sabato 12 luglio 2014

«Noi magistrati, impotenti contro gli spacciatori» | Cronaca | www.avvenire.it

«Noi magistrati, impotenti contro gli spacciatori» | Cronaca | www.avvenire.it: "Non solo Reggio Calabria. Anche i magistrati e gli investigatori di Torino, Milano, Roma e Napoli lanciano l’allarme sulle difficoltà e la confusione per le indagini sui traffici di droga dopo la recente sentenza della Corte costituzionale sulle droghe leggere. Ma nel mirino delle critiche non è solo questa decisione della Consulta che ha di fatto abbassato le pene per le droghe leggere. Sia gip che pm parlano, infatti, degli «effetti negativi provocati dal combinato disposto tra questa sentenza e alcuni decreti, in particolare i due "svuota carceri"», che rende molto più difficile gli arresti per la cannabis.
 
Si tratta del decreto legge n.78 del 1 luglio 2013 secondo il quale non scatta la custodia cautelare se il reato non è punibile con una pena inferiore a 5 anni mentre prima erano 4. Poi il decreto legge n.146 del 23 dicembre 2013 che, modificando il 5° comma dell’articolo 73 della legge del 1990, ha trasformato l’ipotesi del fatto di lieve entità da circostanza attenuante a reato autonomo, abbassando la pena a 1-5 anni. Infine l’articolo 8 del decreto legge n. 92 di quest’anno che dispone che «non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all’esito del giudizio, la pena detentiva non sarà superiore a tre anni».

«Su queste norme – spiega il gip romano Valerio Savio, vicepresidente dell’Anm – è arrivata la sentenza della Consulta che riportando per le droghe leggere la pena da 6 a 20 anni a quella da 2 a 6, rende molto complessa la custodia cautelare». E fa un esempio. «Se in un’intercettazione telefonica non si capisce se si parla di cocaina o di hashish, nel dubbio si preferisce non arrestare». «C’è una confusione totale – rincara la dose un collega napoletano –. Questo rincorrersi di norme ci rende difficile il lavoro. È un intreccio di leggi che richiede di essere interpretato. Servirebbe invece chiarezza». «Si è davvero creato un "buco" come avete scritto su Avvenire – commenta anche il giudice Alberto Cisterna, a lungo in Procura nazionale antimafia –, c’è stata un decelerazione troppo brusca per quanto riguarda la custodia cautelare che ora è uno strumento di meno rigore. E questo rende più complesse le indagini»."



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