sabato 30 giugno 2018

Europa, un compromesso a metà


Sì alle piattaforme di sbarco per migranti, alla creazione di centri di controllo ma su base volontaria e ai 500 milioni di euro al Fondo fiduciario per l'Africa. Sullo sfondo, in sordina, i progressi dell'Unione bancaria, il potenziamento del Meccanismo di stabilità europeo e l’«ultima chiamata» ai negoziati sulla Brexit per trovare un accordo entro ottobre. 


Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha riassunto così il «lungo vertice» di Bruxelles, terminato con un compromesso minimo; un «accordicchio» lo ha definito qualcuno. Proprio per questo sono importanti le sue parole: per il ruolo che ricopre Tusk è figura super partes che aiuta a pesare i risultati di un Consiglio europeo iniziato con minacce reciproche e concluso fra le rivendicazioni del «successo» vantato da tutti i leader in campo. 

Il vertice ha comunque evitato che l’Europa si spaccasse, ha impedito che i governi populisti rovesciassero il tavolo e permetterà ad Angela Merkel di restare al potere a Berlino. Alla vigilia non era affatto scontato...” 

Dal punto di vista politico, l’incastro trovato a Bruxelles è stato grosso modo questo, come spiega Beda Romano

«Vi era l'interesse di Angela Merkel di avere un accordo per allentare le tensioni con i cristiano-sociali bavaresi, impegnati in un giro di vite anti-immigrati. La Germania ha quindi premuto perché ci fosse un’intesa sulla possibile apertura delle imbarcazioni a porti mediterranei che non siano solo italiani e greci. Francia e Spagna si sono accodati. I paesi più riottosi all'idea di accogliere migranti, quelli dell'Est, hanno dato il loro benestare perché tutto è volontario».

Se questa cornice ha permesso a tutti i 28 paesi di poter cantare vittoria davanti alle rispettive opinioni pubbliche, ci sono almeno due aspetti nuovi che vanno ancora chiariti e verificati sul campo (oggi ad esempio al largo della Libia è successa un’altra tragedia): 

1) Le piattaforme regionali di sbarco annunciate nel documento e alla base dell’accordo di Bruxelles saranno attivate in paesi terzi o sul territorio dell'Unione? Chi le ospiterà? Chi le gestirà? Quale saranno i loro compiti? Quale ruolo avranno i paesi di origine, di transito e di destinazione? 

2) La scelta di aprire porti anche non italiani o greci all'arrivo dal Nord Africa o dal Medioriente di imbarcazioni cariche di migranti, da sistemare in «centri controllati», verrà lasciata alla volontà o meno dei singoli stati membri. Insomma nessun obbligo dei paesi di aprire questi centri e di accogliere le imbarcazioni in arrivo. La volontarietà rende l'intesa, se non aleatoria, almeno tutta da verificare sul campo. 

Ciò detto, è la prima volta dal 2016 e dall'accordo con la Turchia, paese che ospita oltre 3,5 milioni di rifugiati diretti in origine verso l'Europa, che l’Europa tenta una strada radicalmente nuova. Questo va registrato positivamente.

Talking points: 
- Il paradosso del blocco di Visegrad che, nei fatti, si è dimostrato il più acerrimo avversario della linea salviniana. Il premier Conte, per strappare un compromesso, ha dovuto trovare un accordo con la solita vecchia Europa franco-tedesca. 
- La solitudine di Theresa May sulla Brexit, il futuro dell’eurozona messo in ombra dal dibattito sui migranti, la vaghezza sul nuovo budget comunitario, il confronto tra gli esordienti Sanchez (Spagna) e Conte (Italia). Quattro lezioni da portarsi a casa sulla “madre di tutti i summit Ue”. 
- La capacità della cancelliera Merkel di restare a galla (ora per il suo avversario interno Seehofer sarà più difficile sfiduciarla). 
- Boeri (Inps): calo immigrati è un problema serissimoper le pensioni da pagare. 

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