lunedì 13 aprile 2026

Trattative in stallo. Nello Stretto di Hormuz "traffico nuovamente bloccato". Trump contro il Papa

@Il blocco navale statunitense nel Golfo Persico è "illegale" e costituisce un atto di "pirateria". Lo ha affermato l'esercito iraniano e avverte che nessun porto del Golfo sarà al sicuro se il proprio verrà minacciato.

Libano, 12.04.2026 Teheran: blocco navale Usa è un "atto di pirateria"

Media, Regno Unito non aderirà al blocco Usa dei porti iraniani

Secondo quanto appreso dalla Bbc, il Regno Unito non sarà coinvolto nell'applicazione del blocco militare statunitense contro l'Iran. Le navi e i soldati della marina britannica non saranno impiegati per bloccare i porti iraniani, mentre i dragamine e le capacità anti-drone del Regno Unito continueranno a operare nella regione. Un portavoce del governo britannico ha affermato: "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, che è urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita nel nostro Paese".

Vescovi Usa: da Trump parole denigratorie, Papa Leone non è un suo rivale

I vescovi statunitensi reagiscono all'attacco di Donald Trump a Papa Leone XIV definendo "denigratorie" le parole con cui il Presidente ha apostrofato il Pontefice in un post su Truth. "Sono profondamente addolorato che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del Santo Padre" ha scritto l'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, in una nota "Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. E' il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime".

Messaggio di Trump su Truth con accuse a Papa Leone

Il presidente americano Donald Trump ha affermato di non essere "un grande fan" di papa Leone XIV, che il giorno prima aveva pronunciato un discorso molto duro contro la guerra, e si è lanciato in una violenta invettiva contro di lui sui social network. "Non sono un grande fan di papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta contro la criminalità", ha dichiarato Trump ai giornalisti alla base militare di Andrews, nel Maryland. Ha accusato il pontefice di "giocare con un Paese che vuole dotarsi dell'arma nucleare", riferendosi all'Iran. Poco dopo, il presidente americano ha pubblicato un lungo messaggio sul suo social Truth, accusando Leone XIV di sostenere il programma di armamento nucleare iraniano, di essersi opposto all'operazione militare americana in Venezuela a gennaio e di incontrare simpatizzanti dell'ex presidente democratico Barack Obama, tra le altre cose.

Trump ha accompagnato il suo messaggio con un'immagine generata dall'intelligenza artificiale in cui lo si vede, con una toga bianca e rossa, mentre posa la mano sulla fronte di un malato su un letto d'ospedale, circondato da persone in preghiera, con sullo sfondo la bandiera americana, la Statua della Libertà, aerei da caccia, aquile e altre figure nel cielo.

In una delle sue critiche più dure ai conflitti che infiammano il pianeta, in particolare in Medio Oriente, Leone XIV aveva dichiarato che serve la fede "per affrontare insieme questo momento drammatico della Storia". "Basta con l'idolatria dell'io e del denaro! Basta con le dimostrazioni di forza! Basta guerre! La vera forza si manifesta nel servire la vita", aveva affermato il papa americano durante una veglia di preghiera per la pace nella basilica di San Pietro a Roma. "Cari fratelli e sorelle, esistono certamente responsabilità imprescindibili che spettano ai leader delle nazioni.

A loro gridiamo: fermatevi! È tempo di fare la pace! Sedetevi al tavolo del dialogo e della mediazione, e non a quello dove si pianifica il riarmo e si decidono azioni mortali!", aveva aggiunto. Come già fatto in passato, non ha citato alcun responsabile politico per nome né indicato un Paese in particolare. Dalla sua elezione nel maggio 2025, Leone XIV, nato a Chicago, ha assunto una posizione chiara contro alcune decisioni dell'amministrazione Trump, pur mantenendo aperti i canali di comunicazione.

