venerdì 8 giugno 2018

Bassetti: «Lavoriamo insieme per ricucire l’Italia»

Bassetti: «Lavoriamo insieme per ricucire l’Italia»: "Una Veglia di preghiera per l'Italia è stata indetta dalla Comunità di Sant'Egidio per stasera a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. La veglia è presieduta dal presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti.

La Comunità di Sant'Egidio spiega che "negli ultimi mesi, dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia è stata attraversata da un clima di tensione e di conflittualità che ha fatto perdere in più occasioni l’obiettivo principale della politica, come di ogni responsabilità sociale e civile, che è quello del bene comune e della protezione delle fasce più deboli della popolazione. Come cristiani e, al tempo stesso, cittadini di un Paese che significa ancora tanto per il mondo in termini di cultura, simpatia umana, solidarietà e impegno per la pace, invitiamo ad unirsi alla veglia".

Cari fratelli e sorelle,

la parabola dei talenti Mt.25, 14-29, che tante volte abbiamo ascoltato, ci fa spesso riflettere sui doni – i talenti – che abbiamo ricevuto nella nostra vita personale. Ci invita alla responsabilità di usare bene quei talenti affidatici dal Signore. Forse mai abbiamo pensato che i talenti non sono solo le opportunità o le qualità della nostra vita personale.
Vorrei oggi leggere il dono dei talenti in un altro senso. Essi sono il dono di una patria, di una comunità nazionale. Ognuno riceve il dono di una patria: forse c’è chi lo riceve con più opportunità chi con meno, ma tutti hanno una patria. Diceva san Giovanni Paolo II: “L’espressione ‘patria’ si collega con il concetto e con la realtà di ‘padre’”. È “l’insieme di beni che abbiamo ricevuto dai nostri padri”: eredità di terra, di storia, di cultura, di valori spirituali, di lingua…”.

Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra – e ricordo i racconti della mia infanzia – si capisce il valore di una patria in pace. Diceva ancora Giovanni Paolo II che il proprio Paese “è per ciascuno, in un modo, molto vero, una madre”.

In questi mesi, dopo le elezioni politiche, abbiamo vissuto momenti di seria preoccupazione, non solo per la composizione del governo che tardava a venire. Oggi, finalmente arrivata, facciamo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo al servizio del bene comune del Paese. Ma non possiamo dimenticare che c’è stato un clima di tensione e attimi di conflittualità che sono emersi dalle viscere profonde del Paese.

Soprattutto su internet, il cui uso talvolta irresponsabile è da biasimare, ho visto montare una rabbia sociale persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.
Ci vuole una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Che tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili a qualunque titolo non badino all’interesse immediato e di parte! Si ricordino delle parole del profeta Osea: “E poiché hanno seminato vento/ raccoglieranno tempesta” (8,7).
La conclusione di un periodo difficile, con la composizione di un nuovo governo, richiama tutti a un senso di responsabilità nelle parole e nei fatti, sempre tenendo conto del rispetto delle persone e del bene comune. La mia preoccupazione va a tanti mondi, specie le periferie delle nostre città, lacerati, in cui alla fatica quotidiana di vivere – e spesso è tanta! – si aggiungono nuovi conflitti e diffidenze. C’è un tessuto umano da ritessere in questi angoli di mondo e in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale.

Dicevo ai vescovi italiani qualche mese fa: “Dobbiamo, perciò, essere capaci di unire l’Italia e non certo di dividerla. Occorre difendere e valorizzare il sistema-Paese con carità e responsabilità. Perché il futuro del Paese significa anche rammendare il tessuto sociale dell’Italia con prudenza, pazienza e generosità”.

La Chiesa italiana è impegnata nel rammendo nella società italiana, perché essa è e vuole essere segno di unità e di pace del popolo italiano. Il mondo intero ha bisogno di un’Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L’Italia dà all’Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo. Non possiamo mancare alle nostre responsabilità, che hanno reso il nostro Paese conosciuto e simpatico nel mondo intero. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli." SEGUE >>>

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