giovedì 31 maggio 2018

Lo spread e la fantastica storia del complotto della BCE contro l'Italia

Lo spread e la fantastica storia del complotto della BCE contro l'Italia: "Ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco durante la sua relazione annuale ha detto, riferendosi al picco dello spread che «Non ci sono giustificazioni, se non emotive, per quello che sta succedendo oggi sui mercati». Cosa significa? Detto in maniera molto semplice che l’aumentare dello spread non è dovuto all’azione di oscuri speculatori internazionali ma alle preoccupazioni degli investitori, ovvero di coloro che acquistano il nostro debito pubblico (i titoli di Stato) contribuendo così a finanziare il bilancio dello Stato.

Per Marcello Minenna e Claudio Borghi la salita dello spread è colpa della BCE
L’andamento dello spread è dovuto quindi – in buona sostanza – al grave momento di incertezza politica che sta attraversando il Paese, perché, come ha detto Visco «le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l’allocazione delle risorse a livello nazionale e globale». Ed è indubitabile che quando si parla – in bozze di programma di governo – della possibilità di “abolire” una parte del debito pubblico con un tratto di penna la cosa desti qualche preoccupazione. Non bisogna dimenticare infatti che alla base dei processi creditizi ci sono due fattori: fiducia e stabilità.  Se chi compra il debito non si fida (perché intravede situazioni di grave instabilità politica, o alla luce di dichiarazioni “ostili”) o dubita che il suo titolo possa essere ripagato integralmente e nella stessa valuta a scadenza, è logico che valuti di riposizionare i propri investimenti, e le proprie scadenze, su altri titoli che esprimano un rapporto rischio rendimento più coerente alle proprie strategie, oppure, chieda, per il maggior rischio rendimenti più elevati Quello che succede è che chi compra il debito non si fida (perché intravede situazioni di grave instabilità politica, o alla luce di dichiarazioni”ostili”) o dubita che il suo titolo possa essere ripagato interamente e nella stessa valuta a scadenza. È logico quindi che un investitore valuti la possibilità di riposizionare i propri investimenti e le proprie scadenze su altri titoli che esprimono un rapporto rischio-rendimento più coerente alle proprie strategie. Oppure può chiederein virtù del maggior rischio rendimenti più elevati. Non bisogna dimenticare che le agenzie di rating (non le “agenzie di rating europee” di cui parla Di Maio visto che non esistono) hanno fatto chiaramente capire che se la condizione di instabilità politica si protrarrà il rischio è che il nostro rating sovrano , attualmente “BBB” per Moody’s e S&P, subisca un ulteriore downgrade che assimilerà il nostro debito sovrano ai cosiddetti junk bond (letteralmente il junk bond è un´obbligazione “spazzatura”. Il termine è usato per indicare obbligazioni emesse da società o enti poco affidabili, che compensano con maggiori rendimenti il rischio che l’investitore si assume. A tali titoli le società di valutazione attribuiscono un rating inferiore a Baa3 (Moody´s) e BBB (Standard&Poor´s). Per la loro natura, sono rivolte prevalentemente a investitori con elevata propensione al rischio). Passare da investment-grade a Junk Bond rende tutti gli investimenti su titoli governativi “junk” inadeguati per chi ha profilo di rischio medio basso. Il che costringerebbe anche società di gestione, banche, società di intermediazione mobiliare, a riallineare i portafogli dei clienti con profilo di rischio “basso”, ai sensi della direttiva Mifid, su “strumenti” privi di titoli governativi ad alto rating, tipici di strumenti o fondi più speculativi, quindi “non adeguati”."


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