domenica 13 giugno 2021

G7: Draghi, ora accordo ambizioso e duraturo sul clima

@ - Cina, un 'piccolo gruppo' non può decidere le sorti del mondo. Merkel, con Biden un nuovo slancio.

Ora serve "un accordo ambizioso e duraturo" sulla transizione ecologica, ambiente e il clima. Lo ha detto il premier Mario Draghi, a quanto si apprende da fonti italiane, intervenendo alla sessione di questa mattina del G7.

Al tavolo del G7 emerge "la necessità di destinare una quota importante di investimenti per la ricostruzione" dopo il Covid "alla Green Recovery".

E' quanto riferiscono fonti italiane, sottolineando che l'Italia è pienamente in linea, dal momento che il 30% delle risorse messe a disposizione per la ricostruzione è dedicato alla transizione ecologica.

Commentando il vertice del G7 in corso in Cornovaglia, la Cina ha affermato oggi che sono finiti i tempi quando "un piccolo gruppo di Paesi" poteva decidere i destini del mondo. "I giorni quando le decisioni globali erano dettate da un piccolo gruppo di Paesi sono finiti da molto", ha affermato un portavoce dell'ambasciata cinese a Londra, citato sul sito della Reuters.

"Noi crediamo che i Paesi, grandi o piccoli, forti o deboli, poveri o ricchi, siano tutti uguali, e che gli affari del mondo devono essere gestiti attraverso la consultazione tra Paesi", ha aggiunto il portavoce.


Focus sull'ambiente e sulla battaglia contro i cambiamenti climatici nella terza e ultima giornata del vertice G7 a presidenza britannica di Carbis Bay, il primo post pandemia, allargato da ieri in Cornovaglia ai leader ospiti di Australia, Corea del Sud, India, Sudafrica e di Onu e Oms. Dopo le annunciate dichiarazioni su piano pandemico globale e vaccini anti-Covid e sul contenimento della Cina, è il turno di quella sul clima: con impegni più rigorosi contro le emissioni, giura il padrone di casa Boris Johnson e la promessa anticipata da fonti Usa di frenare il riscaldamento delle temperature globali future non oltre 1,5 gradi. La mattinata, articolata in due sessioni di lavoro prima delle conferenze stampa conclusive d'inizio pomeriggio, è stata introdotta da un messaggio del 95enne sir David Attenborough, naturalista, divulgatore e celeberrimo autore di documentari targati Bbc, scelto dal governo Johnson come ambasciatore speciale sul dossier climatico, il quale ha avvertito i Grandi che non c'è tempo da perdere. E che gli esseri umani sono già sull'orlo dell'abisso, sul punto "di destabilizzare l'intero pianeta" e la natura in modo irrimediabile. Per tutta risposta, nella bozza di dichiarazione diffusa dalla presidenza britannica, il vertice di Carbis Bay mette fra l'altro sul tavolo un piano finanziario per la realizzazione d'infrastrutture ecologicamente sostenibili nei Paesi in via di sviluppo nell'ambito di una strategia da condividere poi nella conferenza internazionale sul clima CoP26 in programma a Glasgow a novembre (che sarà presieduta sempre dal Regno Unito in partnership con l'Italia). Nonché il sostegno a un piano per fermare l'impoverimento delle biodiversità nel mondo entro il 2030. Boris Johnson lancia inoltre la proposta di un contributo da mezzo miliardo di sterline da destinare attraverso lo UK Blue Planet Fund a Paesi come Ghana, Indonesia e isole del Pacifico contro la pesca sregolata e l'inquinamento dei mari, in difesa dell'ecosistema costiero e a tutela delle barriere coralline. "Proteggere il nostro pianeta - ha dichiarato il premier britannico a margine dell'apertura stamattina della giornata finale del summit - è la cosa più importante che i leader possano fare per la gente. Vi è una relazione diretta fra la riduzione delle emissioni nocive, la salvaguardia della natura, la creazione di posti di lavoro e la garanzia d'una crescita economica a lungo termine. Come nazioni democratiche, abbiamo la responsabilità anche di aiutare i Paesi in via di sviluppo" sulla strada di una crescita pulita, e questo G7 rappresenta un'opportunità senza precedenti per guidare il mondo verso una Rivoluzione Industriale Green che abbia il potenziale di trasformare il nostro modo di vivere".

Il Regno Unito continua a ritenere verosimile l'origine animale del Covid e "non crede" all'ipotesi di una fuga del virus dal laboratorio cinese di Wuhan sulla base dei rapporti a sua disposizione; ma invoca comunque un'indagine internazionale e chiede che la Cina condivida in modo trasparente le informazioni richieste. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, in un'intervista concessa nelle ore in cui a Carbis Bay si svolge la giornata finale del primo vertice G7 post pandemia. I leader dei Sette, ha rivelato Raab, hanno "confrontato le rispettive note" su questo dossier.

Sparatoria ad Ardea, morto un anziano e i due bambini feriti. Le urla dei genitori

@ - Spari in centro ad Ardea (Roma): sul posto poco prima di mezzogiorno sono accorse numerose pattuglie dei carabinieri, che hanno rintracciato l’autore del gesto, ora barricato in casa.


Dramma domenica mattina ad Ardea, vicino Roma, a Colle Romito, un comprensorio di belle villette con giardino.

Una persona anziana è stata uccisa a colpi di pistola dopo che un uomo ha aperto il fuoco in via degli Astri. Sono morti anche i due bambini di 3 e 8 anni rimasti gravemente feriti nella sparatoria. Il responsabile del gesto è un trentenne italiano, con gravissimi problemi psichici e per questo ritenuto molto pericoloso.

