sabato 10 aprile 2021

Corea del Nord, Kim parla alla popolazione: “In arrivo tempi duri”

@ - Torna a parlare il leader della Corea del Nord, Kim Jong-Un. Il dittatore nordcoreano annuncia l’arrivo di tempi duri per l’intera popolazione.

Il leader nordcoreano sul momento difficile del paese (Getty Images)

Peggiora il momento interno della Corea del Nord, con Kim Jong-Un leader del paese che ha chiesto al popolo di prepararsi all’arrivo di una crisi all’interno del paese. Addirittura il dittatore nordcoreano ha paragonato la situazione alla terribile carestia che colpì il paese negli anni novanta. Infatti quel terribile periodo durò dal 1994 al 1998, causando dalle 300mila alle 500mila morti. A provocare la nuova crisi della Nord Corea, infatti, non è causata solamente dalla pandemia da Covid-19.

Infatti di recente nel paese sono arrivate le sanzioni internazionali a causa del programma nucleare di Kim. Così il leader ha annunciato al paese: “Bisogna intraprendere un’altra Marcia ardua“. La dichiarazione è arrivata durante una conferenza stampa del Partito dei Lavoratori. Anche all’inizio della settimana, Kim aveva annunciato l’arrivo del peggior periodo di sempre per il paese che si doveva preparare ad affrontare delle ‘sfide senza precedenti‘.

venerdì 9 aprile 2021

In fuga da Cabo Delgado, respinti dalla Tanzania

@- L'Unhcr ha denunciato casi di respingimenti al confine di persone che fuggono dal Mozambico.


Le testimonianze sono tutte simili, da mesi: le persone che fuggono dalle violenze di Cabo Delgado arrivano in Tanzania; vengono trasferite in un centro dove vengono schedate e poi riaccompagnate sul ponte che fa da confine tra i due Paesi. Lì viene loro detto semplicemente che non è permesso entrare in Tanzania e che devono tornare in Mozambico”. A parlare è Margarita Loureiro, capo uffico dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) nella provincia di Cabo Delgado, oltre 82mila chilometri quadrati ricchi di giacimenti naturali nell’estremo nord del Paese.

L’agenzia Dire la raggiunge telefonicamente dopo che l’Unhcr ha denunciato casi di respingimenti al confine di persone che fuggono dalla regione nel Paese vicino.
Cabo Delgado è parzialmente controllata da milizie di ispirazione jihadista note localmente come Al Shabaab, che si autodichiarano affiliate al gruppo Stato islamico dall’agosto scorso, quando si sono impadronite di Macimboa da Praia, snodo portuale della provincia. Da questa località i miliziani conducono attacchi in tutta la regione. Il 24 marzo hanno attaccato Palma, hub strategico dal settore estrattivo dove vivono numerosi cittadini stranieri, per lo più dipendenti delle multinazionali che hanno investito milioni di dollari nello sfruttamento dei giacimenti di Cabo Delgado.

Secondo gli ultimi comunicati diffusi dall’Unhcr, sono 11mila le persone fuggite da Palma, a piedi e in barca. Sarebbero invece centinaia, il loro numero non è stato ancora confermato esattamente, i civili che hanno perso la vita nell’attacco. L’assedio della città è terminato il 30 marzo, con la ripresa da parte delle forze armate regolari mozambicane dopo diversi giorni.
Loureiro, che è di base nella capoluogo Pemba, circa 350 chilometri a sud di Palma, dice che “nelle ultime due settimane sono oltre 1.000 le persone giunte qui che hanno denunciato di essere state rimpatriate contro il loro volere dalla vicina Tanzania”. Secondo la responsabile, l’Unhcr ha iniziato a notare le prime “irregolarità” alla frontiera già l’anno scorso, al punto che “nel dicembre 2020 venne effettuata una visita di monitoraggio al confine grazie alla quale si riuscì a documentare sul posto numerosi casi di respingimenti forzati”.

Loureiro evidenzia che questa situazione non sembra essersi fermata dopo l’attacco di Palma, che ha intensificato il flusso di persone in fuga, anche verso nord oltre confine. “Continuiamo ad ascoltare testimonianze di persone che dal punto di confine di Mtambaswala, in Tanzania, vengono costrette ad attraversare il ponte che collega i due Paesi fino alla frontiera di Negomano, sul versante mozambicano”. La dirigente dell’Unchr ribadisce che l’Alto commissariato “continuerà a raccogliere testimonianze, che a oggi ci vengono sia da persone rimpatriate che da ufficiali di frontiera” e monitorerà la situazione.

Loureiro rivolge anche un appello alla Tanzania. “Vorremmo ricordare che tutti i Paesi membri della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e della Convenzione dell’Unione Africana del 1969 sullo stesso tema sono tenuti a rispettare i principi chiave di questi documenti: quello di accesso al sistema di asilo e quello cosiddetto di ‘non refoulment’, ovvero il principio secondo il quale i rifugiati non possono essere rimandati in Paesi dove esiste una concreta minaccia per le loro vite”.

mercoledì 7 aprile 2021

Iran, promettenti aperture Usa su rimozione sanzioni 'Opportunità di confronto su come e quando tornare a impegni'

@ - L'Iran giudica "promettenti" le aperture degli Usa su una possibile rimozione di alcune delle sanzioni nei suoi confronti, se Teheran tornerà al pieno rispetto dell'accordo sul nucleare. Lo ha dichiarato il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, mentre si aprono a Vienna i colloqui finalizzati al possibile ritorno di Washington all'intesa.


"Giudichiamo questa posizione realista e promettente. E questa posizione potrebbe essere il punto di partenza per la correzione del processo sbagliato che aveva messo la diplomazia in uno stallo", ha dichiarato Rabiei. Il portavoce dell'esecutivo di Teheran ha definito gli incontri odierni come "un'opportunità per tutte le parti di scambiare idee su come e quando ritornare agli impegni" dell'intesa nucleare, ribadendo comunque che non ci saranno almeno in questa tornata colloqui diretti tra Iran e Stati Uniti. "Siamo fiduciosi che nel prossimo futuro il governo degli Stati Uniti non avrà altra scelta se non quella di porre fine alla sua condotta illegale, e che le sanzioni che violano gli accordi e i regolamenti internazionali finiranno", ha aggiunto il portavoce Rabiei, sostenendo che "se verrà provata la volontà, la serietà e la sincerità degli Usa", un accordo "definitivo potrebbe essere raggiunto nelle prossime settimane".

lunedì 5 aprile 2021

La mezza truffa con cui Trump ha ottenuto milioni di dollari dai suoi sostenitori

@ Nel corso del 2020 ha adottato pratiche opache e molto discutibili per trasformare in "ricorrenti" donazioni che avrebbero dovuto essere "una tantum".

