Ho visto le persone in fuga dai massacri di Boko Haram | Marco Rotelli: "Il fragore e le fumate dallo scarico dei mezzi blindati, si mescolano alla sabbia sollevata dalla polverosa via principale di Morá, cittadina nell'estremo nord del Camerun, nei pressi del confine con la Nigeria. Numerosi pick-up color sabbia, imbrattati con il fango per mascherarne le forme si muovono, accelerando, frenando, trasportano sui tetti, sulle sponde e nei cassoni, soldati in uniforme mimetica, con lunghi foulard che coprono la testa, lasciando scoperti occhiali da sole e volti giovani. Ai loro fianchi e attorno al collo, consumati amuleti quadrati, rivestiti di pelle legati a cinture o alle tasche porta munizioni, si mescolano a nastri di proiettili. Sollevano in aria Kalashnikov e lancia granate in uno scambio eccitato con le due ali di cittadini in giubilo, ai fianchi della strada, all'esterno di piccole botteghe, in un piccolo mercato dove sventolano all'aria strisce di ricariche telefoniche, ciabatte in plastica cinesi, qualche pezzo di carne, sopra piccoli mucchietti di verdure e granaglie. Sono gli uomini e i mezzi dell'Armeé Nationale ciadiana, uno degli eserciti meglio equipaggiati, preparati e reso esperto da decenni di conflitti interni e nella regione, che si acquartierano sotto grandi alberi in prossimità di punti strategici come i ponti su fiumi stagionali.
Fuoristrada, più scuri, blu, si muovono veloci sulle stesse strade. Più austeri, uomini protetti da elmetti e grandi lettere bianche: B.I.R., le forze speciali delle Brigata di Intervento Rapido camerunense. Si dirigono verso caserme circondate da alti perimetri murati, con torri di osservazione a ogni angolo.
Padroni di casa e forze dei paesi vicini chiamati in supporto sono dispiegate in questa zona d'Africa per contrastare, manu militari, l'ondata di violenza generatasi in Nigeria e rapidamente diffusasi in tutta l'area per opera del gruppo armato Boko Haram. Si tratta di un gruppo violentissimo, che in anni di attività ha falciato migliaia di vite, a colpi di mitragliatore, di esplosioni, di machete, di spada ma anche di equipaggiamento sofisticato, bottino sottratto alle postazioni avversarie conquistate.
Oltre all'esultanza, alle braccia sventolanti in aria e alle grida di approvazione, a Morá esiste un'altra quotidiana realtà. Persone che non hanno alcuna voglia di festeggiare, ci raggiungono sotto a una tettoia di lamiera.
Sono solo alcuni delle migliaia di sfollati che nelle scorse settimane hanno lasciato i loro villaggi di frontiera distrutti dalle milizie. Sotto la tettoia, al caldo, i bambini prima sorridono, poi piangono. Alcuni trovano un seno, altri si tranquillizzano solo grazie alle coccole di madri giovani ma dagli occhi vitrei. Sono fuggiti correndo, alcuni nel pieno della notte, ognuno cercando di salvare i propri cari, i bambini e in molti lasciandosi dietro madri, padri, mariti brutalmente uccisi. Di vivi, nei villaggi, sono rimasti solo gli anziani. Per loro era impossibile fuggire e generalmente sono stati risparmiati. Alcuni ragazzi che si erano salvati fuggendo a Morá hanno provato a tornare nei villaggi per recuperare qualcosa dalle loro abitazioni ma non sono mai tornati."
Fuoristrada, più scuri, blu, si muovono veloci sulle stesse strade. Più austeri, uomini protetti da elmetti e grandi lettere bianche: B.I.R., le forze speciali delle Brigata di Intervento Rapido camerunense. Si dirigono verso caserme circondate da alti perimetri murati, con torri di osservazione a ogni angolo.
Padroni di casa e forze dei paesi vicini chiamati in supporto sono dispiegate in questa zona d'Africa per contrastare, manu militari, l'ondata di violenza generatasi in Nigeria e rapidamente diffusasi in tutta l'area per opera del gruppo armato Boko Haram. Si tratta di un gruppo violentissimo, che in anni di attività ha falciato migliaia di vite, a colpi di mitragliatore, di esplosioni, di machete, di spada ma anche di equipaggiamento sofisticato, bottino sottratto alle postazioni avversarie conquistate.
Oltre all'esultanza, alle braccia sventolanti in aria e alle grida di approvazione, a Morá esiste un'altra quotidiana realtà. Persone che non hanno alcuna voglia di festeggiare, ci raggiungono sotto a una tettoia di lamiera.
Sono solo alcuni delle migliaia di sfollati che nelle scorse settimane hanno lasciato i loro villaggi di frontiera distrutti dalle milizie. Sotto la tettoia, al caldo, i bambini prima sorridono, poi piangono. Alcuni trovano un seno, altri si tranquillizzano solo grazie alle coccole di madri giovani ma dagli occhi vitrei. Sono fuggiti correndo, alcuni nel pieno della notte, ognuno cercando di salvare i propri cari, i bambini e in molti lasciandosi dietro madri, padri, mariti brutalmente uccisi. Di vivi, nei villaggi, sono rimasti solo gli anziani. Per loro era impossibile fuggire e generalmente sono stati risparmiati. Alcuni ragazzi che si erano salvati fuggendo a Morá hanno provato a tornare nei villaggi per recuperare qualcosa dalle loro abitazioni ma non sono mai tornati."
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