venerdì 3 marzo 2017

Inchiesta Consip, l'ad Luigi Marroni: "Così Lotti e co. mi avvertirono di indagini e intercettazioni" - Il Fatto Quotidiano

Inchiesta Consip, l'ad Luigi Marroni: "Così Lotti e co. mi avvertirono di indagini e intercettazioni" - Il Fatto Quotidiano: "Il caso Consip è diventato una mina pronta a far saltare in aria il potere renziano il 19 dicembre 2016. Quel giorno è stato sentito come persona informata dei fatti l’amministratore di Consip Luigi Marroni. L’uomo che Matteo Renzi ha scelto nel giugno del 2015 per guidare la prima stazione appaltante d’Italia, appena quattro giorni prima, aveva fatto rimuovere grazie a un’apposita bonifica le microspie celate dai carabinieri del Noe nel suo ufficio.

I pm di Napoli insieme ai carabinieri e ai finanzieri gli chiedono perché lo abbia fatto e Marroni risponde così: “Perché ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni, dal generale Emanuele Saltalamacchia, dal presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato”.

Il Fatto aveva già anticipato i contorni delle soffiate ma a leggere nel dettaglio le accuse di Marroni si resta a bocca aperta.

“Vannoni (amico di Matteo Renzi e presidente della municipalizzata delle acque di Firenze e dei comuni toscani, Publiacqua, ndr) mi ha detto due volte, prima delle ferie estive e alla fine di novembre, di fare attenzione alle conversazioni telefoniche in quanto il mio telefono era sotto intercettazione insieme ad altri in una vicenda di cui non mi fece menzione né io gliene chiesi”.

Marroni deve essere un po’ duro d’orecchi e allora, come racconta ai magistrati, arriva il comandante dei carabinieri della Toscana a ribadire il concetto: Emanuele Saltalamacchia. “Con il generale intercorre un rapporto di amicizia da diversi anni”, spiega Marroni, “e anche lui mi disse che il mio telefono era sotto controllo, anche in questo caso l’informazione la ricevetti prima dell’estate 2016. Ho incontrato Saltalamacchia di recente e gli ho chiesto se il mio cellulare fosse ancora sotto controllo ma lui mi disse che non aveva avuto aggiornamenti”.

Visto che Marroni si mostra ancora poco ricettivo, sempre a sentir lui, ecco la terza soffiata dal presidente della Consip: “Luigi Ferrara mi ha detto di essere intercettato lui stesso e che anche la mia utenza era sotto controllo per averlo appreso direttamente dal comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette; la notizia arrivò non ricordo con precisione quando, tra luglio e settembre 2016. Non ad agosto”. Come è noto Del Sette ha negato e il presidente Ferrara ha detto di avere ricevuto solo un generico monito a stare attento a Romeo dal generale Del Sette, la cui posizione sarà archiviata probabilmente dalla procura di Roma.

Più difficile la posizione di Luca Lotti. Marroni punta il dito con precisione sul sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Renzi che lo ha nominato: “Sempre a luglio 2016 durante un incontro Luca Lotti mi informò che si trattava di un’indagine che era nata sul mio predecessore Domenico Casalino (non indagato, ndr) e che riguardava anche l’imprenditore campano Romeo. Delle intercettazioni ambientali nel mio ufficio l’ho saputo non ricordo se da Lotti o da un suo stretto collaboratore”. Come rivelato sul Fatto da Davide Vecchi il ministro dello sport si è presentato ai magistrati romani per smentire la versione di Marroni.

Il giorno dopo la testimonianza di Marroni, il 21 dicembre 2016, viene sentito a Napoli anche Vannoni che inizialmente dice di non ricordare bene come aveva saputo dell’inchiesta. I pm di Napoli Henry John Woodcock e Celeste Carrano allora gli contestano quanto detto su di lui da Marroni: “Anche Filippo Vannoni, consigliere economico della precedente presidenza del Consiglio, una prima volta subito prima dell’estate del 2016 e una seconda volta una ventina di giorni fa, mi ha detto e ribadito che avevo il telefono sotto controllo; al riguardo il Vannoni non mi ha detto da chi lo aveva appreso”. Alla fine, posto con le spalle al muro dai magistrati che gli ricordano i rischi della falsa testimonianza e il suo obbligo di dire tutta la verità, Vannoni sostanzialmente conferma: “Fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento”. Non basta. Vannoni va oltre e mette a verbale anche il nome di Matteo Renzi. Ammette di avere ricevuto un allarme su Consip proprio dal premier in carica in quel momento. Molto vagamente. “Ricordo che il presidente Renzi mi diceva solo di ‘stare attento’ a Consip”. Solo. Come a differenziare i ruoli, i gradi di conoscenza e le responsabilità della soffiata tra il numero due e il numero uno della cordata politica a cui deve così tanto.

Luca Lotti si presenta il 27 dicembre in procura per dire che è tutto falso che lui nulla sapeva dell’inchiesta Consip e che quindi nulla in merito avrebbe potuto riferire ad alcuno. Lotti è un indagato e ha facoltà di mentire o di non ricordare. Per esempio non ha raccontato ai pm spontaneamente che conosceva bene Carlo Russo e che lo raccomandò a Michele Emiliano per un incontro. Mentre Marroni, che è un testimone e ha l’obbligo di dire la verità, è loquace come un cardellino davanti ai carabinieri e alla Guardia di finanza." SEGUE >>>

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