Un’indagine del New York Times ha raccontato una mezza truffa con cui negli ultimi mesi prima delle elezioni il comitato elettorale di Donald Trump fosse riuscito a raccogliere finanziamenti dai suoi donatori, che venivano ingannati affinché le loro donazioni una tantum diventassero donazioni ricorrenti.

Questo sistema, basato su un escamotage e una comunicazione molto opaca, ha permesso al comitato elettorale di Trump di raccogliere in pochi mesi decine di milioni dollari da investire nella campagna elettorale, in un momento in cui i fondi a disposizione dei Repubblicani si stavano esaurendo. La mezza truffa ha però portato a decine di migliaia di richieste di rimborso e dopo le elezioni, raccogliendo soldi su altri fronti, il comitato elettorale di Trump ha dovuto restituire molto di quello che aveva ottenuto. Secondo il New York Times, di fatto, Trump ha utilizzato il trucco delle donazioni ricorrenti per ottenere «un prestito a interessi zero» in uno dei momenti chiave della campagna elettorale.

Il sistema con cui i sostenitori di Trump venivano ingannati è piuttosto semplice. Sul sito del comitato elettorale di Trump per le donazioni online a marzo 2020 fu aggiunto un banner giallo che chiedeva di rendere una ricorrenza mensile la donazione che si stava facendo. Il campo per accettare la proposta era però già compilato: per fare sì che la donazione fosse una tantum, quindi, era necessario accorgersi di questo dettaglio e intervenire per deselezionare l’opzione. Non facendo questa operazione, la donazione si attivava automaticamente come ricorrente.

A giugno, il sistema dei campi precompilati fu sfruttato nuovamente: sotto alla prima domanda per le donazioni ricorrenti venne aggiunto un secondo testo che con poca chiarezza invitava a fare una donazione extra “per il compleanno di Trump”. Anche in questo caso, per evitare di fare la donazione extra bisognava intervenire attivamente. L’introduzione di questo secondo – opaco – avviso ha portato il giorno del compleanno di Trump, il 14 giugno, al record di donazioni giornaliere nella storia del comitato elettorale. Quel giorno, infatti, furono processati insieme tutti i pagamenti per le donazioni che erano state raccolte grazie al nuovo avviso.

I Repubblicani festeggiarono pubblicamente il successo, senza spiegare esattamente a cosa fosse dovuto, ma dai giorni successivi al 14 giugno il numero di richieste di rimborso che ricevevano cominciò a crescere enormemente. Come spiega il New York Times, un certo numero di richieste di rimborso è fisiologico a ogni attività di raccolta fondi e anche i Democratici ne hanno eseguiti decine di migliaia nel corso della campagna elettorale. Se prima del 14 giugno però il valore dei rimborsi eseguiti da Democratici e Repubblicani erano stabili intorno al 2 per cento delle donazioni ricevute, poi quelli dei Repubblicani hanno cominciato a crescere arrivando fino al 12 per cento.

A settembre, dopo che ad agosto i Democratici avevano raccolto 150 milioni di dollari in più dei Repubblicani, il linguaggio dei due avvisi già usati fu cambiato ancora e il sistema per raccogliere donazioni extra diventò più aggressivo. Il primo avviso da quel momento chiedeva di rendere la donazione a ricorrenza settimanale, il secondo parlava di una donazione extra da 100 dollari una tantum. Tra ottobre e novembre i due testi furono resi ancora meno chiari, con sempre minore evidenza data alle frasi che spiegavano chiaramente quello che i due campi precompilati avrebbero davvero comportato.

I messaggi mostrati sul sito delle donazioni da marzo alle elezioni:

Il New York Times ha raccolto testimonianze di molte persone che credendo di fare una singola donazione al comitato elettorale di Trump si sono trovati con addebiti di diverse migliaia di dollari in poche settimane, spesso senza poterselo permettere. Dopo le elezioni, moltissimi di loro hanno ottenuto un rimborso: a quel punto, dice il New York Times, Trump stava raccogliendo altre decine di milioni di dollari sostenendo di avere bisogno di aiuto per finanziare i ricorsi contro i presunti brogli elettorali dei Democratici, e con quei soldi ha potuto ripagare i donatori ingannati.

Negli ultimi due mesi e mezzo del 2020, il comitato Trump ha eseguito 530.000 rimborsi a donatori online per un totale di 64,3 milioni di dollari. Nello stesso periodo, il comitato elettorale di Joe Biden ha eseguito 37.000 rimborsi per 5,6 milioni di dollari in tutto. Secondo i registri ufficiali, WinRed, l’ente che gestiva le donazioni dei Repubblicani, ha restituito il 10,7 per cento delle donazioni ricevute nel 2020 (122 milioni di dollari in tutto); ActBlue, l’equivalente di WinRed per i Democratici, ha restituito il 2,2 per cento delle donazioni ricevute (21 milioni di dollari in tutto).

La mole di rimborsi chiesti ai Repubblicani ha stupito anche moltissimi esperti e navigati operatori del mondo della politica statunitense, dice il New York Times. «I rappresentanti di diverse banche che hanno chiesto rimborsi per conto di loro clienti hanno stimato che nel momento massimo i reclami contro WinRed fossero tra l’1 e il 3 per cento del totale. Il dirigente di una delle più importanti società di carte di credito ha confermato numeri simili per la quantità di reclami contro WinRed che hanno dovuto gestire». Se si pensa a quanto sia grande il mercato dei pagamenti online, “tra l’1 e il 3 per cento” dei reclami sono tantissimi reclami.

Secondo il comitato elettorale di Trump, solo lo 0,87 per cento del numero di donazioni ricevute è stato soggetto a reclami: anche prendendo per buono questo numero si arriverebbe comunque a circa 200.000 reclami e quasi 20 milioni di dollari da restituire. A questo va poi aggiunto quanto restituito perché ottenuto oltre i limiti previsti dalla legge per le donazioni elettorali, che con il sistema delle donazioni ricorrenti il comitato Trump ha superato in tantissimi casi. WinRed, a differenza di ActBlue, è inoltre una società a tutti gli effetti e può generare guadagni: trattiene il 30 per cento dei soldi ricevuti con le donazioni e quando effettua i rimborsi non restituisce i costi delle transazioni. Con questi sistemi, secondo i conti del New York Times, nel 2020 dovrebbe aver generato alcuni milioni di dollari di profitto.

