lunedì 2 aprile 2018

La metamorfosi di Hamas fa paura a Israele

La metamorfosi di Hamas fa paura a Israele: "In Israele il ruolo più impegnativo e delicato nel giornalismo è quello dell'analista militare. Sono i loro gli articoli più letti in un Paese che dalla sua nascita, quasi settant'anni fa, con la guerra e il terrorismo ha imparato a dover fare i conti. Degli analisti militari, Amos Harel, firma di Haaretz è uno dei più affermati, con entrature che contano sia ai vertici delle Idf (le Forze di difesa israeliane) che nei vari segmenti dell'intelligence dello Stato ebraico. Per questo va ascoltato con grande attenzione quando spiega la "metamorfosi di Hamas". Sintetizzabile così: la rivolta popolare non violenta paga di più dei tunnel e dei missili. In termini mediatici, di impatto sull'opinione pubblica internazionale e nelle ricadute su Israele. "Sembra che Hamas, i cui attivisti sono stati coinvolti nell'organizzazione delle dimostrazioni e nell'esortare i partecipanti a scontrarsi con l'esercito vicino al recinto – afferma Harel - abbia trovato un modo più efficace di creare attriti con le Forze di Difesa Israeliane che lanciare missili e compiere attacchi attraverso i suoi tunnel. I missili e gli attacchi terroristici in Israele comportano il rischio di condurre a una guerra che presumibilmente Hamas non vuole. Inoltre, il sistema Iron Dome fornisce una protezione ragionevole contro i razzi e la barriera ad alta tecnologia che Israele sta costruendo lungo il confine è progettata per rilevare e bloccare la costruzione di tunnel dalla Striscia di Gaza nel territorio israeliano. Gli eventi del venerdì – continua Harel hanno riportato Gaza in qualche modo all'attenzione della comunità internazionale, dopo mesi di indifferenza per una situazione sempre più degradata...".

Ma la reazione dell'opinione pubblica israeliana è stata di totale sostegno all'azione dell'esercito. E questo porta a interrogarsi su quale sia diventata oggi la cultura dominante nello Stato ebraico, di più, quale sia diventata la psicologia della Nazione. Una delle voci più critiche è quella del decano dei giornalisti "radical" israeliani: Gideon Levy. Questo il suo j'accuse: "L'uccisione di palestinesi è accettata in Israele in modo più leggero rispetto all'uccisione di zanzare. Non c'è niente di più economico in Israele del sangue palestinese. Se ci fossero cento o anche mille morti Israele avrebbe comunque esaltato l'esercito israeliano. Ma un esercito che si vanta di sparare a un contadino sulla sua terra, mostrando il video sul suo sito web per intimidire gli abitanti di Gaza; un esercito che schiera carri armati contro i civili e vanta di cento tiratori che aspettano i manifestanti è un esercito che ha perso ogni freno. Come se non ci fossero altre misure. Come se l'Idf avesse l'autorità o il diritto di impedire manifestazioni a Gaza, minacciando i conducenti di autobus di non trasportare i manifestanti sul territorio dove l'occupazione è da tempo conclusa, come tutti sanno. Dei giovani disperati – rimarca ancora Levy - arrivano di nascosto da Gaza, armati di armi ridicole, marciando dozzine di chilometri senza far del male a nessuno, aspettando solo di essere scoperti per sfuggire alla povertà di Gaza in un carcere israeliano. Ma questo non tocca la coscienza di nessuno. Il presidente palestinese Mahmud Abbas è responsabile per la situazione a Gaza. E Hamas, ovviamente. E l'Egitto. E il mondo arabo e il mondo intero. Solo non Israele. Ha lasciato Gaza e soldati israeliani non commettono mai massacri...". "Ucidere palestinesi ha, per Israele, un costo politico minimo", rimarcano sul Washington Post Max J. Rosenthal e Rubby Mellen.

Levy va giù pesante, descrivendo le Israeli Defence Forces come le "Israeli Massacre Forces". Voci da Israele. Preoccupate, preoccupanti. "Le dichiarazioni ufficiali israeliane non hanno fatto alcun riferimento al vero motivo della protesta - la disastrosa realtà a Gaza - o al diritto di poter protestare liberamente. Israele ha il potere di cambiare immediatamente la vita a Gaza in meglio, ma ha scelto di non farlo. Ha reso Gaza un'enorme prigione, ma proibisce ai prigionieri persino di protestare contro questo, pena la morte", dice ad HP Hagai El-Ad, direttore esecutivo di B'Tselem, l'organizzazione per i diritti umani israeliana. Annota Chemi Shalev, saggista politico e corrispondente di Haaretz negli Usa - altra voce autorevole nel campo della strategia militare "Più Hamas persiste con la 'Marcia del milione', come è stata soprannominata, e più riesce a separare le proteste da atti di violenza e terrore, più riuscirà a sfidare e mettere in imbarazzo Israele e Mahmoud Abbas e l'Autorità palestinese... Il giorno dello spargimento di sangue di venerdì scorso potrebbe essere presto dimenticato se rimane un evento solitario, ma se il bagno di sangue si ripresenta ripetutamente durante la campagna di sei settimane che culminerà con il 'Nakba Day' palestinese a metà maggio, la comunità internazionale sarà costretta a riorientare le sue posizioni sul conflitto"." SEGUE >>>


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