Petrolio, prezzi verso un nuovo crollo a 30 dollari? - Economia - InvestireOggi.it: "Da quando l’OPEC si è accordato al suo interno per tagliare la produzione di petrolio di 1,2 milioni di barili al giorno e altri undici paesi, tra cui la Russia, hanno convenuto di abbassare la loro di circa 540.000 barili al giorno, i prezzi del greggio sono saliti stabilmente sopra la soglia dei 50 dollari al barile e oscillano praticamente da dicembre intorno ai 55 dollari. Stamane, ad esempio, il Brent si attesta a 56,80 dollari e il Wti americano a 54,40 dollari. Il mercato segnala vistosamente di scommettere su un nuovo rally, se è vero che i fondi “hedge”, quelli speculativi, detengono al momento 903 milioni di barili su posizioni long, 9,5 volte in più di quanti, invece, hanno puntato su posizioni “short” o ribassiste.
In altre parole, il 90% degli investitori scommette su un rialzo, ma guardate che è proprio quando tutti stanno sullo stesso lato di una barca, che questa rischia di rovesciarsi. E di ragioni per dubitare su un nuovo rally ve ne sono. Partiamo dai dati positivi: la domanda mondiale dovrebbe crescere quest’anno di 1,2 milioni di barili al giorno, stando all’Agenzia energetica internazionale. L’economia globale sembra messa meglio di quanto si temesse e né la Brexit, né le incertezze relative alle politiche della nuova amministrazione Trump sembrano averla scalfita. (Leggi anche: Petrolio, Trump potrebbe fregare l’OPEC)
Produzione petrolio in crescita negli USA
Se la domanda si mostra solida, l’offerta lo è altrettanto. L’OPEC ha tagliato nel suo complesso il 90% di quanto si era impegnata a fine novembre, ma gli USA stanno aumentando le loro estrazioni. Le scorte di petrolio sono salite al 10 febbraio scorso a oltre 518 milioni di barili (+9,6% annuo), segnando un nuovo record storico. Allo stesso tempo, i siti estrattivi attivi sul territorio americano si sono portati a 597 unità al venerdì scorso, crescendo di 6 su base settimanale e di 184 rispetto alla stessa settimana di un anno fa (+44,6%).
L’accumulo di scorte segnala l’abbondanza dell’offerta di petrolio USA. Ora, vero è che la stagione estiva arriverà tra qualche mese, quando milioni di automobilisti americani si metteranno in marcia per le vacanze e incrementeranno i loro consumi di greggio, ma lo scorso anno il ripiegamento delle scorte è arrivato solo a maggio inoltrato e non è stato tale da impedire che le quotazioni restassero sostanzialmente intorno ai 40 dollari fino alla metà del novembre scorso, quando l’OPEC ha iniziato a mostrarsi intenzionata realmente a tagliare la produzione. (Leggi anche: Petrolio USA, offerta cresce e prezzi forse a fine corsa)"
In altre parole, il 90% degli investitori scommette su un rialzo, ma guardate che è proprio quando tutti stanno sullo stesso lato di una barca, che questa rischia di rovesciarsi. E di ragioni per dubitare su un nuovo rally ve ne sono. Partiamo dai dati positivi: la domanda mondiale dovrebbe crescere quest’anno di 1,2 milioni di barili al giorno, stando all’Agenzia energetica internazionale. L’economia globale sembra messa meglio di quanto si temesse e né la Brexit, né le incertezze relative alle politiche della nuova amministrazione Trump sembrano averla scalfita. (Leggi anche: Petrolio, Trump potrebbe fregare l’OPEC)
Produzione petrolio in crescita negli USA
Se la domanda si mostra solida, l’offerta lo è altrettanto. L’OPEC ha tagliato nel suo complesso il 90% di quanto si era impegnata a fine novembre, ma gli USA stanno aumentando le loro estrazioni. Le scorte di petrolio sono salite al 10 febbraio scorso a oltre 518 milioni di barili (+9,6% annuo), segnando un nuovo record storico. Allo stesso tempo, i siti estrattivi attivi sul territorio americano si sono portati a 597 unità al venerdì scorso, crescendo di 6 su base settimanale e di 184 rispetto alla stessa settimana di un anno fa (+44,6%).
L’accumulo di scorte segnala l’abbondanza dell’offerta di petrolio USA. Ora, vero è che la stagione estiva arriverà tra qualche mese, quando milioni di automobilisti americani si metteranno in marcia per le vacanze e incrementeranno i loro consumi di greggio, ma lo scorso anno il ripiegamento delle scorte è arrivato solo a maggio inoltrato e non è stato tale da impedire che le quotazioni restassero sostanzialmente intorno ai 40 dollari fino alla metà del novembre scorso, quando l’OPEC ha iniziato a mostrarsi intenzionata realmente a tagliare la produzione. (Leggi anche: Petrolio USA, offerta cresce e prezzi forse a fine corsa)"
'via Blog this'
Nessun commento:
Posta un commento