Donald Trump lancia le "mini nuke" e sfida la Russia: "The Donald segue le orme di Ronnie. Il tycoon miliardario torna indietro di 37 anni e fa sua la lezione dell'attore diventato uno dei presidenti che hanno rivoluzionato il quadro internazionale: Ronald Reagan. Allora, con la decisione di posizionare in Europa i Cruise e i Pershing 2, il presidente Usa costrinse l'Urss a una corsa al riarmo che contribuì alla fine dell'impero sovietico, il cui comatoso stato economico non resse ad una corsa miliardaria. Da lì a 8 anni, il crollo del Muro di Berlino segnò la fine dell'impero sovietico, il dissolvimento del Patto di Varsavia e dell'Urss, seppellendo la nobile illusione di Michail Sergeevič Gorbačëv sulla riformabilità del socialismo reale.
Trentasette anni dopo, alla Casa Bianca siede l'uomo dell'"America first", per il quale non sembrano esistere mezze misure: o gli interessi degli altri collimano con quelli degli Usa, e allora si concede loro lo status di alleati, altrimenti sono ostacoli da rimuovere, con il protezionismo commerciale elevato all'ennesima potenza, con i muri anti-migranti. E con il riarmo. Nucleare. Solo che oggi al Cremlino non comanda un riformatore ma un signore che ha fatto della "Russia first" il suo credo e la sua pratica e che nel mondo si è conquistato, vedi il Grande Medio Oriente, il ruolo di dominus, facendo della diplomazia delle armi, e di quella degli affari, il suo strumento pervasivo.
Ecco perché le novità che vengono da Washington devono allarmare. Con il "Nuclear Posture Rewiew", il Pentagono ha delineato e diffuso la nuova strategia dell'amministrazione Usa sulle armi nucleari, e sul suo arsenale in particolare, in cui prevede l'introduzione di nuovi dispositivi e sottolinea un focus su Russia e Cina. In sostanza si prevede lo sviluppo di testate nucleari a potenza ridotta, anche di un solo kilotone (17 volte meno potente della bomba sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima) per effettuare "attacchi chirurgici" con numero ridotto di vittime, con l'obiettivo di danneggiare il nemico senza per forza innescare una rappresaglia termonucleare da "fine del mondo".
Questo il cuore del nuovo piano della Difesa Usa che di fatto rende più probabile l'uso dell'atomica, partendo dal presupposto che un ordigno meno potente delle attuali bombe all'idrogeno, in media di 50 megatoni, potrebbe essere usato con rischi ridotti di una rappresaglia totale. Un cambio netto rispetto all'era Obama che al contrario di Trump ha sempre voluto un contenimento dell'arsenale Usa e del ruolo stesso delle armi nucleari nella politica di Difesa americana. Il presidente degli Stati invece sottolinea che la dottrina delineata "affonda le sue radici in una valutazione realistica sulla sicurezza globale, nella necessità di avere un deterrente verso l'uso delle armi più distruttive del mondo e nell'impegno da parte del nostro paese alla non proliferazione nucleare".
È la prima volta dal 2010 che l'esercito americano ha spiegato cosa si aspetta sul fronte delle minacce nucleari nei prossimi decenni. Nel documento vengono sottolineate le preoccupazioni dell'amministrazione Trump per la Corea del Nord, l'Iran e la Cina, ma l'attenzione si concentra principalmente sulla Russia.
Ad accelerare i piani del Pentagono c'è infatti la convinzione americana che la Russia stia sviluppando una nuova arma atomica di immensa potenza e impossibile da intercettare. L'arma letale sarebbe un drone-sottomarino delle dimensioni di un mini-sommergibile in grado di trasportare un singolo ordigno della potenza 'monstre' di 100 megatoni, si chiama 'Status-6 AUV', nome in codice Kanyon. E' due volte più potente della "bomba Zar" (finora la più potente mai fatta detonare nell'atmosfera dai russi nel 1961). I servizi ne parlano dal 2016, il Kanyon, se fosse effettivamente operativo, sarebbe l'Arma finale.
La rivelazione è contenuta nel "Nuclear Posture Rewiew, il documento di revisione della strategia nucleare del Pentagono. Il Kanyon è progettato per esplodere poco a largo delle coste nemiche per creare uno tsunami artificiale, ossia un'onda anomale di 500 metri di altezza, un'enorme muro di acqua altamente contaminata al cobalto-60. Tutto quello che sarebbe risparmiato dalla potenza in sé dell'onda, sarebbe contaminato per anni dalla radioattività sprigionata dalla deflagrazione sottomarina. Inoltre il Kanyon non può essere fermato: non esistono sistemi anti-missile, o sottomarini in grado di rilevarlo perché dal punto di vista marino è "stealth"', ossia invisibile acusticamente ai rilevatori sonar e alle boe acustiche sparse sul fondo degli oceani.
