Un passo indietro che in realtà è un attacco al governo dove ora si è aperto uno scontro palese. Le dimissioni di mister Brexit, conservatore ed euroscettico, 69 anni, sono arrivate nella notte, ma erano attesa da venerdì quando, in Consiglio dei ministri, May aveva imposto la sua linea più conciliante sull'uscita dall'Unione europea.
La lunga, faticosa trattativa tra Ue e Gran Bretagna si trascina da mesi. E la premier Theresa May, da mesi, sostiene che non intende “deludere il popolo britannico” sulla Brexit. E così quando, venerdì scorso, è “passato” il piano soft per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sembrava che le tensioni nel governo potessero calare. E invece no: proprio il ministro delegato alla Brexit, l’euroscettico David Davis, si è dimesso. Un passo indietro che in realtà è un attacco al governo dove ora si è aperto uno scontro palese. Le dimissioni di mister Brexit, 69 anni, sono arrivate nella notte, ma erano attesa da venerdì quando, in Consiglio dei ministri, May aveva imposto la sua linea più conciliante sulla Brexit. Ovvero il piano di Chequers che ha stabilito che ci siano regole comuni su diversi beni, inclusi alimenti e prodotti agricoli. I cui dettagli avrebbero dovuto essere svaletai un libro bianco giovedì prossimo, il 12, mentre i negoziati a Bruxelles avrebbero dovuto prender il via attorno al 16. Davis, conservatore, ci ha pensato poco più di 48 ore: “La direzione generale della politica del governo, nella migliore delle ipotesi, lascerà la Gran Bretagna in una posizione debole nei negoziati con l’Unione Europea, e forse senza via di uscita”.
Le dimissioni sono state immediatamente seguite da quelle del sottosegretario Steve Baker. Le conseguenze su Downing street potrebbero essere fatali visto che la May si batte per tenere unito il partito conservatore su un progetto di Brexit che mantenga forti legami economici con l’Ue anche dopo aver lasciato il blocco, ma trovando nel suo partito resistenze sempre più esplicite. L’accordo di venerdì, arrivato dopo la maratona di colloqui nel ritiro della prima ministra, “renderebbe il presunto controllo del Parlamento sulla Brexit del tutto illusorio“, ha aggiunto il ministro dimissionario. Davis era particolarmente critico nei confronti della proposta di mantenere un “regolamento comune” per consentire il libero scambio di merci, affermando che “in questo modo il controllo su ampie fasce della nostra economia resterebbe nelle mani della Ue. Non sono persuaso che il nostro approccio negoziale non finirà per portare ad ulteriori richieste di concessioni”, ha detto, concludendo che il suo incarico di negoziatore della Brexit richiedeva “un fedele sostenitore del tuo approccio e non un semplice coscritto riluttante“. In una lettera, Theresa May ha risposto che il suo piano sulla Brexit è in linea con l’impegno di lasciare in piedi il mercato unico europeo e l’unione doganale.”Non sono d’accordo con la tua caratterizzazione della politica che abbiamo concordato”, ha detto la premier. Poi i ringraziamenti a Davis: “Desidero ringraziarti calorosamente per tutto ciò che hai fatto negli ultimi due anni come Segretario di Stato per dare forma alla nostra uscita dall’Ue”.
Venerdì, poco prima della riunione del governo britannico, era arrivata anche un’apertura da Bruxelles dopo settimane di pressing per chiudere la trattativa: il capo negoziatore negoziatore Ue per la Brexit, il francese Michel Barnier, aveva dichiarato di essere “pronto ad adattare la nostra offerta se la Gran Bretagna dovesse cambiare le sue ‘linee rosse”, perché “l’obiettivo è sempre stato un accordo con, e non contro” Londra. Barnier aveva anche invitato a “sdrammatizzare” il nodo della frontiera irlandese, “in fondo si tratta di controlli tecnici sulle merci, niente di più, niente di meno”.
Davis era stato nominato due anni fa per dirigere il nuovo Dipartimento per l’uscita dall’Unione europea dopo che il 51,9% degli elettori inglesi aveva votato Leave (‘lasciare’) al referendum del 23 giugno 2016. Davis divenne così il volto pubblico della Brexit, guidando la delegazione britannica in trattative con Bruxelles, anche se il suo ruolo era stato sempre più oscurato negli ultimi mesi. Secondo quanto riferito, il 69enne aveva minacciato di smettere più volte percependo la mancanza di fermezza nella posizione negoziale della Gran Bretagna, ma era rimasto strettamente fedele al primo mandato. May dovrebbe rivolgersi al parlamento per spiegare il suo piano per l’adozione da parte della Gran Bretagna delle regole dell’Ue sulle merci dopo la Brexit. Da una parte, deve fronteggiare la rabbia dei parlamentari del suo stesso partito che vogliono una taglio più netto; dall’altra, la pressione delle imprese che anche così potranno subire danni economici. In quella sede dovrebbe annunciare anche il sostituto di Davis.
Il piano di Theresa May prevede la creazione di un’area di libero scambio con l’Ue per le merci, per proteggere il commercio in settori come quello manifatturiero, pur mantenendo la flessibilità per il settore di servizi della Gran Bretagna. Non è chiaro se Bruxelles accetterà questa posizione, dopo aver ripetutamente avvertito la Gran Bretagna che non può scegliere di difendere la parte che le serve del mercato unico e buttare via il resto. Intanto il Labour di Jeremy Corbyn guadagna terreno. Subito dopo l’accordo sulla soft brexit l’autorevole istituto Survation aveva segnalato che in caso di elezioni i Laburisti otterrebbero il 40% (2 punti in più rispetto al dato precedente) mentre i Tories sono dati in calo al 38 (tre punti in meno), con gli eurofili LibDem al 10%.
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