Sul posto poco prima di mezzogiorno sono accorse numerose pattuglie dei carabinieri impegnate in una vasta battuta in tutta la zona. L’uomo è stato rintracciato all’interno di un appartamento, dove si è barricato.

In azione le teste di cuoio dei carabinieri. Tutta la zona è stata isolata, due elicotteri sono fermi in un campo. Urla di disperazione si levano tutto intorno, quelle dei genitori dei ragazzi. Non si conoscono al momento le generalità dell’uomo, né si sa se vi siano rapporti di conoscenza o parentela con le vittime. L’anziano non era il nonno dei piccoli, che giocavano tranquillamente nel parco. Tutti erano invece vicini di casa.

Ignoti i motivi del folle gesto. «La persona che potrebbe aver sparato è stata già identificata, sembra sia una persona instabile che già aveva manifestato comportamenti ostili», ha detto Mario Savarese, i sindaco di Ardea, all’agenzia Agi. «Si pensa che il tutto sia accaduto per futili motivi. Ma ancora non sappiamo nulla di preciso».

Si indaga dunque per capire se si sia trattato di una vendetta o di un raptus improvviso. «Ho ricevuto ora una telefonata che non avrei mai voluto avere, il direttore sanitario dell’Ares 118 mi ha appena comunicato che i medici soccorritori stanno facendo la constatazione di decesso per entrambi i bambini. Il primo a non farcela è stato il più piccolo, poi purtroppo è mancato anche il secondo bambino. Gli operatori hanno impiegato tutti gli sforzi possibili per salvare le vittime con ripetuti tentativi di rianimazione, ma la situazione è apparsa fin da subito compromessa» le parole dell’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
Articolo in aggiornamento...

sabato 12 giugno 2021

Le città in cui si vive meglio non sono più quelle di una volta

@Lo dice l'annuale classifica dell'Economist, e gli abitanti della città che è stata giudicata la migliore non sembrano essere d'accordo.


Secondo il Global Liveability Index pubblicato dall’Economist, la città dove si vive meglio al mondo nel 2021 è Auckland, la città più popolosa della Nuova Zelanda. Quest’anno oltre ai consueti criteri con cui la Economist Intelligence Unit (che è una società di analisi e consulenza finanziaria di proprietà del gruppo editoriale del settimanale britannico) giudica la qualità della vita e dei servizi in decine di città di tutto il mondo sono stati tenuti in considerazione anche fattori legati alla gestione della pandemia da coronavirus: per questa ragione diverse città europee hanno perso molte posizioni rispetto alla classifica più recente – quella del 2019 – e otto delle prime dieci si trovano in paesi dell’Oceania e dell’Asia orientale, dove gli effetti dell’epidemia sono stati meno disastrosi che in altri continenti.

C’è però un aspetto ancora più interessante di questa classifica: gli abitanti di Auckland non sono poi così convinti di abitare nella città con la qualità della vita migliore del mondo.

Ogni anno gli esperti della Economist Intelligence Unit giudicano la “vivibilità” delle 140 città analizzate considerando più di 30 indicatori distribuiti in cinque categorie: la stabilità, la qualità del sistema sanitario, la vita culturale e le condizioni dell’ambiente, la qualità dell’istruzione e quella delle infrastrutture. A ciascun indicatore viene assegnato un punteggio da 1 a 100, che poi determina il punteggio generale di ciascuna città, espresso sempre in centesimi: con 96 punti Auckland è stata giudicata la città dove si vive meglio, mentre la peggiore è stata Damasco, la capitale della Siria, che ha ottenuto 26,5 punti.

Upasana Dutt, responsabile del progetto della Economist Intelligence Unit, ha spiegato al Financial Times che il punteggio di Auckland è stato determinato soprattutto dalla decisione del governo neozelandese di imporre subito rigide restrizioni contro la pandemia, che hanno impedito l’elevata circolazione del coronavirus nel paese. La gestione efficace del governo ha a sua volta permesso alle amministrazioni locali di allentare le restrizioni piuttosto presto e di fare in modo che salvo qualche sporadico lockdown la qualità della vita dei residenti non cambiasse particolarmente.

Ad Auckland, che nel 2019 era arrivata dodicesima, le scuole sono rimaste quasi sempre aperte: mentre in primavera in Europa erano ancora in vigore restrizioni piuttosto stringenti, la città neozelandese ospitava la Coppa America e concerti con decine di migliaia di persone, senza l’obbligo di mascherine o di distanziamento fisico.

Per questi motivi anche la capitale neozelandese Wellington si è piazzata bene nella classifica, arrivando quarta a pari merito con Tokyo. Un altro paese che è riuscito a contenere la pandemia e ha visto migliorare la posizione in classifica delle proprie città è l’Australia, che ha ben quattro città tra le prime dieci: Adelaide, Perth, Brisbane e Melbourne, che era stata la prima in classifica per sette anni consecutivi. È andata bene anche al Giappone, dove dall’inizio dell’epidemia sono stati registrati circa 780mila casi di contagio e meno di 14mila morti per cause legate alla COVID-19 su una popolazione totale di più di 126 milioni di abitanti. Per fare un confronto, in Italia a oggi i contagi accertati sono più di 4 milioni e i morti oltre 126mila (in Italia vivono meno della metà delle persone).

In Nuova Zelanda non si hanno notizie di nuovi contagi dal 28 febbraio, cioè più di 100 giorni, e dall’inizio della pandemia i morti per cause legate alla COVID-19 sono stati 26: più o meno uno ogni 190mila abitanti.


