"Stop ad europei in cerca di lavoro. Avremo il controllo dei confini", ha scritto Theresa May su Facebook.
LONDRA – Theresa May si è liberata dei ministri più brexitiani del suo governo, ma continua a condurre due negoziati in parallelo: uno con la Ue e uno con il proprio partito. Alla Ue presenta un pacchetto di misure per una “soft Brexit”: unione doganale di fatto, sistema di mobilità per l’immigrazione, riconoscimento delle sentenze della Corte Europea di Giustizia come arbitro nelle dispute. Al proprio partito presenta una Brexit non tanto “soft”: stop ad europei in cerca di lavoro (a esclusione dei “professionisti qualificati”), controllo dei propri confini, fine della giurisdizione europea.
L’apparente contraddizione si spiega con la sua sopravvivenza politica. Usciti di scena il ministro degli Esteri Boris Johnson e quello della Brexit David Davis, tutti i posti chiave del governo sono occupati da conservatori che nella campagna per il referendum di due anni fa si schierarono per rimanere nella Ue, lei inclusa (quando era ministro degli Interni).
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