Ghalibaf: presto gli Usa rimpiangeranno i 4-5 dollari a gallone
"Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto 'blocco', presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone". Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf reagendo all'ordine del presidente statunitense Donald Trump di imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz, dopo il fallimento dei colloqui per il cessate il fuoco con l'Iran a Islamabad.


Prezzo del petrolio sale ancora, Wti supera 104 dollari
Prezzo del petrolio in deciso aumento questa mattina sui mercati delle materie prime: il Wti con consegna a maggio passa di mano a 104,57 dollari con un avanzamento dell'8,28% mentre il Brent con consegna a giugno è scambiato a 102,03 dollari con una crescita del 7,12%.

Trump: blocco Usa dei porti iraniani da oggi alle 10 (alle 16 ora italiana)
"Gli Stati Uniti bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani il 13 aprile alle ore 10 (ora della costa orientale)", ovvero le 16 in Italia. Lo ha annunciato in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Trump: "Non mi importa se Teheran torna al tavolo dei negoziati"
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non preoccuparsi se l'Iran tornerà o meno al tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti, dopo che i colloqui in Pakistan non hanno portato a un accordo. "Non mi importa se tornano o no. Se non tornano, per me va bene", ha detto Trump ai giornalisti alla Joint Base Andrews, nel Maryland, al suo ritorno dalla Florida. L'esercito statunitense è pronto a far rispettare un blocco dei porti iraniani da oggi, a partire dalle 16 ora italiana.

Trump, aviatori salvati da F-15 abbattuto "stanno bene"
I due aviatori statunitensi salvati dopo l'abbattimento dell'F-15 in Iran, "stanno molto bene" e che gli Stati Uniti sono "molto orgogliosi di loro". Lo ha detto Donald Trump parlando ai giornalisti alla Joint Base Andrews in Maryland, dopo il suo ritorno dalla Florida. I due militari sono stati recuperati dopo che il loro F-15E Strike Eagle era stato abbattuto il 3 aprile. Il pilota era stato ritrovato rapidamente, mentre l'altro membro dell'equipaggio era stato salvato dopo aver trascorso più di un giorno nascosto in Iran.

Libano, media: quattro morti in raid israeliani nel sud
È di quattro morti - compresa una bambina - il bilancio di un raid israeliano nel sud del Libano. Lo riporta Al Jazeera, aggiungendo che le vittime appartengono tutte alla stessa famiglia. Gli attacchi, in particolare, hanno preso di mira le località di Nabatieh e di Mayfadoun.

Media, Lloyd's: traffico in stretto Hormuz nuovamente bloccato
Il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si e' nuovamente fermato dopo l'annuncio del blocco navale da parte degli Stati Uniti, arrivato in seguito al fallimento dei negoziati con l'Iran. Lo scrive Lloyd's, media specializzato nel settore navale. Prima dell'annuncio, i flussi di navigazione proseguivano a livelli ridotti, con un lieve aumento delle petroliere in transito nel fine settimana mentre alcune compagnie tentavano di far uscire le navi dal Golfo approfittando della fragile tregua.

Dopo l'escalation, tuttavia, i movimenti risultano sospesi e almeno due imbarcazioni che stavano lasciando l'area hanno invertito la rotta. Parallelamente, le forze armate statunitensi hanno avviato operazioni per la rimozione delle mine posizionate nello stretto. Secondo il Comando Centrale, due navi da guerra americane hanno attraversato l'area per la prima volta dall'inizio del conflitto nell'ambito di missioni di sminamento.

Trump contro papa Leone: "Un debole, è in Vaticano perché ci sono io"
Donald Trump spara a zero su papa Leone, il primo pontefice americano nella storia della Chiesa cattolica. Un attacco senza precedenti, che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano.

In un lungo e durissimo post su Truth, mentre era ancora sull'Air Force One di ritorno dalla Florida, il presidente americano ha definito Leone un "debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera". "Parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose", ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del pontefice che ha condannato la guerra durante una speciale veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.

"Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto", ha insistito Trump, accusando papa Leone di "ritenere accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare". "Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti", ha attaccato ancora il tycoon. "E non voglio un papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia".

Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell'elezione di Louis Prevost a pontefice: "Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano". "Purtroppo", ha proseguito Trump, "l'atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero". "Leone", ha insistito il presidente americano "dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un grande papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!", ha concluso Trump.

Trump conferma: "Blocco navale nei porti iraniani dalle 16 italiane"
Il cessate il fuoco in Iran "sta reggendo bene". Lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti al suo rientro a Washington. Il presidente ha confermato quanto annunciato dal comando centrale americano che il blocco navale nei porti iraniani entrerà in vigore domani alle 10:00, le 16 in Italia, e che "ci sono molte navi dirette verso il nostro Paese per fare rifornimento di petrolio".

Comando centrale Usa: “Autorizzeremo il passaggio di Hormuz alle navi da porti non iraniani"
Dopo avere annunciato il blocco dei porti iraniani da domani, il Comando centrale americano (Centcom) ha precisato che il passaggio dello stretto di Hormuz sarà autorizzato alle navi da e per porti non iraniani.

Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz
Il Regno Unito non sarà coinvolto in un eventuale blocco di Hormuz. Lo riporta Sky News Uk citando un portavoce del governo. "Continuiamo a sostenere la libertà di navigazione e l'apertura dello Stretto di Hormuz, urgentemente necessaria per sostenere l'economia globale e il costo della vita in patria. Lo Stretto di Hormuz non deve essere soggetto a pedaggi", ha detto il portavoce. "Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un'ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione". Trump aveva dichiarato che Londra avrebbe inviato dragamine per contribuire alle operazioni di bonifica dello stretto.

Trump ad un incontro di arti marziali mentre il negoziato fallisce
Donald Trump ha trascorso le ore decisive del negoziato in Pakistan insieme al suo segretario di Stato, Marco Rubio, ma non nella Situation Room della Casa Bianca bensi' a un incontro di arti marziali estreme. Alle 21 si sabato sera, nel pieno della trattativa condotta a Islamabad dal suo vice JD Vance, il presidente e' stato accolto da un'ovazione del pubblico al Kaseya Center di Miami, sulle note di una canzone di Kid Rock. Con lui diversi familiari, il capo della Ultimate Fighting Championship organizzatrice del combattimento, Dana White, suo sostenitore della prima ora, e il rapper Vanilla Ice.

La Casa Bianca ha in programma di ospitare un evento con veri combattenti UFC il prossimo 14 giugno, per l'80mo compleanno del presidente. Trump ha stretto le mani a diversi tifosi e ha seguito con passione i combattimenti: non e' sembrato preoccupato dei negoziati in corso a 13mila chilometri di distanza, anche se a un centro punto Rubio gli ha mostrato qualcosa dal suo cellulare, forse proprio quando Vance ha annunciato il fallimento della trattativa.

Carri armati israeliani speronano mezzi italiani di Unifil due volte, nessun ferito
In due occasioni soldati delle Forze israeliane hanno speronato veicoli italiani dell'Unifil con un carro armato Merkava, in un caso causando danni significativi.

I soldati avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per accedere alle posizioni dell'Unifil.

Trump avverte la Cina, dazi al 50% se forniscono armi a Teheran
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ribadito che la sua minaccia di imporre dazi del 50% sulle merci provenienti dai paesi che hanno venduto armi all'Iran era rivolta alla Cina. Trump ha dichiarato a 'Sunday Morning Futures' di Fox News di aver ricevuto segnalazioni secondo cui la Cina avrebbe fornito all'Iran missili antiaerei "a spalla". Ha minimizzato la possibilità che la Cina fornisca armi a Teheran, ma ha affermato che, qualora ciò accadesse, le loro merci sarebbero soggette a dazi.

