venerdì 30 ottobre 2020

Nizza, il Papa prega per le vittime: torniamo a guardarci come fratelli

@ - Francesco condanna "nel modo più energico" l'agguato terroristico avvenuto nella basilica Notre-Dame della città francese, costato la vita a tre persone, In un messaggio a firma del cardinale Parolin, il Papa si unisce alle famiglie degli uccisi e invita all'unità il Paese. In precedenza la Sala stampa vaticana aveva riferito l'invito al popolo francese perché reagisca "al male con il bene”. Parole di dolore e vicinanza da tutta la Chiesa di Francia


Gabriella Ceraso e Alessandro De Carolis - Città del Vaticano
Il dolore del Papa per l'attentato terroristico di matrice islamista a Nizza, arriva in due riprese a distanza di pochi minuti L'ultima in ordine di tempo nel primo pomeriggio giunge tramite il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che in un messaggio al vescovo di Nizza, André Marceau, esprime la condanna "nel modo più energico" da parte di Francesco di "tali violenti atti di terrore", assicurando "la sua vicinanza alla comunità cattolica di Francia e a tutto il popolo francese che chiama all'unità".

"Cessi la violenza"
Poco prima, rispondendo ai giornalisti, il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva parlato di "momento di dolore, in un tempo di confusione", ribadendo che "il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati", ancor più quando la crudeltà semina "morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore". Bruni aveva riferito l'auspicio di Francesco "perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici". E perché, come scritto anche in un tweet sull'account Pontifex, "l’amato popolo francese" possa "reagire al male con il bene".

L'ex rettore: "I folli se la prendono con qualsiasi cosa"
Immediate, insieme a quella del Papa, le reazioni della Chiesa di Francia e di chi l'attentato lo ha vissuto sulla propria pelle. A Vatican News a caldo, al microfono di Olivier Bonnel, in mattinata parla l’ex rettore della basilica dove si è consumata a tragedia. Padre Jean-Louis Giordan, addolorato e incredulo, si sofferma in particolare sulla morte di Vincent, il sagrestano da lui stesso chiamato a questo servizio anni prima.
R. – Sono venuto a conoscenza che ad essere decapitato è stato il mio sagrestano - il sagrestano! – e che altre persone sono state ferite. Sono stato nella parrocchia per 16 anni, sono cresciuto in questo quartiere, è la mia chiesa. Non so per quale motivo abbiano preso di mira la basilica di Notre Dame di Nizza, siamo piuttosto una città pacifica. Ma i folli se la prendono con qualsiasi cosa. E penso che non sia finita qui. Ci saranno altri problemi se non reagiamo. Sono molto addolorato per ciò che è accaduto, perché sono io dieci anni fa ad avere fatto entrare qui Vincent come sagrestano. E poi, morire così… è spaventoso.

Dobbiamo continuare a pregare e testimoniare
La tristezza ma anche la determinazione a reagire come cristiani a quanto accaduto, quindi con la legge dell'amore scambievole, segna anche la prima reazione di don Vincent Bottin della parrocchia della Santa Famiglia a Nizza, vicina al luogo dell'attentato, nell'intervista di Marina Tomarro:
R. - Prima di tutto i sentimenti che provo sono la tristezza per le vittime e per questo conflitto con i terroristi che noi non vogliamo. Tutti i parrocchiani ora dicono che è già difficile vivere con la pandemia e ora c'è anche la paura di pregare in chiesa per quello che può succedere. E questo è veramente una grande tristezza.

Come reagire a questa ondata di violenza?
R.- Come sempre la Chiesa ha fatto: rimanere aperti a tutti. Noi abbiamo una missione di preghiera nelle nostre chiese e dobbiamo lasciarle aperte, pregare e continuare a vivere e ad annunciare la Buona notizia del Vangelo. Solo questo possiamo fare, tutto il resto non è in linea con il messaggio di Cristo.

Come sacerdote quale testimonianza di speranza si sente di dare in questo momento?
R. - Quella di non avere paura: questo è un momento della storia umana per noi che siamo in Francia, ma non è la fine del mondo. Per noi la conversione si fa nel cuore, dunque dobbiamo essere sicuri di non reagire contro le persone ma dimostrare la nostra fede nel Cristo e nel cammino verso il Paradiso. Dobbiamo essere dunque attenti a non fare del male a nostra volta.

La preghiera e la vicinanza dei vescovi di Francia
"È con la più grande tristezza che ho appreso del dramma che colpisce la comunità cristiana e ancora una volta la città di Nizza". Sono parole del presidente della Conferenza episcopale francese, l'arcivescovo Éric de Moulins-Beaufort di Reims. L'arcivescovo ricorda che è accaduto a pochi giorni dal feroce omicidio del professor Samuel Paty ed esprime sgomento che "non può che essere forte dopo questa nuova dolorosissima tragedia. "La mia tristezza è infinita - dice - di fronte a ciò che di disumano possono fare altri esseri umani". Sottolinea che tutte le chiese di Nizza sono poste sotto la protezione della polizia. Assicura: "Tutte le mie preghiere vanno alle vittime, ai loro cari, alle forze dell'ordine in prima linea in questa tragedia, ai sacerdoti e ai fedeli feriti nella loro fede e speranza". Poi aggiunge: "Che lo spirito di perdono di Cristo prevalga di fronte a questi atti barbari".

Inoltre, nel comunicato dei vescovi francesi pubblicato sul sito della diocesi si legge: "Queste persone sono state aggredite e uccise perche' si trovavano nella basilica: rappresentavano un simbolo da distruggere. Questi omicidi ci ricordano il martirio di padre Jacques Hamel. Attraverso questi atti orribili, è il nostro intero Paese ad essere colpito. Questo terrorismo mira a instillare un clima di ansia nella nostra società". Dunque, l'appello: "E' urgente che questo cancro venga fermato così come è urgente ritrovare la fraternità, indispensabile per tenerci tutti in piedi di fronte a queste minacce. Nonostante il dolore che ci attanaglia, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con l'intera nazione, vogliono affrontare questa minaccia infida e cieca". I vescovi invitano dove possibile a suonare le campane a morto in tutte le chiese di Francia oggi alle 15.

giovedì 29 ottobre 2020

Messico,59 corpi trovati in fosse comuni La scoperta nello stato di Guanajuato, è guerra tra cartelli

@ - Almeno 59 corpi sono stati trovati in fosse comuni clandestine nello stato messicano centrale di Guanajuato, ha reso noto ieri sera la governativa Commissione nazionale per la ricerca dei dispersi (Cnb).


"Abbiamo trovato 59 corpi in diverse fosse clandestine e ci sono altri punti su cui continuiamo a lavorare", ha dichiarato Karla Quintana, responsabile della Cnb del comune di Salvatierra, dove sono state scoperte le fosse. "La stragrande maggioranza dei corpi sembrano essere di giovani, alcuni probabilmente adolescenti", ha aggiunto Quintana in una conferenza stampa. La violenza nello stato di Guanajuato è aumentata negli ultimi mesi a causa di uno scontro tra i cartelli di Santa Rosa de Lima e Jalisco Nueva Generacion, entrambi coinvolti nel traffico di droga e carburante.

