giovedì 25 novembre 2021

Svezia, dura solo poche ore la prima donna premier: le dimissioni dopo il "no" al bilancio

@ - "Non guido un governo la cui legittimità è stata messa in dubbio", ha spiegato Magdalena Andersson dopo l'uscita dei Verdi dall'esecutivo.


Meno di otto ore dopo aver ricevuto la fiducia dal Parlamento, la neo premier svedese, Magdalena Andersson, prima donna a capo del governo del Paese scandinavo, è stata costretta a dimettersi dopo la bocciatura del progetto di bilancio e l'uscita dei Verdi dall'esecutivo. "Non voglio guidare un governo la cui legittimità è stata messa in dubbio", ha detto la leader socialdemocratica.

"E' una pratica costituzionale che vuole che un governo di coalizione si dimetta quando uno dei partiti lascia l'alleanza", ha osservato la Andersson, aggiungendo di auspicare di essere rieletta a capo del governo in un ulteriore voto del Parlamento. La politica svedese ha informato il presidente del Parlamento Anderas Norlen di essere ancora interessata a guidare un esecutivo a guida unica del partito socialdemocratico.

Per gli ecologisti, la legge finanziaria 2022 aveva recepito troppe modifiche chieste dall'opposizione di destra.

domenica 21 novembre 2021

Bolzano, "Covid party" per contagiarsi e ottenere il green pass senza vaccinarsi: la follia finisce in dramma

@ - Siccome per i no vax è meglio infettarsi che vaccinarsi, si sono inventati i "corona-party" con un positivo per contagiarsi e ricevere così il Green pass, senza doversi vaccinare, una volta guariti.


Un trucchetto davvero pericoloso che sta prendendo piede a Bolzano, ma anche in Austria e in Germania. Patrick Franzoni, vice coordinatore dell'unità Covid di Bolzano, avverte che "ci sono giovani, anche di età scolare, che si incontrano con positivi e cercano di acquisire l'infezione, non rendendosi conto che il virus è pericoloso anche nei bambini e nei giovani".

sabato 20 novembre 2021

“Putin pronto a una nuova offensiva in Ucraina”: l’allarme delle intelligence Usa e Uk nell’inchiesta del Nyt

@ - “Putin pronto a una nuova offensiva in Ucraina”: l’allarme delle intelligence Usa e Uk nell’inchiesta del Nyt.

La strategia ipotizzata dagli agenti americani ed europei è legata alla convinzione che il capo del Cremlino sia sempre più frustrato dal processo di pace concordato con Francia e Germania dopo l’annessione della Crimea e il sostegno alla rivolta separatista nel Donbass. Ma l’uscita di scena di Angela Merkel e dei crescenti prezzi dell’energia che potrebbero limitare il supporto dell’Europa a sanzioni dure in caso di attacco.

Vladimir Putin ha di nuovo messo gli occhi sull’Ucraina e adesso sta pensando a una nuova offensiva militare per conquistare altro terreno, dopo il Donbass e la Crimea. È quanto sostiene il New York Times, secondo cui le intelligence americana e britannica sono sempre più convinte che il presidente russo sia pronto a un nuovo blitz per destabilizzare ulteriormente il Paese e promuovere l’ascesa di un governo filo-Mosca. Un progetto che, se confermato, andrebbe a far parte del più ampio piano di controllo e influenza russa lungo il confine orientale dell’Unione europea, dove lo stretto alleato bielorusso sta mettendo pressione a Polonia, Lituania e Lettonia sulla pelle dei migranti e con i Baltici sempre in allerta per possibili offensive di Mosca.

I servizi segreti di Washington, riporta il quotidiano americano, stanno mettendo in guardia gli alleati spiegando che c’è solo una stretta finestra temporale per prevenire un’azione del genere, spingendo così i Paesi europei a lavorare con gli Usa per sviluppare un pacchetto di sanzioni economiche e di misure militari per frenare il Cremlino.

La strategia ipotizzata dagli agenti americani ed europei è legata, sostiene il Nyt, alla convinzione che Putin sia sempre più frustrato dal processo di pace concordato con Francia e Germania dopo l’annessione della Crimea e il sostegno alla rivolta separatista nel Donbass. E che il capo del Cremlino, che continua ad ammassare truppe al confine con il Paese vicino, potrebbe essere intenzionato ad assicurarsi una via di terra tra l’Ucraina orientale e la Crimea. E i prossimi mesi sarebbero, sostengono, un momento unico per agire, approfittando dell’uscita di scena di Angela Merkel e dei crescenti prezzi dell’energia che potrebbero limitare il supporto dell’Europa – dipendente in gran parte dalle forniture russe – a sanzioni dure.

Mentre Joe Biden era sotto anestesia totale per una colonscopia, una donna ha avuto i suoi poteri per la prima volta.

@ - Mentre Joe Biden era sotto anestesia totale per una colonscopia, una donna ha avuto i suoi poteri per la prima volta.


Venerdì il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha trasferito temporaneamente i suoi poteri alla vicepresidente Kamala Harris, che tecnicamente è stata così la prima donna della storia a ricoprire l’incarico di presidente degli Stati Uniti. Il trasferimento di poteri è durato in tutto un’ora e 25 minuti ed è avvenuto perché Biden era sotto anestesia generale per una colonscopia di routine.

