Il compito della teologia: "Nella prospettiva di una Chiesa «in uscita missionaria» il lavoro teologico appare oggi «particolarmente importante e urgente». Lo ha affermato Papa Francesco nel discorso rivolto ai membri dell’Associazione teologica italiana (Ati), ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 29 dicembre, nella Sala Clementina.
Nel sottolineare l’apporto che l’Ati ha offerto «allo sviluppo teologico e alla vita della Chiesa» in cinquant’anni di attività, il Pontefice ha evidenziato soprattutto il riferimento essenziale al Vaticano ii sancito dallo statuto dell’associazione. Con quell’evento, ha ricordato, «ha avuto inizio una nuova tappa dell’evangelizzazione», che ha spinto la Chiesa ad assumere «la responsabilità di annunciare il Vangelo in un modo nuovo, più consono a un mondo e a una cultura profondamente mutati». Ecco perché i teologi hanno il compito di recepire con «fedeltà creativa» i frutti scaturiti dal concilio: e tra questi va annoverata «l’esigenza di fare teologia insieme» che costituisce lo stile di lavoro dell’Ati.
Per Francesco oggi c’è «un grande bisogno» di «fare teologia in ginocchio» nella Chiesa, cioè «nel santo popolo fedele di Dio, che ha il “fiuto” della fede». Anche se per essere credenti «non è necessario aver svolto dei corsi accademici di teologia», resta ferma l’esigenza di un lavoro di conoscenza e di comprensione di ciò a cui si crede: si tratta, infatti, di «un’esigenza della comunicazione della fede, perché appaia sempre e dovunque che essa non solo non mutila ciò che è umano, ma si presenta sempre quale appello alla libertà». E tale impegno appare ancora più indispensabile «nell’epoca della complessità e di uno sviluppo scientifico e tecnico senza precedenti e in una cultura nella quale possono oggi serpeggiare visioni distorte del Vangelo». Occorre perciò «ripensare i grandi temi della fede cristiana», specialmente di fronte ad «alcune inedite sfide: come quella della crisi ecologica, dello sviluppo delle neuroscienze o delle tecniche che possono modificare l’uomo; come quella delle sempre più grandi disuguaglianze sociali o delle migrazioni di interi popoli; come quella del relativismo teorico ma anche di quello pratico». Per questo c’è bisogno di una teologia fatta da persone che «si assumano anche il compito di ripensare la Chiesa perché sia conforme al Vangelo che deve annunciare»."
Nel sottolineare l’apporto che l’Ati ha offerto «allo sviluppo teologico e alla vita della Chiesa» in cinquant’anni di attività, il Pontefice ha evidenziato soprattutto il riferimento essenziale al Vaticano ii sancito dallo statuto dell’associazione. Con quell’evento, ha ricordato, «ha avuto inizio una nuova tappa dell’evangelizzazione», che ha spinto la Chiesa ad assumere «la responsabilità di annunciare il Vangelo in un modo nuovo, più consono a un mondo e a una cultura profondamente mutati». Ecco perché i teologi hanno il compito di recepire con «fedeltà creativa» i frutti scaturiti dal concilio: e tra questi va annoverata «l’esigenza di fare teologia insieme» che costituisce lo stile di lavoro dell’Ati.
Per Francesco oggi c’è «un grande bisogno» di «fare teologia in ginocchio» nella Chiesa, cioè «nel santo popolo fedele di Dio, che ha il “fiuto” della fede». Anche se per essere credenti «non è necessario aver svolto dei corsi accademici di teologia», resta ferma l’esigenza di un lavoro di conoscenza e di comprensione di ciò a cui si crede: si tratta, infatti, di «un’esigenza della comunicazione della fede, perché appaia sempre e dovunque che essa non solo non mutila ciò che è umano, ma si presenta sempre quale appello alla libertà». E tale impegno appare ancora più indispensabile «nell’epoca della complessità e di uno sviluppo scientifico e tecnico senza precedenti e in una cultura nella quale possono oggi serpeggiare visioni distorte del Vangelo». Occorre perciò «ripensare i grandi temi della fede cristiana», specialmente di fronte ad «alcune inedite sfide: come quella della crisi ecologica, dello sviluppo delle neuroscienze o delle tecniche che possono modificare l’uomo; come quella delle sempre più grandi disuguaglianze sociali o delle migrazioni di interi popoli; come quella del relativismo teorico ma anche di quello pratico». Per questo c’è bisogno di una teologia fatta da persone che «si assumano anche il compito di ripensare la Chiesa perché sia conforme al Vangelo che deve annunciare»."
Nessun commento:
Posta un commento