lunedì 1 giugno 2020

George Floyd, proteste alla Casa Bianca: “Trump in un bunker sotterraneo”. New York: arrestata la figlia del sindaco De Blasio

@ - Continuano i disordini in tutto il Paese, coprifuoco anche a Philadelphia e Washington. Il New York Times scrive che venerdì, quando sono esplose le proteste davanti alla Casa Bianca, il presidente è stato portato per un'ora in un bunker sotterraneo. La 25enne Chiara de Blasio arrestata e rilasciata: si era rifiutata di lasciare una strada di Manhattan sgomberata dagli agenti.

Sesto giorno di proteste negli Stati Uniti dopo l’omicidio di George Floyd, il 46enne afroamericano ucciso dall’agente Derek Chauvin e da altri tre colleghi a Minneapolis. Oltre 2500 persone sono state arrestate in una ventina di città, di cui oltre 500 a Los Angeles. Tra loro c’è anche Chiara de Blasio, la figlia 25enne del sindaco di New York, fermata sabato sera dagli agenti perché si è rifiutata di lasciare una strada di Manhattan sgomberata dagli agenti. Chiara de Blasio è stata successivamente chiamata in giudizio e rilasciata. Anche la scorsa notte si sono verificati tafferugli davanti alla Casa Bianca e venerdì sera, scrive il New York Times, gli agenti del Secret Service hanno portato Donald Trump in un bunker sotterraneo della residenza presidenziale per quasi un’ora quando la protesta si è infiammata davanti alla presidenza. Non è chiaro se anche Melania e il figlio Barron siano stati condotti nel bunker con lui.


Coprifuoco e solidarietà degli agenti – Virali i video che da New York a Washington immortalano alcuni dirigenti di polizia e agenti che si sono uniti ai dimostranti in segno di solidarietà mentre ad Atlanta due poliziotti sono stati licenziati per uso eccessivo della forza dalla sindaca afroamericana Keisha Lance Bottoms: in un video i due si avvicinano alla macchina in cui si trovano due ragazzi, rompono il finestrino del conducente e li prelevano con violenza dopo averli bloccati con un taser. Oltre 25 città hanno decretato il coprifuoco e alla lista si sono aggiunte anche Philadelphia – dove nella notte ci sono stati scontri con la polizia – e Washington, dove la sindaca Muriel Bowser ha mobilitato anche la guardia nazionale a sostegno della polizia metropolitana.


Chauvin in tribunale – L’ex agente di polizia Derek Chauvin, ripreso in un video mentre ferma con un ginocchio George Floyd impedendogli di respirare fino a provocarne la morte, sarà oggi in tribunale per rispondere alle accuse di omicidio(alle 14 ora locale, le 20 in Italia). Chauvin, 44 anni, è stato incriminato di omicidio di terzo grado e di omicidio colposo di secondo grado. In base alla legge del Minnesota, si parla di omicidio di terzo grado quando viene provocata la morte di una persona “perpetrando un atto altamente pericoloso per altri e mettendo in luce una mente depravata”, senza alcun riguardo per la vita e senza l’intenzione di uccidere. Per omicidio colposo di secondo grado, invece, il Minnesota intende quando una persona “rischia consapevolmente di causare la morte o un grave danno fisico a un’altra”. Ma l’avvocato della famiglia di Floyd, Benjamin Crump, alla Cbs ha spiegato di non condividere l’accusa di omicidio colposo per l’agente Derek Chauvin e parla di “omicidio premeditato”. Intanto per il capo della polizia di Minneapolis, Medaria Arradondo, tutti e 4 i poliziotti coinvolti nel caso Floyd hanno “le stesse responsabilità”. “Floyd è morto nelle nostre mani e questo lo considero essere complici“, ha detto alla Cnn rispondendo ai familiari della vittima. “Silenzio e mancanza di azione, è essere complici – ha aggiunto -. Se solo ci fosse stata una voce…è quello che speravo”. I quattro poliziotti sono stati licenziati martedì. Per Arradondo il caso Floyd è una “violazione di umanità”.

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sabato 30 maggio 2020

La situazione della pandemia che vive il mondo è una possibilità fondamentale perché l’umanità ritrovi la forza dello Spirito di Dio

@ - Riproduciamo un testo pubblicato da fra’ Gustavo Medella sul sito della Provincia Francescana dell’Immacolata Concezione del Brasile su come accogliamo o rifiutiamo lo Spirito Santo e sulle conseguenze del nostro atteggiamento. Fra’ Gustavo è l’attuale vicario provinciale e segretario per l’Evangelizzazione di questa provincia francescana. Ha fatto la professione solenne nell’Ordine dei Frati Minori nel 2010, ed è stato ordinato sacerdote il 2 luglio 2011.

CHRZEST W DUCHU ŚWIĘTYM

Ecco il suo testo: Cambiamo tutto o rovineremo tutto

Tu ritiri il loro fiato e muoiono, ritornano nella loro polvere. Tu mandi il tuo Spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra(Sal 103).

Lo Spirito Santo, di cui celebriamo la venuta nella solennità di Pentecoste, è il dinamismo del Dio Trinitario che agisce mediante l’amore nella vita del mondo. È un dono gratuito e più che sufficiente – e abbondante – per guidare l’umanità lungo le strade della felicità e della salvezza. Quando lo Spirito manca, non per la carenza di offerta, ma per la scarsa adesione di coloro a cui viene offerto, il cuore diventa fragile e vulnerabile ai desideri e alle tentazioni che hanno la forza di distruggere e disgregare – avidità, egoismo, prepotenza, autosufficienza, attaccamento al potere… Senza lo Spirito, l’essere umano investe le sue forze migliori per costruire la sua peggior rovina, per camminare nella direzione della “polvere da cui è venuto”.

La situazione di pandemia che vive il mondo è un’opportunità fondamentale perché l’umanità ritrovi la forza dello Spirito di Dio che si manifesta nella concordia, nella collaborazione, nella solidarietà e nel rispetto delle persone tra sé e di tutti nei confronti dei beni del creato. È l’opportunità di riscoprire ciò che è essenziale e in grado di offrire un senso più profondo per la vita che sia capace di trascendere l’assolutizzazione del denaro, ad esempio, come bene principale da cercare.

Rivedere profondamente il sistema economico che regge l’umanità sarebbe un compito fondamentale per questo tempo decisivo che il mondo sta vivendo. Se ci sarà l’umiltà di una ripresa diversa da tutto quello che è stato la regola finora – disuguaglianza sociale, distruzione dell’ambiente, lucro al di sopra della vita –, sarà sicuramente più facile fare l’esperienza dello Spirito che dà nuova vita e rinvigorisce. In caso contrario, il cammino verso la polvere e la morte può acquisire una cadenza ancora più accelerata.

Cosa ci insegna il caso Enzo Bianchi

@ -L’improvvisa notizia della “disgrazia” del fondatore ed ex priore della più famosa comunità ecumenica d’Italia ha scatenato le reazioni dei suoi nemici di sempre. Anche noi da queste pagine più volte avevamo indicato alcune serie criticità del suo pensiero, ma quel che urge ora è osservare e conservare l’Opera di Dio, non “marcare il territorio”.


Ieri sera, al termine di una delle giornate più difficili della sua vita, Enzo Bianchi affidava a una bottiglietta nel web questo messaggio:

Una grande gioia che nessuno ci può rubare viene dalla coscienza di aver amato chi abbiamo incontrato, dal non esserci serviti degli altri ma dall’aver avuto cura di loro,
e dall’obbedienza alla propria umile ma salda coscienza
e dal non essere orgogliosi sentendoci peccatori.

— enzo bianchi (@enzobianchi7) May 27, 2020

In fondatore di Bose usa spesso Twitter per condividere pensieri edificanti, massime sapienziali e spirituali scritte di proprio pugno o mutuate da altri: il filtro dell’esperienza personale vi è sempre implicato, naturalmente, ma stavolta il tweet aveva lo schietto sapore di un’apologia e di una confessione.

«Siamo qui per seppellire Cesare…» (?)