Secondo le valutazioni dell’Economist, la qualità della vita è calata nella maggior parte delle città in tutto il mondo a causa della pandemia da coronavirus. Gli esperti hanno tenuto conto della capacità delle amministrazioni locali di gestire la grande richiesta di assistenza negli ospedali e nelle strutture mediche, ma anche della gestione delle chiusure e delle regole sul distanziamento fisico in scuole, ristoranti e luoghi di intrattenimento. In linea di massima, le città che hanno imposto norme poco stringenti sono state premiate con un giudizio molto alto, ma quando l’allentamento delle restrizioni ha comportato un grande aumento di contagi allora il giudizio attribuito è stato più basso.

Questo criterio ha fatto perdere molti punti a diverse città europee e le ha fatte scendere in classifica rispetto al 2019. Amburgo, Francoforte e Düsseldorf hanno perso oltre 8 punti e diverse posizioni, mentre Roma è arrivata 57ma, perdendo 6,5 punti rispetto al 2019. Vienna, che era stata la città dove si viveva meglio sia nel 2018 sia nel 2019, è arrivata dodicesima, scambiandosi per così dire d’ordine con Auckland.


Malgrado gli eccellenti punteggi ottenuti dalla città neozelandese, il risultato sembra aver sorpreso i suoi residenti, che hanno segnalato svariati problemi, dal traffico intenso alla difficoltà di trovare una casa.

Auckland si trova nel nord della Nuova Zelanda, ha 1,7 milioni di abitanti ed è famosa per le sue spiagge, per il clima temperato e un’intensa vita culturale. Il tasso di disoccupazione è del 4,7 per cento (in Italia ad aprile era del 10,7 per cento) e si prevede che nel 2021 la sua economia crescerà del 2,9 per cento.

Il fatto che in Nuova Zelanda la pandemia sia stata largamente controllata ha convinto più di 40mila neozelandesi che abitavano all’estero a tornare a vivere nel paese. Una di queste è Jane Henley, esperta di programmi di sviluppo sostenibili alla Banca Mondiale, che ha deciso di lasciare il suo lavoro a Washington per tornare proprio a Auckland.

Henley ha raccontato al Financial Times che i prezzi delle case di Auckland sono paragonabili a quelli di Londra o di New York, ma che gli stipendi sono molto inferiori, soprattutto se comparati ai costi delle case. L’organizzazione che si occupa di sviluppo urbano Demographia ha messo Auckland al quarto posto al mondo tra le città dove comprare una casa costa di più, anche perché la richiesta è molto alta e le case sono poche. L’agenzia di valutazione di immobili neozelandese QV ha stimato che il prezzo medio di una casa in città è di 1,3 milioni di dollari neozelandesi (circa 760mila euro); tra le altre cose, nell’ultimo anno i prezzi sono aumentati del 20 per cento.

Secondo Jan Rutledge, che gestisce una struttura che offre alloggio alle persone che si trovano in difficoltà, Auckland «è una città bellissima per chi ha una casa e un lavoro sicuro, ma mette a dura prova quelli che non ce li hanno».

mercoledì 9 giugno 2021

Enzo Bianchi ha lasciato definitivamente la comunità di Bose: “Un faticoso e sofferente trasloco”

@ - L’anziano monaco, 78 anni il 3 marzo scorso, ha affidato a Twitter il suo addio alla realtà che ha guidato per più di 55 anni: "Per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra". Si è trasferito nella periferia di Torino.


Cari amici per alcuni giorni sono stato silente e non vi ho inviato i pensieri emersi nel mio cuore ma un faticoso, sofferente trasloco me lo ha impedito. Per noi vecchi migrare è uno strappo non pensabile anche perché ci prepariamo all’esodo finale, non a cambiar casa e terra”. Sono le parole di Enzo Bianchi, il fondatore della comunità di Bose che in queste ore ha lasciato per sempre la sua fraternità. L’anziano monaco, 78 anni il 3 marzo scorso, ha affidato a Twitter il suo addio alla realtà che ha guidato per più di 55 anni. Non una parola in più sul suo blog Altrimenti.

Nessun commento e nessun saluto nemmeno sul sito ufficiale della comunità che da mesi non ospita più nemmeno le riflessioni e i numerosi articoli di Bianchi, tantomeno il calendario dei suoi appuntamenti. Bianchi, che ha deciso di trasferirsi nella periferia di Torino in quest’ultimi giorni, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni rispetto a quello che ha scritto su Twitter. Di lui si sa solo che non è solo ma che è accompagnato da uno o più fratelli, visto il suo stato di salute.

Un taglio ombelicale, quello con la comunità di Bose dove ora è priore Luciano Manicardi, arrivato dopo oltre un anno di scontri tra l’attuale guida dei fratelli e delle sorelle e il fondatore. A maggio dello scorso anno a colpire Bianchi, una sorella e altri due fratelli fu il decreto singolare del Vaticano, approvato in forma specifica dal Pontefice che chiedeva l’allontanamento a tempo indeterminato del fondatore. Da quel momento la comunità è stata “commissariata” da padre Amedeo Cencini, delegato pontificio, psicoterapeuta canossiano che ha per mesi messo i piedi a Bose, creando un clima di tensione che ha diviso la comunità. Un’atmosfera “disumana” (sono le parole usate da una sorella) che ha portato a un’emorragia nella comunità: in quest’ultimo anno 21 persone se ne sono andate e non si registra più alcun fratello in noviziato.

