Algerino contromano a Pompei/ Auto rubata contro la Basilica del Santuario: “Volevo stare più vicino ad Allah”: "Falso allarme terrorismo avvenuto nella giornata di lunedì in quel di Pompei, nota cittadina della Campania. Un algerino di 22 anni ha seminato il panico fra la gente, senza però causare vittime ne feriti. Il magrebino, come raccontano gli inquirenti, ha rubato un auto, e si è poi lanciato contro la Basilica del Santuario di Pompei, uno dei santuari mariani più importanti e visitati in Italia. Fortunatamente la corsa dell’algerino, che non si sa bene che intenzioni avesse, si è bloccata contro le fioriere messe appositamente per proteggere l’edificio in questione. Il malvivente era stato espulso dalla Francia e si era quindi rifugiato in Italia. Nel nostro paese era stato a sua volta espulso dal Questore di Cagliari, senza però mai lasciare la penisola. Lunedì l’arresto per quanto descritto sopra.
“VOLEVO STARE PIU’ VICINO AD ALLAH”
Il 22enne è stato processato con rito direttissimo per furto d’auto e false dichiarazioni, ed è stato di conseguenza condannato a due anni e mezzo di reclusione. Stando a quanto spiegano le forze dell’ordine, il giovane, in occasione dell’udienza di convalida, ha spiegato: «di non essere in condizione di sapere perché avesse compiuto quel gesto se non per sentirsi più vicino ad Allah, il che gli sarebbe stato reso più facile dall'assunzione di un farmaco». Non si sa di quale farmaco stia parlando, ma potrebbe trattarsi della morfina, o di qualcosa di simile, che allevia il dolore e annebbia la vista. Inoltre, «L'arrestato, nel corso dell'udienza, ha continuamente emesso suoni labiali e recitato una litania araba in nome di Allah». Una vicenda che si è conclusa fortunatamente solo con tanto spavento e nessuna vittima."
“VOLEVO STARE PIU’ VICINO AD ALLAH”
Il 22enne è stato processato con rito direttissimo per furto d’auto e false dichiarazioni, ed è stato di conseguenza condannato a due anni e mezzo di reclusione. Stando a quanto spiegano le forze dell’ordine, il giovane, in occasione dell’udienza di convalida, ha spiegato: «di non essere in condizione di sapere perché avesse compiuto quel gesto se non per sentirsi più vicino ad Allah, il che gli sarebbe stato reso più facile dall'assunzione di un farmaco». Non si sa di quale farmaco stia parlando, ma potrebbe trattarsi della morfina, o di qualcosa di simile, che allevia il dolore e annebbia la vista. Inoltre, «L'arrestato, nel corso dell'udienza, ha continuamente emesso suoni labiali e recitato una litania araba in nome di Allah». Una vicenda che si è conclusa fortunatamente solo con tanto spavento e nessuna vittima."
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