mercoledì 23 luglio 2014

Ninive, l'ultima «isola» dei cristiani | Mondo | www.avvenire.it

Ninive, l'ultima «isola» dei cristiani | Mondo | www.avvenire.it: SEGNALIAMO "«La nostra gente è in preda al panico », lamenta un sacerdote caldeo della Piana di Ninive, a est di Mosul. Tra gli abitanti della fertile zona stretta tra il Tigri e il Grande Zab circolano storie sugli orrori subiti daicristiani di Mosul, oraaccolti nelle loro case. Qualcuno ritiene certi racconti «esagerati», come quello relativo al suicidio di un padre per evitare di assistere allo stupro della figlia. «Ma è difficile per noi, continua il prete, rassicurarli e chiedere loro di mantenere il sangue freddo». L’ordine intimato domenica dall’Isis ai monaci di Mar Behnam di «andar via e lasciare le chiavi» non è certo un buon segnale. Nella località di Qaraqosh, a pochi chilometri dal monastero violato, l’ultimatum ha accresciuto ulteriormente lo stato di allarme. La cittadina aveva subito, lo scorso 25 giugno, un bombardamento nel corso di scontri che hanno opposto l’Isis alle milizie curde. L’indomani, la maggioranza dei 50mila abitanti è partita verso località più remote: Erbil, Dohuk, Aqra, Alqosh e Kirkuk. Lo stesso clima di terrore regna nelle altre località. La Piana di Ninive, considerata dai cristiani iracheni come il proprio “homeland”, è di fatto diventata la prima linea di confine a ridosso dell’autoproclamato Califfato islamico. Una piccola avanzata dell’Isis nella zona significa per i cristiani la fine della loro bimillenaria presenza. La linea verticale che corre a est di Mosul è, infatti, costituita esclusivamente da località cristiane: da Qaraqosh (detta anche Baghdida), a sud, fino ad Alqosh, sulla via per Dohuk, passando per Karamless, Bartela, Baashiqa, Bahzana, Telkaif (Tel Kepe), Batnaya, Tellsqof e Sharfieh. La zona ha accolto, in diverse ondate, dal 2003, centinaia di migliaia di cristiani scappati dall’orrore delle autobomba a Baghdad. I fedeli pensavano di trovarvi un’oasi tranquilla e soprattutto un’alternativa all’emigrazione verso Paesi lontani. La Piana è, inoltre, estremamente ricca di chiese e mona-steri, dove ora si rischia il ripetersi di atti vandalici e profanazioni già registrati in altri luoghi di culto cristiani finiti nelle mani dei jihadisti."


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