossia padre Antonio Spadaro -, a lanciare il sasso nello stagno. La ratio di base sembra essere quella di "normalizzare" la Chiesa in un contesto, quello italiano, che ha sempre rappresentato per i consacrati, nel bene e nel male, un'eccezione. Jorge Mario Bergoglio vorrebbe che lo spirito missionario - lo stesso che contraddistingue tante realtà episcopali di periferia - diventi ordinario anche in Europa, in specie magari in Italia. Non è un caso se padre Bartolomeo Sorge, che nel frattempo è deceduto, abbia voluto citare la riflessione di monsignor Domenico Pompili su un convegno svoltosi nel 1976 a Firenze, che al suo centro aveva il tema della missioni. La Chiesa deve diventare in "uscita" pure in Italia, dove forse alcune realtà vengono percepite dal pontefice argentino come ingessate o comunque troppo legate a logiche curiali poco edificanti.

La riforma della Costituzione apostolica - il documento che dovrebbe riorganizzare la Curia romana - è in divenire, ma il Sinodo guarda soprattutto al "basso" degli ambienti ecclesiastici: gli episcopati territoriali sono chiamati a prendere atto della nuova impostazione targata Francesco. Si tratta di avvicinarsi alle periferie e di recitare un ruolo da protagonista rispetto ai temi sociali. Non solo: alcune realtà - come proprio quella coordinata da Pompili, che è il vescovo di Rieti, hanno anche introdotto alcuni nuovi focus dottrinali, tutti posti su questioni di stretta attualità, come nel caso della ecologia integrale. Un tema molto sentito dal vescovo di Roma. Lo stesso che però non soddisfa le aspettative della destra ecclesiastica, come abbiamo avuto modo di constatare durante il Sinodo sull'Amazzonia.

Cosa aspettarsi da un Sinodo italiano? Non è semplice rispondere a questo quesito. Qualcosa possiamo dedurre da alcune indicazioni che lo stesso Santo Padre ha pronunciato nella medesima occasione in cui ha ricordato la necessità di mettersi "in cammino": "Questo - ha fatto presente Bergoglio - è il tempo per essere artigiani di comunità aperte che sanno valorizzare i talenti di ciascuno. È il tempo di comunità missionarie, libere e disinteressate, che non cerchino rilevanza e tornaconti, ma percorrano i sentieri della gente del nostro tempo, chinandosi su chi è al margine. È il tempo - ha continuato Papa - di comunità che guardino negli occhi i giovani delusi, che accolgano i forestieri e diano speranza agli sfiduciati. È il tempo di comunità che dialoghino senza paura con chi ha idee diverse". La "Chiesa in uscita", appunto, dunque aperta al multiculturalismo, alla gestione aperturista dei fenomeni migratori, magari ad alcune tendenze culturali giovanili e, in senso lato, alla contemporaneità. Tutti elementi che a destra non riescono a digerire. Dovessero essere affrontati temi spinosi, poi, come la pastorale Lgbt, allora il clima diventerebbe davvero infuocato.

La reazione dei conservatori
La richiesta di Sinodo è passata un po' in sordina, ma era lecito attendersi che non tutti reagissero alla stessa maniera. Il fatto che l'input sia partito dagli ambienti gesuitici, poi, costituisce un altro fattore che può suggerire come non tutti siano in procinto di festeggiare per l'iniziativa, anzi. All'interno dell'ampio discorso tenuto, inoltre, papa Francesco ha citato la questione del Concilio, lasciando intendere quale sia il clima destinato agli anti-concliari o, al contrario, ai sostenitori della interpretazione estensiva delle decisioni prese nel Vaticano II.

Non si può, per Bergoglio, modellare il Concilio sulla base della propria visione. Il professor Giovanni Zenone, che abbiamo voluto interpellare per commentare le parole del pontefice argentino, è abbastanza netto nei giudizi: "Io sono convinto - dice sul Sinodo italiano - che nel clima di confusione e polarizzazione estrema - al limite dello scisma - in cui ci troviamo, il peggio che si possa fare è insistere con un metodo, quello dei sinodi, dei documenti, delle risme di carta scritta, che sono una frenesia isterica che scaturisce da un vero vuoto di spiritualità. Mons. Schneider scrive nel libro "Christus vincit" (edito da Fede e Cultura): "L’intera crisi nella Chiesa, così come si vede dopo il Concilio, si è manifestata in un’incredibile inflazione di frenetica attività umana per riempire il vuoto o il vacuum di preghiera e adorazione, per riempire il vuoto creato dall’abbandono del soprannaturale... ci si prodiga in sforzi per colmarlo, per esempio, nei continui raduni e incontri ecclesiali a vari livelli e in varie modalità, sinodi continui. Si tratta spesso di un affaccendarsi indossando una maschera di devozione. È uno spreco di denaro, uno spreco di tempo che si potrebbe impiegare per la preghiera e per l’evangelizzazione diretta...". Per i cattolici conservatori, in pratica, siamo dinanzi ad una forma di perdita di tempo.

