Pressing su Tripoli e Tobruk per il governo - Il Sole 24 ORE: "La comunità internazionale, Stati Uniti e Paesi europei - Italia in prima fila - ha messo ormai nell’angolo Congresso di Tripoli e Governo di Tobruk costringendoli a rimuovere gli ultimi ostacoli che frenano l’accordo per la creazione di un Governo di unità nazionale il Libia, premessa per la risoluzione Onu sulla stabilizzazione e la lotta ai trafficanti di uomini. Una pressione che dovrebbe produrre il risultato sperato nelle prossime ore se, come sembra, il testo dell’accordo non potrà più essere rimesso in discussione e la questione si concentrerà solo sui nomi dei cinque posti chiave (divisi tra le varie componenti) per guidare il nuovo esecutivo libico.
Cautamente ottimista è parso il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni che ha partecipato a New York ieri mattina a una riunione sulla Libia alla presenza del segretario dell’Onu Ban Ki-moon, del segretario di Stato Usa John Kerry e dei rappresentanti di Tripoli e Tobruk. Il responsabile della Farnesina ha reso noto che i negoziati tra le fazioni «andranno avanti all’Onu fino a domenica», e poi riprenderanno in Marocco. Gentiloni si è detto soddisfatto perché «se tre mesi fa qualcuno avesse pensato che le due parti libiche si sarebbero riunite all’Onu con la comunità internazionale, mi avrebbero preso per un visionario. La chiusura di questi accordi è sempre una parte su cui ci sono problemi e spetta alle parti libiche, ma non si ricomincia da capo; il testo è questo e non ci sono altri giochi in città».
Anche se la comunità internazionale è compatta e vuole che «le due parti arrivino a una conclusione su questo testo», Gentiloni non ha nascosto che «potrebbero esserci delle difficoltà a trovare i nomi delle cinque posizioni di rilievo di questo governo». Le difficoltà non mancano, come ha ricordato Awad Abdel Sadek, capo delegazione di Tripoli, secondo il quale «c’è ancora una possibilità di chiudere l’accordo, ma l’incontro di ieri è stato un disastro perché sfortunatamente Bernardino Leon non ci ha dato l’opportunità di esprimere le nostre idee».
Tutti auspicano però che l’accordo possa arrivare prima della fine del mandato dell’inviato Onu in Libia, Bernardino Leon, e dell’inizio del lavoro del successore, il tedesco Martin Kobler. Gentiloni ha lasciato intendere che potrebbe esserci una piccola proroga per Leon che «concluderà il suo mandato all’inizio di novembre» anzichè in ottobre come inizialmente previsto. Ma il ministro degli Esteri ha comunque smentito ufficialmente che ci siano state richieste italiane per confermare Leon nell’incarico di inviato speciale.
«La conclusione del mandato di Bernardino Leon era prevista da sempre, e la scelta del suo successore è avvenuta oltre due mesi fa – recitava un nota della Farnesina -. Non c’è stata e non avrebbe potuto esserci dunque nessuna richiesta italiana di confermare Leon ,e ci sarà ovviamente totale collaborazione con il suo sostituto». Sostituto che sarà il tedesco Martin Kobler, almeno stando a quanto appreso dall’agenzia stampa tedesca Dpa a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu.
Anche con Kobler l’Italia è pronta a collaborare così come ha fatto finora con Leon e, ha aggiunto Gentiloni, «se sarà formato un governo di unità nazionale l’Italia è pronta a contribuire allo sforzo per la stabilizzazione». Apprezzamenti per il ruolo dell’Italia sono arrivati anche dal capo della diplomazia Usa, John Kerry, che ha invitato le parti a fare l’ultimo passo coraggioso per la chiusura dell’accordo e dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. L’inviato Leon ha avvertito che le parti «devono decidere sui nomi entro i tempi» senza rimettere mano alla bozza di accordo, come chiede la comunità internazionale. Secondo Leon l’accordo per un governo di unità nazionale «è la sola via per fermare la crisi e avviare il difficile processo che porti alla stabilizzazione del Paese».
Cautamente ottimista è parso il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni che ha partecipato a New York ieri mattina a una riunione sulla Libia alla presenza del segretario dell’Onu Ban Ki-moon, del segretario di Stato Usa John Kerry e dei rappresentanti di Tripoli e Tobruk. Il responsabile della Farnesina ha reso noto che i negoziati tra le fazioni «andranno avanti all’Onu fino a domenica», e poi riprenderanno in Marocco. Gentiloni si è detto soddisfatto perché «se tre mesi fa qualcuno avesse pensato che le due parti libiche si sarebbero riunite all’Onu con la comunità internazionale, mi avrebbero preso per un visionario. La chiusura di questi accordi è sempre una parte su cui ci sono problemi e spetta alle parti libiche, ma non si ricomincia da capo; il testo è questo e non ci sono altri giochi in città».
Anche se la comunità internazionale è compatta e vuole che «le due parti arrivino a una conclusione su questo testo», Gentiloni non ha nascosto che «potrebbero esserci delle difficoltà a trovare i nomi delle cinque posizioni di rilievo di questo governo». Le difficoltà non mancano, come ha ricordato Awad Abdel Sadek, capo delegazione di Tripoli, secondo il quale «c’è ancora una possibilità di chiudere l’accordo, ma l’incontro di ieri è stato un disastro perché sfortunatamente Bernardino Leon non ci ha dato l’opportunità di esprimere le nostre idee».
Tutti auspicano però che l’accordo possa arrivare prima della fine del mandato dell’inviato Onu in Libia, Bernardino Leon, e dell’inizio del lavoro del successore, il tedesco Martin Kobler. Gentiloni ha lasciato intendere che potrebbe esserci una piccola proroga per Leon che «concluderà il suo mandato all’inizio di novembre» anzichè in ottobre come inizialmente previsto. Ma il ministro degli Esteri ha comunque smentito ufficialmente che ci siano state richieste italiane per confermare Leon nell’incarico di inviato speciale.
«La conclusione del mandato di Bernardino Leon era prevista da sempre, e la scelta del suo successore è avvenuta oltre due mesi fa – recitava un nota della Farnesina -. Non c’è stata e non avrebbe potuto esserci dunque nessuna richiesta italiana di confermare Leon ,e ci sarà ovviamente totale collaborazione con il suo sostituto». Sostituto che sarà il tedesco Martin Kobler, almeno stando a quanto appreso dall’agenzia stampa tedesca Dpa a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu.
Anche con Kobler l’Italia è pronta a collaborare così come ha fatto finora con Leon e, ha aggiunto Gentiloni, «se sarà formato un governo di unità nazionale l’Italia è pronta a contribuire allo sforzo per la stabilizzazione». Apprezzamenti per il ruolo dell’Italia sono arrivati anche dal capo della diplomazia Usa, John Kerry, che ha invitato le parti a fare l’ultimo passo coraggioso per la chiusura dell’accordo e dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon. L’inviato Leon ha avvertito che le parti «devono decidere sui nomi entro i tempi» senza rimettere mano alla bozza di accordo, come chiede la comunità internazionale. Secondo Leon l’accordo per un governo di unità nazionale «è la sola via per fermare la crisi e avviare il difficile processo che porti alla stabilizzazione del Paese».
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