Conferenza sull'insicurezza a Monaco. Netanyahu e Zarif infuocano il Medio Oriente: "Sarà pure messo male con la giustizia a casa sua, ma una cosa è certa: Benjamin Netanyahu sa come attrarre l'attenzione e catturare i riflettori internazionali. Vi sono dei gesti che restano impressi nella memoria storica: fu così quando Yasser Arafat parlò dalla tribuna delle Nazioni Unite impugnando con una mano la pistola e con l'altro un ramoscello d'ulivo, e sarà così con Netanyahu che interviene nella giornata conclusiva della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, mostrando un frammento del drone iraniano abbattuto sabato scorso dai caccia con la Stella di David, dopo che era penetrato nel territorio di Israele.
Ironizzando sulle smentite ufficiali giunte in merito da Teheran, Netanyahu ha lanciato verso il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif una domanda ironica: "Signor Zarif, lo riconosci? Dovresti... È tuo, riportatelo a casa". E ancora "E riporta a casa anche un messaggio: non bisogna mettere alla prova la determinazione di Israele".
L'Iran rappresenta oggi "la maggiore minaccia per il nostro mondo", insiste il premier israeliano. E lo fa in un meeting che conta: alle assise bavaresi hanno presenziato il segretario generale delll'Onu Antonio Guterres; l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Federica Mogherini e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. L'amministrazione presidenziale statunitense è rappresentata dal segretario alla Difesa James Mattis e dal consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Presenti presenti anche diversi capi di governo e di Stato: il presidente ucraino Petro Poroshenko; l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani; il presidente del Ruanda Paul Kagame; la premier britannica Theresa May; il cancelliere austriaco Sebastian Kurz; il premier iracheno Haider al Abadi; e il capo del governo turco Binali Yildirim (per l'Italia, la ministra della Difesa, Roberta Pinotti). Nutrita la rappresentanza tedesca: il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel; il titolare del dicastero della Difesa Ursula von der Leyen; dell'Interno Thomas de Maiziere; il ministro dell'Economia Gerd Muller.
Il regime iraniano, sottolinea Netanyahu, "minaccia di distruggere Israele". "L'Iran non è una minaccia solo per noi, ma anche per voi" dice ai partecipanti della conferenza. Il primo ministro ha quindi avvertito l'Iran e i suoi protetti in Siria di non "mettere alla prova" Israele. "Ho un messaggio ai tiranni di Teheran: non mettete alla prova la determinazione di Israele", ha detto Netanyahu agitando il pezzo metallo verde scuro.- Riferendosi poi al tentativo iraniano di dislocare le proprie forze militari in Siria e al sostegno garantito agli Hezbollah in Libano e ai gruppi armati palestinesi a Gaza, Netanyahu avverte: "Israele non consentirà al regime iraniano di stringere un cappio al nostro collo. Agiremo non solo contro i suoi agenti ma anche contro la stessa Iran, se necessario".
Il premier israeliano ha poi lanciato un altro avvertimento al presidente siriano Bashar al-Assad. Durante i primi sei anni di conflitto interno nel suo Paese Israele si è astenuto dall'intervenire, fatta eccezione per le operazioni volte ad impedire il trasferimento di armi agli Hezbollah. Ma adesso, ha aggiunto Netanyahu, "Assad deve comprendere che invitando l'Iran a casa sua, di fatto ci sta sfidando". Netanyahu ha poi espresso preoccupazione per le ripercussioni dell'accordo sul nucleare con Teheran, che ora conduce "una politica ancora più aggressiva nella Regione". "Bibi" sa di giocare fuori casa, ospite di uno dei Paesi, la Germania che più ha voluto l'intesa sul nucleare con l'Iran.
E come è suo costume, si difende attaccando (come i caccia israeliani che hanno bombardato 18 obiettivi di Hamas a Gaza, uccidendo due palestinesi, dopo che un ordigno comandato a distanza aveva fatto saltare un blindato di Tsahal ferendo quattro soldati israeliani, di cui due gravemente ai confini con la Striscia). E Monaco lo ispira. "Bibi" ricorda il flop della Conferenza di Monaco del 1937 quando i leader europei - inglesi e francesi in testa - provarono a contenere l'espansionismo tedesco. "L'appeasement non funziona" scandisce Netanyahu facendo un paragone con il secolo scorso. Come i grandi a Monaco non fermarono i nazisti, oggi il rischio è che non si fermi Teheran e le sue spire egemoniche. "Un accordo per pacificare, come 80 anni fa, ha solo reso il regime più determinato e reso più probabile la guerra.