L'ex presidente della Germania rompe un tabù: pronto a dare il benvenuto a una Papessa in Vaticano

@Altro che aria riformista: nella Chiesa in Germania ci sono i germi per una autentica rivoluzione femminile. L'ex presidente federale tedesco, Christian Wulff – cattolico – in una intervista ha affermato che sarebbe pronto a dare il benvenuto a una papessa, «una donna a capo della Chiesa cattolica».


Una frase che da sola sbriciola tanti tabù e offre nuova energia al percorso di riforma che è stato avviato dai vescovi: per un biennio hanno deciso di affrontare apertamente ogni tipo di problema, ascoltando le richieste che arrivano dai fedeli, dalla base, dalle parrocchie. Dall'abolizione del celibato sacerdotale, al sacerdozio femminile. La risposta dell'ex presidente tedesco offre uno spaccato del clima di apertura che si respira

Alla domanda se un giorno potesse esserci un papa donna, Wulff ha risposto lapidario al supplemento di Christ & Welt (Christ and World) del settimanale Die Zeit: «La accoglierei volentieri».

A riportarlo è l'agenzia cattolica Kna, spiegando anche che papa Benedetto XVI gli aveva chiesto, durante una visita in Vaticano nel 2007, come fosse la collaborazione con il vescovo luterano regionale di Hannover di allora, Margot Kaessmann. «La domanda mostrava che egli pensava a queste questioni». All'epoca Wulff era il governatore regionale della Bassa Sassonia. «Gli risposi: Non c'è nulla da dire contro di lei, piuttosto c'è da affermare molto a favore».

Wulff, ha anche detto di immaginare per il futuro una segretaria della Conferenza episcopale tedesca, aggiungendo che sarebbe un «grande segnale». Ha detto di essere contrario a definire le donne come «riempitrici di vuoti» nella Chiesa e di voler vedere le donne sul pulpito. Ha aggiunto: «Vorrei conoscere il loro punto di vista sulla Bibbia».

Wulff a metà ottobre ha incontrato il Papa in Vaticano. La sua udienza la ha riassunta così: «Abbiamo parlato molto del ruolo delle donne nella Chiesa. Papa Francesco ha detto che a Buenos Aires, su questioni molto difficili, aveva fatto lavorare sia il consiglio dei sacerdoti che altri comitati dove le donne lavoravano. Le soluzioni più concrete e quelle che avevano una visione più ampia provenivano dai comitati dove c'erano delle donne».

martedì 27 ottobre 2020

Francia-Islam. Decine di migliaia di persone in piazza in Bangladesh contro Macron

@ - Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro la Francia a Dacca, capitale del Bangladesh, in segno di protesta per l'insistenza del presidente, Emmanuel Macron, nel difendere la libertà di pubblicare le vignette contro il profeta Maometto: chiedono il boicottaggio dei prodotti francesi e sono state anche date alle fiamme immagini del capo dell'Eliseo.

Secondo la polizia, c'erano oltre 40 mila persone in piazza, a sostegno della protesta organizzate da un partito islamista. La marcia è stata fermata prima che riuscisse ad avvicinarsi all'ambasciata francese. Centinaia di poliziotti hanno eretto barriere di filo spinato per bloccare i manifestanti che sono stati dispersi senza ricorrere alla violenza. Emmanuel Macron è diventato il bersaglio delle manifestazioni organizzate in diversi paesi del mondo dopo aver detto che la Francia avrebbe continuato a difendere questo tipo di caricature, durante il tributo nazionale di mercoledì scorso a Samuel Paty, il professore decapitato in un attacco islamista il 16 ottobre per avere mostrato ai suoi studenti alcune vignette su Maometto pubblicate dal giornale satirico Charlie Hebdo. La protesta, organizzata da Islami Andolan Bangladesh (IAB), uno dei principali partiti islamisti del Bangladesh, è iniziata davanti alla moschea principale del Paese, la Moschea Nazionale Baitul Mukarram nel centro della capitale. 

I manifestanti hanno intonato slogan che chiedevano il "boicottaggio dei prodotti francesi" e invocavano una "punizione" per Macron. "Macron è uno dei pochi leader che adorano Satana", ha detto alla folla riunita alla moschea Baitul Mukarram Ataur Rahman, alto funzionario dell'Iab. Rahman ha invitato il governo del Bangladesh a "cacciare" l'ambasciatore francese, mentre un altro leader islamista, Hasan Jamal, da parte sua, ha affermato che i manifestanti avrebbero "abbattuto ogni mattone" dell'ambasciata se l'ambasciatore non fosse stato licenziato. "La Francia è nemica dei musulmani. Coloro che la rappresentano sono anche i nostri nemici", ha detto invece Nesar Uddin, un giovane leader dell'organizzazione. Dopo l'interruzione della manifestazione, i partecipanti hanno continuato a marciare per le strade adiacenti ripetendo gli slogan che chiedevano il boicottaggio della Francia e assicurando che "Macron pagherà a caro prezzo" la sua posizione. La Turchia ha assunto la guida della crescente collera nel mondo musulmano e il suo presidente Recep Tayyip Erdogan ha chiesto il boicottaggio dei prodotti francesi e messo in dubbio la "salute mentale" di Macron dopo le parole del presidente francese.

Uno scisma può sconvolgere la Chiesa di Papa Francesco

@ - Una crisi che rischia di travolgere il mondo cattolico. La sfida ora arriva dalla Germania. E per Roma è un problema.

"Scisma", nella storia della Chiesa cattolica, è una parola che si pronuncia con molta attenzione. Perché una divisione interna alla Ecclesia, dal punto di vista teologico-dottrinale, non può che essere interpretata alla luce dell'opera del demonio. Solo che da qualche tempo quel termine viene ventilato dalle cronache con una certa continuità. Il che succede non tanto per via delle critiche che provengono dalla destra ecclesiastica, ma soprattutto a causa di un'iniziativa dell'episcopato tedesco.


La stessa che rischia di far discutere gli ambienti ecclesiastici almeno da qui alla fine del prossimo anno, cioè quando il "Concilio interno" dovrebbe avere fine. I vescovi tedeschi, in buona sostanza, sembrano pensare che le istituzioni cattoliche debbano procedere con un cammino evolutivo, che si dimostri in grado di modificare alcuni paradigmi essenziali, andando incontro "al mondo" ed alla cultura contemporanea. Il che dovrebbe accadere tanto all'interno della vita ecclesiastica quanto all'esterno, ossia nel rapporto tra i consacrati ed i laici.