La diatriba attorno al Concilio Vaticano II
Possibile che il Sinodo voluto dal Papa tagli fuori gli anti-conciliari o i critici del Concilio dalla Chiesa? Bergoglio è per il dialogo interreligioso e l'inclusione. Difficile quindi che la Chiesa metta in atto un meccanismo teso a tagliare ogni ponte. Anche in questa circostanza il professor Giovanni Zenone non la prende alla larga: "Affermare che "Chi non segue il Concilio è fuori dalla Chiesa" è una sciocchezza di proporzioni omeriche. Il Conciio Vaticano II è solo uno fra i molti che la Chiesa ha fatto, non è l'unico e soprattutto non è il più importante - ha premesso l'esperto - . E ancora: "Ha voluto essere un Concilio "pastorale", quindi non dogmatico, definitorio. La "pastorale" ha un valore limitato nel tempo perché cambia con i tempi. Solo chi non segue il Vangelo e Gesù Cristo è fuori dalla Chiesa! Non possiamo ipostatizzare, assolutizzare e quasi divinizzare il Vaticano II. Certo che si tratta di magistero, ma di un magistero che risente di problemi di linguaggio (troppe parole e ambiguità) e del clima culturale anni sessanta in maniera importante...".

Qualche problema la Chiesa cattolica italiana lo deve risolvere. La situazione dei seminari italiani raccontano una crisi vocazionale che forse è senza eguali in termini numerici. Per i conservatori - come sempre - la ricetta per risalire la china è la fedeltà alla dottrina. Per quelli che vengono chiamati "modernisti", l'innovazione. Siamo alle solite, insomma. Ma Zenone sembra avere le idee chiare sulle dinamiche che non funzionano (e che stando ai conservatori assecondano il "collasso"):"Si tratta di un concilio con troppe parole e poche definizioni o chiarificazioni dogmatiche vere. Quando si parla - o si scrive troppo, in genere è perché non si ha niente da dire, o si deve nascondere qualcosa, o si hanno le idee poco chiare, o si devono mettere d'accordo troppe teste. Se una cosa di buono ha detto l'ultimo Concilio è l'affermazione della universale chiamata alla santità e in particolare il coinvolgimento dei laici. Ma appena i laici alzano la voce per dire che questi continui cambi liturgici, pastorali e dottrinali sono contrari alla nostra fede e li rifiutiamo, ecco il solito ritornello che "devono obbedire e sottometterci ai pastori che hanno lo Spirito Santo". Questo puzza di quel clericalismo che Francesco a parole dice di voler contrastare", conclude. La soluzione, dunque, risiede nell'ortodossia dottrinale. E un Sinodo, per alcuni cattolici, non è necessario.

DA LEGGERE:

Il Governo Draghi, 23 ministri: 8 donne e 15 uomini. I tecnici sono otto

@ - Il giuramento alle 12. Quattro ministri M5S, 3 Pd, Fi, Lega, uno per Leu e Iv.


Ma ai tecnici vanno tutti i ministeri chiave. La nuova squadra di ministri, che registra anche un terzo di donne, è formata e dà spazio a tutti i partiti dell'ampia maggioranza che sostiene l'esecutivo, con - appunto - figure di fiducia del premier in dicasteri chiave
Il premier sale al Colle alle 19 e dopo quaranta minuti di colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella scioglie la riserva. Come le regole vogliono, poi esce dallo studio del capo dello Stato e legge i 23 nomi. Asciutto nello stile, non aggiunge alcun commento davanti alle telecamere. Solo lasciando il Quirinale si lascia andare per un attimo: "In bocca al lupo", risponde ai fotografi che lo attendono sommergendolo di flash.

Alle 12 ci sarà il giuramento del presidente del Consiglio e dei componenti il nuovo Governo al Palazzo del Quirinale. Il presidente del Consiglio terrà nell'Aula del Senato le comunicazioni sulla fiducia al suo governo mercoledì a partire dalle ore 10. Dopo aver tenuto il suo discorso al Senato, draghi si recherà alla Camera per consegnare il testo delle proprie dichiarazioni programmatiche.

Sono, dunque, otto, su un totale di ventitre', le donne ministro del governo Draghi, mentre gli uomini sono quindici. La compagine 'rosa' del governo è composta da Marta Cartabia, Luciana Lamorgese, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Fabiana Dadone, Elena Bonetti, Erika Stefani e Cristina Messa. Gli uomini sono Dario Franceschini, Andrea Orlando, Federico D'Incà, Vittorio Colao, Renato Brunetta, Massimo Garavaglia, Luigi Di Maio, Lorenzo Guerini, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Patrizio Bianchi e Roberto Speranza.