Il muro contro muro tra Manicardi e Bianchi, accusato “di non aver rinunciato effettivamente al governo, interferendo in diversi modi, continuamente e gravemente sulla conduzione della medesima comunità e determinando una grave divisione nella vita fraterna”, è andato avanti fino agli ultimi mesi con un tira e molla continuo sul luogo dell’esilio dell’anziano monaco. Fratel Enzo, che per anni ha vissuto in un eremo non lontano da Bose ma fuori dalla fraternità, negli ultimi tempi aveva scelto di non partecipare più nemmeno alle preghiere e ad altri momenti comunitari, ha continuato ad infastidire qualcuno al punto che alla fine ha dovuto lasciare la sua creatura.

Un addio nel silenzio e nell’amarezza. L’ex fondatore di Bose, dalla sua casa alla periferia di Torino, ha deciso tuttavia di non rinunciare ai tanti inviti che gli sono arrivati da ogni parte d’Italia: giovedì sarà a Scandolara Ravara, sabato a Gressan in Valle D’Aosta per parlare sul tema dell’acqua, il 17 ha in calendario un appuntamento a Villachiara, il 18 a Comacchio, il 19 a Torino per il Festival della Spiritualità e poi un’intensa settimana in Puglia prima di arrivare a Crema il 25.

martedì 1 giugno 2021

Mafia, Brusca libero. Il fratello di Borsellino: «Ripugnante, ma la legge va rispettata»

@ - «La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna.
Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere, una guerra e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso». A dirlo all'Adnkronos è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ucciso da Cosa nostra nella strage di via D'Amelio, commentando la scarcerazione di Giovanni Brusca che dopo 25 anni lascia il carcere per fine pena. «Questa legislazione premiale per i collaboratori di giustizia - ricorda l'ideatore del Movimento delle agende rosse - fa parte di un pacchetto voluto da un grande stratega, Giovanni Falcone, per combattere la mafia, dentro ci sono l'ergastolo ostativo, il 41 bis. Va considerata nella sua interezza ed è indispensabile se si vuole veramente vincere questa guerra contro la criminalità organizzata». 

«L'alternativa, in assenza dell'ergastolo ostativo - sottolinea ancora Salvatore Borsellino- sarebbe stato vedere tra cinque anni questa persona libera senza neppure aver collaborato con la giustizia e senza aver permesso di assicurare alla giustizia tanti altri criminali come lui». Al pentimento di Brusca, però, Salvatore Borsellino non crede. «Anche perché la sua collaborazione con la giustizia è stata molto travagliata: in un primo tempo aveva cercato di fingere per minare le istituzioni. Non credo si sia veramente pentito, come, invece, ha fatto Gaspare Mutolo, assassino anche lui, che ha ucciso, strangolandole, 50 persone a mani nude, ma che oggi penso sia una persona veramente cambiata. Di Brusca non ho questa impressione». Anche perché, è la tesi del fratello del giudice antimafia, «non ha raccontato neanche tutto quello che sa e che avrebbe potuto dire. Sicuramente, però, quello che ha detto è stato tanto e ha permesso di fare tanti processi, di assicurare tanti criminali come lui alla giustizia». Il ritorno in libertà di Brusca può costituire un pericolo? «È fondamentalmente un criminale, di una persona che uccide un bambino e lo scioglie nell'acido dicendo che era come un cagnolino non ci si può fidare appieno. Ma non credo che possa costituire oggi un pericolo».

sabato 29 maggio 2021

"Mai Draghi al Colle". La vendetta dei 5S. E Conte...

@ - Cresce il malumore nei confronti di Conte per la lentezza sulla rifondazione del Movimento. E cresce la fronda contro il governo per le nomine. Spunta il piano per fermare la corsa di Draghi.


Un Conte invisibile. Nel Movimento 5 Stelle lo cercano per capire cosa abbia in testa, quali proposte voglia avanzare sulla rifondazione dei grillini. Per portarli nella nuova fase, dalla questione del doppio mandato all’azione politica per incidere in questa ultima fase di legislatura. Il clima è pesante, anche perché con il governo Draghi i rapporti sono sempre più deteriorati. E senza guida il ruolo diventa ancora più ridimensionato. Sulle nomine il M5S non ha toccato palla. Così è scattato il fuoco di fila: “Mai Draghi al Quirinale”. Anche perché, è il ragionamento che circola negli ambienti pentastellati, l’elezione dell’attuale premier al Colle segnerebbe la fine della legislatura e il ritorno al voto. Un autentico incubo per la pattuglia degli eletti, consapevoli di non riuscire a mettere nuovamente piede nelle Aule del Palazzo.

Una situazione di tensione che mette sempre più sulla graticola l’ex avvocato del popolo, uscito da Palazzo Chigi come un eroe. Sono impresse nella memoria le parole strappalacrime di tutti i parlamentari. Ma, anche tra i fan più irriducibili, è stato dissipato tutto il capitale di credibilità. Una battuta di un deputato sintetizza bene gli umori nei confronti di Conte: “Il presidente sta facendo ghosting”, in riferimento alla pratica di interrompere la comunicazione con partner o amici, senza che si conosca una ragione. Insomma, una sparizione, come un fantasma. Agli atti resta una riunione con le commissioni Giustizia di Camera e Senato per la riforma da discutere con la Guardasigilli, Marta Cartabia. Dopodiché nel Movimento nessuno è stato aggiornato, non è stato disattendendo l'impegno di presentare il progetto in tempi relativamente brevi. Tutto questo mentre i 5 Stelle arretrano nei sondaggi e diventano sempre più irrilevanti politicamente. “Siamo spariti, sui dossier più importanti non stiamo toccando palla”, sottolinea una fonte di rilievo. A Montecitorio lo spirito è quasi rassegnato. E uno dei grillini fuoriusciti, al lavoro per il nuovo gruppo, si sfrega le mani: “Se presentiamo un progetto credibile, dal Movimento usciranno decine di parlamentari. Conte è in difficoltà”.