Il sistema delle caselle precompilate, dice il New York Times, sembra essere ancora diffusamente usato da molti esponenti del Partito Repubblicano ed è stato usato ampiamente anche durante la campagna elettorale per i due seggi al Senato della Georgia, finita a inizio gennaio con due storiche vittorie per i Democratici. Anche questi ultimi, nella loro storia recente, hanno fatto ricorso in alcuni casi a caselle precompilate per generare donazioni extra: ma niente di simile a ciò che ha fatto il comitato Trump sembra essere stato fatto dai Democratici, che invece hanno poi introdotto linee guida interne per interrompere o limitare fortemente la pratica.

domenica 28 marzo 2021

Birmania, è il "giorno della vergogna": salgono a cento i morti per la repressione delle proteste

@ - Si tratta del bilancio giornaliero più sanguinoso mai registrato dal golpe. Tra le vittime ci sarebbero anche un bimbo di 5 anni e una ragazzina di 13.


Salgono a un centinaio le vittime della repressione delle proteste anti-golpe in Birmania. Si tratta del bilancio giornaliero più sanguinoso mai registrato dal colpo di Stato militare del primo febbraio che ha destituito il governo democraticamente eletto guidato da Aung San Suu Kyi. Tra le vittime ci sarebbero anche un bimbo di 5 anni e una bimba di 13. "E' il giorno della vergogna", ha detto il portavoce del CRPH, un gruppo anti-giunta.

La durissima operazione dell'esercito era stata preannunciata venerdì sera dalla televisione di Stato, che aveva messo in guardia i manifestanti dalla possibilità di essere colpiti "alla testa e alla schiena". Il generale Min Aung Hlaing, leader della giunta, ha invece affermato, durante la parata del Giorno delle Forze Armate nella capitale Naypyidaw, che i militari avrebbero "protetto il popolo e si sarebbero battuti per la democrazia".

Proteste in varie città - Migliaia di persone sono scese comunque in strada per protestare a Rangoon, Mandalay e in altre città. A Mandalay hanno perso la vita 29 persone, tra cui un bambino di 5 anni, almeno 24 a Rangoon. Altre uccisioni sono state segnalate nella regione centrale di Sagaing, Lashio, Bago, vicino a Rangoon e in altre località.

Spari contro il centro culturale Usa - Nella capitale economica del Paese alcuni colpi di arma da fuoco hanno colpito il centro culturale statunitense, mentre dagli Stati Uniti arrivava l'ennesimo monito all'esercito contro le uccisioni. Nessuno è rimasto ferito, ma è stata aperta un'indagine, ha detto il portavoce dell'ambasciata americana Aryani Manring.

La condanna dell'Ue: "Giornata di terrore e disonore" - L'Ue ha condannato la sanguinosa repressione delle proteste in Birmania. "Questa 76esima Giornata delle forze armate della Birmania resterà scolpita come giornata di terrore e disonore", ha affermato la delegazione dell'Unione europea in Birmania. "L'uccisione di civili disarmati, compresi bambini, sono atti indifendibili".

sabato 27 marzo 2021

Virus in Tanzania Fra’ Paolo: «Crescono i casi»

@ - Il religioso lancia l’appello: «Qui non esistono laboratori attrezzati e statistiche. E fare un tampone è proibitivo. Ma ci sono sempre più ammalati».


Il presidente della Tanzania John Magufuli è morto nei giorni scorsi. Di infarto; o di Covid, come dicono gli oppositori. Magufuli era accusato di essere “negazionista”: il Governo infatti non forniva più i dati sui contagi, e aveva rifiutato i vaccini del programma internazionale Covax. Proprio pochi giorni prima del decesso, il frate viadanese Paolo Boldrini, da anni missionario in Tanzania, aveva scritto agli amici in Italia per fornire una relazione sulla situazione nel Paese africano. «Da gennaio – scrive il religioso – l’impatto del coronavirus si sta facendo sentire in modo evidente, forse a causa della variante sudafricana. Sino a dicembre non si notavano impatti sulla popolazione locale, e da tempo le misure di precauzione erano state allentate; ma ora sono aumentati malesseri, ricoveri e decessi dovuti a disturbi respiratori». Fra’ Paolo non si scandalizza per la mancanza di dati ufficiali: «Quasi non esistono laboratori attrezzati per fare i tamponi, e i costi sono comunque proibitivi per molti. Chi conosce lo stato delle nostre strutture sanitarie, sa che le statistiche fornite non sono attendibili».

In tale contesto, il missionario comprende alcune scelte di Magufuli: «Il coronavirus stava diventando pretesto per interventi neocoloniali. Per questo il presidente aveva raccomandato le mascherine fatte in loco, o dichiarato di voler accettare i vaccini solo dopo averne accertata l’idoneità». 

Secondo il frate, ciò che scandalizza davvero sono le spietate logiche di mercato, la corruzione e una strutturale arretratezza: «Le strumentazioni sanitarie sono importate con costi gravosissimi; e poi rimangono inutilizzate perché le ditte fornitrici non forniscono i ricambi, avendo già costruito nuovi modelli più costosi. I Paesi più deboli soccombono nelle mani di affaristi senza scrupoli. Ci sono tante minacce oltre al Covid: servono grossi passi avanti, e non concentrarsi solo su un fronte lasciandone altri sguarniti, per assicurare una buona assistenza alle persone. Mascherine, distanziamento e igiene delle mani (anche se manca l’acqua corrente) sono comunque precauzioni da non scordare». —

venerdì 26 marzo 2021

Trump: Biden disumano in Messico, giornalisti non gli fanno domande difficili, Cina non lo rispetta

@ - "Noi avevamo fatto un incredibile lavoro, costruendo 800 chilometri di muro, mettendo più di 28 mila soldati al confine per non far passare nessuno. 