Otto ministri sono tecnici. Si tratta in particolare di Marta Cartabia (Giustizia), Luciana Lamorgese (Interni); Vittorio Colao (Innovazione tecnologica); Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Ambiente e transizione ecologica); Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Patrizio Bianchi (Istruzione) e Cristina Messa (Università).

Sono sette i ministri del governo Conte Bis confermati nel governo Draghi, che registra 16 new entry. Tra i 23 ministri del governo Draghi, 17 hanno già ricoperto ruoli di governo mentre sei sono esordienti. Questi ultimi, particolare sono Marta Cartabia, Daniele Franco, Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Vittorio Colao e Cristina Messa.

Sono 4 i ministri del M5S del governo Draghi, tre quelli del Pd, di Forza Italia e della Lega uno di Leu ed uno di Italia Viva. In particolare sono del M5S Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli, Fabiana Dadone e Federico D'Incà. Del Pd sono Andrea Orlando, Lorenzo Guerini e Dario Franceschini. Di Forza Italia sono Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Della Lega sono Erika Stefani, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia. Di Iv è espressione Elena Bonetti. Di Leu è espressione Roberto Speranza.

"Presidente in bocca al lupo"; "crepi il lupo!". E' il siparietto tra i fotografi e Mario Draghi all'uscita dal Quirinale dopo lo scioglimento della riserva. All'augurio di uno dei fotografi, il premier- inaspettatamente - abbassa il finestrino dell'auto e grida "crepi il lupo", suscitando sorpresa e qualche sorriso tra i presenti.

DRAGHI DA MATTARELLA
"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", ha spiegato su Fb il ministro della Salute, Roberto Speranza, dopo la sua riconferma al dicastero.

"Sono molto contento ed emozionato per questo incarico. Sono sicuro che avrò l'aiuto di tutti. Dobbiamo fare una scuola nuova, ce la faremo". Queste le parole del neo ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, alla rivista specializzata Orizzontescuola.

"Buon lavoro al nuovo governo Draghi che sosterremo con lealtà e convinzione. Auguri alla sua squadra scelta in piena autonomia dal presidente. Ora riprendiamo il cammino con impegno per fermare la pandemia e promuovere investimenti per creare lavoro, rilanciare la scuola, rafforzare la sanità e le reti sociali", ha scritto su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

"Ora occorre accelerare nella lotta al Covid, sul piano vaccinale, quanto fatto finora è insufficiente, e sul fronte sicurezza, lotta all'immigrazione clandestina, alla mafia. si può e si deve fare di più, vedremo di fare gioco di squadra". Così il leader della Lega Matteo Salvini a 'Stasera Italia' su Rete 4.

"Forza Italia farà la sua parte": è quello che avevo dichiarato l'altro giorno al termine dell'incontro con il Presidente Draghi, e che ripeto volentieri stasera. Accolgo infatti con soddisfazione la nomina a Ministri Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, sicuro che si impegneranno con l'abituale dedizione portando un contributo di competenza e di esperienza all'azione dell'intera compagine governativa. Al Presidente Draghi e a tutto il Governo il più vivo augurio di buon lavoro". Così Silvio Berlusconi in una nota

"Buon lavoro al Presidente Mario Draghi che dovrà guidare il Paese in questa difficile fase storica - scrive su Fb il capo politico M5S Vito Crimi -. Il MoVimento 5 Stelle garantirà il suo sostegno all'esecutivo con lealtà e correttezza. Auguro buon lavoro, in particolare, ai 4 ministri del MoVimento e a Roberto Cingolani, nuovo Ministro per la Transizione Ecologica, il dicastero che abbiamo fortemente voluto e che caratterizzerà l'intera azione di questo governo. Questo è il governo della transizione ecologica."

"Ne valeva la pena?", ha scritto sempre su Fb Alessandro Di Battista commentando la formazione del nuovo governo.

La senatrice M5S Barbara Lezzi ha scritto su Facebook che "il super ministero chiesto da Beppe Grillo non c'è. Il ministero dell'ambiente non sarà fuso con il ministero dello sviluppo economico. Eh no, perché il ricco ministero dello sviluppo economico sarà affidato alla Lega con Giorgetti. Noi non abbiamo votato per questo sulla piattaforma Rousseau".

LEGGERE ANCHE:

PERSONE:

Guatemala, richiesta shock del presidente: “Reintrodurre pena di morte”

@ - In Guatemala, il presidente Alejandro Giammattei ha proposto di reintrodurre la pena di morte nel Paese.


Annuncio shock da parte del presidente del Guatemala. In seguito all’emozione prodotta nel Paese dall’uccisione di una bimba di otto anni, Alejandro Giammattei ha chiesto ufficialmente al Congresso di valutare la possibilità di reintrodurre la pena di morte.

