Scandalo prosciutto crudo di Parma e San Daniele, per anni non abbiamo acquistato il vero prosciutto DOP | Newsitaliane.it: "Scandalo prosciutto crudo di Parma e San Daniele: 300mila prosciutti sequestrati e 140 allevamenti posti sotto inchiesta dalla Procura di Torino. A raccontarlo è un’indagine de Il Fatto Alimentare, che spiega tutti i dettagli. L’accusa è di frode in commercio, aggravata per l’utilizzo di tipi genetici non ammessi dal Disciplinare. Alcune aziende implicate nello scandalo hanno ammesso la frode, riuscendo a dissequestrare i prodotti e a venderli come semplici prosciutti crudi. Non solo: i due istituti di certificazione che dovevano controllare il rispetto dei disciplinari sono stati commissariati per sei mesi dal Ministero delle politiche agricole, per gravi irregolarità.
Il cibo è elemento fondamentale per la vita, l’organismo ha bisogno di nutrirsi per assicurarsi la giusta forza, efficienza e vitalità e, talvolta, la buona tavola ha anche un peso determinante nelle relazioni umane. Ma proprio il cibo, la genuinità e la bontà degli alimenti che quotidianamente consumiamo determinano lo stato fisico e la condizione del cittadino-consumatore. L’interesse primario dei consumatori è determinato, pertanto, dalla fruizione di cibi sicuri sia per l’igiene nella preparazione e nella conservazione, sia per la affidabilità delle indicazioni su origine, requisiti e qualità degli alimenti stessi. Tratteremo, in tale contesto, della contraffazione degli alimenti e dei reati di frode alimentare intesi nella accezione più ampia, esaminando i raggiri e le truffe dannosi per la salute dei cittadini, per le attività commerciali e per le casse del nostro Paese.
A tal proposito, la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ha evidenziato che in Italia un piatto tipico italiano su tre viene regolarmente imitato, procurando così un danno economico per il nostro paese, pari ad oltre 2 miliardi di euro all’anno. I dati raccolti dalle Camere di commercio forniscono un quadro preciso di tali eventi negativi per la nostra economia che si fonda, in gran parte, su “il cibo Italian style” e sui prodotti contrassegnati dal marchio Made in Italy, “… tre parolette diventate un marchio di garanzia, uno stile di vita, l’icona di una nazione capace di fare certe cose meglio di come le fanno gli altri” , ed aggiungiamo “indicazione di qualità, sicurezza ed integrità commerciale, ormai conosciuti in tutto il mondo”. Ad esempio, i vini italiani consumati negli Stati Uniti nell’anno 2009 hanno fatturato circa 396,60 milioni di dollari, mentre quelli (contraffatti) venduti “per italiani” hanno fatturato oltre 943,10; in pratica più del doppio. La maggior parte dei prodotti “falsamente italiani” proviene per il 18% dalla Turchia, il 12% da Singapore, il 7% dall’Ungheria ed il 5% dagli Stati Uniti. Tali prodotti alimentari, all’estero, vengono regolarmente venduti nei negozi e nei ristoranti. L’OECD-OCSE , con uno studio del 2008, ha rilevato che il commercio internazionale di beni contraffatti e soggetti a pirateria nel 2005 ammontava a circa 200 miliardi di dollari. Le stime aggiornate, basate sulla crescita e sulla variabilità del commercio tra il 2005 ed il 2007, hanno evidenziato che i beni contraffatti e soggetti a pirateria nel commercio internazionale erano cresciuti costantemente nel periodo 2000/2007 e ammontavano fino a 250 miliardi di dollari nel 2007. Tale indagine ha, altresì, stimato che la quota di beni contraffatti e soggetti a pirateria nel commercio mondiale era cresciuta da 1.85% nel 2000 a 1.95% nel 2007. Questi dati non includevano, però, i beni di produzione e consumo domestici, né i prodotti digitali contraffati” ." SEGUE >>>
Il cibo è elemento fondamentale per la vita, l’organismo ha bisogno di nutrirsi per assicurarsi la giusta forza, efficienza e vitalità e, talvolta, la buona tavola ha anche un peso determinante nelle relazioni umane. Ma proprio il cibo, la genuinità e la bontà degli alimenti che quotidianamente consumiamo determinano lo stato fisico e la condizione del cittadino-consumatore. L’interesse primario dei consumatori è determinato, pertanto, dalla fruizione di cibi sicuri sia per l’igiene nella preparazione e nella conservazione, sia per la affidabilità delle indicazioni su origine, requisiti e qualità degli alimenti stessi. Tratteremo, in tale contesto, della contraffazione degli alimenti e dei reati di frode alimentare intesi nella accezione più ampia, esaminando i raggiri e le truffe dannosi per la salute dei cittadini, per le attività commerciali e per le casse del nostro Paese.
A tal proposito, la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ha evidenziato che in Italia un piatto tipico italiano su tre viene regolarmente imitato, procurando così un danno economico per il nostro paese, pari ad oltre 2 miliardi di euro all’anno. I dati raccolti dalle Camere di commercio forniscono un quadro preciso di tali eventi negativi per la nostra economia che si fonda, in gran parte, su “il cibo Italian style” e sui prodotti contrassegnati dal marchio Made in Italy, “… tre parolette diventate un marchio di garanzia, uno stile di vita, l’icona di una nazione capace di fare certe cose meglio di come le fanno gli altri” , ed aggiungiamo “indicazione di qualità, sicurezza ed integrità commerciale, ormai conosciuti in tutto il mondo”. Ad esempio, i vini italiani consumati negli Stati Uniti nell’anno 2009 hanno fatturato circa 396,60 milioni di dollari, mentre quelli (contraffatti) venduti “per italiani” hanno fatturato oltre 943,10; in pratica più del doppio. La maggior parte dei prodotti “falsamente italiani” proviene per il 18% dalla Turchia, il 12% da Singapore, il 7% dall’Ungheria ed il 5% dagli Stati Uniti. Tali prodotti alimentari, all’estero, vengono regolarmente venduti nei negozi e nei ristoranti. L’OECD-OCSE , con uno studio del 2008, ha rilevato che il commercio internazionale di beni contraffatti e soggetti a pirateria nel 2005 ammontava a circa 200 miliardi di dollari. Le stime aggiornate, basate sulla crescita e sulla variabilità del commercio tra il 2005 ed il 2007, hanno evidenziato che i beni contraffatti e soggetti a pirateria nel commercio internazionale erano cresciuti costantemente nel periodo 2000/2007 e ammontavano fino a 250 miliardi di dollari nel 2007. Tale indagine ha, altresì, stimato che la quota di beni contraffatti e soggetti a pirateria nel commercio mondiale era cresciuta da 1.85% nel 2000 a 1.95% nel 2007. Questi dati non includevano, però, i beni di produzione e consumo domestici, né i prodotti digitali contraffati” ." SEGUE >>>
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