Questo tipo di sostituzione è di prassi nei casi in cui i presidenti americani siano sotto anestesia generale. All’allora vicepresidente Dick Cheney era capitato due volte di fare le veci di George W. Bush durante le sue colonscopie. Per Biden e Harris è stata la prima volta.

Il passaggio di consegne è avvenuto formalmente attraverso due lettere che il presidente ha mandato alla speaker della Camera Nancy Pelosi e e al presidente del Senato Patrick Leahy per avvertirli che sarebbe stato anestetizzato. Altre due lettere analoghe sono state mandate quando Biden ha ripreso conoscenza e ripreso possesso dei suoi poteri.



Una parte delle lettere che Joe Biden ha mandato alla speaker della Camera Nancy Pelosi e al presidente del Senato Patrick Leahy per avvisarli del temporaneo trasferimento dei poteri presidenziali a Kamala Harris (AP Photo/Wayne Partlow)

Durante la sua prima breve “presidenza” Harris ha lavorato nel suo ufficio alla Casa Bianca. Debbie Walsh, direttrice dell’ente di ricerca Center for American Women and Politics, ha detto a Reuters che non si può davvero considerare questa sostituzione come il momento in cui gli Stati Uniti hanno avuto per la prima volta nella loro storia una donna come presidente, essendo durata la sua reggenza così poco.

Nel suo libro I’ll Take Your Questions Now, Stephanie Grisham, capo dell’ufficio stampa della presidenza di Donald Trump, ha fatto capire che anche l’ex presidente si sottopose a una colonscopia, nel 2019, ma non lo fece sapere per non dover trasferire i suoi poteri all’allora vicepresidente Mike Pence e per non essere preso in giro per la procedura medica in TV. Biden ha promesso di essere più trasparente sulle sue condizioni di salute rispetto al suo predecessore: entrambi sono stati i presidenti più vecchi a entrare in carica al momento della loro elezione, ma Biden è più anziano e attualmente ha 79 anni.

La colonscopia è un esame diagnostico con il quale vengono controllate le pareti del colon, il tratto finale dell’apparato dirigente, infilando una sonda nell’ano. Non è doloroso perché avviene sotto sedazione, ed è un importante strumento di prevenzione, soprattutto per i tumori al colon-retto ma anche per altre patologie e possibili problemi. È raccomandata soprattutto a chi ha più di 50 anni, o a chi ha casi di tumori al colon-retto in famiglia.

Rivolta no vax a Rotterdam, la polizia spara: sette feriti, decine di arresti

@ - Il governo olandese intende introdurre una nuova regolamentazione che prevede un lockdown per i non vaccinati, consentendo solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid l'accesso a eventi, bar e ristoranti..


Violente proteste sono scoppiate a Rotterdam in Olanda durante una manifestazione che ha visto centinaia di partecipanti contro il lockdown annunciato dal governo per fronteggiare la pandemia di Covid. Secondo quanto riferisce l'emittente olandese Nos, la polizia ha sparato ferendo due persone. "Abbiamo sparato colpi di avvertimento ed anche dei colpi diretti perché erano situazioni di pericolo di vita" ha dichiarato la portavoce della polizia, Patricia Wessels, giustificando l'operato degli agenti. "Sono stati condotti decine di arresti e si prevede che se ne faranno altri, sono circa sette le persone ferite, compresi dei poliziotti"

Poco prima gli agenti avevano esploso dei colpi di avvertimento per tentare di sedare la rivolta, durante la quale sono stati sparati dai manifestanti alcuni fuochi d'artificio e appiccati diversi incendi. Il sindaco di Rotterdam, Ahmed Aboutaleb, ha descritto la rivolta come "un'orgia di violenza, la polizia ha dovuto usare le armi per difendersi". Secondo i media olandesi alla rivolta hanno partecipato hoolingas delle tifoserie delle squadre di calcio.

Scontri in piazza a Rotterdam
Anche la polizia antisommossa è stata dispiegata. Almeno un'auto della polizia è stata incendiata e altre sono state danneggiate. I vigili del fuoco e gli agenti di polizia sono stati colpiti con oggetti. Le immagini dell'emittente mostravano incendi sul marciapiede e contenitori della spazzatura gettati in strada.

I servizi ferroviari da e per Rotterdam sono stati sospesi fino a nuovo avviso a causa dei disordini, hanno annunciato le ferrovie olandesi. La manifestazione, indetta da diverse organizzazioni, era contro i piani del governo di introdurre una nuova regolamentazione che prevede un lockdown per i non vaccinati, consentendo solo ai vaccinati e ai guariti dal Covid l'accesso a eventi, bar e ristoranti.