"Dubito che lo farebbero, perché ho un rapporto con loro e penso che non lo farebbero, ma forse all'inizio ne hanno fatto un piccolo accenno", ha detto Trump. "Ma se li cogliamo sul fatto, si prendono un dazio del 50%".

Teheran; "Falso che colloqui con Usa siano falliti sul nucleare"
In risposta alle dichiarazioni di funzionari statunitensi, tra cui il presidente Donald Trump, secondo cui i colloqui di Islamabad sarebbero falliti a causa del rifiuto dell'Iran di impegnarsi ad abbandonare la strada verso l'arma nucleare, un funzionario iraniano ha affermato: "È falso. La posizione dell'Iran è chiara. L'Iran non mira ad acquisire armi nucleari, ma ha il diritto all'energia nucleare per scopi pacifici. Questo diritto è innegabile e deve essere riconosciuto".

Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran
Donald Trump torna a minacciare raid contro obiettivi civili in Iran, citando in particolare impianti per la desalinizzazione dell'acqua. "Abbiamo essenzialmente cancellato l'intero paese. L'unica cosa davvero rimasta è la loro acqua. Colpirla sarebbe devastante", ha spiegato in una intervista a Fox News. L'Iran ha ancora "alcune fabbriche per la produzione di missili. Sappiamo di tutte. E abbiamo anche altre cose".

Media: Iran schiera forze speciali della Marina sulla costa sud
I media statali iraniani hanno affermato che il Paese ha schierato forze speciali della Marina lungo la sua costa meridionale, segnalando i preparativi per una potenziale invasione terrestre da parte delle forze statunitensi, dopo il fallimento dei colloqui di pace in Pakistan. Lo riferisce il Wall Street Journal, secondo cui l'agenzia di stampa statale iraniana Student News Network ha pubblicato immagini di soldati in mimetica schierati vicino a una costa sabbiosa per "contrastare qualsiasi possibile infiltrazione nemica nel territorio del Paese".

Washington ha ordinato l'invio di migliaia di Marines e paracadutisti in Medio Oriente, con ulteriori dispiegamenti previsti dopo l'inizio del cessate il fuoco di due settimane con l'Iran. Sebbene il presidente Trump non abbia dichiarato di voler inviare truppe di terra, questi dispiegamenti darebbero agli Stati Uniti maggiori opzioni per assalti o incursioni terrestri e hanno innescato i preparativi in Iran, che nelle ultime settimane ha rafforzato le difese aeree, posizionato mine e allestito bunker sulle isole lungo la sua costa.

Nuova Flotilla salpa da Barcellona per Gaza
Dopo la partenza della 'Flotilla' da Barcellona alla fine dello scorso agosto, una nuova flottiglia solidale salpa questa domenica dal porto della capitale catalana con l'obiettivo di attraversare il Mediterraneo e aggirare il blocco israeliano per raggiungere Gaza. La seconda spedizione della Global Sumud Flotilla arriva in un momento di accresciute tensioni diplomatiche tra Spagna e Israele, sullo sfondo dell'attacco israeliano al Libano, che ha causato oltre 2.000 morti dal 2 marzo, e del fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra che ha travolto il Medioriente. La nuova missione a Gaza si propone di superare i numeri della precedente, i cui membri furono intercettati dai soldati israeliani in alto mare e arrestati prima di essere deportati. Al loro ritorno nei rispettivi paesi, denunciarono maltrattamenti nelle carceri israeliane. La nuova flottiglia parte da Barcellona con circa 40 imbarcazioni e spera che altre si uniscano al viaggio, arrivando a contare circa 70 navi e circa 1.000 attivisti provenienti da diversi paesi. L'equipaggio comprende medici, insegnanti e "costruttori ecologici" che desiderano partecipare alla ricostruzione della Striscia di Gaza e che chiedono che i palestinesi assumano un ruolo guida dopo la distruzione causata dall'invasione. La spedizione precedente aveva riunito circa cinquanta navi e cinquecento persone.

