Diciassette milioni di persone alla fame: "Nel Corno d’Africa diciassette milioni di persone rischiano di morire di fame e di stenti. O comunque di sopravvivere in condizioni di acuta malnutrizione a causa della persistente carestia.
Gli allarmi si sono moltiplicati dopo la recente dichiarazione ufficiale del governo di Juba dello stato di carestia (la prima nel mondo da sei anni a questa parte) in due regioni del Sud Sudan. Solo in questo paese africano, ha denunciato il responsabile locale dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, sono a rischio circa cinque milioni e mezzo di persone, in pratica il 50 per cento della popolazione. Lo stato di carestia — soprattutto in alcune zone dello Stato di Unity, nella parte centro-settentrionale del Sud Sudan — è stato dichiarato in conseguenza della lunga e sanguinosa guerra civile in atto dal 2013 e della crisi economica che ha devastato il più giovane paese al mondo. La carestia, innescata dalle guerre e da una persistente siccità, sta comunque flagellando l’intero Corno d’Africa e come detto colpisce più di diciassette milioni di uomini, donne e bambini tra Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e i limitrofi Uganda e Kenya, dove i campi profughi sono diventati enormi agglomerati di tende e baracche nei quali proliferano fame, malattie e violenza. Un recente appello delle organizzazioni umanitarie internazionali riguarda proprio queste popolazioni, costrette a fuggire da condizioni di vita insostenibili e che ora sempre più, «a fronte di altre grandi crisi umanitarie globali, rischiano di essere abbandonate, lasciate indietro e dimenticate». Se la siccità è determinata anche da condizioni naturali, precisano gli esperti, la carestia e la conseguente catastrofica perdita di vite umane dipende interamente dal mancato intervento o dai danni prodotti dall’uomo che, per i paesi del Corno d’Africa, significa conflitti permanenti, collasso delle strutture statali e aiuti insufficienti."
Gli allarmi si sono moltiplicati dopo la recente dichiarazione ufficiale del governo di Juba dello stato di carestia (la prima nel mondo da sei anni a questa parte) in due regioni del Sud Sudan. Solo in questo paese africano, ha denunciato il responsabile locale dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, sono a rischio circa cinque milioni e mezzo di persone, in pratica il 50 per cento della popolazione. Lo stato di carestia — soprattutto in alcune zone dello Stato di Unity, nella parte centro-settentrionale del Sud Sudan — è stato dichiarato in conseguenza della lunga e sanguinosa guerra civile in atto dal 2013 e della crisi economica che ha devastato il più giovane paese al mondo. La carestia, innescata dalle guerre e da una persistente siccità, sta comunque flagellando l’intero Corno d’Africa e come detto colpisce più di diciassette milioni di uomini, donne e bambini tra Gibuti, Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e i limitrofi Uganda e Kenya, dove i campi profughi sono diventati enormi agglomerati di tende e baracche nei quali proliferano fame, malattie e violenza. Un recente appello delle organizzazioni umanitarie internazionali riguarda proprio queste popolazioni, costrette a fuggire da condizioni di vita insostenibili e che ora sempre più, «a fronte di altre grandi crisi umanitarie globali, rischiano di essere abbandonate, lasciate indietro e dimenticate». Se la siccità è determinata anche da condizioni naturali, precisano gli esperti, la carestia e la conseguente catastrofica perdita di vite umane dipende interamente dal mancato intervento o dai danni prodotti dall’uomo che, per i paesi del Corno d’Africa, significa conflitti permanenti, collasso delle strutture statali e aiuti insufficienti."
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