La mia formazione e i miei percorsi mi hanno portato ad apprezzare tanto l’intuizione e l’opera della Comunità di Bose (soprattutto la benemerita editrice Qiqajon!) quanto a provare poca simpatia per il personaggio del suo fondatore (soprattutto in certe narrazioni mainstream): la qual cosa, in sé, desterebbe poca meraviglia – anche la mia primogenita ama il miele ma preferisce tenere a distanza le api (pur ammirandole). La giornata al termine della quale Bianchi prendeva parola con quel tweet disarmato, però – la giornata di ieri –, ha visto molte penne scagliarsi ferocemente contro di lui: «Ecco il vostro santone!», «Ecco il vostro guru!», «Ha scritto biblioteche sulla fraternità e non l’ha saputa vivere!»… e così via, con capi d’accusa e di scherno che giungevano a riecheggiare il sarcastico “ecco il vostro re!” di Pilato (Gv 19,14) e l’ottuso “ha salvato gli altri! Salvi sé stesso…” (Lc 23,35) dei derisori di Cristo. 
............... Bianchi non è il Messia, questo è certo, ed è chiaro che se fosse completamente innocente i suoi fratelli di comunità non avrebbero chiesto aiuto al Santo Padre e i delegati di quest’ultimo non lo avrebbero costretto a lasciare il monastero da lui fondato: la banale cattiveria dei derisori dei fratelli, però, l’ipocrisia di chi si lava le mani della comune miseria umana sono tristemente identiche a quelle dei derisori e dei carnefici di Cristo.

È destino degli idoli quello di essere rovesciati, e sempre con furore almeno pari allo zelo della precedente idolatria, ma resta pur sempre vero che l’unica iconoclastia liberatoria è quella che ci scioglie interiormente dai legami disordinati (rispetto a persone, cose, idee, appartenenze…): troppo spesso, invece – e dovrebbe aiutarci in questo l’esame della coscienza –, la “crociata contro gli idoli” si risolve in un misero calcolo politico, cioè nella lotta a un idolo altrui in quanto altrui, insomma in una lotta contro una fazione avversa alla nostra, contro gli altri (i quali – per quanto resti scomoda tale verità – sono tutti fratelli).

Il ministero della sintesi
Poco più di un anno fa ero stato invitato in una cittadina veneta per prendere parola in un incontro culturale; l’indomani, riaccompagnandomi alla stazione, uno degli organizzatori mi chiedeva proprio un parere su Enzo Bianchi, o meglio sul suo controverso personaggio. Risposi che non avevo simpatia per il suo approccio teologico, ma che bisognava comunque prendere atto della grandezza dell’intuizione di Bose e ricevere con gioia i buoni frutti che ne derivavano. «Ma perché lasciarlo parlare senza smentite ufficiali?», m’incalzava l’interlocutore.

E gli risposi che la grandezza della Chiesa sta pure nella sua pazienza, perché da Madre e Maestra qual è essa sa bene che tante volte i suoi figli deviano (dall’ortodossia e dall’ortoprassi) in forza delle spinte interiori esercitate sugli intelletti e sulle volontà dalle situazioni dell’esistenza: neanche con Ario e Lutero (casi neppure paragonabili a quello di Bianchi) la scure ecclesiastica s’è abbattuta all’istante… si deve cercare di salvare tutti, sempre, «sennò noi che ci stiamo a fare qua?» (chiedeva Alberto Sordi nei panni del memorabile frate in Nell’anno del Signore di Luigi Magni). Ricordai inoltre al mio interlocutore che è compito dei vescovi in genere e del Papa in specie esercitare il ministero della sintesi, cioè la delicata arte che tiene in una Chiesa veramente una sensibilità e tendenze disparate ai limiti (ma non oltre) dell’inconciliabilità: «Fu difatti Benedetto XVI, la cui personale impostazione teologica non collima affatto con quella di Bianchi, a chiamare l’allora priore di Bose al Sinodo sulla Parola di Dio in qualità di esperto». Un’esperienza ecclesiale può suscitare domande e può anche non piacere, ma se giunge a nutrire l’esperienza cristiana di molti, nello spazio e nel tempo, i pastori hanno il sacro dovere di coinvolgerla nei grandi momenti di vita ecclesiale… e di tutelarla dalle derive. Così – riprendendo oggi il discorso che con quell’uomo facevo più di un anno fa – avviene che Benedetto XVI (descritto come “di destra” da certo stolto pregiudizio) invitasse ieri Enzo Bianchi come esperto al Sinodo sulla Parola di Dio, e che Francesco (descritto come “di sinistra” da certo stolto pregiudizio) lo allontani oggi dalla comunità da lui fondata.

Provvedimento quanto mai doloroso, certo, ma che denota la libertà di spirito e d’azione del Santo Padre e che si ritrova non privo di precedenti nella storia della Chiesa: si pensi non solo ai giganti Benedetto e Francesco, entrambi in vario modo e a vario titolo esautorati da comunità alla cui esistenza avevano dato un contributo essenziale, ma pure ai meno noti Arsenio da Trigolo (beato) e al servo di Dio Eustachio Montemurro; e ancora a santa Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù (al secolo Amabile Visitainer), alla venerabile Maria Nazarena Maione, nonché alla serva di Dio Maria Giuseppa di Gesù Bambino (al secolo Barbara Micarelli). L’amica agiografa Emilia Flocchini, cui devo questo erudito elenco di personalità sconosciute ai più, mi faceva inoltre notare che a differenza di Bianchi le tre suore (tra cui si annovera una santa) furono allontanate dalla comunità mentre erano ancora in carica.

«Illum oportet crescere…»
Ciò ci ricorda non solo e non tanto che, quantunque suoni infamante, l’allontanamento dalla comunità non pregiudica la santità della comunità né quella del suo fondatore, ma pure che (in una vicenda sanamente cattolica) l’esperienza del fondatore non può incombere su quella della comunità come un debito inestinguibile. Codesta è una precisazione che solo le ingenuità personalistiche dell’evo moderno richiedono: ai benedettini di Vicovaro (che si ritenevano molto più “monaci” che “benedettini”), come ai francescani di Bologna (che si ritenevano molto più “minori” che “francescani”) non poneva il minimo problema che stessero brigando per prendere una strada diversa da quella indicata dal fondatore. Il carisma del fondatore è una cosa, il carisma di fondazione un’altra e quello dei “fondati” un’altra ancora, o Padre Pio sarebbe un ricalco del Poverello – e chiunque conosca anche solo di lontano i due vede bene che non è così.

Certo non si parla sempre e solo di santi: le più o meno recenti vicende di scandali e di abusi (dai Legionari di Cristo a L’Arche) ci stanno ancora troppo fisse in mente perché possiamo dimenticarcene. Quel che però è certo è che la Chiesa – tutta la Chiesa, «nell’intero come nel frammento» – è anzitutto e soprattutto opera di Dio, il quale distribuisce carismi e missioni secondo le necessità e le opportunità dei momenti contingenti: per Bose e per Bianchi, come per qualunque angolo di Chiesa e nella nostra stessa vita, «bisogna che Cristo cresca e che noi diminuiamo» (cf. Gv 3,30). Così oggi un cristiano non può che pregare con questa intenzione per Bose e per fratel Enzo, anche e soprattutto se abbiamo avuto e abbiamo ragione di criticarne alcune impostazioni.

SpaceX, razzo: gigantesca esplosione al momento del lancio – VIDEO

@ - Il razzo Space X Starship è esploso durante i test, il prototipo è andato distrutto a poche ore dal lancio.


Un razzo SpaceX è esploso, creando una drammatica palla di fuoco dopo un test. È solo l’ultimo di una serie di fallimenti spettacolari di prototipi del razzo heavylift di Starship. L’astronave veniva utilizzata nelle prove a terra presso le strutture di collaudo della compagnia nel sud del Texas.

Un prototipo è letteralmente scomparso in una palla di fuoco esplosiva nel test “Boca Chica” di SpaceX venerdì, come visto in un live streaming registrato dal sito web NASA Spaceflight. Non vi è stata alcuna indicazione immediata di lesioni.