L'Olanda è stato il primo Paese europeo ad aver ripristinato un lockdown parziale dopo che i contagi da Covid sono saliti a livelli record.ta, i manifestanti si erano scontrati con la polizia all'Aja. A genna Lo scorso 12 novembre, quando il governo aveva annunciato la stretio, sempre in Olanda, in occasione dell'entrata in vigore del primo coprifuoco del dopoguerra, era scoppiata un'ondata di disordini mai vista in 40 anni.

mercoledì 17 novembre 2021

Regina Elisabetta, capolinea: il ritiro della sovrana è imminente

@ - Tanti sono gli esperti delle cose che riguardano Buckingham Palace secondo i quali la regina Elisabetta sarebbe di fatto regnante solo sulla carta.

Regina Elisabetta, nel corso delle ultime settimane non si fa che parlare di lei e delle sue condizioni di salute. La sovrana aveva vissuto un ricovero per mezza giornata lo scorso 20 ottobre, passando anche una notte in osservazione.

Da allora la squadra di medici che la seguono ha imposto alla regina Elisabetta di osservare il più assoluto riposo, vietandole in maniera tassativa di affaticarsi e di svolgere anche la benché minima attività.

Non a caso Sua Maestà ha dovuto rinunciare ad un viaggio istituzionale in Irlanda del Nord, non ha partecipato di persona alla conferenza sul clima Cop26 in Scozia e non ha neppure preso parte alle celebrazioni del Remembrance Day per omaggiare le vittime britanniche della Prima Guerra Mondiale, lo scorso 11 novembre.
Regina Elisabetta, ora serve un riposo costante
In quest’ultimo caso era stato un contrattempo fastidioso alla schiena a fermare la Regina Elisabetta. Gli esperti delle dinamiche della Royal Family e che scrivono sui principali tabloid del Regno Unito sono tutti concordi nell’affermare che, da ora in poi, non vedremo più tanto spesso la Regina Elisabetta.

A 95 anni è giunto il momento di ritirarsi e di conservare il titolo di regina solo nominalmente. A svolgere le sue funzioni saranno di fatto Carlo e Camilla oltre che William e Kate Middleton. Nonostante la salute di Elisabetta sia sostanzialmente buona, soprattutto per quanto riguarda la sua lucidità mentale, il fisico è comunque molto fragile.


Resta il grande carisma che la regina sa esercitare sul mondo intero. Ma anche le sue abitudini quotidiane subiranno delle modifiche. Ora lei dovrà andare a letto presto, limitare probabilmente anche le passeggiate all’interno delle sue tenute e dire basta agli incontri nei quali potrebbe affaticarsi oltremodo.

Tutto ciò è volto a fare arrivare Elisabetta anche nelle migliori condizioni di salute possibili al 2022, anno in cui tutto il Commonwealth festeggerà i suoi 70 anni di regno, iniziati sulla carta a febbraio del 1952 e cominciati effettivamente nel giugno successivo.

martedì 16 novembre 2021

Papa Francesco pranza ad Assisi, "cosa gli hanno fatto trovare in tavola": sconcerto, si sfiora la "blasfemia"

@ - Beffa a tavola o sfregio per Papa Francesco? Il dubbio (da ridere) è lecito: ospite d'eccezione al pranzo organizzato dalla mensa dei poveri di Assisi, per la Giornata mondiale dei poveri, al Santo Padre è stato servito un menù molto "rustico" nel quale il piatto forte erano "gli strozzapreti al ragù".

Al Pontefice, immaginiamo, non sarà scappato alcun gesto apotropaico, ma una risata sotto i baffi sì. Il pasto di beneficenza subito dopo l'incontro di preghiera nella basilica di Santa Maria degli Angeli, ha previsto "per antipasto, pecorino fresco e pere, focaccina con la cipolla e salvia, insalata di farro con verdurine, bruschetta aglio e olio, crostone con patè di fegatini - spiega l'agenzia Agi -; per primo, gli strozzapreti (pasta fresca a base di acqua e farina) con ragù; per secondo, pollo a spezzatino alla cacciatora con contorno di spinaci ripassati in padella con peperoncino; per dolce, pesca con crema chantilly e coulis di mosto cotto e frutti rossi". Insomma, certamente saporito ma non proprio leggerissimo.

Bergoglio avrà gradito, visto che secondo quanto reso noto dalla sezione culinaria del Corriere della Sera qualche giorno è trapelato come il Santo Padre, a tavola, prediliga sapori forti e decisi. Per l'esattezza, “povera e gustosa”. Alla mensa della residenza Santa Marta in Vaticano, dunque, nei pasti "sobri, ricchi di frutta e verdura" e sovente in compagnia non mancherebbe una ricetta molto cara a Francesco, niente meno che la bagna cauda, classico italiano e in particolare gloria della cucina tradizionale piemontese. E ancora, l’insalata multicolore e i peperoni ripieni di calamari. Non proprio leggerissimi, considerata anche l'età (84 anni) del Pontefice. Un piccolo peccato di gola però viene concesso, talvolta, anche ai Papi.

'Ndrangheta, maxi blitz all'alba: sequestrata una tonnellata di cocaina

@ - Un blitz della Polizia è in corso dall'alba di oggi, 16 novembre, in diverse regioni italiane contro presunti appartenenti alla cosca Molè, una delle storiche famiglie di 'Ndrangheta: sono oltre cento le misure cautelari chieste e ottenute da tre procure distrettuali antimafia, quelle di Milano, Firenze e Reggio Calabria.

