L’ex presidente americano è intervenuto davanti a 15 mila persone a Johannesburg durante le celebrazioni per il centenario del compianto leader sudafricano.
LORENZO SIMONCELLI - CITTÀ DEL CAPO
«Credo nella visione di Nelson Mandela, in una democrazia multi-razziale dove uguaglianza e giustizia prevalgono, esseri umani nati uguali e creati da Dio con gli stessi diritti, concetti condivisi da altri grandi personaggi come Gandhi, Martin Luther King e Abraham Lincoln». Con queste parole l’ex presidente americano Barack Obama ha omaggiato il compianto leader sudafricano Nelson Mandela, di cui si celebra il centesimo anniversario dalla nascita in Sudafrica ed in tutto il mondo.
Non è un segreto che “Tata Madiba”, come era soprannominato nella Nazione Arcobaleno il Premio Nobel per la Pace, è stato una delle maggiori fonte di ispirazione per l’ex inquilino della Casa Bianca sin da quando era un giovane studente e, poi, per l’intero percorso politico. «Grazie al suo sacrificio ed al suo esempio non ha solo combattuto la segregazione razziale in Sudafrica, ma ha forgiato un movimento ed un modello a cui si sono ispirati tutti coloro che si sono sentiti vittime di soprusi ed ingiustizie» ha ricordato Obama davanti a 15 mila persone nello stadio di cricket dei Wanderers a Johannesburg.
L’ex presidente americano, tornato a parlare in pubblico per la prima volta, dopo l’avvicendamento alla Casa Bianca con Donald Trump, non ha mancato di bacchettare i grandi della Terra per la deriva anti-democratica che stanno prendendo alcune società e l’elites economica più volta accusata di essere responsabile delle numerose disuguaglianze sociali che si stanno acuendo in molti Paesi. Obama ha parlato, poi, della rampante corruzione, bacchettando gli evasori fiscali che trasferiscono i capitali nei paradisi fiscali e del cambiamento climatico in corso, «una vera minaccia per l’umanità, ancora negata da alcuni leader» - ha detto l’ex presidente americano.
Obama aveva incontrato Nelson Mandela nel 2005, insieme alla moglie Michelle, quando era ancora un giovane senatore. Nel 2013 era tornato in Sudafrica come Capo di Stato per ben due volte, prima in visita ufficiale, ma senza poter incontrare Mandela ormai troppo malato e, poi, proprio sul finire del 2013 nel giorno dei funerali del leader della lotta contro l’apartheid.
Non condivido la politica di Trump e nemmeno i modi, però bisognerebbe informarsi un minimo prima di affermare certe cose. Mandela è stato innalzato dai mass media come una specie di nuovo messia ma pochi ricordano che era a capo di un'organizzazione terroristica responsabile di migliaia di morti (per lo più neri). Inoltre basta guardare la situazione attuale del Sud Africa e la "bella" eredità che ha lasciato. Decine di bianchi uccisi quasi all'ordine del giorno, stupri, rapine, corruzione, la percentuale di malati di AIDS più alta di tutta l'Africa. La capitale rischia di rimanere senza acqua potabile. Insomma, no, non credo sia un bel esempio da prendere.
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