sabato 31 marzo 2018

Facebook chiude gli esperti spiegano perché è possibile - Marieclaire

Facebook chiude gli esperti spiegano perché è possibile - Marieclaire: "82600
Come cambierebbe la nostra vita se Facebook chiudesse (davvero)?
Prendetevi un minuto per leggere attentamente, perché Facebook potrebbe sparire dai nostri smartphone e, no, non è una ipotesi assurda. Meglio farsi trovare già vaccinati. Avete presente cos’è un romanzo distopico, quelle storie come True Blood, dove si immagina una società in cui i vampiri sono cittadini normali e votano? Oppure dove le persone non muoiono mai perché grazie alla tecnologia la loro “anima” si sposta da un corpo nuovo all’altro, come in Altered Carbon? Diciamo che 25 anni fa in un romanzo distopico avremmo potuto immaginare la società globale collegata tramite un sito chiamato Social Network con cui puoi comunicare cone sconosciuti dall’altra parte del mondo e rimanere in contatto quotidiano con amici e parenti che non hai mai tempo di chiamare. Oggi il romanzo distopico che possiamo immaginare è un futuro opposto, in cui tutto questo non ci sarà più. O almeno, non ci sarà più Facebook. Follia? Non esattamente. L’ipotesi comincia a serpeggiare da quando è scoppiato il mega scandalo Cambridge Analytica, sulla gestione non autorizzata dei dati degli utenti con conseguente crollo in borsa, lancio dell’hashtag #deletefacebook a cui stanno già aderendo le celebrità (la prima: Cher) e intensa ricerca su Google dell'informazione chiudere profilo facebook. E non è ancora nemmeno iniziata l’azione legale.Si legge in giro “ma dai, ti pare che Facebook chiude!”. Eppure, basta ricordare la breve storia (triste) di MySpace, di cui Facebook in fondo è stato l'evoluzione alleggerita e che non ha mai chiuso, ok, ma che ora è più deserto del deserto dei Gobi, senza nemmeno bisogno di alcun incidente di percorso vero. È finita così, come un locale passato di moda che viene improvvisamente disertato da chi ci portava gli amici come un’esclusiva. Niente è per sempre, se è scomparsa la civiltà egizia, figuriamoci un social. Pensate a quante pagine satiriche hanno fatto il boom per poi cadere nel dimenticatoio o chiudere a colpi di segnalazioni ingiuste (che fine ha fatto “Sinceri estimatori della melanzana alla parmigiana”?). “Ho cercato sempre di svincolare la mia attività professionale e personale dai social network e da Facebook”, racconta a MarieClaire.it Salvatore Aranzulla, il geek che ha fondato (e reso indispensabile all’italiano medio) il sito aranzulla.it con tutte le risposte a ogni magagna digitale e tecnica. “Questa scelta si è dimostrata vincente a seguito dei cambi di algoritmo di Facebook che hanno penalizzato la visualizzazione dei contenuti pubblicati dalle pagine Facebook, privilegiando i contenuti pubblicati da amici e parenti. Per chi vuole fare business utilizzando i social network, ormai è importante prevedere un budget pubblicitario, oltre che una buona idea virale”. E ha ragione: in questi anni, una decina in Italia, crescere e nutrire una fan page di brand e celebrità è stato per molti un’attività importante e svolta come se non ci fosse un tramonto. Quanti corsi (costosi) si sono visti in giro per imparare a sfruttare al meglio le potenzialità di Facebook, per poi vedere tutte le strategie apprese finire nel cestino dopo un cambio di algoritmo?

Con Instagram che è fatto solo di immagini e video e poche parole, con Whatsapp riservato alle sole persone che hanno il tuo numero di cellulare, con Twitter dalla forte identità politica, dove per un motivo inspiegabile gli utenti sono persino più aggressivi che altrove, il mestiere di social media manager avrà ancora un senso, se Facebook morisse? (Oddio, non ci vogliamo nemmeno pensare). “Facebook e gli altri social hanno acceso un riflettore sulle connessioni umane, hanno illuminato aspetti del nostro carattere inimmaginabili quando i rapporti di gruppo si limitavano al ritrovarsi a matrimoni e battesimi e si parlava di calcio e del tempo”, racconta Alessandro Galli, webmaster professionista, “Difficile immaginare la vita senza Facebook. A dirla tutta, io non mi tiro indietro quando c'è da esprimere pareri o difendere cause ma troppo spesso, negli ultimi anni, esporsi su un tema ha voluto dire avere molta visibilità e conseguentemente critiche e attacchi che poi diventano un volano d'ansia per chi è affetto dal demone della replica. Per cui mi è capitato di prendermi delle pause di detox digitale, a volte forzate perché mi si era rotto il telefono. Per cui una mezza idea di quello che mi devo aspettare ce l’ho. E no, non è la fine del mondo”. Forse sarebbe la fine del mondo per i fan di Gianni Morandi e di Enrico Mentana, detentori delle due fan page che reggono meglio il tempo, forse perché non ci si legge mai niente di insensato. Di sicuro non per gli adolescenti, che neanche lo prendono più in considerazione da almeno due anni." SEGUE >>>

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