A riportare la notizia è l’Ansa. Inoltre, il capo dello Stato ha scritto su Twitter al Congresso, utilizzando le seguenti parole. “Chiedo di studiare una nuova applicazione della pena di morte, da utilizzare esclusivamente in casi atroci come quelli commessi di recente contro bambini e donne” le parole di Alejandro Giammattei. Il Guatemala è diviso in due, tra chi ritiene la proposta come più che corretta e chi pensa che andrebbe a ledere i diritti umani.

Guatemala, presidente propone la pena di morte: gli scenari
Il presidente del Guatemala Alejandro Giammattei ha proposto al Congresso di reintrodurre la pena di morte. Secondo quanto riferisce l’emittente Emisoras Unidas, pare che il capo di Stato abbia esposto la sua richiesta a seguito del rapimento e dell’uccisione di Sharon Figueroa, bambina di soli 8 anni il cui cadavere è stato trovato lo scorso mercoledì nella città.

Intanto, l’Istituto nazionale di scienze forensi del Guatemala (Inacif) ha confermato che la giovane vittima sia morta per asfissia da strangolamento, e non sono stati trovati segni di violenza carnale. A seguito dell’inchiesta portata avanti dalla polizia locale, poi, sono stati arrestati due uomini. C’è il forte sospetto che anche il padre della vittima sia coinvolto nei fatti.

mercoledì 10 febbraio 2021

Il Parlamento Europeo ha approvato il Recovery Fund

@Ha votato a favore anche la Lega: nei prossimi giorni arriverà la ratifica del Consiglio, poi entrerà ufficialmente in vigore.


Il Parlamento Europeo in sessione plenaria ha approvato in via definitiva il Dispositivo per la ripresa e resilienza, il serbatoio principale del cosiddetto Recovery Fund, lo strumento europeo per bilanciare la crisi economica innescata dalla pandemia da coronavirus. Il voto si è tenuto martedì sera ma l’esito è stato comunicato mercoledì mattina: hanno votato a favore 582 parlamentari europei su 691 votanti. L’approvazione era scontata: avevano annunciato voto favorevole tutti i principali gruppi politici. Nei prossimi giorni, l’approvazione del Dispositivo sarà ratificata anche dal Consiglio dell’Unione Europea, l’organo che comprende i rappresentanti dei 27 governi dei paesi membri, e poi entrerà ufficialmente in vigore, probabilmente la settimana prossima.

Il Dispositivo prevede fondi per 672,5 miliardi di euro da distribuire entro il 2027, di cui 312,5 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti a basso tasso di interesse: cioè la stragrande maggioranza dei 750 miliardi previsti per il cosiddetto Recovery Fund, il cui nome ufficiale è Next Generation EU.

Il testo votato è stato frutto di un compromesso trovato a metà dicembre fra Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea che comprendeva anche un accordo sul nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea per il 2021-2027.

Il compromesso prevede che per accedere al Dispositivo ciascun paese presenti un Piano nazionale di ripresa e resilienza entro il 30 aprile. Ogni piano sarà poi valutato dalla Commissione e approvato definitivamente dal Consiglio. Una volta esauriti questi passaggi il governo di ciascun paese otterrà un anticipo del 13 per cento della cifra totale che gli spetta, concordata ormai mesi fa: per l’Italia si parla di circa 27 miliardi sui 209 totali. Le successive tranche saranno erogate ogni sei mesi sulla base di una valutazione della Commissione Europea sugli obiettivi stabiliti nel piano nazionale. Il testo prevede che in caso di un cambio di governo «ci siano possibilità limitate per chiedere emendamenti al piano», ha detto una fonte della Commissione Europea al Foglio.

Al momento il governo italiano non ha consegnato il proprio piano, così come nessun altro paese europeo: 18 paesi hanno mandato una bozza definitiva che in queste settimane sarà probabilmente oggetto di negoziato con la Commissione. Ciascun piano deve infatti rispettare sei obiettivi – fra cui soprattutto assicurare una transizione verso un’economia più sostenibile e una maggiore inclusione sociale – e garantire riforme istituzionali che vadano nella stessa direzione del piano.

Il piano dell’Italia preparato dal governo uscente di Giuseppe Conte era stato molto contestato anche all’interno della stessa maggioranza che lo sosteneva, ed è stato fra gli elementi citati da Italia Viva per giustificare il ritiro dei propri ministri, che a sua volta ha innescato la caduta del governo. Spetterà al nuovo governo, che sarà verosimilmente guidato da Mario Draghi, modificare o cambiare radicalmente il piano.

Le trattative per il nuovo governo hanno anche influenzato il voto al Parlamento Europeo. La Lega, che finora si era sempre astenuta nei voti preliminari sul Recovery Fund, ha votato a favore dopo avere accettato un po’ a sorpresa di appoggiare il nuovo governo Draghi.

