lunedì 16 novembre 2020

Monete d'oro e tanti soldi, il tesoro nascosto che fa tremare il Vaticano

@ - Due milioni di preziosi, medaglioni e monete d'oro e d'argento nascoste in scatole da scarpe. E 600mila euro in contanti. È il clamoroso tesoro nascosto che si sono trovati davanti i promotori di giustizia (corrispondenti ai pm) vaticani insieme alla guardia di finanza italiana dopo la perquisizione ordinata da papa Francesco della casa di padre Fabrizio Tirabassi, economo della segreteria di Stato vaticana all'epoca di Angelo Becciu. Lo svela Emiliano Fittipaldi, giornalista famoso per i suoi libri inchiesta sulle finanze vaticane, sul Domani. 


È giallo sull'origine del tesoro trovato in un armadio nella casa di Tirabassi, oggi novantenne. Gestiva un negozietto di filatelia e numismatica a Borgo di Santo Spirito, vicino a San Pietro, e "gran parte delle monete d'argento trovate in un magazzino della famiglia a Celano - paesino abruzzese di cui è originaria la famiglia - potrebbero essere rimanenze della bottega, e detenute in maniera legittima", scrive Fittipaldi. Ma i dubbi degli inquirenti riguardano soprattutto i preziosi, le medaglie e le monete d'oro.

Covid, direttore Spallanzani: “Qualcuno vuole terrorizzare. La verità sui morti”

@ - Covid, parla il direttore sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma. Intervistato da Il Mattino, l’esperto evidenzia la strumentalizzazione politica e non solo e fa chiarezza su vittime e ricoveri. 


L’allarme Covid c’è ed è serio, ma allo stesso tempo c’è anche chi prova a strumentalizzare il tutto per terrorizzare la gente. Parola di Francesco Vaia, del direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani, intervistato quest’oggi da Il Mattino. Dietro gli allarmismi e le polemiche – evidenzia il professore – ci sarebbero infatti anche secondi fini politici o non solo.

Alcuni vogliono terrorizzare la gente che invece ha solo bisogno di essere guidata e, per certi versi, rassicurata. Serve rigore ma anche e soprattutto serenità. La nostra risposta al catastrofismo deve essere unica: applichiamo le regole e non lasciamoci prendere dallo sconforto. I numeri oggi ci dicono che, andando avanti così, ce la faremo”, rassicura l’esperto sanitario.

Covid, direttore Spallanzani: “Facciamo chiarezza”
Ma al di là di questo – garantisce l’esperto – la fine del tunnel è ormai vicina. E non solo per i vaccini annunciati per il 2021, ma anche grazie all’introduzione di nuove cure che abbasserebbero notevolmente la letalità dell’infezione. Come le cure basate su anticorpi monoclonali pronte entro dicembre, nonché delle terapie che renderebbero la gestione coronavirus meno gravosa e imprevedibile.
Per quanto riguarda invece gli attuali deceduti, Vaia fa anche chiarezza sulla questione: “In questo momento muoiono i grandi anziani e i soggetti con patologie pregresse. Detto questo, è comunque sbagliato credere che la rianimazione sia l’anticamera della morte. È vero che in terapia intensiva ricoveriamo anche persone giovani ma andrebbe sottolineato che da lì escono guariti”.

Idee chiare anche sul fronte vaccino. Quando il medicinale sarà pronto, la gerarchia dovrà essere chiara e logica: prima le fasce più fragili, poi tutti coloro che svolgono un ruolo importante nella società. Ovvero personale medico, forze dell’ordine e insegnanti. Il motivo è chiaro: “Tutti quelli che lavorano a contatto con il pubblico, oltre ad essere maggiormente esposti al rischio di contagio, potrebbero essere facili vettori dello stesso”. Infine il Natale: serviranno dei sacrifici da parte di tutti, ma “generare panico non serve. Non bisogna terrorizzare gli italiani”.

domenica 15 novembre 2020

Recovery Fund, Gentiloni: “Ci sarà un negoziato complicato”

@ - Il commissario Gentiloni sul Recovery Fund: “Ho fiducia nella presidenza tedesca. Il negoziato sarà molto complicato”.

Il commissario Gentiloni è ritornato a parlare del Recovery Fund all’evento Futura 2000, organizzato dalla Cgil: “Credo che le istituzioni europee abbiano le idee molto chiare, sono fiducioso che queste ipotesi di veto non si tradurranno sul serio in un veto – ha detto l’ex premier, riportato dall’Ansa – ci sarà un negoziato complicato, ho fiducia che la presidenza tedesca lo svolga nel migliore dei modi“.

E sui presunti ritardi ha precisato: “Non direi che le difficoltà registrate in questo periodo abbiano provocato un ritardo sostanziale nei fondi del Recovery, alcuni sono già arrivati come Sure“.

Gentiloni: “Le previsioni sono di una ripresa più lenta”
Il commissario Gentiloni è ritornato anche sulla seconda ondata da coronavirus: “Sarebbe imprudente aprire questa discussione sulle regole in questi giorni, in queste settimane. Le regole del Patto di Stabilità torneranno in vigore in futuro, ma c’è una revisione in corso che sarà oggetto di una grande discussione“.

“Io con la commissione – ha aggiunto – farò le mie proposte nei prossimi mesi. Ma prima bisogna fare partire il Next Generation Eu, che ha bisogno di ratifiche nazionali e di fronteggiare l’emergenza. Le previsioni sono di una ripresa più lenta e quindi dire che il Patto resta sospeso fino alla fine del 2021 non significa che torna in vigore dal 1° gennaio del 2022“.

sabato 14 novembre 2020

Nyt: il numero due di Al Qaeda ucciso in Iran da agenti israeliani

@ - Secondo il giornale americano, è stato ammazzato a colpi di arma da fuoco per le strade della capitale iraniana da due assassini su una motocicletta il 7 agosto.

Abdullah Ahmed Abdullah, numero due di Al Qaeda, accusato di essere il cervello degli attentati del 1998 alle ambasciate americane in Kenia e Tanzania (224 morti e centinaia di feriti), è stato ucciso in Iran tre mesi fa da due agenti israeliani per conto degli Usa. Lo scrive il New York Times con la conferma di fonti di intelligence. Il leader dell'organizzazione, nome di battaglia Abu Muhammad al-Masri, è stato eliminato nelle strade di Teheran.

Secondo il giornale americano, è stato ammazzato a colpi di arma da fuoco per le strade della capitale iraniana da due assassini su una motocicletta il 7 agosto, l'anniversario degli attacchi all'ambasciata. Tra le vittime anche la figlia Miriam, la vedova del figlio di Osama bin Laden, Hamza bin Laden. L'attacco, si ribadisce, è stato sferrato di agenti israeliani per volere degli Stati Uniti, secondo quattro funzionari. Non è chiaro quale ruolo sia stato svolto dagli Stati Uniti, che per anni hanno seguito i movimenti di al-Masri e di altri agenti di Al Qaeda in Iran.