Al centro dell'indagine, nel corso della quale è stata sequestrata anche una tonnellata di cocaina proveniente dal Sudamerica, la cosca della Piana di Gioia Tauro, le sue ramificazioni in Lombardia e Toscana e le proiezioni all'estero. Gruppi che, seppur dotati di una certa autonoma, operavano in stretta sinergia.

I reati
I reati contestati agli indagati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione. A condurre le indagini sono state le squadre mobili di Reggio Calabria, Milano, Firenze e Livorno, coordinate dal Servizio centrale operativo della Polizia. Al filone milanese dell'inchiesta ha lavorato anche il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Como.


Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha manifestato la propria ''soddisfazione per le vaste e articolate indagini condotte dalla Polizia di Stato, con il coordinamento delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Reggio Calabria, Milano e Firenze e con il supporto del servizio centrale operativo della Direzione Centrale Anticrimine, che hanno portato all'arresto su tutto il territorio nazionale e all'estero di più di 100 persone ritenute appartenenti alla 'Ndrangheta''.
''Le complesse operazioni, che hanno, tra l'altro, consentito di intercettare un importante traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di sequestrare un ingente quantitativo di cocaina, testimoniano ancora una volta l'elevata capacità investigativa e la professionalità delle nostre forze di polizia nel contrasto alle organizzazioni criminali i cui interessi illeciti assumono sempre più un carattere transnazionale'', ha concluso la titolare del Viminale.

LEGGERE ANCHE:
Oltre 100 le misure cautelari contro presunti appartenenti alla cosca Molè

lunedì 15 novembre 2021

Lukashenko, 'risponderemo a sanzioni Ue, io non scherzo'

@ - "Pronti a rimandare migranti in patria"


"Ci minacciano di sanzioni. Ok, aspettiamo e vediamo.

Pensano che io stia scherzando. Che sia una minaccia vuota. Niente del genere. Combatteremo. Abbiamo raggiunto il limite. Non c'è spazio per una ritirata". Lo ha detto il presidente bielorusso Alexander Lukashenko durante una riunione con il gruppo di lavoro per la finalizzazione della bozza di riforma costituzionale. Lo riporta la Tass.

La Bielorussia è pronta a rimandare i migranti in patria, ma loro non vogliono tornare, ha anche dichiarato il presidente Lukashenko, citato dall'agenzia di stampa statale bielorussa Belta, ripresa poi dai media russi. (ANSA).

sabato 13 novembre 2021

A Parigi la Conferenza sulla Libia Draghi: 'Sbarchi in Italia insostenibili, la Ue trovi un accordo'

@ - Il premier italiano è tornato sul tema immigranti durante la conferenza stampa finale.


Questa mattina a Parigi, prima dell'inizio della Conferenza internazionale sulla Libia, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha incontrato il Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo di Unità Nazionale libico, Abdel Hamid Dabaiba, presso l'Ambasciata d'Italia a Parigi.

L'incontro si è tenuto alla presenza dei Ministri degli Affari Esteri di entrambi i Paesi.

Intorno alle 13 poi Draghi ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron al Palazzo dell'Eliseo a Parigi. Il premier è stato accolto nel cortile del palazzo presidenziale dallo stesso Macron con un abbraccio e una stretta di mano.

Dopo l'incontro bilaterale i due leader di Francia e Italia parteciperanno al vertice internazionale sulla Libia previsto alla Maison de la Chimie, non lontano dalla Tour Eiffel, sulla rive gauche parigina. Durante la Conferenza di Parigi i leader presenti hanno confermato "l'impegno" della comunità internazionale per la pace e la stabilità di una Libia "pienamente sovrana, unita e democratica": è quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi. "Questa è considerata la condizione essenziale per la stabilità della regione mediterranea, dell'Europa e dei Paesi del Maghreb e Sahel", aggiungono le fonti. La comunità internazionale lancia un appello per elezioni "libere" e "credibili" in Libia il 24 dicembre e minaccia sanzioni contro chi ostacolerà il processo elettorale. E' quanto si legge nel comunicato della Conferenza internazionale di Parigi.

L'INTERVENTO DI DRAGHI - Tenere le elezioni il 24 dicembre "è la volontà chiara del popolo libico come dimostra la registrazione di circa 3 milioni di elettori" ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi. "Dopo anni di conflitto - ha detto - il popolo libico deve potersi esprimere in elezioni libere, trasparenti e credibili". "Il Piano d'Azione elaborato dalla Commissione militare congiunta è un importante passo avanti. Il ritiro di alcuni mercenari stranieri prima delle elezioni aiuterebbe a rafforzare la fiducia fra le parti", ha aggiunto. Dopo le elezioni - è l'obiettivo - sarà necessario affrontare in via prioritaria la riforma del sistema di sicurezza e il reintegro dei combattenti. "L'Italia è pronta a fornire il proprio sostegno", ha proseguito Draghi. "La piena attuazione dell'accordo sul cessate il fuoco del 23 ottobre 2020 resta un obiettivo cardine. La sostanziale assenza di conflittualità dell'ultimo anno e la riapertura della strada costiera sono traguardi importanti che non vanno vanificati". "La normalizzazione della Libia passa anche per un sistema economico in grado di rispondere ai bisogni della popolazione e favorire gli investimenti esteri", ha aggiunto Draghi. "Va garantita, anche attraverso un bilancio condiviso, un'equa distribuzione delle risorse in ogni parte del Paese e rafforzato il percorso di riunificazione delle istituzioni economiche e finanziarie, a partire dalla Banca Centrale".