Il "Sinodo biennale" è un appuntamento che il cardinale Reinhard Marx ed i suoi hanno voluto fortemente. Marx è, oltre ad un porporato progressista, anche uno degli uomini più fidati della "cerchia" di papa Francesco. E questo è uno degli elementi che fa discutere. Se non altro perché Roma non può non essere preoccupata dal fatto che i teutonici, nonostante siano dottrinalmente prossimi alla "dottrina Bergoglio", vogliano decidere da soli sul futuro di alcune materie di stretta competenza universale. Quelle per cui spetterebbe decidere proprio al pontefice di Santa Romana Chiesa. Lo strumento scelto è quello della convocazione di un'assemblea che analizzi il momento, che è particolare, e tiri fuori delle soluzioni innovative. Il fattore di fondo è uno: la Chiesa vive una crisi, che è anche vocazionale, dunque deve adattarsi per non scomparire. La strada è già segnata, e qualche prima riflessione collegiale è balzata agli onori delle cronache.

C'è già stato inoltre una sorta di ping pong tra le due parti, Berlino e Roma), ma nonostante le preoccupazioni provenienti dalla mura leonine, vale la pena segnalare come da parte tedesca non sia mai stata palesata una volontà d'interruzione dei lavori. Neppure il Covid-19, a dire il vero, sembra influire più di tanto sul progetto germanico. E i tradizionalisti, con toni critici, hanno persino paventato l'ipotesi secondo cui dalle parti del cardinale Marx stiano cercando una sorta di "nuovo Lutero".
Una figura, insomma, capace di dare una scossa al cattolicesimo globale. Sempre il "fronte conservatore" risulta tuttavia allarmato per via del presunto processo di "protestantizzazione", cioè di avvicinamento alla prassi protestante, che si starebbe consumando. Un fenomeno - quest'ultimo - che coinvolgerebbe tanto la Chiesa tedesca quanto la Santa Sede. Ma cosa vorrebbero approvare in concreto i vescovi della Chiesa teutonica? E perché tra i cattolici si teme uno "scisma"?

Il rapporto tra Benedetto XVI e la Chiesa tedesca
Facciamo prima un piccolo passo indietro. Un pontefice tedesco si è dimesso sette anni fa dal soglio di Pietro. La Germania, insomma, ha avuto la sua grande occasione di "germanizzare" la Chiesa. Il problema, semmai, era che Benedetto XVI la pensava e la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto alla visione delle correnti della sinistra ecclesiastica che spopolano nella sua nazione d'origine. Un esempio può valere per tutto: Joseph Ratzinger ha di recente contribuito alla stesura di "Dal Profondo del Nostro Cuore", un libro che si schiera contro l'abolizione del celibato sacerdotale. Ecco, il "Sinodo biennale", tra i suoi punti cardine, ha proprio la volontà di rivedere quella regola. Non è tutto: l'emerito avrebbe anche voluto rivedere l'obbligatorietà della tassa ecclesiastica, che potrebbe essere il vero motivo per cui la Chiesa tedesca pesa così tanto sul consesso mondiale. Interpellato da IlGiornale.it su il rapporto tra l'Ecclesia della Germania e l'ex pontefice, Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior e pensatore che ha contribuito alla stesura di Caritas in Veritate, ci ha detto quanto segue: "..ricordo che nel periodo fine 2011 inizio 2012 il Santo Padre ricevette "sollecitazioni " affinché dimostrasse una "apertura" al luteranesimo tedesco per render più facile un rapporto politico con la Germania. Mi fu detto che non fu sensibile a queste sollecitazioni".

I progressisti tedeschi, dopo il passo indietro di Benedetto XVI, avrebbero insomma mano libera o quasi. E questo sarebbe vero nonostante dal Vaticano siano arrivate precise richieste (e una lettera firmata da Jorge Mario Bergoglio) a tema "Sinodo biennale". Sono parole - quelle della Santa Sede - che non nascondono qualche inquietudine. Arriviamo al punto della questione: cosa vorrebbero fare i tedeschi? E perché Santa Marta non può che guardare con attenzione allo sviluppo dei lavori assembleari? C'è veramente il rischio di uno scisma?

Cosa vorrebbe approvare l'ala sinistra della Chiesa tedesca
"La situazione della Chiesa tedesca è confusa per non dire caotica. Da decadi le comunità e associazioni di base di orientamento progressista contraddicono apertamente il magistero, soprattutto per quanto riguarda la morale sessuale, l’intercomunione con i protestanti, il celibato sacerdotale, l’ordinazione delle donne. Una dissidenza dottrinale ripetuta come un ritornello senza fine". A circoscrivere in questi termini il momento odierno della Chiesa teutonica è Mathias Von Gersdorff, il presidente dell'associazione tedesca Tradizione, Famiglia e Proprietà.
Le questioni aperte dal cardinale pro migranti Reinhard Marx e dagli altri sono proprio quelle elencate: dal rapporto tra dottrina ed omosessualità, passando per l'abolizione del celibato sacerdotale, per la creazione di "sacerdotesse", per la realizzazione di un rito comune che possa essere considerato valido tanto dai protestanti quanto dai cattolici e per l'estensione della gestione laicale degli ambienti parrocchiani.
I tedeschi sono talmente sicuri del loro percorso da aver già iniziato, in alcune circostanze, a benedire coppie formate da persone omosessuali. Il che, in linea teorica, contrasterebbe con gli insegnamenti del Catechismo e con la dottrina sostenuta dal Papa. Von Gersdorff prosegue nella sua analisi, spiegando come sia composto l'ambiente progressista tedesco e da quali leve culturali sia mossa la tendenza dottrinale in oggetto: "L’ala sinistra dell’episcopato si rifiuta di censurare chiaramente questi gruppi. Anzi, mantengono con essi un dialogo cordiale e riconoscono ufficialmente veri “sindacaticattolici, come il Comitato Centrale dei cattolici tedeschi( ZdK)".

Il cuore della "divisione", quindi, non risiede tanto nelle convinzioni dei vescovi filo-Marx, ma in alcuni emisferi con cui però l'episcopato dialoga volentieri. Il punto vero di tutta questa storia - quello che può comportare una frattura anche a livello di scisma - è che il "Sinodo biennale" dovrebbe mettere nero su bianco quei cambiamenti, puntando ad una riforma nazionale del magistero. Come reagirà Roma, in caso? Attorno a questo quesito ruota il futuro del cosiddetto "scisma". Verranno pubblicati dei documenti. E dal Vaticano arriveranno delle repliche. Siamo probabilmente alle soglie di uno scontro, che può essere mitigato da una marcia indietro della Germania. Marx, nel frattempo, si è anche dimesso da presidente dell'equivalente della nostra Cei.

Gli attriti tra i progressisti ed i conservatori
Com'è normale che sia, non tutti gli ecclesiastici, tedeschi o no, pensano che adottare quei cambiamenti serva o sia necessario. Cardinali come l'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gherard Mueller, Walter Brandmueller e Rainer Maria Woelki sembrano, sulla scia del pensiero ratzingeriano, disposti a battagliare per evitare che un quadro scismatico possa prendere effettivamente piede per via del "concilio interno". Esiste insomma chi sostiene che la Chiesa tedesca non abbia il diritto di minare alle basi l'unità della Chiesa cattolica, provando a fare di testa sua fino a provocare un vero e proprio scisma.