Usa: nuova acconciatura per Donald Trump

@ - Dal 'giallo canarino' passa al 'grigio platino'


L'incontro con la stampa di Donald Trump per parlare della risposta della sua amministrazione al Coronavirus ha portato più di una sorpresa: tra queste l'acconciatura del presidente che dal giallo canarino degli ultimi quattro anni è virata verso un signorile grigio argento, quasi al platino. Non ci sono spiegazioni sul cambiamento di colore della capigliatura del Commander in Chief che solo giovedì, sotto la pioggia e senza ombrello, era andato a deporre una corona di fiori al cimitero degli eroi di Arlington in occasione del Veteran's Day.

Le immagini del "Trump grigio" hanno comunque mandato in fibrillazione i social media.

giovedì 12 novembre 2020

La ripresa economica ha perso slancio. L'allarme della Bce per il futuro di aziende e famiglie

@ - La Banca centrale europea nel bollettino mensile si dice pronta a ricalibrare i suoi strumenti per sostenere il recupero e l'inflazione.

AGI - La ripresa economica dell'area dell'euro perde slancio più rapidamente delle attese. Il forte, benché parziale e disomogeneo, recupero dell'attività economica nei mesi estivi non basta a ridare fiato ai paresi dell'Eurozona e, avverte il bollettino mensile della Bce, l'incremento dei casi di Covid e il connesso inasprimento delle misure di contenimento pesano sull'attività, provocando un evidente deterioramento delle prospettive a breve termine.

Il bollettino evidenzia che "i dati più recenti sull'economia internazionale segnalano una rapida ripresa dell'attività mondiale nel terzo trimestre, pur registrando un rallentamento di tale dinamica positiva. Anche il commercio mondiale ha segnato una forte ripresa nel terzo trimestre, dopo una brusca e profonda contrazione nel secondo trimestre. L'inflazione a livello mondiale si è mantenuta bassa". Ma "in una prospettiva di più lungo periodo la possibilità di una ripresa sostenuta continua a dipendere, in larga misura, dall'evoluzione della pandemia e dal buon esito delle politiche di contenimento".

Come andrà l'economia nei prossimi mesi
L'incertezza riguardo all'evoluzione della pandemia attenuerà verosimilmente il vigore della ripresa del mercato del lavoro nonché dei consumi e degli investimenti, tuttavia l'economia dell'area dell'euro dovrebbe continuare a essere sorretta dalle condizioni di finanziamento favorevoli, dall'orientamento espansivo delle politiche di bilancio e dal graduale rafforzamento dell'attività e della domanda a livello mondiale, continua il bollettino.

"I dati più recenti segnalano una forte ripresa del prodotto dell'area dell'euro nel terzo trimestre del 2020, dopo la brusca contrazione dell'11,8 per cento sul periodo precedente registrata nel secondo trimestre. Tuttavia, il perdurante aumento dei tassi di contagio da coronavirus rappresenta un fattore avverso per le prospettive a breve termine e condurrà, con ogni probabilità, a un significativo ridimensionamento della crescita del prodotto nell'ultimo trimestre dell'anno, come anticipato da indagini recenti".

Qual è il settore più colpito
Il bollettino evidenzia che "al tempo stesso, la ripresa continua a essere disomogenea tra i diversi settori, con il settore dei servizi che si rivela il più duramente colpito dalla pandemia in parte a causa della sua esposizione alle misure di distanziamento sociale".

"Nella prima metà del 2020 la pandemia di Covid-19 ha determinato la più marcata contrazione mai registrata dell'occupazione e del numero totale di ore lavorate, mentre gli effetti sul tasso di disoccupazione sono stati più limitati per effetto dei regimi di sostegno all'occupazione" si legge. "Rispetto alla contrazione del Pil in termini reali nella prima metà del 2020, l'aumento del tasso di disoccupazione ufficiale è stato relativamente limitato: dal minimo storico del 7,2 per cento toccato a marzo 2020 ha raggiunto l'8,1 per cento ad agosto, nonostante sia ancora lontano dal picco del 12,7 per cento registrato a febbraio 2013. Le misure di sostegno all'occupazione, quali i regimi di riduzione dell'orario di lavoro e i licenziamenti temporanei, nonché una diminuzione dei tassi di partecipazione, concorrono a spiegare l'impatto limitato sul tasso di disoccupazione", aggiunge la Bce.

Cosa farà la Bce
"Nell'attuale contesto in cui i rischi sono chiaramente orientati verso il basso, il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le informazioni più recenti, inclusi la dinamica della pandemia, le prospettive sul rilascio di un vaccino e l'andamento del tasso di cambio. Il prossimo esercizio delle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell'Eurosistema che si svolgerà a dicembre consentirà un riesame approfondito delle prospettive economiche e del quadro complessivo dei rischi".

La banca centrale ribadisce che "le misure di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo dall'inizio di marzo concorrono a preservare condizioni di finanziamento favorevoli in tutti i settori e le giurisdizioni dell'area dell'euro, fornendo un contributo essenziale al sostegno dell'attività economica e alla salvaguardia della stabilità dei prezzi nel medio termine".

"Le misure tempestive e consistenti adottate dalle autorità monetarie, di bilancio e di vigilanza sin dall'inizio della pandemia hanno continuato a sostenere l'estensione del credito bancario a condizioni favorevoli all'economia dell'area dell'euro. Tuttavia, come emerge dall'indagine sul credito bancario nell'area dell'euro di ottobre 2020, nel terzo trimestre di quest'anno le banche hanno inasprito i propri criteri di concessione dei prestiti a imprese e famiglie a causa di un aumento del rischio percepito". 

"Sulla scorta dei prezzi correnti del petrolio e dei relativi contratti future, e tenendo conto della temporanea riduzione dell'imposta sul valore aggiunto in Germania, è probabile che l'inflazione complessiva rimanga negativa fino all'inizio del 2021". "Le pressioni sui prezzi nel breve periodo si manterranno contenute per effetto della debolezza della domanda, in particolare nei settori dei viaggi e del turismo, nonché delle minori pressioni salariali e dell'apprezzamento del tasso di cambio dell'euro. Nel medio termine, una ripresa della domanda sostenuta da politiche monetarie e di bilancio accomodanti eserciterà pressioni al rialzo sull'inflazione. Le misure delle aspettative di inflazione a più lungo termine ricavate dai mercati e dalle indagini rimangono sostanzialmente invariate su livelli bassi".

