Parco Archeologico Religioso del CELio - PARCEL: "INVITO" INCONTRI CELIMONTANI 2016 - 2017 a SAN GREGORIO AL CELIO: ""INVITO" INCONTRI CELIMONTANI 2016 - 2017 a SAN GREGORIO AL CELIO
INCONTRI CELIMONTANI
2016 - 2017
L’IDIORITMIA E LA TRADIZIONE
MONASTICA
CAMALDOLESE
A cura di
Innocenzo Gargano - Michela Porcellato
Cerchiamo quest’anno di riflettere con i nostri amici sulla identità camaldolese in preparazione dei Capitoli elettivi sia delle Monache Camaldolesi Romane sia della Congregazione maschile Camaldolese a partire da un termine greco ’, che significa: Rispettando il ritmo proprio a ciascuno.
Un’occasione, in questo anno della Misericordia, per interpretare, nel modo più appropriato possibile, l’unità e distinzione che, a partire dal modello trinitario, dovrebbe caratterizzare la fede cristiana vissuta nelle diverse chiese e comunità.
Il Millenario della fondazione dell’Eremo di Camaldoli (1012) ha fatto fiorire una serie di ricerche universitarie di grande valore, per cui potrebbe essere importante, anche per i nostri amici, saperne di più sui Camaldolesi e sui loro mille anni di vita. Ma potrebbe essere anche un’occasione preziosa per verificare se la tradizione millenaria camaldolese possa dare dei suggerimenti validi anche oggi alla storia della Chiesa Cattolica che si impegna da circa cinquant’anni a cercare in se stessa, e nel rapporto con le altre chiese, un modo di essere e di proporsi a partire dal modello del Mistero del Dio Unitrino che sta alla fonte stessa della fede cristiana.
Su questi valori che, nonostante tutto, sono sopravvissuti nello camaldolese, potremmo riflettere a partire dalla particolarissima che comporta la presenza al suo interno, e contemporaneamente, di Cenobio - Eremo – Reclusione -Vita apostolica/missionaria.
E questo senza più essere preoccupati di dover difendere questa particolare idioritmia dall’accusa di essere segno di decadenza disciplinare, ma anzi di essere invece occasione preziosissima di vivere l’autenticità della fede nel rispetto scrupoloso della identità di ciascuno, tutt’altro che accusabile di soggettivismo individualista. Cosa che, tra l’altro, ha impedito per secoli allo spirito camaldolese di fiorire liberamente nella Chiesa.
Questa intuizione la si deve ad una particolare figura, quella di un ravennate di nome Romualdo (morto nel 1027 quando ancora le Chiese di Oriente e di Occidente non erano divise) che, in continuo contatto, attraverso Venezia, con l’Oriente cristiano, prima greco e poi slavo, ha permesso ai suoi discepoli di seguire vie nuove nell’esperienza monastica cristiana.
Così che tra i suoi ammiratori ha potuto annoverare missionari e martiri come Bruno di Querfurt ed Eremiti paradossali come Pier Damiani i quali, pur definendosi e cercando di essere radicali nella loro scelta di vita solitaria, hanno di fatto percorso il mondo intero nel desiderio di sciogliersi da tutto per essere con Cristo.
Può darsi che i Camaldolesi – molto presto invaghiti dalle scoperte scientifiche sul Diritto Canonico compiute dal loro simpatizzante, o forse confratello, Graziano e pubblicate nella sua straordinaria Concordantia Discordantium Canonum – non abbiano essi stessi avuto piena consapevolezza della novità paradossalmente tradizionale della idioritmia romualdina. Ciò non toglie che l’esempio di Romualdo e dei suoi discepoli immediati sia stato certamente determinante, lungo i secoli del secondo millennio, in esperienze camaldolesi come quelle fiorite intorno a Santa Maria degli Angeli a Firenze (XII - XIV secolo), a San Michele di Murano in Venezia (XIII-XVIII secolo), san Michele di Pisa (XVIII secolo), sant’Apollinare in Classe di Ravenna (XVIII secolo), san Gregorio al Celio a Roma (XIX secolo) e finalmente a Camaldoli (XX secolo).
