giovedì 2 marzo 2023

Ecco chi ha vinto veramente le primarie del PD: donne, giovani e anti-centristi

@ - I dati sul “popolo delle primarie” del Pd diffusi ieri dallo Standing Group della Società italiana di Scienza politica squadernano molte conferme ma anche qualche sorpresa. I votanti giovani, nonostante la presenza di una candidata non solo anagraficamente giovane ma anche di rottura con il passato, continuano a scemare. Nel 2007 la fascia tra i 16 e i 34 anni rappresentava il 30% dell’elettorato, quella fra i 35 e i 44 anni il 17%. Nel 2019 la fascia più giovane si era dimezzata e quella appena superiore era scesa dal 17 al 10%.


La discesa non si è fermata: sommate le due fasce “giovanili” hanno registrato nel weekend scorso il 25% dei votanti, 2 punti in meno rispetto a 4 anni fa. Certo, quei giovani hanno votato in maggioranza per Elly ma il 63% dei suoi elettori è comunque over 55. Scontata in partenza la prevalenza della candidata sul rivale tra le donne, nel complesso il 44% dell’elettorato: tra i voti per Elly il 45% è femminile, tra quelli di Bonaccini solo il 39%.

Se i giovani continuano a scendere risalgono in compenso i “newcomers”, gli elettori cioè che sono approdati per la prima volta ai gazebo: 4 anni fa erano l’8%, stavolta sono stati il 12%, attratti, secondo i ricercatori dell’Istituto, essenzialmente dalla presenza dell’outsider. Nel complesso solo il 60% dell’elettorato di Schlein garantiva il voto per il Pd anche in caso di sconfitta. Almeno sulla carta più fedele la base di Bonaccini, con solo il 24% tentato dalla defezione dopo la sconfitta. Interessante notare che il 7% degli elettori della neosegretaria ammette apertamente che comunque non voterà Pd.

Prevedibile la ripartizione per titolo di studio. Quello del Pd è un elettorato decisamente colto, col 44% di laureati e il 39% diplomato nelle secondarie superiori. Tra i laureati ha prevalso abbastanza nettamente, con 5 punti percentuali in più, la vincitrice, nella fascia d’istruzione più bassa è andato meglio Bonaccini. Sulla opzione maggioritaria per Schlein degli elettori che si dichiarano decisamente “di sinistra” non potevano esserci dubbi: infatti rappesentano il 56% dei suoi voti e solo il 39% di quelli andati a Bonaccini. Il dato non scontato, da questo punto di vista,riguarda l’intera platea. Rispetto al 2017 la percentuale che si dichiara francamente “di sinistra” è raddoppiata, passando dal 7 al 14%. Gli elettori “di centrosinistra” sono il 10% in meno, quelli “di centro” scendono di 5 punti percentuali. Il dato più impressionante riguarda l’attenzione per la politica dichiarato dagli elettori. Il 32% è “molto interessato”, il 52% “abbastanza interessato” ma una maggioranza schiacciante dei “molto interessati” ha scelto Elly.

Lo scarto tra elettori iscritti e non pone un problema secco: a che serve il voto dei circoli quando il 73% dei votanti non ha la tessera in tasca? Va segnalato comunque un certo recupero di Elly anche in questa ristretta platea: il 43% degli iscritti ha votato per lei, nei circoli era stato solo il 35%. Ma cosa ha orientato il voto? Il 36% della platea ha scelto in base ai valori politici, componente molto più forte tra i sostenitori di Schlein (43%) che non nella controparte (28%). Il 29% ha deciso in base al modello di partito e qui il rapporto si inverte, con il 26% tra gli “schleiniani” e il 32% nell’elettorato del governatore emiliano.

Solo il 24% si è dimostrato coerente con l’opinione corrente per cui ormai si vota sulla persona e non sui contenuti, con equa ripartizione nelle due squadre: una sorpresa e di quelle piacevoli. Ovviamente la disamina racconta il Pd che c’è, non quello che costruirà, se ne sarà capace, la nuova segretaria: un partito d’opinione molto forte nelle fasce colte, ma senza rappresentanza sociale di sorta, assente nella base della piramide sociale, con pochissimo richiamo su giovani e giovanissimi ma che vuole tornare a essere di sinistra per capovolgere il quadro. La sfida di Elly Schlein in fondo è tutta qui.

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