L’esplosione è avvenuta ore prima di un lancio indipendente che vedrà la compagnia spaziale Elon Musk lanciare due astronauti della Nasa dal Kennedy Space Center della Florida usando un diverso sistema missilistico, il Falcon 9 con la capsula Crew Dragon fissata in cima.


L’astronave, un razzo alto 394 piedi, è progettata per trasportare umani e 100 tonnellate di carico sulla Luna e su Marte. È un veicolo di lancio completamente riutilizzabile di nuova generazione progettato dalla compagnia spaziale, il centro delle ambizioni di Musk di rendere accessibili i viaggi nello spazio umano.

Saranno diverse le piattaforme su cui assistere all’evento storico. Infatti la Nasa ha lanciato l’hashtag #LaunchAmerica, per commentare l’evento su Twitter. Un evento unico nel suo genere visto che per la prima volta la Nasa si sta affidando ad un’agenzia privata per una missione spaziale.

Ci saranno diverse opzioni per assistere allo storico lancio:
Il primo è il canale sul Digitale Terrestre di Focus al numero 35.
Il canale Youtube della Nasa, che ogni giorno riesce ad offrire agli appassionati delle immagini esclusive dallo spazio.
E poi ovviamente il canale YouTube di SpaceX che condividerà un player dedicato alla diretta.

Cosa ha deciso Trump su Hong Kong


@ - In risposta alle nuove leggi approvate dalla Cina ha deciso di cancellare i trattati che rendevano più facili commercio e viaggi con la regione.




Trump ha detto che sospenderà il trattamento speciale riservato dagli Stati Uniti a Hong Kong in risposta all’approvazione della nuova legge che darà alla Cina maggiore controllo su Hong Kong, finora una regione amministrativa speciale a cui il governo cinese aveva garantito maggiori libertà economiche, politiche e sociali.

Lo status di semi-autonomia di cui Hong Kong ha goduto finora rispetto alla Cina fa sì che anche le norme che regolano i rapporti con gli Stati Uniti siano diverse e più morbide. Il trattamento speciale di Hong Kong da parte degli Stati Uniti risale al periodo in cui la regione era una colonia britannica; concretamente, tra le altre cose, si traduce in regole che permettono una maggiore facilità di scambi commerciali rispetto al resto della Cina, visti più facili per i viaggi e speciali accordi per l’estradizione.

In base ai trattati speciali con gli Stati Uniti, per esempio, le merci provenienti da Hong Kong non sono state soggette ai dazi imposti negli ultimi anni sulle merci cinesi. Gli effetti del trattamento speciale, però, riguardano tutta l’economia di Hong Kong e il suo status di centro finanziario tra i più importanti al mondo.

I rapporti tra la Cina e Hong Kong sono cambiati molto negli ultimi anni, con la Cina che ha cercato di aumentare il suo controllo sulla regione. Le grandi manifestazioni dell’ultimo anno, che chiedevano maggiore democrazia e il rispetto dell’autonomia garantita dallo statuto di Hong Kong, sono nate in risposta a questo tentativo.

La nuova legge che regola i rapporti tra governo cinese e Hong Kong è stata approvata dall’Assemblea Nazionale del popolo cinese, massima autorità legislativa della Repubblica popolare, e ora dovrà essere votata dal Comitato permanente del Partito comunista. I suoi contenuti dettagliati non sono ancora noti, ma avranno lo scopo di «bloccare le attività terroristiche» a Hong Kong, di vietare gli atti di «sedizione, sovversione e secessione» e le «interferenze straniere negli affari locali». Serviranno a reprimere, dunque, qualsiasi atto che possa essere considerato come minaccia alla sicurezza nazionale. I gruppi di attivisti potrebbero essere duramente colpiti, i tribunali potrebbero stabilire lunghe pene detentive per le violazioni e «le temute agenzie di sicurezza cinesi potrebbero operare apertamente in città», ha scritto il New York Times.

Mercoledì, il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo aveva detto che, considerati gli ultimi sviluppi, «Hong Kong non è più autonoma dalla Cina», alludendo a un possibile cambiamento nei rapporti con gli Stati Uniti. Venerdì, Trump ha detto che le nuove leggi «aumentano la presenza dell’apparato di sicurezza cinese in quello che era un bastione delle libertà» e che è stata di fatto cancellato il principio “uno stato due sistemi” che aveva regolato i rapporti tra la Cina e Hong Kong dopo la fine del governo britannico.

G7: Merkel a Trump, non andro' negli Usa di persona

@ - Il portavoce della cancelliera, Steffen Seibert: “Allo stato attuale la cancelliera non potrà partecipare personalmente, dunque non potrà viaggiare a Washington”.

Vista la situazione globale della pandemia”, Angela Merkel non parteciperà al G7 di giugno, che Donald Trump insiste per organizzare a Washington. Il portavoce della cancelliera, Steffen Seibert, ha confermato un’indiscrezione di Politico: “Allo stato attuale - ha dichiarato - la cancelliera non potrà partecipare personalmente, dunque non potrà viaggiare a Washington”.

A marzo, allo scoppiare della pandemia, la Casa Bianca aveva annunciato che la riunione dei Sette grandi, originariamente prevista a Camp David, si sarebbe svolta in digitale. Ma dalla scorsa settimana, per dare un segnale di presunta normalizzazione, Trump ha annunciato di voler organizzare il summit a Washington. Quello di Merkel è il primo ‘no’.

Secondo fonti americane citate da Politico, la risposta di Merkel arriva anche dopo una burrascosa telefonata con il presidente americano. I due si sarebbero scontrati nei giorni scorsi sull’eterno nodo dei finanziamenti alla Nato, sul gasdotto Germania-Russia Nordstream2, su cui gli americani sono tornati a minacciare sanzioni, e sulle relazioni sulla Cina, attualmente tesissime con gli Stati Uniti


George Floyd, l’autopsia: “Non è morto per asfissia”. Ancora scontri negli Usa: proteste anche alla Casa Bianca, il Pentagono prepara i militari. A Detroit spari da un’auto sulla folla: ucciso un 19enne

@ - È stata un’altra notte di proteste e tensioni negli Stati Uniti, dove migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città per manifestare tutta la loro rabbia per l’uccisione di George Floyd, l’afroamericano di 46 anni morto soffocato a Minneapolis dopo esser stato immobilizzato dall’agente di polizia Derek Chauvin, ora arrestato. Il Pentagono ha chiesto all’esercito di tenere diverse unità militari pronte ad essere dispiegate a Minneapolis: secondo l’agenzia Associated Press è estremamente raro che il Pentagono dia un ordine del genere.

L’autopsia – Intanto proseguono le indagini sulla morte di George Floyd. I primi risultati dell’autopsia eseguita sul suo corpo riferiscono che il 46enne non è morto né per asfissia né per strangolamento. Secondo quanto si legge nel referto, “gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte”. La famiglia dell’uomo però contesta questo esito e chiede che venga condotto un secondo esame, indipendente. Per questo si è rivolta al medico legale Michael Baden perché conduca una seconda autopsia: “La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis – ha detto il legale Ben Crump -. La verità l’abbiamo già vista”.


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Le rivolte – Le proteste sono arrivate anche davanti alla Casa Bianca, dove centinaia di persone si sono radunate per chiedere giustizia per la vittima e denunciare la brutalità della polizia. Per la residenza presidenziale Usa è scattato il lockdown totale, con i servizi segreti che hanno deciso di impedire l’accesso anche alla stampa dotata di ‘hard pass’. Momenti di tensione si sono verificati quando alcuni dei manifestanti hanno tentato di rimuovere una della barriere protettive che separavano la folla dalle decine di agenti del Secret service schierati. Quest’ultimi hanno però provveduto a rimpiazzare subito la transenna e a contenere la folla, mantenendo la calma. Il sit-in è andato avanti tutta la notte e, secondo quanto riportato dal Guardian, i manifestanti hanno lanciato acqua contro gli agenti dei Servizi segreti schierati. Alcuni sui social media denunciano, invece, l’uso dei lacrimogeni sulla folla.

