Papa Francesco, l’arte del Vangelo - Cultura & Spettacoli - iltempo: "La voce limpida e intensa di Papa Francesco si misura anche con la creatività contemporanea nel libro «La mia idea di arte», curato da Tiziana Lupi e pubblicato da Edizioni Musei Vaticani con Mondadori. E ne viene fuori un messaggio forte ed essenziale, innervato dai temi della Misericordia e della centralità degli umili e dei poveri.
Come ci dice Tiziana Lupi, l’idea originaria di interpellare il Pontefice sui temi artistici si deve allo scultore argentino Alejandro Marmo, vicino a Papa Francesco fin da quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires e capace di concretizzare con le sue opere le idee fondamentali di «un’arte che non scarta niente e nessuno», come è scritto nel libro.
«Alejandro – nota Papa Francesco – lavora con quella gente che la società di oggi, potente e tanto devota al dio denaro, butta via. Questa società ha preso l’abitudine, dopo l’usa e getta delle cose, di usare e scartare anche le persone, così come butta via le loro illusioni e i loro sogni». Una delle risposte possibili a questa situazione può venire proprio dagli artisti, dice il Pontefice, che devono «contrastare la cultura dello scarto ed evangelizzare». Ne offre un esempio attivo proprio Alejandro Marmo che «prende a lavorare con sé persone che sono state scartate, ragazzi di strada, e tira fuori la loro bellezza. Con il loro lavoro e usando materiali di scarto, il ferro scartato, Alejandro porta la bellezza in mezzo a questo mondo che scarta».
Alla base delle idee sull’arte del Papa c’è un messaggio potente di inclusione degli emarginati, dei poveri, degli indifesi, perché essi sono al centro del Vangelo. E l’intuizione di un’arte che nobilita e ridà valore ai materiali scartati dalla società dei consumi in qualche modo, sorprendentemente, non è così lontana da certa arte del Novecento e dai sacchi di Burri in particolare, alle cui radici c’è anche un senso «francescano» e pur laico della forma ascetica, capace di esprimere il dolore e la sofferenza. La parte più difficile da digerire per gli artisti di oggi nel messaggio di Papa Francesco è invece quella dell’arte come «strumento di evangelizzazione» che permette alla Chiesa di spiegare e interpretare la rivelazione.
Quanto mai attuale e lungimirante è l’invito del Papa a fare in modo che i musei siano aperti veramente a tutti con particolare riferimento naturalmente ai «suoi» Musei Vaticani. Essi, scrive Papa Bergoglio, «devono accogliere le nuove forme d’arte. Devono spalancare le porte alle persone di tutto il mondo. Essere uno strumento di dialogo tra le culture e le religioni, uno strumento di pace. Essere vivi! Non polverose raccolte del passato solo per gli "eletti" e i "sapienti", ma una realtà vitale che sappia custodire quel passato per raccontarlo agli uomini di oggi, a cominciare dai più umili. L’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza».
L’invito ad aprirsi al mondo e all’inclusione è rivolto prima di tutto alla Chiesa stessa, tanto che il Pontefice, con una presa di posizione in qualche modo rivoluzionaria, la sprona a guardare «alle tante forme espressive attuali. Non dobbiamo avere paura di trovare e utilizzare nuovi simboli, nuove forme d’arte, nuovi linguaggi, anche quelli che sembrano poco interessanti a chi evangelizza o ai curatori ma che sono invece importanti per le persone, perché sanno parlare alle persone». E bisogna ammettere che ci sarebbe proprio bisogno di un’arte meno elitaria e oscura, oltre che libera dalla tirannia speculativa. Così il sogno del Papa è quello di aprire sempre più le porte dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina ai poveri, perché loro sono «i privilegiati della misericordia divina».
Nel libro c’è anche spazio per una sorta di galleria ideale del Papa, con qualche sorpresa. Se dominano i capolavori dei Musei Vaticani (dal Torso del Belvedere alla Statua del Buon Pastore, dalla Cappella Sistina alla Deposizione di Caravaggio) o della Basilica di San Pietro (il San Pietro in cattedra), suscita sorpresa ma anche ammirazione la presenza della Renault 4 bianca donata da Don Renzo Zocca al Papa dopo aver percorso 300.000 chilometri per portare aiuto e conforto nel quartiere operaio Saval di Verona. Così, per volontà di Papa Francesco, quel simbolo umile di una meravigliosa storia di misericordia e carità è entrato nel Padiglione delle Carrozze dei Musei Vaticani."