L’esito del voto è stato comunicato soltanto mercoledì mattina perché la maggior parte dei parlamentari ha votato da remoto, come già accaduto per le sessioni plenarie del Parlamento Europeo da qualche mese a questa parte, cosa che complica non poco le procedure di spoglio.

martedì 9 febbraio 2021

Il Papa: la fraternità è il vero rimedio alle crisi e alle divisioni di oggi

@ - Nell'udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Francesco si sofferma sulle conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia. Sottolinea anche la necessità di fare presto per risolvere la crisi ambientale e sviscera le ragioni della persistente crisi politica in varie parti del mondo. Crisi che aumenta le disparità, le emergenze umanitarie ed i conflitti. Forte l'auspicio che il 2021 sia un anno di pace soprattutto in Siria, Yemen, Terra Santa.

La pandemia come filo conduttore per una riflessione ampia e profonda sui mali del mondo e sulla crisi dell’uomo. E la medicina indicata in due parole chiave: fraternità e speranza che diventano le strade per ripartire e risanare un pianeta travolto dal virus dell’indifferenza e della noncuranza. Papa Francesco, nel discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricorda che “l’anno da poco conclusosi ha lasciato dietro a sé un carico di paura, sconforto e disperazione, insieme con molti lutti. Esso ha posto le persone in una spirale di distacco e di sospetto reciproco e ha spinto gli Stati a erigere barriere”. Una crisi con ricadute globali perché contribuisce ad aggravare altre “crisi fortemente interrelate come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria”. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Essa ci ha messo in crisi, mostrandoci il volto di un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e politici, e più ancora nei rapporti umani. Ha messo in luce i rischi e le conseguenze di un modo di vivere dominato da egoismo e cultura dello scarto e ci ha posto davanti un’alternativa: continuare sulla strada finora percorsa o intraprendere un nuovo cammino.

Nella cura non domini la logica del profitto
Il Papa prende in esame ogni aspetto della crisi a partire da quella sanitaria, ribadendo il valore di ogni singola vita dal concepimento alla morte naturale ma constatando altresì che, “con il pretesto di garantire presunti diritti soggettivi, un numero crescente di legislazioni nel mondo appare allontanarsi dal dovere imprescindibile di tutelare la vita umana in ogni sua fase”. Francesco sottolinea l'importanza del diritto alla cura, la responsabilità di soccorre i poveri, gli emarginati, chiede soprattutto che non sia “la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura”. Da qui il rinnovato appello alla responsabilità personale nella lotta al Covid-19 e ai governi perché i vaccini siano per tutti:
Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose.

La fragilità della terra
È questo il tempo di agire, poiché possiamo già toccare con mano gli effetti di una protratta inazione.
Le parole chiare del Pontefice guardano alla crisi ambientale, alla terra che proprio in tempo di pandemia ha mostrato quanto sia fragile e bisognosa di cure. La crisi ambientale richiede soluzioni a lungo termine e collaborazione internazionale per questo si guarda con fiducia alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26), prevista a Glasgow nel novembre prossimo.

La preoccupazione di Francesco è per l'eventuale sparizione di numerose isole dell’Oceano Pacifico e la possibilità che interi villaggi e tradizioni scompaiano. Ma anche per il Vietnam e le Filippine colpiti da pesanti inondazioni e per gli incendi in Australia e California dovuti al surriscaldamento globale.
Il dialogo in Sud-Sudan

Il Papa non dimentica l’Africa, il suo pensiero va al Burkina Faso, Mali e Niger, con milioni di persone che soffrono la fame, al rischio di carestia in Sud-Sudan dove “oltre un milione di bambini ha carenze alimentari, mentre i corridoi umanitari sono spesso ostacolati e la presenza delle agenzie umanitarie nel territorio viene limitata”.

Anche per far fronte a tale situazione è quanto mai urgente che le Autorità sud-sudanesi superino le incomprensioni e proseguano nel dialogo politico per una piena riconciliazione nazionale.

La “nuova rivoluzione copernicana” dell’economia
La riflessione di Francesco tocca poi i vari aspetti della crisi economica e sociale analizzandone le ricadute sulle piccole e medie imprese con la perdita del posto di lavoro, le difficoltà delle famiglie. Ricorda che la stessa crisi ha messo in luce un sistema basato “sullo sfruttamento e sullo scarto sia delle persone sia delle risorse naturali”, che si è persa di vista la solidarietà. E rilancia così il messaggio di Economy of Francesco.

Serve una sorta di “nuova rivoluzione copernicana” che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa, "iniziando a studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda".

È il richiamo a “non fare da sé”, a collaborare e condividere per questo il Papa ritiene “significativo” “lo stanziamento proposto dal piano Next Generation EU”, esempio del mettere insieme le risorse “in spirito di solidarietà”. Un obiettivo realmente accessibile. 

