martedì 19 dicembre 2017

Elena, la regina delle nozze con i fichi secchi

Elena, la regina delle nozze con i fichi secchi: "Le sue spoglie, assieme a quelle del marito Vittorio Emanuele III, sono rientrate in Italia tra le polemiche dopo 65 anni. Ma chi era davvero la regina venuta dal Montenegro testimone suo malgrado dell'ascesa di Mussolini?
In silenzio, senza troppe cerimonie: è così che le spoglie di Elena del Montenegro sono rientrate in Italia dopo 65 anni per riposare al santuario di Vicoforte accanto a quelle del marito Vittorio Emanuele III, tornato anche lui in patria dopo 71 anni d’esilio, lui sì tra dubbi e polemiche. E non poteva essere riversamente, perché la seconda delle tre regine d’Italia visse la sua vita con discrezione compatibilmente al ruolo, senza il protagonismo e la sfarzosa rappresentazione di sé della suocera Margherita che molto l’avrebbe criticata per quello stile così dimesso, quasi borghese.

E dire che, quando il figlio Vittorio Emanuele comunicò alla madre l’intenzione di prenderla in sposa, la regina era così felice della scelta da decidere di non fare ricorso al tavolino a tre piedi a cui chiedeva vaticini e previsioni con disinvolta frequenza. Il piano orchestrato con re Umberto I e il primo ministro Francesco Crispi era andato a buon fine: Vittorio Emanuele si era davvero innamorato di quella ragazza incontrata per calcolato caso e scelta da Margherita osservando una fotografia. Per quel figlio destinato al trono ma piuttosto malconcio nel fisico serviva una principessa di sangue reale solida e in salute, dopo attenta disamina la scelta era caduta su due delle figlie di Nicola I re del Montenegro, Elena e la più giovane Anna, che tuttavia non fu in grado di recapitare a Crispi una sua immagine perché alla corte di Cettigne non si era ancora vista una macchina fotografica.

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Elena un suo ritratto lo aveva, probabilmente scattato a San Pietroburgo dove il padre l’aveva mandata con la speranza che il futuro zar Nicola II la scegliesse in moglie. Peccato che la ragazza si prese una cotta per l’ufficiale Carl von Mannerheim, futuro presidente della Finlandia, che sfidò a duello il principe dopo che questi, durante un ballo, si era rivolto alla montenegrina in modo poco galante. Evento che provocò l’allontanamento da corte di Elena per ordine dello zar Alessandro III e la fine di quel sogno solo all’apparenza glorioso: Nicola scelse allora una nipote della regina Vittoria, Alice di Assia e Renania, destinata a morire fucilata assieme a lui e ai figli per mano dell’esercito sovietico nel 1918.

Promossa sulla carta, Elena doveva superare la prova del primo incontro. Vittorio Emanuele era stato categorico: non avrebbe accettato alcuna interferenza dalla madre, toccava a lui scegliere chi sposare. Per questo Margherita e Crispi tramarono nell’ombra, combinando un incontro al buio con la complicità di re Nicola, uno che di intrighi se ne intendeva vista la vicinanza con la Bella Otero. Si decide di far conoscere i due giovani a Venezia, la simpatia è immediata. Nel 1896, Vittorio Emanuele ed Elena si rivedono all’incoronazione a zar di Nicola, l’ex fiamma della principessa del Montenegro, evento segnato da nefasti presagi – 1.400 persone perirono durante i festeggiamenti per via del cedimento di una trincea mal chiusa – che tuttavia si rivela decisivo. Al rientro a Roma Vittorio Emanuele comunica alla madre di voler sposare Elena, in agosto parte per Cettigne per la richiesta formale al futuro suocero. Un passaggio dall’esito scontato che tuttavia segnerà Vittorio Emanuele: per via del pranzo luculliano e pesantissimo fatto preparare da re Nicola, il principe rifiuterà per il resto della vita di mangiare cibo montenegrino che Elena si diletterà a preparare solo per i nipoti.

Il matrimonio viene fissato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per il 24 ottobre 1896. Edoardo Scarfoglio, riferendosi alla scarsa dote della sposa, conia sul quotidiano Il Mattino un’espressione destinata a secolare fortuna: le nozze con i fichi secchi. Che sebbene non ricche, boicottate dalla madre di Elena contraria alla conversione della figlia e ridicolizzate dal ramo Aosta della famiglia Savoia – la principessa Hélène d’Orléans soprannominerà la cugina “la bergère”, la pastora – si riveleranno felici: nascono cinque figli, ogni giorno il principe si presenta dalla moglie con un mazzo di fiori di campo, proprio come aveva fatto a Cettigne prima di riprendere la nave per l’Italia.

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