Ciò che Biden sta facendo è disumano. Ora vedi bambini in condizioni terribili al confine". Lo ha detto l'ex presidente Donald Trump, parlando a Fox News. "Con noi - ha aggiunto - poche persone venivano al confine perché sapevano che le avremmo rimandate indietro. E non permettevamo loro di aspettare al confine. Ciò che l'amministrazione Biden sta facendo è vergognoso. Dovrebbero, invece, finire di costruire il muro". Trump sostiene che Biden sia stato trattato in maniera morbida dai giornalisti nel corso della sua prima conferenza stampa. "Gli hanno fatto domande soffici - ha commentato - non doveva essere così".

"La Corte Suprema dovrebbe vergognarsi di se stessa". E' il giudizio di Donald Trump nei confronti dei giudici che non hanno accolto i ricorsi per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali di novembre. "I numeri - ha aggiunto l'ex presidente, parlando a Fox News - erano nettamente a nostro favore e i giudici non hanno avuto il coraggio di fare quello che andava fatto". L'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha difeso i suoi sostenitori che lo scorso 6 gennaio hanno preso parte alla manifestazione in Campidoglio. Non rappresentavano "nessuna minaccia" per i parlamentari che si erano riuniti lì per certificare il voto del Collegio elettorale che ha confermato la vittoria di Joe Biden nella corsa presidenziale. Trump, parlando a Fox News Channel, si è lamentato di come le forze dell'ordine abbiano "perseguitato" i manifestanti del Campidoglio mentre "non accade nulla" a quella di sinistra. Trump ha riconosciuto che coloro che hanno preso d'assalto il Campidoglio "sono entrati e non avrebbero dovuto farlo" aggiungendo però che "alcuni di loro sono entrati e stavano abbracciando e baciando la polizia e le guardie. Molti sono entrati e poi sono subito usciti". Più di 300 persone sono state accusate in relazione alla rivolta. "Abbiamo molte opzioni per il futuro, abbiamo più di 200 milioni di follower, vedremo. Ma sono contento anche di inviare i comunicati, perché cosi' possono essere letti tutti senza dover essere censurati". Lo ha detto Donald Trump, rispondendo alla domanda della conduttrice di Fox News, riguardo il fatto che sia stato bannato da Facebook e Twitter. "Tra l'altro - ha aggiunto - Twitter è diventata noiosa, lo dicono tutti, da quando sono andato via io". Riguardo i vaccini, Trump ha sottolineato il "ritardo" dell'Europa, e il fatto che "mentre Anthony Fauci diceva che ci sarebbero voluti anni per avere un vaccino, io l'ho fatto avere in meno di dodici mesi". L'ex presidente ha definito Fauci una "creazione dei media". Se ci fosse stato ancora l'amministrazione Trump al vertice Usa-Cina di Anchorage, Alaska, i suoi rappresentanti "si sarebbero alzati dal tavolo" dopo gli "insulti lanciati agli americani e all'America". Lo ha detto l'ex presidente, intervenendo a Fox News. Trump ha parlato di "imbarazzo assoluto". Una settimana fa il consigliere alla Sicurezza nazionale, Jacob Sullivan, e il segretario di Stato, Antony Blinken, avevano tenuto un incontro con il capo della diplomazia cinese Yang Jiechi il quale, ha ricordato la conduttrice, Laura Ingraham, aveva evidenziato le "molte rivolte che hanno attraversato gli Stati Uniti, soprattutto da parte di Black Lives Matter". "A noi non è mai successa una cosa del genere - ha commentato Trump - quello è stato un imbarazzo assoluto per il nostro Paese. Non potevo crederci". "Saremmo andati via - ha continuato - nessuno si e' mai permesso di parlare al mio gruppo in quel modo, nessuno mi ha mai parlato in quel modo, glielo garantisco. Se lo avessero fatto, avremmo raddoppiato le tariffe. In realtà, francamente, era qualcosa che avremmo dovuto fare. Ho preso miliardi e miliardi di dollari dalla Cina, stavamo riportando di nuovo in alto l'economia, stava andando davvero bene. E la Cina ci rispettava. Non hanno mai parlato come hanno fatto" con la squadra di Joe Biden.

giovedì 25 marzo 2021

Il Papa taglia gli stipendi al clero. Quanto guadagnano i cardinali

@ - La pandemia, spiega Bergoglio nel 'motu proprio', "ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano".


In tempo di crisi economica anche il Vaticano corre ai ripari, ed il papa decide di decurtare gli stipendi ad alcuni collaboratori della Curia romana tramite un "motu proprio" creato ad hoc per l'occasione.

Ad essere interessati dal provvedimento saranno i compensi dei cardinali (- 10%), dei capi dicastero e dei segretari (- 8%) ed infine quelli di tutti i sacerdoti, dei religiosi e delle religiose in servizio presso la Santa Sede. Nella manovra di contenimento della crisi viene anche incluso il blocco dello scatto di anzianità per tutti i dipendenti della Curia romana almeno fino al prossimo 2023, con un'unica eccezione riservata ai laici dal primo fino al terzo livello.

"Un futuro sostenibile economicamente richiede oggi, fra altre decisioni, di adottare anche misure riguardanti le retribuzioni del personale", scrive Bergoglio nelle righe del "motu proprio", come riferisce AdnKronos. Nessuna intenzione di licenziare i dipendenti, ma una chiara volontà di tagliare le spese, con degli interventi effettuati "secondo criteri di proporzionalità e progressività". Quindi anche il Vaticano è costretto a tirare la cinghia ritoccando al ribasso le paghe di numerosi collaboratori, a causa del"disavanzo che da diversi anni caratterizza la gestione economica della Santa Sede", precisa il papa, e per le difficoltà legate alla pandemia, "che ha inciso negativamente su tutte le fonti di ricavo della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano".

Le novità saranno applicate a partire dal prossimo 1 aprile. Il taglio più netto è quello previsto per i cardinali, con un – 10%. Come spiegato da AdnKronos, è necessario fare un distinguo tra cardinali e arcivescovi delle diocesi in Italia e porporati e capi dicastero della Curia romana, ovvero i reali destinatari della manovra anticipata nel "motu proprio". Mentre i primi (220 in tutto) dipendono dall' "Istituto di sostentamento del clero" e guadagnano tra 1300/1400 euro al mese, i secondi possono arrivare a compensi compresi tra i 5mila ed i 5500 euro.