Il Consiglio direttivo della Bce "ricalibrerà i suoi strumenti, ove opportuno, per rispondere all'evolvere della situazione e di assicurare che le condizioni di finanziamento restino favorevoli per sostenere la ripresa economica e contrastare l'impatto negativo della pandemia sul profilo previsto per l'inflazione". "Questo - aggiunge l'Eurotower - agevolera' una stabile convergenza dell'inflazione verso il livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria. Nel frattempo, il Consiglio direttivo ha deciso di riconfermare il proprio orientamento di politica monetaria accomodante". 

Ieri Christine Lagarde, aveva sottolineato che la banca centrale è pronta a traghettare l'economia europea "compensando i gap produttivi fino a quando vaccini saranno ben sviluppati e la ripresa potrà guadagnare slancio", un compito non facile poichè, anche se le ultime notizie sul vaccino di Pfizer "sembrano incoraggianti, potremmo ancora dover affrontare cicli ricorrenti di accelerazione della diffusione virale e di restringimento delle restrizioni fino al raggiungimento di una immunita' diffusa". E quindi, mette in guardia Lagarde, il "recupero potrebbe non essere lineare, ma piuttosto instabile".Il ritorno del Covid affonda i mercati e le stime sul Pil

I listini del vecchio continente hanno bruciato in un solo giorno 230 miliardi di euro

Si tratta di un indicatore chiave per le aspettative economiche in Germania. Il dato è nettamente superiore alle previsioni

Il direttore generale Kristalina Georgieva: "La ripresa rimane molto fragile e disomogenea tra regioni e settori"

Le caute riforme dei paesi arabi del Golfo

@ Le difficoltà dovute alla pandemia e al crollo del prezzo del petrolio stanno spingendo a modificare alcune norme in tema di lavoro, e non solo


Nelle ultime settimane, alcuni paesi arabi del Golfo hanno accelerato un processo che era già in atto da diverso tempo, ma a velocità più blanda: la riforma di alcune leggi basate sulla tradizione islamica, con l’obiettivo di attirare un numero sempre maggiore di lavoratori stranieri qualificati. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, per esempio, hanno introdotto riforme importanti preoccupati dalla pandemia da coronavirus – che ha ridotto l’arrivo di stranieri – e dal crollo del prezzo del petrolio, risorsa su cui si basano in larga parte le economie dei paesi di questo pezzo di mondo.

A inizio novembre il governo saudita aveva modificato parzialmente il sistema su cui si basano i contratti di lavoro degli stranieri nel paese, chiamato “kafala”. Questo sistema lega il permesso di lavoro e di residenza dello straniero a un singolo datore di lavoro, dando allo stesso datore di lavoro un enorme controllo sul suo dipendente (per esempio è lui a decidere quando il dipendente può tornare nel suo paese). A partire da marzo, alcuni lavoratori stranieri potranno cambiare settore o azienda e lasciare il paese senza il permesso del proprio datore di lavoro.

Una riforma molto simile era già stata annunciata dal Qatar ad agosto: la monarchia qatariota aveva voluto presentarsi al mondo come un paese con un’economia più moderna, probabilmente anche in vista dei Mondiali di calcio che si terranno in Qatar nel 2022.

Sabato scorso anche gli Emirati Arabi Uniti avevano annunciato importanti modifiche di alcune leggi islamiche in vigore nel paese, ritenute particolarmente difficili da accettare dai lavoratori occidentali. Il governo emiratino aveva tolto il divieto per le coppie non sposate di vivere insieme, aveva reso meno severi i divieti sul consumo, possesso e vendita di alcolici, e aveva messo fuori legge i cosiddetti “crimini d’onore”, che stabilivano che un parente maschio poteva eludere il processo per avere aggredito una donna che aveva fatto qualcosa considerata “disonorevole” dalla famiglia.

Le nuove politiche adottate dalle monarchie del Golfo, ha scritto il Wall Street Journal, riflettono le crescenti preoccupazioni dei governi locali per gli effetti provocati dalla pandemia da coronavirus, che da inizio anno ha ridotto in maniera significativa spostamenti e attività, e dal conseguente abbassamento del prezzo del petrolio, con conseguenze sui ricavi provenienti dal mercato energetico. A marzo, quando in molti paesi del mondo si iniziavano a imporre rigidi lockdown nazionali e a limitare gli spostamenti, si era infatti registrato un crollo del prezzo del petrolio senza precedenti, a causa del crollo della domanda (due terzi della domanda globale di petrolio sono legati agli spostamenti e ai trasporti di merci, due attività estremamente limitate durante la pandemia).

L’obiettivo delle riforme è quindi quello di rendere le cose più facili agli stranieri, sia sul posto di lavoro che nello stile di vita, per cercare di attirarli nei paesi del Golfo e riattivare le economie nazionali.

Le monarchie del Golfo, inoltre, sono in competizione tra loro per attirare i lavoratori più qualificati e presentarsi come paesi moderni agli occhi dell’Occidente. Dubai, capitale di uno dei sette emirati che formano gli Emirati Arabi Uniti, ha iniziato a offrire permessi di lavoro di un anno a stranieri che possono lavorare “in remoto”, nel tentativo di attrarre persone talentuose soprattutto nel campo della tecnologia. Negli ultimi anni si è parlato molto delle riforme introdotte in Arabia Saudita dal principe ereditario Mohammed bin Salman, tra cui la riapertura parziale di teatri, cinema e la possibilità di tenere concerti dal vivo. Le norme saudite rimangono però ancora tra le più rigide e severe della regione, e un ostacolo per i lavoratori occidentali che vorrebbero andare a lavorare nel paese: per esempio, in Arabia Saudita la convivenza di coppie non sposate non è permessa e la vendita e il consumo di alcol sono illegali.

Le ultime riforme annunciate dalle monarchie del Golfo vanno però valutate con cautela, sia perché contengono dei limiti, sia perché non significano necessariamente una reale modernizzazione dei paesi da un punto di vista delle libertà individuali.

La parziale riforma del sistema di “kafala” in Arabia Saudita, per esempio, è per l’appunto parziale. La nuova legge esclude alcune categorie di lavoratori, come quelli domestici, che continueranno ad essere sottoposti alle vecchie regole, e prevede diverse limitazioni anche per chi potrà beneficiare di maggiori libertà: la norma stabilisce che il lavoratore straniero non potrà cambiare datore di lavoro prima di un anno dall’impiego, e con un preavviso le cui condizioni non sono ancora chiare. Rothna Begum, ricercatrice di Human Rights Watch, ha detto all’emittente tedesca Deutsche Welle: «Questa è a malapena una riforma, perché la questione principale è che i lavoratori rimangono incatenati ai loro datori di lavoro e possono comunque soffrire di abusi durante il periodo del contratto».

