venerdì 3 marzo 2017

Intervista al Fatto Quotidiano del 16.05.2015 – Alfredo Romeo

Intervista al Fatto Quotidiano del 16.05.2015 – Alfredo Romeo: "Avvocato Alfredo Romeo, lei ha fatto 79 giorni a Poggioreale, poi è stato condannato in primo e secondo grado, infine assolto in Cassazione nel processo di Napoli sugli appalti pubblici a una delle sue società. Ora, specie alla luce del caso Chieti, si torna a discutere della nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Lei, se fosse stata in vigore in precedenza, che avrebbe fatto? Avrebbe denunciato lo Stato, e dunque indirettamente i “suoi” magistrati?

Il vero problema non è quello della responsabilità civile dei magistrati, ma quello della loro competenza e della loro onestà intellettuale. Il dato oggettivo è che molte ipotesi accusatorie sono prive di riscontri certi, mentre andrebbero articolate con prudenza tenendo conto dei possibili effetti devastanti sulla vita delle persone e delle aziende. Lei, mi par di capire, ritiene che la legge sulla responsabilità civile ha un carattere punitivo e che i risarcimenti richiesti andrebbero a colpire i magistrati. Secondo me si tratta di un falso presupposto: il principio di responsabilità, in una società matura, non faziosa, deve valere in egual misura per tutti: per il politico come per l’operaio, per il magistrato come per l’imprenditore e così via. Personalmente mi limiterei a chiedere nei modi di legge il risarcimento del danno subìto, da devolvere naturalmente a finalità assistenziali, ma senza inutili intenti punitivi. Una responsabilità grave ricade anche su certa stampa, che per la fretta di informare subito e stupire, condanna precocemente, senz’attendere i tempi lenti della Giustizia, che invece è chiamata ad approfondire ogni elemento per accertare la verità. Così le persone (e le aziende) vengono massacrate a prescindere. Con l’aggravante che alla fine un’assoluzione non “vende copie ”quanto una gogna.

La sentenza che la assolve riconosce che lei aveva agganci al Comune che la informavano sulle gare d’appalto. Senza la trasparenza tra concorrenti, è inutile fare le gare: nulla da rimproverarsi?

No. Nulla. Forse una mano sulla coscienza dovrebbe mettersela chi ha spinto al suicidio il povero assessore Nugnes. Nella vicenda che mi ha riguardato, poi, c’è un equivoco di fondo, perché spesso si vuole sovrapporre un malinteso senso di giustizia al principio di legalità, che è il fondamento dello Stato di Diritto e della democrazia. Sono stato arrestato per una falsa e travisata interpretazione dell’articolo 353 del Codice penale, che riguardava “violenze, minacce e mezzi fraudolenti” diretti ad alterare lo svolgimento degli incanti pubblici, e che risaliva al codice Zanardelli del 1889. Testo che a sua volta rivisitava fattispecie criminose risalenti ai codici preunitari e che nulla avevano a che vedere con gli attuali appalti pubblici. Nel mio caso, nessuna norma vietava rapporti e scambi di vedute tra imprenditori e pubblici funzionari o politici fino alla pubblicazione del bando di gara. Solo successivamente alla mia vicenda è stata introdotta una norma (a mio avviso pericolosa), l’art. 353 bis Cp, che di fatto consente di criminalizzare ogni rapporto tra cittadini e PA anche prima del bando delle gare d’appalto. Così si impedisce qualunque confronto tra politica e imprenditoria, con forte danno collettivo. La Pubblica Amministrazione arranca, non conosce i nuovi modelli gestionali, non elabora progetti di lungo periodo. È quindi indispensabile nell’interesse pubblico che l’amministratore, prima di decidere, recepisca dall’esterno – e valuti – ogni competente argomentazione tecnica utile a realizzare opere e/o servizi davvero sostenibili sul piano gestionale e che servano effettivamente ai cittadini. Si tratta dunque di non colpevolizzare, ma dare massima trasparenza a questi rapporti, naturalmente con un limite: il bando di gara, a partire dal quale non venga più ammesso alcun rapporto tra PA e concorrenti fino all’aggiudicazione, nel rispetto della par condicio, della massima concorrenza e di regole certe e trasparenti.

Uno dei giudici del Riesame che si sono occupati di lei è Luigi de Magistris, poi diventato sindaco di Napoli, dove lei ha molti affari in corso. Come sono i suoi rapporti oggi con l’amministrazione comunale? Lei ha continuato ad avere agganci, molto utili per gli appalti, o la vicenda processuale le ha consigliato relazioni più distaccate?"


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