Tutto questo avviene, come racconta Von Gersdorff, anche per via del venir meno di alcuni equilibri curiali: "Tuttavia negli ultimi anni si è operato un cambio importante. Vescovi seppur progressisti del calibro del defunto cardinale Karl Lehman (presidente della conferenza episcopale dal 1987 al 2008) avevano l’autorità e il prestigio per addomesticare le frange estreme. Insomma, il card. Lehmann sapeva fino a che punto andare avanti senza destare il sospetto che si stava sull’orlo dello scisma e dell’eresia. Non succede lo stesso con i suoi successori i quali non riescono a imporsi sulle teste più calde, sicché danno sempre più l'impressione di essere burattini nelle loro mani". I progressisti di prima, in sintesi, erano meno progressisti dei vescovi odierni.
E la tendenza alla "protestantizzazione" avrebbe a mano a mano conosciuto sempre meno ostacoli lungo il suo cammino, mentre le acredini tra i conservatori ed i progressisti sarebbero divenute più evidenti.

Ma è tutto qui? "Non solo - risponde l'esponente teutonico di Tradizione, Famiglia e Prorietà - . Credono (questi vescovi progressisti tedeschi, ndr) che cedendo un tanto eviteranno il peggio e così sono entrati in un meccanismo che gli fa fare promesse sempre più audaci sugli argomenti detti prima. Questa strategia di cedimento continuo è stata persino istituzionalizzata con il “cammino sinodale” che va prendendo sempre più l'aspetto di uno pseudo-sinodo". Un "cedimento" che da parziale sarebbe diventato completo, con l'interessamento indiretto di certe ideologie. Marx, per dirne una, ha volentieri incontrato i leader dei Verdi dopo i risultati delle passate elezioni valevoli per il Parlamento europeo.

La crisi dei numeri
Qual è, a questo punto, il risultato che deriva da quella che sembra essere una confusione generale, signor Von Gersdorff? " Il risultato - rivela l'esperto studioso cattolico - è la situazione deplorevole che vediamo. I progressisti sono sempre più esigenti con i conservatori che accusano giustamente l’episcopato “liberal” di rischiare lo scisma e l'eresia. In mezzo alla polemica, la grande massa dei fedeli va perdendo l'interesse nella Chiesa. Fuori dai recinti più stretti, la Chiesa in Germania è sempre meno rilevante". E in effetti i dati raccontano di un numero abbastanza cospicuo di fedeli disposti ad abbandonare la Chiesa teutonica. Anche perché, differentemente da come succede nelle altre realtà nazionali, in Germania bisogna versare una parte del proprio reddito ogni anno, nel momento in cui si dichiara allo Stato di appartenente alla confessione religiosa cattolica. Tanti fattori lasciano supporre che la Chiesa tedesca assomigli nel tempo sempre di più alla realtà protestante, che appunto da uno scisma è nata. Gli stessi fattori che suggeriscono pure però come il futuro della Germania possa essere privato dal cattolicesimo per com'è comunemente inteso e per come l'Europa l'ha conosciuto.

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domenica 25 ottobre 2020

L’Europa nella seconda ondata

 @ - «Se ognuno di noi ora riduce significativamente gli incontri al di fuori della famiglia per un po', allora la tendenza verso un numero sempre maggiore di infezioni può essere fermata e invertita».


La cancelliera tedesca Angela Merkel ha sempre avuto il dono della chiarezza. Si è confermato nel suo discorso al paese sulla seconda ondata di contagi che sta travolgendo l’Europa, con numeri che fanno ripiombare ai livelli dello scorso marzo. 

La Germania, dopo quello che Merkel definisce il «rilassamento» estivo, è nel vivo di una crescita giornaliera di casi sopra le 11mila unità. Il conto è pesante, ma non è isolato. 

La Francia viaggia su picchi quotidiani di 40mila nuovi casi
La Spagna, secondo quanto riferisce il premier Pedro Sanchez, ha superato i 3 milioni di casi «reali». 
Il Belgio, il cuore simbolico d’Europa, sta pagando sulla sua pelle il flop dell’esperimento delle «bolle sociali» e ora viaggia su numeri allarmanti (bolle sociali? Spiega tutto qui Biagio Simonetta). 

L’Italia, intanto, ha esaurito le settimane di vantaggio rispetto ai partner europei e inizia a ritrovarsi in una condizione d’emergenza del tutto simile a quella della prima ondata, a ritmo forse anche maggiore rispetto alla Francia

I vari paesi si stanno muovendo in ordine sparso, anche se la tendenza generale è quella di un ricorso a coprifuochi e lockdown più o meno parziali per arginare la crescita dei contagi. Se il bilancio umano sarà drastico, quello economico potrebbe rivelarsi altrettanto cruento. Il Fondo monetario internazionale ha pronosticato un calo del 7% del Pil europeo nell’anno in corso, con milioni di posti di lavoro bruciati (solo l’Italia ha visto le assunzioni precipitare del 38%) e prospettive ancora confuse sulla ripresa

Così come è del tutto “confusa” la situazione a Bruxelles, fra contagi illustri e trattative fiume. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è sottoposta ad isolamento dopo il contatto con un funzionario positivo, l’ultimo di una serie di casi interni ed esterni all’esecutivo comunitario. 
Parlamento europeo e Consiglio sono ancora nel pieno dei negoziati sul bilancio settennale 2021-2017 e il Recovery fund, il maxi-pacchetto da 750 miliardi di prestiti e sussidi che sarà incorporato nel budget comunitario

Il dialogo è ripreso, dopo un’interruzione abbastanza brusca, anche se gli ostacoli rimangono e sembra chiaro che il Recovery fund non partirà a gennaio 2021. I soldi arriveranno comunque, retroattivamente, sulle eventuali riforme proposte dai paesi. I tempi saranno lunghi, ma la crisi è appena iniziata. 

Roma chiude: transenne alle piazze e città vuota. Ecco la prima notte del coprifuoco „VIDEO | Roma chiude: transenne alle piazze e città vuota. Ecco la prima notte del coprifuoco“ Potrebbe interessarti: https://www.romatoday.it/cronaca/video-coronavirus-coprifuoco-roma

@ - Immagini che ricordano il lockdown dello scorso marzo: strade deserte e controlli delle forze dell’ordine per chi è in strada dopo la mezzanotte.
L'orologio segna che mancano dieci minuti alla mezzanotte. Le strade di solito ingolfate dal traffico del weekend, iniziano a svuotassi. Chi è a piedi cerca la soluzione più rapida per far rientro a casa: “Prendiamo un monopattino?” si chiede un gruppo di avventori di Trastevere di fronte ai mezzi in sharing disposti davanti piazza Trilussa. Poi, lentamente il silenzio.

Prima notte di coprifuoco a Roma. Con le forze dell’ordine schierate nei punti di maggior passaggio per dare informazioni, controllare documenti ed autocertificazioni. Dalle 24 alle 5 nessuno deve trovarsi per le strade della città.

