Ci sono conflitti che scoccano a mezzanotte in punto. È il caso della guerra commerciale esplosa venerdì fra Stati Uniti e Cina, dopo mesi di minacce (e tweet) reciproci. Gli States di Donald Trump hanno imposto dazi del 25% su un totale di 818 prodotti industriali e tecnologici cinesi, per un valore di 34 miliardi di dollari di importazioni. La Cina ha risposto a tempo di record, come da annunci, con tariffe extra per valori analoghi su 545 prodotti americani, dai beni agricoli ai veicoli. Il problema è che siamo solo agli inizi di un'escalation dagli sviluppi imprevedibili.
Trump continua ad alzare l'asticella e si è spinto a paventare dazi per un valore complessivo di 500 miliardi di dollari, quanto basterebbe ad affossare l'intero import Usa dal gigante asiatico. Da parte sua, Pechino non ha intenzione di cedere e si prepara a una replica capace di farsi sentire sull'economia Usa (e sicuramente sui mercati, già innervositi da un botta e risposta che potrebbe far crollare l'economia globale). L'effetto domino è in agguato, anche perché l'aggressività di «The Donald» miete vittime ovunque. Un altro fronte aperto è con l'Europa, colpita da minacci di tariffe capaci di incrinare la sua storica industria dell'auto.
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