domenica 7 giugno 2020

Washington, la grande marcia per Floyd: mille cortei verso la Casa Bianca


@ - Almeno 5 mila tra agenti e militari presidiano le strade. Altre reti di protezione lungo il perimetro della Casa Bianca. E il presidente Trump twitta: «Law and order».


Migliaia di giovani hanno marciato, gridato, ma anche cantato e ballato nelle strade di Washington. Nella notte italiana, mentre le manifestazioni sono ancora in corso, si tenta un primo bilancio. La protesta è stata imponente, ma il numero dei partecipanti sembra lontano da quel milione atteso alla vigilia. Ci si attendeva una testimonianza corale a quasi due settimane dall’uccisione di George Floyd a Minneapolis, schiacciato dal ginocchio e dal peso del poliziotto Derek Chauvin.

E ci si aspettava anche una risposta poderosa alla versione trumpiana della linea dura, «law and order» (messaggio ribadito di nuovo via Twitter dal presidente, che poi ha aggiunto: «Molta meno folla del previsto»). Al di là dei numeri, questa testimonianza e questa risposta ci sono state. Non solo a Washington, ma in tante altre città, da Chicago a Philadelphia. Al corteo di Ottawa in Canada anche il premier Trudeau che ha sfilato in mascherina nera tra la folla e si è inginocchiato insieme ai manifestanti in segno di solidarietà a Floyd. A Washington la giornata non ha avuto un’unica regia. Si è anzi spezzettata in 11 iniziative non coordinate. La prima alle ore 12 (le 18 in Italia) , con partenza davanti al Lincoln Memorial. L’ultima alle 21 (le tre di notte), organizzata dall’associazione Black Lives Matter. In mezzo ecco i raduni della Black Law Students Association, dei Freedom Fighters DC, dei movimenti Migration Matters e Refuse Fascism; delle Queer and Trans; dei «Concerned Citizens of DC», «cittadini preoccupati». E così via.

La lunga lista delle organizzazioni spiega perché questa ondata non abbia ancora una leadership strutturata e riconoscibile. È piuttosto uno sciame che ora si addensa e ora si assottiglia; con i giovani a fare la spola da una parte all’altra. La comunità afroamericana dà il tono, ma ci sono tanti bianchi e soprattutto tante teenager, studentesse per lo più. Alcune di loro sono alla prima uscita. Altre hanno dato una mano nei mesi scorsi al senatore Bernie Sanders.

Le autorità federali hanno sigillato il cuore della città, chiudendo alle auto un lungo rettangolo che ha come baricentro la Casa Bianca. Ad ogni incrocio, e quindi circa ogni cento metri, c’è un blindato della Guardia Nazionale, affiancato da auto della polizia, dai Servizi Segreti. Sono stati chiamati in servizio persino gli agenti della Dea, l’agenzia anti droga federale. In totale almeno 5 mila tra agenti e militari presidiano le strade.

Nella notte tra giovedì e venerdì scorso i reparti della Park Police hanno montato reti di protezione lungo il perimetro della Casa Bianca rimasto scoperto. Sono barriere alte circa 2,5 metri, incastrate su una base di cemento. È un «effetto fortezza» che scende fino al parco che separa il South Portico dalla Constitution Avenue, l’arteria che costeggia la Mall. Lo spazio, la proiezione verso l’esterno della residenza presidenziale non sono casuali. George Washington diede mandato a una commissione di architetti di costruire istituzioni «aperte al popolo».

Ecco perché colpisce vedere la Casa Bianca blindata: un’altra prova di forza di Donald Trump. A metà giornata, per fortuna, tutto sembra filare liscio. Nessun incidente, nessun arresto. «Situazione molto pacifica», commenta un sottufficiale della polizia, alla guida del gruppo di agenti in bici incaricati di sorvegliare l’incrocio della 16esima, uno dei punti più delicati. A cento metri dalla sua postazione si staglia la recinzione che chiude il Parco Lafayette, la via d’accesso alla Casa Bianca. Qui lunedì 1 giugno Trump aveva fatto sgomberare la folla dalla polizia a cavallo e poi si era messo in posa, impugnando la Bibbia, davanti alla St.John’s Episcopal Church.

Per tutta risposta venerdì 5 giugno la sindaca di Washington, Muriel Bowser, aveva autorizzato una squadra di artisti a dipingere la scritta «Black Lives Matter» a caratteri cubitali gialli sull’asfalto. Un’iniziativa destinata a durare, perché «Black Lives Matter Square» è anche il nuovo nome di questo luogo. Ed è proprio qui che si è chiuso il programma. Con una festa

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