Anche se per alcune zone di Roma la “restrizione è iniziata alle 21. La sindaca Virginia Raggi, dopo l'ordinanza della Regione Lazio, ha disposto che (fino al 13 novembre) la chiusura al pubblico dalle ore 21 alle 24 di Campo de' Fiori, piazza Trilussa (area scalinata Fontana Acqua Paola), piazza Madonna de' Monti, via Pigneto e via Pesaro. Una restrizione ulteriore delle zone della movida, presa con rabbia dai commercianti: “Cercano il capro espiatorio”, dice un ristoratore di Campo de’ Fiori, dove le serrande sono state abbassate un’ora prima per protesta.


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sabato 24 ottobre 2020

Non è un luogo per credenti

@ - In un articolo del 1993 sulle metamorfosi contemporanee del bisogno religioso, il sociologo francese Patrick Michel scrive che «la crisi non è del credere, ma del credere insieme». Significa che la gente non ha smesso di cercare qualcosa in cui credere, ma non vede più luoghi istituiti in cui sia possibile trovarlo e farne un’esperienza condivisa.


Le grandi e storiche istituzioni, laiche o religiose che siano, sembrano in egual misura divenute spazi di pratiche e retoriche incapaci di rinnovarsi e che gli individui faticano a sentire propri. Si amplificano così le dinamiche del fai-da-te, dove quegli aspiranti credenti che restano gli esseri umani tracciano itinerari sempre più personalizzati, che prevedono qualche volta l’abbandono, la diserzione, ma molto più spesso la selezione, il patteggiamento, l’appartenenza condizionata, l’autogestione e molte altre tattiche simili. Non è più necessario addentrarsi in qualche complesso studio demoscopico per avere riscontri di questi processi.

Nella crisi delle istituzioni
Basta osservare quello che succede anche alla nostra Chiesa. Che l’istituzione stia vivendo momenti di non felice reputazione sembra chiaro a tutti. Eppure le sue palesi inadeguatezze non riguardano tanto gli “scandali” con cui a ripetizione i suoi luoghi di potere allietano la nostra cronaca, meglio di Netflix, con i loro noir quotidiani. Sesso, soldi e potere sono in fondo zone d’ombra facili da riconoscere, da stigmatizzare e a limite, per il credente, anche da perdonare.

Quello che resta più difficile da vedere è la conclamata incapacità del cattolicesimo istituito nell’essere luogo che consenta alla fede di avere una forma reale. Possibilmente nel presente, non in un ideale senza tempo. L’impressione è che cresca sempre di più il numero di quanti per poter dare forma alla propria fede devono mettersi, se non fuori, per lo meno ai margini della Chiesa, in qualche circoscritta oasi di condivisione personalizzata. Il quesito che grava sulla Chiesa di oggi è se essa sia ancora un posto per credenti (per credenti, non per affezionati alle pratiche religiose).

Una domanda come questa, adeguatamente calibrata secondo i rispettivi domini, potrebbe riguardare allo stesso modo tutte le Chiese, i partiti, la scuola, i sindacati, persino la scienza e tutte quelle istituzioni che ogni giorno fanno i conti con la crescente disaffezione degli individui che dovrebbero trovare in esse forme compatibili alle loro attese. Bisogna rendere atto a papa Francesco, almeno per quel che riguarda i problemi della Chiesa, di aver provato a prendere il toro per le corna. Quanto la sfida si stia rivelando ardua lo vediamo tutti. Nondimeno non va misconosciuto il coraggio spirituale di un tentativo che mira a salvare proprio l’esausta vocazione generativa di una Chiesa molto prossima alla sterilità clinica. Attraverso segni, discorsi, simboli, uomini, scelte, per la verità non tutto andato sempre a segno, Francesco ha perlomeno immesso nei discorsi di Chiesa il vocabolo «riforma», conferendo a esso un significato di trasformazione che ha di mira un cattolicesimo nuovamente ospitale delle differenze in cui chiunque può trovare la forma della propria fede. Fratelli tutti, seconda enciclica del pontificato, fa parte di questo tentativo.

L’intuizione di Francesco
La sua intuizione principale consiste nel comprendere che di una simile questione il cristianesimo tradizionale e istituito non può venire a capo da solo, ma soltanto occupandosi contemporaneamente del “credere” di tutti, che anzitutto riguarda la possibilità di porre quotidianamente fiducia in un mondo umano e ospitale, luogo di quella giustizia che, sperimentata nella storia, può anche essere attesa anche dopo di essa. Senza la cura seria e concreta di una tale giustizia anche la speranza religiosa finisce per gracchiare dagli altoparlanti di un’ideologia come le altre. L’“aver fede” di ciascuno riguarda sempre anche il “poter credere” di tutti. E il tema della “fraternità”, in questo senso, rappresenta qualcosa di più del suono familiare e un po’ bigotto del gergo religioso che di fatto ne è rimasto l’erede quasi esclusivo.

Ispirato per esplicita ammissione alla tradizione francescana, “fraternità” è nel contempo il termine rimosso dalla triade che ha fatto nascere la nostra modernità illuminata e secolare: liberté, egalité, fraternité. La civiltà scaturita da quelle parole d’ordine è anche quella che ha sostanzialmente privilegiato le prime due, fondando un sistema sociale basato sulle libertà individuali e sull’uguaglianza dei diritti che, senza il principio attivo di un primato dei legami, ha trasformato il mondo nello spazio antagonistico di un’arena in cui tutti vogliono tutto come tutti ma dove pochi possono avere quello che resta solo di qualcuno.

Molti segnali, allarmanti quanto normalmente ignorati, contribuiscono a rendere seri questi discorsi e sottrarli al sorrisetto impudente dei cinici. Le strutture economiche, i metodi della produzione, la burocrazia dei diritti, il sistema comunicativo, le prassi politiche, le deviazioni finanziare e tutto quanto compone l’impalcatura di questa civiltà esaltata e frenetica, viene messo allo specchio dei suoi costi sociali, degli “scarti” sistematici che, trasformati in numeri statistici, non disturbano col loro volto umano e personale. L’intensità della sua marcia, senza fine e senza fini, domina il mondo proclamando il convincente slogan «Liberi tutti!», motto araldico della presente ecumene capital informatica.

Qualcosa di epocale
Diffondendo l’espressione Fratelli tutti, il papa compie qualcosa di molto più grande che immettere nel chiacchiericcio globale qualche goccia di francescanesimo edificante; rivendica la completezza dei sogni moderni compromessi da pericolose omissioni, come un composto chimico che, senza uno solo dei suoi elementi, diventa un veleno mortale. È qualcosa di francamente epocale. I primi a capirlo saranno ancora una volta i difensori di un paradigma tecnomercantile che, per quanti inconvenienti stia incontrando, non mostra affatto segni di indebolimento: non mancheranno di screditare un pontificato che non detesteranno mai abbastanza; gli ultimi a capirlo saranno ancora una volta quei mandarini ecclesiastici che troveranno questo documento non sufficientemente religioso perché eccessivamente sociale: non mancheranno di contare i giorni in vista di un cambio di pagina.

