Contro Trump l’ultimo affondo di Alì «Usa l’Islam per il suo programma» - Corriere.it: "L’ultima volta che Muhammad Alì comparve sul ring della politica fu il 9 dicembre 2015. Il più famoso musulmano d’America rispose con un comunicato a una delle proposte-provocazione di Donald Trump. Il candidato repubblicano, non ancora trionfante, voleva chiudere le frontiere degli Stati Uniti a tutti i migranti di fede islamica. Da molti anni ormai il campione della boxe aveva lasciato il posto all’attivista, con la voce flebile, piegato dal Parkinson.
L’ultima dichiarazione
Muhammad Alì reagì con un comunicato sincero fin dalla prima riga: «Parlo come qualcuno che certamente non è mai stato accusato di essere troppo “politicamente corretto”». Alì neanche nominò Trump, che pure aveva incrociato un paio di volte. Tanto era bastato al miliardario newyorkese per inserirlo nella lunga lista dei «migliori amici». Ma il grande pugile fece titolare la sua nota in modo quasi burocratico, per sottolineare la distanza: «Candidati presidenziali che propongono il bando degli immigrati musulmani». Poi una frase secca e un ragionamento misurato: «Noi come musulmani dobbiamo opporci a coloro che usano l’Islam per portare avanti un loro personale programma. Credo che i nostri leader politici dovrebbero usare la loro posizione per contribuire a far conoscere la religione islamica e a spiegare che gli assassini sviati hanno trasmesso alla gente una visione perversa di ciò che è veramente l’Islam». In quell’occasione Alì si riferiva ai terroristi responsabili delle stragi di San Bernardino, in California, e di Parigi. «Io sono un musulmano e non c’è niente di islamico nell’uccisione di persone innocenti, in qualunque parte del mondo accada. Il vero musulmano sa che la violenza senza radici dei cosiddetti Jihadisti islamici va contro i veri principi della nostra religione». Quella volta, l’ultima di Muhammad Alì, Trump non provò neanche a replicare."
L’ultima dichiarazione
Muhammad Alì reagì con un comunicato sincero fin dalla prima riga: «Parlo come qualcuno che certamente non è mai stato accusato di essere troppo “politicamente corretto”». Alì neanche nominò Trump, che pure aveva incrociato un paio di volte. Tanto era bastato al miliardario newyorkese per inserirlo nella lunga lista dei «migliori amici». Ma il grande pugile fece titolare la sua nota in modo quasi burocratico, per sottolineare la distanza: «Candidati presidenziali che propongono il bando degli immigrati musulmani». Poi una frase secca e un ragionamento misurato: «Noi come musulmani dobbiamo opporci a coloro che usano l’Islam per portare avanti un loro personale programma. Credo che i nostri leader politici dovrebbero usare la loro posizione per contribuire a far conoscere la religione islamica e a spiegare che gli assassini sviati hanno trasmesso alla gente una visione perversa di ciò che è veramente l’Islam». In quell’occasione Alì si riferiva ai terroristi responsabili delle stragi di San Bernardino, in California, e di Parigi. «Io sono un musulmano e non c’è niente di islamico nell’uccisione di persone innocenti, in qualunque parte del mondo accada. Il vero musulmano sa che la violenza senza radici dei cosiddetti Jihadisti islamici va contro i veri principi della nostra religione». Quella volta, l’ultima di Muhammad Alì, Trump non provò neanche a replicare."
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