In due settimane 1,3 miliardi di dollari di danni climatici da guerra in Iran - lo studio
Soltanto nelle prime due settimane, la guerra in Iran ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari. Sono i dati emersi da un'analisi della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute.

Tra il 28 febbraio e il 14 marzo, sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (CO2): più di quante ne produca l'Islanda in un intero anno.

Se la crisi in Medio Oriente dovesse protrarsi per un anno, spiega lo studio, l'inquinamento prodotto peserebbe come un'economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.

Teheran spera di ripristinare le infrastrutture di raffinazione entro due mesi
L'Iran si sta impegnando per ripristinare le sue infrastrutture di raffinazione e distribuzione danneggiate, riportandole a circa il 70-80% della capacità preesistente nei prossimi due mesi. Lo ha dichiarato il viceministro del Petrolio, Mohammad Sadegh Azimifar, come riporta Al Jazeera. Parlando all'agenzia di stampa Snn, Azimifar ha affermato che le raffinerie, le condotte di trasmissione, i depositi di petrolio e gli impianti di rifornimento per aerei iraniani sono stati "ripetutamente attaccati in tutte le parti del Paese". Sono state dispiegate squadre per rimuovere i detriti e sostituire le attrezzature danneggiate, anche presso una raffineria sull'isola di Lavan, ha aggiunto Azimifar. I funzionari prevedono di riavviare le operazioni in una parte della raffineria entro i prossimi 10 giorni.

Ghalibaf: "Gli Usa non hanno conquistato la nostra fiducia"
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che la delegazione americana "non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana" nei negoziati tenuti a Islamabad, nel corso dei quali Teheran ha avanzato "iniziative lungimiranti". "Prima dei negoziati, avevo sottolineato che abbiamo la necessaria buona fede e volontà, ma a causa delle esperienze delle due guerre precedenti, non abbiamo fiducia nella controparte. I miei colleghi della delegazione iraniana Minaab168 hanno proposto iniziative lungimiranti, ma la controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati", ha scritto su X il capo della delegazione.

"Prima dei colloqui ho sottolineato che abbiamo la necessaria buona volontà e determinazione, ma a causa della nostra esperienza nelle due guerre precedenti con gli Stati Uniti, non abbiamo fiducia in quel Paese", ha aggiunto il presidente del Parlamento. "Crediamo nella diplomazia, oltre che nella lotta militare per i diritti dell'Iran, e non smetteremo di impegnarci per consolidare i risultati ottenuti negli ultimi 40 giorni di guerra", ha ribadito Ghalibaf che ha inoltre elogiato gli sforzi del Pakistan per facilitare i colloqui.

Media: "Hormuz, uranio e asset congelati sono stati i nodi della trattativa"
La riapertura dello Stretto di Hormuz, il destino di quasi 900 libbre (408 kg) di uranio altamente arricchito e la richiesta iraniana di sbloccare circa 27 miliardi di dollari di asset congelati all'estero sono stati i punti critici che hanno fatto deragliare la trattativa tra Iran e Usa. Lo scrive il New York Times che cita due funzionari iraniani a conoscenza dei colloqui.

Gli Stati Uniti avevano chiesto all'Iran di riaprire immediatamente lo Stretto a tutto il traffico marittimo, ma l'Iran si è rifiutato di rinunciare alla sua influenza, affermando che lo avrebbe fatto solo dopo un accordo di pace definitivo. L'Iran ha anche chiesto un risarcimento per i danni causati da sei settimane di raid aerei e lo sblocco delle entrate petrolifere congelate in Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania per la ricostruzione, ma gli americani hanno respinto le richieste. Un altro punto di contesa è stata la richiesta del presidente Trump che l'Iran consegnasse o vendesse l'intero stock di uranio arricchito. L'Iran ha presentato una controproposta, ma le parti non sono riuscite a raggiungere un compromesso.

