Sì alle piattaforme di sbarco per migranti, alla creazione di centri di controllo ma su base volontaria e ai 500 milioni di euro al Fondo fiduciario per l'Africa. Sullo sfondo, in sordina, i progressi dell'Unione bancaria, il potenziamento del Meccanismo di stabilità europeo e l’«ultima chiamata» ai negoziati sulla Brexit per trovare un accordo entro ottobre.
IL DOCUMENTO: Le conclusioni del Consiglio europeo
Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha riassunto così il «lungo vertice» di Bruxelles, terminato con un compromesso minimo; un «accordicchio» lo ha definito qualcuno. Proprio per questo sono importanti le sue parole: per il ruolo che ricopre Tusk è figura super partes che aiuta a pesare i risultati di un Consiglio europeo iniziato con minacce reciproche e concluso fra le rivendicazioni del «successo» vantato da tutti i leader in campo.
Il vertice ha comunque evitato che l’Europa si spaccasse, ha impedito che i governi populisti rovesciassero il tavolo e permetterà ad Angela Merkel di restare al potere a Berlino. Alla vigilia non era affatto scontato...”
Dal punto di vista politico, l’incastro trovato a Bruxelles è stato grosso modo questo, come spiega Beda Romano:
«Vi era l'interesse di Angela Merkel di avere un accordo per allentare le tensioni con i cristiano-sociali bavaresi, impegnati in un giro di vite anti-immigrati. La Germania ha quindi premuto perché ci fosse un’intesa sulla possibile apertura delle imbarcazioni a porti mediterranei che non siano solo italiani e greci. Francia e Spagna si sono accodati. I paesi più riottosi all'idea di accogliere migranti, quelli dell'Est, hanno dato il loro benestare perché tutto è volontario».
Se questa cornice ha permesso a tutti i 28 paesi di poter cantare vittoria davanti alle rispettive opinioni pubbliche, ci sono almeno due aspetti nuovi che vanno ancora chiariti e verificati sul campo (oggi ad esempio al largo della Libia è successa un’altra tragedia):
1) Le piattaforme regionali di sbarco annunciate nel documento e alla base dell’accordo di Bruxelles saranno attivate in paesi terzi o sul territorio dell'Unione? Chi le ospiterà? Chi le gestirà? Quale saranno i loro compiti? Quale ruolo avranno i paesi di origine, di transito e di destinazione?
2) La scelta di aprire porti anche non italiani o greci all'arrivo dal Nord Africa o dal Medioriente di imbarcazioni cariche di migranti, da sistemare in «centri controllati», verrà lasciata alla volontà o meno dei singoli stati membri. Insomma nessun obbligo dei paesi di aprire questi centri e di accogliere le imbarcazioni in arrivo. La volontarietà rende l'intesa, se non aleatoria, almeno tutta da verificare sul campo.
Ciò detto, è la prima volta dal 2016 e dall'accordo con la Turchia, paese che ospita oltre 3,5 milioni di rifugiati diretti in origine verso l'Europa, che l’Europa tenta una strada radicalmente nuova. Questo va registrato positivamente.
Talking points:
- Il paradosso del blocco di Visegrad che, nei fatti, si è dimostrato il più acerrimo avversario della linea salviniana. Il premier Conte, per strappare un compromesso, ha dovuto trovare un accordo con la solita vecchia Europa franco-tedesca.
- La solitudine di Theresa May sulla Brexit, il futuro dell’eurozona messo in ombra dal dibattito sui migranti, la vaghezza sul nuovo budget comunitario, il confronto tra gli esordienti Sanchez (Spagna) e Conte (Italia). Quattro lezioni da portarsi a casa sulla “madre di tutti i summit Ue”.
- La capacità della cancelliera Merkel di restare a galla (ora per il suo avversario interno Seehofer sarà più difficile sfiduciarla).
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