In questa enciclica, che tra vari (per qualcuno irritanti) primati ha anche quello di contenere (credo per la prima volta) la citazione di una canzone (Samba da Benção, di Vinicius de Moraes), scommette sulla resa di un capitale spirituale che da troppo tempo il cristianesimo tiene sotto la mattonella dell’immobilità. Far valere qualcosa che è di tutti non significa scordare quello è proprio. Significa alimentare l’aria in cui esso può respirare.

Giovanni XXIII insisteva nel perseguire quello che unisce anziché quello che divide. Francesco mobilita ogni energia possibile per dare a questo principio forma sociale. Sa di poter parlare a molta «gente di fede» che non necessariamente si trova oggi tra la «gente di Chiesa». Nella speranza di riportare molta «gente di Chiesa» a essere anche e ancora «gente di fede».

Spunta un dossier in Vaticano: "Se mi mandi tue foto hard..."

@ - Spunta una chat tra un giornalista ed un "professionista": una foto con il Papa in cambio di una frequentazione. Altro scandalo all'ombra delle mura leonine.

Il Vaticano di questi tempi è chiamato a gestire una serie di scandali, ma ora la lista di quest'ultimi rischia in qualche modo di allungarsi. L'ultimo retroscena balzato agli onori delle cronache riguarda una presunta richiesta a sfondo sessuale inoltrata da un giornalista, che le cronache odierne raccontano essere anche in buoni rapporti con il cardinal Angelo Becciu, ad un'altra persona, che aveva manifestato il desiderio di riuscire ad essere fotografato di fianco al Papa.


Come si comprende bene, la vicenda non riguarda in maniera diretta le sacre stanze. Ma esisterebbe un fascicolo riguardo questa storia che starebbe circolando dalle parti delle mura leonine. Il racconto riportato stamattina su La Verità è più o meno questo: un addetto ai lavori, nello specifico un vaticanista, riceve una richiesta: "Comunque il mio obiettivo è avere la foto con il Papa. Cani e porci ce l'hanno. Nelle guardie svizzere ci sono molti gay, ma non sono potenti", gli scrive una persona, che evidentemente non conosce troppo le "cose vaticane" e non ha modo di intraprendere corsie preferenziali per ottenere l'agognata foto col pontefice argentino.

La risposta del giornalista alla richiesta del "professionista" sarebbe pure la seguente: "Tu frequentami e avrai tutto". E ancora: "Sei tu quello che ha 22 cm, non io!". Poi le repliche alle domande di quello che la fonte sopracitata ha chiamato "professionista", cioè le rispoete alle questioni poste dalla persona che parla con il giornalista, si fanno più dirette e piccanti: "A letto sono insaziabile. Devi frequentarmi e avrai ciò che desideri. Quando ci vediamo?". Probabilmente, entrambe le persone di questo dialogo sono omosessuali, ma non è di certo questo il punto che potrebbe essere sollevato attorno alla vicenda. La Santa Sede e gli ambienti circostanti vengono attenzionati con una certa costanza quando si tratta di morale e di morale sessuale. Quello che può stupire, semmai, è la ventilazione della prossimità con certi ambienti sacri che il giornalista sbandiera nella conversazione che sarebbe avvenuto a mezzo WhatsApp.

Nel frattempo, il Vaticano è stato tirato in ballo per ben altre ragioni: ieri è stata la giornata in cui sono emerse le fattispecie riguardanti lo scandalo relativo alla gestione dell'Obolo di San Pietro. Il cardinal Becciu è accusato di peculato. Papa Francesco - com'è noto - ha privato l'alto ecclesiastico sardo dei diritti derivanti dalla porpora, ma non è ancora chiaro se e quando si terrà un processo in Santa Sede. Il "fronte conservatore", che di certo non è vicino a Becciu, sta ponendo la questione della necessità di una fase processuale in cui venga accertata la verità dei fatti.

Le modalità tramite cui Bergoglio ha deciso di allontanare Becciu dalla Curia romana sono del resto più uniche che rare. Il "caso Becciu" è relativo pure ai bonifici che sarebbero partiti dalla segreteria di Stato in direzione della "dama" Cecilia Marogna, che nel frattempo è stata arrestata. Sembra però che le carte nelle mani degli inquirenti possano ridimensionare in parte la vicenda giudiziaria: la Marogna, che avrebbe tuttavia "svilito" l'incarico ricevuto, avrebbe agito in quanto "pubblico ufficiale". E anche il Papa, sulla base di un Motu Proprio, avrebbe contezza - più o meno diretta - del ruolo che la Maronga ha svolto per la Santa Sede.

Tutto questo avviene in contemporanea con una forta dialettica dottrinale innescatasi tra gli "schieramenti" in funzione dell'apertura del pontefice alle "unioni civili". L'espressione "convivencia civil", in Sudamerica, può essere tradotta con "unione civile". Quella è la dicitura che presentano alcune leggi nelle nazioni sudamericane che regolano i rapporti giuridici tra persone dello stesso sesso. E dal Vaticano non sono arrivate smentite sul punto. Prescindendo da tutte le ricostruzioni di questi giorni, è possibile fotografare l'esistenza di un'apertura sul punto da parte del pontefice. Le reazioni dei tradizionalisti alle dichiarazioni di Bergoglio hanno scosso l'ambiente, che è già chiamato a fronteggiare gli effetti mediatici del "caso Becciu" ed altre faccende meno complesse, ma comunque attenzionate dai media.

Usa 2020: duello tv visto da 63 milioni spettatori - rump graffia ma non fonde, Biden regge il colpo

@ - Sono circa 63 milioni gli spettatori che hanno visto il secondo ed ultimo duello tv tra Donald Trump e Joe Biden. E' il risultato rilevato dalla società di analisi dati Nielsen.


Nel dibattito Trump ha graffiato ma non ha sfondato, parlando solo alla sua base senza offrire alcuna novità per la sua rielezione. Biden si è difeso e ha contrattaccato bene, parlando al Paese e rafforzando il suo messaggio alla middle class. Questo in sintesi il giudizio sul secondo e ultimo duello presidenziale tv degli analisti, che in maggioranza assegnano la vittoria ai punti allo sfidante, come i sondaggi istantanei della Cnn (53% a 39%).

giovedì 22 ottobre 2020

Donald Trump, il New York Times: “Il Presidente ha un conto corrente in Cina e lì ha pagato oltre 188mila dollari di tasse in tre anni”

@ - Il New York Times ha scoperto l’esistenza del conto bancario cinese dopo avere ottenuto le dichiarazioni dei redditi di Trump, contenenti dettagli sia delle sue attività personali che di quelle delle sue aziende