Media, nuovi raid israeliani nel sud del Libano, almeno 11 morti
Almeno 11 persone sono rimaste uccise da nuovi raid israeliani nel sud del Libano, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei Maaroub, dove è stata presa di mira un'intera famiglia: lo riporta l'agenzia libanese Nna. La stessa fonte aggiunge che ci sono stati attacchi anche in altre località del Libano meridionale e che, oltre ai morti, si contano pure diversi feriti.

Iran, oltre 2.000 bambini feriti dagli attacchi Usa-Israele
Jafar Miadfar, capo del dipartimento di emergenza iraniano, ha dichiarato che circa 2.115 bambini sono rimasti feriti dagli attacchi israelo-americani contro l'Iran. Ha riferito all'agenzia di stampa Mehr che 124 di queste vittime hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Altre 5.000 persone ferite sono donne.

Libano: Beirut, oltre 2.000 persone uccise in attacchi Israele dal 2 marzo. I bambini sono 165
Il ministero della Salute libanese afferma che almeno 2.020 persone sono state uccise e altre 6.436 ferite negli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera. Tra le vittime figurano 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari. Il ministero ha inoltre dichiarato che le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ne hanno ferite altre 133 nella giornata di sabato.

Ministro Esteri Pakistan a Iran e Usa: "Rispettare tregua"
Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, ha ribadito che Washington e Teheran devono rispettare l'accordo di cessate il fuoco, dopo che colloqui tra le due parti per porre fine alla guerra in Medio Oriente si sono conclusi senza un accordo. "E' fondamentale che le parti continuino a rispettare il proprio impegno al cessate il fuoco", ha detto Dar, il cui governo ha moderato i colloqui e ha svolto il ruolo di mediatore. "Il Pakistan ha svolto e continuera' a svolgere il proprio ruolo per favorire il coinvolgimento e dialogo tra la Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America nei giorni a venire", ha aggiunto in una breve dichiarazione diffusa dai media statali. "Era evidente fin dall'inizio che non dovevamo aspettarci di raggiungere un accordo in una unica sessione di negoziati. Nessuno se lo aspettava".

Il portavoce di Teheran elenca i nodi del confronto: dallo stretto di Hormuz ai risarcimenti di guerra, difesa degli interessi nazionali con ogni mezzo

Il portavoce del ministero degli Affari esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha tracciato un bilancio dei temi affrontati durante l'intensa maratona diplomatica di Islamabad. Nelle ultime 24 ore, le discussioni si sono concentrate sui pilastri fondamentali del conflitto e della stabilità regionale, toccando dossier estremamente sensibili: la sicurezza nello stretto di Hormuz, il programma nucleare, la richiesta di risarcimenti di guerra, la revoca delle sanzioni economiche e la cessazione definitiva delle ostilità in Iran e nell'intera regione.

Nonostante la complessità del negoziato, Baqaei ha ribadito la ferma posizione di Teheran: il Paese è "determinato a ricorrere a tutti i mezzi", citando esplicitamente la diplomazia come strumento primario, ma non esclusivo, per "tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali". Le parole del portavoce confermano che, sebbene il dialogo resti aperto, l'Iran non è disposto a cedere sui punti ritenuti vitali per la propria sovranità e sicurezza.

Negoziati a Islamabad: Vance annuncia il mancato accordo con l'Iran
Si concludono senza una firma i delicati colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. Lo ha annunciato ufficialmente il vicepresidente americano JD Vance, al termine di una maratona diplomatica durata 21 ore. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani, e questa è la buona notizia», ha dichiarato Vance, precisando però subito dopo che «la cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”.

Il vicepresidente ha poi rivolto un monito a Teheran, sottolineando come l'esito negativo del vertice rappresenti, a suo avviso, «una cattiva notizia per l'Iran molto più che per gli Stati Uniti d'America». Nonostante l'intensità del confronto, le posizioni tra le due potenze rimangono dunque distanti sui punti chiave del negoziato.

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