giovedì 1 gennaio 2026

La linea Trump: “Zelensky è un idiota, la Russia è invincibile

@Un anno di tentativi americani di porre fine al conflitto in Ucraina - Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la posizione degli Stati Uniti sulla guerra tra Russia e Ucraina ha seguito una traiettoria irregolare, segnata da ripensamenti e svolte improvvise.

La linea Trump: “Zelensky è un idiota, la Russia è invincibile”

È quanto emerge da una ricostruzione del New York Times, che ripercorre decisioni, dichiarazioni e dinamiche interne all’amministrazione, restituendo l’immagine di una strategia tutt’altro che semplice e legata agli sviluppi sul campo.

Il presidente è passato dall’esaltazione della forza militare russa alla critica della leadership ucraina, alternando aperture al dialogo con Mosca a blocchi sugli aiuti militari per Kiev e nuove ipotesi di sanzioni. Un andamento ondivago che contrasta con le promesse fatte prima della vittoria elettorale del novembre 2024, quando Trump aveva moltiplicato gli annunci (83 in totale, ricorda il NYT) garantendo una soluzione immediata del conflitto: “La farò finire in 24 ore”, aveva infatti assicurato.

Lo scontro con Kellogg
Secondo il quotidiano americano, questa oscillazione riflette una visione personale fortemente influenzata dal rapporto che Trump intrattiene con Vladimir Putin. Il presidente avrebbe infatti manifestato ammirazione per la parata militare sulla Piazza Rossa, arrivando a dichiarare che “l’esercito russo è invincibile”, e rivendicando un legame privilegiato con il Cremlino dicendo al generale Keith Kellogg, allora inviato speciale per l’Ucraina: “La Russia è mia, non tua”.

Proprio Kellogg, noto per il suo sostegno a Kiev, sarebbe entrato più volte in rotta di collisione con il presidente. Uno scontro emblematico nasce da una discussione sul ruolo del leader ucraino. “Quindi tu definisci Zelensky assediato e coraggioso?”, avrebbe chiesto Trump.

Alla risposta di Kellogg (“Lo è. E’ una lotta esistenziale per l’Ucraina. Quand’è stata l’ultima volta che un presidente americano ha affrontato una situazione del genere? Con Abraham Lincoln?”) il presidente avrebbe reagito con durezza, liquidando il suo collaboratore con un secco: “È un idiota”.

Quel confronto segna una svolta interna. Kellogg viene estromesso dal dossier ucraino e sostituito da Steve Witkoff, figura considerata più allineata alla visione del presidente. Da quel momento, l’amministrazione intensifica i contatti diplomatici nel tentativo di costruire un piano di pace, senza però chiarire fino in fondo quale sia la direzione definitiva della Casa Bianca.

Il risultato, conclude il New York Times, è una politica estera fatta di accelerazioni e brusche frenate, dove le convinzioni personali del presidente sembrano pesare più di una strategia coerente e condivisa.

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