Queste misure potrebbero essere state introdotte anche in vista dei prossimi importanti eventi internazionali che si terranno nei paesi del Golfo, e che potrebbero avere spinto i governi locali a presentare la loro faccia migliore ai paesi occidentali: si tratta del G20 che avrebbe dovuto tenersi a fine mese a Riyadh, la capitale saudita, e che però a causa della pandemia avverrà online; l’Expo che è stato rimandato di un anno, e si terrà nel 2021 a Dubai, la città emiratina più grande e il principale centro commerciale del paese; e, come detto, i Mondiali di calcio che sono programmati per il 2022 in Qatar.

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domenica 8 novembre 2020

Chi è Kamala Harris, la prima vicepresidente donna della storia degli USA

@ - Scopriamo insieme tutti i segreti relativi a Kamala Harris, la nuova vicepresidente del governo Biden, in carica grazie alla vittoria del democratico.


Approfondiamo insieme il profilo della prima vicepresidente donna nella storia degli Stati Uniti d’America!

Chi è Kamala Devi Harris
Nasce a Oakland, il 20 ottobre 1964 e diventa nota nel mondo della politica e dell’informazione nell’arco della sua carriera. Si forma alla Howard University e all’Hastings College of the Law di San Francisco. Inizia la sua carriera come procuratrice distrettuale e poi procuratrice generale: è stata la prima donna a ricoprire la carica in questione, oltre che la prima asioamericana.

Nel 2016 si candida alle elezioni per il Senato e ne risulta la più votata: è senatrice!

Il 12 agosto del 2020 viene scelta da Joe Biden come candidata alla vicepresidenza alle elezioni presidenziali. Dopo la vittoria di Biden il 7 novembre, viene eletta prima vicepresidente donna della storia degli Stati Uniti d’America.

La donna è stata più volte definita da Biden come una

COMBATTENTE SENZA PAURA PER I PIÙ DEBOLI, 
UNA DEI MIGLIORI SERVITORI 
PUBBLICI DEL PAESE.

Vita privata e curiosità
La Harris è molto riservata riguardo la sua vita privata. Nel 2014 sposa l’avvocato Douglas Emhoff e prende in carico anche i suoi due figli, nati nel precedente matrimonio con Kerstin.

La Harris è molto sensibile alle tematiche social, soprattutto a quelle che riguardano le minoranze, che da molti anni è impegnata a combattere.

Molto attiva sui social, vanta un seguito pari a 10 milioni di follower su Instagram! Numeri da capogiro, che le consentono di avere molta visibilità anche sui social networks.

Posta spesso video e foto che la ritraggono a lavoro, mentre è impegnata con i suoi incontri politici, ma raramente immortala la sua vita privata.

Non ci resta che augurarle di svolgere il suo mandato nel migliore dei modi per lei e per il bene degli Stati Uniti!

Chi è la First Lady Jill Jacobs, moglie di Joe Biden.

@ - Classe 1951, la consorte del nuovo Presidente Usa vanta origini siciliane e ha trascorso l'infanzia in Pennsylvania. "Dr. Jill", come ama farsi chiamare, succede ora nel ruolo di First Lady a Melania Trump.

Jill Tracy Jacobs Biden, moglie di Joe Biden, è la nuova First Lady degli Stati Uniti. Ha già familiarità con la Casa Bianca, che ha conosciuto quando il marito è stato vicepresidente di Barack Obama.


 
Classe 1951, Jill Biden è un'insegnante d'inglese e ha conseguito un Dottorato di Ricerca all’Università del Delaware. Vanta origini italiane, dato che suo nonno paterno è nato a Gesso, in provincia di Messina

Dopo essersi lasciata alle spalle un primo matrimonio con un giocatore di football, Jill Jacobs ha incontrato Joe Biden nel 1975 durante un appuntamento al buio organizzato dal fratello di lui, Frank. All'epoca Biden era senatore del Delaware. Tra i due è stato un colpo di fulmine, ma lei ha rifiutato la proposta di matrimonio di Biden per ben cinque volte. Il dubbio nasceva dalla grande responsabilità che avrebbe rappresentato il sostituirsi alla madre dei figli di Biden, che era vedovo

La coppia si sposa il 17 giugno 1977 a New York. Ai figli di lui si aggiunge la nascita della figlia Ashley


L'insegnamento è stata una scelta guidata dalla passione, cosa che l'ha spinta a lavorare con gli studenti con disturbi emotivi e a non rinunciare mai completamente alla sua professione, anche durante l'ascesa politica del marito 

Ha continuato a insegnare, con qualche difficoltà, anche quando suo marito è diventato Vicepresidente: è stata la prima donna in questo ruolo ad avere un lavoro retribuito. Per questo preferisce farsi chiamare "Dr. Jill" invece di "Mrs. Biden"

Secondo quanto recentemente dichiarato, Jill Biden non avrebbe intenzione di abbandonare integralmente la sua professione, il che rappresenterebbe un segno di emancipazione e indipendenza

Impegnata da sempre nel sociale, presiede la Biden Breast Health Initiative, organizzazione senza scopo di lucro che dal 1993 diffonde gratuitamente programmi educativi per sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione delle malattie del seno. Inoltre, ha creato la Book Buddies, associazione che si occupa di fornire libri per bambini alle famiglie meno abbienti

E, proprio in virtù della sua esperienza diretta nel campo, Jill Biden ha promesso di supportare il marito durante la presidenza sui problemi legati al mondo dell'istruzione

Pur non amando i comizi, ha affiancato il marito in tutta la campagna elettorale


Ha anche scritto un libro nel 2012, "Don’t Forget, God Bless Our Troops", ispirato a Beau, figlio del primo matrimonio di Biden, tragicamente scomparso. Inoltre, anche durante il suo periodo da moglie del vicepresidente nell'era Obama, è apparsa spesso al fianco dell'allora First Lady Michelle




Come ha sottolineato Joe Biden al termine dell'intervento di lei alla convention democratica (pronunciato da remoto da un'aula della Brandywine High School a Wilmington, nel Delaware, dove ha insegnato all'inizio degli anni '90): "Per tutti voi là fuori, pensate al vostro insegnante preferito che vi ha dato la fiducia necessaria per credere in voi stessi. Questo è il tipo di First Lady che Jill Biden sarà"

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venerdì 30 ottobre 2020

Nizza, il Papa prega per le vittime: torniamo a guardarci come fratelli

@ - Francesco condanna "nel modo più energico" l'agguato terroristico avvenuto nella basilica Notre-Dame della città francese, costato la vita a tre persone, In un messaggio a firma del cardinale Parolin, il Papa si unisce alle famiglie degli uccisi e invita all'unità il Paese. In precedenza la Sala stampa vaticana aveva riferito l'invito al popolo francese perché reagisca "al male con il bene”. Parole di dolore e vicinanza da tutta la Chiesa di Francia


Gabriella Ceraso e Alessandro De Carolis - Città del Vaticano
Il dolore del Papa per l'attentato terroristico di matrice islamista a Nizza, arriva in due riprese a distanza di pochi minuti L'ultima in ordine di tempo nel primo pomeriggio giunge tramite il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che in un messaggio al vescovo di Nizza, André Marceau, esprime la condanna "nel modo più energico" da parte di Francesco di "tali violenti atti di terrore", assicurando "la sua vicinanza alla comunità cattolica di Francia e a tutto il popolo francese che chiama all'unità".

