martedì 17 luglio 2018

Linosa, si tuffano da barcone mentre i soccorsi sono bloccati: morti 4 migranti

Un vero e proprio equipaggio, con comandante (con precedenti per traffico di esseri umani), motoristi e marinai, quello degli scafisti fermati ieri a Pozzallo. Al termine di giornate serrate di interrogatori la squadra mobile di Ragusa è riuscita a ricostruire le ultime fase di quel barcone partito da Zwara che, ignorato da Malta, è giunto in prossimità di Linosa con 450 migranti a bordo. E per undici di loro sono scattati i fermi, non solo per il favoreggiamento alla immigrazione clandestina, ma anche per avere, in conseguenza di quel reato, cagionato la morte di quattro migranti, incluso un ragazzo somalo di 17 anni, che si sono gettati in mare alla vista della motovedetta che stava per salvarli al largo di Linosa.


L’equipaggio

Secondo le prime indiscrezioni, l’equipaggio formato da libici, siriani, egiziani e tunisini, era di tipo professionale. Lo stesso comandante era già stato arrestato nel 2004 sempre per traffico di esseri umani. L’ipotesi è che dopo il blocco dei gommoni, i trafficanti, per non perdere i soldi estorti ai migranti per il viaggio, abbiano approntato alla svelta il barcone che, però, per essere guidato ha bisogno di mani esperte. E dunque sono dovuti salire a bordo i trafficanti.

L’arrivo vicino Linosa

In attesa che si concludano le verifiche negli ospedali per controllare che i quattro scomparsi in mare alla fine non ce l’abbiano fatta, la mobile ha ricostruito così i fatti. All’arrivo vicino Linosa si è avvicinata una motovedetta della Guardia Costiera. I migranti si aspettavano di essere soccorsi. Ma si attendeva. Era in pieno atto lo scontro internazionale su chi dovesse accogliere i profughi. E loro si sono buttati nel tentativo di raggiungerla a nuoto. In 34 da due motovedette della Capitaneria di Porto ed una della Guardia di Finanza, sono stati ripresi dal mare. Ma secondo tre parenti di origine somale i quattro non sono riusciti a raggiungere l’imbarcazione di soccorso e che per questo si sono perse le loro tracce.

Cinque ore di attesa

Secondo la ricostruzione della Mobile di Ragusa, «alle ore 20.30 del 13 luglio il Pattugliatore della Guardia di Finanza «Monte Sperone» procede in ausilio alla vedetta v.2067 del Roan di Palermo, impegnata in un’attività di contrasto all’immigrazione clandestina, in quanto era stato intercettato un peschereccio con a bordo numerosi cittadini extracomunitari proveniente dalla Libia». È l’inizio dell’attesa per i 457 del peschereccio di Zwara. Dopo più di cinque ore, c’è chi non ce la fa più e si getta in acqua. E, annota la Mobile, «Alle ore 01:42, il pattugliatore ammainava entrambi i battelli di servizio al fine di soccorrere alcuni migranti presenti in acqua e successivamente abbordare il peschereccio per ristabilire l’ordine ed operare il soccorso, poiché parte dei passeggeri si era tuffato per raggiungere a nuoto le navi italiane». Cinque minuti dopo, all’1.47 iniziava il trasbordo. Per i quattro troppo tardi.

Fino a 10mila euro per il viaggio

I migranti, terrorizzati, hanno riferito, dopo una lunga opera di rassicurazione da parte dei poliziotti, di aver viaggiato chi nella stiva e chi vicino al ponte comando. Tutti erano concordi nel riferire agli investigatori il ruolo di ogni membro dell’equipaggio. Dal capitano al vivandiere, da chi curava le comunicazioni via telefono satellitare a chi distribuiva l’acqua e manteneva l’ordine; tutti avevano un ruolo e gestivano il carico umano composto da 450 migranti. I quasi 300 migranti eritrei hanno pagato in media 10.000 euro circa (così come da loro dichiarato) per raggiungere l’Europa effettuando diversi passaggi da più paesi, mentre i somali ne hanno pagati in media 6.000.

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