Violenti scontri si sono verificati anche ad Atlanta, in Georgia, dove il governatore Brian Kemp ha dichiarato lo stato di emergenza dopo che nella notte i manifestanti hanno attaccato il quartier generale della Cnn, lanciando oggetti contro gli agenti di polizia disposti all’ingresso della sede dell’emittente. A Louisville, in Kentucky, invece un altro giornalista è stato attaccato dalla polizia mentre raccontava le rivolte. Si tratta di una reporter di una tv locale che assieme al suo cameraman è stata presa di mira da un poliziotto che stava sparando proiettili con all’interno gas urticante al peperoncino. Ma le tensioni si sono verificate soprattutto a Minneapolis, la città dove è morto Floyd: nonostante l’arresto venerdì sera dell’agente Chauvin, centinaia di persone sono scese in strada ignorando gli appelli della polizia e delle autorità a restare a casa dopo la decisione di imporre il coprifuoco a partire dalle 20 di ieri sera. “Chiedo ai residenti di rispettare il coprifuoco e di andare a casa immediatamente – ha scritto in un tweet il governatore del Minnesota, Tim Walz – Gli agenti devono rispondere alle emergenze, ripristinare l’ordine e garantire la sicurezza degli abitanti del Minnesota”.

Ma è a Detroit, in Michigan, che si è pagato il prezzo più caro: un ragazzo di 19 anni è rimasto ucciso dai colpi d’arma da fuoco sparati da qualcuno all’interno di un suv in direzione della folla che stava manifestando. Si tratta della prima vittima delle proteste che in questi giorni stanno agitando gli Stati Uniti, con un’escalation di violenza. Secondo quanto ha fatto sapere la portavoce del dipartimento di polizia della città del Michigan, l’incidente è avvenuto venerdì sera alle 23.30 ora locale nei pressi del distretto di Greektown, dove si sono registrati scontri tra manifestanti e agenti. La vittima è stata dichiarata morta al suo arrivo in ospedale.

A Los Angeles la polizia ha dichiarato illegale il blocco sull’autostrada intimando alla folla di disperdersi, negli scontri sono rimasti feriti due agenti. Proteste anche a Dallas, dove una folla di dimostranti di è riunita di fronte al quartier generale della polizia della città texana. Il sindaco, Eric Johnson, in un tweet ha detto di “comprendere la rabbia e condividere il dolore” per quello che è successo a Minneapolis che è “inaccettabile”. “Ma per favore rimanete pacifici”, ha concluso il democratico afroamericano. Anche il sindaco di Denver, Michael Hancock, ha condannato “le non necessarie, insensate, distruttive” violenza che si sono avute nella capitale del Colorado. “Ancora una volta le violenze di pochi oscurano le legittime richieste di giustizia”. Portland, in Oregon, è tra le oltre 20 città americane dove si sta protestando, con la polizia locale che ha dichiarato lo stato di rivolta ed ordinato ai dimostranti di disperdersi

L’agente arrestato – Per la morte di George Floyd è stato arrestato con l’accusa di omicidio colposo l’agente bianco Derek Chauvin: dalle indagini su di lui è emerso che in precedenza aveva ucciso un sospetto, partecipato ad una sparatoria risultata fatale per un altro e ricevuto almeno 17 lamentele durante i suoi quasi 20 anni di servizio al dipartimento di polizia locale. Prima aveva prestato servizio per otto anni come membro della polizia militare nella riserva dell’esercito, che aveva lasciato senza alcun riconoscimento.

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venerdì 29 maggio 2020

Londra pronta a dare la cittadinanza a 300.000 residenti di Hong Kong

@ - E' la risposta alla decisione di Pechino di dare il via libera al progetto di legge sulla sicurezza nazionale. Protesta formale della Cina.


Il Regno Unito è pronto a dare la cittadinanza a oltre 300.000 residenti di Hong Kong in risposta alla decisione di Pechino di dare il via libera al progetto di legge sulla sicurezza nell'ex colonia britannica.

Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, si è infatti impegnato a rafforzare i diritti e a facilitare la richiesta di cittadinanza di quanti sono in possesso di un passaporto britannico d'oltremare (BNO), rilasciato ai nati prima del 1997, anno in cui Hong Kong tornò sotto sovranità cinese con la formula "un solo Paese, due sistemi". 

Sono circa 315.000 i possessori di passaporto BNO, che oggi hanno diritto all'assistenza consolare, ma non sono cittadini britannici e possono visitare il Regno Unito per massimo sei mesi. Raab ha annunciato che questo periodo sarà portato a 12 mesi e "segnerà il cammino per una futura cittadinanza". Funzionari del governo di Londra hanno sottolineato, secondo il Financial Times, che si tratta della "cosa giusta da fare".

"Se la Cina continua su questa strada e attua questa legge sulla sicurezza nazionale, lo faremo - ha ammonito ieri Raab - consentiremo ai titolari di passaporto BNO di venire nel Regno Unito e di fare domanda per lavorare e studiare per periodi di 12 mesi e questo andrà a costituire un percorso per la futura cittadinanza". 

Ieri, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Canada hanno diffuso un comunicato congiunto di condanna dell'iniziativa di Pechino che, se approvata, "costituirebbe una chiara violazione del principio 'un solo Paese, due sistemi' che garantisce l'autonomia" del territorio

La lettera aperta di Carrie Lam ai cittadini: "Sostenete la legge sulla sicurezza nazionale" 
Con una lettera aperta ai "concittadini" di Hong Kong, la governatrice Carrie Lam chiede alla popolazione di comprendere e "sostenere" la legge sulla "sicurezza nazionale" che ha riacceso la protesta nell'ex colonia britannica, dove - afferma - "prosperità e stabilità sono a rischio". Nelle prime righe, Carrie Lam insiste sulla necessità di unione per "perseguire i nostri sogni mettendo da parte le nostre divergenze", sul principio 'un Paese, due sistemi' e su come "nell'ultimo anno la comunità di Hong Kong sia stata traumatizzata". C'è stata, dice nel testo diffuso sul sito web del governo, "un'escalation di violenza da parte dei rivoltosi, con armi da fuoco illegali ed esplosivi che rappresentano una minaccia" e "le forze esterne hanno intensificato le loro interferenze nelle questioni interne di Hong Kong". 

La governatrice denuncia le "forze di opposizione e le organizzazioni che lanciano appelli all' "indipendenza di Hong Kong" e all' "autodeterminazione", considerati una "palese sfida" nei confronti delle "autorità centrali e della regione amministrativa speciale di Hong Kong". Tutto - secondo Carrie Lam - in un contesto in cui "l'attuale sistema normativo e i meccanismi di attuazione" a difesa della "sicurezza nazionale sono inadeguati". In questo momento, afferma, per le autorità di Hong Kong è "difficile" definire una normativa, per cui la legge messa a punto a Pechino è "sia una necessità che un'urgenza". 

Cina contro Usa, Gb, Canada e Australia 
La Cina ha presentato "proteste formali" contro Usa, Gran Bretagna, Canada e Australia per la nota congiunta di condanna. "Queste nazioni non hanno titolo o basi legali per citarela Dichiarazione sino-britannica", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian. La nota ha lamentato la violazione "diretta degli obblighi internazionali" cinesi secondo la dichiarazione firmata prima della restituzione di Hong Kong e "registrata dall'Onu". 

CORONAVIRUS: Le considerazioni finali alla relazione annuale della Banca d'Italia

@ - Covid19, Visco: "Crisi senza precedenti. Il mondo sarà diverso, debito elevato e più disuguaglianze" Previsto nel 2020 un calo del Pil fino a -13%. Dopo la pandemia, livelli del debito pubblico e privato molto più alti. "Cuneo fiscale elevato" sottolinea il governatore di Bankitalia, secondo cui "serve un nuovo rapporto tra governo, imprese e società civile". Bene calo spread, ma resta doppio di Spagna e Portogallo.