Gli occhi distratti della società
L’altra faccia della medaglia della crisi economica è il mondo della disperazione che apre le porte al “lavoro nero o forzato, la prostituzione e varie attività criminali, tra cui la tratta delle persone”. Sono conseguenze di una mancanza di stabilità economica che portano all’usura e alla corruzione e a “tante altre ingiustizie che si consumano ogni giorno di fronte agli occhi stanchi e distratti della nostra società contemporanea”. Altro pericolo è il cybercrime che prende di mira le persone più vulnerabili, facili prede anche della pedopornografia.

Le emergenze umanitarie
Altro punto sul quale si sofferma il Papa riguarda l’inasprirsi delle emergenze umanitarie generate anche dall’isolamento e quindi dalla chiusura dei confini. “Penso particolarmente - afferma - al Sudan, dove si sono rifugiate migliaia di persone in fuga dalla regione del Tigray, come pure ad altri Paesi dell’Africa subsahariana, o alla regione di Cabo Delgado in Mozambico, dove tanti sono stati costretti ad abbandonare il proprio territorio e si trovano ora in condizioni assai precarie”. Nel cuore di Francesco anche lo Yemen e la Siria, “dove, oltre ad altre gravi emergenze, l’insicurezza alimentare affligge gran parte della popolazione e i bambini sono stremati dalla malnutrizione”. Tornando a ribadire la necessità di condonare il debito dei Paesi poveri, il Papa chiarisce che le crisi umanitarie spesso sono aggravate dalle sanzioni economiche
Pertanto, pur comprendendo la logica delle sanzioni, la Santa Sede non ne vede l’efficacia e auspica un loro allentamento, anche per favorire il flusso di aiuti umanitari, innanzitutto di medicinali e di strumenti sanitari, oltremodo necessari in questo tempo di pandemia.

Non solo corridoi umanitari
Soffermandosi sull’aumento di migranti nel 2020, il Papa ricorda la pericolosità di certe rotte, l’aumento di respingimenti e il rimpatrio “in campi di raccolta e di detenzione, dove subiscono torture e violazioni dei diritti umani, quando non trovano la morte attraversando mari e altri confini naturali”. Confidando nella negoziazione del Nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo, che va sostenuta con volontà politica e impegno di tutte le parti in causa, serve - sottolinea - estirpare le cause dell’ingiustizia:
I corridoi umanitari, implementati nel corso degli ultimi anni, contribuiscono certamente ad affrontare alcune delle suddette problematiche, salvando numerose vite. Tuttavia, la portata della crisi rende sempre più urgente affrontare alla radice le cause che spingono a migrare, come pure esige uno sforzo comune per sostenere i Paesi di prima accoglienza, che si fanno carico dell’obbligo morale di salvare vite umane.
Di fronte all’aumento drammatico del numero di rifugiati, evidenzia il Papa, è necessario l’impegno a proteggerli affrontando anche la questione degli sfollati interni e di chi fugge da persecuzione e violenze.
La Santa Sede esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo. Mi riferisco anzitutto all’area centrale del Sahel, dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte.

Il Myanmar
La crisi profonda per Papa Francesco ha radici nella crisi politica, con la crescita delle contrapposizioni e l’incapacità di trovare soluzioni comuni, mentre “lo sviluppo di una coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto”. Il suo pensiero va al Myanmar, scosso da un colpo di Stato che ha interrotto il cammino del Paese verso la democrazia.
Esso ha portato all’incarcerazione di diversi leader politici, che auspico siano prontamente liberati, quale segno di incoraggiamento a un dialogo sincero per il bene del Paese.
Ricordando anche la crisi del multilateralismo, Francesco invita a guardare alla pandemia come all’occasione per riformare le organizzazioni internazionali “pensate per favorire la pace e lo sviluppo”, vincendo la reticenza che si incontra nei percorsi di cambiamento.

I segni di incoraggiamento
In questo scenario, il Papa guarda con speranza all’entrata in vigore “del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari, come pure l’estensione per un ulteriore quinquennio del Nuovo Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (il cosiddetto New START) fra la Federazione Russa e gli Stati Uniti d’America”. Uno sforzo che andrebbe intensificato anche riguardo alle armi chimiche e quelle convenzionali. “Troppe armi - afferma - ci sono nel mondo”.

Il 2021 anno della pace
Cresce dunque l’esigenza della pace soprattutto in quegli scenari dove ancora si combatte:
Come vorrei che il 2021 fosse l’anno in cui si scrivesse finalmente la parola fine al conflitto siriano, iniziato ormai dieci anni fa!

Da qui l’appello per “un rinnovato interesse” della comunità internazionale ad affrontare “con coraggio” le cause del conflitto, cercando soluzioni attraverso le quali tutti, “indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, possano contribuire come cittadini al futuro del Paese”. Nel cuore del Papa c’è la Terra Santa e anche qui l’invito alla comunità internazionale perché favorisca il dialogo tra le parti, “senza pretendere di dettare soluzioni che non abbiano come orizzonte il bene di tutti”.

