Il monito Bce a Trump: "La riforma fiscale scatena concorrenza al ribasso sulle tasse" - Repubblica.it: "MILANO - L'apertura di qualche spazio di mercato per i prodotti europei, legata alla maggior disponibilità di spesa di consumatori e aziende americane che con la riforma fiscale di Donald Trump si vedono imporre tasse meno pesanti che in passato. Ma il beneficio rischia di essere sottile, se confrontato ai rischi di una corsa al ribasso nella tassazione che potrebbe ridurre la base imponibile in Europa e distogliere gli investimenti che ad oggi gli Stati Uniti fanno verso il Vecchio continente.
Sono i vantaggi (pochi) e rischi (tanti) soppesati dagli economisti della Banca centrale europea in relazione alla riforma fiscale Usa di Donald Trump, approvata sotto Natale. Un dispositivo che per sommi capi abbatte la tassazione sulle imprese dal 35 al 21%, introduce criteri di deducibilità delle spese per investimenti, abbassa i balzelli sulle persone fisiche e sui piccoli imprenditori e permette di scudare con una imposta forfait del 15,5% (o dell'8% in caso di asset illiquidi) i denari che le grandi multinazionali detengono all'estero e potranno ora rientrare con una tassazione a prezzi di saldo.
Gli economisti della Bce Ursel Baumann e Allan Gloe Dizioli ricordano le stime dei benefici economici attesi negli Stati Uniti, in particolare dalla Joint Committee on Taxation, e parlano di 1.460 miliardi di dollari di stimolo fiscale netto per persone e società nell'arco di dieci anni, che valgono lo 0,7% annuo in media. Il grosso dei benefici arriverà entro il 2025, poi scemerà per la fine di alcune misure. Quanto alla voce delle entrate fiscali, il canale diretto in grado di generare ingressi per le casse Usa è l'imposizione una-tantum sulle multinazionali che hanno denari all'estero, fin qui congelata in vista del loro rientro. Il grosso dubbio degli economisti è che nel lungo termine, se i costi della riforma verranno finanziati con il deficit federale, si possa verificare un rialzo dei tassi d'interesse a lungo termine in grado di aumentare il costo del capitale e quindi annullare l'effetto delle misure fiscali introdotte.
La tassazione sulle imprese a confronto: gli Usa diventano più competitivi dell'Europa
Nell'anticipazione del capitolo dedicato alla riforma nel prossimo Bollettino dell'Eurotower, si guarda poi la riforma con l'occhio europeo e si conclude che la mossa di Trump "rischia di intensificare la competizione fiscale a livello globale, comportando una possibile erosione delle basi imponibili nei Paesi dell'Ue". L'Eurozona, secondo gli esperti, "sarà influenzata dai cambiamenti nel panorama fiscale internazionale, le cui conseguenze sono altamente incerte e complesse". Inoltre la riforma inciderà sulle strategie di pianificazione fiscale delle multinazionali poiché "le minori imposte sulle società statunitensi aumentano l'attrattiva fiscale degli Stati Uniti rispetto ad altri Paesi", influenzando il modo in cui le aziende scelgono di investire o spostare i profitti. Lo studio della Bce alza inoltre un dubbio quando evidenza come sia "stato sottolineato che alcune delle disposizioni internazionali della riforma fiscale statunitense potrebbero non essere conformi alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio e alle convenzioni sulla doppia imposizione"."
Sono i vantaggi (pochi) e rischi (tanti) soppesati dagli economisti della Banca centrale europea in relazione alla riforma fiscale Usa di Donald Trump, approvata sotto Natale. Un dispositivo che per sommi capi abbatte la tassazione sulle imprese dal 35 al 21%, introduce criteri di deducibilità delle spese per investimenti, abbassa i balzelli sulle persone fisiche e sui piccoli imprenditori e permette di scudare con una imposta forfait del 15,5% (o dell'8% in caso di asset illiquidi) i denari che le grandi multinazionali detengono all'estero e potranno ora rientrare con una tassazione a prezzi di saldo.
Gli economisti della Bce Ursel Baumann e Allan Gloe Dizioli ricordano le stime dei benefici economici attesi negli Stati Uniti, in particolare dalla Joint Committee on Taxation, e parlano di 1.460 miliardi di dollari di stimolo fiscale netto per persone e società nell'arco di dieci anni, che valgono lo 0,7% annuo in media. Il grosso dei benefici arriverà entro il 2025, poi scemerà per la fine di alcune misure. Quanto alla voce delle entrate fiscali, il canale diretto in grado di generare ingressi per le casse Usa è l'imposizione una-tantum sulle multinazionali che hanno denari all'estero, fin qui congelata in vista del loro rientro. Il grosso dubbio degli economisti è che nel lungo termine, se i costi della riforma verranno finanziati con il deficit federale, si possa verificare un rialzo dei tassi d'interesse a lungo termine in grado di aumentare il costo del capitale e quindi annullare l'effetto delle misure fiscali introdotte.
La tassazione sulle imprese a confronto: gli Usa diventano più competitivi dell'Europa
Nell'anticipazione del capitolo dedicato alla riforma nel prossimo Bollettino dell'Eurotower, si guarda poi la riforma con l'occhio europeo e si conclude che la mossa di Trump "rischia di intensificare la competizione fiscale a livello globale, comportando una possibile erosione delle basi imponibili nei Paesi dell'Ue". L'Eurozona, secondo gli esperti, "sarà influenzata dai cambiamenti nel panorama fiscale internazionale, le cui conseguenze sono altamente incerte e complesse". Inoltre la riforma inciderà sulle strategie di pianificazione fiscale delle multinazionali poiché "le minori imposte sulle società statunitensi aumentano l'attrattiva fiscale degli Stati Uniti rispetto ad altri Paesi", influenzando il modo in cui le aziende scelgono di investire o spostare i profitti. Lo studio della Bce alza inoltre un dubbio quando evidenza come sia "stato sottolineato che alcune delle disposizioni internazionali della riforma fiscale statunitense potrebbero non essere conformi alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio e alle convenzioni sulla doppia imposizione"."
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