L'affare dei migranti, le estorsioni, gli assetti dei clan: Giuseppe Quaranta rivela i segreti di Cosa Nostra - Repubblica.it: "“Calogerino Giambrone (boss di Cammarata, ndr) ogni volta che vedeva un “negro” diceva che erano 45 euro che camminavano”. Così ha raccontato l’interesse per l’affaire immigrazione da parte di Cosa nostra Giuseppe Quaranta, un nuovo collaboratore di giustizia tra le fila dei mafiosi di Agrigento e che da giorni sta parlando con i magistrati della Dda di Palermo. L’interesse era rivolto all’accoglienza dei migranti e si era concentrato sulle cooperative con alcuni tentativi di estorsione: due per l’esattezza enon andati a buon fine.
Il 29 gennaio scorso, sette giorni dopo il blitz dei carabinieri di Agrigento in cui è stato arrestato con altri 57, Giuseppe Quaranta si è pentito. Adesso si trova in una località protetta insieme alla sua famiglia. “Ho appreso che mi volevano uccidere perché ho tagliato i ponti”, ha detto ai magistrati della Dda di Palermo: il procuratore aggiunto Paolo Guido e i pm Claudio Camilleri, Calogero Ferrara, Alessia Sinatra. “Cosa nostr è come un vortice che ti fa bello e poi ti risucchia”, ha spiegato e infine ha ammesso: “Mi sento un rimorso di coscienza perché credo di avere rovinato la mia famiglia”.
Prima di diventare uomo di mafia Giuseppe Quaranta era un conducente di carri per trasporto merci per una ditta di Porto Empedocle, in breve diventò braccio destro di Francesco Fragapane, il capo del grande mandamento “Montagna” che racchiude i paesi montani dell’Agrigentino. La sua carriera iniziò con la cura della latitanza di Maurizio Di Gati, al quale portò cibo in un casolare di Grancifone, vicino Naro. “Mi chiese di affidarmelo Pasquale Alaimo. Sapevo che Di Gati era ricercato”, ha spiegato.
Tra il 2010 e il 2014 Giuseppe Quaranta è stato il capomafia di Favara: “Nel 2010 sono stato combinato con cerimonia da Francesco Fragapane, la santina che venne bruciata raffigurava Sant’Antonio da Padova. La punciuta fu con ago e le nostre dita si unirono”. Nel 2014 Fragapane iniziò ad avere dei sospetti sul suo uomo. Lui si allontanò.
LE ESTORSIONI
Giuseppe Quaranta durante i tre interrogatori davanti ai magistrati ha riconosciuto volti, ha raccontato dinamiche e assetti di Cosa nostra agrigentina. In molti pagavano a Raffadali e Quaranta racconta: “Un altro che pagava era il distributore di benzina all’entrata di Raffadali, se non erro di proprietà di Cuffaro, che versava 6 mila euro divisi per le festività natalizie e pasquali”. Effettivamente all’entrata del paese agrigentino ci sono tre distributori di benzina: due sono di proprietà della famiglia dello zio dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Nel verbale Quaranta prosegue: “Il bar “Le Cuspidi” di Raffadali pagava 5 mila euro tra Natale e Pasqua”. E poi, ancora: “A Raffadali è stata fatta una variante sulla circonvallazione nel 2007-2008 e per tale lavoro furono pagati 70 mila euro a Antonino Vizzì, uomo d’onore della famiglia di Raffadali, e a Salvatore Manno (anziano boss, ndr). Altrimenti, mi fu raccontato, i due avrebbero ucciso il titolare della ditta”.
AMMINISTRATORI E/O PUBBLICI FUNZIONARI COLLUSI
Questo capitolo è tutto omissato. Segno che Quaranta avrà fatto nomi di amministratori o pubblici funzionari che non erano finiti nell’ordinanza del 22 gennaio scorso. In due verbali fa riferimento a Santo Sabella, il sindaco di San Biagio Platani finito agli arresti nell’operazione antimafia e che era vicino a Giuseppe Nugara, reggente della famiglia mafiosa del paese. “Santo Sabella – ha ricostruito ai magistrati Quaranta - me lo ha presentato Nugara. In quelle elezioni Nugara candidava una donna che era in un’altra lista, ma dopo le elezioni si sono messi d’accordo e Sabella si sarà certamente messo a disposizione”. Una precisazione sul politico Quaranta ci tiene a farla: “Santo Sabella era a disposizione di Nugara ma non penso fosse inserito in Cosa nostra”.
GLI ASSETTI DI COSA NOSTRA
Quaranta ha tracciato gli assetti che aveva lasciato in Cosa nostra, indicando i capi delle varie famiglie. “A Santa Elisabetta comanda Francesco Fragapane. Il mandamento comprende Raffadali con a capo Antonino Vizzì con Manno Salvatore che è l'anziano, Sant'Angelo Muxaro gestito dai Fragapane, Aragona con a capo un certo Gino che ha una masseria, di cui non ricordo il cognome. Il mandamento di Bivona con a capo Spoto Giuseppe Luciano comprende San Biagio Platani (con a capo Nugara Giuseppe), Cianciana (con a capo Tornatore), il mandamento di Cammarata San Giovanni Gemini (con a capo La Greca). Ma ci sono pure Giambrone Calogerino e Angelo e i Mangiapane che girano. Il mandamento di Sciacca era gestito da Di Gangi e comprende Ribera (con a capo Capizzi Mario), e Burgio (non so ci vi sia a capo)”. A proposito di Calogerino Giambrone Giuseppe Quaranta ha detto: “Ha una ditta di movimento terra ed ha lavorato pure alla metropolitana di Palermo”. Un altro spunto di indagine per la procura di Palermo.