Così pubblicamente il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, ha chiesto un’accelerazione sulla rifondazione dei pentastellati: “Giuseppe Conte deve fare presto, il Movimento 5 Stelle lo sta aspettando. Anche i cittadini iniziano ad interrogarsi e noi dobbiamo dare risposte!”, ha scritto in un post su Facebook. “I tempi organizzativi - ha aggiunto - diventano decisivi soprattutto alla luce delle prossime scadenze elettorali. Tra i nostri elettori e candidati cresce il desiderio di conoscere e proporre il nuovo progetto, dobbiamo mettere presto a regime l’intero movimento per affrontare le sfide che ci attendono”. Un appello in piena regola. A microfoni spenti, un’altra fonte parlamentare usa toni anche più tranchant: “Sembra stia facendo appositamente melina per poi fare un partito tutto suo. Magari con la scusa della vicenda Rousseau". Una ricostruzione che sembra alquanto fantasiosa, secondo altri esponenti pentastellati, ma che rende bene l’idea del sentimento di disagio crescente.

In questo caos si afferma sempre più la figura del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. La sua lettera di scuse all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti, ha riportato per qualche ora il Movimento al centro della scena. E c’è chi comincia davvero a sperare in ritorno ai vertici dell’ex capo politico. “In questi mesi è cresciuto ancora di più, sarebbe una garanzia”, sospira un parlamentare nostalgico di Di Maio. Un capolavoro tutto a firma di Conte: far rimpiangere l’ex criticato numero uno grillino.

venerdì 21 maggio 2021

Video HORROR: Le IDF avvertono i "palestinesi" di evacuare i bambini prima dei bombardamenti. Lui risponde: 'Se i bambini hanno bisogno di morire, allora moriranno'

@ - I democratici stanno con gli assassini di bambini. E il complesso mediatico democratico li ripulisci, come l'uomo dietro l'elefante del circo.

Prima di scioperare gli edifici a Gaza, le Forze di Difesa Israeliane chiamano i residenti di quegli edifici per dare loro la possibilità di evacuare e preservare le loro vite. Un nuovo video mostra le IDF implorare un uomo di Gazan dall'altra parte della linea di evacuare un edificio mirato, dicendo che aveva una responsabilità per la vita dei bambini. L'uomo rispose: "Se i bambini devono morire, allora moriranno."

Nel video, andato in onda da Sky News (sotto), l'uomo di Gazan inizialmente cerca di temporeggiare, dicendo: "Non riesco a far uscire tutte le persone; Ho bisogno di almeno due ore per tirarli fuori.

La telefonata "scioccante" tra IDF e Gazan rivela "Intero conflitto in poche parole"

Di: Leah Barkoukis, Townhall, 20 maggio 2021:

Una breve ma "scioccante" telefonata tra le forze di difesa israeliane e un palestinese a Gaza rivela "l'intero conflitto in poche parole", secondo Ben Shapiro.

Nella registrazione, le IDF stanno tentando di mettere in guardia da un imminente attacco, implorando l'uomo di evacuare l'edificio prima del bombardamento perché i civili sono presenti.
  • "Non riesco a far uscire tutte le persone, ho bisogno di almeno due ore per tirarle fuori", dice il palestinese.
  • "Ascolta, bombarderemo l'edificio", risponde il membro delle IDF.
  • "Vuoi bombardare? Bombarda quello che vuoi", risponde l'uomo.
  • "No, fratello, dobbiamo fare tutto il possibile per non morire", dice il membro delle IDF.
  • "Vogliamo morire", risponde il palestinese.
  • "Ma tu hai una responsabilità per la vita dei bambini", resemi l'israeliano.
  • "Se i bambini devono morire, moriranno", riproposi i palestinesi.
  • "Dio non voglia, Dio non voglia, cosa vuoi, morire?", chiede il soldato.
  • "È così che riveliamo la tua crudeltà", risponde l'uomo.

giovedì 13 maggio 2021

Cos'è l'Iron Dome: la "cupola di ferro" dell'esercito israeliano

@ - La maggior parte dei razzi lanciati da Gaza sono stati intercettati dallo scudo antimissile.

Lo scudo antimissile Iron Dome è un sistema di difesa utilizzato per contrastare gli attacchi missilistici a corto raggio. In grado di intercettare missili da quattro a 70 chilometri, è progettato per funzionare in tutte le condizioni meteorologiche. La prima “batteria” di Iron Dome è stata installata nel marzo 2011 vicino alla città israeliana meridionale di Beersheva, a circa 40 km dalla striscia di Gaza. Da allora molti altri scudi sono stati schierati nel sud del paese per combattere il lancio di razzi dal territorio palestinese. Esperti militari dicono che sono necessari 13 Iron Dome per difendere completamente Israele da attacchi a corto raggio. L'artiglieria nemica sparata da un raggio di 70 km viene rilevata dal radar di localizzazione mobile dell'Iron Dome. Viene identificato il tipo di missile, monitorato il suo percorso. I dati vengono inviati a un'unità di gestione e controllo delle armi che calcola il probabile punto di impatto. Se il missile si sta dirigendo verso aree popolate o edificate, decide di intercettarlo. I bersagli in arrivo vengono fatti esplodere a metà volo e nel giro di pochi secondi dall'unità di lancio missilistico del sistema. L'esercito israeliano afferma che dal 75 al 90 per cento dei tentativi di intercettazione hanno successo.

