Debito pubblico in calo dal 2017 per Padoan, ma con UE è scontro sul deficit - Economia - InvestireOggi.it: "E anche quest’anno, il debito pubblico in Italia scenderà l’anno prossimo in rapporto al pil. Lo promette il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, introducendo la Nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza, sul quale saranno impostati i conti pubblici per il 2017, attraverso la legge di bilancio. Per il 2016, il rapporto debito/pil salirà al 132,8%, salvo scendere, spiega il ministro, a partire dal prossimo esercizio, arrivando al 126,6% nel 2019, anno in cui l’Italia conferma che sarà centrato il pareggio di bilancio (“close to balance”), un target che ad oggi appare quanto meno velleitario, visto che gli obiettivi sul deficit saranno disattesi per il terzo anno di fila anche nel 2017. (Leggi anche: Debito pubblico, quale austerità?)
Il governo Renzi punta a un disavanzo fiscale al 2% del pil dal 2,5% di quest’anno, superiore all’1,8% precedentemente concordato con la Commissione europea e ben più elevato dall’1,4% inizialmente previsto dagli accordi tra Roma e Bruxelles. Il ministro e il premier Matteo Renzi giustificano la scelta di allentare il risanamento dei conti, ritenendo sufficiente un aggiustamento del deficit dello 0,5% in un biennio.
Scontro con UE su target deficit
Ma Palazzo Chigi, che puntava a “strappare” a Bruxelles una flessibilità ancora maggiore, arrivando a un deficit del 2,5% del pil per l’anno prossimo, ha chiarito che si riserva il diritto di salire fino al 2,4%, nel caso dovessero rendersi necessari i 7,7 miliardi stanziati per il piano Casa Italia e per l’emergenza migranti.
Dai commissari storcono il naso, facendo notare come per l’accoglienza dei migranti fosse stato stanziato lo 0,1% del pil nel 2015, mostrando dubbi sull’effettiva destinazione della spesa messa in conto da Roma e che Renzi vorrebbe scomputare del tutto dal deficit da calcolare ai fini del Patto di stabilità. (Leggi anche: Crisi immigrazione, UE rischia grosso nei prossimi mesi)"
Il governo Renzi punta a un disavanzo fiscale al 2% del pil dal 2,5% di quest’anno, superiore all’1,8% precedentemente concordato con la Commissione europea e ben più elevato dall’1,4% inizialmente previsto dagli accordi tra Roma e Bruxelles. Il ministro e il premier Matteo Renzi giustificano la scelta di allentare il risanamento dei conti, ritenendo sufficiente un aggiustamento del deficit dello 0,5% in un biennio.
Scontro con UE su target deficit
Ma Palazzo Chigi, che puntava a “strappare” a Bruxelles una flessibilità ancora maggiore, arrivando a un deficit del 2,5% del pil per l’anno prossimo, ha chiarito che si riserva il diritto di salire fino al 2,4%, nel caso dovessero rendersi necessari i 7,7 miliardi stanziati per il piano Casa Italia e per l’emergenza migranti.
Dai commissari storcono il naso, facendo notare come per l’accoglienza dei migranti fosse stato stanziato lo 0,1% del pil nel 2015, mostrando dubbi sull’effettiva destinazione della spesa messa in conto da Roma e che Renzi vorrebbe scomputare del tutto dal deficit da calcolare ai fini del Patto di stabilità. (Leggi anche: Crisi immigrazione, UE rischia grosso nei prossimi mesi)"
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