mercoledì 20 dicembre 2017

La bimba che beve dalla pozzanghera, la foto simbolo della povertà ignorata

La bimba che beve dalla pozzanghera, la foto simbolo della povertà ignorata: "Nel caldo soffocante del mezzogiorno, mercoledì 13 dicembre, una giornalista stava passando nel centro di Posadas, all’estremità nord orientale dell’Argentina e, ferma al semaforo, ha catturato un’immagine drammatica, che però si vede spesso, lungo le strade della città.

Una bambina – che fa parte delle comunità indigene Mbyá Guarani, accampate in modo permanente in una zona di Posadas, dove chiedono l’elemosina e la fanno chiedere ai loro bambini – stava cercando di combattere la sete bevendo, in ginocchio, l’acqua di una piccola pozzanghera che si era formata sul marciapiede. La sua comunità vive in povertà assoluta, ma non vuole andarsene, perché nei loro villaggi se la passerebbe ancora peggio.

La giornalista, che vive nella zona, è quasi «abituata» a questa scena, ma ha mandato la foto a un gruppo di colleghi per vedere se fosse possibile «fare di più» per aiutare questa comunità.

Un altro giornalista, che ha condiviso l’immagine con un gruppo di amici, ha iniziato a distribuire bottigliette di acqua, ghiaccioli e generi alimentari, per aiutare questi bambini, ma anche molte famiglie che vivono nelle strade della città.

La fotografia è stata pubblicata anche dal quotidiano locale Misiones Online, che ha voluto mostrare una realtà che esiste da diversi anni. Ed è stata diffusa online dal volontario Unicef Argentina Migue Rios, che ha spiegato: «Mentre le temperature sono roventi, questa bimba Guarani si disseta da una pozzanghera. C’è qualcosa di sbagliato in questa società, no? Finalmente iniziamo a parlare di un problema a cui spesso non facciamo caso perché nessuno lo mette in evidenza, mentre quelli che dovrebbero fare qualcosa continuano a far finta di niente».

Secondo la Pontificia Universidad Católica, in Argentina i poveri stanno diventando sempre più poveri e sempre più numerosi. La percentuale, nel Paese, raggiunge il 31,4%: 13,5 milioni di persone.

Un’altra foto che denuncia, in modo ancora più efficace delle parole, un’emergenza sociale. Ci fu quella del piccolo Aylan Kurdi, trovato senza vita su una spiaggia turca, nel 2015. Poi quella del corpo del piccolo Mohammed, che ricordava al mondo la persecuzione dei Rohingya in Birmania. E, ancora, quella di Hope, il bambino nigeriano accusato di essere uno «stregone» e abbandonato dalla famiglia: a malapena riusciva a stare in piedi, quando, mentre rovistava nella spazzatura, ha incontrato la volontaria danese Anja Ringgren Loven che gli ha dato da bere. O quella di Sahar, bimba morta di fame in Siria, che aveva un mese di vita e soffriva di malnutrizione severa, e del bimbo ferito immortalato dal fotografo inglese Giles Dulay, che lo scorso febbraio è stato a Erbil con Emergency, per raccontare qual è il prezzo della guerra che i civili pagano ogni giorno in Iraq.

Foto che ci aiutano a capire la terribile normalità di questi bambini: è più facile chiudere gli occhi di fronte alle scene apocalittiche. E ci aiutano anche, queste foto, a capire che cosa spinge così tanti a rischiare la vita per fuggire, per cercare una realtà migliore."


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