Né si dovrebbe dimenticare che anche la contestazione creativa nei confronti di Camaldoli, che ebbe come attore determinante il Beato Paolo Giustiniani (XVI secolo), non può fare a meno di essere letta alla luce della figura di Romualdo se non altro per la simultanea presenza, nella Compagnia di san Romualdo, voluta dal Giustiniani, dell’anelito alla Evangelizzazione dei pagani del Nuovo Mondo appena scoperto, e alla Riforma della Chiesa, come dimostra il oltre che al radicale attaccamento alla solitudine garantita dall’Eremo.
Abbiamo deciso di riflettere su tutto questo, proprio nell’anno in cui Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa cattolica di porre al centro di ogni tipo di pastorale e di spiritualità cattolica appunto la capacità di stare sempre attenti a chi non ce la fa; non ce la fa a che cosa? Non ce la fa a sostenere schemi disciplinari che non corrispondono più alla sua crescita personale, come succede quando, crescendo, non si possono più sostenere vestiti cuciti addosso ad un bambino o a un adolescente che è ormai, grazie a Dio, cresciuto inevitabilmente.
Infatti è la Legge che si deve adattare alla persona e non la persona alla Legge. Non rimane forse sempre vero che il Sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per Sabato? Crediamo che l’ultima Enciclica di Papa Francesco, Amoris Laetitia, possa dare la libertà di rivisitare la nostra storia, passata e recente, sentendoci globalmente, tutti ma proprio tutti, dei peccatori perdonati.
La scansione degli Incontri si svolgerà – tenendo conto che il 12 Marzo la comunità degli amici celebra la Festa di San Gregorio Magno per cui tutti sono invitati a partecipare alla celebrazione liturgica delle 18,30 cui seguirà un’agape fraterna nei locali del monastero, e che in Aprile saremo tutti impegnati per le celebrazioni pasquali - come segue:" PROGRAMMA INTERVENTI E DATE >>>
INCONTRI CELIMONTANI
2016 - 2017
L’IDIORITMIA E LA TRADIZIONE
MONASTICA
CAMALDOLESE
A cura di
Innocenzo Gargano - Michela Porcellato
Cerchiamo quest’anno di riflettere con i nostri amici sulla identità camaldolese in preparazione dei Capitoli elettivi sia delle Monache Camaldolesi Romane sia della Congregazione maschile Camaldolese a partire da un termine greco ’, che significa: Rispettando il ritmo proprio a ciascuno.
Un’occasione, in questo anno della Misericordia, per interpretare, nel modo più appropriato possibile, l’unità e distinzione che, a partire dal modello trinitario, dovrebbe caratterizzare la fede cristiana vissuta nelle diverse chiese e comunità.
Il Millenario della fondazione dell’Eremo di Camaldoli (1012) ha fatto fiorire una serie di ricerche universitarie di grande valore, per cui potrebbe essere importante, anche per i nostri amici, saperne di più sui Camaldolesi e sui loro mille anni di vita. Ma potrebbe essere anche un’occasione preziosa per verificare se la tradizione millenaria camaldolese possa dare dei suggerimenti validi anche oggi alla storia della Chiesa Cattolica che si impegna da circa cinquant’anni a cercare in se stessa, e nel rapporto con le altre chiese, un modo di essere e di proporsi a partire dal modello del Mistero del Dio Unitrino che sta alla fonte stessa della fede cristiana.
Su questi valori che, nonostante tutto, sono sopravvissuti nello camaldolese, potremmo riflettere a partire dalla particolarissima che comporta la presenza al suo interno, e contemporaneamente, di Cenobio - Eremo – Reclusione -Vita apostolica/missionaria.
