A Gerusalemme l'idea di futuro - Il Sole 24 ORE: "Avrei voluto inviare queste riflessioni da Gerusalemme, la Città Santa per l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam, il cui nome, interpretato "città della pace", annuncia come essa sia per eccellenza il luogo dove lo "shalom" della promessa divina dovrà rendersi visibile per tutti i popoli. Forse proprio per questo i conflitti vi esplodono in modo più acuto, quasi a manifestare la potenza del male su cui dovrà trionfare il dono divino, apportatore di pace.
Nel groviglio di questa contraddizione, cinta dalle mura di Solimano il Magnifico, che abbracciano la Città vecchia con la spianata del Tempo e i luoghi sacri delle tre religioni, Gerusalemme esercita un fascino singolare, attirando visitatori e pellegrini da ogni parte della Terra. Anche io desideravo giungervi in questi giorni per l'ennesima volta, accompagnando un pellegrinaggio a suo modo speciale, formato da una novantina di giovani provenienti dalla diocesi a me affidata in Abruzzo. I venti di guerra, soffiati con tanta violenza in queste settimane, hanno indotto a rinviare il viaggio, soprattutto sulla spinta delle ansie delle famiglie dei giovani. Mi ha colpito, tuttavia, la tenacia di quanti desideravano venire: ragazzi motivati da una passione più forte di tutte le preoccupazioni, alimentata da un interesse e perfino da un amore per questa meta che suscita tanto stupore, quanta ammirazione. Perché una Terra segnata dalla storia dei Patriarchi e dei Profeti, calpestata dai piedi del Figlio dell'Uomo, in cui la fede dei cristiani riconosce la presenza del Verbo eterno incarnato per noi, visitata dal sogno del Profeta dell'Islam, che secondo quella tradizione da essa ascese alla visione del cielo (Sura 17: "Il viaggio notturno"), esercita una simile attrazione su ragazzi come tanti, figli del post-moderno, abitatori della città secolare e frequentatori abituali della rete e del "villaggio globale" virtuale, che essa genera e popola?"
Nel groviglio di questa contraddizione, cinta dalle mura di Solimano il Magnifico, che abbracciano la Città vecchia con la spianata del Tempo e i luoghi sacri delle tre religioni, Gerusalemme esercita un fascino singolare, attirando visitatori e pellegrini da ogni parte della Terra. Anche io desideravo giungervi in questi giorni per l'ennesima volta, accompagnando un pellegrinaggio a suo modo speciale, formato da una novantina di giovani provenienti dalla diocesi a me affidata in Abruzzo. I venti di guerra, soffiati con tanta violenza in queste settimane, hanno indotto a rinviare il viaggio, soprattutto sulla spinta delle ansie delle famiglie dei giovani. Mi ha colpito, tuttavia, la tenacia di quanti desideravano venire: ragazzi motivati da una passione più forte di tutte le preoccupazioni, alimentata da un interesse e perfino da un amore per questa meta che suscita tanto stupore, quanta ammirazione. Perché una Terra segnata dalla storia dei Patriarchi e dei Profeti, calpestata dai piedi del Figlio dell'Uomo, in cui la fede dei cristiani riconosce la presenza del Verbo eterno incarnato per noi, visitata dal sogno del Profeta dell'Islam, che secondo quella tradizione da essa ascese alla visione del cielo (Sura 17: "Il viaggio notturno"), esercita una simile attrazione su ragazzi come tanti, figli del post-moderno, abitatori della città secolare e frequentatori abituali della rete e del "villaggio globale" virtuale, che essa genera e popola?"
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