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Il 29 gennaio scorso, sette giorni dopo il blitz dei carabinieri di Agrigento in cui è stato arrestato con altri 57, Giuseppe Quaranta si è pentito. Adesso si trova in una località protetta insieme alla sua famiglia. “Ho appreso che mi volevano uccidere perché ho tagliato i ponti”, ha detto ai magistrati della Dda di Palermo: il procuratore aggiunto Paolo Guido e i pm Claudio Camilleri, Calogero Ferrara, Alessia Sinatra. “Cosa nostr è come un vortice che ti fa bello e poi ti risucchia”, ha spiegato e infine ha ammesso: “Mi sento un rimorso di coscienza perché credo di avere rovinato la mia famiglia”.
Prima di diventare uomo di mafia Giuseppe Quaranta era un conducente di carri per trasporto merci per una ditta di Porto Empedocle, in breve diventò braccio destro di Francesco Fragapane, il capo del grande mandamento “Montagna” che racchiude i paesi montani dell’Agrigentino. La sua carriera iniziò con la cura della latitanza di Maurizio Di Gati, al quale portò cibo in un casolare di Grancifone, vicino Naro. “Mi chiese di affidarmelo Pasquale Alaimo. Sapevo che Di Gati era ricercato”, ha spiegato.
Tra il 2010 e il 2014 Giuseppe Quaranta è stato il capomafia di Favara: “Nel 2010 sono stato combinato con cerimonia da Francesco Fragapane, la santina che venne bruciata raffigurava Sant’Antonio da Padova. La punciuta fu con ago e le nostre dita si unirono”. Nel 2014 Fragapane iniziò ad avere dei sospetti sul suo uomo. Lui si allontanò.
LE ESTORSIONI
Giuseppe Quaranta durante i tre interrogatori davanti ai magistrati ha riconosciuto volti, ha raccontato dinamiche e assetti di Cosa nostra agrigentina. In molti pagavano a Raffadali e Quaranta racconta: “Un altro che pagava era il distributore di benzina all’entrata di Raffadali, se non erro di proprietà di Cuffaro, che versava 6 mila euro divisi per le festività natalizie e pasquali”. Effettivamente all’entrata del paese agrigentino ci sono tre distributori di benzina: due sono di proprietà della famiglia dello zio dell’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro. Nel verbale Quaranta prosegue: “Il bar “Le Cuspidi” di Raffadali pagava 5 mila euro tra Natale e Pasqua”. E poi, ancora: “A Raffadali è stata fatta una variante sulla circonvallazione nel 2007-2008 e per tale lavoro furono pagati 70 mila euro a Antonino Vizzì, uomo d’onore della famiglia di Raffadali, e a Salvatore Manno (anziano boss, ndr). Altrimenti, mi fu raccontato, i due avrebbero ucciso il titolare della ditta”.
AMMINISTRATORI E/O PUBBLICI FUNZIONARI COLLUSI
Questo capitolo è tutto omissato. Segno che Quaranta avrà fatto nomi di amministratori o pubblici funzionari che non erano finiti nell’ordinanza del 22 gennaio scorso. In due verbali fa riferimento a Santo Sabella, il sindaco di San Biagio Platani finito agli arresti nell’operazione antimafia e che era vicino a Giuseppe Nugara, reggente della famiglia mafiosa del paese. “Santo Sabella – ha ricostruito ai magistrati Quaranta - me lo ha presentato Nugara. In quelle elezioni Nugara candidava una donna che era in un’altra lista, ma dopo le elezioni si sono messi d’accordo e Sabella si sarà certamente messo a disposizione”. Una precisazione sul politico Quaranta ci tiene a farla: “Santo Sabella era a disposizione di Nugara ma non penso fosse inserito in Cosa nostra”.
GLI ASSETTI DI COSA NOSTRA
Quaranta ha tracciato gli assetti che aveva lasciato in Cosa nostra, indicando i capi delle varie famiglie. “A Santa Elisabetta comanda Francesco Fragapane. Il mandamento comprende Raffadali con a capo Antonino Vizzì con Manno Salvatore che è l'anziano, Sant'Angelo Muxaro gestito dai Fragapane, Aragona con a capo un certo Gino che ha una masseria, di cui non ricordo il cognome. Il mandamento di Bivona con a capo Spoto Giuseppe Luciano comprende San Biagio Platani (con a capo Nugara Giuseppe), Cianciana (con a capo Tornatore), il mandamento di Cammarata San Giovanni Gemini (con a capo La Greca). Ma ci sono pure Giambrone Calogerino e Angelo e i Mangiapane che girano. Il mandamento di Sciacca era gestito da Di Gangi e comprende Ribera (con a capo Capizzi Mario), e Burgio (non so ci vi sia a capo)”. A proposito di Calogerino Giambrone Giuseppe Quaranta ha detto: “Ha una ditta di movimento terra ed ha lavorato pure alla metropolitana di Palermo”. Un altro spunto di indagine per la procura di Palermo.
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