Come ci dice Tiziana Lupi, l’idea originaria di interpellare il Pontefice sui temi artistici si deve allo scultore argentino Alejandro Marmo, vicino a Papa Francesco fin da quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires e capace di concretizzare con le sue opere le idee fondamentali di «un’arte che non scarta niente e nessuno», come è scritto nel libro.
«Alejandro – nota Papa Francesco – lavora con quella gente che la società di oggi, potente e tanto devota al dio denaro, butta via. Questa società ha preso l’abitudine, dopo l’usa e getta delle cose, di usare e scartare anche le persone, così come butta via le loro illusioni e i loro sogni». Una delle risposte possibili a questa situazione può venire proprio dagli artisti, dice il Pontefice, che devono «contrastare la cultura dello scarto ed evangelizzare». Ne offre un esempio attivo proprio Alejandro Marmo che «prende a lavorare con sé persone che sono state scartate, ragazzi di strada, e tira fuori la loro bellezza. Con il loro lavoro e usando materiali di scarto, il ferro scartato, Alejandro porta la bellezza in mezzo a questo mondo che scarta».
Alla base delle idee sull’arte del Papa c’è un messaggio potente di inclusione degli emarginati, dei poveri, degli indifesi, perché essi sono al centro del Vangelo. E l’intuizione di un’arte che nobilita e ridà valore ai materiali scartati dalla società dei consumi in qualche modo, sorprendentemente, non è così lontana da certa arte del Novecento e dai sacchi di Burri in particolare, alle cui radici c’è anche un senso «francescano» e pur laico della forma ascetica, capace di esprimere il dolore e la sofferenza. La parte più difficile da digerire per gli artisti di oggi nel messaggio di Papa Francesco è invece quella dell’arte come «strumento di evangelizzazione» che permette alla Chiesa di spiegare e interpretare la rivelazione.
Quanto mai attuale e lungimirante è l’invito del Papa a fare in modo che i musei siano aperti veramente a tutti con particolare riferimento naturalmente ai «suoi» Musei Vaticani. Essi, scrive Papa Bergoglio, «devono accogliere le nuove forme d’arte. Devono spalancare le porte alle persone di tutto il mondo. Essere uno strumento di dialogo tra le culture e le religioni, uno strumento di pace. Essere vivi! Non polverose raccolte del passato solo per gli "eletti" e i "sapienti", ma una realtà vitale che sappia custodire quel passato per raccontarlo agli uomini di oggi, a cominciare dai più umili. L’arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza».
L’invito ad aprirsi al mondo e all’inclusione è rivolto prima di tutto alla Chiesa stessa, tanto che il Pontefice, con una presa di posizione in qualche modo rivoluzionaria, la sprona a guardare «alle tante forme espressive attuali. Non dobbiamo avere paura di trovare e utilizzare nuovi simboli, nuove forme d’arte, nuovi linguaggi, anche quelli che sembrano poco interessanti a chi evangelizza o ai curatori ma che sono invece importanti per le persone, perché sanno parlare alle persone». E bisogna ammettere che ci sarebbe proprio bisogno di un’arte meno elitaria e oscura, oltre che libera dalla tirannia speculativa. Così il sogno del Papa è quello di aprire sempre più le porte dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina ai poveri, perché loro sono «i privilegiati della misericordia divina».
Nel libro c’è anche spazio per una sorta di galleria ideale del Papa, con qualche sorpresa. Se dominano i capolavori dei Musei Vaticani (dal Torso del Belvedere alla Statua del Buon Pastore, dalla Cappella Sistina alla Deposizione di Caravaggio) o della Basilica di San Pietro (il San Pietro in cattedra), suscita sorpresa ma anche ammirazione la presenza della Renault 4 bianca donata da Don Renzo Zocca al Papa dopo aver percorso 300.000 chilometri per portare aiuto e conforto nel quartiere operaio Saval di Verona. Così, per volontà di Papa Francesco, quel simbolo umile di una meravigliosa storia di misericordia e carità è entrato nel Padiglione delle Carrozze dei Musei Vaticani."
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