Durante la conferenza stampa finale il premier italiano ha ribadito che "è importante che le elezioni si svolgano il 24 dicembre in modo simultaneo, presidenziali e parlamentari. Ma per farlo occorre una legge elettorale. E' quindi mio auspicio che questa legge vanga fatta con l'accordo di tutti che lavoreranno insieme non nelle prossime settimane, ma nei prossimi giorni, perché è urgente per poter votare il 24 dicembre". "La presenza dei due copresidenti libici della Conferenza, Menfi e Dabaiba, significa che loro hanno fatto proprio il percorso verso la stabilità, lo hanno discusso, concordato con tutti noi" ha detto Draghi. La presenza di Menfi e Dabaiba "è la dimostrazione che sono pronti a lavorare insieme verso appuntamenti molto complicati ma per i quali abbiamo fiducia che si risolveranno nel miglior modo per la Libia". Uno dei quattro pilastri per la stabilizzazione della Libia secondo il premier è il tema dei "diritti umani, una questione che va affrontata lavorando tutti insieme". Draghi ha parlato anche della necessità di accelerare con le riforme economiche, approvando un bilancio nazionale unico e consolidando la banca centrale, per finanziare la ripresa delle attività del popolo libico.

Sempre durante la conferenza stampa Draghi è tornato sulla questione migranti. "Questi sbarchi continui" di migranti "in Italia rendono la situazione insostenibile: l'Ue deve trovare un accordo su questo fronte". "Noi stessi dobbiamo riuscire a investire di più in Libia, a spendere più denaro per creare condizioni più umane" sul fronte dell'immigrazione "che spesso non ha origine in Libia ma dai Paesi vicini", ha aggiunto.

L'INTERVENTO DI MACRON - Uno degli obiettivi della Conferenza di Parigi sulla Libia era tenere le elezioni il 24 dicembre, "la comunità internazionale sostiene questo calendario, la chiave adesso per il buon svolgimento è il ruolo delle autorità libiche nelle prossime settimane per favorire un processo inclusivo". Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nella conferenza stampa finale della Conferenza. Macron, esprimendosi al fianco del premier Mario Draghi e della cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato di un'azione europea "perfettamente allineata" e "coordinata" sulla Libia. Macron ha detto che bisogna restare impegnati "per elezioni libere, imparziali e trasparenti". La Russia e la Turchia devono ritirare i loro mercenari della Libia "senza ulteriore ritardo", ha sottolineato ancora Macron. "Parlerò con Putin nei prossimi giorni sulla Bielorussia e altri temi. So che il presidente Draghi farà la stessa cosa". ha aggiunto Macron rispondendo a una domanda sulla crisi dei migranti al confine polacco. "Posso dire che anche su questo tema abbiamo la stessa visione con l'Italia e condividiamo lo stesso obiettivo che è la sicurezza dell'Europa".

L'INTERVENTO DI MOHAMED AL MENFI - "Spero che questa conferenza sia una tappa essenziale, un punto luminoso per la trasformazione della Libia in un Paese democratico" ha detto il presidente del consiglio presidenziale libico Moahmed Al Menfi. "Speriamo cominci oggi a Parigi un futuro radioso per il popolo libico", ha aggiunto al Menfi, ringraziando Germania, Francia e Italia per il loro ruolo.

GLI OBIETTIVI DELLA CONFERENZA - "L'obiettivo è rendere il processo elettorale incontestabile e irreversibile": questo l'ordine del giorno della Conferenza internazionale sulla Libia co-presieduta dal presidente francese Emmanuel Macron con il presidente del Consiglio Mario Draghi e la cancelliera tedesca Angela Merkel, i 3 Paesi in prima linea nella ricerca di una soluzione alla crisi del Paese nordafricano. Gli organizzatori hanno come obiettivo quello di dare un ulteriore, e sperano decisivo, impulso allo svolgimento di elezioni il 24 dicembre, un appuntamento che le tensioni e le rivalità tra le fazioni libiche continuano a rendere incerto. "Le elezioni - ha spiegato una fonte dell'Eliseo - sono a portata di mano. In Libia opera un movimento forte a favore del loro svolgimento. Ne va della stabilità del Paese". Perché si tratta non soltanto di far svolgere elezioni democratiche ma anche di fare in modo che il risultato delle urne sia poi rispettato, sia per quanto riguarda le presidenziali del 24 dicembre, sia successivamente per le legislative in programma un mese più tardi.