L'accordo nucleare con l'Iran è l'inizio del conto alla rovescia verso un arsenale nucleare iraniano. L'Iran cerca di dominare il mondo attraverso l'aggressione e il terrorismo, sviluppando missili balistici per raggiungere l'Europa e gli Stati Uniti: è la più grande minaccia per il mondo". "Bibi" è un fiume in piena, "la morbidezza non funziona", e ha invitato a "non ripetere gli errori del passato" e ad agire "prima che sia troppo tardi". "L'unica cosa positiva", ha concluso, "è che l'accordo ha portato arabi e israeliani più vicini che mai, e paradossalmente potrebbe portare a una pace ampia e magari anche a una pace tra Israele e Palestina"." SEGUE >>>
Ironizzando sulle smentite ufficiali giunte in merito da Teheran, Netanyahu ha lanciato verso il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif una domanda ironica: "Signor Zarif, lo riconosci? Dovresti... È tuo, riportatelo a casa". E ancora "E riporta a casa anche un messaggio: non bisogna mettere alla prova la determinazione di Israele".
L'Iran rappresenta oggi "la maggiore minaccia per il nostro mondo", insiste il premier israeliano. E lo fa in un meeting che conta: alle assise bavaresi hanno presenziato il segretario generale delll'Onu Antonio Guterres; l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Federica Mogherini e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. L'amministrazione presidenziale statunitense è rappresentata dal segretario alla Difesa James Mattis e dal consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster. Presenti presenti anche diversi capi di governo e di Stato: il presidente ucraino Petro Poroshenko; l'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani; il presidente del Ruanda Paul Kagame; la premier britannica Theresa May; il cancelliere austriaco Sebastian Kurz; il premier iracheno Haider al Abadi; e il capo del governo turco Binali Yildirim (per l'Italia, la ministra della Difesa, Roberta Pinotti). Nutrita la rappresentanza tedesca: il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel; il titolare del dicastero della Difesa Ursula von der Leyen; dell'Interno Thomas de Maiziere; il ministro dell'Economia Gerd Muller.
Il regime iraniano, sottolinea Netanyahu, "minaccia di distruggere Israele". "L'Iran non è una minaccia solo per noi, ma anche per voi" dice ai partecipanti della conferenza. Il primo ministro ha quindi avvertito l'Iran e i suoi protetti in Siria di non "mettere alla prova" Israele. "Ho un messaggio ai tiranni di Teheran: non mettete alla prova la determinazione di Israele", ha detto Netanyahu agitando il pezzo metallo verde scuro.- Riferendosi poi al tentativo iraniano di dislocare le proprie forze militari in Siria e al sostegno garantito agli Hezbollah in Libano e ai gruppi armati palestinesi a Gaza, Netanyahu avverte: "Israele non consentirà al regime iraniano di stringere un cappio al nostro collo. Agiremo non solo contro i suoi agenti ma anche contro la stessa Iran, se necessario".
Il premier israeliano ha poi lanciato un altro avvertimento al presidente siriano Bashar al-Assad. Durante i primi sei anni di conflitto interno nel suo Paese Israele si è astenuto dall'intervenire, fatta eccezione per le operazioni volte ad impedire il trasferimento di armi agli Hezbollah. Ma adesso, ha aggiunto Netanyahu, "Assad deve comprendere che invitando l'Iran a casa sua, di fatto ci sta sfidando". Netanyahu ha poi espresso preoccupazione per le ripercussioni dell'accordo sul nucleare con Teheran, che ora conduce "una politica ancora più aggressiva nella Regione". "Bibi" sa di giocare fuori casa, ospite di uno dei Paesi, la Germania che più ha voluto l'intesa sul nucleare con l'Iran.
E come è suo costume, si difende attaccando (come i caccia israeliani che hanno bombardato 18 obiettivi di Hamas a Gaza, uccidendo due palestinesi, dopo che un ordigno comandato a distanza aveva fatto saltare un blindato di Tsahal ferendo quattro soldati israeliani, di cui due gravemente ai confini con la Striscia). E Monaco lo ispira. "Bibi" ricorda il flop della Conferenza di Monaco del 1937 quando i leader europei - inglesi e francesi in testa - provarono a contenere l'espansionismo tedesco. "L'appeasement non funziona" scandisce Netanyahu facendo un paragone con il secolo scorso. Come i grandi a Monaco non fermarono i nazisti, oggi il rischio è che non si fermi Teheran e le sue spire egemoniche. "Un accordo per pacificare, come 80 anni fa, ha solo reso il regime più determinato e reso più probabile la guerra.
L'accordo nucleare con l'Iran è l'inizio del conto alla rovescia verso un arsenale nucleare iraniano. L'Iran cerca di dominare il mondo attraverso l'aggressione e il terrorismo, sviluppando missili balistici per raggiungere l'Europa e gli Stati Uniti: è la più grande minaccia per il mondo". "Bibi" è un fiume in piena, "la morbidezza non funziona", e ha invitato a "non ripetere gli errori del passato" e ad agire "prima che sia troppo tardi". "L'unica cosa positiva", ha concluso, "è che l'accordo ha portato arabi e israeliani più vicini che mai, e paradossalmente potrebbe portare a una pace ampia e magari anche a una pace tra Israele e Palestina"." SEGUE >>>
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