lunedì 22 gennaio 2018

Volkswagen, storia di una ristrutturazione di successo - Il Sole 24 ORE

Volkswagen, storia di una ristrutturazione di successo - Il Sole 24 ORE: "FRANCOFORTE – Se aveste investito nella Volkswagen un giorno prima del dieselgate, scoppiato a settembre 2015, le vostre azioni non solo sarebbero salite del 10%, ma avrebbero superato quelle della BMW e della Daimler, le case automobilistiche rivali che vantano sette anni di vendite record. Nelle convulse giornate che hanno seguito lo scandalo denunciato dalle autorità americane – quando il prezzo delle azioni si era praticamente dimezzato e gli esperti stimavano un danno di 80 miliardi di dollari per la Volkswagen – una svolta del genere sarebbe stata inimmaginabile.

Dopo l'ammissione di aver installato un software per truccare i test sulle emissioni di 11 milioni di auto in tutto il mondo, molti pensavano che l'azienda avrebbe chiuso. Il Ceo Martin Winterkorn rassegnò le dimissioni il mese stesso e la casa automobilistica entrò in crisi. Il coinvolgimento delle lussuose Audi venne prima negato e poi ammesso.

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La Volkswagen non sta solo superando Toyota e General Motors in termini di volumi di vendita, ma sta anche aumentando la sua redditività, puntando sulle nuove tecnologie più di qualsiasi altro concorrente. Matthias Müller, ceo del gruppo, ha dichiarato che entro il 2025 investiranno 20 miliardi di euro nell’elettrificazione e 14 nella tecnologia di mobilità condivisa e guida autonoma.

E così, anziché mettere in ginocchio la casa automobilistica, c’è chi si spinge a dire, e fra questi lo stesso Müller, che lo scandalo l’abbia costretta a operare quei cambiamenti da tempo necessari che alla fine l'hanno salvata.

«La crisi è stata un grosso problema, ovviamente, e ci è costata molto cara» spiega Müller nel suo ufficio di Wolfsburg. «Ma è stata una sorta di acceleratore per affrontare questioni che prima non erano affrontabili.»

Le cifre pubblicate mercoledì mostrano che le vendite del gruppo, i cui 12 marchi comprendono Audi e Porsche, sono salite del 4,3% nel 2017 arrivando a 10,7 milioni di automobili. Perfino negli Usa, dove lo scorso aprile, secondo i consulenti di Brand Reputation, Volkswagen aveva «distrutto l'affidabilità del proprio marchio», la casa automobilistica si è conquistata una fetta di mercato con un aumento del 5,2%. La ripresa generalizzata del mercato dell'auto ha sicuramente contribuito, con le vendite che hanno toccato livelli record in tutti le regioni importanti.

“Diciotto mesi fa molti mi dicevano che rischiavo la carriera solo perché dicevo ai miei clienti di comprare azioni Volkswagen. Ora dicono che è un rischio non averle ”

Kristina Church, Barclays 



Finora i danni provocati dallo scandalo ammontano a 25 miliardi di dollari, anche se è possibile un'altra azione legale. Ma anziché mettere mano alle sue riserve di liquidità, la Volkswagen ha pagato quasi due terzi del risarcimento e delle sanzioni grazie all'incremento del suo cash flow e la sua redditività. Se prendiamo il bilancio annuale più recente e lo confrontiamo con un bilancio antecedente allo scandalo, vedremo come non ci sono segni di difficoltà in quel periodo, e tanto meno segni di quella che è stata la crisi più grave di ottant'anni di vita aziendale.

«È pazzesco» spiega José Asumendi, analista di JP Morgan. «Quasi non diresti che abbiano avuto il dieselgate». Le riserve di Volkswagen – ovvero liquidità e titoli meno il debito – sono aumentate da 21,5 miliardi di euro a metà 2015 a 25,4 miliardi a fine 2017, e questo è stato possibile attraverso grossi tagli ai costi, semplificando il processo di costruzione delle auto riducendo gli optional – per esempio il numero di modelli di volanti per la Golf è sceso da 117 a 43 – decurtando le spese amministrative e mettendo a punti dei modelli di costruzione ad hoc per ciascun mercato regionale. Queste migliorie a livello di efficienza hanno aumentato i margini, portando liquidità extra e mantenendo gli investment grade dei rating del credito.

«All'epoca dello scandalo, si parlava della necessità di vendere azioni per far fronte ai costi del dieselgate» spiega Max Warburton, analista di Bernstein. «E invece loro hanno prodotto la liquidità necessaria per pagare le sanzioni e hanno reso l'azienda molto più redditizia.»


Matthias Mueller, ceo di Volkswagen
Per tagliare i costi, il gruppo ha ridotto la spesa. La spesa di capitale, che nel 2015 ammontava a 6,8% delle vendite, secondo Bernstein, nel 2017 dovrebbe essere del 5,9% e quest'anno solo del 4,8%. La sfida adesso sarà mantenere la stessa disciplina nell'investimento per l'elettrificazione. Il marchio Volkswagen autovetture, da cui dipende la metà del fatturato dell'intero gruppo ma che storicamente ha sofferto di margini bassi, ha più che raddoppiato la reddittività, passando dal 2% nella prima metà del 2016 al 4,5% l'anno successivo; entro il 2025, punterà al 6%, mettendo in preventivo anche la probabile perdita di denaro dovuta alle auto elettriche nel corso del primo anno."
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