La crisi causata dal coronavirus è "senza precedenti nella storia recente", l'incertezza sulla ripresa "è forte" e quest'anno il Pil italiano potrebbe subire una contrazione tra il -9% e il -13%. Lo afferma il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali. "Stiamo attraversando la più grande crisi sanitaria ed economica della storia recente - sottolinea Visco - che mette a dura prova l'organizzazione e la tenuta dell'economia e della società. I tempi e l'intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere". 

Subito riforme, produttività e allungare la vita lavorativa 
Per superare la crisi, l'Italia deve fare subito le riforme strutturali, migliorando la produttività e allungando la vita lavorativa. È il richiamo del governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, secondo cui "la pandemia e la recessione aprono scenari di estrema incertezza che rendono molto difficile tratteggiare i contorni dei nuovi equilibri che si andranno a definire. L'incertezza è una ragione in più per rafforzare da subito la nostra economia, per muoversi lungo quel disegno organico di riforme già per molti aspetti tracciato". 

"Le tendenze demografiche - spiega il governatore - non sono favorevoli: pur tenendo conto dell'apporto dell'immigrazione (stimato dall'Eurostat in circa 200mila persone in media all'anno), la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni si ridurrà di oltre tre milioni nei prossimi 15 anni. Tuttavia, proseguendo lungo tendenze simili a quelle degli ultimi 10 anni, l'aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e l'allungamento della vita lavorativa potranno permettere all'occupazione di contribuire positivamente alla crescita, per oltre mezzo punto all'anno".

 "Per riportare - aggiunge Visco - la dinamica del Pil intorno all'1,5% (il valore medio annuo registrato nei 10 anni precedenti la crisi finanziaria globale) servirà un aumento medio della produttività del lavoro di poco meno di un punto percentuale all'anno". I frutti di questa azione riformatrice "non potranno che vedersi col tempo, ma un progetto compiuto rende più chiara la prospettiva, influisce sulle aspettative, accresce la fiducia; può fondarsi su punti di forza che pure si sono andati affermando negli ultimi difficili anni". 

Il mondo sarà diverso, debito elevato e più disuguaglianze Con il dissiparsi della pandemia di coronavirus "potremo ritrovarci in un mondo diverso", segnato da una forte crescita del debito e delle disuguaglianze. Secondo Visco "una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica". 

Sì a nuovo "contratto sociale", insieme ce la faremo L'Italia può superare il coronavirus con un nuovo "contratto sociale" tra governo, imprese e società civile, perché "insieme ce la faremo". Per il governatore della Banca d'Italia "serve un nuovo rapporto tra governo, imprese dell'economia reale e della finanza, istituzioni, società civile. Possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo 'contratto sociale', ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo". 

Bce pronta a aumentare misure, evitare rischi deflazione La Bce "ha annunciato che, se necessario, l'ammontare del programma straordinario di acquisto (di titoli) sarà aumentato e la sua composizione rivista", afferma il governatore della Banca d'Italia. "Vi è la necessità di contrastare il rischio, rilevante, di un possibile riemergere della minaccia di deflazione" mentre c'è il rischio di "un pericoloso avvitamento tra il declino dei prezzi e quello della domanda aggregata". 

Bene calo spread, ma resta doppio di Spagna e Portogallo Il calo dello spread Btp-Bund delle ultime settimane "è confortante ma il differenziale è ancora quasi il doppio di quelli di Spagna e Portogallo, su valori che non trovano giustificazione nei fondamentali della nostra economia, che pure sono da consolidare e sui quali dobbiamo costruire" dice Visco, ."Il differenziale tra il rendimento sui titoli di Stato decennali italiani e quello sui corrispondenti titoli tedeschi, che era stato inferiore a 140 punti base per gran parte del mese di febbraio, è cresciuto rapidamente fino a circa 300 punti verso la metà di marzo", ricorda. Ieri invece "era pari a 185 punti" e il recente calo "riflette l'azione della politica monetaria e le iniziative europee per il sostegno dell'attività produttiva e il lavoro e per il rilancio degli investimenti ". 
Recovery Fund Ue primo passo verso unione di Bilancio 

Il Recovery fund proposto dalla Commissione europea sul piano di rilancio delle economie post pandemia "sarebbe il primo passo verso un'unione di bilancio e il completamento del disegno europeo". afferma il governatore."Abbracciare con convinzione questa idea, per disegnarla compiutamente e pianificarne l'attuazione, è una necessità non derogabile. Un impegno unitario è nell'interesse di tutti - afferma Visco -: le drammatiche circostanze di oggi rafforzano le ragioni dello stare insieme, spingono a perseguire un progetto che mobiliti risorse a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile".Secondo il governatore "un nuovo rapporto è indispensabile anche in Europa. Ogni paese deve utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto, in maniera efficiente". 

Visco avverte: "i fondi europei non potranno mai essere 'gratuiti': il debito europeo è debito di tutti e l'Italia contribuirà sempre in misura importante al finanziamento delle iniziative comunitarie, perché è la terza economia dell'Unione. Ma un'azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e contribuire a rilanciare la capacità produttiva e l'occupazione in tutta l'economia europea". Ma in realtà "l'importanza della recente proposta della Commissione non sta nella sostituzione di un prestito con un trasferimento, ma nell'assunzione collettiva di responsabilità per il finanziamento della ripresa". E per questo, se varata "sarebbe il primo passo verso un'unione di bilancio". Bankitalia ha alzato ritmo acquisti Btp a marzo e aprile La Banca d'Italia sta intervenendo energicamente a sostegno dell'economia con acquisti di titoli di Stato della Penisola. A "marzo e aprile - riferisce Visco - ha portato il ritmo di investimento in titoli di Stato italiani a oltre 10 miliardi al mese" nell'ambito del primo programma Bce (Ap, o Asset Purchase Programme). "A essi - aggiunge - si sono aggiunti ulteriori interventi, di ammontare anche più alto, nel contesto del nuovo programma di acquisti" anti pandemia, il Pepp. Bene misure governo, sostegno a sanità famiglie e imprese Nell'affrontare l'emergenza coronavirus "il governo italiano si è mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del @ - settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese" sottolinea il governatore, secondo cui "tra marzo e maggio sono state varate misure che accrescono il disavanzo pubblico di quest'anno di circa 75 miliardi, il 4,5% del Pil". "Gli interventi di contrasto - spiega - hanno rallentato la diffusione del virus. La graduale ma evidente discesa dei contagi ha consentito di avviare la progressiva riapertura delle attività produttive all'inizio di questo mese". "Le conseguenze dell'epidemia sulla nostra vita quotidiana - aggiunge Visco - sulle modalità di interazione sociale, sulle decisioni economiche delle famiglie e delle imprese potranno tuttavia protrarsi ancora a lungo. Ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa". Con riposta Ue a Covid superarare pregiudizi reciproci L'Unione europea "è una risorsa formidabile per i suoi cittadini. La dolorosa esperienza della pandemia rende oggi ancora più forti le ragioni, non solo economiche, dello stare insieme" afferma il governatore. "I timori e i pregiudizi reciproci riemersi con la duplice crisi dello scorso decennio, e che pure a tratti sono tornati a pesare su decisioni importanti in questa fase delicata, possono essere definitivamente superati e respinti - prosegue Visco- con il contributo responsabile di ognuno". "I paesi europei sono chiamati ad affrontare sfide comuni. L'eccezionale caduta della domanda espone le famiglie, le imprese e gli intermediari finanziari di tutti i paesi a rischi per i quali non può che essere comune anche la risposta. La pandemia ha mostrato le potenzialità di una strategia comune in campo sanitario; considerazioni analoghe - spiega Visco - a quelle valide per questo settore si applicano ad altri servizi essenziali, dall'istruzione alla difesa, dalla sicurezza alla giustizia". "Si tratta di una opportunità importante per predisporre una risposta comune che, al pari delle misure monetarie, sia proporzionata alla gravità della crisi. In un'area integrata come la nostra, le difficoltà di ogni paese - secondo Visco - si ripercuotono inevitabilmente su tutti gli altri. Solo un'azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e rilanciare la capacità produttiva e l'occupazione in tutta l'economia europea". "Nel prendere parte alla strategia europea che si va delineando l'Italia è chiamata a uno straordinario sforzo, tecnico e di progettazione, per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni con i programmi dell'Unione. Seguendo un percorso tracciato insieme con i nostri partner verso un'economia innovativa e più sostenibile, vedremmo rafforzata la possibilità di ritrovare la via dello sviluppo; contribuiremmo - dice ancora il governatore - a ridefinire in una direzione di giustizia ed efficienza il modello economico e sociale da cui dipende indissolubilmente il benessere di tutti i popoli europei". Da crisi forti conseguenze su lavoro, giovani più colpiti La recessione causata dal coronavirus "avrà significative ripercussioni sul mercato del lavoro" e i giovani saranno i più colpiti dalla crisi. Per Visco "la caduta dell'attività economica ha ridotto le nuove opportunità di impiego, ripercuotendosi in particolare sui giovani che per la prima volta si affacciano sul mercato del lavoro, su chi è abitualmente impegnato in attività stagionali, con contratti a tempo determinato o di apprendistato. Colpisce con maggiore intensità le attività tradizionalmente svolte dai lavoratori autonomi e il lavoro irregolare, ancora troppo diffuso nel nostro paese". "Rispetto ad altri paesi - spiega il governatore nelle Considerazioni finali - gli effetti sull'occupazione sono contenuti in Italia dalla sospensione dei licenziamenti e dall'ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni, che ha finora coinvolto circa sette milioni di lavoratori, quasi la metà dell'occupazione privata alle dipendenze". "La partecipazione al mercato del lavoro - aggiunge Visco - è caduta di quasi 300mila unità, scoraggiata dal peggioramento delle prospettive economiche e dalle limitazioni alla mobilità e alle attività produttive che persistono in alcuni settori. In queste condizioni il tasso di disoccupazione (sceso in marzo all'8,4%, quasi un punto in meno rispetto a febbraio) restituisce un'immagine molto attenuata del reale impatto dell'epidemia". 

