Papa Francesco e i narcisisti della guerra all'Islam | Massimo Faggioli: "Secondo il pensatore tedesco (e nazista) Carl Schmitt, la funzione della chiesa cattolica e del papato è di ritardare la venuta dell'anticristo e la fine dei tempi. In quella Polonia in cui il primo settembre 1939 iniziò la Seconda guerra mondiale per mano dei nazisti, papa Francesco cerca di evitare che la terza guerra mondiale "a pezzi" prenda la forma di una guerra tra religioni.
Nonostante i reiterati tentativi di ottenere dal papa una chiesa a mano armata - tentativi da parte di coloro che non hanno il coraggio di esigere dalla politica una risposta al fenomeno terroristico - Francesco non è solo nel rigettare l'opzione teologico-militare. Il "senso della fede" dei cristiani oggi è con papa Francesco, e non per un'innata pigrizia degli uomini e delle donne di fede. I pochi uomini di chiesa e gli ancor meno numerosi editorialisti che tentano di ricattare la chiesa con l'ipotesi di un papato armato sono paradossalmente gli stessi che rimproverano a Francesco di non essere abbastanza continuista rispetto a Giovanni Paolo II. Ma è evidente che il rifiuto di Francesco di prestare la chiesa e il Vangelo allo "scontro di civiltà 2.0" (la guerra in corso è sensibilmente diversa dal clash of civilizations teorizzato una ventina di anni fa dal politologo di Harvard, Samuel Huntington) è nel solco del magistero di Giovanni Paolo II, a sua volta espressione di una crescita della coscienza teologica del problema del rapporto tra chiesa, religioni e pace mondiale maturata nel corso del secolo XX. Esattamente cento e uno anni fa, il primo agosto 2017, papa Benedetto XV inviava la sua lettera "ai capi dei popoli belligeranti" sulla guerra, che lui definì "inutile strage".
Francesco è un papa profondamente anti-ideologico che ha imparato molto dal confronto tra chiesa e ideologie politiche, vivendo tutte le complessità e i paradossi dell'essere cattolici in una società democratica e plurale. Nel 1989 Giovanni Paolo II veniva osannato come l'indiscusso vincitore della lotta alle ideologie; per Jorge Mario Bergoglio è stato molto più difficile districarsi dal viluppo storico e teologico chiesa-nazione in Argentina.
Per Francesco la lotta è molto più dura anche come vescovo di Roma. Di fronte a sé Francesco non ha soltanto i laicisti neo-liberali innamorati della guerra di religione, narcisisti che vedono negli assassini di Rouen il vero Islam che vorrebbero che la chiesa combattesse al posto loro. Francesco ha di fronte a sé anche un allineamento ideologico che pretende da Francesco una condanna all'Islam che sarebbe un riconoscimento teologico alle schegge impazzite di un sommovimento che non si identifica con nessuna delle espressioni dottrinali, spirituali, sociali e politiche dell'Islam mondiale. (Che questo fronte sia visibile in Italia stupisce, perché ricalca la richiesta di un "riconoscimento politico" che il terrorismo politico chiedeva alla politica nell'Italia degli anni di piombo, e che per fortuna non venne mai).
Per il pontificato di Francesco e per il cattolicesimo mondiale il centenario della Prima guerra mondiale può aiutarci a comprendere la complessità del mondo in cui la chiesa si trova a operare. Dopo la Prima guerra mondiale e per buona parte del secolo XX la sfida teologica e politica globale di fronte al cattolicesimo era stata dominata dalla lotta alle ideologie: fascismo, nazismo, comunismo. Nel periodo dopo il concilio Vaticano II, dagli anni settanta fino ai pontificati da Paolo VI a Benedetto XVI, al tramonto delle ideologie si è sovrapposta e poi è subentrata la questione bio-politica (aborto, eutanasia, contraccezione, ingegneria genetica, etc.). Il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI hanno dovuto iniziare a elaborare una risposta al terrorismo globale post-11 settembre 2001."SEGUE >>>
Nonostante i reiterati tentativi di ottenere dal papa una chiesa a mano armata - tentativi da parte di coloro che non hanno il coraggio di esigere dalla politica una risposta al fenomeno terroristico - Francesco non è solo nel rigettare l'opzione teologico-militare. Il "senso della fede" dei cristiani oggi è con papa Francesco, e non per un'innata pigrizia degli uomini e delle donne di fede. I pochi uomini di chiesa e gli ancor meno numerosi editorialisti che tentano di ricattare la chiesa con l'ipotesi di un papato armato sono paradossalmente gli stessi che rimproverano a Francesco di non essere abbastanza continuista rispetto a Giovanni Paolo II. Ma è evidente che il rifiuto di Francesco di prestare la chiesa e il Vangelo allo "scontro di civiltà 2.0" (la guerra in corso è sensibilmente diversa dal clash of civilizations teorizzato una ventina di anni fa dal politologo di Harvard, Samuel Huntington) è nel solco del magistero di Giovanni Paolo II, a sua volta espressione di una crescita della coscienza teologica del problema del rapporto tra chiesa, religioni e pace mondiale maturata nel corso del secolo XX. Esattamente cento e uno anni fa, il primo agosto 2017, papa Benedetto XV inviava la sua lettera "ai capi dei popoli belligeranti" sulla guerra, che lui definì "inutile strage".
Francesco è un papa profondamente anti-ideologico che ha imparato molto dal confronto tra chiesa e ideologie politiche, vivendo tutte le complessità e i paradossi dell'essere cattolici in una società democratica e plurale. Nel 1989 Giovanni Paolo II veniva osannato come l'indiscusso vincitore della lotta alle ideologie; per Jorge Mario Bergoglio è stato molto più difficile districarsi dal viluppo storico e teologico chiesa-nazione in Argentina.
Per Francesco la lotta è molto più dura anche come vescovo di Roma. Di fronte a sé Francesco non ha soltanto i laicisti neo-liberali innamorati della guerra di religione, narcisisti che vedono negli assassini di Rouen il vero Islam che vorrebbero che la chiesa combattesse al posto loro. Francesco ha di fronte a sé anche un allineamento ideologico che pretende da Francesco una condanna all'Islam che sarebbe un riconoscimento teologico alle schegge impazzite di un sommovimento che non si identifica con nessuna delle espressioni dottrinali, spirituali, sociali e politiche dell'Islam mondiale. (Che questo fronte sia visibile in Italia stupisce, perché ricalca la richiesta di un "riconoscimento politico" che il terrorismo politico chiedeva alla politica nell'Italia degli anni di piombo, e che per fortuna non venne mai).
Per il pontificato di Francesco e per il cattolicesimo mondiale il centenario della Prima guerra mondiale può aiutarci a comprendere la complessità del mondo in cui la chiesa si trova a operare. Dopo la Prima guerra mondiale e per buona parte del secolo XX la sfida teologica e politica globale di fronte al cattolicesimo era stata dominata dalla lotta alle ideologie: fascismo, nazismo, comunismo. Nel periodo dopo il concilio Vaticano II, dagli anni settanta fino ai pontificati da Paolo VI a Benedetto XVI, al tramonto delle ideologie si è sovrapposta e poi è subentrata la questione bio-politica (aborto, eutanasia, contraccezione, ingegneria genetica, etc.). Il pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI hanno dovuto iniziare a elaborare una risposta al terrorismo globale post-11 settembre 2001."SEGUE >>>
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