martedì 23 gennaio 2018

Dazi per tutelare le produzioni nazionali: politica industriale secondo Trump

Dazi per tutelare le produzioni nazionali: politica industriale secondo Trump: "Washington, 23 gen – L’hanno già soprannominata, prendendo spunto da uno dei prodotti che più saranno assoggettati alla tassazione in dogana, “la guerra delle lavatrici”. Qualcuno aggiunge anche “e dei pannelli solari”, ma la sostanza non cambia: in merito alla politica dei dazi doganali, fra le principali promesse della campagna elettorale che l’ha portato alla Casa Bianca a novembre 2016, Trump intende fare sul serio.

Più nello specifico, sulle lavatrici la tariffa (che durerà tre anni) sarà del 20% per i primi 1,2 milioni di pezzi importati, mentre salirà al 50% per i successivi. I dazi sui pannelli solari saranno invece secchi al 30%, ma con durata quadriennale. Una vera e propria stangata su due beni che la Us International Trade Commission, la commissione federale sul commercio internazionale, ha individuato come maggiormente dannosi rispetto alle produzioni americane. Segno che probabilmente non finirà qui: “L’azione del presidente chiarisce ancora una volta l’intenzione dell’amministrazione di difendere i lavoratori americani”, ha spiegato in una nota il dipartimento del commercio.

L’obiettivo del presidente è tutelare, sottraendole alla concorrenza sleale straniera, le realtà industriali nazionali. Nel caso del settore del fotovoltaico, ad esempio, è infatti sì prevista una perdita di 23mila posti di lavoro (in un business che vale 28 miliardi ma fonda la sua esistenza sulle importazioni che valgono l’80% dei pannelli installati negli Usa), ma i dazi sui prodotti esteri – principalmente cinesi, mentre le lavatrici sono soprattutto produzioni coreane – sarebbero secondo alcune analisi capaci di stimolare la creazione di 100mila nuovi occupati.

Proteste si levano da Cina e Corea del Sud, due dei Paesi più colpiti dalla stretta di Trump. “I dazi sono una tassa su tutti i consumatori che vogliono acquistare una lavatrice. Tutti pagheranno di più avendo allo stesso tempo meno possibilità di scelta”, spiegano da Seul, mentre Pechino esprime “forte disappunto” denunciando “un abuso dei rimedi commerciali” e non escludendo di ricorrere in sede di Organizzazione mondiale del commercio. Al di là delle questioni diplomatiche, le scelte della Casa Bianca sembrano comunque pagare: la coreana Lg ha da tempo assunto 600 dipendenti in uno stabilimento in Carolina del Sud e programma nuovi investimenti per espandere la propria presenza americana in Tennessee per produrre proprio lavatrici. I dazi non sono ancora ufficialmente partiti ma i lavoratori americani già sorridono."

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