Spesa pensioni alta e in crescita, cuneo fiscale elevato La spesa pubblica italiana "al netto degli interessi è in linea con quella media dell'area euro, anche se il peso di quella pensionistica è più elevato ed è destinato a crescere ulteriormente sulla spinta dell'invecchiamento della popolazione". Visco sottolinea che "anche il livello delle entrate fiscali - sottolinea Visco - è sostanzialmente allineato alla media degli altri paesi, pur se è più elevato il cuneo fiscale sul lavoro".

Recovery fund, fondi ‘a rate’ per investimenti mirati. Come si possono spendere i soldi dell’Ue?

@ - Ue, i soldi del Recovery fund verranno erogati ‘a rate’ in base agli obiettivi del piano nazionale. Quindi come si possono spendere i soldi?

La Commissione europea ha presentato il suo Recovery fund da 750 miliardi di euro vincolati alla progettualità. La von der Leyen, già nel momento della presentazione del piano di aiuti, ha battuto su un concetto. Il futuro dell’Unione europea.
L’Ue chiede investimenti funzionali per rilanciare l’economia e per sostenere piani coerenti con la strategia europea. Questo non rende inutile lo sforzo europeo ma rende necessari dei ragionamenti su come investire i fondi a disposizione. Se il piano dovesse passare senza modifiche.

I pilastri dell’Unione europea
I pilastri dell’Unione europea sono tre. La rivoluzione green, la rivoluzione digitale e l’inclusione sociale. E gli investimenti – almeno in parte – devono essere fatti seguendo queste tre grandi direttrici.

Recovery fund, le indicazioni dell’Ue: soldi ‘a rate’ in base agli obiettivi del piano 
A fare luce sul sistema di aiuti è stato il vice-presidente della Commissione Valdis Dombrovskis, il quale ha puntualizzato che i fondi stanziati dall’Ue saranno rateizzati o comunque non saranno trasferiti in un’unica soluzione. Si tratta di un pagamento a scaglioni in base al piano presentato dal Paese interessato. 

Gli investimenti saranno quindi monitorati, così come sarà controllata la crescita dei Paesi, con un occhio di riguardo ovviamente per quelli più in difficoltà. Come l’Italia. 

Paolo Gentiloni

Come si possono spendere i soldi? 
Se passasse il piano della Commissione Ue, all’Italia andrebbero 172,7 miliardi. Nasce qui il primo grande punto interrogativo. Come spendere i soldi dell’Unione europea? 

In Italia molti hanno parlato della riduzione delle tasse. Ma si può fare? Gentiloni ha specificato che saranno i singoli Stati a stabilire le gerarchie ma che il via libera passa per Bruxelles. In realtà sembra difficile che l’Ue possa approvare un piano incentrato sulla riduzione della pressione fiscale.

La parola d’ordine dell’Ue è investimenti, e devono essere investimenti mirati, coerenti al piano europeo. Insomma, è necessario muoversi con prudenza per evitare di vedersi bocciare il piano. 

Nell’ambito dell’inclusione sociale rientrano diversi piani cari alla politica, come ad esempio aiuti e sostegni alle famiglie. Il Family act di cui si parla da tempo, ad esempio,

giovedì 28 maggio 2020

Calma: l’Italia non ha ancora ottenuto 172 miliardi dall’Europa

@ - La proposta della Commissione Europea sul Fondo per la ripresa è solo una proposta, che dovrà essere negoziata e probabilmente cambierà.


Stamattina diversi giornali italiani hanno celebrato la proposta avanzata ieri pomeriggio dalla Commissione Europea sul Fondo per la ripresa, il principale strumento europeo per sostenere la ripresa economica dopo il picco della pandemia da coronavirus. I titoli in prima pagina parlano di 172 miliardi di euro «strappati» dall’Italia e di un «via libera» al piano complessivo. In realtà quella della Commissione è soltanto una proposta di partenza, che sarà negoziata dai governi dei singoli paesi nelle prossime settimane: di conseguenza le cifre potrebbero cambiare – e quasi sicuramente lo faranno, conoscendo come funzionano i negoziati europei – e non saranno a disposizione del governo italiano nel brevissimo termine.

La proposta della Commissione è stata lodata in maniera trasversale da analisti e osservatori per la sua ambizione, e per avere messo sul tavolo ulteriori aiuti rispetto al compromesso trovato la settimana scorsa da Francia e Germania. Secondo tabelle interne diffuse dalla Commissione, la proposta prevede che l’Italia sia il principale beneficiario del Fondo: se il piano sarà approvato senza alcuna modifica riceverà 81,8 miliardi di sussidi a fondo perduto e 90,9 miliardi di prestiti a tasso agevolato, cioè in tutto circa 172 miliardi sui 750 previsti dal Fondo.

In realtà parliamo di una cifra indicativa, che potrebbe cambiare molto nelle prossime settimane, per non parlare dei prossimi anni.
La prima cosa da capire è che la proposta della Commissione Europea è soltanto una proposta. L’iter legislativo europeo prevede che le misure più articolate siano approvate da tutte le istituzioni: il Fondo dovrà quindi passare dal Parlamento Europeo – che dovrebbe approvarlo senza patemi – ma anche dal Consiglio Europeo, l’organo che comprende i capi di stato e di governo dell’Unione, e più tardi limato dal Consiglio dell’Unione Europea, dove si radunano i ministri competenti per ciascun tema. Nelle ultime due sedi, in particolare, le regole europee prevedono che ogni misura più delicata sia approvata all’unanimità. Diversi osservatori sono convinti inoltre che il Fondo abbia una portata così rilevante che dovrà ricevere l’approvazione anche dei singoli parlamenti nazionali.
In ognuno di questi passaggi la proposta della Commissione potrebbe subire importanti modifiche sui punti più delicati, sui quali si sta già discutendo da mesi: la disponibilità totale del Fondo, il modo con cui raccogliere i soldi e distribuirli e le condizioni da chiedere agli stati. «La convinzione più diffusa è che sulla strada dell’unanimità rimangano ostacoli enormi», ha commentato il Financial Times poche ore dopo l’annuncio della Commissione.