Poi il Libano, dove si rischia il fallimento del Paese con conseguenze di possibili derive fondamentaliste, dove ancora si rischia di perdere la propria identità unica, che invece assicura “un Medio Oriente plurale, tollerante e diversificato, nel quale la presenza cristiana – afferma il Papa - possa offrire il proprio contributo e non sia ridotta a una minoranza da proteggere”.

I cristiani costituiscono il tessuto connettivo storico e sociale del Libano e ad essi, attraverso le molteplici opere educative, sanitarie e caritative, va assicurata la possibilità di continuare a operare per il bene del Paese, del quale sono stati fondatori. Indebolire la comunità cristiana rischia di distruggere l’equilibrio interno e la stessa realtà libanese. In quest’ottica va affrontata anche la presenza dei profughi siriani e palestinesi.

La pace auspicata dal Papa è anche per la Libia e per la speranza generata dal recente “Forum del dialogo politico libico”, tenutosi in Tunisia nel novembre scorso sotto l’egida delle Nazioni Unite. Pace pure per la Repubblica Centrafrica e in generale per l’America Latina, attraversata da profonde disuguaglianze, ingiustizie e povertà, “che offendono la dignità delle persone”. “Seguo con particolare attenzione - prosegue Francesco - il deterioramento dei rapporti nella Penisola coreana, culminato con la distruzione dell’ufficio di collegamento inter-coreano a Kaesong”, ma anche la situazione nel Caucaso meridionale con minacce alla stabilità dell’intera regione.

Altra ferita è quella del terrorismo, un “male” che ha investito ogni parte del mondo: dagli Stati Uniti all’Africa subsahariana, ma anche Asia e Europa e con molti luoghi di culto colpiti.

A tale riguardo, vorrei sottolineare che la protezione dei luoghi di culto è una conseguenza diretta della difesa della libertà di pensiero, di coscienza e di religione ed è un dovere per le Autorità civili, indipendentemente dal colore politico e dall’appartenenza religiosa.

La “catastrofe educativa”
Il Papa non nasconde che la pandemia ha provocato un profondo disagio tra i giovani, costretti all’isolamento e alcuni ancora più messi in disparte per l’impossibilità di accedere alle piattaforme educative. Un ritardo anche dal punto di vista dello sviluppo pedagogico. Necessario rilanciare il Patto globale educativo:

Assistiamo a una sorta di “catastrofe educativa”, davanti alla quale non si può rimanere inerti, per il bene delle future generazioni e dell’intera società. «Oggi c’è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società», poiché l’educazione è «il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell'io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione».

Nell’isolamento alcune famiglie si sono riunite, altre allontanate e in diversi casi è esplosa la violenza contro le donne, le vittime - afferma il Papa - vanno supportate ed è compito delle autorità pubbliche e civili.

Libertà di religione
La pandemia ha limitato anche la dimensione del culto e le attività educative e caritative ma - rimarca Francesco - la dimensione religiosa costituisce un aspetto fondamentale della personalità umana e della società, che non può essere obliterato. “La libertà di culto non costituisce peraltro un corollario della libertà di riunione, ma deriva essenzialmente dal diritto alla libertà religiosa, che è il primo e fondamentale diritto umano”.

Infine il Pontefice rivolge un pensiero affettuoso all’Italia, il primo Paese in Europa colpito duramente dalla pandemia, esortando i suoi cittadini a non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, “ma a lavorare unito per costruire una società in cui nessuno sia scartato o dimenticato.

L’anno della fraternità
Papa Francesco conclude il suo discorso con un invito a percorrere nuove vie di solidarietà e comunione per l’intera famiglia umana.

Il 2021 è un tempo da non perdere. E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno. In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini.

Il 2020 dell'attività diplomatica della Santa Sede
Sono 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta. Le Cancellerie di Ambasciata con sede a Roma, incluse quelle dell’Unione Europea e del Sovrano Militare Ordine di Malta, sono 88. Hanno sede a Roma anche gli Uffici della Lega degli Stati Arabi, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Nel corso del 2020, il 12 ottobre, è stato firmato il Settimo Accordo Addizionale fra la Santa Sede e la Repubblica Austriaca alla Convenzione per il Regolamento di Rapporti Patrimoniali, del 23 giugno 1960. Inoltre, sono stati ratificati i seguenti Accordi: il 17 gennaio, l’Accordo-Quadro tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica del Congo, firmato il 20 maggio del 2016, e il 7 settembre, l’Accordo sullo statuto giuridico della Chiesa Cattolica in Burkina Faso, firmato il 12 luglio 2019. Il 17 giugno, la Santa Sede ha ratificato, a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, l'Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, al quale aveva aderito il 5 maggio 2008. Infine, il 22 ottobre la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno concordato di prolungare, per altri due anni, la validità dell'Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi in Cina, firmato a Pechino nel 2018.

domenica 7 febbraio 2021

Così nasce un oceano. In Etiopia si allarga una crepa che spaccherà l’Africa in due

@ - In una delle aree più calde del Pianeta, la regione di Afar che si trova in Etiopia, si è aperta nella terra una crepa lunga circa 60 chilometri e larga 8. Qui la temperatura di giorno arriva a 55 gradi, di notte 35, ma questo non influisce su quanto sta accadendo. Non è neppure il risultato di uno sprofondamento, o di un movimento tellurico, ma qualcosa di ben più grande.