Nuova puntata dell’inchiesta del New York Times sulle dichiarazioni dei redditi di Donald Trump. Il presidente Usa, rivela il quotidiano, ha un conto bancario in Cina e in quel Paese, tra il 2013 e il 2015, ha pagato 188.561 dollari di tasse. Il conto, controllato dalla Trump International Hotels Management, secondo quanto ha spiegato un portavoce di Trump venne aperto per “esplorare le potenzialità di accordi alberghieri in Asia”. Una rivelazione imbarazzante, che arriva a due settimane dalle elezioni presidenziali e, sopratutto, dopo le critiche rivolte dal tycoon nei suoi anni alla Casa Bianca alle aziende Usa che operano in Cina e le accuse di arrendevolezza nei confronti di Pechino lanciate contro il rivale democratico Joe Biden, oltre a quelle rivolte al figlio di Biden, Hunter, per i suoi presunti affari con la Cina. Il New York Times ha scoperto l’esistenza del conto bancario cinese dopo avere ottenuto le dichiarazioni dei redditi di Trump, contenenti dettagli sia delle sue attività personali che di quelle delle sue aziende. Nei precedenti articoli, il quotidiano aveva rivelato che Trump aveva pagato appena 750 dollari in tasse federali tra il 2016 e il 2017. Attraverso il conto bancario cinese risulta invece che siano stati pagati 188.561 dollari in tasse locali. Alan Garten, uno degli avvocati della Trump Organization, ha spiegato al Nyt che la Trump International Hotels Management aveva had “aperto un conto con una banca cinese che ha uffici negli Stati Uniti per poter pagare le tasse locali. Nessun affare, transazione o altre attività si sono mai materializzate e, dal 2015, l’ufficio è rimasto inattivo”. Garten ha inoltre insistito sul fatto che, “sebbene il conto rimanga aperto, non è mai stato usato per altri scopi“.

martedì 13 ottobre 2020

Decreto Agosto, approvazione definitiva alla Camera. 25 miliardi per rilanciare l’economia: le novità dal superbonus al congedo per i figli

@ - Con 265 voti a favore, 180 contrari e due astenuti il provvedimento è stato approvato a Montecitorio in via definitiva. Dodici i miliardi dedicati agli strumenti di sostegno al reddito, dalla cassa integrazione Covid alle nuove indennità, più le misure per incentivare il lavoro.




Il decreto Agosto è legge. Via libera definitivo dell’Aula della Camera al provvedimento, che è stato approvato a Montecitorio con 265 voti a favore, 180 contrari e due astenuti. Si tratta di 25 miliardi per dare una spinta all’economia per far fronte all’emergenza Covid. Il provvedimento è stato ampliato nel corso dell’esame in Senato, dove si è deciso di semplificare il superbonus per garantire lo sveltimento delle procedure. Nel decreto c’è anche il congedo più facile per i genitori con i figli in quarantena e altre misure in favore dello smart working, in particolare per i lavoratori “fragili”.

Sono circa 12 i miliardi dedicati agli strumenti di sostegno al reddito, dalla cassa integrazione Covid alle nuove indennità, più le misure per incentivare il lavoro. Un’altra fetta va a Comuni, Province e Regioni che ricevono altri 5 miliardi. Per la riapertura delle scuole è stata stanziato circa un miliardo. La sanità ha circa mezzo miliardo dai fondi per ridurre le liste di attesa, e quasi 400 milioni a disposizione del commissario per l’emergenza per finanziare vaccini italiani contro il Coronavirus.

Previsto anche un nuovo intervento sulle tasse, che vale in tutto circa 6 miliardi: il rinvio ad aprile dell’acconto di novembre per gli autonomi (soggetti Isa e forfettari) vale 2,2 miliardi. Il resto è per la rateizzazione dei pagamenti delle scadenze sospese durante il lockdown: chi non ha pagato tasse, ritenute e contributi a marzo, aprile e maggio, non sarà più obbligato a saldare tutto entro la fine dell’anno, ma potrà optare per il saldo della metà del dovuto entro dicembre e il resto in altre 24 rate mensili.

Per le attività legate a cultura e turismo viene annullata la seconda rata dell’Imu, mentre a cinema e teatri sono abbuonati anche i pagamenti del 2021 e del 2022. I tavolini all’aperto si potranno continuare a tenere fino a fine anno senza dover pagare Tosap e Cosap per l’occupazione del suolo pubblico. Fino al 15 ottobre incassano l’esenzione anche gli ambulanti. Per i ristoranti si aggiunge il contributo a fondo perduto per gli acquisti di materie prime 100% made in Italy che parte da 2.500 euro. Gli esercizi della ristorazione dei centri storici di 29 città d’arte – con alta vocazione turistica – potranno ottenere un contributo che parte da un minimo di 1000 euro e può arrivare a un massimo di 150mila. I taxi e Ncc potranno ricevere fino a 600 euro in più grazie al bonus viaggio.

Tutte le attività produttive, potranno continuare a utilizzare la Cig Covid, legata al blocco dei licenziamenti, per altre 18 settimane o, in alternativa, godere di uno sconto sui contributi per i dipendenti fatti rientrare al lavoro, che diventa di 6 mesi per le nuove assunzioni. Per tutti i cittadini le rate delle cartelle restano sospese solo ancora per pochi giorni – fino a metà ottobre – mentre da dicembre, pagando con carte e bancomat, si cominceranno ad accumulare i punti che daranno diritto al cashback.

lunedì 12 ottobre 2020

Mercati nell’incertezza COVID e stimoli USA: avanza solo la Cina

@ - I mercati finanziari viaggiano nell’incertezza pandemia, che sta colpendo soprattutto l’Europa. Mentre gli USA non hanno ancora un piano di stimoli, le azioni cinesi avanzano.


I mercati si muovono ancora su un terreno incerto in questo inizio settimana.

Pandemia e politica economica USA sono in primo piano, con tutti i dubbi sul pacchetto di stimoli fiscali ancora in stallo a Washington e sull’evoluzione dei contagi, sempre più allarmante in Europa.

A viaggiare in rialzo è invece l’Asia, dove le azioni cinesi stanno trainando i guadagni. Cosa sta succedendo nei mercati finanziari?
Cosa succede oggi nei mercati? Cina in focus

Le azioni cinesi hanno portato i mercati asiatici al rialzo lunedì. Gli investitori scommettono su una ripresa costante del dragone, sebbene una modifica della politica della banca centrale ha attenuato alcuni dei guadagni dello yuan.

L’indice MSCI è salito dell’1% ai massimi di 2 anni e mezzo, sostenuto da un aumento del 2,4% nelle blue chip cinesi.

Secondo analisti intervenuti su Reuters, “Se il capitale si muove a tassi di crescita relativi, la Cina sembra piuttosto attraente. Le azioni sono economiche, i rendimenti sono vantaggiosi e le prospettive solide. Anche dal punto di vista dei virus, vediamo preoccupazioni in Europa, mentre la Cina è considerata quasi al sicuro”.

Diverso, invece, lo scenario europeo. Si prevede che le azioni nel vecchio continente si apriranno lunedì in territorio misto, poiché l’aumento dei casi di coronavirus in tutta Europa e ulteriori restrizioni alla vita pubblica e alle imprese pesano sul sentiment degli investitori.

Nel frattempo, i futures sulle azioni statunitensi sono cambiati di poco lunedì mattina presto, con i negoziati sul piano di stimoli che restano in focus.

Le possibilità per un altro round di aiuti fiscali prima delle elezioni USA sono apparse diminuire durante il fine settimana, nonostante l’apertura di Trump venerdì.