Meno 8% per i dipendenti del Vaticano, del Governatorato e di altri enti annessi rientranti nei livelli retributivi C/C1 (quindi capi e segretari dei dicasteri), e meno 3% per i dipendenti religiosi/chierici inquadrati nei livelli retributivi compresi tra C2 e primo livello. Ciò significa che i tagli riguarderanno solo i dipendenti non laici. Oltre ciò tutto il personale in servizio presso la Santa Sede vedrà bloccati gli scatti di anzianità, al momento solo per ciò che concerne il biennio 1 aprile 2021 – 31 marzo 2023. Tale provvedimento riguarderà anche il Vicariato di Roma, i Capitoli delle Basiliche Papali Vaticana, Lateranense e Liberiana, la Fabbrica di San Pietro e la Basilica di San Paolo fuori le mura.

La Virginia ha abolito la pena di morte: è il primo Stato del Sud degli Stati Uniti a farlo

@ - "Firmare questa legge è la cosa giusta da fare. Non c'è posto per la pena di morte nel nostro Stato, nel sud e nel paese", ha detto il governatore democratico Ralph Northam, da sempre abolizionista, che con la sua firma ha proclamato la fine della pena capitale.


Detiene il record delle esecuzioni capitali negli Stati Uniti dopo il Texas, ma da oggi la Virginia archivia definitivamente la pena di morte. A febbraio era arrivato il via libera del Parlamento statale, e oggi è stato il giorno della firma – scontata – del governatore democratico Ralph Northam, da sempre abolizionista. “Firmare questa legge è la cosa giusta da fare. Non c’è posto per la pena di morte nel nostro Stato, nel sud e nel paese”, ha detto Northam che chiude per sempre la ‘camera della morte’ nel penitenziario di Greensville, dove dopo una controversa vicenda giudiziaria nel 2000 venne giustiziato anche Derek Rocco Barnabei. Per lui si mobilitarono anche il Parlamento europeo e Papa Giovanni Paolo II, chiedendo che gli fosse risparmiata la vita.

Secondo il Death Penalty Information Center, sono 25 gli Stati Usa (Virginia compresa) che prevedono ancora la pena capitale, mentre 22 no. Altri tre – California, Oregon e Pennsylvania – hanno imposto delle moratorie. Il District of Columbia, con la capitale Washington, ha abolito la pena di morte nel 1981. “La pena di morte della Virginia ha profonde radici nella schiavitù, nei linciaggi e nelle leggi di segregazione Jim Crow“, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’organizzazione Death Penalty Information Center, Robert Dunham, sottolineando “il valore simbolico di smantellare questo strumento usato storicamente come meccanismo per l’oppressione razziale da una legislatura che si trova nella ex capitale confederata”.

La prima condanna a morte in assoluto fu eseguita nel 1608. Da quando invece la pena di morta è stata reintrodotta negli Usa, nel 1976, in Virginia sono state mandate a morte 114 persone. Lo Stato è secondo solo al Texas, che ne ha giustiziate 569. Abolendo la pena di morte la Virginia fa anche un passo avanti nel riconciliarsi con il suo passato di Stato schiavista. Non a caso la maggior parte dei condannati a morte sono afroamericani e secondo il Death Penalty Information Center dall’inizio del ventesimo secolo sono stati giustiziati 296 detenuti di colore rispetto a 79 bianchi. “Da quando la nostra colonia è stata fondata – aveva commentato il senatore democratico Scott Surovell, tra i principali sponsor della legge – 1.329 persone sono state giustiziate dal nostro governo, più di ogni altra entità governativa negli Stati Uniti d’America“.

mercoledì 24 marzo 2021

Effetto Bergoglio: meno vocazioni, preti in fuga e la basilica di San Pietro cancella le messe

@ - Nel marzo di otto anni fa, quando Jorge Bergoglio salì al soglio pontificio. Su Repubblica e altri giornali laici e ostili a Benedetto XVI, profetizzavano in termini entusiastici. Un Papa così vicino alla gente, che dice “buon pranzo” ai fedeli in piazza San Pietro, che ha scelto un nome come quello di Francesco d’Assisi, tornerà a riempire le chiese e a convogliare nuove vocazioni.

Chi si fa prete non è ispirato dal Papa Francesco
Otto anni dopo, il vaticinio ha fallito. Se effetto Bergoglio c’è stato sulle vocazioni, c’è stato al contrario, come osserva oggi Libero quotidiano. Eclatante quanto ha rilevato uno studioso dell’università cattolica americana di Notre Dame. Francis Meier ha condotto una inchiesta sulle vocazioni nella chiesa americana. Nessuno dei seminaristi, secondo il suo studio, ha citato come motivo di spinta Papa Francesco.

Insomma, osserva il quotidiano diretto da Pietro Senaldi, “la convinzione di questo mondo era che questo Pontefice, con la sua vocazione al cambiamento, avrebbe generato una maggiore attrazione verso la Chiesa romana. Non è andata così, se si considera, per dire, che in Italia la percentuale di quanti si dichiarano fedeli e vanno a messa è crollata di oltre 10 punti dal 2007 ai mesi ante Covid. Le ragioni sono molteplici, ovviamente, e una è il secolarismo avanzante. Ma mai previsione si dimostrò più errata dell'”Effetto Bergoglio”.

Bergoglio e le vocazioni: seimila preti in meno
Una tendenza che il Secolo d’Italia aveva denunciato già dal novembre scorso in base a dati inoppugnabili. La pubblicazione dell’Annuario statistico ha consentito, infatti, anche di fare un bilancio sulle pecorelle smarrite nella Chiesa. Vale a dire i preti che hanno abbandonato la tonaca. Il fenomeno delle defezioni, in generale, ha interessato quasi seimila sacerdoti nel mondo nel periodo 2014-2018. Pieno periodo del pontificato del papa argentino. In particolare, l’81% delle defezioni è avvenuto in America e in Europa. Proprio dove la comunicazione vaticana arriva in modo più forte e chiaro.

Ma non finisce qui. Il blog del vaticanista Marco Tosatti denuncia in queste ore un’altra inversione singolare. La trasformazione della Basilica di San Pietro da chiesa a museo. Dal 22 marzo, infatti, “i sacerdoti possono solo concelebrare le Messe nel corpo principale della basilica al mattino tra le 7 e le 9.30 ora di Roma. Una rottura con l’usanza abituale di permettere ai singoli sacerdoti di celebrare liberamente la loro Messa quotidiana ai molti altari della basilica”.