E questo senza più essere preoccupati di dover difendere questa particolare idioritmia dall’accusa di essere segno di decadenza disciplinare, ma anzi di essere invece occasione preziosissima di vivere l’autenticità della fede nel rispetto scrupoloso della identità di ciascuno, tutt’altro che accusabile di soggettivismo individualista. Cosa che, tra l’altro, ha impedito per secoli allo spirito camaldolese di fiorire liberamente nella Chiesa.
Questa intuizione la si deve ad una particolare figura, quella di un ravennate di nome Romualdo (morto nel 1027 quando ancora le Chiese di Oriente e di Occidente non erano divise) che, in continuo contatto, attraverso Venezia, con l’Oriente cristiano, prima greco e poi slavo, ha permesso ai suoi discepoli di seguire vie nuove nell’esperienza monastica cristiana.
Così che tra i suoi ammiratori ha potuto annoverare missionari e martiri come Bruno di Querfurt ed Eremiti paradossali come Pier Damiani i quali, pur definendosi e cercando di essere radicali nella loro scelta di vita solitaria, hanno di fatto percorso il mondo intero nel desiderio di sciogliersi da tutto per essere con Cristo.
Può darsi che i Camaldolesi – molto presto invaghiti dalle scoperte scientifiche sul Diritto Canonico compiute dal loro simpatizzante, o forse confratello, Graziano e pubblicate nella sua straordinaria Concordantia Discordantium Canonum – non abbiano essi stessi avuto piena consapevolezza della novità paradossalmente tradizionale della idioritmia romualdina. Ciò non toglie che l’esempio di Romualdo e dei suoi discepoli immediati sia stato certamente determinante, lungo i secoli del secondo millennio, in esperienze camaldolesi come quelle fiorite intorno a Santa Maria degli Angeli a Firenze (XII - XIV secolo), a San Michele di Murano in Venezia (XIII-XVIII secolo), san Michele di Pisa (XVIII secolo), sant’Apollinare in Classe di Ravenna (XVIII secolo), san Gregorio al Celio a Roma (XIX secolo) e finalmente a Camaldoli (XX secolo).
Né si dovrebbe dimenticare che anche la contestazione creativa nei confronti di Camaldoli, che ebbe come attore determinante il Beato Paolo Giustiniani (XVI secolo), non può fare a meno di essere letta alla luce della figura di Romualdo se non altro per la simultanea presenza, nella Compagnia di san Romualdo, voluta dal Giustiniani, dell’anelito alla Evangelizzazione dei pagani del Nuovo Mondo appena scoperto, e alla Riforma della Chiesa, come dimostra il oltre che al radicale attaccamento alla solitudine garantita dall’Eremo.
Abbiamo deciso di riflettere su tutto questo, proprio nell’anno in cui Papa Francesco chiede a tutta la Chiesa cattolica di porre al centro di ogni tipo di pastorale e di spiritualità cattolica appunto la capacità di stare sempre attenti a chi non ce la fa; non ce la fa a che cosa? Non ce la fa a sostenere schemi disciplinari che non corrispondono più alla sua crescita personale, come succede quando, crescendo, non si possono più sostenere vestiti cuciti addosso ad un bambino o a un adolescente che è ormai, grazie a Dio, cresciuto inevitabilmente.
Infatti è la Legge che si deve adattare alla persona e non la persona alla Legge. Non rimane forse sempre vero che il Sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per Sabato? Crediamo che l’ultima Enciclica di Papa Francesco, Amoris Laetitia, possa dare la libertà di rivisitare la nostra storia, passata e recente, sentendoci globalmente, tutti ma proprio tutti, dei peccatori perdonati.
La scansione degli Incontri si svolgerà – tenendo conto che il 12 Marzo la comunità degli amici celebra la Festa di San Gregorio Magno per cui tutti sono invitati a partecipare alla celebrazione liturgica delle 18,30 cui seguirà un’agape fraterna nei locali del monastero, e che in Aprile saremo tutti impegnati per le celebrazioni pasquali - come segue:" PROGRAMMA INTERVENTI E DATE >>>
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