Nei giorni scorsi i paesi europei più conservatori dal punto di vista economico – Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia – avevano avanzato una proposta molto meno ambiziosa rispetto al compromesso raggiunto fra Francia e Germania, e dopo la proposta della Commissione hanno ribadito le proprie perplessità.

«C’è il rischio che la proposta comporti un aumento del contributo della Svezia al bilancio europeo», ha detto il primo ministro svedese Stefan Löfven. «Le posizioni sono molto distanti e occorre l’unanimità: i negoziati richiederanno tempo ed è difficile immaginare che questa proposta sarà quella definitiva», ha ipotizzato un diplomatico olandese parlando con Politico.

I paesi più conservatori chiedono inoltre che il Fondo abbia una disponibilità inferiore ai 750 miliardi previsti dalla Commissione, e che l’Unione Europea non raccolga i soldi sui mercati finanziari emettendo debito e non distribuisca i soldi raccolti a fondo perduto ma soltanto tramite prestiti, come invece prevede la proposta annunciata ieri. I quattro paesi sostengono inoltre che l’Unione Europea debba imporre precise limitazioni sull’utilizzo dei soldi del Fondo, e che i principali beneficiari si impegnino a misure di controllo del proprio bilancio.

È inevitabile che alcune di queste richieste verranno esaudite: per approvare il Fondo servono i voti di tutti, e la Commissione e i governi più coinvolti nei negoziati – Germania e Francia, per ora – potrebbero ridurre la disponibilità totale del Fondo, oppure introdurre stringenti meccanismi di sorveglianza sui paesi beneficiari. La proposta della Commissione contiene già alcune misure che piacciono molto ai paesi conservatori, come una proposta piuttosto contenuta per il budget pluriennale dell’Unione Europea e soprattutto la conservazione dei rebates, cioè in sostanza degli sconti sui contributi al bilancio comunitario pattuiti dai paesi del Nord.

Diversi osservatori sono convinti che la pressione esercitata dagli altri paesi per approvare il Fondo sarà così potente da convincere anche i più conservatori. Come in ogni negoziato europeo, però, ogni paese dovrà ottenere qualcosa da rivendicare davanti alla propria opinione pubblica, anche di simbolico. Il loro approccio non è causato da una particolare cattiveria ma da una storica diffidenza del proprio elettorato nei confronti dei paesi del Sud, accusati di spendere moltissimi soldi pubblici in costosi e inefficienti apparati statali: con qualche ragione, in alcuni casi.
Anche l’avanzo primario è stato rivisto al rialzo: è il valore che misura la differenza tra entrate e uscite dello Stato prima del pagamento degli interessi sul debito (misura in sostanza quante risorse uno stato “preleva” dall’economia per pagare il proprio debito pubblico).
Anche la Commissione Europea, inoltre, potrebbe imporre alcune condizioni ai principali beneficiari, di natura meno politica ma non per questo meno difficili da realizzare. Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera con un passato da corrispondente a Bruxelles, sostiene per esempio che la Commissione chiederà all’Italia «una giustizia civile certa nei tempi e negli esiti e un’amministrazione che venga messa in grado di funzionare», in modo da spendere nella maniera più efficiente i fondi che arriveranno.
Poi c’è la questione dei tempi. I governi nazionali dovrebbero discutere la proposta della Commissione nelle prossime settimane in modo da arrivare con una bozza di accordo al Consiglio Europeo del 19 giugno. Molti temono che ci vorrà più tempo per trovare un compromesso, e si parla già di un nuovo Consiglio da tenere a luglio.
Se anche la proposta verrà approvata nella forma chiesta dalla Commissione e nei tempi previsti, difficilmente i soldi del Fondo saranno distribuiti prima del 2021. «Il punto più debole del piano è l’assenza di soldi freschi per i paesi del Sud entro il 2020», ha commentato l’analista Mujtaba Rahman, che lavora per la società di consulenza Eurasia Group.
La proposta della Commissione ha legato il Fondo al nuovo bilancio pluriennale dell’Unione, che sarà in vigore dal 2021 e dal 2027 e deve ancora essere approvato. Per avviare il Fondo entro il 2020, come chiesto insistentemente da diversi paesi fra cui l’Italia, la Commissione ha proposto ai singoli paesi di anticipare 11,5 miliardi di euro dai contributi che verseranno entro il 2027. I governi nazionali sono sempre stati riluttanti ad anticipare o aumentare il proprio contributo all’Unione Europea, e difficilmente le cose cambieranno nel breve termine.
A prescindere da quando partirà il Fondo, infine, ci vorranno mesi e in alcuni casi anni perché i soldi arrivino a destinazione, a meno di procedure d’urgenza. Lo ha scritto sulla rivista La porta di vetro Daniele Viotti, ex parlamentare europeo del Partito Democratico che in passato si è occupato spesso di questioni di bilancio. «Dopo l’approvazione del bilancio pluriennale la Commissione Europea, con le sue Direzioni Generali, dovrà scrivere le regole e le norme per accedere a questi fondi, dovranno probabilmente essere fatti dei bandi, andrà lasciato tempo agli Stati, alle autorità locali, alle Università e alle imprese di scrivere le proprie proposte che poi dovranno essere valutate e finanziate».

Chat Palamara, il Pd chiedeva ai giudici di attaccare Salvini

@ - Dalle chat di Palamara emergono altre indiscrezioni. La conversazione con il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e le trame per incastrare Salvini.

Una sorta di campagna stampa orchestrata alla perfezione per colpire Matteo Salvini, all'epoca dei fatti ministro dell'Interno. Scorrendo le varie chat di Luca Palamara, sembrerebbe proprio che l'obiettivo principale di alcune toghe e di una parte della politica fosse quello di togliere dalla scena il segretario del Carroccio.



Secondo quanto ricostruito dal quotidiano La Verità, il tema dello sbarco della nave Diciotti a Catania sarebbe stato utilizzato come grimaldello per far barcollare Salvini, il quale aveva "ragione" ma, in quel delicatissimo momento, andava attaccato a spada tratta. A orchestrare la campagna contro il ministro sarebbe stato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, tra l'altro sottosegretario di due governi guidati dal Pd.

La conversazione tra Palamara e Legnini
Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di ricostruire la vicenda. Il 24 agosto 2018, scrive ancora La Verità, Legnini contatta il consigliere Palamara: "Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area, Valerio Fracassi, ndr). Ai (Autonomia e indipendenza, ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe, ndr) è d' accordo a prendere un' iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi, ndr). Senti loro e fammi sapere domattina". È il preambolo a una conversazione che, come vedremo, ha uno scopo ben preciso.

La risposta di Palamara non si fa attendere: "Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno". A quel punto, sottolinea sempre nella sua ricostruzione dei fatti La Verità, Legnini insiste: "Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma". A quel punto Palamara scrive a Fracassi: i due si incontrano il giorno successivo. Il pm riceve quindi un messaggio: "Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi".

La bozza deve essere approvata al più presto. Le firme, decidono Palamara e Fracassi, saranno inserire "in ordine alfabetico". Arriviamo al 25 agosto, quando le agenzie battono una notizia che non può passare inosservata: quattro consiglieri di Palazzo dei Marescialli, fra cui Palamara, chiedono di inserire il caso migranti all'ordine del giorno del primo plenum del Csm. Nel documento si legge che "la verifica del rispetto delle norme è doverosa nell'interesse delle istituzioni".

"Gli interventi a cui abbiamo assistito, per provenienza, toni e contenuti rischiano di incidere negativamente sul regolare esercizio degli accertamenti in corso. Riteniamo che sia necessario un intervento del Csm per tutelare l' indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività di indagine", prosegue il documento. Legnigni, in un altro comunicato, scrive che l'istanza sarà trattata nel primo comitato di presidenza. "Il nostro obiettivo è esclusivamente quello di garantire l' indipendenza della magistratura", aggiunge.