"Cessi la violenza"
Poco prima, rispondendo ai giornalisti, il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva parlato di "momento di dolore, in un tempo di confusione", ribadendo che "il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati", ancor più quando la crudeltà semina "morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore". Bruni aveva riferito l'auspicio di Francesco "perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici". E perché, come scritto anche in un tweet sull'account Pontifex, "l’amato popolo francese" possa "reagire al male con il bene".

L'ex rettore: "I folli se la prendono con qualsiasi cosa"
Immediate, insieme a quella del Papa, le reazioni della Chiesa di Francia e di chi l'attentato lo ha vissuto sulla propria pelle. A Vatican News a caldo, al microfono di Olivier Bonnel, in mattinata parla l’ex rettore della basilica dove si è consumata a tragedia. Padre Jean-Louis Giordan, addolorato e incredulo, si sofferma in particolare sulla morte di Vincent, il sagrestano da lui stesso chiamato a questo servizio anni prima.
R. – Sono venuto a conoscenza che ad essere decapitato è stato il mio sagrestano - il sagrestano! – e che altre persone sono state ferite. Sono stato nella parrocchia per 16 anni, sono cresciuto in questo quartiere, è la mia chiesa. Non so per quale motivo abbiano preso di mira la basilica di Notre Dame di Nizza, siamo piuttosto una città pacifica. Ma i folli se la prendono con qualsiasi cosa. E penso che non sia finita qui. Ci saranno altri problemi se non reagiamo. Sono molto addolorato per ciò che è accaduto, perché sono io dieci anni fa ad avere fatto entrare qui Vincent come sagrestano. E poi, morire così… è spaventoso.

Dobbiamo continuare a pregare e testimoniare
La tristezza ma anche la determinazione a reagire come cristiani a quanto accaduto, quindi con la legge dell'amore scambievole, segna anche la prima reazione di don Vincent Bottin della parrocchia della Santa Famiglia a Nizza, vicina al luogo dell'attentato, nell'intervista di Marina Tomarro:
R. - Prima di tutto i sentimenti che provo sono la tristezza per le vittime e per questo conflitto con i terroristi che noi non vogliamo. Tutti i parrocchiani ora dicono che è già difficile vivere con la pandemia e ora c'è anche la paura di pregare in chiesa per quello che può succedere. E questo è veramente una grande tristezza.

Come reagire a questa ondata di violenza?
R.- Come sempre la Chiesa ha fatto: rimanere aperti a tutti. Noi abbiamo una missione di preghiera nelle nostre chiese e dobbiamo lasciarle aperte, pregare e continuare a vivere e ad annunciare la Buona notizia del Vangelo. Solo questo possiamo fare, tutto il resto non è in linea con il messaggio di Cristo.

Come sacerdote quale testimonianza di speranza si sente di dare in questo momento?
R. - Quella di non avere paura: questo è un momento della storia umana per noi che siamo in Francia, ma non è la fine del mondo. Per noi la conversione si fa nel cuore, dunque dobbiamo essere sicuri di non reagire contro le persone ma dimostrare la nostra fede nel Cristo e nel cammino verso il Paradiso. Dobbiamo essere dunque attenti a non fare del male a nostra volta.

La preghiera e la vicinanza dei vescovi di Francia
"È con la più grande tristezza che ho appreso del dramma che colpisce la comunità cristiana e ancora una volta la città di Nizza". Sono parole del presidente della Conferenza episcopale francese, l'arcivescovo Éric de Moulins-Beaufort di Reims. L'arcivescovo ricorda che è accaduto a pochi giorni dal feroce omicidio del professor Samuel Paty ed esprime sgomento che "non può che essere forte dopo questa nuova dolorosissima tragedia. "La mia tristezza è infinita - dice - di fronte a ciò che di disumano possono fare altri esseri umani". Sottolinea che tutte le chiese di Nizza sono poste sotto la protezione della polizia. Assicura: "Tutte le mie preghiere vanno alle vittime, ai loro cari, alle forze dell'ordine in prima linea in questa tragedia, ai sacerdoti e ai fedeli feriti nella loro fede e speranza". Poi aggiunge: "Che lo spirito di perdono di Cristo prevalga di fronte a questi atti barbari".

Inoltre, nel comunicato dei vescovi francesi pubblicato sul sito della diocesi si legge: "Queste persone sono state aggredite e uccise perche' si trovavano nella basilica: rappresentavano un simbolo da distruggere. Questi omicidi ci ricordano il martirio di padre Jacques Hamel. Attraverso questi atti orribili, è il nostro intero Paese ad essere colpito. Questo terrorismo mira a instillare un clima di ansia nella nostra società". Dunque, l'appello: "E' urgente che questo cancro venga fermato così come è urgente ritrovare la fraternità, indispensabile per tenerci tutti in piedi di fronte a queste minacce. Nonostante il dolore che ci attanaglia, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con l'intera nazione, vogliono affrontare questa minaccia infida e cieca". I vescovi invitano dove possibile a suonare le campane a morto in tutte le chiese di Francia oggi alle 15.

giovedì 29 ottobre 2020

Messico,59 corpi trovati in fosse comuni La scoperta nello stato di Guanajuato, è guerra tra cartelli

@ - Almeno 59 corpi sono stati trovati in fosse comuni clandestine nello stato messicano centrale di Guanajuato, ha reso noto ieri sera la governativa Commissione nazionale per la ricerca dei dispersi (Cnb).


"Abbiamo trovato 59 corpi in diverse fosse clandestine e ci sono altri punti su cui continuiamo a lavorare", ha dichiarato Karla Quintana, responsabile della Cnb del comune di Salvatierra, dove sono state scoperte le fosse. "La stragrande maggioranza dei corpi sembrano essere di giovani, alcuni probabilmente adolescenti", ha aggiunto Quintana in una conferenza stampa. La violenza nello stato di Guanajuato è aumentata negli ultimi mesi a causa di uno scontro tra i cartelli di Santa Rosa de Lima e Jalisco Nueva Generacion, entrambi coinvolti nel traffico di droga e carburante.

