domenica 4 febbraio 2018

Polonia, Francia, Italia, le facce (diverse) dell'antisemitismo in Europa

Polonia, Francia, Italia, le facce (diverse) dell'antisemitismo in Europa: "«L’episodio tipico dell’antisemitismo italiano è verbale, è il post su Facebook, non è l’attacco fisico. Sono di questo tipo il 60% dei 109 episodi conteggiati nel 2017 arrivati tramite il monitoraggio fatto sul web e le segnalazioni all’antenna antisemitismo». Stefano Gatti lavora all’Osservatorio antisemitismo del centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano che ogni anno produce un report sugli episodi di violenza degli ebrei e dello Stato di Israele. Episodi che sono diversi da quelli di altri Paesi europei.

A fare antisemitismo sono, secondi i dati raccolti dall’Osservatorio, i gruppi estremisti di destra, neofascismo e neonazismo, e di sinistra, antisionisti. Ci sono anche discorsi di tipo antisemitico più trasversali: come quelli di alcuni politici, ma anche chi racconta barzellette o parla dell’ebreo complottista.

La situazione è molto diversa in altri Paesi europei. In Francia, da più di 15 anni (dopo la seconda Intifada di inizio anni 2000), si segnalano annualmente fra i 500 e i 1000 casi. Con anche aggressioni fisiche. L’ultimo caso è di questa settimana: un bambino di 8 anni con la kippah sulla testa è stato preso a calci da due adolescenti in una cittadina alla periferia nord di Parigi. Gli ebrei se ne stanno andando dalla Francia. Il 10% di quelli francesi, 40 mila persone, negli ultimi dieci anni sono emigrati in Israele.

«In Francia – spiegano dall’Osservatorio – c’è un antisemitismo promosso dai gruppi dell’integralismo islamico. Il fondamentalismo islamico ha fra i suoi pilastri un antisemitismo feroce». Gli autori delle violenze in Francia, come nel caso del supermercato kosher dopo l’attacco a Charlie Hebdo nel gennaio 2015, sono esponenti spesso di questi gruppi. Simile la situazione in Belgio. Sono immigrati di seconda e terza generazione che magari hanno un passato di violenza che poi fanno la scelta dell’integralismo che sembra dare una giustificazione alle loro azioni. Nel Regno Unito, dove forte è l’antisemitismo, ci sono gli estremisti islamici, ma anche gruppi xenofobi.

Diverso ancora il caso della Polonia, che proprio questa settimana ha visto l’approvazione di una legge che nega ogni corresponsabilità dello Stato polacco nello sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e nega anche qualsiasi collaborazione dei cittadini polacchi con i nazisti. Si arriva a punire con tre anni di carcere chi associa la Polonia all’Olocausto.

Qui la questione è di revisionismo storico, non di violenza diretta contro una comunità ebraica, peraltro esigua nel Paese. È la scelta del neonazionalismo polacco (la maggioranza di Camera e Senato è della destra nazionalista di Jaroslaw Kaczynski) che si unisce alla crescita dei partiti di destra nazionalista nell’Est Europa. È una scelta di antisemitismo di tipo culturale e ideologico volta al passato da correggere e a una scelta di predominanza dell’identità nazionale.

Il governo di Israele ha definito la legge «un caso di negazione della Shoah». La norma punisce quanti «pubblicamente e contro i fatti attribuiscono alla Nazione polacca o allo Stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità di crimini compiuti dal Terzo Reich tedesco oppure i crimini contro l’umanità contro la pace nonché altri crimini durante la guerra». Può essere perseguito anche chi parla di «campi di sterminio polacchi», con riferimento ai campi costruiti dai nazisti in territorio polacco. Il ministro israeliano per la Cooperazione regionale Tzachi Hanegbi ha detto: «Sappiamo che ci furono molti cittadini polacchi che aiutarono i tedeschi. Lo so per storia personale perché molti miei parenti furono uccisi in Polonia e i vicini polacchi non li aiutarono, al contrario. Onoriamo quei polacchi che salvarono vite ebree, ma non possiamo ignorare che successe anche l’opposto»." SEGUE >>>


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