Privacy, il 25 maggio arrivano le regole europee per tutelare cittadini, democrazia e mercati | AgenSIR: "Ascolta le obiezioni, chiede scusa, promette maggior vigilanza e se ne va. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, 34 anni, un patrimonio personale che si avvicina al bilancio annuale dell’Unione europea, messo alle strette dinanzi agli eurodeputati se la cava con poca fatica e qualche promessa. L’audizione svoltasi il 22 maggio a Bruxelles è stato un passaggio doveroso per la tutela della privacy, dei diritti dei cittadini e della democrazia dopo lo scandalo relativo all’uso distorto di milioni di dati personali da parte di Cambridge Analytica; ma certo non ha messo in imbarazzo più di tanto il mago del digitale, dinanzi al quale le competenze dei parlamentari si sono rivelate a dir poco modeste. Il tutto in prossimità dell’entrata in vigore nell’Ue, il 25 maggio, del nuovo “Regolamento generale sulla protezione dei dati personali” (Gdpr, General data protection regulation).
Normativa comunitaria. “Gentile cliente, ti informiamo che sta entrando in vigore il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali. Puoi trovare tutte le informazioni relative ai tuoi dati e alla tua iscrizione a… nella tua area personale, che ti consente di verificare i dati riguardanti… e verificare e modificare il tipo di informazioni che vuoi ricevere da…”. Basta inserire il nome di un’azienda piuttosto che un’altra attiva in internet, e il messaggio che giunge agli utenti in queste ore più o meno si equivale.
Il 25 maggio la nuova normativa comunitaria per la protezione dei dati personali, approvata nel 2016, diventa operativa, con forza di legge nei 28 Paesi aderenti all’Unione
che hanno avuto due anni di tempo per conformarsi alla legislazione varata di comune accordo a Bruxelles. Si tratta di tutelare 500 milioni di cittadini e di consumatori, ma anche di presidiare il sistema economico e commerciale e persino di garantire la democrazia e le elezioni, perché, nell’era digitale, ogni persona è in balìa di chi detiene i dati anagrafici e digitali e quelli relativi al conto corrente, alle abitudini familiari, agli acquisti, ai viaggi, alle preferenze politiche, all’informazione (il nodo delle fake news). Ci sono poi risvolti meno scontati, fra i quali, ad esempio, la sicurezza pubblica, la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Le norme toccano anche gli enti locali, i mass media, il terzo settore, persino le comunità religiose.
Chiarimenti e mancate risposte. Si diceva di Mark Zuckerberg – con i suoi social il maggior possessore di dati al mondo – dinanzi alla conferenza dei capigruppo al Parlamento europeo. Sullo scandalo Cambridge Analytica ha affermato che “è stato commesso un errore, non accadrà più”. E poi: “Non siamo stati in grado di prevedere l’interferenza russa nelle presidenziali americane”. Ovvero una minaccia e un danno oggettivo, palesemente ammesso, alla democrazia. “Eravamo concentrati sulle minacce informatiche tradizionali e non abbiamo avuto una visione abbastanza ampia delle nostre responsabilità”, specifica l’amministratore delegato di Facebook.
Le domande più scomode (antitrust, integrazione dati tra Facebook e WhatsApp) vengono glissate. Poi assicura che si sta operando per preservare i diritti degli utenti e che le norme Ue saranno rispettate.
Un passaggio, quello in sede Ue, che da una parte riconosce l’Europa con le sue istituzioni soggetto di primaria rilevanza per Facebook e per i mercati mondiali; e dall’altra parte conferma, dopo l’audizione al Senato americano, che la questione del trattamento dei dati è ormai diventata dirimente in una società complessa, interconnessa e web-dipendente come quella del ventunesimo secolo.
Una legge uguale per tutti. Ma cosa accadrà dal 25 maggio in poi? In tale data in tutti i Paesi dell’Unione europea entrerà in vigore il Regolamento 2016/679 che sostituirà le norme e i codici nazionali in materia di privacy (in Italia il Dlgs 196/2003). Vengono introdotte regole trasparenti e relativamente semplici in materia di informativa, consenso, “diritto all’oblio”, con tutele maggiori ed omogenee per i cittadini e le imprese dell’Unione. Sarà dunque in vigore un’unica serie di norme in tutto il continente “per garantire – ha chiarito la Commissione Ue – la certezza giuridica per le imprese” operanti in Europa indipendentemente da dove abbiano sede “e lo stesso livello di protezione dei dati in tutta l’Unione”.