Nelle intenzioni dei Paesi organizzatori, le elezioni rappresentano una svolta, la sospirata pacificazione di un Paese in preda al caos da 10 anni dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi e la sua morte. Dilaniata da lotte interne fra i due campi rivali che si spartiscono l'influenza sul territorio, la Libia è rappresentata alla Conferenza di Parigi sia dal presidente del Consiglio presidenziale, Mohamed Al-Menfi, sia dal primo ministro del governo di unità nazionale, Abdelhamid Dbeibah. I due, in conflitto, sono giunti entrambi a Parigi. Per gli Stati Uniti sarà presente la vicepresidente Kamala Harris, al termine di una visita di 5 giorni nella capitale francese, mentre l'Eliseo ha confermato la presenza del presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Serghei Lavrov, il ministro degli Esteri russo, sarà anche lui presente alla Conferenza in rappresentanza di Mosca che - come Il Cairo - appoggia l'uomo forte dell'est della Libia, il maresciallo Khalifa Haftar. Sedat Onal, viceministro degli Esteri, rappresenterà la Turchia, una scelta che sembra anche frutto delle tensioni con Parigi.

giovedì 11 novembre 2021

Affidi illeciti a Bibbiano, quattro anni per lo psicoterapeuta Foti. Assolta l’assistente sociale Benati. 17 rinvii a giudizio: c’è il sindaco Carletti

@ - GIUSTIZIA & IMPUNITÀ La condanna allo specialista per abuso d'ufficio e lesioni, cade l'accusa di frode processuale. Assolta invece l'assistente sociale accusata di violenza privata. Dei 22 rinvii a giudizio chiesti dalla procura, ne sono stati accolti diciassette


E’ stato condannato a quattro anni Claudio Foti, lo psicoterapeuta titolare del noto studio di cura torinese Hansel&Gretel nel rito abbreviato per la vicenda degli affidi illeciti di Bibbiano e della Val d’Enza. La procura aveva chiesto sei anni di condanna per le accuse di abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni gravissime (ipotesi di reato formulata per la presunta alterazione psichica di una paziente). “E’ caduta l’accusa di frode processuale”, hanno commentato gli avvocati di Foti: “Ricorreremo in appello”. E’ stata invece assolta l’assistente sociale Beatrice Benati: per lei la procura aveva chiesto un anno e sei mesi per violenza privata e tentata violenza privata.

Il gup di Reggio Emilia ha dovuto decidere anche sul rinvio a giudizio per 22 indagati: sono stati alla fine 17 i rinvii a giudizio. Tra questi c’è anche il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, ma prosciolto dalle accuse di falso. Il processo, in pratica, dovrà verificare se sia stata commessa qualche illegittimità amministrativa nell’affidamento dell’appalto concernente il servizio terapeutico di cura dei minori da parte dell’Unione dei Comuni. “La sua posizione – commenta l’avvocato Giovanni Tarquini – è stata ulteriormente alleggerita“. Finora l’unica pena relativa al procedimento è quella di Cinzia Magnarelli, assistente sociale sempre dell’Unione Val d’Enza, rea confessa e accusata di falso ideologico e frode processuale, la quale ha patteggiato a un anno e otto mesi (pena sospesa).

Gli avvocati di Foti insistono nel dire che lo psicoterapeuta è “assolutamente estraneo e innocente, il trattamento avuto nei suoi confronti ricorda quello riservato a Enzo Tortora, poi assolto in Corte d’Appello”, hanno dichiarato poco dopo la sentenza Giuseppe Rossodivita e Girolamo Andrea Cuffari. “E una sentenza che non sta in piedi dal punto di vista giuridico e ha un carattere ideologico. La psicoterapia è stata definita eccellente, questo processo è stato paragonato in una perizia a quello di Galileo Galilei perché è stata messa sul banco degli imputati la psicoterapia del trauma“.

domenica 7 novembre 2021

Autocisterna si scontra con un Tir, calca per accaparrarsi la benzina. Poi l'esplosione e la strage: 108 morti

@ - Il coordinatore di Emergency sul posto: «Raramente abbiamo visto una cosa simile».


Un'autocisterna piena di carburante si è scontrata con un tir in una stazione di servizio ed è esplosa nella zona di Wellington, nell'area est di Freetown, capitale della Sierra Leone. Il bilancio provvisorio è di 108 morti. L'esplosione - ha riferito la Croce Rossa - è avvenuta nella notte tra venerdì e sabato nella zona industriale di Freetown. Secondo il racconto di un testimone, decine di persone, in gran parte venditori ambulanti e motociclisti di passaggio, si sono precipitate sul luogo dell'impatto per cercare di recuperare la benzina fuoriuscita, quando poco dopo è avvenuta l'esplosione, le fiamme hanno avvolto i presenti, propagandosi rapidamente in tutto il quartiere.

Le fiamme si sono propagate infatti nelle strade e negli edifici di tutto il quartiere circostante: decine di corpi carbonizzati sono rimasti sparsi, ovunque. È una strage. Tra le vittime ci sono molte donne e bambini. Diversi sono attualmente ricoverati in ospedale per le ustioni riportate, alcuni sono molto gravi.

Corpi carbonizzati sono stati ritrovati anche nelle auto e nelle strade vicine. «I video e le foto che circolano sui social media sono strazianti», ha commentato la sindaca di Freetown, Yvonne Aki-Sawyerr.