L'accerchiamento di Salvini è completato. Ma, anche tra le stesse toghe, qualcuno alza un sopracciglio. Emblematico il messaggio del procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma, a Palamara: "Non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell' Interno interviene perché questo non avvenga". Palamara tira dritto: il segretario del Carroccio va "attaccato". "Indagato per non aver permesso l'ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili", conclude Auriemma.
Salvini: "Situazione gravissima"

L'oggetto delle chat tra giudici, Matteo Salvini, esce allo scoperto e commenta così quanto è avvenuto: "Dopo gli insulti e l’ammissione “Salvini ha ragione ma va attaccato”, oggi La Verità pubblica altre incredibili intercettazioni, che svelano la natura di alcune iniziative dei magistrati contro il sottoscritto".

"Emergono le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti – rincara la dose Salvini -.In quell’occasione, da quanto ricostruisce La Verità, quattro consiglieri del Csm (tra cui Luca Palamara che mi definiva “m...”) invocavano l’intervento del Csm - così come ordinato da Legnini - per difendere “l’indipendenza della magistratura” che io avrei messo in pericolo".

"Un attimo dopo, Legnini rispondeva pubblicamente che l’unico obiettivo era assicurare “l’indipendenza della magistratura”, confezionando il messaggio (immediatamente rilanciato dal sito di Repubblica) di una magistratura al di sopra delle parti e preoccupata perché il ministro Salvini osava difendere l’Italia e pretendeva di bloccare gli sbarchi rifiutando l’accusa di essere un sequestratore", conclude l'ex ministro dell'Interno.

Salvini lancia quindi un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "Sono sicuro che il Capo dello Stato non resterà indifferente: ne va della credibilità dell’intera Magistratura italiana, la situazione è ormai intollerabile e occorrono interventi drastici, rapidi e risolutivi, per il bene del Paese".

Recovery fund, Gentiloni: “Il debito italiano deve essere tenuto sotto controllo, siamo un Paese troppo indebitato”

@ - Recovery fund e piano di aiuti Ue, Gentiloni: “Grande opportunità e grande responsabilità per l’Italia”. Intervenuto ai microfoni di Radio anch’io, Paolo Gentiloni ha parlato della proposta dell’Unione europea per l’emergenza coronavirus, del piano per il Recovery fund e di quelle che devono essere le priorità dell’Italia

Recovery Fund Ue, Gentiloni, “Grande opportunità e grande responsabilità per l’Italia” 
Parlando del Recovery fund e in generale del piano europeo per la ripresa, Gentiloni ha evidenziato che si tratta di uno sforzo economico notevole da parte di Bruxelles che rappresenta una grande opportunità per l’Italia. “Credo che per l’Italia ci sia una grande opportunità ma anche responsabilità, perché l’Italia non avrà tante opportunità di investimenti di questa natura nei prossimi anni”. E Gentiloni non lesina consigli al governo italiano, indicando la via da seguire se effettivamente passasse il piano europeo. “La direzione giusta credo sia quella di affrontare alcune emergenze come la sanità, il lavoro. E poi quella di puntare sui grandi temi su cui punta la Commissione, come la transizione verde e quella digitale”.

“Il debito deve essere tenuto sotto controllo, non si può dimenticare che siamo un paese troppo indebitato” 
Durante la sua intervista Gentiloni ha mandato anche un monito al governo italiano. L’invito è quello a ragionare con attenzione sul debito, che deve essere tenuto sotto controllo. La parola d’ordine in tal senso resta prudenza. “Il debito italiano deve essere tenuto sotto controllo. Non è che, avendo questo grande ammontare di risorse, si può dimenticare che siamo un Paese troppo indebitato. Adesso dobbiamo spendere, ma nel medio-lungo periodo dobbiamo mettere il debito in un percorso più gestibile, perché altrimenti rischiamo tra qualche anno di trovarci in difficoltà”.

mercoledì 27 maggio 2020

Stati Uniti, tutto pronto per il lancio della Crew Dragon di SpaceX. Presente anche Donald Trump

@ - E’ tutto pronto per il lancio della Crew Dragon di SpaceX. Annunciata anche la presenza di Donald Trump. WASHINGTON (STATI UNITI) – Gli Stati Uniti sono pronti a ritornare nello spazio dopo nove anni di assenza. Alle 22.33 (ora italiana) di mercoledì 27 maggio 2020 è previsto il lancio della Crew Dragon di SpaceX per la missione Demo-2.

Bob Behnken e Doug Hurley sono stati i prescelti per questa missione che interromperà la dipendenza dalla Russia per il trasporto di astronauti in orbita. Al Kennedy Space Center sono attesi anche Donald Trump e il suo vice Mike Pence in questo evento che in molti considerano epocale. Il lancio, comunque, rispetterà tutte le norme anti-coronavirus con i risultati della missione che si avranno sono al ritorno dei due astronauti dallo spazio. Prossimo step: la prima donna sulla Luna Il lancio della Crew Dragon è il primo passo di un lungo progetto da parte degli Stati Uniti e della Nasa. Il prossimo step sarà quello di portare la prima donna sulla Luna nel 2024. Una missione che si sta progettando sin da ora con l’austronauta che scenderà da un modulo privato, commissionato dalla Nasa a una tra SpaceX, Blue Origin e Dynetics.


Il primo passo verso Marte Prima ancora della Luna, gli Stati Uniti stanno progettando il viaggio verso Marte. A luglio tre missione robotiche, tra cui una della Nasa, partiranno per iniziare a mettere a punto le tecnologie necessarie per consentire a una persona di poter arrivare sul Pianeta Rosso e sopravvivere per mesi a milioni di chilometri a distanza. Difficile, in questo momento, ipotizzare quando questo potrà avvenire. La Nasa sta progettando senza date precise. L’amministrazione Obama aveva parlato di 2030 per raggiungere questo obiettivo. Non abbiamo certezze su questo ma nei prossimi anni si potrebbero avere delle certezze maggiori sul viaggio su Marte di un uomo.

Il Vaticano, con decreto approvato dal Papa, dispone l’allontanamento di Enzo Bianchi dal monastero di Bose.

@ - Con un decreto approvato dal Papa, il Vaticano ha disposto l’allontanamento di Enzo Bianchi dal monastero di Bose. Si tratta della comunità fondata nelle metà degli anni Settanta.

“Frate Enzo Bianchi, frate Goffredo Boselli, frate Lino Breda e suor Antonella Casiraghi dovranno separarsi dalla Comunità Monastica di Bose e trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti“, recita il comunicato diffuso dalla Comunità di Bose.

Il Vaticano dispone l’allontanamento di Enzo Bianchi dal monastero di Bose
Il decreto prevede l’allontanamento di Enzo Bianchi, Goffredo Boselli, Lino Breda e Antonella Casiraghi dal monastero di Bose. La decisione del Vaticano è arrivata dopo l’ispezione effettuata sei mesi fa, alla fine del 2019. In occasione della visita apostolica del 6 dicembre 2019, gli ispettori avevano segnalato diversi problemi tra i vertici della comunità e il suo fondatore.

I problemi e le tensioni all’interno della comunità Secondo le informazioni raccolte, il decreto del Vaticano è datato 13 maggio, ma secondo quanto emerso alcuni destinatari si sarebbero rifiutati di adeguarsi ai provvedimenti indicati dalla Santa Sede. “In seguito a serie preoccupazioni pervenute da più parti alla Santa Sede che segnalavano una situazione tesa e problematica nella nostra Comunità per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità del Fondatore, la gestione del governo e il clima fraterno, il Santo Padre Francesco ha disposto una visita apostolica, affidata al reverendo. Abate Guillermo Leòn Arboleda Tamayo“, prosegue il comunicato. “Tenendo conto della rilevanza ecclesiale ed ecumenica della Comunità di Bose e dell’importanza che essa continui a svolgere il ruolo che le è riconosciuto, superando gravi disagi e incomprensioni che potrebbero indebolirlo o addirittura annullarlo, con la Visita Apostolica il Santo Padre ha inteso offrire alla medesima Comunità un aiuto sotto forma di un tempo di ascolto da parte di alcune persone di provata fiducia e saggezza“.