'Nessuno verrà lasciato solo in acque italiane'

@ - L'Italia chiede di rispettare gli accordi di Malta.
L'Italia sta cercando di rivitalizzare l'accordo di Malta sui migranti e per questo "sono in corso colloqui con la Francia e la Germania. Il premier Draghi poi afferma che l'Italia è "per il rispetto dei diritti umani", che "nessuno sarà lasciato solo in acque italiane" e che saranno "rimpatriati i migranti che non hanno titolo a rimanere".
E avverte che il Governo è impegnato in "accordi bilaterali" e su "forme di partenariato europeo con i principali Paesi di origine e transito dei flussi".

Intanto il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha incontrato l'inviato speciale della Nazioni unite per la Libia, Jàn Kubis e gli ha confermato l'intenso e continuo impegno del Governo italiano per "consolidare la cornice di sicurezza in Libia" anche al fine di "rafforzare le capacità di gestione delle frontiere terrestri e marittime da parte delle autorità libiche". Il ministro ha anche sottolineato la necessità che "l'Unione europea sia maggiormente coinvolta nella gestione del fenomeno migratorio che ha radici al di fuori della Libia e la vede come Paese di transito".
"Il maggior coinvolgimento dell'Unione europea a fianco della Libia - ha concluso la titolare del Viminale - passa anche attraverso la preziosa attività delle agenzie delle Nazioni unite, con l'Unhcr e l'Oim in prima fila, alle quali è riconosciuta autorevolezza, competenza ed esperienza".

Turchia: fine Ramadan a Santa Sofia dopo 87 anni

 @ - Centinaia all'esterno per misure anti-Covid, cori pro-Palestina. Dopo 87 anni, si è tenuta stamani la prima preghiera di fine Ramadan a Santa Sofia a Istanbul, riconvertita da museo in moschea il 24 luglio dello scorso anno.

Centinaia di fedeli si sono riuniti nella piazza antistante, nella zona storica di Sultanahmet, rimanendo in buona parte all'esterno per garantire il distanziamento e il rispetto delle misure anti-Covid, mente un numero limitato è stato ammesso dentro l'edificio.

La preghiera è stata guidata dal capo della Presidenza per gli affari religiosi (Diyanet), Ali Erbas, massima autorità sunnita in Turchia. Subito dopo, i fedeli hanno intonato diversi slogan contro Israele e a sostegno nella causa palestinese.
Per quasi un millennio la basilica cristiana, Santa Sofia venne convertita in luogo di culto islamico con la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. La scorsa estate, il Consiglio di stato di Ankara ha annullato il decreto del 1934 con cui l'allora presidente turco Mustafa Kemal Ataturk ne decise la trasformazione in museo per sottrarla alle diverse rivendicazioni religiose e "donarla all'umanità".

martedì 11 maggio 2021

I bombardamenti tra Israele e Striscia di Gaza

@ - Stanno proseguendo da lunedì, nella Striscia sono state uccise 24 persone e la situazione potrebbe peggiorare.


Da lunedì sta proseguendo il lancio di razzi tra Israele e gruppi armati palestinesi iniziato a seguito degli scontri tra palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Finora sono stati lanciati oltre 200 razzi dalla Striscia verso Israele, e sono stati diversi i bombardamenti compiuti dall’esercito israeliano sulla Striscia.
Secondo fonti palestinesi, nei bombardamenti israeliani sarebbero state uccise 24 persone, di cui nove bambini; altri 700 palestinesi erano stati feriti negli scontri a Gerusalemme iniziati lunedì mattina e proseguiti per parecchie ore. Israele ha detto di avere colpito diversi obiettivi militari nella Striscia, tra cui 14 militanti palestinesi responsabili di avere lanciato razzi contro il territorio israeliano.

Un lancio di razzi dalla Striscia verso Ashkelon, città nel sud di Israele, ha provocato invece il ferimento di più di 30 persone, una delle quali si trova ora in ospedale in condizioni serie.


I resti di un edificio di Hamas colpito dai razzi israeliani, Gaza, 11 maggio (AP Photo/Khalil Hamra)

Gli eventi di lunedì e martedì stanno facendo temere una possibile escalation di violenze tra gruppi palestinesi e Israele, che secondo alcuni analisti potrebbe sfociare in una nuova guerra.

Per il momento sembra che il governo israeliano abbia escluso una possibile invasione di terra della Striscia di Gaza, ma non è chiaro cosa succederà. Le violenze in corso sono infatti le peggiori dai tempi dell’ultima guerra combattuta fra i gruppi armati palestinesi e Israele, nel 2014, e le due parti non sembrano intenzionate a fare un passo indietro: Hamas e altri gruppi di Gaza hanno minacciato di proseguire il lancio di razzi contro Israele (razzi che comunque sono per lo più intercettati dal sistema antimissilistico di difesa israeliano Iron Dome), mentre Netanyahu ha annunciato che i combattimenti potrebbero «andare avanti per un po’ di tempo».

Nelle ultime ore, inoltre, si sono diffuse le proteste in diverse città israeliane per quello che era successo a Gerusalemme. Per esempio a Lod, città nel centro di Israele, la polizia ha arrestato un uomo ebreo sospettato di essere coinvolto nell’uccisione di un uomo arabo. Una possibilità che si sta investigando, ha scritto Haaretz, è che l’uomo arabo sia stato ucciso dai residenti di un quartiere della città dopo che un gruppo di arabi israeliani aveva lanciato pietre contro alcune case di persone appartenenti alla comunità ebraica. Altre violenze si sono verificate in diverse città israeliane.