La presidente della Camera Nancy Pelosi e i repubblicani del Senato hanno respinto un’offerta di $ 1,8 trilioni dalla Casa Bianca.

In questa cornice, la potenza americana resta ancora nell’incertezza. Richard Yetsenga, capo economista di ANZ, ha sottolineato che:

“Le ricadute economiche del COVID-19 hanno accelerato il relativo declino degli Stati Uniti come motore economico mondiale. Sta anche aumentando la centralità dell’Asia e, in particolare, della Cina”.

I mercati, quindi, continuano a monitorare le mosse della Casa Bianca sul piano di aiuti economici, l’evolversi della pandemia a livello mondiale e le prossime elezioni USA. 

Tetraplegico chiede il suicidio assistito, l'associazione Luca Coscioni denuncia l'Asl dopo il rifiuto

@ - La richiesta è stata presentata dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso di dj Fabo.
Un tetraplegico 42enne, bloccato in un letto da anni dopo un incidente stradale senza poter muoversi, parlare, bere o mangiare, ha chiesto all'Asl di riferimento di poter ricorrere al suicidio assistito. La richiesta è stata presentata dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso di dj Fabo. La risposta, però, è stata una bocciatura. L'associazione Luca Coscioni, che segue il caso, ha annunciato un'azione legale contro l'Asl.


Il 42enne, riporta La Stampa, è rimasto tetraplegico dopo un grave incidente che gli ha causato la frattura della colonna vertebrale. E' sempre stato cosciente e ora ha deciso che andare avanti così non ha più senso. Desidera solo morire, vorrebbe però evitare di affidarsi alle cosiddette Dat (Disposizioni Anticipate di Trattamento). In pratica dovrebbe rifiutare i trattamenti sanitari e iniziare le cure palliative in attesa della morte. E' questa l'unica possibilità offerta attualmente dalla legge italiana.

"Se accettasse la Dat, morirebbe dopo enormi sofferenze e tanti giorni di attesa", sottolinea Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell'associazione Luca Coscioni che sta assistendo il 42enne nella battaglia giudiziaria. Per questioni di riservatezza e tutela del malato non è possibile rendere noto altri dettagli sul suo conto. L'obiettivo, spiega, è ottenere il rispetto di quanto scritto nella sentenza della Consulta che, alla fine del 2019, aveva definito non punibile chi agevola l'esecuzione del suicidio

L'Asl, dal canto suo, ribadisce che la Corte Costituzionale ha sollecitato il Parlamento a stabilire attraverso una norma le condizioni che devono sussistere e le modalità di esecuzione del suicidio assistito. Legge che ancora non c'è. "La risposta della direzione sanitaria - ribatte l'avvocato Gallo - disconosce la sentenza della Consulta che ha valore di legge. La politica dovrebbe recepire le richieste dei cittadini, ma spesso non è in grado di farlo e quindi attende che siano i giudici a pronunciarsi".

sabato 10 ottobre 2020

Vaticano, il cardinale Pietro Parolin fuori dalla commissione di controllo dello IOR

@ - Dalla commissione cardinalizia di controllo dello Ior esce un pezzo da novanta. Papa Francesco ha deciso di rinnovare la composizione dell'organismo di vigilanza, togliendo dal ruolo il cardinale Pietro ParolinSegretario di Stato.


In Vaticano spiegano che si tratta di un normale avvicendamento, tuttavia nel chirografo papale dell'anno scorso si legge che i cinque cardinali che fanno parte del team sono in carica per cinque anni e confermabili per un successivo mandato. Il Vaticano ufficialmente non ha fatto nessun commento.

Ad accorgersi di questo avvicendamento è stato il giornale cattolico l'Avvenire. L'uscita di Parolin - per tempistica - fa riflettere poichè arriva a ridosso dello scandalo dell'immobile a Londra e dello scontro tra Ior e Segreteria di Stato per il controllo dei fondi riservati del Papa. Uno scontro che ha portato all'avvio della inchiesta sulla gestione delle finanze vaticane. 

La composizione dell'organismo
Dei cinque membri del precedente mandato allo Ior rimangono lo spagnolo Santos Abril y Castelló, 85 anni, già arciprete di Santa Maria Maggiore, che mantiene la carica di presidente, e l'austriaco Christoph Schönborn, 75 anni, arcivescovo di Vienna. Accanto a loro arrivano le new entry, il filippino Luis Antonio Gokim Tagle, 63 anni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli; il polacco Konrad Krajewski, 56 anni, elemosiniere apostolico; e l’italiano Giuseppe Petrocchi, 72 anni, arcivescovo de L'Aquila e membro della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Non fanno, invece, più parte della Commissione Parolin, 65 anni, il canadese Thomas Christopher Collins, 73 anni, arcivescovo di Toronto, e il croato Josip Bozanic, 71 anni, arcivescovo di Zagabria. 

La notizia, ha spiegato l'Avvenire, si trovava dentro un comunicato pubblicato sul sito dello Ior - nel silenzio generale - il 21 settembre. Una notizia che stranamente non è stata affidata ai media vaticani. 

Nel comunicato in questione si spiega che la Commissione cardinalizia, «nella sua nuova composizione» ha approvato «ad experimentum per due anni, il regolamento attuativo dello Statuto a cui è demandata inter alia la descrizione particolareggiata dei poteri e delle competenze» del Consiglio di sovrintendenza, il board laico di sette membri che governa l’Istituto, e della direzione.

La precedente commissione era stata nominata da Francesco nel 2014. In quella occasione era stato nominato anche il cardinale Tauran, deceduto nel 2018. Il cardinale Bozanic era stato aggiunto, come sesto membro, nel luglio 2014. 

La Commissione cardinalizia vigila sulla fedeltà dell’Istituto alle norme statutarie e svolge le altre attività previste dallo Statuto. Nomina e revoca poi i membri del Consiglio di sovrintendenza e, su proposta di quest’ultimo, i relativi presidente e vicepresidente. La Commissione inoltre approva la nomina e la revoca del direttore e del vice direttore fatta dal Consiglio di sovrintendenza. E verifica infine con cadenza almeno annuale che i membri del Consiglio e della direzione siano in possesso dei requisiti di competenza e onorabilità prescritti dalla legge e dettagliati nel regolamento e non versino in condizioni di conflitto di interessi né siano interessati da altri impedimenti.

Nel frattempo proprio stamattina e' stato pubblicato il Decreto del Presidente del Governatorato, il cardinale Giuseppe Bertello, con il quale sono state apportate modifiche alla Legge XVIII, dell'8 ottobre 2013, in materia di trasparenza, vigilanza e informazione finanziaria. I cambiamenti si inseriscono nel processo di riforma voluto da Papa Francesco perche' la gestione delle risorse economiche vaticane sia sempre piu' corretta e trasparente. La nuova legge arriva al termine della ispezione di Moneyval che si è conclusa alcuni giorni fa. Le normative vaticane introdotte recepiscono le leggi europee in materia di anti riciclaggio.