Il Kanyon è privo di equipaggio e può raggiungere una profondità di 1.000 metri, dove i sottomarini d'attacco Usa non possono arrivare. Può viaggiare a 56 nodi (100 km/h) ed è in grado di colpire un obiettivo a ben 10.000 km di distanza, come un missile intercontinentale Icbm, ma sotto il pelo dell'acqua, e quindi non rilevabile in alcun modo. Tutto questo nell'anno in cui il Nobel per la Pace è stato insignito alla Campagna per il disarmo nucleare. Nell'introduzione al "Nuclear Posture Rewiew", è il segretario alla Difesa James Mattis a sintetizzare con nettezza lo spirito e gli obiettivi dei cambiamenti apportati: rispondono alla necessità di "guardare in faccia la realtà" e "guardare il mondo per come è, e non per come vorremmo che fosse"." SEGUE >>>
Trentasette anni dopo, alla Casa Bianca siede l'uomo dell'"America first", per il quale non sembrano esistere mezze misure: o gli interessi degli altri collimano con quelli degli Usa, e allora si concede loro lo status di alleati, altrimenti sono ostacoli da rimuovere, con il protezionismo commerciale elevato all'ennesima potenza, con i muri anti-migranti. E con il riarmo. Nucleare. Solo che oggi al Cremlino non comanda un riformatore ma un signore che ha fatto della "Russia first" il suo credo e la sua pratica e che nel mondo si è conquistato, vedi il Grande Medio Oriente, il ruolo di dominus, facendo della diplomazia delle armi, e di quella degli affari, il suo strumento pervasivo.
Ecco perché le novità che vengono da Washington devono allarmare. Con il "Nuclear Posture Rewiew", il Pentagono ha delineato e diffuso la nuova strategia dell'amministrazione Usa sulle armi nucleari, e sul suo arsenale in particolare, in cui prevede l'introduzione di nuovi dispositivi e sottolinea un focus su Russia e Cina. In sostanza si prevede lo sviluppo di testate nucleari a potenza ridotta, anche di un solo kilotone (17 volte meno potente della bomba sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima) per effettuare "attacchi chirurgici" con numero ridotto di vittime, con l'obiettivo di danneggiare il nemico senza per forza innescare una rappresaglia termonucleare da "fine del mondo".
Questo il cuore del nuovo piano della Difesa Usa che di fatto rende più probabile l'uso dell'atomica, partendo dal presupposto che un ordigno meno potente delle attuali bombe all'idrogeno, in media di 50 megatoni, potrebbe essere usato con rischi ridotti di una rappresaglia totale. Un cambio netto rispetto all'era Obama che al contrario di Trump ha sempre voluto un contenimento dell'arsenale Usa e del ruolo stesso delle armi nucleari nella politica di Difesa americana. Il presidente degli Stati invece sottolinea che la dottrina delineata "affonda le sue radici in una valutazione realistica sulla sicurezza globale, nella necessità di avere un deterrente verso l'uso delle armi più distruttive del mondo e nell'impegno da parte del nostro paese alla non proliferazione nucleare".
È la prima volta dal 2010 che l'esercito americano ha spiegato cosa si aspetta sul fronte delle minacce nucleari nei prossimi decenni. Nel documento vengono sottolineate le preoccupazioni dell'amministrazione Trump per la Corea del Nord, l'Iran e la Cina, ma l'attenzione si concentra principalmente sulla Russia.
Ad accelerare i piani del Pentagono c'è infatti la convinzione americana che la Russia stia sviluppando una nuova arma atomica di immensa potenza e impossibile da intercettare. L'arma letale sarebbe un drone-sottomarino delle dimensioni di un mini-sommergibile in grado di trasportare un singolo ordigno della potenza 'monstre' di 100 megatoni, si chiama 'Status-6 AUV', nome in codice Kanyon. E' due volte più potente della "bomba Zar" (finora la più potente mai fatta detonare nell'atmosfera dai russi nel 1961). I servizi ne parlano dal 2016, il Kanyon, se fosse effettivamente operativo, sarebbe l'Arma finale.
La rivelazione è contenuta nel "Nuclear Posture Rewiew, il documento di revisione della strategia nucleare del Pentagono. Il Kanyon è progettato per esplodere poco a largo delle coste nemiche per creare uno tsunami artificiale, ossia un'onda anomale di 500 metri di altezza, un'enorme muro di acqua altamente contaminata al cobalto-60. Tutto quello che sarebbe risparmiato dalla potenza in sé dell'onda, sarebbe contaminato per anni dalla radioattività sprigionata dalla deflagrazione sottomarina. Inoltre il Kanyon non può essere fermato: non esistono sistemi anti-missile, o sottomarini in grado di rilevarlo perché dal punto di vista marino è "stealth"', ossia invisibile acusticamente ai rilevatori sonar e alle boe acustiche sparse sul fondo degli oceani.
Il Kanyon è privo di equipaggio e può raggiungere una profondità di 1.000 metri, dove i sottomarini d'attacco Usa non possono arrivare. Può viaggiare a 56 nodi (100 km/h) ed è in grado di colpire un obiettivo a ben 10.000 km di distanza, come un missile intercontinentale Icbm, ma sotto il pelo dell'acqua, e quindi non rilevabile in alcun modo. Tutto questo nell'anno in cui il Nobel per la Pace è stato insignito alla Campagna per il disarmo nucleare. Nell'introduzione al "Nuclear Posture Rewiew", è il segretario alla Difesa James Mattis a sintetizzare con nettezza lo spirito e gli obiettivi dei cambiamenti apportati: rispondono alla necessità di "guardare in faccia la realtà" e "guardare il mondo per come è, e non per come vorremmo che fosse"." SEGUE >>>
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