L'ex presidente della Germania rompe un tabù: pronto a dare il benvenuto a una Papessa in Vaticano

@Altro che aria riformista: nella Chiesa in Germania ci sono i germi per una autentica rivoluzione femminile. L'ex presidente federale tedesco, Christian Wulff – cattolico – in una intervista ha affermato che sarebbe pronto a dare il benvenuto a una papessa, «una donna a capo della Chiesa cattolica».


Una frase che da sola sbriciola tanti tabù e offre nuova energia al percorso di riforma che è stato avviato dai vescovi: per un biennio hanno deciso di affrontare apertamente ogni tipo di problema, ascoltando le richieste che arrivano dai fedeli, dalla base, dalle parrocchie. Dall'abolizione del celibato sacerdotale, al sacerdozio femminile. La risposta dell'ex presidente tedesco offre uno spaccato del clima di apertura che si respira

Alla domanda se un giorno potesse esserci un papa donna, Wulff ha risposto lapidario al supplemento di Christ & Welt (Christ and World) del settimanale Die Zeit: «La accoglierei volentieri».

A riportarlo è l'agenzia cattolica Kna, spiegando anche che papa Benedetto XVI gli aveva chiesto, durante una visita in Vaticano nel 2007, come fosse la collaborazione con il vescovo luterano regionale di Hannover di allora, Margot Kaessmann. «La domanda mostrava che egli pensava a queste questioni». All'epoca Wulff era il governatore regionale della Bassa Sassonia. «Gli risposi: Non c'è nulla da dire contro di lei, piuttosto c'è da affermare molto a favore».

Wulff, ha anche detto di immaginare per il futuro una segretaria della Conferenza episcopale tedesca, aggiungendo che sarebbe un «grande segnale». Ha detto di essere contrario a definire le donne come «riempitrici di vuoti» nella Chiesa e di voler vedere le donne sul pulpito. Ha aggiunto: «Vorrei conoscere il loro punto di vista sulla Bibbia».

Wulff a metà ottobre ha incontrato il Papa in Vaticano. La sua udienza la ha riassunta così: «Abbiamo parlato molto del ruolo delle donne nella Chiesa. Papa Francesco ha detto che a Buenos Aires, su questioni molto difficili, aveva fatto lavorare sia il consiglio dei sacerdoti che altri comitati dove le donne lavoravano. Le soluzioni più concrete e quelle che avevano una visione più ampia provenivano dai comitati dove c'erano delle donne».

martedì 27 ottobre 2020

Francia-Islam. Decine di migliaia di persone in piazza in Bangladesh contro Macron

@ - Decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro la Francia a Dacca, capitale del Bangladesh, in segno di protesta per l'insistenza del presidente, Emmanuel Macron, nel difendere la libertà di pubblicare le vignette contro il profeta Maometto: chiedono il boicottaggio dei prodotti francesi e sono state anche date alle fiamme immagini del capo dell'Eliseo.

Secondo la polizia, c'erano oltre 40 mila persone in piazza, a sostegno della protesta organizzate da un partito islamista. La marcia è stata fermata prima che riuscisse ad avvicinarsi all'ambasciata francese. Centinaia di poliziotti hanno eretto barriere di filo spinato per bloccare i manifestanti che sono stati dispersi senza ricorrere alla violenza. Emmanuel Macron è diventato il bersaglio delle manifestazioni organizzate in diversi paesi del mondo dopo aver detto che la Francia avrebbe continuato a difendere questo tipo di caricature, durante il tributo nazionale di mercoledì scorso a Samuel Paty, il professore decapitato in un attacco islamista il 16 ottobre per avere mostrato ai suoi studenti alcune vignette su Maometto pubblicate dal giornale satirico Charlie Hebdo. La protesta, organizzata da Islami Andolan Bangladesh (IAB), uno dei principali partiti islamisti del Bangladesh, è iniziata davanti alla moschea principale del Paese, la Moschea Nazionale Baitul Mukarram nel centro della capitale. 

I manifestanti hanno intonato slogan che chiedevano il "boicottaggio dei prodotti francesi" e invocavano una "punizione" per Macron. "Macron è uno dei pochi leader che adorano Satana", ha detto alla folla riunita alla moschea Baitul Mukarram Ataur Rahman, alto funzionario dell'Iab. Rahman ha invitato il governo del Bangladesh a "cacciare" l'ambasciatore francese, mentre un altro leader islamista, Hasan Jamal, da parte sua, ha affermato che i manifestanti avrebbero "abbattuto ogni mattone" dell'ambasciata se l'ambasciatore non fosse stato licenziato. "La Francia è nemica dei musulmani. Coloro che la rappresentano sono anche i nostri nemici", ha detto invece Nesar Uddin, un giovane leader dell'organizzazione. Dopo l'interruzione della manifestazione, i partecipanti hanno continuato a marciare per le strade adiacenti ripetendo gli slogan che chiedevano il boicottaggio della Francia e assicurando che "Macron pagherà a caro prezzo" la sua posizione. La Turchia ha assunto la guida della crescente collera nel mondo musulmano e il suo presidente Recep Tayyip Erdogan ha chiesto il boicottaggio dei prodotti francesi e messo in dubbio la "salute mentale" di Macron dopo le parole del presidente francese.

Uno scisma può sconvolgere la Chiesa di Papa Francesco

@ - Una crisi che rischia di travolgere il mondo cattolico. La sfida ora arriva dalla Germania. E per Roma è un problema.

"Scisma", nella storia della Chiesa cattolica, è una parola che si pronuncia con molta attenzione. Perché una divisione interna alla Ecclesia, dal punto di vista teologico-dottrinale, non può che essere interpretata alla luce dell'opera del demonio. Solo che da qualche tempo quel termine viene ventilato dalle cronache con una certa continuità. Il che succede non tanto per via delle critiche che provengono dalla destra ecclesiastica, ma soprattutto a causa di un'iniziativa dell'episcopato tedesco.


La stessa che rischia di far discutere gli ambienti ecclesiastici almeno da qui alla fine del prossimo anno, cioè quando il "Concilio interno" dovrebbe avere fine. I vescovi tedeschi, in buona sostanza, sembrano pensare che le istituzioni cattoliche debbano procedere con un cammino evolutivo, che si dimostri in grado di modificare alcuni paradigmi essenziali, andando incontro "al mondo" ed alla cultura contemporanea. Il che dovrebbe accadere tanto all'interno della vita ecclesiastica quanto all'esterno, ossia nel rapporto tra i consacrati ed i laici.

