lunedì 26 settembre 2016

«Chi c’è dietro Isis?» Il libro inchiesta che punta il dito contro gli Usa - Corriere.it

«Chi c’è dietro Isis?» Il libro inchiesta che punta il dito contro gli Usa - Corriere.it: "«Chi c’è davvero dietro lo Stato islamico?». Parte da questa domanda Daniel Estulin, giornalista lituano (ma di origini russe), famoso per le sue indagini giornalistiche controverse e candidato al Premio Pulitzer 2014. Nel suo «Isis spa» — che esce domani per Sperling and Kupfer — non fa sconti a nessuno. E punta il dito contro le superpotenze come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, accusati nemmeno troppo velatamente di trarre vantaggio dal terrorismo.
Estulin, nella sua inchiesta muove accuse molte gravi. Scrive, ad esempio, che l’espediente di scatenare una guerra civile per devastare un Paese e poi saccheggiarlo liberamente è stato finora applicato più volte, dal Pakistan all’Iraq, alla Siria, all’Africa musulmana, per non parlare del caso dell’Ucraina in piena Europa. E che lo Stato islamico di Iraq e Siria (ISIS) è uno strumento al servizio di questa strategia. Ha prove per sostenere le sue affermazioni?
«Quando il mio editore spagnolo (Planeta, ndr) ha ricevuto il mio manoscritto aveva il timore di una causa e di ripercussioni. I 200 documenti di pagine che ho prodotto a sostegno della mia tesi,lo ha convinto della solidità delle mie affermazioni. Fino ad oggi siamo partiti dal presupposto che noi, l’Occidente, siamo i buoni e Isis sono i cattivi. Ma ci sono aspetti che dobbiamo tenere conto quando facciamo questo ragionamento. In primis che Isis è il risultato di politiche coloniali attutate dalla Gran Bretagna da due secoli. E in secondo luogo che che la minaccia terroristica dell’ISIS e dei gruppi affini costituisce la pietra angolare della dottrina militare degli Stati Uniti e della NATO. Dottrina che, dietro il pretesto di un mandato umanitario, giustifica «operazioni antiterrorismo» su scala globale. È una questione sia geografica sia politica».

La copertina del libro Isis Spa (Sperling &Kupfer)
Lei è russo, ha lavorato nel controspionaggio per il KGB. Sappiamo bene quanto la partita medio orientale abbia visto la Russia irrompere con sempre maggiore prepotenza sulla scena. E abbiamo visto anche come il primo obiettivo di Mosca al di là delle parole sia il pieno sostegno a Damasco, più che la lotta al terrorismo. Come colloca Mosca su questo scacchiere?
«Per rovesciare Assad, l’impero britannico, i sauditi e gli Stati Uniti stanno portando il pianeta sull’orlo di una guerra nucleare con la Russia e la Cina. Per togliere di mezzo Assad, Barack Obama e i suoi padroni confidano negli stessi terroristi ai quali si erano affidati per rovesciare Gheddafi. L’inclusione di al-Nusra nella lista di organizzazioni terroristiche è soltanto fumo negli occhi. Non si dimentichi che l’opposizione siriana ad Assad, spacciata dai media occidentali come una buona alternativa a un dittatore dispotico, è composta. Ma non solo. Le oligarchie statunitensi, di concerto con Londra e Riyad, hanno strumentalizzato il terrorismo islamico per condurre operazioni segrete contro la Russia, specie in Cecenia e in altre zone del Caucaso. Normale che una superpotenza come la Russia reagisca».
Sconfiggere Isis significa in primis chiudere i rubinetti dei finanziamenti. Da dove arrivano i soldi del Califfato?
«Indubbiamente, i terroristi che sono stati addestrati e armati in Afghanistan hanno ricevuto gran parte del denaro dalle monarchie del Golfo, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar in particolare. Gli inglesi hanno definito la politica, stabilito i mezzi per attuarla e preparato il terreno, proteggendo e appoggiando i terroristi, ma i soldi sono sempre stati quelli dei sauditi. E non solo. Dubai è la porta d’accesso al mondo dei terroristi, delle mafie della droga, dei trafficanti di armi e della tratta di schiavi, sia a scopo sessuale sia come forza lavoro. È lì che, alla fine degli anni Novanta, Osama bin Laden ricevette, tramite la Dubai Islamic Bank, un bonifico di 50 milioni di dollari di provenienza saudita; è lì che A.Q. Khan, trafficante di tecnologie nucleari pachistano, agiva totalmente indisturbato; è da lì che Dawood Ibrahim, esponente di spicco del crimine organizzato, finanziò lo spaventoso attentato di Mumbai nel novembre 2008; è lì che piovono i narcomiliardi afgani da consegnare ai terroristi, ossia al presunto nemico che Obama starebbe combattendo in Afghanistan».
Quanto sono forti i legami dei nuovi gruppi jihadisti con il narcotraffico?
«La nuova rotta della cocaina parte dalla Colombia, passa per la Nigeria (dove Boko Haram ne controlla il transito) e infine approda in Spagna. L’economia sommersa legata al traffico di armi e droga, un giro di 2 miliardi di dollari l’anno e rappresenta «il polo logistico del nuovo terrorismo internazionale. Dai campi di oppio afgani alle piantagioni di coca colombiane, le legioni delle attuali guerre non convenzionali sopravvivono o cadono in base alla ‘logistica profonda’ del sommerso legato ad armi e droga». Come dimostra la più volte citata inchiesta del Senato degli Stati Uniti, ormai tutti sanno che le principali banche commerciali di Wall Street e della City «riciclano ogni anno centinaia di milioni di narcodollari. Quali misure sono state prese per porre un freno a tutto ciò? Nessuna. Anzi, oggi narcoterroristi, intelligence, cartelli bancari e governi sono legati sempre più strettamente»."

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