Netta affermazione del candidato della sinistra ·
Andrés Manuel López Obrador è stato eletto presidente del Messico con il 53 per cento dei voti alle elezioni di domenica. Gli altri candidati hanno ammesso la sconfitta.
López Obrador era il grande favorito. L’ex sindaco di Città del Messico è il leader del Movimento di rigenerazione nazionale (Morena), nato intorno alla sua figura nel 2011. Si era già candidato alla presidenza del paese per due volte, nel 2006 e nel 2012, senza ottenere i consensi sufficienti per essere eletto. Nel voto di domenica, andando oltre il 50 per cento ha sopravanzato nettamente Ricardo Anaya del Partito azione nazionale (Pan, di orientamento conservatore) che ha superato di poco il 20 per cento e José Antonio Meade del Partito rivoluzionario istituzionale (Pri), che non è andato oltre il 15. Il nuovo presidente, oltre a ribadire l’impegno contro la corruzione, ha spiegato che affronterà alla radice le emergenze della violenza e del narcotraffico: «Entrambe sono un prodotto della povertà, e quindi cercheremo di superarle prima di tutto creando condizioni di vita migliori per tutti i cittadini». López Obrador intende inoltre intensificare la lotta sul fronte dell’ordine pubblico, e a questo scopo convocherà una conferenza per chiedere l’aiuto di tutte le autorità internazionali e i paesi che hanno esperienza nel combattere il crimine organizzato. Anche le migrazioni dipendono dalla povertà, ha sottolineato il presidente eletto annunciando una politica che intende «garantire una qualità della vita che permetta a tutti di vivere dove sono nati e cresciuti, così che coloro che decideranno di emigrare lo faranno per il loro piacere, e non per necessità».
Nell’ultima campagna elettorale le critiche di López Obrador si sono dirette soprattutto contro il Pri, nel quale lui stesso ha militato da giovane e che ha governato il Messico ininterrottamente dal 1928 al 2000 e poi dal 2012 a oggi.
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