Il "Sinodo biennale" è un appuntamento che il cardinale Reinhard Marx ed i suoi hanno voluto fortemente. Marx è, oltre ad un porporato progressista, anche uno degli uomini più fidati della "cerchia" di papa Francesco. E questo è uno degli elementi che fa discutere. Se non altro perché Roma non può non essere preoccupata dal fatto che i teutonici, nonostante siano dottrinalmente prossimi alla "dottrina Bergoglio", vogliano decidere da soli sul futuro di alcune materie di stretta competenza universale. Quelle per cui spetterebbe decidere proprio al pontefice di Santa Romana Chiesa. Lo strumento scelto è quello della convocazione di un'assemblea che analizzi il momento, che è particolare, e tiri fuori delle soluzioni innovative. Il fattore di fondo è uno: la Chiesa vive una crisi, che è anche vocazionale, dunque deve adattarsi per non scomparire. La strada è già segnata, e qualche prima riflessione collegiale è balzata agli onori delle cronache.

C'è già stato inoltre una sorta di ping pong tra le due parti, Berlino e Roma), ma nonostante le preoccupazioni provenienti dalla mura leonine, vale la pena segnalare come da parte tedesca non sia mai stata palesata una volontà d'interruzione dei lavori. Neppure il Covid-19, a dire il vero, sembra influire più di tanto sul progetto germanico. E i tradizionalisti, con toni critici, hanno persino paventato l'ipotesi secondo cui dalle parti del cardinale Marx stiano cercando una sorta di "nuovo Lutero".
Una figura, insomma, capace di dare una scossa al cattolicesimo globale. Sempre il "fronte conservatore" risulta tuttavia allarmato per via del presunto processo di "protestantizzazione", cioè di avvicinamento alla prassi protestante, che si starebbe consumando. Un fenomeno - quest'ultimo - che coinvolgerebbe tanto la Chiesa tedesca quanto la Santa Sede. Ma cosa vorrebbero approvare in concreto i vescovi della Chiesa teutonica? E perché tra i cattolici si teme uno "scisma"?

Il rapporto tra Benedetto XVI e la Chiesa tedesca
Facciamo prima un piccolo passo indietro. Un pontefice tedesco si è dimesso sette anni fa dal soglio di Pietro. La Germania, insomma, ha avuto la sua grande occasione di "germanizzare" la Chiesa. Il problema, semmai, era che Benedetto XVI la pensava e la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto alla visione delle correnti della sinistra ecclesiastica che spopolano nella sua nazione d'origine. Un esempio può valere per tutto: Joseph Ratzinger ha di recente contribuito alla stesura di "Dal Profondo del Nostro Cuore", un libro che si schiera contro l'abolizione del celibato sacerdotale. Ecco, il "Sinodo biennale", tra i suoi punti cardine, ha proprio la volontà di rivedere quella regola. Non è tutto: l'emerito avrebbe anche voluto rivedere l'obbligatorietà della tassa ecclesiastica, che potrebbe essere il vero motivo per cui la Chiesa tedesca pesa così tanto sul consesso mondiale. Interpellato da IlGiornale.it su il rapporto tra l'Ecclesia della Germania e l'ex pontefice, Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior e pensatore che ha contribuito alla stesura di Caritas in Veritate, ci ha detto quanto segue: "..ricordo che nel periodo fine 2011 inizio 2012 il Santo Padre ricevette "sollecitazioni " affinché dimostrasse una "apertura" al luteranesimo tedesco per render più facile un rapporto politico con la Germania. Mi fu detto che non fu sensibile a queste sollecitazioni".

I progressisti tedeschi, dopo il passo indietro di Benedetto XVI, avrebbero insomma mano libera o quasi. E questo sarebbe vero nonostante dal Vaticano siano arrivate precise richieste (e una lettera firmata da Jorge Mario Bergoglio) a tema "Sinodo biennale". Sono parole - quelle della Santa Sede - che non nascondono qualche inquietudine. Arriviamo al punto della questione: cosa vorrebbero fare i tedeschi? E perché Santa Marta non può che guardare con attenzione allo sviluppo dei lavori assembleari? C'è veramente il rischio di uno scisma?

Cosa vorrebbe approvare l'ala sinistra della Chiesa tedesca
"La situazione della Chiesa tedesca è confusa per non dire caotica. Da decadi le comunità e associazioni di base di orientamento progressista contraddicono apertamente il magistero, soprattutto per quanto riguarda la morale sessuale, l’intercomunione con i protestanti, il celibato sacerdotale, l’ordinazione delle donne. Una dissidenza dottrinale ripetuta come un ritornello senza fine". A circoscrivere in questi termini il momento odierno della Chiesa teutonica è Mathias Von Gersdorff, il presidente dell'associazione tedesca Tradizione, Famiglia e Proprietà.
Le questioni aperte dal cardinale pro migranti Reinhard Marx e dagli altri sono proprio quelle elencate: dal rapporto tra dottrina ed omosessualità, passando per l'abolizione del celibato sacerdotale, per la creazione di "sacerdotesse", per la realizzazione di un rito comune che possa essere considerato valido tanto dai protestanti quanto dai cattolici e per l'estensione della gestione laicale degli ambienti parrocchiani.
I tedeschi sono talmente sicuri del loro percorso da aver già iniziato, in alcune circostanze, a benedire coppie formate da persone omosessuali. Il che, in linea teorica, contrasterebbe con gli insegnamenti del Catechismo e con la dottrina sostenuta dal Papa. Von Gersdorff prosegue nella sua analisi, spiegando come sia composto l'ambiente progressista tedesco e da quali leve culturali sia mossa la tendenza dottrinale in oggetto: "L’ala sinistra dell’episcopato si rifiuta di censurare chiaramente questi gruppi. Anzi, mantengono con essi un dialogo cordiale e riconoscono ufficialmente veri “sindacaticattolici, come il Comitato Centrale dei cattolici tedeschi( ZdK)".

Il cuore della "divisione", quindi, non risiede tanto nelle convinzioni dei vescovi filo-Marx, ma in alcuni emisferi con cui però l'episcopato dialoga volentieri. Il punto vero di tutta questa storia - quello che può comportare una frattura anche a livello di scisma - è che il "Sinodo biennale" dovrebbe mettere nero su bianco quei cambiamenti, puntando ad una riforma nazionale del magistero. Come reagirà Roma, in caso? Attorno a questo quesito ruota il futuro del cosiddetto "scisma". Verranno pubblicati dei documenti. E dal Vaticano arriveranno delle repliche. Siamo probabilmente alle soglie di uno scontro, che può essere mitigato da una marcia indietro della Germania. Marx, nel frattempo, si è anche dimesso da presidente dell'equivalente della nostra Cei.