A San Pietro dal 22 marzo quasi tutte le messe soppresse
Il Cardinale Gerhard Müller – riporta il blog – prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha detto al National Catholic Register il 22 marzo che la direttiva avrà l’effetto di rendere il clero che lavora in Vaticano “più simile a dei funzionari e con meno identità sacerdotale”.Gli altari laterali della basilica di San Pietro erano quasi tutti privi del Santo Sacrificio della Messa questa mattina, poiché è entrata in vigore una direttiva del Vaticano che sopprime le messe individuali celebrate nella parte superiore della basilica”. Una denuncia alla quale non ha risposto la Sala Stampa della Santa Sede nè il cardinale Parolin, esplicitamente interpellati sulla questione. Il blog lascia intendere che la decisione sia stata presa direttamente da Bergoglio.

martedì 23 marzo 2021

La Cina ha sanzionato l’Unione Europea in risposta alle sanzioni per le violazioni dei diritti umani compiute nei confronti degli uiguri

@ - Lunedì la Cina ha annunciato che sanzionerà 10 importanti politici e accademici dell’Unione Europea, e 4 sue istituzioni, in risposta alle sanzioni che l’Unione Europea aveva approvato nei confronti della Cina, sempre lunedì, per le violazioni dei diritti umani compiute nel paese nei confronti degli uiguri.


Alle persone sanzionate e alle loro famiglie sarà proibito l’ingresso in Cina; alle aziende a loro collegate e alle istituzioni coinvolte sarà invece proibito di fare affari con la Cina stessa.

Gli uiguri sono una minoranza etnica, prevalentemente di religione musulmana, che abita principalmente nella regione cinese occidentale dello Xinjiang. Diverse inchieste giornalistiche, testimonianze e rapporti dell’ONU hanno rivelato che la Cina ha detenuto e tuttora detiene milioni di uiguri in campi di prigionia, definiti “di trasformazione attraverso l’educazione”. Il governo cinese ha sempre negato la repressione sistematica contro gli uiguri, giustificandola come una campagna antiterroristica.

Le sanzioni dell’Unione Europea alla Cina sono rivolte a 4 funzionari di stato cinesi e a un’istituzione del paese che sono ritenuti responsabili della repressione degli uiguri. Prevedono divieti di viaggi verso l’Unione Europea e di entrarci in affari – simili a quelle imposte dalla Cina in risposta – e hanno soprattutto un valore simbolico. Sono le prime sanzioni che l’Unione Europea impone alla Cina dal 1989, quando fu adottato un embargo di armi dopo la strage compiuta dal governo cinese nella manifestazione di piazza Tienanmen a Pechino, tuttora in vigore.

La Cina ha risposto che l’Unione Europea dovrebbe smetterla di dare agli altri «lezioni sui diritti umani» e di «interferire con i suoi affari interni», e ha minacciato di inasprire le proprie reazioni se l’Unione Europea continuerà con questa politica. Tra le istituzioni sanzionate dalla Cina c’è anche il Consiglio dell’Unione Europea, l’istituzione che detiene il potere legislativo insieme al Parlamento Europeo, composto dai ministri degli stati membri a seconda dei temi discussi. Tra le persone sanzionate invece ci sono anche professori universitari europei che hanno approfondito e rivelato con pubblicazioni la condizione degli uiguri nello Xinjiang.

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Usa, strage in un supermercato del Colorado: uomo armato uccide 10 persone. Arrestato

@ - Un uomo sarebbe entrato e avrebbe aperto il fuoco a Boulder uccidendo diverse persone. Ora è sotto custodia della polizia.

Strage in un supermercato di Boulder, Colorado. Un uomo ha sparato decine di colpi con un fucile d'assalto Ar-15, uccidendo diversi avventori del King Soopers di Table Mesa Drive, una zona residenziale nell'area a sud della città. Fra i morti anche Eric Taalley, 51 anni, poliziotto eroe, il primo ad arrivare sul posto, ucciso mentre tentava di intervenire. Il killer è stato poi successivamente ferito ed arrestato. La sua identità non è stata rivelata così come per ora restano anonime le sue motivazioni.


L'allarme è scattato intono alle 14.30 locali: poco dopo l'agente Talley è arrivato sul posto ed è stato freddato dal killer. Alle 14.49 un tweet della polizia ha invitato tutti a tenersi alla larga dall'area mentre l'edificio veniva presidiato. Dall'interno, l'uomo ha cominciato a sparare pure contro gli agenti e agli uomini dello Swat Team, con un'arma a canna lunga: secondo i testimoni, appunto, un fucile d'assalto.

Il numero delle vittime poteva essere perfino superiore: lo store era molto affollato ma diversi clienti sono riusciti a fuggire dall'uscita secondaria, rifugiandosi in un vicino parcheggio. Da qui uno di loro, Dean Schiller ha mandato live un video degli eventi, documentando parte della sparatoria, l'arrivo della polizia e l'arresto del killer. Si sentono gli spari, la polizia che gli intima di uscire ("arrenditi, l'edificio è circondato") e infine si vede un uomo ammanettato a torso nudo, in calzoncini, con la gamba destra sanguinante.

Le testimonianze sono decine: c'erano infatti almeno trenta persone all'interno quando l'uomo ha aperto il fuoco. Molte di loro ora raccontano di aver sentito gli spari ed essersi rifugiate nel retrobottega, aiutando un gruppo di anziane a fuggire per prime. Molti parlano di "incubo". Ma anche di "sorpresa e stupore". Di sicuro tutti dicono di aver avuto molta paura e di essersi trovati nel caos. "Non ha detto una parola: è entrato e ha sparato", concordano. Un ragazzo ringrazia la sua buona fortuna: "Ho rischiato di morire per una soda e un pacchetto di patatine" singhiozza, intervistato dalla tv. Un uomo racconta della figlia e delle nipoti in fila all'interno del vicino centro per il vaccino per il Covid-19: fuggite in un bagno da dove hanno telefonato disperate.

La polizia assicura che le indagini sono già partite: "La comunità stia tranquilla: abbiamo arrestato il colpevole, non c'è più pericolo", ha cercato di rassicurare il capo polizia Maris Herold: "Ci vorranno almeno cinque giorni per completare le indagini", ha aggiunto. Il presidente Joe Biden è stato costantemente aggiornato.