La regione di Afar, in Etiopia. Qui si sta aprendo una frattura tra le placche tettoniche 
che darà origine a un nuovo oceano. Francois Martel/AFP via Getty Images

I geologi hanno infatti trovato le evidenze che in questo punto, stiamo assistendo alla nascita un intero oceano, una massa d’acqua così grande che in qualche milione di anni quel deserto sarà diventato un gigantesco mare.

Qui c’è la congiunzione tra tre zolle tettoniche, quella araba, quella della Nubia e quella della Somalia, che stanno lentamente allontanandosi una dall’altra. Formano una sorta di y. Il punto di incontro è tra Gibuti e l’Eritrea (e Afar è a poco più di 50 chilometri), la gamba lunga forma la Rift Valley che si estende per 6 mila chilometri a sud, il braccio sinistro va dal mar Rosso alla penisola del Sinai, quello destro forma la dorsale di Aden.

La voragine si approfondirà poco a poco, si allargherà, diventerà un lago, poi un mare, infine un enorme oceano che spaccherà l’Africa in due. Per completare il processo ci vorranno da 5 a 10 milioni di anni, ma il risultato sarà una geografia completamente diversa.
La fessura era stata notata una prima volta nel 2005 e in realtà il suo movimento è stato tutt’altro che lento: si era aperta di colpo, nel giro di 10 giorni era avvenuto l’equivalente di centinaia di anni di movimento tettonico.

Solo ora, grazie ai rilevamenti satellitari, si è potuto capire cosa sta accadendo. I ricercatori dell’Università di Leeds che stanno studiando il fenomeno, sono sicuri che stia nascendo un oceano perché il tipo di materiale che si sta formando non corrisponde alla crosta terrestre ma a quella oceanica.

Negli ultimi 30 milioni di anni la placca araba si è mossa verso nord, creando il Mar Rosso e il Golfo di Aden su quella che un tempo era un terra senza soluzione di continuità. Anche la placca somala si sta allungando e spostandosi da quella nubiana, allungandosi attraverso l’Etiopia e anche il Kenya. Ma nessuno sapeva esattamente cosa causava questi spostamenti.

Alcuni geologi pensavano fossero provocati da un flusso di rocce superfuse che risalgono dal mantello sotto l’Africa orientale. Ma i rilevamenti con Gps combinati con indagini satellitari hanno fornito un altro quadro. Molto probabilmente nelle profondità il magma sta formando una sorta di palla che ha una tensione superficiale così forte che potrebbe scoppiare da un momento all’altro.

Ogni singola placca in realtà si muove a velocità diverse. Quelle africane viaggiano a mezzo centimetro all’anno, quella araba a oltre 2. Tra loro si creano forze combinate che danno origine a una dorsale oceanica.

Tutto questo farà sì che il golfo di Aden e il mar Rosso allagheranno la regione di Afar allungandosi verso la Rift Valley, isolando questa parte dell’Africa orientale. L’Etiopia, la Somalia andranno dunque a formare una nuova isola al largo dell’oceano Indiano.
Ci sono conferme di quanto sta succedendo anche dal lago di lava dell’Erta Ale, una montagna dell’Afar. Il movimento magmatico fornisce altre informazioni che indicano una intera riconversione futura della zona. E’ infatti formato da masse superficiali e questo significa di nuovo che l’acqua invaderà.

80 milioni di anni fa allo stesso modo si è formato l’oceano Atlantico settentrionale, ma non sempre i meccanismi in atto portano allo stesso risultato. A volte altri movimenti di frappongono e modificano il disegno. Per esempio il sistema di rift medio continentale, una spaccatura lunga 2 mila chilometri situata al centro del continente nord americano e nella porzione centro-meridionale della placca nordamericana, poteva essere il tentativo di separare il continente americano circa 1,1 miliardi di anni fa, ma il processo fallì e l’America è rimasta una.

La crepa è molto interessante perché in pratica rende possibile lo studio di quello che accade sui fondali oceanici stando in terraferma e a livello del suolo. Inoltre qui la litosfera si sta distendendo a una velocità tale che permette rapide misurazioni. Quando il fondo della fossa raggiungerà la profondità del mare, le acque la invaderanno e il mondo cambierà.