sabato 5 luglio 2014

Oxford, che è la capitale di tutto (e niente) | Tempi.it

Oxford, che è la capitale di tutto (e niente) | Tempi.it: "Una domenica mattina un anglicano abitudinario e un cattolico curioso si ritrovarono seduti di fianco durante una funzione nella cappella di una scuola di teologia allineata con le posizioni più conservatrici della Chiesa d’Inghilterra e non troppo distante dal centro di Oxford. Stavano sperimentando simultaneamente quel filo di noia e sonnolenza durante le prediche che lega le loro religioni così differenti quando entrambi furono scossi da un brivido sentendo il celebrante dichiarare con estrema chiarezza che, di tutti coloro che vivevano in Gran Bretagna, il novantacinque per cento sarebbe finito all’inferno. Per quanto l’Inghilterra vada considerata la patria della ragione, avendo dato i natali a John Locke, neanche lì si usa mettersi a questionare alzando la mano durante il sermone per chiedere al celebrante di ripetere o di spiegarsi meglio e nemmeno per esprimere una protesta più o meno composta. Il cattolico e l’anglicano dovettero dunque attendere l’uscita per iniziare a discutere fra loro sul senso da darsi alla sortita del reverendo, perché sono sempre le parole più inequivocabili a causare le diatribe più lunghe.
«Io mi reputo un liberale – esordì l’anglicano – e ritengo inaccettabile che si spiattelli così apertamente che sia sbagliato ciò che un’amplissima maggioranza di persone sta facendo. Questo per tre motivi: sia perché è da veri maleducati, sia perché se tutti si comportano allo stesso modo allora è compito di un’istituzione adeguarsi agli individui e non viceversa, sia perché il principio sul quale la nostra civiltà inglese si regge da secoli è quello del never explain, never complain: per non sentirsi in dovere di spiegare ciò che si sta facendo non ci si deve sentire in diritto di lamentarsi di ciò che fanno gli altri». «Mi permetto di dissentire – rispose il cattolico – in quanto mi documento. Il pronostico del celebrante di oggi in realtà non è farina del suo sacco, quindi non può essere ascritto alla sua maleducazione individuale o a un estemporaneo tralignamento dalla linea della Chiesa d’Inghilterra. Le stesse identiche parole erano state pronunciate nell’ottobre 2006 dal molto reverendo dottor Richard Turnbull, rettore della Wycliffe Hall di Oxford, più anglicano della regina, leggendo in una occasione formale un discorso scritto e pertanto, si presume, meditato su dati di fatto concreti e sillogismi cogenti». «Non ritieni tuttavia – disse l’anglicano – che per quanto autorevole, un teologo non abbia diritto di condannare quasi tutti gli inglesi all’inferno?». «Mica li condanna lui – rispose il cattolico –. Sono loro che a suo dire si condannano da soli. Mi sembra inoltre che sia infingardo suggerire l’idea che, se qualcuno fa del male, la colpa è di chi glielo fa notare. Ho accidentalmente in tasca il testo del discorso del reverendo Turnbull: lo leggiamo per capire cos’ha detto di preciso?». «Leggiamo», disse l’anglicano rassegnato."



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