Un nuovo shock per l'America, già sconvolta dal massacro di Atlanta di martedì 16 marzo: quando un giovane di 21 anni ha ucciso 8 persone, 7 donne di cui sei di origini asiatiche in tre diversi centri benessere di Atlanta. Il Colorado, ha una triste storia di sangue: qui avvennero la celebre strage di Columbine nel 1999 (13 morti) e quella del cinema di Aurora durante la prima del film Il cavaliere oscuro, col killer travestito da Joker (12 morti)

lunedì 22 marzo 2021

La prima crisi della presidenza Biden

@ - Riguarda il grande afflusso di migranti al confine meridionale, che sta creando problemi alle strutture d'accoglienza e polemiche


L’amministrazione statunitense di Joe Biden sta affrontando una situazione problematica al confine meridionale con il Messico, dove un afflusso straordinario di migranti cominciato a partire dalla fine dell’anno scorso ha messo in crisi il sistema di accoglienza delle persone e di gestione delle domande d’asilo.

L’ondata migratoria ha messo in seria difficoltà i piani dell’amministrazione, che aveva promesso una politica migratoria più umana e rispettosa dei diritti rispetto a quella di Donald Trump. Il governo Biden si trova in questo momento sotto forte pressione proveniente sia dal Partito Repubblicano, secondo cui il governo avrebbe perso il controllo dei confini, sia dall’ala sinistra del Partito Democratico, che condanna il fatto che decine di migliaia di persone, tra cui moltissimi bambini senza genitori, si trovino ancora in centri di accoglienza in uno stato di detenzione di fatto.

Regina Elisabetta, decisione storica: nuovo arrivo nella Royal Family

@ - Arriva una storica decisione per la Royal Family, con la Regina Elisabetta pronta ad accogliere un nuovo arrivato: grande stupore in Gran Bretagna.


Buckingham Palace è pronta a rispondere alle accuse di razzismo lanciate da Harry e Meghan. Infatti la Regina Elisabetta ha preso una decisione storica per quanto riguarda il Regno, nominando un supercommissario per la diversità. Infatti l’obiettivo della Royal Family è quello di modernizzare la Corona, una scelta del tutto inedita nella storia della Monarchia inglese. Inoltre questo appare un grande messaggio di sostegno nei confronti delle minoranze, rispecchiando quindi una società britannica sempre più multietnica e diversa.

La decisione, infatti, non riguarda solo Buckingham Palace. Il supercommissario arriverà anche a Clarence House, casa dell’erede al trono Carlo, ed a Kensington Palace, dove vivono William e Kate. Proprio tutti i componenti della Famiglia Reale sono pronti ad aprire i loro orizzonti, mettendo così una pietra sopra le accuse di razzismo. Quindi già nelle prossime settimane i funzionari di tutti e tre i palazzi parteciperanno a delle lezioni per migliorare l’approccio nei confronti delle minoranze etniche, disabili ed alle comunità gay e trans.

Regina Elisabetta, una decisione per migliorare: arriva la risposta alle accuse di razzismo


La questione del razzismo a corte è stata presa sul serio da tutta la Royal Family, che adesso prende una decisione importantissima per aprire i propri orizzonti. Infatti hanno bruciato e non poco le parole di Harry e Meghan durante l’intervista da Oprah Winfrey, secondo il quale un membro della famiglia avrebbe fatto delle domande sul colore della pelle del primogenito Archie. Stando alle indiscrezioni nè la Regina nè Filippo avrebbero rivolto tale domanda a Meghan. Secondo la Markle, però, ad Archie non sarebbe affidato il titolo da principe per il colore della pelle. Ma la verità la si saprà solamente quando Carlo prenderà il trono.

Inoltre Harry avrebbe anche stuzzicato il fratello, William, affermando di essere intrappolato nel sistema. Nonostante ciò non è mancata la risposta di William che ha ricordato di non vivere in una famiglia razzista. Una risposta concreta è arrivata da Kate che ha partecipato alla veglia non autorizzata in memoria di Sarah Everard, la donna uccisa a Londra mentre rientrava a casa la sera. Intanto però cresce il dibattito in Gran Bretagna, con gli esperti che vedono un William infuriato con il fratello per non rispettare la figura della Regina.

La Chiesa a un punto di svolta. Ecco cosa ha "chiesto" il Papa

@ - Bergoglio ha messo l'ecologia in cima all'agenda. Ma questa visione preoccupa i più conservatori. Ecco cosa cambia.

Il concetto di "ecologia integrale" non è stato inventato da papa Francesco. Di "conversione ecologica" aveva già parlato Giovanni Paolo II. Quando il vescovo di Roma cita la questione "ambiente" e sua "tutela", viene tacciato di progressismo.



La realtà è che la Chiesa cattolica si pone il problema da tempo. L'ambientalismo ha sempre fatto parte del dibattito dottrinale (oltre che di quello politico). Sono i problemi odierni semmai a far sì che le istanze ambientaliste siano sulla cresta dell'onda.

Il Papa viene attaccato da destra per via del suo insistere sull'ecologia. Quest'ultima fa parte di temi economico-sociali su cui gli ecclesiastici dovrebbero - insistono dal tradizionalismo ecclesiastico - intervenire il giusto. Perché il cuore dell'attivita del Vaticano e del suo vertice - aggiungono - non può che essere la spiritualità. La critica mossa verso l'ex arcivescovo di Buenos Aires verte quindi sugli ambiti che Bergoglio tratta, al netto degli accenti che pone.

Il Papa però non molla un millimetro. Se Laudato Sì è un caposaldo, gli avvertimenti continui sulla necessità della "conversione ecologica" stanno diventando una costante. L'ecologia - come dichiara l'opposizione a Bergoglio con tono sfavorevole - è ormai parte della dottrina cattolica. E questo, nonostante il riemergere di tendenze culturali sì ambientaliste ma anche conservatrici, non è ritenuto opportuno dalla parte meno persuasa dalla pastorale di questo pontificato.

L'agenda del Papa per il mondo post-pandemico
Anche Benedetto XVI si era posto il tema "ecologia". In Caritas in Veritate, il papa emerito si era interessato della difesa del "Creato" inteso come dono di Dio. Joseph Ratzinger ha persino richiamato l'umanità ad una correzione dello "stile di vita" in prossimità delle catastrofi derivanti da "edonismo" e "consumismo". Insomma, Bergoglio non è il primo successore di Pietro ad avvertire il mondo del pericolo imminente legato allo sfruttamento ambientale. Il "fronte anti-Bergoglio" lega la questione alla crisi vocazionale vissuta dalla Chiesa. Nel senso che l'attuale corso, che si sarebbe appoggiato troppo al mondo ed ai suoi costumi, avrebbe perso di vista le priorità, che per la destra ecclesiastica sono diverse. Ma come vedremo quest'analisi viene bocciata anche da esperti non progressisti.

