mercoledì 2 aprile 2025

I piani concreti delle imprese italiane per l’Africa

@Finalmente ci occupiamo di politica internazionale. Grazie a Trump parliamo di Ucraina e di difesa, di Medio Oriente, qualche volta di Cina e di Groenlandia. E l’Africa? A che punto è il Piano Mattei?


Le materie prime per ora nascoste sotto i ghiacci dell’Artico sono quelle per cui si combatte nel cuore dell’Africa. Sono i materiali critici necessari per le transizioni energetica, digitale ed ambientale. Il Piano Mattei mantiene viva l’attenzione verso l’Africa e il 27 marzo la “struttura di missione” di Palazzo Chigi per la sua attuazione ha promosso un’iniziativa con la Commissione Europea. Dinnanzi ad un pubblico imprenditoriale interessato a comprendere le opportunità di un piano ancora poco conosciuto sono stati presentati progetti concreti. Un’affollata assemblea, per la prima volta, ha potuto ascoltare, e soprattutto incontrare, i tanti soggetti, pubblici e privati, che sulla spinta del Piano Mattei si occupano sempre di più di Africa. Si va dagli Amministratori Delegati di Cassa Depositi e Prestiti, Scannapieco, e di Sace, Ricci, a imprenditori che in Africa da decenni hanno costruito e trovato opportunità, come Salini, a chi, come Ortona, alla Presidenza del Consiglio mette a sistema tanti attori finora non coordinati. Soprattutto, è stata importante la partecipazione attiva delle istituzioni internazionali, dal nuovo esecutivo europeo all’African Development Bank, e dei governi interessati, dal Ministro dei Trasporti dello Zambia a quello degli Esteri della Tanzania. Al centro dell’attenzione iniziative in ambito energetico, agricolo e digitale. Progetti come Elmed con Terna protagonista, anche grazie a fondi europei, nella costruzione della prima interconnessione a corrente continua tra Italia e Tunisia. Iniziative come quella affianca al Piano Mattei, quattro Paesi dell’Africa orientale ed imprenditori come Andrea Illy per aumentare la redditività delle coltivazioni di caffè. Opere come quelle presentate dall’Ad di Sparkle Enrico Bagnasco (da poco alla guida di Confindustria Assafrica e Mediterraneo) per la connessione digitale tra Africa ed Europa.

Ma soprattutto si è parlato di infrastrutture come il “Corridoio di Lobito”, il collegamento ferroviario che collegherà la costa angolana allo Zambia per il trasporto di materie prime critiche e di prodotti agricoli. Al Vertice G7 in Puglia l’Italia ha messo a disposizione di quest’opera, considerata il volano per una rivoluzione economica, 320 milioni di dollari che si aggiungono a quelli mobilitati dall’iniziativa della Ue Global Gateway. Piano Mattei e Global Gateway procedono in sinergia, entrambe le iniziative, si è detto, sono passate da una fase di “start-up” ad una di “scale-up”. Gli imprenditori convenuti a Roma possono adesso mettersi in gioco col progetto che consentirà di ridurre i tempi di trasporto dalle miniere ai porti dai ben 45 giorni attuali a una settimana. Ue e governo italiano si sono presentati affiancati non solo dalle banche regionali di sviluppo, ma anche dalla PGII (Partnership for Global Infrastructure and Investment) l’iniziativa lanciata dagli Usa in ambito G7 con finalità simili alla Global Gateway europea anche, ma non solo, per rispondere alla “via della seta” promossa da Pechino. È stato importante che a Roma la coordinatrice americana della PGII Helaina Matza abbia confermato il sostegno dell’Amministrazione Trump a questa iniziativa nata con Biden.

Infine, è significativa l’intenzione, annunciata dal Ministro degli Esteri della Tanzania, Mahmoud Thabit Kombo, dell’estensione del corridoio Lobito fino alle coste della Tanzania. Il progetto diventa così un sistema di attraversamento dell’Africa, collegando via terra i due principali bacini del mondo, l’Atlantico (in Angola, a Lobito) e l’Indo-Pacifico. Potrebbero così anche rafforzarsi i collegamenti con India ed Estremo Oriente in una visione Indo-Mediterranea da promuovere soprattutto in tempi di difficoltà nei rapporti con i nostri tradizionali partner commerciali, e ricordando che gran parte dell’Africa è bagnata dall’Oceano Indiano e dal Mare Mediterraneo. Tutto ciò mettendo anche a sistema l’iniziativa di connettività Imec (India - Middle East – Europe Corridor), che potrebbe avere Trieste come terminale. Ecco l’Africa, continente di sfide e speranza.

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