– Leggi anche: Cos’è oggi Gerusalemme

I lanci di razzi e le violenze di lunedì e martedì sono stati il culmine di tensioni che andavano avanti da settimane e che si erano concentrate a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme dove era stato disposto lo sfratto di tre famiglie palestinesi (tema su cui deve ancora esprimersi in via definitiva la Corte Suprema israeliana): il tema dello sfratto è molto ampio ed è parte di una complessa lunga disputa legale sulla pertinenza del territorio.

All’aumento della tensione avevano contribuito anche altri fattori, come la frustrazione dei palestinesi per l’annullamento delle imminenti elezioni politiche – che il presidente palestinese Mahmoud Abbas aveva attribuito allo scarso coordinamento con le autorità israeliane – e più di recente le limitazioni imposte dalle autorità israeliane ai palestinesi che intendevano celebrare il mese sacro del Ramadan a Gerusalemme, giustificate dalla pandemia.

Lunedì le tensioni erano poi sfociate negli scontri sulla Spianata delle Moschee, durante i quali la polizia israeliana aveva usato anche granate stordenti all’interno della moschea di al Aqsa. I palestinesi protestavano contro una marcia nazionalista israeliana che avrebbe dovuto celebrare la conquista di Israele della parte est di Gerusalemme avvenuta durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967; la marcia era stata poi annullata a causa delle violenze. Gli scontri avevano poi spinto i gruppi armati palestinesi della Striscia a lanciare razzi contro Gerusalemme, il quale aveva poi risposto bombardando la Striscia.

Strage in una scuola in Russia, undici morti e 32 feriti

@ - Arrestato uno degli autori della strage, ucciso dalla polizia il secondo assalitore.


Una sparatoria è avvenuta in una scuola di Kazan, città della Russia centrale. Secondo i servizi di soccorso locali, citati dall'agenzia Novosti, ci sarebbero undici morti e altre quattro persone sono ricoverate in ospedale: lo riferiscono i servizi di emergenza locali citati dall'agenzia Ria Novosti.

Secondo altre fonti citate da Interfax, le vittime sono 8 studenti e un insegnante. La polizia, aggiunge la fonte, avrebbe fermato un adolescente. Nella scuola ci sarebbe stata anche un'esplosione.

Un secondo assalitore che ha aperto il fuoco nella scuola di Kazan potrebbe essere ancora nell'edificio. Lo ha detto una fonte delle forze dell'ordine alla TASS. "Il secondo assalitore potrebbe essere ancora nell'edificio scolastico". Uno degli autori della strage, un adolescente di 17 anni, sarebbe stato arrestato, stando alle prime informazioni disponibili.

Secondo la Tass i feriti sarebbero almeno dieci, di cui quattro ricoverati in ospedale.

Il secondo assalitore è stato "isolato" al quarto piano della scuola di Kazan dove è in corso un'operazione delle forze di polizia. Gli agenti, stando a quanto riporta Interfax, stanno tentando ora di arrestarlo. Il secondo assalitore potrebbe tenere in ostaggio diverse persone. Lo ha detto alla TASS una fonte delle forze dell'ordine. "Secondo le informazioni preliminari, l'aggressore che si trova attualmente nell'edificio potrebbe tenere in ostaggio diverse persone", ha detto la fonte.

Il secondo assalitore della scuola di Kazan è stato ucciso dalle forze dell'ordine: lo sostiene una fonte citata dalla Tass. "Secondo le informazioni preliminari, il secondo assalitore è stato ucciso", ha affermato la fonte.

Diversi alunni sono saltati fuori dalle finestre del terzo piano della scuola numero 175 nella città di Kazan dopo che gli aggressori hanno aperto il fuoco all'interno dell'edificio. Lo ha detto alla TASS uno dei testimoni oculari. "Diversi ragazzi sono saltati fuori dalle finestre del terzo piano, a un certo punto, presumibilmente nel tentativo di sfuggire a qualcuno che li stava inseguendo", ha detto Dilyara Samigullina, che stava passando davanti all'edificio scolastico al momento della sparatoria.

Una fonte delle forze dell'ordine ha detto alla TASS che due persone hanno aperto il fuoco nella scuola numero 175 di Kazan. Al momento il bilancio della strage parla di undici morti e 32 feriti.

Il presidente Vladimir Putin ha ordinato d'inasprire le regole sull'uso delle armi da parte dei civili dopo la sparatoria nella scuola di Kazan. Lo fa sapere il Cremlino. Putin ha anche espresso le sue "profonde condoglianze" ai genitori delle vittime. Lo riporta la Tass.

sabato 8 maggio 2021

Brasile, sparatoria in favela a Rio de Janeiro: 25 morti. Polizia nega abusi

@ - L'operazione nella baraccopoli, iniziata alle 6 del mattino locali con il dispiegamento di 200 agenti, supportati da veicoli blindati e due elicotteri, ha sollevato molte polemiche per la violenza utilizzata, tanto da essere stata considerata la più grande carneficina nella storia della città brasiliana.