Il presidente sierraleonese, Julius Maada Bio, si è detto «profondamente addolorato per il tragico incendio e le orribili perdite umane», promettendo che il governo farà «di tutto per sostenere le famiglie colpite».

«Raramente abbiamo visto una cosa simile. Da quando sono in Sierra Leone, è la peggiore tragedia di massa che abbia visto nel Paese», ha raccontato Samuele Greco, coordinatore medico di Emergency a Goderich, a pochi chilometri dal luogo dell'incidente. «Abbiamo ricevuto 29 feriti. 21 li abbiamo ricoverati, altri 5 meno gravi li abbiamo curati in pronto soccorso, 3 sono stati trasferiti ad altri ospedali. Avevano ustioni ovunque, alcuni anche al 95%. Due di loro purtroppo non ce l'hanno fatta, uno era un bambino di 11 anni», ha riferito Greco. In passato erano già avvenuti incidenti simili in Sierra Leone. A marzo, un vasto incendio nella capitale aveva provocato oltre 80 feriti e 5mila sfollati. Nel 2017 erano state invece le frane seguite a un'alluvione a causare oltre mille morti.

AFGHANISTAN - Attivista per le donne e 3 collaboratrici uccise ieri in Afghanistan / Ed Altro

@Prosegue ancora la scia di sangue nell’Afghanistan governato ora dal nuovo Emirato islamico voluto dai talebani che hanno reintrodotto la sharia riportando indietro di secoli i diritti delle donne afgane.


Quattro donne sono state trovate uccise in una casa a Mazar-I-Sharif in Afghanistan; tra loro l’attivista e docente di economia Frozan Safi,29enne,scomparsa da due settimane. Fermati 2 sospetti Safi è stata crivellata di colpi che le hanno devastato il volto. “L’abbiamo riconosciuta dai vestiti, i proiettili le hanno distrutto la faccia. Ha ferite” in tutto il corpo, ha detto la sorella Rita, che è una dottoressa. E’ il primo difensore dei diritti delle donne a essere uccisa dal ritorno dei talebani al potere, riporta il Guardian.

Afghanistan nel caos: attentato kamikaze a ospedale di Kabul, 23 morti


Prosegue ininterrotta a Kabul la lunga scia di sangue che sta caratterizzando il nuovo Emirato islamico governato dai talebani in Afghanistan.
Stamattina infatti almeno due esplosioni e colpi di arma da fuoco sono stati avvertiti nei pressi dell’ospedale militare di Kabul. Almeno 23 morti e 50 feriti, riferisce il ministero della Salute afghano. Ad attaccare l’ospedale un kamikaze in moto, che si è fatto esplodere all’ingresso della struttura. con lui diversi uomini armati, tutti eliminati dalle forze di sicurezza durante uno scontro.

Afghanistan, orrore senza fine: 41 morti in moschea sciita di Kandahar


Prosegue la scia di terrore e sangue nell’Afghanistan governato dal nuovo emirato dei talebani.
Dopo i quasi cento morti provocati la settimana scorsa dal kamikaze di Kunduz stavolta il terrorismo ha colpito a Kandahar. Ieri infatti 41 vittime sono cadute oltre ai 70 feriti registrati in una moschea sciita della città afgana – anche stavolta probabilmente per mano dell’ISIS-Khorasan – a seguito di colpi di arma da fuoco e di almeno 3 esplosioni verificatesi nel luogo di culto.
Si è trattato anche stavolta di un nuovo attacco lamikaze poi oggetto delle prime rivendicazioni dei miliziani dell’ISIS-K sempre più lanciato all’attacco contro il nuovo regime dei talebani.

Orrore in Afghanistan: almeno 80 le vittime di un kamikaze in moschea.
Orrore senza fine in Afghanistan nonostante il nuovo governo dei talebani che avevano promesso di riportare pace e ordine nel Paese. come dimostrano purtroppo gli oltre 80 morti per l’esplosione di un kamikaze in una moschea di Kunduz, con ogni probabilità vittime di un attentato del gruppo Khorasan dell’ISIS che sta trascinando di nuovo il Paese nella spirale di una guerra civile.
Infatti l’ISIS-K ormai insediatosi nelle città afghane continua a non dare tregua agli studenti coranici, rei di avere intavolato trattative di pace con gli odiati Americani in Qatar e perciò considerati corrotti e non sufficientemente duri nei confronti degli occidentali.
E questo nuovo attentato segue a distanza di pochi giorni il precedente attacco kamikaze che aveva visto almeno 80 persone succise e 100 ferite, a Kunduz, nell’esplosione che si è verificata in una moschea sciita della città dell’Afghanistan nord-orientale.
Lo riferiscono i media. La polizia ipotizza che un attentatore suicida si sia unito ai fedeli in preghiera. L’Isis ha rivendicato l’attentato. I talebani parlano di un attacco “in cui i nostri compatrioti sono stati martirizzati e feriti”.

Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante – Provincia di Khorasan (ISIL-KP o ISKP; in arabo: الدولة الإسلامية في العراق والشام – ولاية خراسان‎, ad-Dawlah al-Islāmiyah fī ‘l-ʿIrāq wa-sh-Shām – Wilayah Khorasan)[1] è un sedicente ramo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) attivo in Asia meridionale e in Asia centrale, anche se l’ISIL nega qualsiasi connessione.[2][3] Alcune fonti dei media usano anche i termini ISK, ISISK, IS-KP, ISIS-K[4] o Daesh-Khorasan in riferimento al gruppo. Il gruppo Khorasan è attivo in Afghanistan[5][6][7] e la sua area comprende anche altre parti come Pakistan,[8] Tagikistan,[9] e India dove alcuni gruppi hanno giurato fedeltà a esso.[10][11]

L’ISIL ha annunciato la formazione del gruppo nel gennaio 2015 e ha nominato l’ex militante del Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) Hafiz Saeed Khan come suo leader con l’ex comandante talebano afgano Abdul Rauf Aliza nominato vice leader. Aliza è stato ucciso in un attacco di droni statunitensi nel febbraio 2015[12] mentre Khan è stato ucciso in un attacco aereo statunitense nel luglio 2016.[13] Un altro leader dell’ISIL-K, Abdullah Orokzai noto anche come Aslam Farooqi, è stato catturato nell’aprile 2020.[14][15]

venerdì 5 novembre 2021

Il governo valuta obbligo vaccinale per alcune categorie: gli ultimi aggiornamenti

@ - Accelerazione sulla terza dose. Il governo vuole evitare la recrudescenza del Covid-19 che già sta mietendo molte vittime nell’est Europa. Il governo torna a considerare l’ipotesi di introdurre l’obbligo vaccinale per alcune categorie. “Non è assolutamente un tabù e siamo pronti a prenderlo in considerazione”, spiega il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, ai microfoni di Radio Cusano Italia TV.

Ora affrontiamo queste settimane, vediamo quali saranno i dati delle vaccinazioni, dopodichè ci auguriamo che vi sia un senso di responsabilità che prevalga”, ha detto Costa.

Ciò che ci protegge è il vaccino e non il tampone – ha poi proseguito il sottosegretario – Non è corretto che chi si è vaccinato debba sopportare misure restrittive a causa di una minoranza che non si è vaccinata”.

Il governo, dunque, non ha molta scelta: proseguire con le misure restrittive imponendole anche a chi si è vaccinato, o introdurre delle distinzioni, o introdurre degli obblighi vaccinali per alcune categorie”.

Se continueranno ad esserci tanti concittadini che continueranno a non vaccinarsi “saranno proprio loro i corresponsabili della prosecuzione delle misure restrittive. Questo dobbiamo dirlo con forza e con chiarezza”, ha sottolineato Costa

Le categorie interessate potrebbero essere “alcune fasce d’età over 50 e over 60, dove ci sono molti concittadini che non si sono vaccinati”. Altre categorie che potrebbe essere interessate dall’obbligo sono quelle che si trovano “a stretto contatto con il pubblico”.

Potrebbero, dunque, rientrare tra le categorie interessate anche gli insegnanti in particolare quelli dell’infanzia e della primaria.

Cina, smog a Pechino: stop autostrade e parchi giochi delle scuole

@ - Secondo l'ufficio meteorologico nazionale, una fitta foschia di smog ha avvolto parti della Cina settentrionale, con visibilità in alcune aree ridotta a meno di 200 metri.

Le autostrade e i parchi giochi delle scuole di Pechino sono stati chiusi a causa del forte inquinamento. Secondo l'ufficio meteorologico nazionale, una fitta foschia di smog ha avvolto parti della Cina settentrionale, con visibilità in alcune aree ridotta a meno di 200 metri. Le autorità di Pechino hanno attribuito la situazione a "condizioni meteorologiche sfavorevoli e diffusione dell'inquinamento regionale".

Alle scuole della capitale è stato ordinato di interrompere le lezioni di educazione fisica e le attività all'aperto, mentre tratti di autostrade per le principali città, tra cui Shanghai, Tianjin e Harbin, sono stati chiusi al traffico a causa della scarsa visibilità. È probabile che lo smog persista almeno fino a sabato sera, secondo i funzionari della capitale.

L'aumento della produzione di carbone e la concentrazione di Pm2.5

La Cina ha reso noto all'inizio di questa settimana di aver aumentato la produzione giornaliera di carbone di oltre un milione di tonnellate per alleviare la carenza di energia che ha costretto le fabbriche a chiudere negli ultimi mesi. L'inquinamento a Pechino ha spinto la concentrazione di micro particelle Pm2.5, responsabili dei problemi respiratori, a quota 224, con scenari in peggioramento fino a sabato sera. L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda livelli massimi pari a 15.

Gli impegni di Pechino contro l'inquinamento.
La Cina, principale responsabile mondiale di emissioni di gas serra, si è impegnata a portare il loro picco entro il 2030 e a ridurle a zero entro il 2060, con la quota di energia rinnovabile da portare, rispettivamente, al 25% e all'80%. Attualmente, oltre 80% del mix energetico del Paese poggia sui combustibili fossili e il 60% è costituito dal carbone.

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