Gli attriti tra i progressisti ed i conservatori
Com'è normale che sia, non tutti gli ecclesiastici, tedeschi o no, pensano che adottare quei cambiamenti serva o sia necessario. Cardinali come l'ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Gherard Mueller, Walter Brandmueller e Rainer Maria Woelki sembrano, sulla scia del pensiero ratzingeriano, disposti a battagliare per evitare che un quadro scismatico possa prendere effettivamente piede per via del "concilio interno". Esiste insomma chi sostiene che la Chiesa tedesca non abbia il diritto di minare alle basi l'unità della Chiesa cattolica, provando a fare di testa sua fino a provocare un vero e proprio scisma.

Tutto questo avviene, come racconta Von Gersdorff, anche per via del venir meno di alcuni equilibri curiali: "Tuttavia negli ultimi anni si è operato un cambio importante. Vescovi seppur progressisti del calibro del defunto cardinale Karl Lehman (presidente della conferenza episcopale dal 1987 al 2008) avevano l’autorità e il prestigio per addomesticare le frange estreme. Insomma, il card. Lehmann sapeva fino a che punto andare avanti senza destare il sospetto che si stava sull’orlo dello scisma e dell’eresia. Non succede lo stesso con i suoi successori i quali non riescono a imporsi sulle teste più calde, sicché danno sempre più l'impressione di essere burattini nelle loro mani". I progressisti di prima, in sintesi, erano meno progressisti dei vescovi odierni.
E la tendenza alla "protestantizzazione" avrebbe a mano a mano conosciuto sempre meno ostacoli lungo il suo cammino, mentre le acredini tra i conservatori ed i progressisti sarebbero divenute più evidenti.

Ma è tutto qui? "Non solo - risponde l'esponente teutonico di Tradizione, Famiglia e Prorietà - . Credono (questi vescovi progressisti tedeschi, ndr) che cedendo un tanto eviteranno il peggio e così sono entrati in un meccanismo che gli fa fare promesse sempre più audaci sugli argomenti detti prima. Questa strategia di cedimento continuo è stata persino istituzionalizzata con il “cammino sinodale” che va prendendo sempre più l'aspetto di uno pseudo-sinodo". Un "cedimento" che da parziale sarebbe diventato completo, con l'interessamento indiretto di certe ideologie. Marx, per dirne una, ha volentieri incontrato i leader dei Verdi dopo i risultati delle passate elezioni valevoli per il Parlamento europeo.

La crisi dei numeri
Qual è, a questo punto, il risultato che deriva da quella che sembra essere una confusione generale, signor Von Gersdorff? " Il risultato - rivela l'esperto studioso cattolico - è la situazione deplorevole che vediamo. I progressisti sono sempre più esigenti con i conservatori che accusano giustamente l’episcopato “liberal” di rischiare lo scisma e l'eresia. In mezzo alla polemica, la grande massa dei fedeli va perdendo l'interesse nella Chiesa. Fuori dai recinti più stretti, la Chiesa in Germania è sempre meno rilevante". E in effetti i dati raccontano di un numero abbastanza cospicuo di fedeli disposti ad abbandonare la Chiesa teutonica. Anche perché, differentemente da come succede nelle altre realtà nazionali, in Germania bisogna versare una parte del proprio reddito ogni anno, nel momento in cui si dichiara allo Stato di appartenente alla confessione religiosa cattolica. Tanti fattori lasciano supporre che la Chiesa tedesca assomigli nel tempo sempre di più alla realtà protestante, che appunto da uno scisma è nata. Gli stessi fattori che suggeriscono pure però come il futuro della Germania possa essere privato dal cattolicesimo per com'è comunemente inteso e per come l'Europa l'ha conosciuto.

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domenica 25 ottobre 2020

L’Europa nella seconda ondata

 @ - «Se ognuno di noi ora riduce significativamente gli incontri al di fuori della famiglia per un po', allora la tendenza verso un numero sempre maggiore di infezioni può essere fermata e invertita».


La cancelliera tedesca Angela Merkel ha sempre avuto il dono della chiarezza. Si è confermato nel suo discorso al paese sulla seconda ondata di contagi che sta travolgendo l’Europa, con numeri che fanno ripiombare ai livelli dello scorso marzo. 

La Germania, dopo quello che Merkel definisce il «rilassamento» estivo, è nel vivo di una crescita giornaliera di casi sopra le 11mila unità. Il conto è pesante, ma non è isolato. 

La Francia viaggia su picchi quotidiani di 40mila nuovi casi
La Spagna, secondo quanto riferisce il premier Pedro Sanchez, ha superato i 3 milioni di casi «reali». 
Il Belgio, il cuore simbolico d’Europa, sta pagando sulla sua pelle il flop dell’esperimento delle «bolle sociali» e ora viaggia su numeri allarmanti (bolle sociali? Spiega tutto qui Biagio Simonetta). 

L’Italia, intanto, ha esaurito le settimane di vantaggio rispetto ai partner europei e inizia a ritrovarsi in una condizione d’emergenza del tutto simile a quella della prima ondata, a ritmo forse anche maggiore rispetto alla Francia

I vari paesi si stanno muovendo in ordine sparso, anche se la tendenza generale è quella di un ricorso a coprifuochi e lockdown più o meno parziali per arginare la crescita dei contagi. Se il bilancio umano sarà drastico, quello economico potrebbe rivelarsi altrettanto cruento. Il Fondo monetario internazionale ha pronosticato un calo del 7% del Pil europeo nell’anno in corso, con milioni di posti di lavoro bruciati (solo l’Italia ha visto le assunzioni precipitare del 38%) e prospettive ancora confuse sulla ripresa

Così come è del tutto “confusa” la situazione a Bruxelles, fra contagi illustri e trattative fiume. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è sottoposta ad isolamento dopo il contatto con un funzionario positivo, l’ultimo di una serie di casi interni ed esterni all’esecutivo comunitario. 
Parlamento europeo e Consiglio sono ancora nel pieno dei negoziati sul bilancio settennale 2021-2017 e il Recovery fund, il maxi-pacchetto da 750 miliardi di prestiti e sussidi che sarà incorporato nel budget comunitario

Il dialogo è ripreso, dopo un’interruzione abbastanza brusca, anche se gli ostacoli rimangono e sembra chiaro che il Recovery fund non partirà a gennaio 2021. I soldi arriveranno comunque, retroattivamente, sulle eventuali riforme proposte dai paesi. I tempi saranno lunghi, ma la crisi è appena iniziata.