Una massiccia operazione antidroga della polizia brasiliana ha segnato un bilancio pesantissimo di morti. Nella sparatoria tra trafficanti di droga e agenti a Jacareizinho, una favela nella zona nord di Rio de Janeiro, sono rimaste uccise almeno 25 persone, di cui 24 sono presunti narcos e uno è un poliziotto. Il blitz ha provocato la fuga disperata di residenti e automobilisti, colti di sorpresa dal violento confronto a fuoco, i negozi e un centro medico per le vaccinazioni anti-covid sono stati chiusi per sicurezza. (Sparatoria a Rio - il video)

Polemiche per l'azione violenta della polizia
L’operazione nella baraccopoli, iniziata alle 6 del mattino locali con il dispiegamento di 200 agenti, supportati da veicoli blindati e due elicotteri, ha sollevato molte polemiche per la violenza utilizzata dagli agenti, tanto da essere stata considerata la più grande carneficina nella storia di questa città brasiliana. La Polizia Civile dello stato di Rio de Janeiro ha respinto le accuse di presunti abusi ed esecuzioni extragiudiziali. I capi delle stazioni di polizia responsabili dell'operazione, in una lunga conferenza stampa, hanno sostenuto che l'operazione era pianificata, autorizzata e supervisionata dal Pubblico Ministero, e che aveva lo scopo di smantellare una banda di trafficanti di droga che reclutavano minori per azioni criminali.

Le dichiarazioni del commissario di polizia
"La Polizia Civile non agisce per emozione. E' stata un'operazione molto ben pianificata, che ha rispettato tutti i protocolli ed è stata il risultato di dieci mesi di indagini", ha detto il commissario Rodrigo Oliveira riferendosi alle versioni secondo cui la strage è stata una vendetta degli agenti per la morte di uno dei loro compagni all'inizio dell'operazione. "I criminali reclutavano i figli dei lavoratori e proibivano persino a qualcuno il diritto di avere una relazione con la persona che amano. Se per qualche motivo i trafficanti di droga non avessero approvato quella relazione, quella persona potrebbe persino perdere la vita", ha aggiunto. I dati ufficiali indicano che un agente di polizia ha perso la vita dopo aver ricevuto un colpo alla testa e che 24 sospetti (che i commissari non hanno classificato come semplici sospetti ma come uomini armati provati) sono morti durante l'operazione nella favela di Jacarezinho.

Gerusalemme: almeno 169 feriti negli scontri

@ - 163 palestinesi e sei poliziotti. Aperto un ospedale da campo.


Almeno 163 palestinesi e sei agenti di polizia sono rimasti feriti venerdì negli scontri a Gerusalemme, che, inizialmente concentrati sulla Spianata delle Moschee si sono estesi a tutta la città. Lo riferiscono la Mezzaluna Rossa palestinese e la polizia israeliana.

La Mezzaluna Rossa ha detto che gli scontri più violenti sono avvenuti nel complesso della moschea di Al-Aqsa e che la maggior parte delle ferite sono state causate da proiettili di gomma.
Una portavoce ha detto che i medici hanno aperto un ospedale da campo per curare l'elevato numero di pazienti. (ANSA).

giovedì 6 maggio 2021

Due pescherecci italiani mitragliati dalla guardia costiera libica: ferito comandante dell' “Aliseo”

 @ Il peschereccio «Aliseo» della flotta di Mazara del Vallo, che era impegnato in una battuta al largo delle coste di Bengasi, è stato mitragliato da una motovedetta militare libica. I colpi d'arma da fuoco hanno ferito il comandante, Giuseppe Giacalone. Lo ha confermato all'ANSA il figlio Alessandro, aggiungendo che al momento non conosce le condizioni del padre.

«Non sappiamo niente, non abbiamo notizie. Siamo preoccupati». A parlare con l'Adnkronos è Alessandro Giacalone, il figlio del comandante del peschereccio Aliseo, rimasto ferito dagli spari della Guardia costiera libica. A Mazara del Vallo sono momenti concitati in questo momento. Le notizie che arrivano sono piuttosto frammentarie.

A quanto apprende l'Adnkronos, personale della Guardia costiera libica sarebbe salito a bordo dell'Aliseo, il motopesca italiano il cui comandante è rimasto ferito dai colpi di avvertimento sparati da una motovedetta di Tripoli circa 75 miglia a nord est di Tripoli. La situazione che si è creata impedisce di fatto l'evacuazione del marinaio ferito, che avrebbe dovuto trovare soccorso su Nave Libeccio della Marina Militare.

La motovedetta militare libica avrebbe sparato anche contro il peschereccio "Artemide".

La nota della Marina militare italiana
La fregata Libeccio della Marina militare, impegnata nell'Operazione Mare Sicuro, «è intervenuta nelle prime ore pomeridiane di oggi in assistenza ad un gruppo di 3 pescherecci italiani (Artemide, Aliseo e Nuovo Cosimo) intenti in attività di pesca nelle acque della Tripolitania all'interno della zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture» ad alto rischio «(a circa 35 miglia nautiche dalla costa libica, a nord della città di Al Khums)». È la Marina militare a sottolineare, in una nota, che «l'intervento si è reso necessario per la presenza di una motovedetta della Guardia Costiera libica in rapido avvicinamento ai motopesca italiani». Nave Libeccio, che al momento della segnalazione «si trovava a circa 60 miglia dalla scena d'azione, ha diretto verso i motopesca alla massima velocità ed ha mandato in volo l'elicottero di bordo, il quale giunto in area ha preso contatto radio con il personale della motovedetta. Per verificare la situazione, è stato inoltre immediatamente dirottato in zona un velivolo da ricognizione della Marina Militare P-72, il quale riporta d'aver assistito ad alcuni colpi d'arma da fuoco di avvertimento da parte della motovedetta libica. La fregata Libeccio, giunta in prossimità dei motopesca, ha ricevuto notizia della presenza di un marittimo del motopesca Aliseo ferito ad un braccio. L'azione -precisano dalla Marina militare- è tuttora in corso e dell'evoluzione della situazione è stato dato costante aggiornamento al Ministro della Difesa, onorevole Lorenzo Guerini».