Turchia, condannati giornalisti dell'opposizione | Mondo | www.avvenire.it: "Un'altra giornata nera per la libertà di stampa in Turchia: due giornalisti del quotidiano d'opposizione Cumhuriyet sono stati condannati a 5 anni e 10 mesi di carcere per rivelazione di segreto di Stato nel processo per il passaggio di armi dei servizi segreti in Siria. E, uno dei due, il direttore Can Dundar, è sfuggito ad un attentato proprio mentre attendeva la sentenza davanti al tribunale di Istanbul.
La "colpa" dei giornalisti è di avere documentato un traffico d'armi dalla Turchia alla Siria, con molti interessi coinvolti.
Inoltre il giornale Zaman, il principale mezzo di informazione dell'opposizione, rischia intanto di chiudere dopo essere stato commissariato dal governo.
Una situazione che rimbalza anche a Firenze, dove il premier Matteo Renzi, nel suo intervento allo 'State of the Union', sottolinea come "quanto sta accadendo in queste ore in Turchia ponga sotto un'altra luce, un ulteriore interrogativo" anche l'accordo stretto tra Ue e Ankara.
Tornando alla condanna arrivata per Dundar ed il suo caporedattore Erdem Gul, i due non saranno arrestati, in attesa del processo d'appello. E anche se la sentenza è stata attenuata per l'assoluzione dalle accuse più gravi di spionaggio e tentativo di golpe, comunque colpisce duramente una delle voci più influenti contro il presidente Recep Tayyip Erdogan.
Dundar, con la moglie Dilek, era uscito a prendere un tè durante una pausa del processo, quando ha sentito un urlo: "Traditore della patria". Poi 2 spari, a un paio di metri di distanza, che non lo hanno raggiunto, colpendo di striscio a una gamba un reporter della tv Ntv, Yagiz Senkal, che gli ha fatto da scudo.
Sull'attentatore sono piombati la moglie e il deputato del partito di opposizione Chp, Muharrem Erkek, bloccandolo con la pistola ancora in mano, prima che la polizia intervenisse per arrestarlo.
A sparare è stato Murat Sahin, un 40enne originario di Sivas, nell'Anatolia centrale, con precedenti penali. "Non so chi sia, ma i responsabili sono quelli che mi hanno reso un obiettivo", ha detto a caldo Dundar.
Il riferimento è chiaro: il suo scoop, per cui aveva già pagato con 92 giorni di arresto preventivo insieme a Gul, aveva fatto infuriare Erdogan. Il presidente gli promise pubblicamente che avrebbe pagato "un caro prezzo". Oggi "ci sono stati 2 tentativi di omicidio, uno dei quali per aver fatto giornalismo", ha commentato Dundar dopo la sentenza.
In Turchia la libertà di stampa resta così sotto attacco. L'attentato e le condanne sono arrivati nel giorno in cui è stata annunciata la chiusura del quotidiano Zaman, solo 2 mesi fa il più diffuso giornale di opposizione, che dopo il commissariamento di inizio marzo è praticamente sparito dalla circolazione. Da una tiratura media di oltre 600 mila copie al giorno è sceso ad appena duemila, ben al di sotto della soglia di sopravvivenza. E presto potrebbe non andare più in stampa. Questione di giorni, dicono in molti.
Lo stop definitivo delle pubblicazioni sarebbe fissato per il 15 maggio, anche se gli amministratori giudiziari smentiscono. Intanto, però, Zaman non ha più lettori. Il suo pubblico di riferimento era il popolo del magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato ora nemico giurato di Erdogan, accusato di terrorismo per un presunto piano golpista contro il presidente. Il giornale è stato sequestrato proprio perché considerato un suo strumento di propaganda.
Del resto, la chiusura ripercorrerebbe quella di tv e giornali di unaltro importante gruppo editoriale, Ipek, sequestrato alla vigilia delle elezioni di novembre, sempre per i legami con Gulen. E con Zaman, presto potrebbe essere messa a tacere anche l'agenzia di stampa Cihan, l'unica - oltre a quella statale Anadolu - in grado di coprire lo scrutinio elettorale su base nazionale."
La "colpa" dei giornalisti è di avere documentato un traffico d'armi dalla Turchia alla Siria, con molti interessi coinvolti.
Inoltre il giornale Zaman, il principale mezzo di informazione dell'opposizione, rischia intanto di chiudere dopo essere stato commissariato dal governo.
Una situazione che rimbalza anche a Firenze, dove il premier Matteo Renzi, nel suo intervento allo 'State of the Union', sottolinea come "quanto sta accadendo in queste ore in Turchia ponga sotto un'altra luce, un ulteriore interrogativo" anche l'accordo stretto tra Ue e Ankara.
Tornando alla condanna arrivata per Dundar ed il suo caporedattore Erdem Gul, i due non saranno arrestati, in attesa del processo d'appello. E anche se la sentenza è stata attenuata per l'assoluzione dalle accuse più gravi di spionaggio e tentativo di golpe, comunque colpisce duramente una delle voci più influenti contro il presidente Recep Tayyip Erdogan.
Dundar, con la moglie Dilek, era uscito a prendere un tè durante una pausa del processo, quando ha sentito un urlo: "Traditore della patria". Poi 2 spari, a un paio di metri di distanza, che non lo hanno raggiunto, colpendo di striscio a una gamba un reporter della tv Ntv, Yagiz Senkal, che gli ha fatto da scudo.
Sull'attentatore sono piombati la moglie e il deputato del partito di opposizione Chp, Muharrem Erkek, bloccandolo con la pistola ancora in mano, prima che la polizia intervenisse per arrestarlo.
A sparare è stato Murat Sahin, un 40enne originario di Sivas, nell'Anatolia centrale, con precedenti penali. "Non so chi sia, ma i responsabili sono quelli che mi hanno reso un obiettivo", ha detto a caldo Dundar.
Il riferimento è chiaro: il suo scoop, per cui aveva già pagato con 92 giorni di arresto preventivo insieme a Gul, aveva fatto infuriare Erdogan. Il presidente gli promise pubblicamente che avrebbe pagato "un caro prezzo". Oggi "ci sono stati 2 tentativi di omicidio, uno dei quali per aver fatto giornalismo", ha commentato Dundar dopo la sentenza.
In Turchia la libertà di stampa resta così sotto attacco. L'attentato e le condanne sono arrivati nel giorno in cui è stata annunciata la chiusura del quotidiano Zaman, solo 2 mesi fa il più diffuso giornale di opposizione, che dopo il commissariamento di inizio marzo è praticamente sparito dalla circolazione. Da una tiratura media di oltre 600 mila copie al giorno è sceso ad appena duemila, ben al di sotto della soglia di sopravvivenza. E presto potrebbe non andare più in stampa. Questione di giorni, dicono in molti.
Lo stop definitivo delle pubblicazioni sarebbe fissato per il 15 maggio, anche se gli amministratori giudiziari smentiscono. Intanto, però, Zaman non ha più lettori. Il suo pubblico di riferimento era il popolo del magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato ora nemico giurato di Erdogan, accusato di terrorismo per un presunto piano golpista contro il presidente. Il giornale è stato sequestrato proprio perché considerato un suo strumento di propaganda.
Del resto, la chiusura ripercorrerebbe quella di tv e giornali di unaltro importante gruppo editoriale, Ipek, sequestrato alla vigilia delle elezioni di novembre, sempre per i legami con Gulen. E con Zaman, presto potrebbe essere messa a tacere anche l'agenzia di stampa Cihan, l'unica - oltre a quella statale Anadolu - in grado di coprire lo scrutinio elettorale su base nazionale."
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