Periferie "economico-esistenziali", redditualità universale, rivisitazione in chiave anti-globalizzazione sfrenata delle logiche economiche, gestione aperturista dei fenomeni migratori ed appunto ecologia integrale: tutto questo, per i conservatori, è contestabile, mentre per il Papa rappresenta il cuore dell'avvenire post-pandemico. Per Bergoglio, la strada che conduce la fede oltre il guado del relativismo è quella della "Chiesa in uscita", mentre i tradizionalisti vorrebbero una fuga benedettina, sulla scia di "Opzione Benedetto", l'ormai iconico libro di Rod Dreher. Tornare alla spiritualità, dicono da destra, prescindendo dal "consenso". Attorno a questa dialettica non ruota solo la vita culturale della Chiesa contemporanea, ma pure le scelte che verranno compiute da qui ai prossimi decenni.

Le ultime posizioni di Papa Francesco
Il viaggio in Iraq è apparso come uno spartiacque contenutistico e narrativo del pontificato del primo Papa gesuita della storia, che nel frattempo è giunto ad otto anni di pontificato. In realtà, quella visita apostolica può servire anche come rilancio per la pastorale, il magistero pontificio ed i suoi topoi strutturali. La visita apostolica in Iraq è stata letta secondo le categorie proprie della tutela dell'identità - quelle che sono condivise anche da "destra" -, ma una volta tornato a Roma il pontefice ha rilanciato. In "Dio e il mondo che verrà", un libro-intervista al Papa con Domenico Agasso de La Stampa, il Papa ha ribadito che"...la via per la salvezza dell'umanità passa attraverso il ripensamento di un nuovo modello di sviluppo", rimarcando ancora la necessità di una "svolta economica verso il verde". E ancora: "Cambiando gli stili di vita che costringono milioni di persone, soprattutto bambini, alla morsa della fame potremo condurre un'esistenza più austera che renderebbe possibile una ripartizione equa delle risorse".

Dubbi non ce ne sono: dipendesse dal Papa l'ecologia diventerebbe un paradigma del mondo che verrà. Al contempo, però, la Chiesa deve tenere botta all'avvento del relativismo, che sta mettendo in discussione persino il ruolo sociale svolto dalle confessioni religiose occidentali. Una crisi - quella che investe il contesto ecclesiastico - che i conservatori ventilano da tempo, almeno dal principio del pontificato di Bergoglio. L'ecologismo ha a che fare, ad esempio, con la crisi vocazionale? Per dirla meglio: l'adesione alle tematiche cavalcate dalla politica produce un effetto di allontanamento? Per il professor Eugenio Capozzi, che abbiamo voluto interpellare in materia, le due cose non sono correlate: "Credo che i motivi del calo delle vocazioni siano molto più complessi, e abbiano a che fare con la generale diluizione del messaggio cristiano in dottrina etica e sociale genericamente umanitaria. L'adesione all'ecologismo ideologico, con accenti in qualche caso panteistici, è uno degli aspetti di questo fenomeno di secolarizzazione, di scolorimento della dimensione trascendente". Dietro l'ecologia integrale, per i conservatori, si nasconde pure un rischio panteistico, come peraltro era stato segnalato, sempre dai critici del Papa, durante il Sinodo panamazzonico.

Il pericolo di un "ambientalismo ideologizzato"
Però l'ambientalismo ormai non è soltanto una priorità progressista. Basti pensare al governo presieduto di Mario Draghi e alla centralità destinata alla transizione ecologica. Spacciare l'ecologia come una tematica di parte non è condiviso. Francesco Giubilei sostiene da tempo la tesi secondo cui ambientalismo e conservatorismo sarebbero correlati in via naturale. L'ecologia non è un monopolio della sinistra. Ma al netto delle letture culturali, il quesito che viene naturale porre riguarda il perché delle critiche al Papa.

Se l'ambientalismo è destinato ad essere posto su ogni tavolo istituzionale da qua a qualche decennio, perché criticare Bergoglio sulla sua insistenza? Il professor Capozzi la vede così: "L'ambientalismo ideologizzato, dai tratti apocalittici e antiumanistici, è uno tra gli elementi identificativi della cultura delle élites occidentali nel mondo globalizzato, uno tra i vari modi di declinare il relativismo". Sì, ma cosa c'entra la Chiesa? "L'impegno della Chiesa cattolica per la salvaguardia del Creato dovrebbe evitare accuratamente di confondersi con questa accezione dell'ambientalismo, ma non mi pare ponga particolare attenzione a fare le opportune distinzioni". Non è tanto il "cosa", dunque, ma il "come" a preoccupare gli animi di una parte della base cattolica in fermento per l'avvento della "ecologia integrale".

La continuità ambientalista tra Francesco e Benedetto XVI
L'ultima intervista rilasciata da Joseph Ratzinger dovrebbe aver chiarito le idee ai sedevacantisti: il Papa è uno ed è Francesco. I teorici della discontinuità tra gli ultimi due pontefici continuano ad intravedere differenze. Di sicuro lo stile comunicativo del Papa gesuita non è quello del Papa teologo, ma questo è un elemento abbastanza scontato e prevedibile sin dall'elezione dell'argentino. Allo stesso tempo, il mondo è cambiato da Ratzinger in poi, e sono cambiate pure le priorità che un vescovo di Roma fissa nella sua agenda.
Certo, Ratzinger avrebbe difficilmente assecondato la causa di Greta Thunberg. E anche il professor Eugenio Capozzi sembra evidenziare una progressione del concetto di "ecologia integrale" che distinguerebbe il ratzingerismo da quello che è venuto dopo: "Il concetto di ecologia integrale è stato elaborato da papa Benedetto XVI, ed è molto importante perché ricorda che non può esistere alcuna salvaguardia del Creato se non si mette al centro l'uomo, anzi la vita umana, con tutti i suoi legami economici, sociali, culturali, affettivi che costituiscono la comunità. Purtroppo mi pare che quella intuizione sia stata in seguito complessivamente banalizzata, volgendola verso una sorta di generale afflato alla comunione tra uomo e natura in cui la centralità dell'uomo appare appannata". La sensazione è che di ecologia parleranno con sempre maggiore costanza tutti i principali attori geopolitici ed istituzionali del globo. Anche in questo caso, sarà il "come" ad alimentare il dibattito.

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