mercoledì 3 febbraio 2016

Incontro attraverso il dialogo

Incontro attraverso il dialogo: "Pubblichiamo, in una nostra traduzione, l’intervista al Papa uscita il 2 febbraio su «Asia Times».

Lo ha percepito subito, o almeno così mi è parso, e ha cercato di mettermi a mio agio. Di fatto ero nervoso. Avevo passato molte ore a smussare ogni dettaglio delle domande che avrei posto, e lui aveva voluto del tempo per riflettere ed esaminarle. Aveva ragione. Avevo chiesto un’intervista su questioni culturali e filosofiche ampie, riguardanti tutti i cinesi, il 99 per cento dei quali non è cattolico. Non volevo toccare argomenti religiosi o politici dei quali altri Papi avevano parlato in altre occasioni. 



Speravo che potesse trasmettere agli uomini e alle donne in Cina, la sua immensa empatia umana, parlando per la prima volta in assoluto di questioni che li preoccupano profondamente ogni giorno: la disgregazione della famiglia tradizionale; le loro difficoltà a essere compresi dal mondo occidentale e a comprenderlo; il loro senso di colpa derivante da esperienze del passato come la rivoluzione culturale e così via. E lui lo ha fatto, dando a tutti i cinesi, e a tutte le persone preoccupate per la rapida crescita della Cina, motivi di speranza, pace e riconciliazione. Il Papa ritiene che i cinesi stiano andando in una direzione positiva e che non debbano avere paura di ciò, e nemmeno il resto del mondo. Pensa anche che i cinesi abbiano una grande eredità di saggezza che arricchirà loro e tutti gli altri; questa eredità aiuterà tutti a trovare un cammino pacifico per andare avanti. In qualche modo, questa intervista è il Papa che benedice la Cina.

Che cos’è per lei la Cina? Come la immaginava da giovane, considerato che per l’Argentina la Cina non è oriente ma lontano occidente? Cosa significa per lei Matteo Ricci?

Per me la Cina è sempre stata un punto di riferimento di grandezza. Un grande paese. Ma più che un paese, una grande cultura con una saggezza inesauribile. Da bambino, quando leggevo qualcosa sulla Cina, questo fatto aveva la capacità di ispirarmi ammirazione. Provo ammirazione per la Cina. In seguito ho approfondito la vita di Matteo Ricci e ho visto come quell’uomo provava la stessa cosa che provavo io e nello stesso identico modo, ammirazione, e come è riuscito a entrare in dialogo con questa grande cultura, con questa saggezza secolare. Seppe “incontrarla”. Quando ero giovane e si parlava della Cina, pensavamo alla Grande Muraglia. Il resto non si conosceva nella mia patria. Ma approfondendo la questione sempre più, ebbi un’esperienza d’incontro molto diversa, sia per il tempo sia per i modi, rispetto a quella di Ricci. Però mi sono imbattuto in qualcosa che non mi aspettavo. L’esperienza di Ricci c’insegna che è necessario entrare in dialogo con la Cina, poiché si tratta di un accumulo di saggezza e di storia. È una terra benedetta da molte cose. E la Chiesa cattolica, tra i cui doveri vi è quello di rispettare tutte le civiltà, dinanzi a questa civiltà, direi che ha il dovere di rispettarla, con la r maiuscola. La Chiesa ha il grande potenziale di ricevere cultura. L’altro giorno ho avuto l’occasione di vedere i dipinti di un altro grande gesuita, Giuseppe Castiglione, il quale aveva anche lui il virus gesuita (ride). Castiglione sapeva come esprimere bellezza, l’esperienza dell’apertura nel dialogo: ricevere da altri e dare qualcosa di se stessi su una lunghezza d’onda “civilizzata”, delle civiltà. Quando dico “civilizzato” non intendo soltanto civiltà “educate”, ma anche civiltà che s’incontrano. Inoltre, non so se è vero, ma dicono che sia stato Marco Polo a portare gli spaghetti in Italia (ride). Quindi sono stati i cinesi a inventarli. Non so se è vero. Ma lo dico en passant. È questa la mia impressione: grande rispetto. E ancora di più, quando ho sorvolato la Cina per la prima volta, e in aereo mi è stato detto “tra dieci minuti entreremo nello spazio aereo cinese e invieremo il suo saluto”, confesso di avere provato una grande emozione, cosa che di solito non mi accade. Mi sono commosso per il fatto di sorvolare questa grande ricchezza di cultura e saggezza.

Per la prima volta nella sua storia millenaria la Cina sta uscendo dal proprio ambiente e si sta aprendo al mondo, creando sfide senza precedenti per se stessa e il mondo. Lei ha parlato di una terza guerra mondiale che sta avanzando in modo nascosto: quali sfide questo rappresenta nella ricerca della pace?

Il timore, la paura, non è mai un buon consigliere. Se un padre o una madre hanno paura quando hanno un figlio adolescente, non sanno come occuparsi bene di lui. In altre parole, non dobbiamo temere sfide di alcun genere, poiché tutti, uomini e donne, hanno in loro la capacità di trovare modi di coesistenza, di rispetto e di ammirazione reciproca. Ed è evidente che tanta cultura e tanta saggezza, e per giunta tanta conoscenza tecnologica — pensiamo solo alle antichissime tecniche mediche — non possono rimanere rinchiuse in un paese; tendono a espandersi, a diffondersi, a comunicarsi. L’uomo tende a comunicare, una civiltà tende a comunicare. È ovvio che quando la comunicazione avviene in tono aggressivo per difendere se stessi, ne risultano guerre. Ma non avrei paura. È una grande sfida mantenere l’equilibrio della pace. Qui abbiamo Nonna Europa, come ho detto a Strasburgo"
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