Prendono forma diritti un tempo sconosciuti: il diritto all’informazione, il diritto all’oblio, quello alla “portabilità dei dati”" SEGUE >>>
Normativa comunitaria. “Gentile cliente, ti informiamo che sta entrando in vigore il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali. Puoi trovare tutte le informazioni relative ai tuoi dati e alla tua iscrizione a… nella tua area personale, che ti consente di verificare i dati riguardanti… e verificare e modificare il tipo di informazioni che vuoi ricevere da…”. Basta inserire il nome di un’azienda piuttosto che un’altra attiva in internet, e il messaggio che giunge agli utenti in queste ore più o meno si equivale.
Il 25 maggio la nuova normativa comunitaria per la protezione dei dati personali, approvata nel 2016, diventa operativa, con forza di legge nei 28 Paesi aderenti all’Unione
che hanno avuto due anni di tempo per conformarsi alla legislazione varata di comune accordo a Bruxelles. Si tratta di tutelare 500 milioni di cittadini e di consumatori, ma anche di presidiare il sistema economico e commerciale e persino di garantire la democrazia e le elezioni, perché, nell’era digitale, ogni persona è in balìa di chi detiene i dati anagrafici e digitali e quelli relativi al conto corrente, alle abitudini familiari, agli acquisti, ai viaggi, alle preferenze politiche, all’informazione (il nodo delle fake news). Ci sono poi risvolti meno scontati, fra i quali, ad esempio, la sicurezza pubblica, la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Le norme toccano anche gli enti locali, i mass media, il terzo settore, persino le comunità religiose.
Chiarimenti e mancate risposte. Si diceva di Mark Zuckerberg – con i suoi social il maggior possessore di dati al mondo – dinanzi alla conferenza dei capigruppo al Parlamento europeo. Sullo scandalo Cambridge Analytica ha affermato che “è stato commesso un errore, non accadrà più”. E poi: “Non siamo stati in grado di prevedere l’interferenza russa nelle presidenziali americane”. Ovvero una minaccia e un danno oggettivo, palesemente ammesso, alla democrazia. “Eravamo concentrati sulle minacce informatiche tradizionali e non abbiamo avuto una visione abbastanza ampia delle nostre responsabilità”, specifica l’amministratore delegato di Facebook.
Le domande più scomode (antitrust, integrazione dati tra Facebook e WhatsApp) vengono glissate. Poi assicura che si sta operando per preservare i diritti degli utenti e che le norme Ue saranno rispettate.
Un passaggio, quello in sede Ue, che da una parte riconosce l’Europa con le sue istituzioni soggetto di primaria rilevanza per Facebook e per i mercati mondiali; e dall’altra parte conferma, dopo l’audizione al Senato americano, che la questione del trattamento dei dati è ormai diventata dirimente in una società complessa, interconnessa e web-dipendente come quella del ventunesimo secolo.
Una legge uguale per tutti. Ma cosa accadrà dal 25 maggio in poi? In tale data in tutti i Paesi dell’Unione europea entrerà in vigore il Regolamento 2016/679 che sostituirà le norme e i codici nazionali in materia di privacy (in Italia il Dlgs 196/2003). Vengono introdotte regole trasparenti e relativamente semplici in materia di informativa, consenso, “diritto all’oblio”, con tutele maggiori ed omogenee per i cittadini e le imprese dell’Unione. Sarà dunque in vigore un’unica serie di norme in tutto il continente “per garantire – ha chiarito la Commissione Ue – la certezza giuridica per le imprese” operanti in Europa indipendentemente da dove abbiano sede “e lo stesso livello di protezione dei dati in tutta l’Unione”.
Prendono forma diritti un tempo sconosciuti: il diritto all’informazione, il diritto all’oblio, quello alla “portabilità dei dati”" SEGUE >>>
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